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domenica 26 maggio 2019

Recensione: IL TESCHIO E L'USIGNOLO di Michael Irwin



In una Londra settecentesca grigia e movimentata, il giovane protagonista è alla frenetica ricerca di avventure estreme in cui raggiungere il massimo del piacere conducendo una vita egoistica, irresponsabile e ai limiti della moralità. E tutto per compiacere qualcun altro.


IL TESCHIO E L'USIGNOLO
di Michael Irwin



Ed. Neri Pozza
trad. C. Brovelli
433 pp
Siamo in Inghilterra, nel 1760. Il giovane Richard Fenwick, di bell'aspetto e dal temperamento solare, è appena arrivato alla fine del suo «Grand Tour» in giro per l’Europa e, seppur a malincuore, deve far ritorno a Londra.
Orfano di entrambi i genitori da quando era solo un ragazzino, Dick ha goduto da allora della protezione del padrino, Mr James Gilbert (vecchio amico dei suoi genitori), che ha provveduto alla sua istruzione e ai suoi viaggi.
Giunto nella tenuta di Worcester, a Fork Hill, si accorge che Mr Gilbert è invecchiato parecchio durante la sua assenza, conduce una vita tranquilla, senza privazioni ma anche senza divertimenti; anzi, parlando con lui, si rende conto che l'anziano signore non fa che pensare sempre al passato con un misto di nostalgia e rancore.

Un giorno, l'uomo convoca il suo giovane protetto per un colloquio molto intimo, durante il quale stupisce Dick proponendogli un patto davvero singolare...: lui continuerà a mantenerlo e a permettergli la vita agiata cui il giovanotto è abituato, ma questi in cambio deve fare una cosa per lui, vale a dire andare a trovarlo e scrivergli regolarmente per raccontargli tutte le esperienze di cui sarà protagonista nella sua vita londinese, e più esse saranno eccitanti ed estreme, più Gilbert si sentirà motivato a garantirgli il mantenimento e, chissà, anche qualcos'altro. Dick, infatti, si augura di essere nominato unico erede, prima o poi.

La richiesta bizzarra del padrino lascia Fenwick basito: perchè il vecchio padrino gli chiede una cosa del genere? Possibile che egli sia disposto a pagarlo affinchè faccia la bella vita a Londra?

Al fine di evitare fraintendimenti, Gilbert spiega al ragazzo cosa s'aspetta da lui e perchè: non avendo egli mai avuto il coraggio di lasciarsi andare alle passioni e ai desideri che gli infiammavano il cuore e il corpo da giovane, ma avendo scelto di condurre una vita all'insegna dell'equilibrio e dell'irreprensibilità morale, rigida e priva di grosse emozioni e di impegni sentimentali, Gilbert si è accorto che è giunto ad un'età avanzata senza aver mai goduto davvero dei piaceri di cui i suoi simili godono...
Gilbert non ha mai messo a rischio la propria moralità, ha ricercato solo il potere e il danaro, ma... l'amore? le gioie dell'intimità fisica con le donne? il bello di avere una famiglia? Il vuoto assoluto...!

E così ha preso una decisione: c'è solo un modo per placare l'inquietudine e i tormenti che lo divorano, ed è quello di ricominciare a vivere..., ma per procura: vuol assaporare sensazioni e una vita diversa attraverso i resoconti di Dick, che è nel fiore della giovinezza.
In questo modo, pur restando tra le mura della sua camera, potrà tornare a provare l’amore, la passione e la paura di quando era giovane, e si sentirà di nuovo vivo.

E' un piano che ha un che di folle e, diciamolo, di "diabolico", perchè è un po' come se il padrino chiedesse a Richard di "vendergli l'anima".
Seppur sbigottito e perplesso, il giovane accetta senza fare troppe domande.
Del resto, chi non ha mai sognato di vivere in una grande città, senza preoccuparsi del denaro e del tempo a propria disposizione, lasciandosi andare soltanto ai piaceri più sfrenati?

Richard comincia con cautela a gettarsi nella mischia, a frequentare persone interessanti, che immagina possano favorire esperienze eccitanti, incontri stuzzicanti in cui lui possa tirar fuori le proprie capacità seduttive; ed infatti, conosce varie persone, alcune pericolose, viene raggirato nelle vie più malfamate della città, incontra donne misteriose e seducenti, e con costanza racconta nelle lettere le sue avventure a Gilbert, cercando di essere fedele ma al contempo di fornire resoconti accattivanti, che non deludano le aspettative del padrino.

Certo, il dubbio che nulla di ciò che fa sia sincero ma anzi condizionato dalle richieste di Gilbert, lo assale ed è legittimo: è davvero un uomo libero di godere i piaceri della vita o, in realtà, è un burattino nella mani di Gilbert il burattinaio? 

L'uomo parla di questo piano come di un "esperimento grandioso", lo infarcisce di speculazioni pseudofilosofiche, di ragionamenti sul rapporto tra la mente, il corpo, lo spirito dell'uomo, ma di filosofico c'è davvero poco: Gilbert sembra ossessionato dal voler leggere i minimi dettagli delle avventure amorose del suo protetto e, anche dopo che questi comincerà a condividere le proprie piccanti conquiste, l'altro chiederà sempre di più, arrivando a rimproverargli che sta sprecando il suo tempo e che deve "spingersi oltre" e farlo in fretta, se vuol trarre vantaggio da questo patto.

“Ricorda, sono le passioni che mi interessano, siano esse dichiarate, represse, conflittuali o composte.Sono loro i demoni che determinano la nostra condotta.”

Preso dalla brama di accontentarlo, con la speranza di ricevere un contraccambio economico, Fenwick si pone alla continua ricerca di relazioni carnali con donne giovani e non: qualunque esponente del gentil sesso gli faccia l'occhiolino e gli sorrida con malizia, è una possibile preda delle sue passioni animalesche.

Ma a un certo punto gli succede di trovarsi davanti una donna diversa dalle altre, in quanto è una sua vecchia conoscenza e con lei è stato a un passo dall'instaurare una relazione stabile, qualche anno prima; a bloccarlo e ad allontanarli è stata la sua paura di legarsi e la tentazione di girare per il mondo coi soldi del padrino e vivendo da libertino disimpegnato e allegro.
Questa ragazza è Sarah Kinsley e Fenwick non se la sente di trattarla alla stregua delle altre donne...; lei è speciale, è una brava ragazza, dolce, ingenua, con cui ha condiviso un sentimento... E se provasse comunque a sedurla ma omettendo la conquista a Gilbert?
Se non mette il padrino a parte di questo tentativo di seduzione, forse esso resterà pulito, onesto, non contaminato dalla libidine del vecchio "maniaco a distanza"!
Certo, c'è un piccolo problema: Sarah è sposata e potrebbe non essere così semplice indurla in tentazione e a macchiarsi di adulterio...

Dick vive senza freni, frequenta salotti alla moda, passa le notti in compagnia di vecchi compagni di scuola a bere e partecipando a feste in maschera, fino a farsi travolgere da una serie di tradimenti e avvenimenti imprevedibili che gli si stringono attorno come un cappio, mettendo in pericolo la sua stessa vita, portandolo a fare scelte sempre meno etiche, che fanno di lui un giovane uomo la cui moralità viene messa alla prova.

Scendere i gradini più squallidi, provare il freddo della solitudine, i morsi del dubbio e dei sensi di colpa, porteranno Richard a liberarsi del patto mefistofelico col suo esigente e libidinoso benefattore, o la voglia di vivere senza limiti avrà la meglio su di lui e sul buon senso?

La storia narrata in questo romanzo mi ha ricordato Il ritratto di Dorian Gray, perchè anche qui il protagonista vende qualcosa di sè (la propria anima, la propria dignità di essere umano che pensa, ragiona, riflette, valuta, dice no a ciò che è amorale) a qualcun altro al quale non riesce/non vuole dire di no.

Tra queste pagine veniamo condotti per le strade di una Londra resa vivace dai balli in maschera, dalle cene eleganti e dai postriboli notturni, ma allo stesso tempo ci appare sordida e lugubre a motivo delle manipolazioni, degli intrighi e delle vili seduzioni cui assistiamo; è una città che ospita  diverse anime contrapposte: la parte povera e miserabile vs contro quella aristocratica; i quartieri malfamati vs le zone più eleganti; personaggi poveri e ubriaconi vs ricche signore impegnate a sorseggiare tè tra un pettegolezzo e l'altro.

Richard Fenwick è il protagonista ideale per questa storia enigmatica, un po' "nera", ambigua: pur essendo per sua natura cortese, educato, accomodante, è anche molto indulgente verso se stesso e gli altri, indolente, con poca voglia di lavorare e assumersi responsabilità (un maestro del dolce far niente, convinto di poter godere di un'eterna giovinezza), e questo modo di essere "doppio" lo rende in fondo la marionetta ideale di un burattinaio vile e lussurioso, perchè da una parte sa come entrare nelle grazie delle persone (donne in primis) con i suoi sorrisi cordiali e una squisita gentilezza, e dall'altra non si tira indietro dal prenderle in giro, se gli va.

Fenwick non è un cattivo ragazzo, ma è comunque moralmente debole; certo, non è stupido e non è privo di un minimo di coscienza, tant'è che arriva a domandarsi se dare in pegno a Gilbert la propria indipendenza morale in cambio di danaro non faccia di lui uno schiavo.
Sì, a beneficiare concretamente dei piaceri della carne grazie alle donne sedotte, è lui, mica il padrino, ma questo piacere ricercato e goduto è frutto dell'esercizio della sua libertà o ne è l'esatto contrario, visto che esso è subordinato alla richiesta del padrino-padrone, col quale deve condividere ogni esperienza, ogni sospiro, gemito...?

Fenwick sente di essere complice della libidine del padrino e di comportarsi come un cagnolino alla mercè dei capricci del padrone, per accontentare il quale finisce per agire non di rado in maniera scellerata e irrispettosa, provandone sentimenti contrastanti: gratificazione, gioia  per il divertimento vissuto, eccitazione, ma pure senso di colpa, confusione.

Riuscirà Richard a tirarsi indietro quando sentirà che la discesa verso il baratro è vicina e potrebbe condurlo alla rovina? Deciderà di crescere e diventare davvero padrone della propria vita o continuerà ad essere un libertino su commissione, restio a prendersi le responsabilità tipiche dell'età adulta?



Irwin ha raccontato una storia che sonda l'antica dicotomia tra Bene e Male, ciò che è giusto e ciò che non lo è, e lo fa con uno stile impeccabile e una trama ben congegnata che, a mio avviso, ci mette un po' a ingranare, nel senso che ho trovato il ritmo lento per un terzo del libro (inizialmente non accade molto e i racconti minuziosi, oggetto dello scambio epistolare tra padrino e figlioccio, sono poco interessanti, anche perchè il ragazzo ancora non entra nel vivo dell'esperimento), per poi però farsi più coinvolgente in quanto Dick si butta a capofitto nel vortice di sensualità e passioni.
Intriganti anche i personaggi secondari, ciascuno con il proprio ruolo accanto al protagonista, le cui azioni provocano reazioni, pensieri e considerazioni nel lettore, che ne segue le vicende incuriosito fino alla fine.


2 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz