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giovedì 27 febbraio 2020

Recensione: UN CIELO DI PAPAVERI ROSSO FUOCO di Enzo Longobardi

 

Arrivare ad un’età avanzata e guardarsi indietro, ripercorrendo la propria esistenza come un lungo film, ricco di sequenze e immagini, di avventure, di successi e sconfitte, di persone incontrate - amate, detestate, che hanno comunque lasciato la loro impronta -, di progetti realizzati e di sogni infranti: è quello che fa il protagonista di questo libro di Enzo Longobardi, dal titolo senza dubbio ricco di suggestione e poesia: Un cielo di papaveri rosso fuoco.


Casa Editrice Kimerik
164 pp
Febbraio 2020
Luca ha avuto un’esistenza piena, “una vita trascorsa tra dolce e salato, vittorie e sconfitte, amore vero e illusorie passioni”, i ricordi sono davvero tanti e metterli in fila non è semplice, ed infatti la storia procede con moltissimi flashback, attraverso i quali il lettore si tuffa nel passato del protagonista.

Luca ha lavorato nel mondo della musica e dello spettacolo, venendo a contatto con molti personaggi famosi, instaurando con diversi di loro duraturi rapporti d’amicizia; in primis, con Gino Paoli, ma vengono menzionati anche Loredana Bertè, Lucio Dalla, Demo Morselli, ecc…

È un mondo patinato ma non per questo privo di problemi, tradimenti, ipocrisie, superficialità…, e non potrebbe essere diversamente: è la vita stessa ad essere così, caratterizzata da alti e bassi, da esperienze belle e brutte, da incontri piacevoli e altri meno.

Ripensando a ciò che ha vissuto, la mente di Luca va alla sua famiglia, l’infanzia nella bella Napoli - colorata, chiassosa, vivace e verace -, i viaggi di lavoro, gli artisti con cui ha lavorato - coi loro capricci, il caratterino non sempre facile da gestire - e soprattutto le donne.
Tante (troppe) donne hanno allietato le giornate e le notti di Luca; per lo più si è trattato di avventure piene di passione ed erotismo, con donne procaci, disinibite, separate o spose infelici, ma tutte gli hanno regalato momenti di gioia e appagamento, seppur momentanea.
Ha avuto anche dei figli, e il grande rammarico è quello di non essere stato proprio un padre modello, una presenza costante e affidabilissima per loro. Ma la vita è anche questo: errori, mancanze… che non sempre riusciamo a farci perdonare.

Il viaggio è stata una componente fondamentale nell’esistenza del protagonista, per assaporare profumi, per conoscere luoghi e persone, e l’ha reso negli anni una sorta di “anima gitana”, un vagabondo che non pensava mai al futuro perché aveva fame di vivere il presente.
E se è vero che questa vita abbondante di esperienze e incontri straordinari l’ha vissuta appieno, è anche vero che, adesso che ha superato i sessanta e si guarda indietro e attorno, non può fare a meno di pensare che essa è simile ad un grande spettacolo di cui lui è (e continua ad essere) l’attore principale.

Quella di Luca è una storia sospesa tra verità e finzione, tra realtà e fantasia: “in fondo cos’era la realtà e cosa invenzione fantastica che faceva vivere l’immaginario quasi come fosse l’archetipo di un mondo al di sopra delle parti… Chi era l’uomo e chi il personaggio?”.

Cosa resta di tutta una vita trascorsa inseguendo sogni, ambizioni, cantanti e donne? 

Tra queste pagine risalta da una parte l’euforia del vivere un’esistenza ricca di esperienze entusiasmanti, e dall’altra la sensazione che essa non abbia regalato solo soddisfazioni ma anche tante perdite, tanti errori, occasioni perse e, non di rado, aridità, come quando il protagonista si ferma a pensare alle tante donne amate, che però non hanno colmato alcun vuoto emotivo, anzi, forse l’hanno allargato, facendolo sentire, dopo ogni fugace incontro, sempre più solo.

Il romanzo di Enzo Longobardi si dipana seguendo il filo della memoria, dei ricordi, così come essi sopraggiungono alla mente del protagonista, in ordine sparso, spesso incoraggiati da un particolare apparentemente insignificante che crea associazioni mentali, pensieri ed emozioni contrastanti; tali rimembranze lo portano a considerare ciò che è stato e ha vissuto, e le riflessioni che ne scaturiscono hanno inevitabilmente un sapore dolceamaro, annaffiato di nostalgia, qualche rimpianto, delusioni e amarezze, rari momenti di vera felicità, ma ogni istante è stato fondamentale per dare un senso a tutto e per dar forma a quella grande avventura che si chiama vita, che come un immenso campo di papaveri rosso fuoco, non aspetta altro che ci tuffiamo dentro per viverla e assaporarla completamente.

6 commenti:

  1. Ciao! Questo romanzo mi ricorda abbastanza un'altra intensa biografia che ho letto, quella del pianista Liguori. Comunque non lo conosco!

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    1. L'autore, se non ho capito male, è produttore musicale e talent scout, e questo libro ha riferimenti autobiografici :)
      Non conosco la biografia di questo pianista!

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  2. Un romanzo particolare ed una recensione, come sempre, impeccabile.

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  3. L'atmosfera di cui è intriso questo romanzo sembra essere la stessa che ho avevo trovato in Se chiedi al vento di restare!
    Non conoscevo il romanzo ma devo dire che la copertina è bellissima e dunque mi resterà in testa.
    Angela, volevo dirti che finalmente ho ricominciato a postare sul mio blog! ♥ So che è passato tempo da quando pubblicavo ma mi faceva piacere dirtelo in ogni caso

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    1. Francy, venivo spesso a controllare se ci fosse un tuo post! Verrò sicuramente a leggerti :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz