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giovedì 18 febbraio 2021

Recensione: THÈRÉSE RAQUIN di Èmile Zola



In questo romanzo, pubblicato nel 1867, Zola direziona una lente di ingrandimento sui temperamenti di due esseri umani disgraziati, che si sono lasciati travolgere senza via di scampo dalle passioni, fino ad essere da essa avvinti e sfiniti: la giovane Thérèse, dopo aver sposato l'inetto cugino Camille, s'innamora del rude Laurent e insieme decidono di sbarazzarsi del marito di lei. Ma, da questo momento, la vita dei due amanti si trasforma in un tragico incubo, tra rimorsi, visioni e odi reciproci.


THÈRÉSE RAQUIN
di Èmile Zola


Ed. Einaudi
250 pp
 Siamo a Parigi, nella seconda metà dell'800.
In una stradina stretta, sporca, umida, di passaggio e non di passeggio, c'è la merceria di madame Raquin, un'anziana signora che vive con l'unico figlio, Camille, e la giovane moglie, Thèrése.

È una famigliola tranquilla, quella di madame Raquin: la donna ha cresciuto Camille e Thèrése da sola, dedicandosi alle due creature interamente, risparmiando danaro per permettere loro una certa serenità futura.

I due ragazzi sono cugini; Thérèse, infatti, è la figlia del fratello di madame, a cui è stata affidata da piccolina; la donna ha quindi allevato la nipote in casa come fosse figlia propria, dandole il suo amore, ogni attenzione... ma anche gli stessi travagli e le stesse angosce vissute da Camille.
Il ragazzo è ed è sempre stato malaticcio, estremamente cagionevole di salute; sin dall'infanzia, la mamma ha rischiato decine di volte di perderlo, ma grazie alle cure e alle premure materne, il figliolo è sopravvissuto e s'è fatto un giovanotto.
A far compagnia all'insofferente, pallido, sempre stanco e lagnoso Camille, eternamente a letto, in una sfiancante alternanza di malattia e convalescenza, c'è stata lei, a ogni ora del giorno e della notte: Thérèse.

L'infanzia della bambina è passata così: in casa, all'ombra del cugino malato, a bere con lui tisane disgustose, condividendone (controvoglia) medicine, stanze chiuse, aria viziata e un'esistenza apatica, monotona, sfornita di stimoli, di libertà, di giochi all'aria aperta.
Thérèse cresce in un ambiente, quindi, sì pieno di gentilezze e affetto da parte della zia, ma soffocata da un'atmosfera di malattia, tristezza, che la formano e la segnano, fino a renderla una ragazza indolente, priva di vivacità e voglia di vivere, silenziosa, accondiscendente.

Sposa Camille perché non potrebbe fare altrimenti: sua zia l'ha cresciuta, non le ha fatto mancar nulla, come potrebbe mai deluderla rifiutando di sposare il figlio, per il quale sente comunque un affetto fraterno?

È chiaro che un matrimonio così non è proprio basato sull'amore, sul trasporto... e l'infelicità è il pane quotidiano di questa ragazza che si sente ingabbiata in un'esistenza fin troppo tranquilla e incolore, in cui mancano del tutto passioni, slanci, desideri.

Ma una sera qualcosa cambia: Camille porta a cena un vecchio amico di scuola, Laurent.
Laurent è un ragazzone dalle spalle larghe, la voce grossa, lo sguardo aperto e vivace, i modi di fare chiassosi e un po' rozzi da contadino.
È tutto il contrario di Camille, il suo insopportabile ed insignificante marito.

Ci vuol poco perché tra i due scoppi la scintilla della passione più sfrenata: ognuno vede nell'altro la possibilità di dare una scossa alla propria vuota e piatta esistenza, ed in particolare Thérèse si butta a capofitto in questa relazione adulterina, come se non avesse atteso altro da una vita.
Il brivido degli incontri segreti, gli ammiccamenti maliziosi tra i due amanti in presenza di madame Raquin e Camille - ignari del tradimento consumato alle loro spalle -, le ore di fuoco e di passione trascorse nella camera da letto della giovane, mentre Camille è al lavoro e la suocera è dabbasso in merceria: tutto concorre a far sentire Thérèse viva più che mai, finalmente!

Non basta a questa coppia di amanti sciagurati e completamente travolti dalla carnalità e dall'inganno, il consumare la tresca, sogghignando all'idea di prendere in giro la vecchia e il figlio..., no, ben presto la loro insana voglia di viversi interamente e liberamente si fa strada nella mente di ciascuno, come un sussurro timido, un'idea agghiacciante eppure seducente, che ben presto prende una direzione completamente sbagliata, terribile, infame: far fuori l'ostacolo al loro amore, vale a dire Camille!

E se Thèrése non sembra avere il coraggio per chiedere esplicitamente all'amante di commettere una tale aberrazione, questi trova in sè l'impulso e l'occasione giusta per realizzare il malvagio piano.

Ma i due scellerati non hanno messo in conto gli effetti delle proprie azioni: liberarsi del marito di lei in questo modo è davvero la strada per la felicità?

Che lo vogliano o meno, l'inevitabile tormento, conseguenza dell'assassinio, sarà davvero difficile da scacciare; non solo: la consapevolezza di aver commesso un'azione turpe rischia di condannarli a giorni di estrema infelicità, di malesseri fisici, emotivi e psicologici, avvolgendoli in una spirale di degrado e di distruzione fisica e morale senza possibilità di redenzione.

È stato il mio primo approccio ad Emile Zola e vi confesso che temevo che questa lettura potesse essere pesante ed invece l'ho trovata bella nel suo essere inquietante e cupa; la scrittura è pulita, asciutta, dettagliata, come sa esserlo uno scrittore naturalista quale Zola, che è molto preciso nel descrivere tutto nei particolari, che siano gli ambienti o, soprattutto, l'umanità di cui ci narra le peripezie drammatiche.

C'è una triste continuità e corrispondenza tra la vita di Thérèse con Camille e Madame Raquin, tetra ed opprimente, e gli appartamenti e il quartiere in cui essi vivono, e dove raramente si sentono risate, allegria, complicità - che solitamente caratterizzano le coppie di sposini, ad es.; solo il giovedì sera i muri della modesta e piccola casa dei Raquin risuonano di battute e chiacchiere, in quanto fa il suo ingresso un gruppo di amici loquaci, maliziosi ed egoisti, che amano intrattenersi con i tre per giocare a domino.

Il personaggio di Thèrése è complesso e personalmente mi ha suscitato diverse sensazioni: inizialmente ho provato simpatia e pietà per lei, condannata da bambina ad un'esistenza vuota di emozioni, di amore vero: nessuno si interessa davvero a lei o le chiede come sta, cosa pensa, cosa vuole; la ragazza è cresciuta compiacendo gli altri e seppellendo i propri desideri, la propria gioia di vivere.

Una persona così è facile che, alla prima tentazione, davanti al primo uomo che la fa sentire desiderata, possa cedere, aggrappandosi a quella passione nascosta come a un'àncora di salvezza, come un'imperdibile occasione per sentirsi viva. quella che però potrebbe sembrare una forza caratteriale (che la spinge al tradimento e la rende disponibile a una nuova vita con l'amante) in realtà nasconde un'insanabile debolezza e grettezza d'animo, che la spinge ad assumere condotte sbagliate, egoiste, ipocrite.

Zola è molto efficace nell'analizzare e nel descrivere le evoluzioni psicologiche ed emotive che si fanno strada nell'animo di Thèrése e Laurent, e lo fa con estrema precisione e lucidità, con calma chirurgica, così che le passioni, i tormenti, gli incubi prendono forma e corpo in deliri, allucinazioni, sogni ad occhi aperti, deperimento fisico, oltre che mentale.

I sensi di colpa, i rimorsi o semplicemente le conseguenze delle loro cattive azioni, non lasciano tregua ai due amanti, che si sono abbandonati senza freno al desiderio, lo stesso che, dopo averli infiammati, rischia di consumarli, divenendo per loro una condanna all'infelicità.

L'ho davvero apprezzato, mi ha fatto venir voglia di leggere altro di quest'autore francese.


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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz