PAGINE

lunedì 30 agosto 2021

Recensione: HARVEY di Emma Cline

 

Come trascorre le sue probabili ultime 24 ore da libero cittadino un uomo che sta lì lì per ricevere la condanna o l'assoluzione per i crimini sessuali di cui è accusato?
L'Autrice di questo breve romanzo prova ad immaginarlo e a raccontarcelo attraverso il suo protagonista, che almeno per un giorno ci appare un uomo un po' meno cinico, più impaurito e anche un po' patetico.


HARVEY
di Emma Cline



Ed. Einaudi
trad. G. Granato
104 pp
"Non vedeva l'ora che fosse il futuro. Era da tanto che non aspettava qualcosa con ansia, che non desiderava ardentemente l'arrivo dell'indomani."


Sono le quattro del mattino quando Harvey (Weinstein) si sveglia e si appresta a vivere quella che sarà una giornata particolare, diversa da tutte le altre.
Lo separano, infatti, soltanto ventiquattro ore dal verdetto che potrebbe dichiararlo colpevole o innocente dei crimini di cui è accusato.

In attesa che la sua vita cambi (o anche no) drasticamente e che tutto il mondo sappia chi è davvero Harvey, l'uomo inizia la propria giornata in una casa in Connecticut che non è neanche sua, circondato dalle costanti cure del solerte Gabe e comunicando via telefono con i propri avvocati.

Harvey si rende conto di essere sostanzialmente solo: solo con se stesso, i propri dubbi, le paure e le mille incertezze su ciò che sarà di lui dall'indomani in poi.


"Harvey era da solo al buio. (...) chi era rimasto a dispiacersi per lui? Era spaventato. Non ricordava una paura così, una specie di paralisi che prendeva il sopravvento, immobilizzandolo..."


Inevitabilmente ripensa al proprio comportamento in merito a ciò che gli viene imputato, e per quanto gli riguarda non c'è donna, che lui abbia gustato come un gusto di gelato, che non fosse consenziente o che non avesse ceduto, dopo qualche resistenza, ma sempre volontariamente.

Quale corte in America lo condannerebbe mai??

Ma l'attesa è snervante anche per un potente come lui; è nervoso (in primis con i legali, dai quali desidererebbe rassicurazioni convincenti che invece non arrivano), insofferente verso chiunque gli graviti intorno (compreso il medico belloccio ed asessuato e che si occupa di un suo molesto problema di salute); quando riceve la visita di una delle figlie e della nipotina, è scostante e indifferente, quasi desiderando che lo lascino in pace, salvo poi guardarle malinconico da una finestra quando esse se ne vanno davvero.

L'unica novità della giornata a ringalluzzirlo è il vicino di casa: appena lo nota si accorge subito che è nientemeno che lui..., il grande scrittore Don DeLillo, autore di Rumore bianco.
Nulla succede per caso, Harvey se ne convince: in tutto quel mare di amarezza, magari un motivo per sperare in qualcosa di buono c'è ancora! Ed infatti, la convinzione che il vicino di casa sia lo scrittore lo anima e gli fa pensare ad un prossimo progetto cinematografico da poter realizzare: portare sul grande schermo proprio Rumore bianco. Che grande idea, eh?
Tanto ci sarà tempo, mica andrà davvero in prigione.

La fiducia che nulla di brutto si profili all'orizzonte per uno come lui, la sicumera e l'arroganza che gli appartengono, col passare delle ore si vanno un po' affievolendo, per far spazio a timori, domande, fragilità e così, l'ultima immagine che abbiamo di Harvey è quella di un uomo insicuro, patetico, che sta per affrontare una notte insonne in vista di un domani che minaccia tempesta.

La Cline ci ha lasciato entrare in una giornata (e non una a caso!) vissuta da un uomo - di cui non c'è bisogno di precisare il cognome - accusato di molestie e stupri a danno di molte donne; uno la cui faccia è stata sbattuta su tutti i giornali ed in seguito a questo scandalo in tanti gli hanno voltato le spalle.
Leggo queste pagine e non riesco a non pensare ad Harvey come a un predatore sessuale, né credo l'autrice si fosse prefissa di mostrarcelo quale vittima (ci mancherebbe) o meno feroce di quel che è; però ciò che emerge dal ritratto romanzato del protagonista  è quello di un individuo solo, finito, acciaccato fisicamente oltre che moralmente, che continua ad avere fin troppa autostima e che nega le proprie colpe, come se avesse perso il contatto con la realtà e non volesse accettare chi è davvero, cos'ha fatto e cosa rischia.

Non c'è giudizio morale sul personaggio e sulle sue azioni; piuttosto, attraverso la narrazione di atti, parole e soprattutto pensieri di un uomo che cerca di perdersi nella banalità di una giornata qualunque come per esorcizzare lo tsunami che sta per abbatterglisi addosso, c'è forse l'intenzione di presentare "il mostro" nella sua solitudine, nello stato di paura che lo attanaglia e che cerca di tenere a bada con la noia di azioni inutili, nella sua imperfetta e meschina umanità.

"Perché la vita non poteva essere così, questo assistere impassibile, il sollievo di essere un vegetale? (...) Poteva addirittura cominciare a pensare a quello che gli era successo. (...) Adesso era in grado di analizzare il problema, a testa alta (...) Poteva girarci attorno,  avvicinarsi (...) Cos'era Harvey se non una sagoma di cartone, davvero, un'idea di se stesso?"

Mi ha lasciata un po' perplessa; è quel tipo di lettura che non riesco a catalogare in modo semplicistico con aggettivi del tipo "bello" e "brutto"; credo che per farmi un'idea precisa di Emma Cline e decidere se mi piace o meno, dovrò leggere altro.

6 commenti:

  1. Ciao Angela! Hai ragione, questo romanzo sembra una lettura davvero difficile da giudicare. Personalmente non credo che leggerei con serenità la storia di un uomo accusato di crimini di questo tipo... credo che la rabbia sarebbe troppa. Invece magari, se ci provassi, finirei per trovare interessante la lettura. In ogni caso non mi sembra un libro che lascia indifferenti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È da provare, in fondo non è impegnativo (è breve)
      Ciao silvia, ben tornata!

      Elimina
  2. Lettura impegnativa...
    Non sono sicura che me la sentirei di portarla a termine, ma anch'io spero di riuscire a leggere qualcosa di Emma Cline, in futuro!
    Finora non ho ancora tentato, più che altro perché i libri basati su storie realmente accadute tendono a mettermi un po' a disagio... mai capito bene il perché! XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah ah
      Forse perché, gira e rigira, raccontano quasi sempre di disagiati!-😂
      Io, se c'è un disagio, mi butto a tuffo 😀

      Elimina
  3. Purtroppo devo ammettere di non aver letto nulla di questa scrittrice.Ho notato però recensioni positive sul suo primo libro "Le ragazze" che si ispira alla vicenda di Charlie Manson e dei sui fedeli seguaci. Quando è in scena il lato oscuro degli uomini, con storie reali, val sempre la pena di dedicar loro del tempo :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Aquila!
      Sì, infatti sono intenzionata a leggere Le ragazze, ne sono attratta per le tue stesse ragioni 🙂

      Elimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz