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domenica 22 agosto 2021

Recensione: SORELLE di Daisy Johnson



Tra queste pagine si consuma la storia di una famiglia spezzata che cerca di fuggire da un passato triste e soffocante cercando rifugio in una casa; una casa che dovrebbe segnare l'alba di un nuovo giorno,  essere luogo di accoglienza e sicurezza, sinonimo di radici, di appartenenza, le cui mura dovrebbero risuonare di risate e spensieratezza, e invece essa diventa il luogo del terrore e della minaccia.
La casa, con i suoi muri rovinati, le sue pareti umide, i suoi strani rumori, è percepita da chi la abita (una mamma con le sue due figlie) come un organismo vivente, pronto a inghiottirle, spaventarle, richiudersi loro addosso mozzando il respiro.



SORELLE
di Daisy Johnson



Fazi Ed.
trad. S. Tummolini
224 pp
"Se il cervello è una casa con tante stanze, io vivo nello scantinato. È buio e silenzioso."

Sheela, insieme alle sue due figlie Luglio e Settembre, sta viaggiando in auto verso la casa al mare, di proprietà di Ursa, la sorella del defunto marito di Sheela, Peter.
In realtà, la loro è praticamente una fuga da Oxford, dove hanno vissuto finora; avvertiamo dalle parole di Luglio (che ha il ruolo di narratrice per gran parte della storia; a lei si alterna sua madre) che qualcosa di terribile è successo alle due sorelle quando frequentavano la scuola; qualcosa che non viene menzionato ma che sta lì, come un fantasma, una maledizione, a ricordare alle tre donne che il passato è tutto da dimenticare.

Ma prima di dimenticarlo, il lettore deve poterlo conoscere.
Giusto, se non fosse che la voce narrante si rivela subito per quella che è che sarà sempre, per tutto il libro: confusa, (involontariamente) enigmatica, febbricitante, delirante.

Scoprire la verità, conoscere ciò che davvero è accaduto prima e sta accadendo ora, nella "casa dell'Accoglienza" (come viene chiamata la casa paterna) non sarà lineare e semplice, e il lettore viene trasportato nella vita bizzarra delle due sorelle come in un sogno evanescente, dai contorni labili, che assumono man mano quelli di un incubo.

Luglio e Settembre sono due adolescenti che hanno tra loro un legame simbiotico; si comportano come se fossero gemelle anche se in realtà Settembre è più grande di Luglio di dieci mesi.
Stanno sempre insieme, bastano a loro stesse; non hanno relazioni con i coetanei e, anzi, a scuola non sono affatto integrate; in particolare, apprendiamo che Luglio è oggetto di bullismo, di cattiverie gratuite ed umilianti, che fanno arrabbiare moltissimo Settembre, che pare meditare vendetta contro queste compagne perfide che si divertono a far del male alla sorellina.

Le due hanno personalità diametralmente opposte: Settembre è una furia, sempre agitata, nervosa, scorbutica, prepotente e ha un forte ascendente sulla sorella minore; la comanda a bacchetta e si aspetta da lei obbedienza assoluta, soprattutto quando le chiede di fare "per gioco" cose assurde e pericolose.
Le due trascorrono le giornate dentro casa guardando documentari, mangiando cibo in scatola o al massimo sandwich al formaggio, giocando come se fossero ancora bambine, a nascondino o a "Simone dice...", dove però  a dire e comandare è sempre Settembre.
Vanno anche in giro, vagando all'esterno della casa, nei dintorni, e conoscono un ragazzo dai capelli rossi, il quale si mostra interessato a una di loro..., o a tutte e due, non si capisce subito (si capirà dopo, quando tutto verrà chiarito).

Intanto la madre, Sheela, è chiusa nella propria stanza, sempre a letto, con un piumone a coprirla tutta.
Perché? È forse depressa?

Di lavoro fa l'illustratrice di libri per bambini, e le sue figlie compaiono nei suoi disegni; attraverso la sua voce, veniamo a conoscenza di come la relazione col padre delle figlie, Peter, fosse una relazione molto malata,fatta di abusi, dalla quale ella fuggiva ma senza in realtà riuscire a sciogliersi mai del tutto dall'uomo amato, neppure dopo la morte di lui.
Peter era un violento e Sheela vede in Settembre molto di lui...

Quello che sembrava un nuovo inizio in un posto lontano da Oxford, dalla scuola, da quell'evento indicibile che ha cambiato le loro esistenze, ben presto si colora di tinte cupe, fosche, che gettano qua e là piccoli semi di terrore, soprattutto perché la sensazione di paura e di claustrofobia, che si respira in quella casa, non è chiaro a cosa vada attribuita.

Fatto sta che le luci tremolano, da dietro le pareti umide provengono strani rumori, dall'intonaco sbucano decine di formiche; ci sono pertugi in cui Luglio si infila, giocando con la sorella, che paiono volerla soffocare; la casa è descritta - da una impotente e spaventata Luglio - come una cosa viva, che si gonfia, si accovaccia; ci sono oggetti che sembrano spostarsi quando nessuno li guarda. Travi e travetti sono marci, sembrano lì lì per crollare giù.

La casa è tutto fuorché accogliente ma per fortuna le due ragazze non si annoiano mai, perché non sono sole. Non finché l'una ha l'altra, e viceversa.

Eppure, il lettore percepisce in modo palese, proseguendo nella lettura, che qualcosa di minaccioso è nell'aria; qualcosa che arriverà come un uragano a turbare quella strana ed inquietante quiete che le ragazze sembrano aver trovato, nonostante la loro mamma sia sempre chiusa in camera, chiusa in un mondo di silenzio e dolore dal quale sono escluse.

Settembre è una presenza forte, ingombrante e inamovibile; incombe sulla sorella, più debole, remissiva, silenziosa, debole, le dà degli ordini e lei, supinamente e come un robot, obbedisce senza fiatare.
Perché l'ha promesso.
Perché Settembre è tutto il suo mondo.

"Settembre mi teneva ancorata. Non al mondo ma a lei.
(...)
Settembre è la persona che avrei sempre voluto essere. Io sono una forma ritagliata dall’universo, trapunta di stelle che continuano a morire – e lei è la creatura che riempie il vuoto che io lascio nel mondo. Mi ricordo della promessa che ci siamo fatte anni fa, di quando l’abbiamo scritta per non scordarcela, di come ci siamo prese le mani e le abbiamo tenute sul foglio, stringendo sempre più forte."

Settembre, la "bambina manipolatrice e crudele, che a volte trattava la sorella come un recipiente, da portare in giro, da prendere e rimettere a posto, versandoci ogni cosa dentro."

Di capitolo in capitolo, ci vengono aperti squarci di passato e attraverso immagini e scene nitide e lucide ma fulminee, intuiamo qualcosa della tragedia accaduta e delle sue ripercussione sul qui ed ora; un oggi che ci sembra fumoso, impenetrabile e dove la presenza umana si confonde in modo sinistro e inspiegabile con la casa.

La casa accoglie, sì, ma non la vita; accoglie depressione, disperazione, una preoccupante inquietudine di cui si fa fatica a liberarsi, uno sfinimento soffocante.
Accoglie la rabbia infantile e capricciosa di Settembre e l'arrendevolezza (spesso irritante) di Luglio.
Accoglie i ricordi intrisi di tristezza di una mamma che ha perso ogni voglia di vivere.

La casa è, in questo romanzo che scivola lungo i binari dell'horror psicologico, un personaggio principale a tutti gli effetti, tanto che due delle protagoniste - Sheela e Luglio - quasi si confondono con essa e perdono di vista il proprio corpo: non capiscono più dove finisca la casa e comincino loro.

Come dicevo all'inizio, il racconto affidato alla voce di Luglio ci confonde, mescola delirio e lucidità, sogni ad occhi aperti e realtà, follia e salute mentale, passato e presente, ciò che si vorrebbe fosse vero e ciò che invece lo è sul serio.

Quando si soffre, è facile che ci si dica delle bugie per soffrire di meno, perché guardare in faccia la realtà aprirebbe finestre di dolore, crepe e ferite profonde che poi è difficile chiudere.

La casa "sente" tutto questo dolore disperato e senza via d'uscita, ne è impregnata in ogni angolo, nei soffitti, sui pavimenti, in ogni traliccio, buco sul muro: tutto esprime e rappresenta l'angoscia e la sofferenza inespressa della povera Luglio, che deve fare i conti con la verità.
Questo è, forse, l'unico modo perché lei, sua madre, e anche la loro casa che va a pezzi, riprendano a respirare.

In "Sorelle"  la Johnson pone al centro due sorelle il cui rapporto è indissolubile ma non equilibrato perché segnato dalla dipendenza affettiva di Luglio verso Settembre, che nella coppia è l'elemento dominante, forte. Luglio sente che non esiste senza la sorella; esiste per lei e grazie a lei; l'affetto che senza dubbio le unisce fa più male che bene, quantomeno a una di loro.

"Non sono una persona senza di lei. Mia sorella è un buco nero mia sorella è un albero che cade mia sorella è il mare. (...) un buco nero mia sorella è una finestra murata mia sorella è una casa che brucia mia sorella è un incidente stradale mia sorella è una lunga notte mia sorella è una battaglia mia sorella è qui."

Le relazioni famigliari sono tossiche, in questo romanzo: lo è quello di Sheela con Peter, quello di Peter con la sorella Ursa quando erano bambini e, ovviamente, quello tra le due sorelle protagoniste.
Queste ultime sembrano due animaletti selvatici lasciati a loro stessi, abbandonate di fatto da una madre che ha alzato un muro grosso tra lei e le figlie e, più in generale, tra lei e la vita.

Perché?, la domanda ritorna.

Nell'andare su e giù tra eventi passati e presenti, il dubbio sul perché sorge e comunque la risposta arriva, piano piano, in un crescendo di tensione e all'interno di un'atmosfera che viaggia sempre sul filo della paura, della sensazione di una minaccia incombente eppure sfuggente, difficile da individuare e nominare, e forse proprio per questo più terrificante.

Un romanzo che mi è piaciuto, per il taglio gotico conferito alla narrazione e la scrittura accattivante, densa, per l'ambientazione della casa (in cui aleggia un che di inspiegabilmente misterioso e pauroso) e per il legame morboso tra le due sorelle; l'autrice ha saputo, per quanto mi riguarda, tenere sempre accesa l'attenzione su "quel fattaccio accaduto a scuola", che ogni tanto sbuca fuori, come a ricordare che, in mezzo ai giochi assurdi tra sorelle, ai loro battibecchi, dietro il disagio provato costantemente da Luglio e la testardaggine di Settembre, c'è qualcosa di cruciale che va chiarito e reso noto per mettere insieme tutti i frammenti di questa drammatica storia di dolore e d'amore tra sorelle.


6 commenti:

  1. Ciao Angela, ho notato questo romanzo, ma sinceramente non mi ispira molto...
    Buona domenica :-)

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    1. È giusto seguire il proprio istinto, Ariel!! Con tutti i libri che ci aspettano... ;-))

      Grazie e buona domenica a te :)

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  2. E' sicuramente un romanzo molto intenso, e l'autrice ha una vena poetica straordinaria! :)
    Devo dire che non mi è piaciuto molto, e sicuramente infinitamente meno del previsto... probabilmente perché i colpi di scena erano prevedibilissimi, e dal punto di vista della trama il romanzo mi è sembrato abbastanza caotico! XD

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    1. Guarda anch'io ho avvertito una sensazione di disordine, ma ho immaginato che fosse voluta 😀
      A un certo punto della lettura, avevo intuito cosa fosse successo, ma questo non mi ha rovinato il prosieguo, forse perché mi sono lasciata affascinare da tutto un insieme di cose, tipo lo stile e l'ambientazione.
      Nel complesso devo dire che mi è piaciuto, ecco 😉

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  3. Sul "fattaccio successo a scuola" ho fatto da subito tante ipotesi. Poi mi sono resa conto che il romanzo era come un'immagine riflessa in uno specchio andato in frantumi. Mille frammenti da riporre al loro posto in un caos interiore deliberato dagli eventi. Ho apprezzato l'anima gotica del romanzo, prevedibile ma ugualmente coinvolgente :)

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    1. concordo con te! Tra l'altro la tua recensione mi aveva stuzzicato ed infatti ho recuperato il libro e l'ho letto :-D

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz