PAGINE

domenica 12 dicembre 2021

Recensione: I RAGAZZI DELLA NICKEL di Colson Whitehead

 

Attraverso una storia dolorosa, fatta di discriminazione razziale, ingiustizie e violenze fisiche e psicologiche di ogni tipo, l'Autore - vincitore del Pulitzer nel 2020 con "La ferrovia sotterranea" - ha scritto un romanzo dal messaggio potente, che getta luce su un angolo drammatico e buio della storia americana del secolo scorso.


I RAGAZZI DELLA NICKEL 
di Colson Whitehead



Ed. Mondadori
trad. S. Pareschi
213 pp
Elwood Curtis è un ragazzino che vive nel quartiere nero di Frenchtown (Tallahassee, Florida); abbandonato dai genitori, a crescerlo è stata la nonna... ma non solo lei: importante per la formazione e del suo pensiero e della sua personalità è stato il pastore battista Martin Luther King, con i suoi insegnamenti, il suo esempio di cristiano impegnato nel movimento per i diritti civili.

Sono gli Anni Sessanta e tale movimento sta prendendo sempre più piede.

Il giovane protagonista è un bravo ragazzo: studia e lavora (per portare qualche spicciolo a casa), legge moltissimo e promette bene, infatti
viene anche scelto per frequentare le lezioni del college.
E' di sani principi, il buon Elwood, ha talento, è curioso, intelligente e coscienzioso; sogna un futuro in cui non ci saranno più le umilianti differenze e discriminazioni tra bianchi e neri, e in cui ogni uomo potrà essere libero ed essere rispettato per ciò che è e per il valore che ha in quanto essere umano.

"Dobbiamo credere nel profondo dell’anima che siamo qualcuno, che siamo importanti, che meritiamo rispetto, e ogni giorno dobbiamo percorrere le strade della nostra vita con questo senso di dignità e di importanza." (M.L.King)


Ma la vita non sempre è giusta con i buoni e il povero Elwood deve fare i conti ben presto con il peggio dell'umanità.
A causa di un errore giudiziario, frutto dei pregiudizi razziali del suo tempo, il ragazzo fa il suo ingresso nella Nickel Academy (la Dozier School for boys), un riformatorio gestito dallo stato della Florida in cui vengono ospitati ragazzini, alcuni semplicemente in quanto orfani, altri perchè hanno commesso dei reati; la mission dell'istituto è "raddrizzarli", rieducarli, così che tornino nella società come dei bravi cittadini.

Purtroppo, la rieducazione non è contemplata alla Nickel, i cui ragazzi vanno incontro ogni giorno a soprusi ed ingiustizie di vario genere e gravità.

Attraverso Elwood entriamo tra le mura di questa maledetta scuola e ne conosciamo l'anima nera, violenta, brutale: altro che rieducazione fisica, intellettuale e morale così che il piccolo delinquente possa diventare un uomo onesto! Nella Nickel Academy accadono cose irripetibili, è un vero e proprio labirinto degli orrori... e purtroppo il nostro giovane protagonista li conoscerà molto bene sulla propria pelle.

All'interno della scuola la vita è tutt'altro che semplice, già a partire, tra le altre cose, dagli evidenti pregiudizi verso le persone nere; ma le brutture non si fermano qui; oltre a ricevere pasti per nulla adeguati, i ragazzi devono stare attenti a ciò che dicono e fanno perché la minima azione o parola considerate scorrette e irrispettose, fanno sì che gli "educatori" - o chi per loro - rapiscano di notte il malcapitato dalla sua branda e lo portino nella cosiddetta "casa bianca" (ce ne sono due, ad esser precisi: una per bianchi e una per neri), una sorta di stanza delle punizioni, o meglio delle torture, dove i presunti indisciplinati subiscono percosse, cinghiate e altre sevizie, come minimo per una notte intera.

Si dicono cose orribili su ciò che il personale della Nickel commette verso gli sfortunati che vengono presi e pestati; e se chi ha la "fortuna" di uscirne vivo (capiterà anche al povero Elwood), sa che razza di esperienza sia e può raccontarlo (sì, ma a chi? Guai a far uscir fuori ciò che avviene tra quelle mura), i non pochi che invece ne escono morti, non potranno farlo.
E di ospiti spariti all'improvviso senza che nessuno ne sapesse nulla, ce ne sono eccome, purtroppo.

Elwood è indignato e sconvolto da questa realtà terribile.
E come potrebbe essere diverso per un tipo come lui, abituato - per quanto  possibile - a combattere l'ingiustizia, a non voltare la testa dall'altra parte perchè "per lui non intervenire significava compromettere la propria dignità."?
Per lui che è cresciuto a "pane e Dottor King", consumando, a furia di ascoltarlo a ripetizione, il disco che conteneva il discorso del predicatore al Zion Hill (1962), che si ribellava alle discriminazioni e alla violenza pur ricevendo solo silenzio o scherno, che era mosso da "fini imperativi morali" e da "finissime idee sulla capacità di miglioramento degli esseri umani. Sulla capacità del mondo di correggersi", è inaccettabile che in un riformatorio gestito dallo stato e in cui gli ospiti dovrebbero essere protetti e aiutati a divenire uomini migliori, avvenga l'esatto contrario e, a furia di ricevere botte e di subire i peggio soprusi, i ragazzi (chi sopravvive, ovviamente) rischino di uscire da lì peggio di quanto siano entrati.

"I ragazzi arrivavano alla Nickel già guastati in vari modi, e subivano altri danni mentre erano lì. Spesso li attendevano passi falsi più gravi e istituti più spietati. I ragazzi della Nickel erano fottuti prima, durante e dopo il periodo che trascorrevano alla scuola, se si voleva descriverne la traiettoria generale.
(...) Ecco cosa ti faceva la scuola. Non si fermava quando uscivi. Ti storceva in tutti i modi finché non eri più capace di rigare dritto, e quando te ne andavi eri ormai completamente deformato."

Elwood Curtis subisce, sì, ma accetterà anche di restare in silenzio? Non è forse più giusto che "là fuori" sappiano quali orrori sono costretti a subire dentro la Nickel? 

Lascio a voi la curiosità di scoprire quale sarà il destino del coraggioso protagonista, sempre consapevoli però che il ricordo di ciò che è stata l'esperienza in quella macabra scuola non abbandonerà mai chi è stato suo ospite:

"La Nickel lo avrebbe perseguitato fino all’ultimo istante – un vaso sanguigno che gli esplodeva nel cervello o il cuore che gli collassava nel petto – e poi anche oltre. Forse la Nickel era l’aldilà che lo attendeva, con una Casa Bianca in fondo alla discesa e un’eternità di porridge e l’infinita fratellanza di ragazzi rovinati."

Questo romanzo rientra tra quelli che si possono etichettare come "un pugno nello stomaco".
Già leggere di discriminazioni a causa del colore della pelle indigna, fa innervosire..., ma qui non c'è solo questo: c'è proprio il calpestare la dignità delle persone, di questi ragazzi che avrebbero avuto bisogno di aiuto, di punti di riferimento positivi, di adulti che insegnassero loro dei valori, un lavoro, che ne valorizzassero le capacità, che donassero loro una speranza per il futuro..., ed invece hanno trovato umiliazioni, percosse, sevizie, cinghiate..., morte.

E' una lettura che a me ha provocato un turbinio di emozioni, dalla rabbia all'indignazione, da un inevitabile senso di impotenza ad una profonda tristezza.
Ma perché?, ci si chiede. Cosa spinge alcune persone a provocare tanto dolore a degli innocenti? Sapere di avere tra le mani la vita, il corpo di un altro essere umano, e di poterne disporre a proprio piacimento, dona forse un eccitante senso di onnipotenza che induce poi a sfogare gli istinti più bassi, animali e criminali su chi non può difendersi?
 
Si resta sbigottiti e amareggiati nel conoscere certe realtà, perché se è vero che Elwood è un personaggio fittizio, non lo è la realtà di riferimento.

Sì, perchè il libro è ispirato alla storia della Dozier School for Boys (di proprietà dello stato della Florida, aperta dal gennaio 1900 a giugno 2011) e prende il via - come è detto nel prologo - dal ritrovamento, da parte di un gruppo di studenti di archeologia della University of South Florida,  di un cimitero segreto nel campus della scuola, che nascondeva le tombe di decine e decine di ospiti; non solo, ma furono rinvenute ossa umane di altri poveri ragazzi, del cui infame destino le famiglie non hanno mai saputo nulla.
La verità è emersa in tutta la sua crudeltà, benchè le voci di cosa accadesse nell'istituto non fossero recenti; a raccontare gli orrori che avevano luogo sono stati soprattutto i ragazzi che hanno "assaggiato" la ferocia della "casa bianca": essi hanno fondato l'associazione "White House Boys", con lo scopo di dar voce ai testimoni delle vergognose violenze e degli stupri subiti negli anni del riformatorio.

La scrittura di Whitehead è semplice, essenziale, chiara, e l'uso dei flashback mette il lettore in condizione di appassionarsi ancora di più alle vicende narrate, a farsene coinvolgere emotivamente; il finale è spiazzante.
E' una lettura che non lascia indifferenti e sono contenta di aver avuto modo di conoscere questo libro perchè non conoscevo la Dozier School e i suoi orrori; se anche voi non sapete nulla di questo tragico capitolo della storia americana, leggete il romanzo di Whitehead e, una volta giunti alla fine, credo che anche voi - come me - avrete voglia di saperne di più e di fare le vostre personali ricerche sull'argomento.

4 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz