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martedì 14 dicembre 2021

Recensione: IL PRIMO FIORE DI ZAFFERANO di Laila Ibrahim



Lisbeth è una bambina bianca, figlia di una ricca famiglia della Virginia di metà Ottocento; Mattie, la sua balia, è nera e schiava. Tra le due nasce un rapporto di affetto molto profondo, che resisterà alle discriminazioni, al tempo, alla lontananza, alla sofferenza, alle conseguenze delle proprie scelte. Un legame che, con il passare degli anni, aiuterà Lisbeth a cambiare il proprio modo di pensare, diventando un'adulta consapevole del valore di ogni uomo e che nessuno nasce per essere schiavo di un altro.
Il primo fiore di zafferano è la storia di queste due donne che sfidano le convinzioni sbagliate del proprio tempo e lottano per la conquista della propria libertà e della dignità.




IL PRIMO FIORE DI ZAFFERANO
di Laila Ibrahim



Amazon Crossing
trad. R. Maresca
254 pp
"...tu avrai sempre il mio amore nel tuo cuore a guidarti. Sei intelligente e forte, e hai un cuore buono, Lisbeth.".

È il 1837 quando viene al mondo la piccola Elizabeth Wainwright; a farle da balia viene scelta la schiava di colore Mattie, che ha partorito da pochi mesi il proprio figlioletto Samuel.
La giovane è costretta, quindi, a separarsi dal figlio per prendersi cura della primogenita della ricca famiglia di cui è schiava; le si affeziona in fretta, nonostante la piccola le ricordi la lontananza forzata da Samuel, e col passare delle settimane, dei mesi, degli anni..., tra le due si instaura un rapporto di grande affetto e complicità, che permette alla bambina di crescere amata e coccolata, di ricevere quell’amore che i genitori non sono in grado di darle.

Il padre, infatti, Mr. Wainwright è un uomo gretto, insensibile e un convinto schiavista; sua moglie, Mrs. Ann, è una madre fredda e attenta solo alle convenzioni sociali. 

Non c'è posto in casa per carezze, abbracci, coccole, tenerezze di alcun tipo: se non fosse per la presenza rassicurante ed amorevole di Mattie, Lisbeth crescerebbe in una casa arida di amore e gesti affettuosi.
Ma grazie alla sua amata balia e agli altri schiavi, l'infanzia della piccola Lisbeth è piena di quelle premure e attenzioni di cui ogni bambino ha bisogno per crescere sereno e amato; inoltre, con la sua saggezza e dolcezza, Mattie imprime nell'animo della sua padroncina il vero valore delle cose e delle persone.
Il più grande insegnamento di Mattie è che l'amore non ha colore, non è limitato dai ceppi e dalla prigionia, è libero nonostante la malvagia e l'egoismo degli uomini.

I genitori non possono non notare che la loro bimba è fin troppo affezionata alla schiava e che passa molto tempo con lei e con suo figlio; Lisbeth, a sua volta, cerca di nascondere tutto l'amore che prova per Mattie - che è per lei più di una madre - per non causarle problemi; inoltre, crescendo, prova a creare un canale di comunicazione con la gelida madre, la quale però è unicamente concentrata sull'educazione della figlia, destinata a diventare una signorina educata, interessante, che sa stare in società, che rispetta l'etichetta e che, più di tutto, sviluppi tutti i requisiti per divenire una giovane debuttante ammirata e corteggiata.
Lo scopo è arrivare ad un buon matrimonio con un ragazzo benestante, di ottima famiglia, con un'eredità allettante ad attenderlo, con una buona reputazione e con numerosi schiavi al seguito (più schiavi ha, più merita onore e considerazione).

A un certo punto, per una serie di circostanze drammatiche e difficili, Mattie deve prendere una decisione tanto complessa quanto pericolosa: fuggire dalla piantagione dei Wainwright, per mettere in salvo se stessa e la propria secondogenita e provare a ricongiungersi al marito, lontano da lei e che l'aspetta in un altro Stato, dove non vige lo stesso sistema schiavista presente in Virginia.

Mattie riesce a scappare e di lei Lisbeth non avrà notizie certe per anni; amareggiata, ferita, con la sensazione di essere stata abbandonata a se stessa dall'unica figura materna che l'abbia mai amata davvero e fatta sentire importante, la ragazza cresce cercando di adeguarsi alla realtà attorno a sè, senza mai però perdere di vista quei principi di rispetto per l'altro (schiavo compreso), che aveva appreso frequentando la sua Mattie.

Non è facile perché tutti, attorno a lei, hanno una visione del mondo, della vita, del matrimonio, dei rapporti con gli altri, completamente dominata dalle apparenze, dal rispetto per le etichette e le convenzioni del loro tempo; maschi e femmine devono adottare quei comportamenti da gentiluomini e gentildonne che ci si aspetta dai figli di persone importanti, altolocate; non sono ammesse condotte o parole sconvenienti che possono mettere a rischio la reputazione di una signorina in età da marito!
Lisbeth è preoccupata di deludere la madre, che ripone in lei tutte le speranze di un matrimonio vantaggioso, dal punto di vista economico e sociale.

La ragazza - che diventa una signorina molto bella, raffinata, intelligente - è corteggiata ed oggetto di interesse da parte di più di un giovanotto.
Il suo cuore la conduce verso il buon Matthew, bello ma soprattutto bravo, educato, umile, con cui parlare di argomenti stimolanti (ad es. di libri, visto che a Lisbeth piace leggere).
Matthew sembra rispecchiare il tipo di marito che, come diceva Mattie, una donna dovrebbe desiderare: "un brav’uomo ti rende la vita meno amara. Uno che ti abbraccia e ti ama, uno che condivide i suoi sogni con te, un uomo gentile e premuroso."

Ma i suoi genitori hanno già scelto il futuro marito per la figlia, e si aspettano che quest'ultima li assecondi e si arrenda ad un matrimonio conveniente; poco importa se quest'altro giovanotto è soltanto ricco e bello ma privo di valori: a contare è il patrimonio e la rispettabilità agli occhi della società.

Lisbeth si adeguerà alle regole del mondo in cui è cresciuta e al quale appartiene? O quell'anelito di libertà, che ha allontanato Mattie da lei, è presente anche nel suo cuore, tanto da spingerla ad andare controcorrente pur di essere padrona di se stessa e del proprio destino?

Questo romanzo - che copre un arco di tempo che va dal 1837 al 1859 -  è ambientato in un periodo in cui l'ingiustizia fa da padrone, in cui si ritiene normale - anzi, doveroso! - avere degli schiavi e considerarli oggetti di scarso valore, beni da possedere e di cui disporre a proprio piacimento, ignorando di proposito la verità secondo cui i neri sono esseri umani al pari dei bianchi, che soffrono, gioiscono, desiderano, odiano... esattamente come i bianchi, e al pari loro hanno dei diritti.

Nella mente di Lisbeth - grazie alla benefica e dolce presenza di Mattie durante l'infanzia - vengono gettati i semi di un modo di pensare più nobile di quello dei genitori, diverso da quello della società in cui vive, che non ha il minimo rispetto per le persone di colore. La giovane protagonista si ritroverà davanti a un bivio determinante, che costituirà uno spartiacque nella sua esistenza: scegliere se stessa, il proprio diritto di essere felice e di sposare un uomo che la rispetti e la ami, o assecondare il volere dei genitori, avere il loro consenso ma... a che prezzo?

Mattie è una donna forte, una roccia, una moglie devota, una madre pronta a sacrificarsi per i figli; ha una fede incrollabile in Dio, prega con fervore e si affida a Lui in ogni decisione che prende.

Inevitabilmente provoca molta rabbia leggere le ingiustizie, le umiliazioni, le percosse subite dagli schiavi, gli stupri nei confronti delle schiave (anche giovanissime) per mano dei loro abietti padroni, il cui pensiero è invaso da un'ideologia profondamente razzista, che è vergognosamente convinta che ci siano esseri umani inferiori, equiparabili ad oggetti, e quindi vendibili e acquistabili.

I momenti in cui la vita metterà sulla stessa strada, nuovamente, Lisbeth e Mattie, regalano tenerezza e commozione e per le due donne arriverà la loro personale primavera, fatta di una vita nuova e all'insegna della giustizia.

Un libro dalla prosa fluida, scorrevolissima, dal linguaggio semplice e dai dialoghi vivaci e abbondanti; bello il contesto storico di riferimento, convincenti le protagoniste e i personaggi attorno ad esse; leggerlo è stato davvero molto piacevole. Consigliato!!

4 commenti:

  1. Ciao Angela, non conosco il romanzo ma sembra davvero una bella storia, mi ha un po' ricordato "Il colore dei fiori d'estate" che lessi molti anni fa...

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    1. Verissimo, è lo stesso accostamento che ho fatto io, però questo mi ha emozionato di più!!

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  2. Una storia ricca di emozioni, me la segno, grazie Angela! :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz