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giovedì 3 febbraio 2022

Recensione: "Amore e amicizia" di Jane Austen



Amore e amicizia (Love and Freindship) è una breve novella in forma epistolare di Jane Austen scritta nel 1790 e facente parte degli scritti giovanili, i cosiddetti Juvenilia, risalenti al periodo 1787 - 1793, quando cioè l'autrice era davvero molto giovane (dodici-diciotto anni).
 
166 pp
Si tratta di un racconto composto da una serie di lettere che una giovane, Laura, invia alla figlia della sua migliore amica, Marianne, raccontandole le proprie (dis)avventure dopo essersi sposata con un giovanotto, Edward, il quale l'ha portata via da casa dei suoi genitori e da quel momento si sono susseguite vicende bizzarre, disgrazie, incontri con vari personaggi altrettanto strani e molti svenimenti.

Laura ha un modo tutto suo di parlare di sé e delle persone che le stanno simpatiche o di quelle che disprezza; se delle prime sottolinea la grazia e la sensibilità, delle seconde la grettezza e la pochezza nei sentimenti.
Lei e Edward si sposano senza la benedizione del padre di lui, che lo avrebbe voluto unito ad una donna di ben altro "partito", e non con una ragazzetta senza dote.
Ma Laura e il marito paiono vivere alla giornata e disprezzano il vil danaro; diventano amici di un'altra coppia, Augustus e Sophia, ma pure questi due amici non hanno molto sale in zucca: nessuno che pensi a come portare la pagnotta a casa, l'unica cosa che conta è spendere e spandere i pochi quattrini che hanno, e quando finiscono... si cerca il modo di recuperare qualche sterlina, in un modo o nell'altro.
Quando poi accade una doppia tragedia nella vita delle due amiche, già avvezze per indole a svenire, lamentarsi e sospirare l'una nelle braccia dell'altra per ogni minimo problema, le due passano un po' di tempo languidamente svenute per poi reagire e cercare di tirare avanti trovando qualcuno a cui spillare soldini.

Il racconto è spassoso, simpatico, romantico sì ma in senso ironico, in quanto la 14enne Jane ci descrive le sue donne attraverso le emozioni amorose da loro vissute, che loro stesse raccontano con toni forti e ferventi, dimenticando ogni traccia di buon senso ma generando situazioni così scioccamente assurde da far sorridere il lettore: donne che perdono i sensi come se niente fosse, che si abbracciano e si raccontano segreti dopo due secondi di conoscenza, che giudicano gli altri con criteri superficiali e poco intelligenti, che si comportano in modo frivolo e senza alcuna lungimiranza.

È un romanticismo portato all'estremo, volutamente stucchevole e zuccheroso, che fa il verso a questi protagonisti dalla personalità mediocre, prendendoli un po' in giro; mediocrità che emerge soprattutto quando passano per difficoltà e disgrazie, che li vedono sempre staccati dalla realtà, sciocchi e vanesi, e mai maturi e saggi.

Tra queste pagine ritroviamo la vivace fantasia di una scrittrice-ragazzina che si diletta a giocare con i propri personaggi con un'ironia e un gusto per la parodia che matureranno e confluiranno nei cosiddetti "romanzi canonici".

Breve ma delizioso; una Jane in erba -  non ancora la nostra "zia", quella di Liz Bennet - ma che già manifestava la propria intelligenza e finezza nel catturare con amabile humor certi tratti, modi di fare, contraddizioni ecc... della società del suo tempo.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz