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martedì 26 luglio 2022

⚓ RECENSIONE ⚓ ACAYA A.D. 1714. TRAGICA FINE DI UN SOGNO di Ferruccio Agrimi



Lorenzo vive ad Acaya nel 1700. La sua vita - fatta di studio e poi lavoro - scorre serena, con l'amore  e il sostegno della sua famiglia e il futuro sognato con Costanza, compagna inseparabile di giochi durante l'infanzia e in seguito fidanzata.
Ma la laboriosa e placida esistenza degli abitanti del borgo fortificato di Acaya corre verso un destino poco lieto.


ACAYA A.D. 1714. TRAGICA FINE DI UN SOGNO 
di Ferruccio Agrimi



Kimerik Ed.
122 pp
16 euro

In questo breve romanzo storico Ferruccio Agrimi ci racconta la storia di un giovanotto proveniente da una famiglia semplice ma dotato da qualità e virtù che gli permetteranno di fare strada e di costruirsi un buon nome e una buona posizione sociale.
Il contesto in cui nasce e cresce il protagonista ha un posto rilevante ed infatti l'Autore lo descrive con dovizia di particolari, dandoci un'idea chiara del periodo di riferimento e del tipo di vita  che, con i suoi ritmi e i suoi impegni, si conduceva nel Salento in quegli anni.

Acaya, situata a pochi chilometri da Lecce, anticamente era chiamata Segine ed affonda le proprie origini nell'ottavo secolo d.C.

Lo scrittore parte, in modo breve ma esaustivo, dal luglio del 1480, quando una flotta navale turca, per ordine del sultano Maometto II, attacca Otranto, mettendola sotto assedio 
e saccheggiandola.
Dopo la tragedia di Otranto, Segine diventa Acaya
prendendo il nome dalla casata di origine greco-spagnola, i Dell’Acaya, ai quali il re del Regno di Napoli concede quei territori come feudo e quale compenso per i servigi di guerra.

Alla fine del 1600, il borgo di Acaya è un centro rurale abitato da persone semplici ma operose, contadini in larga parte, ma non solo; esso ha la fama di essere un luogo particolarmente sicuro, poiché protetto da alte mura e fossati.

Lorenzo è figlio di una coppia che lavora duramente nei campi e sia lui che i fratelli maggiori aiutano i genitori, ricoprendo ciascuno le proprie mansioni, contribuendo a portare avanti i bisogni della famiglia.

Sin dalla giovanissima età, il ragazzino mostra una saggezza fuori dal comune: è coscienzioso, maturo e responsabile, ma soprattutto ha una invidiabile dialettica, un modo di rivolgersi agli altri (a prescindere da età, ceto sociale...) da lasciare a bocca aperti gli adulti.

Un giorno, il padre di Lorenzo lo convoca, insieme al fratello Fortunato e alla sorella Anna, per comunicare loro che è costretto a mandarli a Lecce, in quanto il lavoro nel campi come coloni è faticoso e non permette ai genitori di andare incontro alle esigenze di tutti i loro figli; invece, andando a stare in casa sello zio Pippi, a Lecce, lo zio potrà avviarli al mondo del lavoro, facendo sì che tutti e tre imparino un mestiere e possano avere maggiori e migliori possibilità di un futuro più roseo e soddisfacente.

Per quanto il dispiacere di dividersi sia enorme, Lorenzo, Fortunato e Anna lasciano il borgo natio per andare a Lecce, a vivere nella casa dello zio Pippi.
Andando via, i tre non lasciano soltanto la famiglia, ma anche abitudini, giochi, amici; Lorenzo, poi, lascia la sua amica Costanza, con cui ha condiviso tanti momenti di divertimento e spensieratezza.
Benché giovanissimi, i due amici sentono che quella separazione è solo temporanea e, negli anni, non smetteranno di pensare l'una all'altro.

Anche in casa dei parenti Lorenzo tira fuori la sua parlantina, il suo essere sereno e giudizioso, capace di portare tranquillità e ragionevolezza in chiunque lo ascolti; e proprio grazie alla sua notevole dialettica, alla sua intelligenza e alla bravura negli studi, Lorenzo va incontro a delle esperienze importanti, che segneranno la sua vita.

Uno dei compiti più particolari che gli vengono affidati, e in cui egli mette a frutto la sua innata empatia e la gentilezza per cui tutti gli vogliono bene, lo svolge quando viene nominato membro dell'ordine laico della "Confraternita dei Bianchi della Giustizia"; il suo compito consiste nel prestare conforto ai condannati a morte in quei pochi istanti prima di essere condotti al patibolo.
È un ruolo che gli si addice molto proprio perché Lorenzo è per sua natura un'anima buona, affabile, che sa come parlare al cuore degli altri - in special modo di chi è in difficoltà o soffre - per donargli un po' di serenità, sostegno morale e consolazione. 

Con il passare degli anni il ragazzo riesce a costruirsi e a consolidare una buona posizione professionale, conquistandosi la stima di chiunque lo conosca.

Certo, il suo cuore è rimasto nell'amato borgo di Acaya e ben presto il desiderio di farvi ritorno, anche solo per poco, prevale: dopo aver riabbracciato i commossi e orgogliosi genitori, non può non andare a salutare la sua cara Costanza, rinnovando, prima tacitamente e poi pubblicamente, i sentimenti che egli prova per lei, ricambiato.

Ma proprio quando il futuro appare sereno e splendido, le nuvole nere di un imminente attacco da parte degli Ottomani si stagliano all'orizzonte.

Come andrà per Acaya e i suoi pacifici abitanti, è storia.

Un borgo da sempre ritenuto inespugnabile in quanto ben trincerato e al sicuro da un'eventuale minaccia via mare, visto come il perno di un sistema difensivo costituito da molte masserie fortificate, volte proprio a proteggere sia la città di Lecce che le più importanti vie di comunicazione costiere, viene invece attaccato da conquistatori stranieri: per le antiche vie di Acaya in un giorno di settembre del 1714 si scatenano il terrore e la morte.

Cosa ne sarà di Lorenzo e dei suoi cari? La fine di questo luogo incantato coinvolgerà anche lui?

È vero, il titolo ci fa pensare alla fine di un'era caratterizzata dalla sicurezza e dalla pace, ma in realtà la sensazione che ne ricaviamo, giunti a fine lettura, non è di irrimediabile tristezza e rassegnazione davanti alle atrocità dei saccheggiatori (che pure hanno portato sangue, lutti, distruzione, paura), ma di speranza e di rinascita.
Lorenzo, con la sua forza morale e la sua fiducia nel futuro, ci ricorda che le disfatte possono arrivare, e spesso giungono quando meno ce le aspettavamo, quando ci sentivamo al sicuro e invincibili, ma se riusciamo a sopravvivere ad esse, dobbiamo essere grati per quella vita che ancora ci scorre nelle vene, e non abbatterci, ma rialzarci verso una nuova fase dell'esistenza.

Ho trovato questo scritto di Ferruccio Agrimi piacevole nel linguaggio (elegante, consono al personaggio e all'ambientazione) ed interessante per la ricchezza di dettagli e la precisione nel descrivere (senza essere pesante o noioso) i luoghi in cui è ambientata la vicenda e il periodo storico, ponendo attenzione a tutti gli ambiti del vivere, da quello sociale a quello politico, da quello famigliare a quello relativo ai mestieri diffusi a quell'epoca.

Se siete appassionati di storia e di borghi antichi, questo libro potrebbe fare a caso vostro. 

2 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz