La seconda guerra mondiale è finita e, pur vivendo ancora in una fase caratterizzata da privazioni e incertezze, i Cazalet riprendono pian piano in mano le proprie vite, tornando ciascuno ai propri impegni, a vecchie e nuove preoccupazioni, a legami da ridefinire e, come sempre, qualcuno si porta dietro fardelli di infelicità più pesanti rispetto agli altri.
ALLONTANARSI(La saga dei Cazalet, IV)di Elizabeth Jane Howard
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| Fazi Ed. trad. M.Francescon 672 pp |
Hugh è il buono, il pacato, il fratello con la testa sulle spalle ed è anche colui che stenta a ricostruirsi una vita perchéancora sente il peso del dolore della perdita della moglie Sybil; adesso va sicuramente meglio ma un velo di malinconia continua ad attraversargli il volto.
Riuscirà ad aprire il proprio cuore all'eventualità di un nuovo amore che torni a fargli vibrare il cuore?
Intanto, a dargli pensieri ci si mette il fratello meno stabile dei tre, Edward.
Edward è il solito fedifrago che vuol godersi l'amante giovane (Diana, con cui ha due figli) ma non ha il coraggio di dire alla moglie che è finita.
Questo suo voler tenere il piede in due staffe innervosisce Diana e rende lo stesso Edward indolente e frustrato, anche nei confronti dell'ignara consorte, la quale intanto ottiene dal marito un nuovo appartamento in cui - sogna - poter vivere insieme a lui.
Povero Ed! Barcamenarsi tra l'infelice Villy (che ha abbandonato ogni sogno e ambizione per fare la mamma e la moglie) e l'insoddisfatta Diana, che ogni tanto sente il divario anagrafico tra lei e l'amante, il che la porta a chiedersi - non senza sensi di colpa - se stia facendo la cosa giusta pretendendo di unirsi per sempre a un uomo più grande di lei che comincia a mostrare i primi, ineluttabili segnali di "appesantimento"...
Edward troverà il modo di uscire da questa situazione destabilizzante e codarda?
Rupert, il terzogenito del Generale e della Duchessa, è tornato vivo e intero dalla guerra; inevitabile è l'imbarazzo - misto a stupore e gioia - nel ritrovarsi con la moglie Zoë e, in generale, con tutto il contesto famigliare da cui è stato lontano per qualche anno.
Sia lui che Zoë vivono una condizione intima di disagio perché, pur essendo comunque felici di essersi ritrovati, sono consapevoli che - negli anni di assenza l'uno dall'altra - hanno cercato consolazione e amore fra altre braccia e il sentimento d'amore per l'altra persona non è stato spazzato via in un batter d'occhio solo perché questa persona è fisicamente assente.
Entrambi, quindi, vivono sentimenti contrastanti verso il coniuge e sono coscienti che l'unico modo per salvare il matrimonio e tornare ad essere felici sia affrontare il passato.
L'amico di sempre - il leale e rassicurante Archie - non fa che consigliare ad entrambi, separatamente, di scegliere la via della verità: devono "confessare" la relazione avuta quando erano lontani, perdonarsi (se necessario), capirsi e ritrovarsi, perché sicuramente tra loro c'è ancora quell'amore che li aveva uniti tanto prima della guerra.
Archie è un altro personaggio che, pur non essendo un Cazalet di nome, fa parte della famiglia perché tutti gli vogliono bene e lui dispensa consigli a chi glieli chiede o anche solo la propria disponibilità ad ascoltare con pazienza sfoghi, lacrime, lamentele, paure.
Lo fa con Zoë, con Rupert, con Rachel (verso la quale non prova più quel sentimento amoroso che l'ha tormentato per anni e che, ormai l'ha capito benissimo, non avrebbe mai trovato terreno, essendo Rachel innamorata da sempre dell'amica Sid) e soprattutto con Clary, la figlia di Rupert, forse l'unica, in famiglia, a non aver mai dubitato che suo padre sarebbe tornato da lei.
Archie è praticamente coetaneo di Rupert (con cui ha frequentato l'Accademia per artisti, ed infatti anch'egli sognava di vivere d'arte), per cui ha passato i quaranta, ha riportato una lieve zoppia dalla guerra ed è irrimediabilmente single.
Il suo essere un punto di riferimento per i Cazalet viene fuori in special modo nel rapporto con Clary, che lo vede come uno zio e, anzi, ad essere precisi, negli anni in cui non c'è stato Rupe, le ha fatto anche da figura paterna, sostenendola, dandole consigli e incoraggiamenti, indirizzandola, accogliendo sfoghi e asciugando lacrime, e adesso che Clary è una donna di oltre venti anni, continua a vegliare su di lei.
Clary è sempre lei: emotiva e indomabile, decisa e insicura insieme; apparentemente dura, cela in realtà moltissime vulnerabilità, soffre il sentirsi da sempre goffa ed imbranata rispetto alla calma e sicura Polly, e insignificante e scialba se confrontata alla bellissima e sensuale Louise.
Crescendo, continua a coltivare il sogno di diventare una scrittrice ma non si sente concentrata e non riesce a mettere giù qualcosa che la convinca e che valga davvero; a frenarla è la sua continua ricerca di conferme, che la porta ad essere costantemente dipendente da qualcuno pur di sentirsi protetta e serena.
Lo è nei confronti di Polly e lo è anche verso Archie, fatta eccezione per il periodo in cui vive - con la visceralità e l'entusiasmo che la contraddistinguono - una relazione sentimentale con un uomo di dubbia moralità e che non nutre per lei sentimenti puliti e rispettosi.
Sentimentalmente, quindi, Clary si trova in una condizione burrascosa, instabile che non le dà quella gioia e quella soddisfazione che desidera, anzi finirà per lasciarle non poche ferite e sarà Archie a curargliele, il che renderà il loro rapporto sempre più stretto...
Polly è una boccata d'aria fresca: è una persona solida, strutturata, con i piedi piantati per terra, dal grande senso pratico, razionale e sensibile, attenta a non urtare i sentimenti altrui e molto paziente verso tutti; il suo carattere dolce e affidabile fa di lei la candidata ideale per una storia d'amore che rispecchi la sua personalità e che sia forte e romantica, rassicurante e piena di buoni sentimenti.
Louise è - tra le cugine - la più infelice.
Bella, desiderata, ammirata e invidiata, Louise vive male ciò che per gli altri è sinonimo di orgoglio; prigioniera della propria bellezza, di quel corpo ben fatto che attira gli sguardi lascivi degli uomini, Louise non sa che direzione dare alla propria esistenza.
È sempre tentata di "sfruttare" la propria avvenenza buttandosi nella recitazione e nel teatro, ma non riesce a decollare e questo è frustrante; per non parlare dell'aspetto sentimentale!
Sposata col fotografo Michael e madre del piccolo Sebastian, Louise soffre nella gabbia dorata di un matrimonio infelice, giudicata dalla suocera severa e morbosamente attaccata al figlio, consapevole di non avere particolari capacità, di non avere neppure il sostegno concreto dei genitori (troppo presi dai propri problemi coniugali), la ragazza è in balia di sé stessa, di una condizione di depressione e disorientamento emotivo che la stanno rendendo sempre più triste, disillusa, affranta.
Sarà capace di uscire da questa solitudine interiore che l'affligge, da questa insoddisfazione che la fa sentire sbagliata, smarrita? Troverà il modo di colmare il suo grande bisogno di essere amata per ciò che è interiormente?
L'autrice si sofferma anche su altri personaggi, più o meno secondari, da Rachel (e il suo legame con Sid) a Villy e a sua sorella Angela, dai figli di quest'ultima (il malinconico Christopher, la volitiva Nora, che dedica energie per assistere gli invalidi di guerra, marito compreso) a Teddy (figlio di Edward) che ha sposato una donna decisamente difficile e sgraziata...
L'autrice si sofferma anche su altri personaggi, più o meno secondari, da Rachel (e il suo legame con Sid) a Villy e a sua sorella Angela, dai figli di quest'ultima (il malinconico Christopher, la volitiva Nora, che dedica energie per assistere gli invalidi di guerra, marito compreso) a Teddy (figlio di Edward) che ha sposato una donna decisamente difficile e sgraziata...
La lettura di questo romanzo è stato un ritorno in famiglia, in un certo senso, perché ai Cazalet si vuol bene, ci si affeziona e - giunta al penultimo capitolo della saga - ci si sente ormai a buon diritto un membro acquisito della famiglia.
La sensazione di spiare da esterni i membri del casato è ben lontana ed essa ha fatto posto a quella più intima di far parte di questo nucleo famigliare così variegato per età e personalità, in cui ti ritrovi accanto al marito più devoto come a quello più egocentrico e superficiale, alla signorina più mansueta come a quella più ribelle, all'anziana più saggia come a quella più capricciosa.
Verso la metà del libro ho provato una sensazione di malinconica tristezza perché mi sembrava che per ciascun Cazalet la felicità fosse una chimera: fino a un certo punto, infatti, paiono tutti infelici e mesti, anche perché ognuno è a un bivio della propria esistenza, deve decidere che strada prendere e inevitabilmente ciò porta tutti ad allontanarsi l’uno dall’altro.
È quindi una tappa in cui per qualcuno è giunto il momento di rimettere insieme i pezzi che la guerra ha sparpagliato, mentre per altri è il contrario e, ciò che la guerra aveva tenuto insieme, adesso emerge in tutta la sua precarietà e frammentarietà.
È quindi una tappa in cui per qualcuno è giunto il momento di rimettere insieme i pezzi che la guerra ha sparpagliato, mentre per altri è il contrario e, ciò che la guerra aveva tenuto insieme, adesso emerge in tutta la sua precarietà e frammentarietà.
Se alcuni fanno fatica a trovare equilibrio dentro e fuori di sé, per altri si accende una speranza di gioia e serenità che coinvolge il lettore, rendendolo felice assieme a chi sta varcando soglie importanti e acquisendo nuove e più mature consapevolezze.
Mi rapisce ogni volta la penna elegante ed essenziale dell'autrice, priva di manierismi e di artifici stilistici, e non posso non amare la sua abilità nel rendere i suoi personaggi (tutti, anche quelli meno rilevanti) vivi, complessi, mai scontati, mai semplificati in "buoni" e "cattivi" ma assolutamente veri, presentati nel loro essere così splendidamente umani, fragili, vulnerabili, "difettosi" eppure perfetti per come sono; quelle mancanze che in certi frangenti urtano e irritano, in altri possono suscitare tenerezza e compassione, raramente disprezzo e disapprovazione totale perché il lettore tende, al pari della scrittrice, a mettere da parte ogni forma di (pre)giudizio.
Mi piace come lascia evolvere gli uomini, le donne e i bambini/ragazzini, in maniera naturale, rispettosa delle loro individualità, dei loro vezzi e dei loro pregi, dei sogni e delle illusioni, raccontandoceli e mostrandoceli mentre agiscono, parlano, riflettono, piangono e sorridono.
Insomma, confermo il mio amore per questa saga, non mi resta che il quinto volume e ho appreso con piacere che l'otto settembre Fazi pubblicherà Le ore d'oro di Louisa Young, la quale ha ripreso il lavoro della zia dando vita al seguito della saga dei Cazalet.
I LIBRI DELLA SAGA "I CAZALET"

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz