Una protagonista sognatrice, in cerca di un lavoro, lo trova in posticino meravigliosamente stravagante; non immagina minimamente che verrà catapultata in una dimensione surreale, al confine tra l'aldiqua e l'aldilà.
IL MERAVIGLIOSO UFFICIO POSTALE DI TOTENdi Horikawa Asako
| Einaudi trad. A.Passarella 208 pp |
"Le poste Tōten, il cui nome significava «ascesa verso il cielo», erano in un luogo quantomeno bizzarro, vale a dire in cima al monte Inu."
"Stando al direttore, le poste Tōten erano come un punto cieco verso il quale la coscienza, in assenza di bisogno, neppure si volgeva. Tanto i vivi quanto i morti le vedevano senza notarle, se a loro non servivano, e l’idea stessa di raggiungerle nemmeno li sfiorava.
– Solitamente, le persone cui non interessiamo non vengono da noi, ma accade che certi spiriti intrappolati in questa dimensione finiscano per capitare qui."
"Al di là del cercare oggetti smarriti, ciò che facevano in quell’ufficio non era solo assurdo, ma anche, in qualche modo, pervaso da un’indicibile tristezza."
"...il mio pensiero critico, superato un certo limite, era scattato per entrare nell’assurdo. Da quel momento in poi, ogni cosa illogica e pazzesca connessa alle poste Tōten, per me, sarebbe diventata la normalità."" Nella vita ci sono tante altre cose che non vedi o che non percepisci senza che per questo non esistano. (...) E così è la vita. La gente va dove vuole andare, diventa ciò che vuole. Se hai un sogno e ce la metti tutta, a patto che non siano chiacchiere, sono convinto che si realizzerà."
Horikawa Asako ha creato un microcosmo ricco di simbolismi, di atmosfere fiabesche, quasi incantate ed eteree, dai contorni inizialmente confusi oltre che bislacchi, che da subito sembrano chiedere al lettore di fare uno sforzo d'immaginazione per accompagnare Azusa in quest'avventura narrata con leggerezza e naturalezza, attraverso personaggi che paiono macchiette spiritose uscite dritte dritte dai manga (o dalle anime degli anni Ottanta/Novanta di cui ho fatto ampie scorpacciate nell'infanzia) ma che conservano un alone di mistero, di suggestione, ed è inevitabile visto che parliamo di una storia che mescola quotidianità e sfera ultraterrena.
Confesso di aver avuto, nel corso della lettura, dei momenti di confusione, mi sembrava di non capire esattamente cosa stessi leggendo, ma forse anche io - come Azusa - dovevo soltanto abbandonare temporaneamente il piano della realtà nota per affacciarmi in quello meno noto e meno scontato dell'aldilà.
Certo, la sensazione di trovarmi in una gabbia di matti e che mi stesse sfuggendo qualcosa, l'ho avuta per quasi tutta la lettura (compresa l'ultima pagina), ma ci sono stati diversi passaggi interessanti che mi hanno incuriosita, come il mistero della morte di Mariko, la ragazza dall'aspetto singolare e un po' inquietante che si lega molto ad Azusa; proprio attorno a Mariko, Azusa scopre dei dettagli della sua vita che inseriscono una scia noir all'interno di questo romanzo che essenzialmente è un fantasy di cui ho apprezzato in particolare quella sensazione di indefinibile spensieratezza e relax che spesso mi lascia la narrativa orientale; in alcuni punti è anche tenero, commovente.
Azusa mi è piaciuta perché non è fuggita a gambe levate da un ambiente di lavoro strampalato e, per certi versi, neanche troppo rassicurante (immaginatevi di andare a lavorare con colleghi che vedono morti tutti i giorni!), ha superato i propri "limiti", anche la propria timidezza e i legittimi dubbi e interrogativi, immergendosi totalmente in quell'ambiente insolito e mostrando coraggio e determinazione quando le circostanze lo hanno rischiesto.
Consigliato a chi ha voglia di una lettura particolare, originale, che tratti temi tutt'altro che superficiali con una candida leggerezza da cartone animato.
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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz