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sabato 31 ottobre 2026

Recensione: IL MERAVIGLIOSO UFFICIO POSTALE DI TOTEN di Horikawa Asako


Una protagonista sognatrice, in cerca di un lavoro, lo trova in posticino meravigliosamente stravagante; non immagina minimamente che verrà catapultata in una dimensione surreale, al confine tra l'aldiqua e l'aldilà. 



IL MERAVIGLIOSO UFFICIO POSTALE DI TOTEN
di Horikawa Asako




Einaudi
trad. A.Passarella
208 pp

 Abe Azusa è una giovane in cerca di occupazione che viene assunta dall'Ufficio postale di Tōten in virtù della sua particolare dote di riuscire a trovare gli oggetti smarriti.

"Le poste Tōten, il cui nome significava «ascesa verso il cielo», erano in un luogo quantomeno bizzarro, vale a dire in cima al monte Inu."

Azusa è perplessa sul motivo per cui la sua presunta abilità debba essere utile in un ufficio postale, ma accetta l'impiego presso questo posto misterioso collocato sul cocuzzolo di una montagna. 
Nel dirigersi, per la prima volta, con la bici verso il luogo di lavoro, incontra una ragazza dall'aspetto insolito - Mariko -, che però sembra non essere visibile a tutti.
Tranne a Tōten, dove sanno chi è...

Qui Azusa fa la conoscenza dello scorbutico collega, il signor Aoki, che si occupa di emettere libretti postali dove si può controllare il proprio saldo karmico; il vecchio signor Tōten, imbattibile nel recapitare la posta ai morti; lo sfuggente e palestrato Onizuka, un giovanotto che sembra uscito direttamente dalle pagine dei fumetti.

Ad essere strani, però, non sono mica solo i dipendenti delle poste, ma pure i clienti, come ad esempio la signora Kusumoto, una donna bisbetica, prepotente, che non fa che strillare addosso a tutti pretendendo che le venga recapitato un fantomatico pacco inviatole - dice - da sua figlia.

Insomma, Azusa (e io con lei) è decisamente smarrita e sconcertata nel trovarsi in questo posto che dall'esterno è ritenuto infestato dai fantasmi e dall'interno... beh, effettivamente le chiacchiere di paese non ci vanno poi così lontane.
 
Cosa sono le poste di Tōten? Di che si occupano davvero i dipendenti? Che tipo di clienti le frequentano? 

"Stando al direttore, le poste Tōten erano come un punto cieco verso il quale la coscienza, in assenza di bisogno, neppure si volgeva. Tanto i vivi quanto i morti le vedevano senza notarle, se a loro non servivano, e l’idea stessa di raggiungerle nemmeno li sfiorava.
– Solitamente, le persone cui non interessiamo non vengono da noi, ma accade che certi spiriti intrappolati in questa dimensione finiscano per capitare qui."

"Al di là del cercare oggetti smarriti, ciò che facevano in quell’ufficio non era solo assurdo, ma anche, in qualche modo, pervaso da un’indicibile tristezza."

Tristezza perché Azusa apprende che l'ufficio postale si trova in uno spazio che è reale ma non del tutto, che è al confine tra la vita e la morte e proprio questo suo essere "sospeso" tra realtà e irrealtà farà sì che anche gli eventi che in esso accadono siano sempre più strani, seguendo una logica tutta loro proprio perché intreccia il terreno con il sovrannaturale.

Stando lì e avendo a che fare con personaggi che parlano e agiscono in modo irrazionale - tanto da suscitarmi il sorriso per la loro stramba insensatezza - porta la protagonista a modificare e adattare i propri schemi mentali a questa nuova ed incredibile esperienza, aprendosi alla possibilità concreta che vi sia ben altro oltre il livello di realtà finora conosciuto.

"...il mio pensiero critico, superato un certo limite, era scattato per entrare nell’assurdo. Da quel momento in poi, ogni cosa illogica e pazzesca connessa alle poste Tōten, per me, sarebbe diventata la normalità."

" Nella vita ci sono tante altre cose che non vedi o che non percepisci senza che per questo non esistano. (...) E così è la vita. La gente va dove vuole andare, diventa ciò che vuole. Se hai un sogno e ce la metti tutta, a patto che non siano chiacchiere, sono convinto che si realizzerà."

 Azusa scoprirà che la morte - al pari della vita - ha moltissime sfaccettature e che i suoi piedi stanno varcando una sorta di ponte tra il mondo dei vivi e quello dei trapassati: esso custodisce le memorie del passato e permette ai primi di confrontarsi con ciò che hanno perduto.

Nel romanzo si parla di karma e del peso delle azioni degli uomini attraverso espressioni come “libretto karmico” e "saldo karmico", che rimarcano proprio come ciascuna persona "raccolga" dopo la morte il bene e/o il male che ha seminato in vita.

Horikawa Asako ha creato un microcosmo ricco di simbolismi, di atmosfere fiabesche, quasi incantate ed eteree, dai contorni inizialmente confusi oltre che bislacchi, che da subito sembrano chiedere al lettore di fare uno sforzo d'immaginazione per accompagnare Azusa in quest'avventura narrata con leggerezza e naturalezza, attraverso personaggi che paiono macchiette spiritose uscite dritte dritte dai manga (o dalle anime degli anni Ottanta/Novanta di cui ho fatto ampie scorpacciate nell'infanzia) ma che conservano un alone di mistero, di suggestione, ed è inevitabile visto che parliamo di una storia che mescola quotidianità e sfera ultraterrena.

Confesso di aver avuto, nel corso della lettura, dei momenti di confusione, mi sembrava di non capire esattamente cosa stessi leggendo, ma forse anche io - come Azusa - dovevo soltanto abbandonare temporaneamente il piano della realtà nota per affacciarmi in quello meno noto e meno scontato dell'aldilà.

Certo, la sensazione di trovarmi in una gabbia di matti e che mi stesse sfuggendo qualcosa, l'ho avuta per quasi tutta la lettura (compresa l'ultima pagina), ma ci sono stati diversi passaggi interessanti che mi hanno incuriosita, come il mistero della morte di Mariko, la ragazza dall'aspetto singolare e un po' inquietante che si lega molto ad Azusa; proprio attorno a Mariko, Azusa scopre dei dettagli della sua vita che inseriscono una scia noir all'interno di questo romanzo che essenzialmente è un fantasy di cui ho apprezzato in particolare quella sensazione di indefinibile spensieratezza e relax che spesso mi lascia la narrativa orientale; in alcuni punti è anche tenero, commovente. 

Azusa mi è piaciuta perché non è fuggita a gambe levate da un ambiente di lavoro strampalato e, per certi versi, neanche troppo rassicurante (immaginatevi di andare a lavorare con colleghi che vedono morti tutti i giorni!), ha superato i propri "limiti", anche la propria timidezza e i legittimi dubbi e interrogativi, immergendosi totalmente in quell'ambiente insolito e mostrando coraggio e determinazione quando le circostanze lo hanno rischiesto.

Consigliato a chi ha voglia di una lettura particolare, originale, che tratti temi tutt'altro che superficiali con una candida leggerezza da cartone animato.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz