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lunedì 31 maggio 2021

Recensione: SPAZIO ALLE EMOZIONI di Silvio Messina



Attraverso la forma poetica, l'Autore di questa raccolta si fa veicolo di un modo di sentire - la vita, l'amore, il rapporto con gli altri, la natura... - particolare perché sensibile, profondo e attento, come sa esserlo lo sguardo di un poeta, di un artista.


SPAZIO ALLE EMOZIONI
di Silvio Messina

Casa Editrice Kimerik
61 pp
Il titolo di questa raccolta esprime esattamente ciò che essa è: uno spazio dato alle emozioni del poeta che ha messo su carta questi versi, ma non solo: anche a quelle di chi li legge.
Sono poesie che prendono per mano il lettore invitandolo ad ascoltare la voce che è dentro di sé, lì dove risiedono le proprie emozioni più intime, a condividerle e a ricercarle, perché di emozionarci non dovremmo mai essere paghi.

Le poesie di Silvio Messina si soffermano sulla vita, su come essa valga la pena di essere vissuta rendendola un capolavoro, perchè noi siamo i registi di noi stessi e della nostra esistenza; sulla meravigliosa unicità propria di ogni singola persona, sull'armonia che regna nell'amore tra due anime legate l'una all'altra, su come sia essenziale avere dei sogni e non lasciarli chiusi nel cassetto, ma afferrarli e viverli.

Siamo portati a considerare la fugacità del tempo che scorre e al quale, proprio per questo, dobbiamo dar valore, apprezzando la bellezza racchiusa nel quotidiano e nelle opportunità da cogliere ogni giorno; la natura, che è una madre generosa verso i suoi figli, i quali però non sempre le sono grati e la custodiscono come dovrebbero.

Con queste sue liriche il poeta/artista rende espliciti pensieri, stati d'animo, intenti, esigenze non solo proprie, non solo appartenenti ad un singolo individuo, ma si fa portavoce della società, dell'umanità stessa, educandola al bello, alla necessità di fermarsi, stimolandola a momenti di dialogo interiore, preziosi ed essenziali per (ri)conoscersi, migliorarsi, per dare un nome alle emozioni e, tanto più in un tempo frenetico come il nostro, che guarda spesso più alla forma e all'apparenza che alla sostanza, a dar loro il giusto spazio e la giusta importanza nella vita di tutti i giorni.

Una raccolta poetica interessante, gradevole e stimolante.

domenica 30 maggio 2021

Recensione: IL CUORE È IL MIO BAGAGLIO A MANO di Silvia De Lorenzis



Scoprire di avere un cancro, in un'età in cui sei fiduciosa di avere il mondo in mano e la vita davanti, è tremendo: è uno sconquasso nell'anima, oltre che nel corpo, di quelli che possono buttarti giù in modo irreversibile, impedendoti di vivere il tempo che resta con quella serenità di cui sempre, in ogni momento e periodo della nostra vita, abbiamo urgente bisogno.


IL CUORE È IL MIO BAGAGLIO A MANO
di Silvia De Lorenzis



Casa Editrice Kimerik
98 pp
Laura è una donna di quarant’anni, è sposata e mamma della sua amatissima figlia Sara; professionalmente è gratificata dal proprio lavoro di assistente sociale e lo svolge con entusiasmo e dedizione.

La sua vita viene sconvolta bruscamente da una brutta notizia, di quelle che ti mozzano il respiro e ti annientano dentro: ha una leucemia fulminante, non le resta molto da vivere e quello che le resta dovrà trascorrerlo per lo più in un letto d'ospedale.
È comprensibile ed umano come ricevere una notizia di tale portata possa abbattere chiunque; ci si sente intrappolati in un corpo imperfetto, che ha giocato un tiro decisamente infame e purtroppo non è possibile neanche "sistemare la rotta", in quanto è troppo tardi e si può solo aspettare che la malattia segua il suo maledetto corso.

Che fare davanti a una situazione drammatica come questa?
Dopo lo sgomento e lo scoramento iniziali, Laura reagisce e trova nella scrittura la via per riprendersi se stessa e il proprio mondo interiore, per guardarsi dentro con attenzione ed onestà, e per rovesciare tutto il fiume di emozioni e pensieri che riempiono cuore e mente, così da trovare dentro di sé le risorse per affrontare la vita che ancora può vivere lasciando qualcosa di importante a chi ama.
In particolare, il suo pensiero va alla sua unica figlia, Sara, e per amor suo, e guidata dall'amore indissolubile che prova per lei e che dà il vero senso alla propria esistenza, scrive una lettera per la sua bambina.
Una lettera che suo marito le consegnerà quando Sara compirà diciotto anni.
Sarà un regalo speciale che la ragazza avrà tra le mani per ritrovare sua madre, la sua anima, il suo cuore immenso e pieno di amore per lei; in quelle pagine, tra quelle parole, Sarà potrà trovare le risposte che cerca, ritenendo nel suo giovane cuore i pensieri, le riflessioni, i consigli di una madre persa troppo presto ma che continua a vivere in ogni battito, in ogni respiro di chi l'ha amata.

Non è semplice per una madre scrivere questa lettera, perché farlo significa fare i conti con quell’appuntamento con il destino al quale non si può sottrarre; significa accettare di aver perso la battaglia contro il cancro, ma il pensiero di dover lasciare i propri cari, e Sara su tutti, è forte in lei e la spinge a prendere carta e penna e a buttar giù tutto quello che il suo cuore le suggerisce.

Laura si rende conto che la morte la porterà via, impedendole di godersi sua figlia nei suoi anni più belli, di non vederla crescere, innamorarsi, diventare madre, di non poter condividere con lei le emozioni più intense come i dolori più grandi, quelli che le insegneranno ad affrontare le delusioni e a diventare più forte, quelli che la vedranno raggiungere i suoi piccoli grandi traguardi e realizzare i suoi sogni.

Non le resta, allora, che scriverle, imprimendo su carta frammenti di vita, pensieri intimi, ricordi, quelle parole che - se solo la malattia non si fosse messa in mezzo! - le avrebbe sussurrato.
È un'eredità speciale, preziosa.


"Voglio donarti gli ultimi giorni della mia vita, i miei risvegli, affinché tu possa portarli sempre dentro di te, oltre il dolore, oltre la vita, oltre la morte. (...) Così, se un giorno dovessi aver bisogno di risposte, potrai cercarle tra queste pagine, che profumano d'amore, del mio infinito e incondizionato amore per te. (...) Ma ricorda, la vera risposta a qualsiasi domanda sarà sempre nascosta in fondo al tuo cuore; io vorrei solo aiutarti a non aver paura di leggerci dentro!".

Le parole che Laura dedica alla sua bambina sono pregne di amore, di desiderio di poter parlare al suo cuore così che lei possa crescere sapendo di essere stata tanto amata e che la sua mamma sarà sempre con lei nonostante la vita le dividerà.
Laura racconta di sè, dei propri sogni, dell'amore per il proprio lavoro; le svela delle verità dolorose anche sul rapporto col padre e come non sempre tra loro sia stato tutto rose e fiori, ma l'amore e il perdono hanno trionfato su risentimenti, amarezze e delusioni.

La lunga lettera d'amore di questa dolce mamma per la sua figlioletta, lungi dall'essere intrisa di eccessiva tristezza (che pure sarebbe legittimo) o disperazione, è invece carica di speranza, fiducia in se stessi e nei propri sogni, empatia, amore per le piccole cose, per valori fondamentali - come l'attaccamento alla famiglia, alle proprie radici e alla propria terra, il perdono, il riconoscere le proprie fragilità e di non vergognarsene, ma piuttosto di trasformarle in modo che diventino dei trampolini per migliorarci, l'accettazione del dolore come occasione per crescere, maturare, darsi il tempo di fermarsi per recuperare le energie e poi rituffarsi nel mare della vita, che a volte è placido e calmo, altre è in tempesta.
Ma è pur sempre vita, e vivere è come essere costantemente su un'altalena, che come ti porta su, così è capace di riportarti giù!

Credo che ogni figlia vorrebbe avere il piacere di leggere una lettera così scritta dalla propria madre (o in generale da una persona cara), perché contiene frammenti importanti della persona che scrive, la quale davanti a un pezzo di carta non si risparmia, ma anzi ne fa uno strumento vivo e fedele per confidarsi, condividere, incoraggiare, consigliare, esprimere affetto, e lo fa anche quando - come nel caso specifico della protagonista - avrebbe tutte le umane e comprensibili ragioni per chiudersi in se stessa, a macerarsi nel dolore, e invece, al cospetto della severità di un male che non perdona e che ben presto le ruberà forze psichiche e fisiche, prende il bagaglio a mano - il cuore! - che l'ha sempre accompagnata nel viaggio della vita, e si incammina lungo la tappa più difficile mai attraversata.

È un libro breve ma intenso, ad ogni pagina l'Autrice ha riversato, con proprietà e fluidità di linguaggio, la propria sensibilità e ricchezza d'animo, traducendo con sapienza e passione tanti pensieri, considerazioni, timori, insicurezze e risorse emotive e psicologiche, che tanti lettori possono sentire come propri, inducendoli a immedesimarsi in questa donna consapevole di non essere un'eroina, bensì una persona piena di fragilità ma anche di forza, di sogni e desideri, e soprattutto una madre che vuol lasciare il proprio cuore nei ricordi di sua figlia.
Una lettura che parla all'anima del lettore, come una carezza delicata ma anche piena di energia e speranza.

sabato 29 maggio 2021

Recensione: L'AMORE E LE FORESTE di Éric Reinhardt


La protagonista di questo romanzo, che fa arrabbiare e commuovere il lettore, è una donna sensibile, colta, libera nell'anima e nei pensieri, ma la cui esistenza a un certo punto si ritrova ingabbiata tra le sbarre di un matrimonio opprimente, soffocante, emotivamente vuoto, che rischia di strapparle l'amore per la vita e la voglia di stupirsi e di godere di ciò che essa riserva. 



L'AMORE E LE FORESTE
di Éric Reinhardt

Salani Ed.
trad. R. Fedriga
259 pp
"Io preferisco la profondità, ciò che si può penetrare, da cui si può essere inghiottiti, dove ci si può nascondere: l’amore e le foreste, la notte, l’autunno, proprio come lei."

Éric Reinhardt è uno scrittore abbastanza famoso, che di recente ha pubblicato un romanzo molto acclamato dalla critica e amato da tanti lettori.
Tra esse c'è una lettrice colta e sensibile, Bénédicte Ombredanne, la quale - affascinata dal suddetto romanzo - decide di scrivere all'autore per manifestargli tutto il suo sincero apprezzamento.
Tra i due inizia una corrispondenza epistolare che si concretizza in un paio di incontri, a distanza di qualche mese.

Se già leggendo le lettere della sua fan, lo scrittore aveva compreso quanto ella fosse acuta, intelligente, profonda, nell'incontrarla di persona e nello scambiare opinioni, pensieri, e ancor di più, nell'ascoltarla parlare di sé, Eric realizza come la sua interlocutrice sia davvero una donna particolare, affascinante, con cui è piacevole dialogare perché capace di analizzare con meticolosità tanto le vite dei personaggi letterari quanto la propria, narrata al suo scrittore come un romanzo.

Dal canto suo, anche la donna vede in Eric un uomo comprensivo, empatico, che sa ascoltarla senza giudicarla.

Inizialmente Bénédicte Ombredanne aveva voluto incontrare lo scrittore solo per dirgli quanto il suo libro le avesse cambiato la vita, ma tra una parola e l'altra, finisce per scavare nel profondo della propria anima e della propria esistenza, obbedendo alla propria voglia di confidarsi con una persona che sa scrivere di sentimenti. 

E così ella racconta di se stessa, del proprio matrimonio, dei figli, del lavoro, scendendo nei particolari, condividendo dettagli che, fino a quel momento, non aveva raccontato a nessun altro.

Bénédicte è un fiume in piena: non può fermarsi dal confidare le sofferenze di un matrimonio che è davvero, per lei, la tomba della felicità e dell'amore, a causa di un marito violento che tiene in scacco lei e i figli.
Un uomo che non fa che insultarla, dicendole parole orrende, volte a svilirla, umiliarla, farla sentire sempre sbagliata, inadeguata, una donnicciola priva di qualsiasi bellezza e che merita di vivere in modo insulso perchè vale poco.
Di lei è molto geloso, ma la sua gelosia non ha nulla a che fare con l'amore, bensì con quell'insicurezza che è parte integrante di lui e in cui questo marito (Jean-Francois) affoga da quando era solo un ragazzino ignorato e non amato in famiglia (dal padre in primis); il suo è un sentimento di possesso verso la propria moglie, che considera un oggetto di cui vuol disporre come vuole e che desidera tenere sottomesso, soggiogato e succube della propria volontà e del proprio becero egoismo.

È una donna infelice, la povera Bénédicte, la sua anima è in pena, la sua mente è confusa, il suo cuore è provato da una situazione famigliare da incubo, fatta di privazioni, mancanza di amore e rispetto, in cui tutto il suo entusiasmo e amore per la vita è stato seppellito barbaramente da cumuli di ingiurie, violenze psicologiche - emotive e non solo -, violente scenate di gelosia.

Eppure, in questo racconto intimo pieno di tristezza, c'è un episodio indimenticabile, un pomeriggio di estasi, libertà, di inaspettata felicità; ore trascorse con un uomo di cui sa poco e nulla ma col quale, dal primo momento, si instaura un'intesa speciale, sotto tutti i punti di vista (fisico, mentale, emotivo), che potrebbe essere la premessa per un legame bello, vero, passionale, che finalmente potrebbe restituire il sorriso sul volto di Bénédicte e regalarle attimi di felicità.

Ma la felicità sembra girarsi dall'altra parte e infischiarsene dei diritti di Bénédicte, e la disgraziata è costretta a cedere nuovamente ad una vita matrimoniale terribile: obbligata, a causa delle domande insistenti del marito, a confessare il tradimento (in ogni minimo particolare e per un sacco di volte), egli non farà - da quel momento - che vomitarle addosso tutta la cattiveria, il risentimento, la frustrazione e l'umiliazione che lo travolgono e che lo fanno stare male.

"Era peggio che sola: era in compagnia del vuoto. Suo marito non era altro che una presenza vuota, un’assenza. Quell’uomo porta con sé un vuoto incolmabile ed era questo suo vuoto che angosciava Bénédicte."

La vita dentro le mura di casa diventa un vero e proprio inferno e - fatta eccezione per dieci giorni di pace, lontana da lui -, Bénédicte realizza di essere sola, atrocemente sola e in balia di un uomo che cercherà in tutti i modi di farle pagare caro quel pomeriggio d'amore che lei si è concessa e che le ha regalato qualche ora di gioia, in cui, almeno per un po', ella aveva ritrovato se stessa.


"L'amore e le foreste" è un romanzo corale (la narrazione segue più di un punto di vista), che mi ha coinvolta moltissimo sotto il profilo emozionale in quanto leggere le confessioni dell'infelice Bénédicte e apprendere (da un'altra voce) quello che è stato il suo destino,  mi ha travolta perché nell'esistenza della donna si concentra una tale dose di pena e tristezza da indignare il lettore, che si ritrova a desiderare con tutto il cuore che la sua romantica eroina fugga da quella relazione tossica (che si rivela, a lungo andare, come una vera e propria dipendenza affettiva verso l'arido e perfido consorte) e cerchi di essere felice, con o senza un uomo accanto a sè.
Non le manca niente per esserlo: è una donna di cultura, sveglia, determinata, è ancora bella e seducente, e - anche se adesso non si direbbe - c'è stato un tempo in cui sprizzava gioia di vivere, aveva voglia di divertirsi, fare incontri, godere del presente, fare esperienze che la facessero sentire sempre più viva.

Eppure, al presente, Bénédicte è diventata ormai una persona abituata ad essere invisibile, sulla cui figura gli sguardi della vita quotidiana scivolano indifferenti, sorvolando ingiustamente sulla ricchezza interiore che invece ha sempre occupano la sua testa.

Mi è piaciuta questa donna, una potenziale poetessa un po' decadente, "un universo crepuscolare e scolorito in cui i fiori, le anime, l’umore e la speranza sono leggermente appassiti, delicatamente liquescenti, nel loro ultimo e sublime splendore di vita, come una sera d’autunno malinconica e languorosa, intima e carnale, tutta velluti e nastri di seta rosa, rosso vermiglio", e mi ha suscitato pietà, perché la vita non è stata  per niente generosa con lei e le angosce e le sofferenze non le sono state risparmiate.
 
Lo stile dell'Autore sa essere poetico, molto evocativo, capace di mettere in risalto il potere immaginifico delle parole, i benefici che la letteratura reca all'animo umano, dando spazio anche alla vita interiore della protagonista, alla sua complessa e contraddittoria personalità: Bénédicte è una donna dei nostri tempi tormentata e inquieta, divisa tra doveri e desideri, costretta a recitare il ruolo di moglie di un uomo che in realtà non ama e che, a sua volta, quando non la ignora, non manca di manifestarle profondo disprezzo e un atteggiamento glaciale, che crea attorno alla vittima (perché questo è sua moglie) un vuoto insostenibile.

Ho letto queste pagine avvertendo tutta la forza dei sentimenti della protagonista femminile, le sue traversie, i suoi dolori, l'amarezza, le delusioni, i rari momenti di serenità; l'emozione che ho provato maggiormente è stata la tristezza, e non può essere diversamente essendo un romanzo che, nella sua drammatica intensità, coinvolge molto a livello empatico perchè c'è molto dolore, ci sono soprusi, cattiverie e ho provato repulsione per Jean-Francois, un essere frustrato, arido, incapace di amare, dalla personalità disturbata.

Consigliato, soprattutto se non vi dispiacciono le storie disperate e malinconiche.



Citazioni

"Tutti siamo divisi interiormente, siamo più persone che si combattono, o i cui desideri sono contraddittori, siamo tutti portati a giocare ruoli che in realtà sono le diverse facce di una verità unica che passiamo il tempo a interiorizzare, a travestire, a proteggere dallo sguardo altrui e infine a tradire, perché abbiamo vergogna ad ammetterci tanto complessi, plurali, tormentati, contraddittori e perciò essenzialmente indefiniti, che è in fondo proprio la nostra forza".

"Durante quel tragitto comprese che il mondo si divideva in due categorie (...) tra chi vive l’urgenza e la bellezza soffocante di una folle passione e chi non vive l’urgenza e la bellezza soffocante, che stordisce e ossessiona, di una folle passione. Non pensava all’amore, all’amore vero e proprio, ma a quel sentimento bruciante che ti afferra trascinandoti con la sua forza fino a farti commettere qualsiasi cosa, correre qualsiasi rischio, infrangere ogni principio – soprattutto se si tratta di una passione clandestina e pericolosa."

"...nessuno scruta il suo quotidiano con la speranza di trovarvi una botola segreta, l’inizio di una scala, le tenebre di uno spazio sconosciuto. Basta forse prestare attenzione alla superficie della propria quotidianità, avere abbastanza sensibilità da rilevare l’esistenza di un passaggio, per scoprire la necessità di scomparirci?"



venerdì 28 maggio 2021

** Segnalazione: "Persian Arabesques di Ivan J Korostovetz (1862-1933)" di Carlo Gaatone

 


Dopo aver pubblicato i ricordi di sua nonna "Memoires" Olga I Korostovetz (1895-1993)-Diario di un'epoca-, di cui ho parlato in questa segnalazione sulla figura di Ivan Jacovlevich Korostovetz,  passo a proporvi Persian Arabesques di suo padre Ivan.

"Persian Arabesques" pubblicato dalla


Pathos Edizioni é un'opera di 340 pagine suddivisa in 26 capitoli che riporta le attività diplomatiche di un suo brillante protagonista. È un trascorso inedito della storia politica della diplomazia russa raccontata da Ivan J. Korostovetz (1862-1933) uno dei suoi più brillanti protagonisti così come viene testualmente definito dal noto ricercatore universitario russo Pavel N. Dudin ("one of its brightest representatives").


Il diplomatico, a seguito dei principali successi ottenuti nel 1905 con il Trattato di Portsmouth e nel 1912 in Mongolia con la firma dell'Accordo di Amicizia Russo-Mongolo, narra dettagliatamente, nelle sue memorie politiche, gli ultimi eventi della sua carriera diplomatica 1913-1918 prima di dover andare in esilio per non essere imprigionato. Egli si riferisce in particolare  al periodo di permanenza in Persia quale Ministro Plenipotenziario (1913-1915) ma non solo.

Il testo, oltre ad essere considerato un importante documento storico in quanto classificato quale fonte primaria d'informazione dell'epoca, é di gradevole e interessante lettura perché descrive non solamente gli eventi politici ma anche i costumi e le usanze locali di varia natura. Egli spazia dalla storia alla geografia persiana includendo delle penellate sulle religioni dei territori e sulla letteratura bizantino-persiana.

  "In "Persian Arabesques" l'autore rivela pienamente i meccanismi della politica estera della Russia Imperiale in Persia, così come il quadro delle contraddizioni anglo-russe in quel paese. Confrontando la politica dello zarismo con quella della Russia sovietica in Persia, l'autore giunge alla conclusione che la politica sovietica, in sostanza, era una continuazione della politica della Russia monarchica solo sotto un nuovo schermo ideologico." (Professor Ph.D.Nugzar K. Ter-Oganov, specialista delle Relazioni Russo-Iraniane).


L'autore.
Carlo Gastone nasce nell’agosto del 1950 a Johannesburg, Repubblica del Sud Africa.
Di origini italiane, proviene da una famiglia internazionale, sia per origine che per ambiente.
Le vicende della vita lo portano a viaggiare moltissimo ed a risiedere in differenti paesi e città: dall’Avana (Cuba) dove ha vissuto prima, durante e dopo la rivoluzione, a New York (Usa), a Lagos (Nigeria) e a Słupsk (Polonia) dove ha lavorato con diversi incarichi manageriali.
Oggi risiede a Torino e si dedica a sviluppare svariati interessi tra cui quello di ricostruire la storia e la genealogia della propria famiglia, andata dispersa a causa degli eventi bellici e rivoluzionari.
L’amore e la passione per sua nonna Olga lo hanno spinto a riportare alla luce le affascinanti “Memoires”, che includono importanti eventi storici a cavallo del 900.

giovedì 27 maggio 2021

Segnalazione e recensione: CUORE di Antonella Arietano



Cari lettori, oggi vi parlo di un bel racconto d'amore a sfondo fantasy: CUORE di Antonella Arietano, autrice di storie collocate in un’ambientazione fantastica popolata da fate e figure mitologiche celtiche! 

I protagonisti di questo racconto sono la fata Eilin e l'umano Galvan, uniti da un amore così forte da andare oltre lo spazio, il tempo, le loro profonde differenze e... anche oltre la morte.
Autoprodotto
75 pp


Tutto ha inizio in un tempo antico, nel periodo della primavera: mentre gli esseri umani si apprestano a festeggiare questa bella stagione, la dolce e curiosa fata Eilin, nel suo girovagare sulla terra per prendersi cura della natura, si imbatte in un bel giovanotto dai folti capelli scuri, che giace immobile a terra, nella neve; contravvenendo alle regole del suo mondo - che proibiscono contatti con gli umani - la fata lo salva da morte certa.

Tra i due, superata l'iniziale diffidenza dell'umano - il cui nome è Galvan - nei confronti dell'allegra creatura fatata, si instaura subito un legame di simpatia e vicinanza, che però trova nel velo che separa il mondo fatato da quello umano il suo primo ostacolo.
Ma non è l'ultimo e neppure il più potente.

Il sentimento che li unisce già dai primi incontri segreti, che essi si concedono nel bosco in occasione di qualche celebrazione particolare, si fa sempre più forte, fino a far loro desiderare di trovare un modo per restare insieme per sempre. 

Ma, come spesso capita agli amori forti e veri, c'è chi è intenzionato a contrastare quello tra i due innamorati, e tutto per fini egoistici.

Infatti, Rawenna, una delle Tredici Fate più potenti, si accorge di ciò che sta succedendo e offre il suo aiuto a Eilin, garantendole che potrà riunirsi al suo amore ed essere per sempre felice accanto a lui. 

In realtà è un inganno: la perfida Rawenna vuole una cosa sola, uccidere Galvan per avere il suo cuore e compiere un incantesimo di estrema potenza. 
Ella è affamata di potere ed è disposta a tirar fuori tutti i propri poteri magici e oscuri per ottenere ciò che vuole, calpestando i sentimenti puri di Eilin e Galvan.

Eilin, intanto, pur di poter essere libera di amare l'umano Galvan, si è detta disposta a rinunciare alla propria natura fatata, magica: basterà questo sacrificio per trovare la felicità accanto al suo innamorato?

Purtroppo per loro avrà inizio un lungo incubo, che attraverserà i secoli, costringendo i due giovani amanti a una lotta drammatica e disperata per cercare di rubare attimi preziosi alla malvagia Rawenna: attimi in cui Eilin e Galvan si ritrovano, si riconoscono solo guardandosi negli occhi, si amano ancora, ogni volta in luoghi e tempi differenti ma sempre con il medesimo e folle amore, che però ha, ciclicamente, i minuti contati perché un terribile maleficio della fata più potente di tutte incombe crudele sulla loro felicità.

"Era sempre difficile risvegliarsi. Ogni volta si ritrovava in un mondo profondamente cambiato, e lei rimaneva stordita per un pezzo prima di capirlo, spesso nemmeno ci riusciva. Nelle ultime due occasioni era stato davvero impossibile raccapezzarsi fra i tanti cambiamenti, ormai aveva rinunciato a comprendere il mondo umano. In fondo contava solo una cosa, l’unica per cui valesse la pena ritornare: Galvan.
Sentiva che doveva essere vicino. Il cuore prese a martellarle forte nel petto, affrettò il passo, forzando le gambe intorpidite a rispondere ai suoi comandi. Si guardò attorno febbrilmente, cercando la sua fisionomia, i suoi meravigliosi occhi azzurri, sapendo che nel momento in cui si fossero posati su di lei, Galvan l’avrebbe riconosciuta.
Doveva fare presto, non sapeva quanto tempo aveva a disposizione. L’ultima volta si era trattato di un paio di giorni, non di più. Così poco…"


C'è un modo per contrastare questa forza malefica, per rendere nullo l'incantesimo che unisce e poi separa in modo tragico ogni volta, nel corso della storia, i due amanti?
Forse una soluzione esiste e risiede in una creatura a metà tra il fatato e l'umano: se la trovassero, forse potrebbero distruggere Rawenna.
Ma la ricerca sarà tutt'altro che semplice.

Il racconto di Antonella Arietano ha il fascino delle antiche leggende che ruotano attorno a creature fantastiche (streghe, fate...) e ai loro misteriosi poteri; ci fa viaggiare nel tempo, a cavallo tra i due mondi (fantastico e reale) e mette in contrapposizione i poteri di una fata malvagia contro la purezza e la forza che caratterizzano un amore vero e indissolubile.
È una storia davvero molto piacevole da leggere, scritta con uno stile lieve, delicato ma allo stesso tempo vivido e accurato (nelle descrizioni, nei dialoghi), che immerge il lettore nel magico ed affascinante mondo in cui è ambientato.
Se avete voglia di viaggiare con la fantasia, incontrando personaggi fiabeschi e leggendo una storia d'amore dolce e romantica, questa è la lettura giusta.

Disponibile dal 30 maggio nei formati ebook e cartaceo e per gli abbonati a Kindle Unlimited!

Link per l’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B095N2DL67
Disponibile anche per gli abbonati a Kindle Unlimited


L’autrice:
"Sono nata nel 1980 e credo fermamente che gli anni Ottanta siano i migliori di sempre: la musica migliore, i migliori cartoni animati, le merendine del Mulino Bianco e Cristina d’Avena. Abito in un piccolo paese molto pittoresco vicino a Lugano, in Svizzera, con i miei tre figli, il mio compagno di vita e d’avventure e un pastore svizzero bianco di nome Axel. Insegno alla scuola dell’infanzia, felice del fatto che ogni giorno non so mai che cosa mi porterà: lavorare con i bambini è una continua sorpresa! Mi piace sapere di essere tante cose: una mamma, una maestra, una narratrice di fiabe, una sognatrice. Tutto questo va a finire inevitabilmente in ciò che scrivo.
Nei miei libri si riflette la mia costante ricerca del magico, inteso come scoperta della magia nella vita quotidiana. Ho pubblicato con Triskell Edizioni la prima edizione de I Talenti delle Fate e di Amber – L’isola perduta, entrambi disponibili in una seconda pubblicazione, la prima versione del racconto fantasy Cuore e il romanzo contemporaneo Ali di farfalla."


Mi trovi qui:
Sito web: www.fatainfabula.com
Facebook: @antonellaarietanoscrittrice
Instagram: @aarietano


martedì 25 maggio 2021

Recensione: LA CASA DEI GUNNER di Rebecca Kauffman

 

A Lackawanna, nello stato di New York, vivono sei ragazzini, amici per la pelle, che negli anni della scuola trascorrono il loro tempo libero sempre insieme, raccontandosi storie di paura, bevendo la vodka rubata di nascosto ai genitori, facendosi scherzi.
Credono di conoscere tutto gli uni degli altri, ma la morte improvvisa e tragica di un componente del gruppo, diversi anni più tardi (quando i sei sono ormai trentenni) porta alla luce piccoli segreti, che ciascuno si è premurato di tenere nascosti agli altri.


LA CASA DEI GUNNER 
di Rebecca Kauffman


Edizioni SUR
trad. A. Casarini
304 pp
Mikey è un ragazzino che vive col padre, un uomo taciturno e dai modi rudi che lavora al mattatoio ed ha sempre le unghie sporche di sangue. Con lui non ha un rapporto stupendo - è fatto più di silenzi che di parole, più di mugugni che di gesti significativi - e quando esce fuori l'argomento "mamma", ancora peggio: Mikey non ha ben chiaro il motivo per cui sua madre li ha lasciati.

Per fortuna ci sono gli amici, dei bambini con cui ha stretto amicizia sin dall'infanzia: Alice, Sally, Lynn, Jimmy e Sam, con cui sta insieme da

"quando abitavano tutti nella stessa strada e cercavano tutti dei compagni di giochi e una scusa per allontanarsi da casa per un po’."

La combriccola ha preso possesso di uno degli stabili abbandonati di Ingram Street per farne il proprio quartier generale; la cassetta delle lettere arrugginita, fissata sulla porta principale, reca la scritta THE GUNNERS, e con questo nome gli amici cominciano ad identificare la propria banda.

Crescendo, i sei divengono sempre più inseparabili. 

"...si ritrovavano a inventare barzellette, giochi e linguaggi segreti, a fare progetti, combinare guai, parlar male dei loro genitori, giocare a carte, scommettere, raccontare storie, complottare contro i bulli, bisticciare, fare pace, crogiolarsi nella noia e sognare la vita che un giorno avrebbero vissuto lontano da Lackawanna."


Stare insieme è la strada per trovare scampo alla solitudine, alla noia di una periferia scarsa di stimoli e a difficili situazioni familiari.

Eppure, il loro rapporto così stretto e l'essere tanto affiatati non li protegge dalle separazioni e dal perdersi di vista; a sedici anni, di colpo e senza spiegazioni, Sally taglia i ponti col resto del gruppo, che di lì a poco si sfalderà, irrimediabilmente spaccato da questa perdita, "da quell’improvvisa e inspiegabile assenza, (...) nel giro di poche settimane anche le altre amicizie si sarebbero sciolte, gettando ciascuno dei membri in una solitudine buia e confusa."

Non si capisce perché Sally prenda questa decisione così all'improvviso, ma succede e i ragazzi non sanno cosa fare per ricucire lo strappo causato dall'uscita di scena della loro amica.

Dieci anni dopo, in un certo senso quello strappo si farà più grande ma, al contempo, troverà anche il modo di ricucirsi quando proprio Sally compirà un altro, ma decisamente più grave, gesto, per tutti incomprensibile: il suicidio.
La donna si toglie la vita gettandosi da un ponte.
Perché l'ha fatto? Cosa la tormentava e la rendeva infelice al punto da non vedere vie d'uscita se non la morte? E loro, i suoi vecchi amici, avrebbero potuto fare qualcosa per impedire questo gesto estremo?

I cinque si ritrovano al funerale di Sally, nella loro cara vecchia Lackawanna, che li ha visti nascere, crescere, avvicinarsi... e allontanarsi.

La narrazione passa dal passato al presente, raccontandoci episodi dell'adolescenza degli amici, i rapporti che intercorrevano tra loro, le prese in giro, le sfide e le prove di coraggio, i primi innamoramenti, i problemi famigliari (Sally, ad es., viveva in casa con sua madre, una donna dallo stile di vita molto discutibile, che cambiava fidanzato ogni settimana e portava uomini in casa, sotto gli occhi della figlia), i giochini pericolosi (come il "blackout").
Leggendo le loro piccole avventure e "ascoltando" i loro dialoghi vivaci ed espressi con il linguaggio tipico dell'età, seguiamo il tipo di dinamiche che ciascuno intreccia con gli altri e conosciamo i sei ragazzi in modo intimo, inquadrandoli nelle loro personalità - le differenze caratteriali, le debolezze e i punti di forza, la sensibilità, i problemi e le insicurezze.

Nel ritrovarsi nuovamente insieme, seppur in questa tristissima occasione, i cinque inevitabilmente non possono che interrogarsi sui perché della tragedia, ripercorrere la loro amicizia e riempire quei "buchi" nei loro rapporti che si sono formati nel corso degli anni successivi all'allontanamento di Sally, in cui si sono tenuti in contatto con semplici email.

Parlando adesso, finalmente faccia a faccia, mangiando e bevendo assieme, accoccolandosi l'uno all'altro, la confidenze scattano più o meno con facilità ed emergono particolari del passato che, di volta in volta, vedono protagonista uno di loro mentre gli altri erano all'oscuro dei suoi segreti.

La cosa che mi ha colpito di queste spontanee confessioni, sussurrate con imbarazzo, nel timore di essere giudicati severamente, è che - rispetto a Sally - quasi tutti loro (tranne Mikey) ritengono di essere la causa dell'uscita dal gruppo della ragazza, ai tempi.
Ognuno, quindi, ha vissuto fino a quel momento con un suo personale fardello sul cuore, maturando sensi di colpa e tristezze, che forse adesso è arrivato il momento di risolvere e mettere a tacere.

Gli amici si raccontano, scoprono le carte, rivelano errori di vita, segreti risalenti all'adolescenza e che, per vergogna o per timidezza, non avevano rivelato a tutto il gruppo, ma che ora desiderano portare alla luce, consci di come questo possa aiutarli a riannodare i fili dell’affetto fortissimo che ancora li unisce, al di là delle differenze di indole e della propria storia personale.

Leggendo pagina dopo pagina, li vediamo ora adulti, ora ragazzetti, e ci sembra di conoscerli bene, di star seduti in mezzo a loro tra le pareti della vecchia casa dei Gunner, di condividere con loro la bottiglia di vodka, di ridere insieme a loro per ogni sciocchezza, di trattenere il fiato nell'ascoltare le "storie di fantasmi", a cui nessuno crede ma che intanto gettano vaghi sentimenti di inquietudine.

Ci affezioniamo alla dolce e silenziosa Sally, all'esuberante, spesso sboccata e prepotente, ma anche schietta Alice, al goffo Sam, all'intelligente Jimmy, all'allegra Lynn, al timido e sensibile Mikey, il cui problema oculistico molto grave e degenerativo riflette anche la sua anima sempre un po' confusa, intimidita, di chi si sente inadeguato; Mikey è un tipo che si interroga tanto, si lascia andare a pensieri e riflessioni, assecondando la sua natura un po' contemplativa, 

"quella sensazione ombrosa, che si sarebbe rivelata costante come le maree, persistente e affidabile come una cara amica, reale e parte dell’universo tanto quanto il sole."

La casa dei Gunner è un romanzo corale sull’amicizia, che ci presenta personaggi dalla personalità adorabilmente piena di contraddizioni e umanità, che impariamo a conoscere e ad amare grazie ad una narrazione realistica e coerente con l'età dei ragazzi e il contesto di periferia in cui sono inseriti.

Gli abbondanti dialoghi - che rendono la lettura agile e scattante -, la presenza di progressive rivelazioni e piccoli colpi di scena, la narrazione attenta ai dettagli e accurata, la sensibilità verso l'interiore dei sei protagonisti - di cui ci viene raccontato il groviglio di emozioni e che ci fanno tenerezza nel loro confrontarsi con le proprie fragilità, con quelle cose non dette che adesso si vergognano di aver nascosto - rendono il libro della Kauffman una lettura avvolgente.

È un romanzo che, nella sua semplicità, nel suo narrare di rapporti di amicizia giovanili che la vita adulta, con i suoi problemi, le sue nuove e complesse esigenze, non riesce a cancellare, avvince il lettore in un'atmosfera nostalgica, di commozione e dolcezza.

Viene spontaneo immedesimarsi in loro, e in Mikey in particolare (per quanto mi riguarda), che sembra vivere e guardare il mondo con un groppo fisso sul cuore, un'inspiegabile malinconia alla quale non riesce, e forse neanche vuole, sottrarsi, in quanto è parte di lui.

 

"Il groviglio che arrovellava Mikey, lo teneva chiuso in sé stesso e gli rendeva difficile raggiungere la felicità. Mikey non aveva ancora le parole adatte per questa sensazione ma, già a quella giovane età, aveva capito che non l’avrebbe mai abbandonato del tutto... la natura gliela aveva messa nel cuore e quella sensazione ci sarebbe rimasta per sempre, anche se lui avesse creduto di essersene liberato, di essersela lasciata alle spalle."


Mi ha molto coinvolta l'evoluzione del suo rapporto col padre, l'apprendere una verità non facile da digerire su di sé e le proprie origini e come questo l'abbia sì sconvolto ma, allo stesso tempo, gli abbia donato una serenità inaspettata, due occhi diversi con cui guardare quel genitore, da sempre così distante e chiuso, eppure presente e solido.

Una storia che ha al centro, quindi, uno dei sentimenti più importanti nella vita di un uomo, l'amicizia, un legame robusto che resterà per ciascuno degli indimenticabili Gunners un faro in mezzo al buio delle difficoltà della vita, un pilastro cui appoggiarsi per non cadere, un rifugio accogliente dove ritrovarsi assieme per riscoprire il valore prezioso di un affetto che, nella sua dolce imperfezione, ti fa sentire a casa, al posto giusto e con le persone a cui vuoi bene e che non cambieresti per nulla al mondo.

 

"La parola amore... per lui era bizzarra e spaventosa. Ma che cos’era la vita se non una lunga serie di cose bizzarre e spaventose che facevi e dicevi e chiedevi al tuo cuore, per mantenere la selvaggia e irragionevole speranza che un giorno qualcuno ti avrebbe tenuto il viso fra le mani dicendo: Sei perfetto. Adesso ti puoi riposare. Per me sei sempre stato perfetto. Non perché tu fossi neanche lontanamente perfetto o coraggioso o forte, e nemmeno particolarmente buono, ma perché eravate grandi amici da sempre."



lunedì 24 maggio 2021

Anteprima Regency Romance: DUCA DI NIENTE, 5° libro della serie di Jess Michaels "Il Club del 1797"



Care lettrici amante del Regency Romance, vi segnalo che il 25 maggio esce “Duca di niente”, 5° libro della serie di Jess Michaels Il Club del 1797, finora arrivata a toccare il 2° posto nella classifica generale Amazon.

Il libro è già disponibile in preorder a >> questo link <<
Prezzo ebook: € 3,99
Prezzo cartaceo: € 13,55
Data pubblicazione:
 25 maggio 2021


Trama

Inghilterra, 1811. Baldwin Undercross, Duca di Sheffield, ha un segreto che sta nascondendo a quasi tutti quelli che conosce e ama. Per colpa del suo defunto padre, dedito al gioco d’azzardo, e delle sue stesse cattive decisioni, è finito sul lastrico. L’unica possibilità che gli è rimasta è sposarsi per soldi, e alla svelta. L’occasione si presenta quando debutta in società una ricca americana a caccia di un titolo in cambio di un’enorme dote.
Helena Monroe è la dama di compagnia della sua titolata cugina d’oltreoceano ed è infelice. Ma dopo aver incontrato Baldwin su una terrazza, il suo viaggio in Inghilterra sembrare prendere una piega migliore. Si rende però subito conto che il duca l’ha scambiata per sua cugina e tutto inizia ad andare a rotoli.
Baldwin si ritrova combattuto tra scegliere un futuro che salverà il patrimonio della sua famiglia e uno con una donna a cui si sta affezionando sempre di più. Sceglierà la sicurezza o la passione, il dovere o l’amore?

** Grado di sensualità: indossate i guanti mentre leggete, l’uso di occhiali protettivi è a vostra discrezione! **

Titoli della serie:

  1. IL CARISMA DEL DUCA
  2. UN DUCA DA SCEGLIERE (recensione)
  3. IL DUCA TRADITO (recensione)
  4. IL DUCA SILENZIOSO (segnalazione)


Estratto

Baldwin sapeva che sua madre voleva il meglio per lui, tanto quanto per il titolo. Se avesse trovato l’amore con qualcuna che potesse anche risollevare le loro sorti, sarebbe stata al settimo cielo. Per questo le sorrise quando disse: «Sai, ho incontrato la tua americana.»
Lei spalancò gli occhi. «Davvero?»
«Mi è piaciuta» ammise lui alzando le sopracciglia.
Sua madre si illuminò brevemente in viso prima che un’ombra di dubbio lo attraversasse. «Sono... sono felice di sentirlo.»
«Allora perché sembri confusa?» le chiese.
Lei scosse la testa. «Be’, mi chiedo solo come hai fatto a incontrarla.»
Baldwin sbatté le palpebre a quella domanda inaspettata. «Come? Cosa intendi per come? Come ci si incontra in queste calche? Sono uscito sulla terrazza per prendere un po' d’aria e l’ho incontrata lì. Non siamo stati presentati formalmente, ma è stata... affascinante.»
Si aspettava che l’espressione di sua madre si illuminasse ulteriormente, ma rimase perplessa. «Non è possibile, caro.»
«Ti assicuro di sì» ribatté lui, e cominciò a sentirsi irritato. Perché mai sua madre continuava a insistere che quello che diceva non era vero?
«Ma la signorina Shephard ha ballato negli ultimi trenta minuti, Baldwin» disse lei, inclinando la testa verso la pista da ballo. «Da prima che tu uscissi in terrazza.»
….

Tutte le sensazioni positive che Baldwin aveva provato da quando aveva trovato quella donna sulla terrazza, svanirono nel nulla. No, non nel nulla. Svanirono e furono sostituite da qualcosa di diverso. Un’orribile, cocente delusione. Una delusione che non avrebbe dovuto provare dopo aver incontrato la giovane donna una sola volta.


Biografia autrice.
Jess Michaels è un’autrice bestseller di USA Today. Sebbene abbia iniziato come autrice tradizionale pubblicata da Avon/HarperCollins, Pocket, Hachette e Samhain Publishing, e anche da Mondadori in Italia nella collana “I Romanzi Extra Passion”, nel 2015 è passata al self publishing e non si è mai guardata indietro! Ha la fortuna di essere sposata con la persona che ammira di più al mondo e di vivere nel cuore di Dallas. Quando non controlla ossessivamente quanti passi ha fatto su Fitbit, o quando non prova tutti i nuovi gusti di yogurt greco, scrive romanzi d’amore storici con eroi super sexy ed eroine irriverenti che fanno di tutto per ottenere quello che vogliono senza stare ad aspettare.

Biografia traduttrice:
Isabella Nanni si è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne ed è iscritta al Ruolo Periti ed Esperti per la categoria Traduttori e Interpreti. Le sue lingue di lavoro sono Inglese, Tedesco e Spagnolo, da cui traduce verso l’italiano, lingua madre. A gennaio 2019 è risultata vincitrice ex aequo del concorso di traduzione de “La Bottega Dei Traduttori”. Dopo un MBA da diversi anni è libera professionista e si occupa di traduzioni, sia editoriali che tecniche. È inoltre consulente commerciale per editori di testate trade.
È l’orgogliosa madre di due splendide giovani dal sangue misto come Harry Potter, emiliano e campano. Coltiva rose di tutti i colori e con una vita di riserva studierebbe arabo, cinese e russo. Non potendo, si affida ai colleghi traduttori per allargare i suoi confini culturali.


domenica 23 maggio 2021

Recensione: IL MONDO DEVE SAPERE. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria, di Michela Murgia



"Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria" di Michela Murgia è il racconto di un'esperienza lavorativa che, pur essendo assolutamente vera, sembra quasi surreale, fantastica. 

Era il 2006 quando Michela Murgia veniva assunta nel call center della multinazionale americana Kirby, l'azienda famosa per aver prodotto quell'oggetto incredibile che aspira sì, ma non è catalogabile come un semplice aspirapolvere al pari dell'obsoleto e verde-crema Folletto.

In queste pagine il lettore ha modo di entrare in questo mondo del telemarketing, con tutto ciò che lo caratterizza e lo rende davvero un universo alieno.

Leggiamo di come siano scandite le giornate di lavoro delle telefoniste, di queste quattro ore trascorse attaccate al telefono per cercare di convincere schiere di casalinghe ignare, indaffarate, incavolate, ingenue, annoiate... a fissare almeno un appuntamento - "domani o dopodomani, un'oramassimo, un'orettaemezza" - senza alcun impegno da parte loro, se non quello di permettere a un collaboratore kirbyano di mostrare alcune sorprendenti funzioni del mostro brevettato NASA (!!!) ed esprimere soltanto una sincera valutazione in merito.

"Lei non deve acquistare niente, signora, siamo noi che regaliamo a lei un'oramassimo, un'orettaemezza di igienizzazione del suo divano/materasso/altrooggettononidentificato."

E così, mentre per trenta incredibili giorni Michela si specializza nelle tecniche della persuasione occulta, apre un blog, dove riporta in presa diretta l’inferno del telemarketing con le sue tecniche di condizionamento, le riunioni motivazionali, le premiazioni e i raggiri psicologici, i salari e i castighi aziendali. 

Con una scrittura molto ironica, vivace e un piglio divertente con cui fa un po' il verso a quelli che stanno ai piani alti della scala aziendale, entriamo con passo leggero (ma non per questo superficiale) all'interno dei perversi meccanismi e giochini pseudopsicologici messi in atto per convincere le povere telefoniste impaurite e demotivate a lavorare come matte, a metterci tutto il loro pieno coinvolgimento e la fede cieca in questo lavoro bellissimo ed emozionantissimo, che insegnerà loro ad intrecciare migliori relazioni sociali e a lavorare sulle motivazioni e sulle ambizioni personali; non solo, ma leggiamo anche gli spassosi dialoghi-modello attraverso i quali sempre loro - le telefoniste - devono cercare di manipolare le povere desperate housewives dall'altra parte del filo perché accettino la visita dei venditori kirbyani.

Respiriamo il clima di competizione insana ("spinta fino al distorto agonismo") che circola tra le dipendenti, che ricevono un fisso da fame e, per provare a racimolare qualche altro soldino, si devono impegnare a fissare appuntamenti che, se vanno a buon fine, permettono loro di guadagnare 5 euro in più.

Poi, se raggiri più vittime in un mese, scatta addirittura il premio, che può consistere in viaggi in luoghi che mai sceglieresti in vita tua in compagnia del tuo capotelefonista (che figata, eh?).

Insomma, non è che l'aria a lavoro sia delle più salubri, però la regola resta ed è "bisogna sorridere sempre, perché non si vende solo il Kirby. Si vende una filosofia di vita. Think Positive, Little Rose."

E se sorridi anche al telefono, il tuo interlocutore lo percepisce ed è meglio disposto a non chiudere bruscamente la conversazione, magari con l'aggiunta di una bella parolaccia.

La Murgia ci catapulta, con un gran senso dello humor, in una realtà lavorativa che sembra assurda e invece, ripeto, è assolutamente realistica; centocinquanta pagine di Kirby e tutto il mondo che gli gira intorno, con tutte le frasi fatte di telefonisti e venditori, le classiche risposte dei potenziali clienti e i requisiti che devono avere quelli più manipolabili, gli elogi in cui l'azienda si spertica perché i poveri comuni mortali possano arrivare a capire che non stiamo parlando di un elettrodomestico qualsiasi ma di un «... un sistema per la cura e per l’igiene della casa che è specificamente studiato per la prevenzione delle malattie allergiche che si contraggono in ambiente domestico».

Qualcosa di indispensabile, ecco. 
Poi sul prezzo..., vabbè meglio non chiedere, perché lì casca l'asino; del resto, se a una casalinga rispondi che costa tremila euro, non è che puoi aspettarti sorrisi di felicità.

Il mondo deve sapere è di certo un  "romanzo tragicomico" che fa sorridere, e per la penna arguta e intelligente, e per la descrizione in sè di questo genere di impiego, dove tanti giovani vengono assoldati per svolgere un lavoro precario e sul quale è impossibile costruire il benchè minimo progetto di vita futuro (fosse anche a breve termine), e questa consapevolezza non può non indignare, soprattutto se consideriamo che queste pagine (che in origine, come dicevo più su, erano il contenuto del blog di Michela) sono state scritte dieci anni fa e ad oggi...poco o niente è cambiato.


sabato 22 maggio 2021

Recensione: DUE CUORI IN AFFITTO di Felicia Kingsley



Cosa può succedere quando un famoso scrittore di best seller, sexy, sicuro di sé al limite dell'arroganza, amante della bella vita e delle belle donne, è costretto a condividere gli spazi di una stessa casa con una (quasi) sceneggiatrice seria, salutista e pacata?
Battibecchi e battutine caustiche sono all'ordine del giorno, e tra i due non mancheranno le scintille... E le scintille, si sa, sono il preludio di un incendio.


DUE CUORI IN AFFITTO
di Felicia Kingsley


Ed. Newton Compton
352 pp
Blake Avery è uno scrittore di successo, che ogni anno scala le classifiche dei romanzi più venduti con i suoi bestseller che, mescolando sapientemente thriller e storia, tengono milioni di lettori col fiato sospeso fino all'ultima pagina.
Certo, ogni volta è un po' un parto perché Blake comincia a scrivere a pochi giorni dalla data di scadenza per la consegna del manoscritto all'editore, il che fa penare la sua agente Sasha, che tutte le volte sbotta contro il suo autore di punta - narcisista, egoriferito, irresponsabile - con delle crisi isteriche memorabili.

Ma Blake sorride con ironia e divertimento perché sa di vendere milioni di copie ad ogni uscita, per cui nessuna casa editrice potrebbe mai rinunciare a uno come lui, sarebbe folle!, per cui se la prende comoda e scrive sempre e solo sotto ispirazione, fosse anche a due giorni dal termine di consegna.

La sua sicurezza nasce dalla consapevolezza che la gente ama i suoi romanzi e li aspetta con trepidazione; solitamente anche le recensioni sono positive e gratificanti, se non fosse per quel maledetto di George Sullivan, che l'ha definito "l'Anticristo della pagine stampata"; insomma, secondo questo pseudo critico, Avery sarebbe un imbrattacarte che vende solo perché scrive robetta commerciale di scarsa qualità letteraria.

La ventisettenne Summer vive a Los Angeles ed è un'aspirante sceneggiatrice; per ora è solo assistente del direttore di produzione di una serie tv molto famosa, ma sente di essere sulla strada giusta, di aver talento e che, a furia di insistere, fare sacrifici e credendoci, prima o poi sfonderà nel mondo delle serie tv hollywoodiane, firmando una sceneggiatura tutta sua. 
È fidanzata con il critico George Sullivan (sì, quel Sullivan che ogni anno massacra Avery con recensioni impietose), un uomo più grande di lei di diversi anni, col quale ha un rapporto tranquillo e privo di grossi slanci e di quella passione che dovrebbe esserci in una coppia che dopotutto sta insieme da poco tempo.

Quando, sopraggiunta l'estate, Summer e George ricevono la gradita offerta di trascorrere le vacanze estive in una bella villa negli Hamptons - di proprietà di una coppia benestante ma sulla soglia del divorzio - accettano più che volentieri, con l'obiettivo di  unire gli impegni di lavoro con la voglia di rilassarsi. 

Ma il relax è ben lontano da loro perché, giunti a destinazione, aprono la porta e sorprendono una giovane coppia intenta ad avere rapporti intimi...

La scena, imprevista e quasi surreale, sconcerta i quattro, che non capiscono come sia possibile che si ritrovino insieme nella stessa villa, essendo ogni coppia convinta di essere la sola ad avere le chiavi per beneficiare dell'ospitalità dei proprietari.
Ed invece, scoprono che i due quasi ex-coniugi hanno fatto la proposta ognuno ad una coppia di amici.
E adesso, che si fa? Se nessuna delle due coppie ha intenzione di fare dietrofront e lasciare all'altra la casa che, con tutti i comfort, è il luogo ideale per rilassarsi durante i mesi estivi, non c'è altra scelta che dividersi gli spazi, provando a convivere.
Ma... ci sono dei "piccoli" inghippi.
Tra Blake e George non corre buon sangue, per ragioni facilmente intuibili e le stoccate sarcastiche, volte ad offendere e sminuire l'altro, non mancano dal primo secondo in cui i due si incontrano; per solidarietà al fidanzato, anche Summer si pone con un atteggiamento ostile verso Blake, che la punta e la sottopone a continue ironie e battutine sferzanti per punzecchiarla e farla arrabbiare.

Il clima non è dei più rilassanti ma ben presto la situazione assume nuovi contorni perché i rispettivi partner di Summer e Blake lasciano casa (e le rispettive relazioni ne risentono, ovviamente) per motivi di lavoro: George deve correre a New York per improrogabili impegni professionali, e anche la compagna di Blake - la bellissima, prorompente e sexy Cheyenne, attrice emergente - ha accettato un ruolo in un film girato da un regista importante, per cui... bye bye, Blake!

Insomma, Summer ed Avery restano in casa da soli, a dividersi gli spazi, e per evitare che l'una invada quelli dell'altro, Summer pensa bene di stendere una lista di regole da seguire per una convivenza, se non idilliaca, quanto meno pacifica.

Certo, i presupposti perché le baruffe siano il loro pane quotidiano ci sono tutti: Blake è un dongiovanni che vola di fiore in fiore, single per vocazione, nelle sue relazioni il coinvolgimento sentimentale è rigorosamente escluso; lei, invece, è una fidanzata leale, devota, che pende dalle colte labbra del suo maturo compagno, di cui teme i giudizi rigorosi e poco generosi e della cui approvazione ha bisogno per sentirsi valorizzata.
Lì dove Summer è ordinata, precisa e mattiniera, fa yoga, beve tè verde e mangia vegetariano, lui fa colazione con un Bloody Mary e due sigarette, vive nel caos e non si sveglia mai prima delle due del pomeriggio. 

E poi si punzecchiano continuamente sulle loro professioni, anche se, mentre Summer sa di apprezzare Avery scrittore molto più di ciò che vuol dare a vedere, Blake è davvero convinto che gli sceneggiatori siano scrittori mancati e falliti, e non manca di rinfacciarlo poco carinamente a un'interdetta e offesa Summer, che da parte sua cerca in tutti i modi di emergere in quel settore e di farcela con le proprie forze e contro ogni previsione.

I due conviventi non hanno proprio niente in comune eppure sentono, giorno dopo giorno, che al di là delle prese in giro, delle ironie facili e delle stoccatine pungenti, un'inaspettata alchimia si instaura tra loro, attraendoli irresistibilmente.
Riconoscerlo e, ancor più, dirselo è complicato ma una serie di circostanze faranno sì che i due imparino a conoscersi meglio, andando oltre la superficie.

In una scena (che io ho trovato simpaticissima e mi ha fatto sorridere molto) in particolare, Blake capirà delle cose importanti della personalità di Summer, arrivando anche a supportarla: durante un improvvisato pranzo famigliare, Summer si ritrova a discutere per l'ennesima volta con il padre e la sorella maggiore di quanto la propria vita e carriera siano un immenso fallimento ai loro occhi.
Il padre, infatti, è uno stimato avvocato e la primogenita lavora con lui, mietendo successi in campo legale; tutti si sarebbero aspettati che anche la figlia piccola seguisse le loro orme ma lei, cocciuta e controcorrente, si è fissata con il voler diventare sceneggiatrice! Ma non lo vede che non c'è posto per lei ad Hollywood?
Insomma, il pranzo si trasforma ben presto in un atto di accusa verso la povera Summer, che al solito viene umiliata e sminuita dai suoi famigliari, davanti ai quali riesce a difendersi ben poco.
Ma questa volta a salvarla c'è lui, l'arrogante ma anche perspicace Blake Avery, che sa come rispondere ai due avvocati, lasciandoli per di più a bocca aperta nel dichiarare di essere il nuovo fidanzato della "piccola" Summer.
A dare una ventata estrosa e bizzarra ad una situazione già stramba e piena di sorprese, si aggiunge un amico di Blake, tale Dwight, ospite temporaneo dei due, ai quali darà non poche grane da risolvere.

Di capitolo in capitolo - che si susseguono dando voce alternativamente ai due protagonisti - seguiamo le vicissitudini che portano Blake e Summer ad essere sempre più vicini, fisicamente e non solo, finché la passione, che provoca loro più di un brivido, non scoppia, irrefrenabile.
Le barriere vengono abbassate e i due si vivono appieno, scoprendo una complicità fisica ma anche mentale che li fa sentire appagati e felici.

Ma se Blake resta sempre il casanova che non vuole innamorarsi (dice lui) e lei non è proprio il tipo da "una notte e via", come faranno questi due universi opposti a incontrarsi davvero?

Entrambi si sentono due cuori da sempre in affitto, alla ricerca (inconsapevole?) di un luogo da chiamare finalmente "casa", in cui non sentirsi più ospiti o estranei, ma al sicuro, a proprio agio, dove essere se stessi, senza giudizi altrui e senza maschere.

I protagonisti son splendidamente tratteggiati e se, alle prime battute, Blake non mi stava proprio simpatico perché trovavo le sue battute verso Summer fin troppo caustiche, dal pranzo in poi mi ha conquistata, si è rivelato per l'uomo intelligente e, a modo suo, sensibile e profondo che è: in fondo, come Summer, anch'egli sa cosa voglia dire essere giudicato (e non sempre con parole lusinghiere) e sa quanto questo possa essere difficile da affrontare e superare, ma è cosciente anche che la ragazza è brava in quel che fa (e scrive) ed è giusto che insegua il suo sogno.
I dialoghi sono vivaci, briosi, ironici e contribuiscono a rendere il ritmo agile e scorrevolissimo, inseriti, come sono, in una commedia romantica brillante e divertenteche intrattiene il lettore con personaggi accattivanti, regalandogli sorrisi, momenti di passione e la giusta dose di imprevisti ed  equivoci.

Un romanzo che mi ha conquistata, di quelli in cui l'amore ha contorni sì romantici - come lo è Summer - ma anche frizzanti, imprevedibili e scanzonati, come Blake.

Consigliato!! 

lunedì 17 maggio 2021

Recensione: UNA POSIZIONE SCOMODA di Francesco Muzzopappa



Fabio Loiero è un giovanotto i cui sogni di gloria giovanili si sono infranti contro la dura realtà: sin da ragazzo, infatti, sogna di lavorare come sceneggiatore per i migliori registi italiani e non, ma qualcosa dev'essere andato storto se attualmente è sì sceneggiatore,  ma non di film d'autore, bensì di filmetti a luci rosse.
Professione che, manco a dirlo, odia con tutto se stesso.
Riuscirà a riscattarsi da un'esistenza e da un lavoro tutt'altro che gratificanti?


UNA POSIZIONE SCOMODA
di Francesco Muzzopappa


Fazi Ed.
221 pp
Se uno si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, collezionando, agli inizi del proprio percorso di scrittore di piccole sceneggiature, delle critiche positive, ci sta che maturi l'idea di avere talento e di poter ambire a lavorare scrivendo per grandi registi, del calibro di Amelio e Sorrentino.

E in effetti Fabio è una promessa del cinema italiano..., o per meglio dire, lo è stato.
Quando si è molto giovani, si sa, si è convinti di avere il mondo in mano e di poter anche fare gli schizzinosi, rifiutando offerte che, sul momento, non paiono essere chissà quale trampolino per lanciare la propria emergente carriera, ed è ciò che successo al protagonista.

Dopo aver risposto troppe volte no a offerte di lavoro da lui ritenute "niente di che", ecco che si ritrova a fissare un telefono sempre muto... I ripetuti rifiuti gli hanno fatto terra bruciata, per cui il mondo del cinema - sulla cui soglia aveva appena messo piede - sembra essersi completamente dimenticato di Fabio Loiero.

A dare una scossa alle giornate di un ragazzo ormai afflitto, annoiato, demotivato, ci pensa un incontro casuale e, per certi versi fortuito: quello con Romina, una trans che di lavoro fa la produttrice di film e che gli propone di collaborare con la sua casa di produzione.
Disperato ed in cerca di occupazione, il povero Fabio dice sì, per poi scoprire che si tratta di film porno!

Si ritrova, quindi, da un giorno all'altro, a scrivere sceneggiature di film hard, cosa che lo manda in crisi perché per lui non c'è niente di eccitante nel buttar giù trame e dialoghi decisamente poco edificanti e dei quali si vergogna di essere l'autore.

Infatti, nessuno delle sue conoscenze - tranne una vecchia amica, sboccata e bestemmiatrice provetta - sa che scrive film porno, e lui ha tutti gli interessi affinché la cosa resti segreta, soprattutto è terrorizzato che possa arrivare alle orecchie dei genitori.
Sua madre crede che il suo bambino lavori per opere di un certo spessore culturale e che lo faccia con quel candore e quell'innocenza angeliche che da sempre hanno contraddistinto il suo buon Fabio; suo padre gli manda ogni giorno link per sentire la messa e messaggini tratti dai Vangeli per edificare la sua anima ed elevarla verso il cielo.
Se sapessero che il loro unico figlio scrive sconcezze, porcherie che solo a nominarle si diventa rossi di vergogna, potrebbero morire d'infarto.

E allora, meglio lavorare in sordina e soffrire da solo e in silenzio tra le mura di casa.
Il rischio che però la sua faccia venga sbattuta in TV e associata al cinema hard, diventa concreto quando uno dei film da lui firmati, L'importanza di chia*arsi Ernesto, è in lizza al Festival del Porno di Cannes e, secondo Romina, è lui a dover andare alla manifestazione e a ritirare la statuetta (vi lascio immaginare che forma abbia il premio...) nel caso vincesse come miglior sceneggiatore.

Ovviamente Fabio cerca in tutti i modi di sfuggire all'ingombrante ed imbarazzante impegno: lui già vive come un peso il proprio particolarissimo lavoro, figuriamoci cosa accadrebbe se parenti ed amici ne venissero a conoscenza!

Ma Romina è così insistente che Fabio le dice sì... a una condizione, però, e forse sarà proprio questo piccolo "ricatto" a offrirgli l'occasione della vita.

Il nostro sfortunato sceneggiatore, infatti, tiene chiuso in un cassetto il copione di una possibile film che egli ritiene essere brillante e ben fatto: Il cielo di piombo aspetta solo di finire nella mani di produttori e registi giusti, che sappiano valorizzare la sua bravura e lasciarlo finalmente entrare nell'Olimpo dei grandi del cinema.
La sola idea che alcuni suoi amici del Centro Sperimentale, che non hanno mai brillato per talento e creatività, possano collaborare con registi e attori di un certo calibro, e lui, che invece era promettente e apprezzato, sia finito nel dimenticatoio, basta a mandarlo in depressione e a renderlo insofferente ad aprire anche solo uno spiraglio a qualcuno di questi ex-compagni, che ogni tanto sbucano dal passato e lo contattano per vantarsi dei propri successi, cosa che ovviamente lo manda in crisi ancor di più.

Riuscirà il povero Fabio a dare una svolta alla propria carriera che non accenna a decollare, anzi..., rischia di affondare sempre più?

Anche questo romanzo di Muzzopappa mi ha divertito molto: il protagonista è un giovanotto che si sente un po' un genio incompreso, che non è riuscito a sfondare per un'abbondanza incontrollata di sfiga; i personaggi che gli ruotano attorno - ognuno con i propri eccessi, dai pii genitori a Romina e tutti coloro che lavorano nel cinema hard, con le loro stranezze e le loro estrose volgarità - contribuiscono a creare delle situazioni buffe, delle vere e proprie gag che mi hanno strappato più di una risata.

Credo sia il quarto libro che leggo di quest'autore e ogni volta è un'iniezione di buon umore: il suo senso dell'umorismo, l'arguta ironia e la leggerezza che contraddistinguono le sue storie mi conquistano ogni volta.
Ideale per chi ha voglia di una lettura spassosa e spensierata.

sabato 15 maggio 2021

Recensione: LA CONGIURA DELLE PASSIONI di Pietro De Sarlo


Ambientato in Basilicata nel periodo cruciale del Risorgimento, il romanzo storico di Pietro De Sarlo si concentra su fatti ed antefatti che, nel condurre dritti al processo di unificazione del nostro Paese, mostrano un Sud disomogeneo, frammentato, in balìa della confusione, diviso tra chi vorrebbe che il proprio presente restasse tale ma se lo vede, suo malgrado, scivolare tra le mani, e chi, in nome di un presunto progresso, è proiettato al "nuovo" che avanza, il quale sopraggiunge con il subdolo aiuto di chi è pronto a tradire le proprie radici e la propria terra, e la crudele forza delle armi e delle vessazioni da parte dello straniero occupante.


LA CONGIURA DELLE PASSIONI
di Pietro De Sarlo



Altrimedia Ed.
238 pp
"...la Storia va avanti per le sue correnti misteriose e non
dove sia giusto che vada e opporvisi non è una grande idea".

A Monte Saraceno (nome di fantasia), nell'Appennino Lucano, vive il figlio del Notaro di paese, il giovanissimo Pietrino, che si ritrova spettatore (e non solo) di eventi storici molto più grandi di lui.
In casa e in paese, ormai, non si parla d'altro: di questo personaggio che, alla testa dei suoi Mille, vuole conquistare il Regno delle Due Sicile:

"questo Garibaldo chi è e perché viene a invadere il Regno? Nessuno ci ha dichiarato guerra, Dio ci scampi e liberi!» (...) questo Garibaldo chi lo manda? Nessuno? E allora non è generale ma bandito, mi pare, o no?» 

Il fratello della mamma di Pietrino, lo zio Nicola Maria, ha abbracciato la causa dei Piemontisi, che vogliono il Mezzogiorno per formare un Paese unito, e il ragazzo ne è oltremodo affascinato; intanto, in cambio della fedeltà al Re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, e di un arruolamento tra le file dei suoi eserciti, ai cafoni sono state promesse le terre, così da incoraggiarli a voltare le spalle a Franceschiello - il re Ferdinando II di Borbone - e ad accogliere il nuovo Re.

Il curioso Pietrino vive le proprie giornate divertendosi con gli amici ma con un orecchio sempre teso "alle cose degli adulti", di cui legge, tanto nei volti tirati quanto nei toni di voce irati, cruccio, timore, rabbia, perplessità, dubbi.
Attorno a lui gravitano altri personaggi, a partire da suo padre (il Notaro), preoccupato dalla piega che stanno prendendo gli eventi a causa di questo Garibaldo e dell'esercito piemontese; il cugino di lui, 'U Barone, uomo di potere, da sempre tenuto in considerazione da tutti in paese, che però pare stia mostrando un atteggiamento favorevole verso "lo straniero", cosa che non viene ben vista dai compaesani.

E poi ci sono la bella e procace Mirna (che provoca in un imbarazzato ed infatuato Pietrino i primi brividi di piacere) e sua madre 'A Masciara, una donna combattiva, dal carattere forte e determinato, che in molti rispettano e temono perché considerano una "strega", una fattucchiera che lancia malocchi e sentenze senza fallire mai un colpo.

Se i personaggi maschili sono perlopiù, e a diverso titolo, coinvolti nelle questioni politiche, militari e sociali inerenti il passaggio dal regno borbonico a quello sabaudo (con tutto ciò che l'ha caratterizzato, tra brigantaggio, massacri di civili, plebisciti farsa, ufficiali borbonici trasformatisi in delatori e spie...), e spesso si impongono per la volubilità, l'arroganza, l'infedeltà - che sia il borioso Barone, convinto di dover avere tutti e tutte ai suoi piedi, o il tenente Corsini, che alterna alle imprese militari amorose avventure con ingenue (o quasi) donzelle (cosa che gli costerà cara) o il Capitano Emilio Sole, la cui irreprensibile e convinta devozione alla causa borbonica verrà messa alla prova -, ad apparirci più coerenti, decise e granitiche sono donne come Giulia, governante del Barone, ormai immune al fascino e alla prepotenza di quest'ultimo, la coraggiosa Mirna o ancora come sua madre, 'A Masciara, un personaggio femminile rilevante che incarna il Meridione, col suo carisma, la sua forza, le sue ancestrali superstizioni e, più di tutto, l'attaccamento viscerale alla propria terra, che lei vorrebbe poter difendere con le unghie e con i denti dal vigliacco usurpatore.

Ogni personaggio di questo libro, che potremmo rassomigliare - come suggerisce nella prefazione Gennaro De Crescenzo - ad un'opera teatrale, concorre, più o meno attivamente, a dare il proprio contributo all'avvicendarsi di fatti, intrighi, tradimenti, drammi individuali, famigliari e collettivi, tutti incastonati in un unico contesto: quello di una terra - lucana, nello specifico; meridionale, in generale - e di un momento storico contrassegnati da venti di cambiamento, da turbolenze e difficoltà di varia natura che marcano e feriscono il Mezzogiorno, calpestato da una parte da nuovi ceti liberali dominanti, bramosi di potere e ricchezza, dall'altra dalla "ottusa e selvaggia repressione dei generali piemontesi".

Come poteva il Sud, e ancor meno un paesotto di contadini, diviso al suo interno tra chi resta fedele a re Francesco - Dio guardi! - e chi pensa che ormai il Regno delle Due Sicilie sia sinonimo di arretratezza e appartenga al passato, resistere?

"Sarebbe bastata una scintilla per far precipitare tutto e con l’estate, più che una scintilla, fu il fuoco delle passioni civili e amorose a determinare la catastrofe."

A creare dinamicità e a tenere incollato il lettore alle vicende narrate, quindi, sono sia le tante piccole storie che vedono alternarsi quali protagonisti alcuni di questi personaggi, sia la Storia - dove quella ufficiale, quella nota perché scritta dai vincitori, riportata sui libri e che abbiamo appreso anche a scuola, si scontra con "l'altra Storia", l'altra faccia della medaglia, con una narrazione dei fatti diversa che vede con un occhio decisamente meno edulcorato il processo di unificazione del nostro bel Paese.

Un'annessione o un'invasione? I piemontesi erano un esercito di occupanti in cerca di una terra da conquistare o lo strumento per liberare il povero e ignorante Mezzogiorno dal giogo arretrato dei Borbone?

«...qui a Monte Saraceno siete tutti contro la modernità e preferite il medioevo del Borbone! I piemontisi porteranno le strade, la via ferrata e il viver civile e… danari»
«Danari dite? L’Unità d’Italia è stata e sarà, ne ho fede invitta, la nostra redenzione morale. Ma è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, solo lo scorso anno, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’Unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali.».


De Sarlo racconta questo complesso periodo storico in modo superbo, incastrando armonicamente gli elementi fittizi, propri della forma romanzata, con quelli veri appartenenti alla Storia, e in particolare a quella parte di storia meno nota ai più perché, si sa, la "versione" dei vinti viene facilmente sacrificata sull'altare delle "versioni ufficiali".

Ed è ai vinti che, in un certo senso, De Sarlo dà voce, mostrandoci con energia e realismo, con dialoghi incalzanti e un linguaggio vivace e consono al contesto e ai singoli attori, quanto travagliato sia stato il parto da cui ha avuto origine il nostro Paese, nato tra le doglie dolorose dei tradimenti e del sangue versato di innocenti.


"Questa Italia è una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco il Meridione e le isole squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentano di infamare chiamandoli briganti."

Ciò che ne viene fuori è il ritratto affascinante e profondamente complesso di un'Italia purtroppo divisa, di un Mezzogiorno costretto, suo malgrado, ad attraversare il passaggio (tutt'altro che indolore e felice) da un regno ad un altro, passaggio che non necessariamente ha significato un vero miglioramento e che automaticamente è stato un "passo in avanti" dal punto di vista sociale, economico ecc.

Ringrazio di cuore l'Autore per avermi nuovamente omaggiato con la sua ultima fatica letteraria; è il suo terzo romanzo che leggo, e ogni volta resto piacevolmente colpita dalla bravura nella scelta e costruzione della struttura narrativa, nella caratterizzazione di personalità sempre particolari e ben delineate, nella precisa descrizione del contesto, che nel caso di questo romanzo storico ho davvero molto apprezzato, e non solo perché amo la Storia (il periodo risorgimentale è tra quelli che maggiormente mi affascinano) ma anche per la capacità di farmi entrare dentro di essa, di portarmi sui "morenti borghi montani di Basilicata", di farmi sentire coinvolta dalle vicende raccontate.

Conoscere e ricordare chi siamo, da dove veniamo, di "cosa" siamo figli, quali sono le nostre radici, non è solo interessante per accrescere il personale bagaglio culturale, ma anche perché il presente e, ancor più, il futuro necessitano della memoria e del passato per essere costruiti con consapevolezza.

Assolutamente consigliato, tanto più se amate il genere e il periodo storico in oggetto.


Citazioni:

“Fummo traditi egualmente, egualmente spogliati, risorgeremo allo stesso tempo dalle nostre sventure; ché mai ha durato lungamente l’opera della iniquità, né sono eterne le usurpazioni. Una guerra ingiusta e contro la ragione delle genti ha invaso la Patria, non ostante che fosse in pace con tutte le potenze straniere d’Italia e d’Europa. Vedete in che stato siamo."

«E questo è quello che lascerete su questa terra. Una terra che fu data all’Origine del Mondo dal Sempiterno per antico patto a streghe e fieri briganti e che voi avete ucciso ma non piegato. Avete vinto con il tradimento e l’inganno e con l’aiuto di serpi con sembianze umane lanciate in mezzo a noi dal Maligno. Senza pudore hanno succhiato il latte della Madre Terra che li ha messi al mondo per poi avvelenarla e darla in pasto allo straniero che tutto ha depredato, stuprato e vilmente ucciso.»


giovedì 13 maggio 2021

RECENSIONE: UN UOMO COSÌ di Agnese Moro



Tra queste pagine la figlia dell'onorevole Aldo Moro condivide con i lettori frammenti di ricordi di aneddoti, episodi, abitudini e gesti che ci donano il ritratto intimo, genuino e commovente di un uomo, che è stato un padre, un marito, un nonno, sempre amorevole e attento al benessere dei propri cari, oltre che un politico integro e dedito con passione e convinzione al proprio lavoro.,


UN UOMO COSÌ 
di Agnese Moro


Rizzoli
109 pp
A scrivere è una figlia che ci parla di suo padre, di com'era nel privato, tra le mura di casa e grazie al suo racconto ci facciamo un'idea di chi fosse l'onorevole Moro, personaggio politico che ha segnato la storia italiana; una delle radici, buone, della democrazia. 

È come se Agnese Moro aprisse l'album dei ricordi di famiglia e ci rendesse partecipi di alcune preziose istantanee che ci mostrano Aldo Moro padre, sempre premuroso, pieno di cure verso i propri cari, nonostante i tantissimi impegni di lavoro che lo tenevano spesso lontano da casa.

La memoria si sofferma su odori, parole, voci, gesti, sorrisi, abitudini che ci parlano della serena quotidianità di un uomo di fede, colto, discreto e riservato ma tutt'altro che privo di senso dell'umorismo; e attraverso le parole della figlia, ci sembra quasi di vederlo compiere azioni comuni, semplici, che sia sbucciare con calma un'arancia, cantare una canzoncina alla figlia, o impegnato a farsi la barba o nel suo stare attento all'alimentazione; l'Aldo Moro che piange per la morte del padre o ancora che si incupisce dopo aver appreso la notizia dell'attentato di Piazza Fontana, su cui commenterà, proprio con la figlia: 

"...nelle stragi si verifica una coincidenza di interessi tra servizi segreti diversi, con una sorta di tacito accordo tra chi fa e chi lascia fare".

L'aspetto "domestico" però non può essere disgiunto da quello politico, e inevitabilmente l'autrice ci porta brevemente nei viaggi di lavoro, ci racconta come gli impegni di governo e le preoccupazioni del partito entrassero anche tra le mura di casa, benchè egli mai sfogasse frustrazioni e negatività sui propri famigliari.

È quindi il ritratto commovente, lieve e vero, di una persona a modo, sempre educata e gentile con tutti, pronto all'ascolto, al dialogo, alla comprensione e al rispetto reciproco.

«Aldo Moro non appartiene solo a noi, ma anche al suo Paese.», ed è questa verità una delle ragioni che spinge Agnese Moro a presentare la figura di suo padre, impegnato per un trentennio nell’attuazione di quella Costituzione di cui era stato tra gli ideatori ed estensori, e che ha dato il suo grande contributo alla democrazia e alla società italiana.

Credo di non sbagliare nel dire che quando pensiamo ad Aldo Moro le prime cose che ci vengono in mente sono le Brigate Rosse o la foto del cadavere dell'onorevole posto nel bagagliaio di un'auto; in questo libro, però è una figlia che scrive e che seleziona ricordi di vita semplici e commoventi così che per un attimo gli occhi si distolgano dalla tragica fine cui è andato incontro l'amato padre, per far sì che li si apra per guardarlo per quello che, in primis, è stato: un uomo affettuoso, "libero e scomodo", molto amato e, di certo, a distanza di 43 anni, mai dimenticato.

Mi hanno commossa molto le tre lettere che Agnese riporta e che il papà scrisse mentre era sequestrato: una per il nipotino Luca, una per la stessa Agnese e quella per la moglie; parole dolci, piene di amore ma anche di dolorosa rassegnazione perché il timore di non rivedere mai più i volti amati era fin troppo concreto.
Un libro piccolo ma profondo, che ci avvicina a quest'uomo che, nei ricordi di una figlia privata dell'adorato padre troppo presto e crudelmente, ci viene restituito non semplicemente come il politico democristiano vittima della BR, ma ancor prima come un padre di famiglia.