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giovedì 9 luglio 2026

Recensione: BAMBINI NEL TEMPO di Ian McEwan



La felice vita famigliare di Stephen Lewis viene sconvolta da un tragico evento: la sua bambina di tre anni, un giorno, viene rapita.
Il vuoto doloroso lasciato da tale assurda ed inspiegabile assenza paralizza i genitori, che reagiscono diversamente allo strazio della scomparsa della piccola.
Ritornare a vivere normalmente sarà un obiettivo davvero molto difficile da raggiungere ma il seme della speranza è capace di germogliare anche in luoghi desolati e solitari.




BAMBINI NEL TEMPO 
di Ian McEwan 



Einaudi
trad. S. Basso
254 pp
Stephen Lewis è uno scrittore di libri per bambini; sposato con Julie, musicista classica; vivono felicemente a Londra con la figlioletta di tre anni Kate.

In un giorno come tanti, Stephen si reca al supermarket insieme alla bimba, non immaginando che di lì a poco quel giorno resterà per sempre fissato nella memoria sua e di sua moglie; mentre è alla cassa per pagare, sicuro e tranquillo con Kate vicinissima a lui, la piccola... scompare.

Questione di attimi, di secondi.
Il tempo di porre la spesa sul nastro e di pagarla... e puof! Kate non c'è più.

Volatilizzata nel nulla.
Nessuno si è accorto di niente, nessuno ha visto una persona prendere e portar via la bimba, né si è udito gridare o piangere o alcunché.

Disperazione, senso di impotenza, dolore, paura, smarrimento, rabbia...: dov'è la mia bambina?? E com'è potuto succedere che la smarrissi (=me la portassero via) da sotto il naso nell'arco di una manciata di minuti?

Stephen e Julie si trovano a stringersi affranti nella disperata speranza che la bambina venga ritrovata, che si abbia almeno una pista da seguire per cercare di rintracciarla, di capire cosa possa essere successo e per colpa di chi.
Ma niente.
Passano ore, giorni, settimane..., anni.
L'incubo di ogni genitore diviene per la coppia pane quotidiano. 
Ed è un pane avvelenato, intriso di sofferenza, di un tormento che non lascia scampo in nessun momento della giornata, di un dolore che mozza il respiro e toglie ogni voglia di vivere.
L'unica ragione per continuare ad andare avanti è il pensiero che Kate venga loro restituita, che torni a casa dai suoi genitori che l'amano e l'aspettano.

Ed è così che la situazione precipita; mentre Stephen continua a cercare sua figlia in tutte le bimbe che incrocia e prova a tornare a una vita normale, sua moglie si chiude nel proprio dolore e il loro legame ne risente. Si allontanano e la distanza tra i coniugi si fa sempre più grande...

"Non c'era più spazio per la collera, né apertura al dialogo. Si muovevano entrambi come in un pantano, senza la forza necessaria a confrontarsi. D'un tratto, il loro dolore divenne separato, personale, incomunicabile. Ciascuno prese la propria strada, lui con i suoi elenchi e il quotidiano arrancare, lei su quella poltrona, persa nel suo intenso, privatissimo dolore. Ormai non esisteva più alcun conforto reciproco, alcun contatto, non un gesto d'amore. L'antica intimità, il consolidato assioma in base al quale loro due stavano dalla stessa parte, non valeva più. Rimanevano avvinghiati al loro smarrimento e taciti rancori cominciarono a crescere."

Stephen non abbandona il mondo della scrittura e il suo migliore amico Charlie Darke (che è in politica) lo coinvolge nella commissione governativa sull'infanzia affinché contribuisca alla stesura di un libro riguardante l'educazione dell'infanzia; Stephen viene anche ospitato da Charlie e da sua moglie Thelma e il lettore ha modo di entrare nel privato di questa coppia e di vederne i problemi sia tra i coniugi che personali (psicologici) di Charlie.

La lettura di questo romanzo per me non è stata semplicissima ed immediata perché l'autore inserisce diverse sottotrame (riguardanti ad es. i genitori di Stephen, Charlie e sua moglie) e lo fa in un modo che mi ha fatta sentire spesso confusa, con la conseguenza di distrarmi e abbassare il mio livello di attenzione e di interesse per ciò che leggevo.

La parte relativa alla scomparsa di Kate, al dopo e quindi all'angoscia vissuta dai genitori, alla loro disperazione, alla solitudine, alla distanza emotiva e fisica che si crea nella coppia generando fratture sempre più profonde, mi ha coinvolta emotivamente ed è descritta magistralmente; ma questa parte narrativa è circondata da altre dinamiche che o non ho trovato interessanti (ad esempio tutta la parte relativa al coinvolgimento di Stephen nella commissione governativa) o ho trovato "scollegati", poco chiari, come le sequenze dedicate ai genitori di Stephen e a dei particolari concernenti il passato, in special modo il momento in cui lo stesso Stephen è stato concepito.

Vengono narrati degli episodi sibillini - per così dire - in cui sembra che il protagonista abbia delle "visioni" sui propri genitori da giovani e che riesca a vedere se stesso bambino mentre osserva il padre e la madre.

Insomma, è una trama non complessa nei contenuti in sé quanto, a mio avviso, nella sua costruzione perché non sempre è lineare, in certi frangenti è quasi visionaria, mistica, ma qualunque sia la situazione raccontata si evince quanto sia centrale l'essere/il ritornare bambini, che si tratti di Stephen rispetto al dramma della scomparsa di Kate e all'inevitabile senso di smarrimento e fragilità, ai genitori ("visti" prima che lo divenissero), al manuale sull'educazione (che istituzionalizza l'infanzia, ignorandone l'innocenza, la spontaneità) o di Charlie coi suoi problemi di regressione.

Concludendo: non sono riuscita ad entrare in sintonia con questo romanzo, l'ho proseguito a fatica ma riconosco che c'è qualcosa di particolare, di magnetico, nella scrittura di McEwan, e ho apprezzato molto l'aspetto psicologico, la sua capacità di farci sentire la precarietà e vulnerabilità dell'esistenza umana, regalandoci nelle battute finali un filo di speranza e rinascita cui aggrapparci.

McEwan è McEwan ed è uno scrittore di spessore, per cui evidentemente il limite incontrato nella lettura di questo libro è da attribuire unicamente a me.

martedì 7 luglio 2026

Recensione: IN CINQUE QUARTI - RACCONTO DI UN'EREDITÀ INDIVISIBILE di S.V. Antonini


In cinque quarti - Racconto di un'eredità indivisibile è un breve racconto di S.V. Antonini ambientato in un contesto famigliare e ruota - come suggerisce il titolo stesso - attorno ad un'eredità.

Il cuore pulsante di questa storia risiede nei beni che una coppia di genitori (Alberto ed Anna) lascia ai
37 pp

propri quattro figli, con tutto il carico di dissapori, amarezze, baruffe, lungaggini e silenzi rancorosi che spesso tali questioni si portano dietro, creando fratture e ferite difficili da risanare.

Pur nella sua brevità, il racconto segue con chiarezza e fluidità tre generazioni e ci mostra come la disputa ereditaria, che coinvolge per anni i fratelli - incapaci di risolvere la questione in tempi brevi -, finisca per logorare i legami famigliari, con grande dispiacere di mamma Anna, che tanto avrebbe desiderato che le questioni legate all'eredità - ed in particolare a un podere - fossero risolte il prima possibile e accontentando tutti...

Ma così non è stato e ciò che per il loro padre Alberto ha costituito il frutto del duro lavoro e di tanti sacrifici, si tramuta in qualcosa di negativo, capace di distruggere ciò che, in passato, è stato costruito con fatica. 

"E fu così che quella terra, un tempo simbolo di unione e conquista, divenne teatro di una lunga disputa. (...) 
È la storia di chi resta, di chi cerca di tenere insieme i pezzi di un'eredità non solo materiale, ma anche emotiva. È la storia di un passato che si intreccia al presente, di una famiglia divisa tra il peso delle promesse e il desiderio di giustizia".
 

L'autore ci racconta di una famiglia di persone semplici, di uomini e donne che lavorano, dignitosi e infaticabili, che non si tirano indietro dall'assolvere le dure incombenze in campagna come dentro casa; è quel tipo di famiglia italiana di un tempo - neanche tanto lontano dal nostro - che la domenica si riuniva attorno a una tavola imbandita per pranzare insieme, rallegrandosi per il solo fatto di godere della reciproca compagnia, fino a quando, sopraggiunte le prime discussioni e i malumori relativi a case, terreni e testamenti, l'atmosfera di armonia e affetto è andata scemando, lasciando il posto a silenzi, distanze, telefonate astiose, litigi dal vivo, anni di lontananza che non fanno altro che acuire risentimenti e contrarietà.

"Si metteranno mai d'accordo questi figli?", si chiede mamma Anna e purtroppo, sino a quando sarà in vita, questa gioia le verrà negata.

Riusciranno i fratelli e le sorelle ad andare oltre i rancori, le delusioni per una promessa non mantenuta, per quel testamento sbucato all'improvviso, per quel podere indivisibile che diventa il fulcro della discordia? Riusciranno a mettere al centro l'affetto fraterno che dovrebbe unirli a prescindere, a dare valore all'amore che ha accompagnato l'esistenza dei loro genitori e di cui loro dovrebbero essere i degni eredi, a porre le basi per una nuova stagione di speranza e riconciliazione?

 

Questo testo mi ha colpito positivamente non solo per l'argomento in cui, secondo me, 9 lettori su 10 si rivedono (io credo che difficilmente ci siano famiglie in cui "il problema ereditario" non abbia provocato nessun danno, e parlo per esperienza famigliare) ma principalmente per lo stile: la scrittura è accurata e poetica, capace di emozionare, efficace nel descrivere i personaggi attraverso le loro azioni, di darci di ciascuno un esaustivo ritratto psicologico.
Un racconto, quindi, che seppur conciso, ci fa entrare in questa famiglia come tante, ci lascia assistere ai loro screzi ma ci offre anche la speranza che qualcosa cambi in meglio.
Interessante e particolare la scelta del titolo e vi invito a scoprirla leggendo questa piccola pubblicazione.

Di seguito il link su  Amazon

giovedì 2 luglio 2026

Recensione: ATMOSFERA di Taylor Jenkins Reid

 



Atmosfera è la storia di una donna determinata, da sempre innamorata delle stelle e il cui sogno è poter andare nello spazio.
Sono gli anni Ottanta e non è così semplice per una donna entrare a far parte di un mondo tutto al maschile, come è quello della NASA, ma in queste pagine incontriamo un gruppo di scienziate che, con competenza e professionalità, hanno sfidato pregiudizi e luoghi comuni del loro tempo.
Ed è la storia di una donna che, dopo aver scoperto l'amore dove non credeva di trovarlo, dovrà decidere se difenderlo o lasciarlo scappare per la paura e il giudizio altrui.



ATMOSFERA
di Taylor Jenkins Reid


Mondadori
trad. V. Februari
384 pp
"Mira alla luna, male che vada avrai camminato tra le stelle", recita un noto aforisma molto in voga nel web.
E Joan Goodwin, ossessionata dalle stelle sin da bambina, ad esse potrebbe arrivarci davvero, se solo volesse.

Riflessiva, estremamente responsabile, affidabile, equilibrata e molto riservata, Joan è piuttosto soddisfatta della sua vita come docente di Fisica e Astronomia alla Rice University e vive con incredibile gioia ed entusiasmo il proprio ruolo di zia di Frances, la figlia di sua sorella Barbara.

Il suo amore per galassie e sistemi solari riceve un'occasione per essere vissuto concretamente quando viene a sapere di un annuncio da parte della NASA, in cerca delle prime donne scienziate da inserire nel programma Space Shuttle. 

In quel preciso istante, inizia a desiderare molto di più: vuole essere fra le poche persone ad andare nello spazio. 

La selezione cui viene sottoposta è tutt'altro che semplice ma Joan viene scelta fra centinaia di candidati nell’estate del 1980 ed inizia l’addestramento come astronauta insieme a un gruppo di colleghi eccezionali, che costituiranno per lei una seconda famiglia: il pilota Top Gun Hank Redmond e lo scienziato John Griffin, sempre gentili e disponibili, anche quando la posta in gioco è alta; Lydia Danes, specialista di missione, che ha sgobbato troppo per arrivare dov’è e non si può permettere di fallire, il che la rende spesso poco affabile e altamente competitiva; l’affettuosa Donna Fitzgerald e poi Vanessa Ford, ingegnere aeronautico in grado di aggiustare qualsiasi motore e pilotare qualsiasi velivolo, una donna dal fascino magnetico e misterioso. 

Con quest'ultima Joan instaura, gradualmente, un rapporto stretto e confidenziale e le due si affezionano molto l'una all'altra, si ritrovano sempre più spesso a chiacchierare, a confidarsi come mai avevano fatto con altri, si accorgono di sentirsi vicine pur essendo caratterialmente agli antipodi.

L'addestramento in vista del primo volo è impegnativo e ricco di sfide quotidiane - che impegnano la mente e il fisico - ma anche la vita privata di Joan lo è.

Ha un rapporto stretto ma allo stesso tempo conflittuale con la sorella Barbara, la quale - nonostante sia mamma - ha una concezione della vita piuttosto egoistica; per lei la figlioletta - Francis è una ragazzina molto intelligente, curiosa, vispa e attenta, che ovviamente richiede le attenzioni cui ogni bambino ha diritto - è più un peso che un dono; certo, l'ama e l'ha cresciuta facendo anche dei sacrifici, ma ha ricevuto pure molto aiuto dai famigliari, in particolare dalla zia Joan.

Joan adora letteralmente Francis, è il centro della sua vita, si preoccupa e si occupa di lei con un amore, una tenerezza, una premura e un'attenzione al cui confronto l'amore materno di Barbara impallidisce.
Tra le due non di rado scoppiano discussioni e litigi in quanto Barbara è portata a fare scelte volte unicamente al proprio benessere, al soddisfacimento dei propri bisogni di donna ancora giovane e desiderosa di libertà e compagnia maschile, e questo fa arrabbiare Joan, che cerca di richiamare la sorella ai propri doveri, alle proprie responsabilità non derogabili di genitrice.

Ma puntualmente si sente rispondere, acidamente, che lei, Joan, che ne può sapere di cosa voglia dire essere innamorati, desiderare un uomo accanto e fare coppia e, allo stesso tempo, sentirsi imprigionate e limitate dal ruolo di madre (sola) di una ragazzina che, crescendo, diventa sempre più indisponente, capricciosa, ribelle e difficile da gestire?

Barbara è convinta che Joan sia una donna chiusa, senza vita sociale, non interessata all'amore perché troppo indirizzata verso il lavoro da astronauta e i progetti della NASA.

Ma è davvero così?

Certo, Joan non ha un fidanzato e lei sa che questo è giudicato strano da praticamente tutti quelli che la conoscono (famigliari, amici, colleghi...), ma ciò che non immagina è che l'amore è pronto a bussare al suo cuore aprendole scenari e universi emotivi ai quali non è pronta.
Perché il suo cuore non chiede il permesso per innamorarsi e lo fa dirigendosi verso una persona in particolare, nella quale Joan sente di aver trovato quella che è comunemente definita "l'altra metà della mela" o "l'anima gemella", l'unica con cui sentirsi libera di essere sé stessa, senza veli, filtri, ipocrisie.

A dispetto di quella razionalità che l'ha sempre guidata in ogni scelta, Joan prende progressivamente coscienza della passione che le si agita nel petto e comincia a mettere in dubbio tutto ciò che ha sempre creduto di sapere su sé stessa, su ciò che desidera e che la rende realmente felice.

Sarà un viaggio dentro e fuori sé stessa e non sarà semplice percorrerlo perché in amore - e in generale nelle relazioni interpersonali e nella costruzione di legami importanti - non esistono addestramenti e manuali d'istruzione, nessuno ti dà la certezza che "investire" in un rapporto non porterà delusioni, amarezze, problemi, decisioni complicate da prendere, rinunce che non vorresti fare, ma alla fine per Joan c'è solo una domanda da farsi e a cui deve trovare la risposta nel suo cuore: vale la pena correre rischi per coltivare, custodire, difendere quell'impetuoso e dolce sentimento che le fa scoppiare il cuore?
E se lasciarsi andare le facesse rischiare di perdere tutto quanto ha finora raggiunto con mille sforzi e sacrifici?

Ad aggiungere il carico emotivo, che già le pesa a motivo della relazione clandestina che intraprende con questa persona, c'è la responsabilità di Francis.
Barbara, col passare del tempo, comincia a scrollarsi di dosso la maggior parte dei propri doveri di madre, a vantaggio dei propri piaceri e bisogni.

Joan ama la nipotina più di ogni altra cosa e non vuole che ella soffra, che si senta non amata, abbandonata, trascurata.
A cosa e a quanto è disposta a rinunciare Joan per lei, per garantirle una presenza materna costante,  rassicurante, affidabile, amorevole?


Il romanzo si apre nel dicembre 1984 con un evento drammatico e pericoloso a bordo dello Space Shuttle; alla missione partecipano diversi colleghi cui Joan è affezionata, tra cui Hank, Lydia e soprattutto Vanessa; Joan, invece, è rimasta sulla terra e comunica con gli astronauti nello spazio dal Controllo Missione della NASA a Houston.

Si fa un salto all'indietro di qualche anno e apprendiamo in che modo Joan ha saputo della possibilità di inviare la propria candidatura per proporsi come astronauta alla NASA.
Da questo momento siamo per lo più nel passato, con qualche incursione nel presente, che viene ovviamente ripreso in chiusura.

L'autrice ci porta nel mondo della protagonista, alle cui dinamiche relazionali e al cui mondo emotivo ci approcciamo con gradualità, entrando via via nella sua vita, osservandola mentre si fa strada, con tenacia, competenza e perseveranza, in quell'universo tutto maschile che è la NASA, in cui purtroppo si respira un clima di diffidenza e scarso rispetto verso le poche donne presenti (le battutine misogine e sessiste non mancano).

Vengono quindi affrontate tematiche quali le ambizioni professionali delle donne, misoginia, identità di genere, legami famigliari, sacrifici personali, l'amore, rapporti di coppia e di amicizia.

Atmosfera è un romanzo che mi è piaciuto perché mi ha affascinato il mondo dell'astronomia e ho trovato Joan una protagonista con una bella personalità: intelligente, seria, responsabile, leale, capace di mettersi in discussione, di operare delle scelte importanti per il bene prima di chi ama e poi per sé; ho trovato adorabile il suo rapporto con la nipote e il finale mi ha anche un po' commossa. Sebbene inizialmente abbia faticato ad "entrare" nella storia, piano piano però mi sono immersa sempre più, il ritmo si è fatto più trascinante e sono riuscita ad apprezzare la lettura.

Non avevo mai letto nulla di questa scrittrice e il mio primo approccio è positivo.

lunedì 22 giugno 2026

Recensione: IL SEGRETO DEL SILENZIO (Night School #4) di C.J. Daugherty



Nel quarto capitolo della saga young adult Night School, la 17enne Allie Sheridan torna nella sua amata Cimmeria Academy, ritrovando i suoi amici.
Ma i nemici sono ancora sulle sue tracce e neanche a scuola è più al sicuro.



IL SEGRETO DEL SILENZIO
Night School #4
di C.J. Daugherty

Newton Compton
trad. M.C.Cesa, 
A. Russo
314 pp
Allie Sheridan e la sua best friend Rachel hanno trovato rifugio in Francia, in una località segreta, nella grande dimora della famiglia di Sylvain, caro amico e compagno di scuola super protettivo verso di lei.
Ma nonostante le accortezze e le attenzioni, le guardie di Nathaniel riescono a scovarla e lei è costretta a fuggire, tornando nuovamente in quell'unico posto che sente come casa propria: la Cimmeria Academy.

Purtroppo anche alla Cimmeria, dopo gli attacchi feroci di Nathaniel e Gabe - che hanno portato a caos, feriti e alla morte di Jo, per la quale Allie ancora soffre molto - molte cose sono cambiate e adesso si respira un clima di estrema tensione.

Se la maggior parte degli studenti diserta le lezioni, gli insegnanti non sono più dei rassicuranti punti di riferimento; e poi ci sono molte guardie, assoldate per tenere tutto sotto controllo.

Insomma, la scuola ha perso quel fascino e quella spensieratezza degli anni precedenti... 

La minaccia costituita dallo spietato Nathaniel è concreta e vicina, tanto da far sentire l'urgenza allo stesso Raj Patel (a capo della sicurezza all'interno dell'istituto) di rendere più frequenti e duri gli addestramenti dei membri della Night School.

Anche perché ormai quello che prima poteva essere un dubbio è diventato certezza: tra i professori si nasconde la talpa, la spia al soldo di Nathaniel.

Quando viene alla luce, la spia prova a scappare ma viene riacciuffata.
Allie e i suoi amici sono delusi, amareggiati e si sentono oltremodo traditi da questa persona, verso la quale avevano sempre nutrito fiducia e rispetto.

Contemporaneamente, lo stesso Nathaniel si fa sentire con Lucinda Meldrum e pretende un incontro per tentare di ottenere ciò per cui sta tanto combattendo: potere, controllo. 
La conditio sine qua non è che ci sia Allie Sheridan, che è l'ossessione dell'uomo e il suo principale bersaglio da sempre.

Nel disperato tentativo di fermarlo, Allie accetta di accompagnare Lucinda in una pericolosa missione durante la notte, anche se questo potrebbe mettere a repentaglio la vita sua e dei suoi amici... 

Carter e Sylvain sono entrambi pronti a combattere al suo fianco e dimostrarle il loro amore. 

A tal proposito, in tutta questa atmosfera di estrema preoccupazione e angoscia, Allie vive un'ulteriore dimensione ansiogena: il suo legame con Sylvain si è incamminato verso una direzione ben precisa (sono fidanzati, si scambiano effusioni) ed Allie prova molta attrazione per il bel giovane dalle origini francesi, così raffinato, gentile, premuroso e sexy.

Ma il suo cuore non va di pari passo con la mente: se la seconda le suggerisce con insistenza il nome di Sylvain (il ragazzo perfetto), il suo cuore non ha mai smesso di sussurrare il nome di Carter.

Certo, lui fino a poco tempo prima era impegnato con Jules e attualmente è schivo, riservato, a volte ombroso e poco socievole con Allie, ma lei sa che lui c'è per lei. Sempre e in qualsiasi situazione.

E così sarà, infatti, quando dovrà presentarsi "all'abboccamento" con una persona di fiducia per sentire cosa ha da dirle il nemico numero 1 della Cimmeria.

Questo capitolo della serie si concentra molto sui dubbi sentimentali di Allie e sulla questione di Nathaniel e delle sue richieste per prendere in mano tutto quello che finora è stato di Lucinda Meldrum, la potente ed autoritaria nonna di Allie.
I ragazzi della Night School vengono addestrati severamente e in modo molto professionale perché devono essere in grado di difendersi e, se è il caso, di attaccare; Carter e Sylvain - ma in una certa misura anche la stessa Allie, Nicole e Rachel - hanno atteggiamenti più maturi della loro età e hanno un modo di affrontare le difficoltà e le minacce di adulti avidi e malvagi con una padronanza ed un autocontrollo che difficilmente si possiedono a diciassette anni.
Ma evidentemente andare a scuola alla Cimmeria insegna a stare sempre in allerta, ad allenare i riflessi e ad avere un corpo e una mente controllati e disciplinati.

Lettura piacevole, adatta principalmente a un pubblico giovane; la narrazione mantiene sempre un buon ritmo, il quale si fa più serrato verso la parte finale, che è bella movimentata, e il cliffhanger finale mi ha spinta a iniziare immediatamente il quinto ed ultimo libro della serie, Il segreto del fuoco.


La serie Night School è così composta:

1. Night School (Il segreto del bosco) 
2. Legacy (Il segreto della notte) 
3. Fracture (Il segreto dell'alba)
4. Resistance (Il segreto del silenzio)
5. Endgame (Il segreto del fuoco)


sabato 20 giugno 2026

Recensione: L'URAGANO. SOLE, FULMINI E SAETTE di Lucio Presta

 

Un'autobiografia per raccontarsi, per ricordare con orgoglio e affetto il proprio percorso di vita, dai primi passi nella danza allo spazio, man mano sempre maggiore e autorevole, che s'è preso nello sfavillante e non facile mondo dello spettacolo: Lucio Presta racconta di sé e delle persone importanti che, nel bene e nel male, hanno costellato fino a questo momento la sua vita umana e professionale.


 L'URAGANO. Sole, fulmini e saette
 di Lucio Presta


Ed. Piemme
272 pp

Credo che chiunque guardi un po' di tv abbia sentito/letto il nome di Lucio Presta: manager, agente e produttore televisivo tra i più influenti e potenti d'Italia, in questa autobiografia racconta la propria vita, la lunga e vivace carriera e le persone che hanno avuto un impatto rilevante in quasi cinquant'anni di lavoro nell'ambito dello spettacolo.

Ogni capitolo (fatta eccezione per alcuni) è dedicato a un personaggio famoso con cui Presta ha condiviso un pezzo (più o meno lungo) di strada, dal punto di vista personale e  lavorativo.
Presta ha cominciato a muovere i primi passi come ballerino in programmi che sono diventati dei cult, come Fantastico, ma poi le sue scelte sono virate in altra direzione, affermandosi via via come produttore di moltissimi programmi (uno su tutti, Sanremo, per dieci edizioni) e manager di numerosi artisti; di fatto, Presta ha contribuito molto attivamente a plasmare la televisione italiana moderna e, attraverso la narrazione di aneddoti, retroscena, amicizie e scontri, abbracci e litigate, collaborazioni e rotture, veniamo a conoscenza di svariati dettagli e curiosità che hanno contraddistinto i rapporti tra Presta e i Vip con cui ha/ha avuto a che fare.

È inevitabile, quindi, che egli racconti la propria "versione dei fatti" in merito a specifici episodi e "dietro le quinte" verificatisi con personaggi quali Benigni, Clerici, Bonolis, Heather Parisi, Cuccarini, Maria De Filippi, Amadeus, Renzi..., e di essi Presta ci fa sapere in quali circostanze sono nate le collaborazioni, come si sono sviluppate, i successi e le sconfitte, e le eventuali rotture.

Il lettore incontra, di capitolo in capitolo, l'estrosa e frizzante Heather Parisi, che ha avuto un posto non indifferente nel percorso professionale di Lucio ma i rapporti tra loro si sono deteriorati col tempo, e qui scopriamo i perché; la talentuosa Simona Ventura, che ha avuto una parabola decisamente discendente, l'eclettica Cuccarini, che a un certo punto lo molla per ripararsi sotto le ali della De Filippi in Mediaset.

Se con alcuni l'affetto e la stima sono immutati nel tempo - col geniale Benigni, con la dolce Antonella Clerici... - con altri qualcosa s'è spezzato, ad oggi irreparabilmente.
E spesso per colpa di terze persone.

Ad es., con Bonolis e Amadeus - con cui c'erano una grande sintonia, un sincero affetto, fiducia e rispetto - le cose hanno cominciato ad andare male quando si sono "messe in mezzo" le mogli, secondo ciò che ci fa sapere l'autore: cattive consigliere, all'occorrenza manipolatrici, probabilmente gelose del legame stretto dei mariti con lo stesso Presta.
In special modo con l'ex-moglie di Paolo Bonolis - Sonia Bruganelli - ci va giù pesante, raccomandando più volte che a nulla servirebbe denunciarlo per le sue rivelazioni perché esse sono debitamente documentate.

Ecco, se vi piace rilassarvi cercando informazioni e aneddoti riguardanti i Vip, sbirciando dal buco della serratura l'ingannevole e sbrilluccicoso mondo dello spettacolo, le baruffe, le alleanze e i tradimenti, questo libro fa per voi.
È sicuramente una lettura spensierata, senza impegno, da ombrellone, che intrattiene piacevolmente; lo stile è scorrevole, forse il lettore attento noterà l'uso frequente di determinati vocaboli/espressioni, ma ci sta, chi narra non è un prof di Lettere e scrive con una linguaggio semplice e accessibile a tutti.

Ovvio che leggendo si sente molto quanto l'autore stimi principalmente sé stesso, riconoscendosi la fatica, i sacrifici, la professionalità, la bravura in ciò che ha fatto in 47 anni di carriera, e per carità, è legittimo, nel senso che se fosse stato forzatamente modesto sarebbe risultato falso, per cui è comprensibile che nella propria autobiografia Presta tiri le somme di tanti successi, contratti e affari e collaborazioni fruttuose e memorabili che lo hanno visto protagonista; d'altro canto, ci sta anche che a qualche lettore scappi un sorriso nel leggere come Presta si senta sempre dalla parte del giusto lì dove un rapporto s'è chiuso bruscamente.

L'altro è quasi sempre quello irriconoscente, ingrato, poco lungimirante..., mentre lui è il "manager dalle uova d'oro" che nessun artista dovrebbe mai abbandonare, se vuole restare sulla cresta dell'onda.

Vabbè, è logico che sia di parte, il libro è suo, non potrà mica buttarsi la zappa sui piedi da solo, ma sarebbe interessante sentire "le altre campane".
Intanto, lui ha scagliato fulmini e saette e chi vuole può farsi travolgere dall'uragano Presta, l'uomo con 

"il bel sorriso, i suoi modi gentili,
lo slancio, la virile virulenza,
e se riuscissi a perder venti chili
saresti il George Clooney di Cosenza."

Parola di Roberto Benigni.
 

domenica 14 giugno 2026

Recensione: I TRASFIGURATI di John Wyndham



Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1957, questo romanzo di fantascienza, ambientato in un mondo post-apocalittico, mostra quanto siano deleteri l'intolleranza, il fanatismo religioso, la paura del diverso, l'arroganza di chi crede di avere la verità in tasca, e quanto invece sia essenziale coltivare il rispetto dell'altro e il superamento di pregiudizi e discriminazioni.


I TRASFIGURATI
di John Wyndham



Beat Ed.
trad. H. Brinis
220 pp
David Strorm è un ragazzo di Waknuk, una comunità "ordinata, ossequiosa delle leggi, timorata di Dio, composta di qualche centinaio di proprietà disseminate intorno, alcune grandi, altre più piccole", ed è uno dei pochi villaggi sopravvissuti al disastro atomico che ha devastato la terra, dopo che Dio ha mandato la tribolazione sulla terra. 

Suo padre è il più ricco proprietario terriero del paese ed è una persona influente che amministra la legge temporale come magistrato e tiene il sermone in chiesa la domenica, spiegando con solennità e cipiglio severo cosa Dio vuole dagli uomini che lo temono, cosa è conforme al suo pensiero e cosa non lo è.
 
Sulle pareti di casa Strorm spiccano, come unico segno di decorazione, dei pannelli di legno su cui sono artisticamente incise citazioni prese dai Pentimenti, la bibbia dei sopravvissuti di Waknuk: «Solo l’immagine di Dio è Uomo», «Mantieni pura la Creazione del Signore ». 
Il pannello più grande pende dalla parete di fronte alla porta d’ingresso e ricorda a chiunque entri in casa: «Guardati dal Mutante!».

David è cresciuto, quindi, nella convinzione che solo gli esseri umani conformi alla santa Norma, all'immagine divina, siano giusti, meritevoli di vivere; chi invece si discosta e ha anomalie nel corpo è un mutante, una specie di mostro che non può assolutamente vivere nella comunità dei puri ma va allontanato, anche soppresso eventualmente.

Quando è solo un ragazzino fa amicizia con una bambina, Sophie, che però ha un pericoloso segreto che lei e i suoi spaventati genitori stanno bene attenti a non svelare: la dita dei piedi della bimba hanno sei dita.

E David lo sa...:

"...e se un bambino o una bambina non corrispondono in pieno, non sono umani, e questo significa che non possiedono l'anima. Non si tratta più, dunque, della vera immagine di Dio, ma di un'imitazione, e nelle imitazioni esiste sempre qualche errore. Soltanto Dio produce la perfezione. Anche se le Deviazioni possono apparire uguali a noi sotto molti aspetti, in realtà non possono essere davvero umane. Sono qualcosa di totalmente diverso."

In pratica la sua amica è... una deviazione, una mutante e come tale non merita di stare in mezzo a loro, perché la sua difformità fisica è la rappresentazione di una "malattia" spirituale, di una natura peccaminosa e da tenere lontana.

Ma David è affezionato alla bambina e decide di tenere quel segreto per sé, anche perché egli solidarizza con Sophie in quanto è consapevole di nascondere un segreto che lo riguarda personalmente...: il ragazzo stesso, infatti, è portatore di una mutazione in quanto ha capacità telepatiche, vale a dire sa comunicare a distanza, condividere "forme-pensieri con altri ragazzi come lui che vivono nel suo villaggio o in altri vicini, tra cui sua sorella Petra e sua cugina Rosalind.

Purtroppo, quando il segreto di Sophie viene scoperto, la ragazzina e la sua famiglia cercano di fuggire in tutta fretta ma qualcosa andrà storto...

Nel corso del tempo, David assiste a diverse situazioni che lo scioccano, lo portano a riflettere e a mettere in discussione le regole della sua comunità, e in questo processo di consapevolezza ha un ruolo importante suo zio Axel, che parla con franchezza al nipote per farlo ragionare, per instillare in lui il dubbio che quello che gli hanno insegnato, e che suo padre si affanna con rigore a predicare ogni domenica, non è mica l'unica verità possibile.

"...quale prova concreta abbiamo noi per decidere quale sia la vera immagine? (...) 
"...il fatto che moltissime persone dicano che una cosa è così non prova affatto che lo sia davvero. Ti sto dicendo che nessuno, ma proprio nessuno sa, realmente, quale sia la vera immagine. Tutti credono di saperlo… proprio come noi crediamo di saperlo".

"quella che rende uomo un uomo è la mente; non è una cosa, è una qualità, e le menti non hanno tutte lo stesso valore; sono migliori o peggiori, e migliori sono, più significato hanno."

Intanto, i legami tra i nove ragazzi aventi capacità telepatiche si rafforzano ed essi sono pronti a incoraggiarsi, consigliarsi, darsi man forte nei momenti di difficoltà, che arriveranno perché la loro presunta deviazione li porta a commettere involontari passi falsi che rischiano di smascherarli.

E cosa accadrebbe a ciascuno di loro se qualcuno a Waknuk sapesse che sono capaci di comunicare col pensiero?

David rischia molto e a convincerlo dell'urgenza di scappare, prima che accada l'inevitabile, è non solo la voglia di mettersi in salvo, ma anche la paura che accadano cose indicibili a Petra e a Rosalind, con cui è sbocciato un sentimento d'amore.

Il ragazzo si vede costretto a fuggire da Waknuk assieme a loro due e ad inoltrarsi nel mondo sconosciuto, nelle Terre Selvagge e nelle foreste delle Frontiere..., un viaggio pieno di insidie, trappole e incontri con creature particolari, che renderà sempre più evidente come pretendere che essere graditi a Dio implichi essere uguali in tutto, negando ogni diversità e considerandola una bestemmia, una grave impurità, condannando chi è differente e ritenendolo difettoso, sia una totale follia, oltre che una grande ingiustizia e una manifestazione di gretta presunzione.

Quale mondo è possibile costruire attraverso un modo di pensare così distruttivo, chiuso e ignorante?

Forse l'arroganza degli uomini va punita con una catastrofe affinché un nuovo mondo possa nascere dalle sue ceneri?

"La qualità essenziale della vita è vivere; la qualità essenziale del vivere è il cambiamento; il cambiamento significa evoluzione; e noi ne facciamo parte. La stasi, la più grande nemica del cambiamento, è nemica della vita, e perciò è la nostra più implacabile nemica."


Ho scoperto questo romanzo un po' per caso e, attratta dalla trama, ho deciso di leggerlo, restandone piacevolmente coinvolta, come spesso mi accade con quelle storie ambientate in un periodo o in un luogo lontani dai nostri, in cui s'è verificata un'evoluzione sociale deviata, tirannica, in cui a guidare le norme collettive è la fede cieca in una ideologia (in questo caso religiosa) che, presa dalla frenesia di imporre il proprio pensiero unico, mette da parte ogni forma di misericordia, amore, accoglienza.
La gente di Waknuk ha attraversato una catastrofe ed è sopravvissuta... ma non ha imparato nulla, se non ad alimentare atteggiamenti di odio, intolleranza, controllo degli altri, condanna e giudizio, disprezzo, insensibilità verso i più fragili.
Il dolore, le difficoltà, la paura della sofferenza e della morte non hanno insegnato nulla di buono a queste persone, ossessionate dal pensiero di essere tutti uguali perché solo così possono sentirsi sicuri di essere più simili al Creatore.

In questo libro l'Autore tocca temi quali il fondamentalismo e il fanatismo religiosi, la paura del diverso, l'ossessione per una presunta purezza e lo sforzo costante di conservarla, ma ci dice anche che i cambiamenti sociali sono inevitabili e, nel bene o nel male, non sarà la cocciutaggine o la cecità dell'Uomo a fermarli. 

Lo consiglio a quanti amano il genere. pur essendo una pubblicazione non proprio recente offre spunti di riflessione anche ai giorni nostri.
 

lunedì 8 giugno 2026

Recensione: LA STRANIERA di Katy Morgan

 


In questo retelling della storia di Rut la Moabita,  gli elementi del racconto biblico vengono arricchiti da altri frutto dell'immaginazione dell'autrice, senza mai alterarne lo spirito e il messaggio originari.



LA STRANIERA 
di Katy Morgan


197 pp
   Rut è solo una ragazzina di dodici anni che vive nel paese di Moab quando incontra per la prima volta la donna alla quale legherà per sempre la propria esistenza.

La donna in questione è un'israelita di nome Naomi ed è appena giunta in quei luoghi in compagnia del marito Elimelec e dei figli Malon e Chilion, e hanno lasciato il loro paese d'origine, Betlemme, per fuggire a una grave carestia.

Sono affamati, stanchi, scoraggiati, lontani dal loro popolo, dalla loro casa, e cercano rifugio in una terra straniera, in cui vive un popolo con le proprie usanze e i propri dèi.

Elimelec e la sua famiglia sono ebrei e adorano l'unico vero Dio e per loro è difficile abituarsi a una nuova realtà, ma pur di sopravvivere ci provano e riescono a stanziarsi e a trovare il modo di sostentarsi.

La giovanissima Rut conosce questa famiglia per caso e ne è attratta, soprattutto da Naomi, una donna fiera, dignitosa, pronta al sacrificio, ma che purtroppo viene colpita da un lutto che le porta non poco dolore: Elimelec, suo marito, muore.

Le restano i due figli, che sono dei bravi e volenterosi ragazzi e che sposano Rut e la sua migliore amica Orpa.
Entrando nella famiglia di questi giudei, Rut - che è sempre stata una ragazza sveglia, curiosa, sensibile - si interessa molto alle storie che Naomi racconta circa il Dio d'Abramo, di Isacco e di Giacobbe, imparando a conoscere il Signore sempre di più.

Naomi non fa che ripeterle che Dio è buono, pronto ad accogliere tutti.
Anche una straniera come me?, si chiede Rut, sperando nel proprio cuore che sia proprio così!

Purtroppo, dopo pochi anni di matrimonio, Malon e Chilion muoiono e la povera Naomi decide che lì nelle terre straniere di Moab - che non ha mai sentito come casa propria - il suo tempo è finito; forse è il caso di ritornare nella terra natìa, in Betlemme di Efrata, anche perché ormai la carestia è un lontano ricordo.

Le due nuore - che si sono affezionate alla suocera - vogliono accompagnarla, ma l'anziana cerca di convincerle a restare tra la loro gente, con l'augurio di incontrare due bravi uomini con cui rifarsi una famiglia e magari avere la gioia di diventare madri.

Orpa si persuade in fretta a dire addio alla suocera, mentre Rut è decisa e determinata: 

«Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch'io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch'io e là sarò sepolta. Il SIGNORE mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te!» 

Le due si recano a Betlemme, con il cuore pieno di sentimenti differenti e contrastanti: Naomi è profondamente addolorata e amareggiata perché l'Eterno l'ha riempita d'amarezza e resa infelice (Rut 1:20-21), è scoraggiata circa la possibilità di poter vivere decorosamente perché sono due vedove in cerca di un lavoro umile per potersi sfamare, di un tetto sotto cui ripararsi, ma al contempo continua ad avere fede nel suo Dio, la cui bontà non cessa e sicuramente si prenderà cura di loro.

Dal canto suo, Rut è più positiva, sebbene realista: è evidente che gli israeliti le guardino con un po' di disapprovazione e compassione, e per di più lei è pur sempre una straniera, una ex-adoratrice di divinità pagane, ma è altresì consapevole che ormai ha abbandonato la sua vecchia vita.
Lei ha sposato un ebreo e ha scelto di dimorare tra questa gente e di trovare rifugio presso il Dio d'Israele.

È fiduciosa che Egli qualcosa farà per prendersi cura di loro e infatti è ciò che accadrà attraverso un uomo dal cuore buono e timorato di Dio: Boaz, che diventerà per le due donne colui che le riscatterà, garantendo loro protezione e sostegno.

Questo romanzo è una riscrittura della storia di Rut narrata nelle Sacre Scritture, nell'omonimo libro; è fedele agli eventi raccontati nel testo biblico ma ovviamente contiene elementi fittizi, che vanno a riempire quelle parti della storia di cui non ci è giunta alcuna informazione, come ad es. l'infanzia di Rut, il contesto in cui viveva prima di entrare nella famiglia di Naomi.

La prosa è molto scorrevole, adatta a lettori anche molto giovani; mi piace che i fatti vengano visti dalla prospettiva di Rut, così da permettere di vedere le cose con i suoi occhi di ragazza e poi di giovane donna che è divenuta un esempio di umiltà, sacrificio, di coraggio, amore e di fede sincera nei confronti di un Dio che in fondo non conosceva ma del Quale si è fidata e sotto le cui ali ha scelto di rifugiarsi.

Il romanzo è composto da 24 brevi capitoli; sono presenti una mappa dei luoghi e delle note con i brani biblici citati capitolo per capitolo e approfondimenti sui dettagli storici.

Un emozionante racconto di paura e forza, di povertà ma anche cura reciproca, di giustizia e misericordia; ideale in particolare per i lettori più giovani (come lettura personale ma anche di gruppo) cui si vuol far conoscere e/o approfondire questo personaggio biblico e gli insegnamenti ad esso relativi.

sabato 6 giugno 2026

Recensione: LAMPI di Dean R. Koontz

 

Dal giorno della sua nascita, nella vita di Laura Shane c'è un misterioso uomo - da lei chiamato il Custode - che appare (e scompare) nei momenti più critici, in cui la sua incolumità è in pericolo.
Chi è quest'uomo e come fa a sapere quando Laura ha bisogno di lui?
Un thriller paranormal, ricco di avventura, tensione... e viaggi nel tempo!



LAMPI
di Dean R. Koontz

Sperling&Kupfer
trad. R.Terrone
405 pp
1991
"Si scatenò una tormenta, la notte in Laura Shane venne alla luce, 
ma con qualcosa si insolito nell'atmosfera 
che la gente avrebbe ricordato per molti anni. 
Era il 12 gennaio 1955...".


Era una notte buia e tempestosa... la notte in cui Janet Shane ebbe le doglie del parto: la primogenita sua e del marito Bob, Laura, era pronta a venire al mondo ma purtroppo il dottore che aveva seguito la gravidanza di Janet non lo era, occupato  a smaltire la sbornia in casa propria.
Cosa potrebbe succedere se ad occuparsi di un evento tanto naturale quanto straordinario come il parto fosse un medico ubriaco?
Per evitare di saperlo e che sopraggiungano guai, un uomo dai capelli biondi e dagli occhi azzurri (Stefan Krieger) fa la sua apparizione, preceduto da una notevole e luminosa scarica di lampi, in casa del suddetto dottore sbronzo, impedendogli materialmente di recarsi in ospedale a combinare macelli.
Sarà un altro dottore - decisamente più serio e professionale - a seguire il parto di Janet e, anche se la donna sfortunatamente morirà, la piccola riuscirà a sopravvivere, diventando il centro della vita di suo padre Bob.

Quando Laura - che cresce serena e allegra, bellissima, intelligente e sveglia - ha otto anni, i lampi forti ed improvvisi si verificano nuovamente, questa volta per impedire che la bambina e suo padre vivano un'esperienza drammatica dalle conseguenze imprevedibili.

Quando Bob muore, Laura è ancora una bambina ma riconosce l'uomo dai capelli biondi, al funerale, intuendo che la sua presenza non sia un caso ma che egli sia, per lei, una sorta di angelo custode, sempre pronto ad apparire per salvarla da qualcosa o qualcuno pronto a farle del male.

Laura si chiede chi sia e come faccia a sapere quando lei è in pericolo, ma non sa darsi alcuna risposta.

Rimasta orfana, dopo un breve periodo in affido da una famiglia di amici, Laura è costretta ad entrare nell'orfanotrofio Mcllroy, dove conosce le sorelle Thelma e Ruthie Ackerson, con cui instaura un bellissimo rapporto di complicità e lealtà, di quelli che nascono in condizioni di difficoltà, solitudine, sopravvivenza, e che hanno le caratteristiche per diventare legami inossidabili.
All'interno di questo istituto, la quotidianità non è facile, soprattutto a causa della presenza di una persona viscida e perversa: Willy Sheener.
Sheener è un depravato, un pedofilo e Thelma non fa che mettere in guardia Laura affinché lo eviti come la peste e cerchi di non stare mai sola con lui; l'individuo, manco a dirlo, punta da subito la nuova e bella ospite ma il Custode non ha dimenticato la propria protetta ed è ancora pronto ad intervenire...

Ma col passare del tempo, qualcosa cambia e Laura si ritrova ad attraversare esperienze e vicissitudini complicate senza ricevere aiuto "dall'alto", ma dovendo contare solo su sé stessa.
Come mai? Dov'è finito il suo Custode?

La vita va avanti, Laura cresce e diventa una ragazza affascinante e creativa, con il sogno di diventare una scrittrice.
Ad incoraggiarla a credere in questo sogno è un ragazzone tanto carino quanto impacciato di nome Danny, che si innamora perdutamente di lei.
Danny è un bravissimo e affettuoso ragazzo, che comincia a corteggiare Laura con delicata passione, conquistandola.
I due vivono una dolce storia d'amore, resa ancor più luminosa dalla nascita del loro unico figlio - Chris - e dal successo di Laura come scrittrice.

Ma la felicità è un attimo e, com'è arrivata, così se ne va: in un freddo e nevoso giorno di gennaio del 1988 accade un tragedia che sconvolge l'esistenza di Laura, ponendo lei e suo figlio in una costante situazione di estremo pericolo.

Ed è in questo frangente che ritorna il suo Custode che, attraverso la misteriosa Via dei Lampi, si rifà vivo per salvare Laura da eventi fatali.
E così, la donna capisce che Stefan non è un uomo comune, bensì è... un Viaggiatore del tempo!

Da quel fatidico giorno di gennaio '88, accade di tutto e Laura e il suo bambino saranno costretti a tenere gli occhi sempre aperti, a guardarsi le spalle, ad osservare il cielo per scorgere lampi improvvisi e sospetti, e la concreta sensazione di essere sempre minacciati porterà la donna ad attrezzarsi per difendersi ed eventualmente attaccare, lottando con le unghie e con i denti per preservare la vita di entrambi.

Per fortuna c'è anche Stefan, che va e viene dal passato al presente e al futuro con la stessa facilità con cui io vado dal minimarket alla pescheria (e senza lampi e tuoni a precedermi!), e il lettore scorre le pagine di questo thriller fantascientifico vivendo un'altalena di avventure, in cui l'elemento time travel è assolutamente fondamentale.

Stefan non appartiene agli anni Ottanta ma a un periodo precedente, in cui un gruppo di scienziati sta conducendo studi proprio sulla possibilità di viaggiare nel tempo e di influenzare il futuro, intervenendo e agendo su determinati eventi così da cambiare il corso di certi fatti storici.

Laura si ritrova suo malgrado coinvolta in questa cosa più grande di lei, che non può controllare se non affidandosi al suo Custode, che a un certo punto smette di fare l'enigmatico e decide di palesarsi senza ambiguità alcuna.
Entrambi lotteranno con tutte le loro forze per ritoccare il destino lì dove qualche "meccanismo" rischia di incepparsi.

"Il destino lotta per riaffermare il modello predestinato".
A volte è un bene che sia così, altre no.


La lettura è stata coinvolgente, divertente perché accade davvero di tutto, la narrazione è così vivida e serrata da sembrare un film e ci si immagina ogni scena, godendo ogni attimo di suspense e di azione.
Certo, l'elemento dei viaggi nel tempo (che a me piace moltissimo, e non per nulla sono fan di Ritorno al futuro, di Dark e di Outlander) qui viene arricchito con personaggi e situazioni un bel po' surreali, forse un tantino esagerati e fantasiosi pure per il genere, ma non l'ho trovato fastidioso, anzi mi ha fatto sorridere e mi ha incuriosita.

Un romanzo, quindi, in grado di appassionare il lettore e di sfidare il tempo - visto che è stato pubblicato per la prima volta alla fine degli anni Ottanta - confermandosi un testo brillante e intrigante anche ai giorni nostri.

Se vi piace il genere, lo consiglio benché non sia recente. Io questa copia l'ho scovata per caso ad una bancarella di libri usati.


Citazioni

"La invidiano perché è un uomo felice, perché non prova invidia nei loro confronti. Una delle più grandi miserie dell'umanità è che tanti non sanno gioire del semplice fatto di esistere, di essere vivi, ma trovano la felicità solo nella miseria degli altri".

"Comprendere non sempre è necessario, l'importante è credere".

giovedì 4 giugno 2026

Recensione: IO CHE TI HO VOLUTO COSÌ BENE di Roberta Recchia



Luca è solo un ragazzino quando la sua vita viene stravolta per sempre a causa di un'azione atroce commessa da una persona che ama e che non avrebbe mai creduto capace di far del male a qualcuno.
Reagire con coraggio per non lasciarsi annichilire dalla tragedia, e ricostruire sulle macerie da essa create, è una sfida che Luca dovrà raccogliere per andare avanti nel suo percorso, imparando cosa voglia dire rinascere e saper perdonare.
                                               


IO CHE TI HO VOLUTO COSÌ BENE 
di Roberta Recchia



Rizzoli
352 pp
Luca Nardulli vive nella bella località di Torre Domizia, che d'estate si riempie di gente che viene in vacanza, assieme al padre Tommaso (maresciallo dei carabinieri), la madre Lilia e il fratello maggiore Maurizio detto Mizio, con cui ha un ottimo rapporto, fatto di scherzi affettuosi e complicità.

Luca è un bambino quando si invaghisce di Betta, una ragazzina un po' più grande di lui, bella, solare, espansiva e inarrivabile per un bimbetto qual è Luca, che si sente agitare dentro un miscuglio di sensazioni ogni volta che la vede.
Quando ha dodici anni, trova il coraggio di farsi avanti regalandole un braccialetto della fortuna e quello sarà l'unico regalo che potrà mai farle perché l'anno successivo Luca non rivedrà più  "la sua Betta".

La ragazza, infatti, viene ritrovata cadavere e questo tragico ritrovamento turba enormemente gli abitanti di Torre Domizia: sapere che tra loro ci sono degli esseri capaci di fare ciò che è stato fatto alla povera Betta... è dura da accettare.
Ma purtroppo è così: Elisabetta Ansaldo è stata vittima di una brutale aggressione fisica e sessuale ed è stata lasciata morire su una spiaggia.

Chi ha commesso questo crimine infame?

Per diverso tempo la domanda resta senza risposta e col passare dei mesi lo stesso Luca si abitua a pensare alla sua Betta con malinconia e amara tenerezza per quella giovanissima vita terribilmente stroncata da dei mostri.

"Luca, che l’aveva amata con tutto l’ardore della sua pubertà, ora, quando la pensava, immaginava solo di farle una carezza per consolarla della paura che doveva aver provato a morire al buio, mentre i mostri le ferivano il corpo, davanti al mare che ululava insieme al vento."

Il mondo dei Nardulli inizia a franare quando Luca ha quindici anni: tre carabinieri bussano alla loro porta e l'esistenza di tutti e quattro non sarà più la stessa. 

Qualcosa di drammatico e funesto si abbatte su di loro e ha a che fare con la cara, dolce Betta.

Per sottrarre il figlio minore a un uragano che sta per schiantarsi impietoso su ciascuno di essi, mamma Lilia prende una decisione: riempie in fretta una valigia e lo mette su un treno con un biglietto di sola andata per Milano, dove lo aspettano lo zio Umberto Nardulli, professore al liceo, la zia Mara e le cugine Carò, Caterina e la piccola Emilia. 

Lontano da casa, dai luoghi in cui è cresciuto e dai propri cari, lontano anche dalla fidanzatina (Flavia), Luca si ritrova a dover abituarsi a una nuova vita, a una nuova città, a una nuova famiglia, a una nuova scuola.

Zio Umberto è il fratello di suo padre ed è in stazione ad attenderlo, ad abbracciarlo con la disperata tenerezza dello zio consapevole di come quel nipote adolescente avrà bisogno di affetto, incoraggiamento, protezione, amore.

Tutto mentre giù, a Torre Domizia, i suoi genitori passano l'inferno; il dolore, la vergogna, il marchio dell'infamia, i sospetti, i giudizi spietati... creano un fardello davvero difficile da sopportare per Tommaso e Lilia, che porteranno a vita le conseguenze dolorosissime di un peccato di cui non sono loro ad essersi macchiati.

Roberta Recchia ci lascia entrare proprio in questa famiglia straziata e ci fa vedere in che modo genitori, fratello, zii, cugini... "sopravvivono" a un evento sconvolgente, feroce, inaspettato che ha portato (e porterà ancora) tanta sofferenza, separazioni, tormenti interiori, paure, dubbi di ogni tipo e, nel caso della famiglia di Luca, anche distruzione di legami e di ogni felicità e riunione futura.

Luca capisce da subito che né Tommaso né Lilia lo vogliono a casa, né nell'immediato futuro né in quello più lontano: il ragazzo deve star lontano da quel posto in cui egli verrebbe malvisto per colpe non sue, deve studiare e farsi una vita a Milano, sotto lo sguardo vigile e amorevole di Umberto, professore colto, intelligente, uomo empatico e comprensivo.

Che lo voglia o meno, Luca deve costruirsi un presente fatto di esperienze, amicizie, progetti nuovi; ed è ciò che fa, provando a impegnarsi nello studio, mettendo nuove radici, cercando di restituire un senso a parole come fiducia e appartenenza. 

Certo, gli mancano mamma e papà, vorrebbe ricevere da loro più di qualche telefonata triste e stanca, e poi gli manca Flavia, anche se la ragazza è determinata a non lasciare andare il suo Luca e con pervicacia, attraverso il suo amore innocente e sincero, cercherà di fargli ritrovare la speranza nel futuro. 

Fuggire da Torre Domizia non vuol dire ovviamente zero problemi a Milano, né per Luca né per lo stesso zio Umberto e la sua famiglia; il soggiorno di Luca in casa dello zio creerà comprensibilmente dei contrasti, piccole incomprensioni tra il professore e sua moglie (che vivranno più di una preoccupazione per ragioni di coppia e come genitori), ma nonostante le difficoltà, la lontananza dai suoi, il peso della colpa, la paura di perdere Flavia, il giovane Luca va avanti per la propria strada, maturando una personalità equilibrata, sobria, investendo nelle proprie capacità, seguendo le proprie aspirazioni e piano piano il pensiero di Betta e di chi le fece del male va ad alleggerirsi, benché resti il momento spartiacque tra la vita di prima e tutto ciò che ne è tristemente seguito.

Ho seguito con moltissimo pathos le vicende di Luca perché attorno ad esse c'è tanto "materiale umano": dolore, delusione, desiderio di cancellare dal cuore chi amavi e ti ha fatto soffrire, solitudine, voglia e paura di ricominciare, malinconia, risentimento, lo sforzo di odiare l'origine della sofferenza senza però riuscirci davvero.

C'è quindi molto dolore in questo romanzo, che offre al lettore un'altra faccia di un'unica triste medaglia e mostra quante lacrime, quanta angoscia e quali infelici conseguenze nascano attorno a un evento feroce e disumano; ma c'è anche amore, dolcezza, la forza dei legami famigliari, desiderio di protezione.


Osserviamo Luca negli anni, lo vediamo diventare uomo e non perdiamo mai di vista neppure le persone importanti per la sua vita, le cui vicissitudini tengono stretto il lettore lungo tutta la lettura di questo romanzo profondo e intimo, delicato senza mai essere melenso, capace di trasmettere una forte componente drammatica con molta sensibilità; è un libro ricco di relazioni intense, dialoghi realistico e intensi, con al centro una storia che commuove e conquista dalla prima all'ultima pagina e che, attraverso il protagonista, ci ricorda che è possibile rinascere e ricostruire dalle ceneri di famiglie disgregate dalla vergogna e dalle pene, e che si può trovare in sé stessi la forza anche di perdonare.

Ho amato moltissimo questo romanzo per tutto: scrittura, personaggi, storia, epilogo..., per me è uno dei più belli letti negli ultimi tempi e lo consiglio vivamente.
Purtroppo ho "scoperto" solo dopo averlo terminato che è collegato a "Tutta la vita che resta", che probabilmente sarebbe meglio leggere prima.
Quindi non mi resta che recuperare l'altro. 


sabato 30 maggio 2026

Recensione: L'UOMO SENZA PRESENTE di Vinci Formica



Un breve ma intenso romanzo che, seguendo le vicende di un uomo segnato da un dramma personale, esplora i temi della memoria, della perdita della propria identità, della percezione della realtà, del perdono e della redenzione.


L'UOMO SENZA PRESENTE
di Vinci Formica



Libraccio Editore
100 pp
15,50 euro
Aprile 2026
Andrea Casati è un uomo di mezza età ed ex imprenditore che conduce un'esistenza triste e solitaria in seguito alla tragica morte della moglie; a fargli compagnia c'è solo l'alcool e, caduto ormai in uno stato di profonda apatia, decide di strappare ogni legame e radice con la sua "vecchia vita" vendendo la casa e l’azienda di famiglia e trasferendosi sul Lago Maggiore. 

La sua quotidianità è ridotta ad un susseguirsi di giorni e settimane sempre uguali, che scorrono indifferenti e senza alcun significato. 

"Si sentiva distante dalle cose e dalle persone, e nulla più era in grado di suscitargli davvero un'emozione, di strapparlo al torpore che lo aveva avvolto nell'ultimo anno."

I demoni che tormentano interiormente Andrea non si placano in alcun modo e il suo malessere, unito ad una angosciante solitudine, lo sta conducendo verso un progressivo ed inesorabile decadimento fisico e psichico. 

Il lettore si immerge nelle giornate di Andrea e sente assieme a lui tutto il peso della solitudine, dello smarrimento, del dolore e dei sensi di colpa che lo attanagliano; il presente è per lui così privo di valore e interesse da spingerlo a rifugiarsi nei ricordi di ciò che è stato - in particolare di ciò che ha vissuto con la moglie defunta, Elena, nonostante i due stessero vivendo un un periodo di forte crisi coniugale - e, più di tutto, nell'alcool, che lo "aiuta" ad anestetizzare la sofferenza che lo lacera.

Proseguendo nella lettura il lettore apprende in quali tragiche circostanze sia morta Elena e come la sua morte abbia generato in lui sentimenti e pensieri negativi.

Intanto, in varie località situate sul Lago Maggiore, si stanno verificando degli omicidi che colpiscono donne giovani, sole e indipendenti, e tutti gli elementi in mano alla polizia sembrano indicare come dietro vi sia un unico killer.
Per arrivare a stanare il pericoloso criminale bisognerà indagare nei complessi meccanismi della mente umana e arrivare nei suoi angoli più bui, alla ricerca di ciò che ha causato la furia omicida.

Le vicende personali di Andrea Casati si intrecciano con quelle di Angelo Caruso, che è stato un dipendente dell'azienda della famiglia Casati, e il nesso che li lega è all'origine del trauma che scandisce la vita del primo nonché di tutto il processo di alienazione e distacco dalla realtà da egli vissuto e che sfocia in una condizione patologica grave. 


L'autrice ha scritto un romanzo dalla trama molto intensa, con un protagonista psicologicamente non facile, in balia di uno stato di malessere mentale ed emotivo che lo porta a sentirsi sempre più solo ed isolato, incapace di provare emozioni e travolto da un senso di vuoto, di inutilità e di estrema frammentarietà che lo schiaccia.
In lui non c'è alcun interesse per le altre persone né per la vita stessa, i suoi gesti quotidiani sono meccanici e il sollievo che cerca e crede di trovare nella bottiglia è ovviamente effimero.

"Poteva un uomo non esistere più, pur non essendo morto? Il suo cuore batteva ancora, ma si era fermato. E in altre regioni del suo corpo, il respiro era regolare, eppure lui soffocava."

Su chi sia "l'uomo senza presente" che dà il titolo al romanzo non ci sono dubbi ma solo leggendo il romanzo potrete scoprire in che senso l'autrice intende questa espressione; la spiegazione ci viene data con chiarezza e realismo, aiutandoci a capire quanto profonda sia la disgregazione della psiche del protagonista e fino a che punto egli sia incapace di vivere nel presente.  

Perdita e lutto, il peso dei sensi di colpa, centralità della memoria, solitudine e alienazione, malattia mentale, traumi irrisolti...; sono le tematiche principali toccate in questo romanzo molto introspettivo incentrato sulla fragilità della mente umana davanti a esperienze di profondo dolore. 

Con una scrittura elegante e accurata, l'autrice ha tessuto una trama in cui le sequenze descrittive e quelle narrative si fondono con naturalezza, senza mai appesantire il ritmo narrativo, ma anzi le prime arricchiscono il racconto creando il contesto in cui si muovono i personaggi e, in particolare, adattandosi in modo coerente allo stato d'animo del protagonista, alla sua complessità e vulnerabilità emotiva e psicologica.

Ringrazio di cuore l'autrice Vinci Formica per avermi dato l'opportunità di leggere il suo romanzo.

sabato 23 maggio 2026

Recensione: SPARE. IL MINORE di Prince Harry

 

Il Principe Harry - il minore, la Riserva, quinto in linea di successione al trono del Regno Unito - si racconta senza riserve ai suoi lettori, partendo dai ricordi dell'infanzia, ripercorrendo la tragica morte della madre, lady Diana, e tutto ciò che essa ha implicato per lui (e non solo), passando per le sue esperienze come militare, le relazioni sentimentali, il rapporto con i membri della famiglia reale, i conflitti con essi e quello molto burrascoso con la stampa inglese.
Fino all'incontro con la donna che ha dato una svolta decisiva alla sua esistenza.



SPARE. IL MINORE
di Prince Harry



Mondadori
trad. S. Crimi,
L. Tasso, M.Faimali
540 pp
Onesta, lucida, minuziosa: il principe Harry, secondogenito di (re) Carlo e Diana Spencer, è il protagonista di un'autobiografia fitta di aneddoti di vita, di rivelazioni, di riflessioni personali, attraverso la quale racconta ai suoi lettori quale sia stato il tortuoso percorso che l'ha portato alla conquista della consapevolezza della propria identità di uomo, prima ancora che di un membro della famiglia reale inglese.

Composto da tre sezioni, questo memoir ci fa conoscere da vicino la vita del principe Harry a partire dall'episodio tristemente famoso della morte di Lady Diana, avvenuta il 30 agosto 1997 in seguito al mortale incidente all'interno del tunnel del Pont de l'Alma a Parigi.

Altrettanto famoso e seguitissimo fu il funerale in tv della principessa e l'immagine dei due fratelli, William ed Harry, mentre seguono il feretro della madre sotto gli occhi addolorati e inorriditi del mondo intero. 

Ebbene, in questo libro c'è tanto di Diana, o meglio, dell'amore di Harry per la sua mamma, di cui è rimasto orfano a 13 anni.
La perdita della madre ha influenzato fortemente la sua esistenza, creando un vuoto emotivo incolmabile.

Harry ci parla dei suoi legami con i famigliari, di suo padre così schivo e restio a manifestare affetto (affetto di cui Harry non ha mai dubitato), di suo fratello maggiore, con cui nell'infanzia era legatissimo, anche se poi crescendo hanno cominciato a frequentare compagnie diverse, a dedicarsi ad attività diverse... finendo per allontanarsi un po'.

Mi ha colpita leggere come la sofferenza per l'assenza dell'amata mamma abbia prodotto in lui una sorta di amnesia: Harry dice che per anni non ha ricordato granché della madre e soprattutto del giorno del funerale. Ci vorranno anni di psicoterapia (e il cambio di diversi psicoterapeuti) per recuperare tanti bellissimi ricordi d'infanzia.
Non potevo immaginare, inoltre, che per anni, durante l'adolescenza, il giovane principe sia stato intimamente convinto che sua madre non fosse davvero deceduta, bensì che fosse scappata per sfuggire ai paparazzi, a quella celebrità che non le lasciava spazio e la soffocava, e che quindi si nascondesse da qualche parte... e che prima o poi sarebbe sbucata fuori a riabbracciare forte i suoi bambini ormai cresciuti.
È una cosa che mi ha intenerita e rattristata insieme.

"Immagino di aver sempre saputo la verità nel profondo del mio cuore. L'illusione di mamma che si nasconde, si prepara a tornare, non è mai stata tanto autentica da cancellare del tutto la realtà. Ma era sufficiente a permettere di rimandare gran parte del dolore. Non avevo ancora elaborato il lutto, non avevo ancora pianto (...), non avevo ancora metabolizzato i fatti nudi e crudi. Una parte della mia mente sapeva, ma un'altra era completamente isolata, e quella divisione riusciva a separare le voci della mia coscienza, a polarizzarle, a bloccarle, esattamente come volevo."

Circa William, apprendiamo come sia cambiato negli anni il rapporto tra fratelli, come si siano inacerbiti spesso i contrasti, i dissidi, frutto di temperamenti e caratteri opposti, di scelte di vita differenti, del ruolo dell'uno e dell'altro all'interno della famiglia, essendo William il primogenito e quindi l'Erede, ed Harry la "ruota di scorta", la Riserva appunto.

"L'Erede e la Riserva: quella definizione non era un giudizio, ma era anche priva di ambiguità. Io ero l'ombra, il sostegno, il piano B. (...) ero stato convocato come rinforzo, distrazione, diversione e, se necessario, pezzo di ricambio. (...) Essere un Windsor significava capire quali erano le verità immutabili e bandirle dalla mente. Significava assorbire i tratta fondamentali della propria identità, sapere per istinto chi eri, il che si riduceva in sostanza a essere per sempre il sottoprodotto di chi non eri".

Un aspetto purtroppo noto della vita pubblica di Harry - perché evidentemente considerato "ghiotto" dai giornali di gossip - è il suo essere stato un ribelle, un villain sempre pronto a divertirsi alzando il gomito, facendo baldoria con gli amici, a passare da un flirt all'altro, fino all'uso di sostanze e ai comportamenti giudicati indecorosi per un membro della monarchia (ce la ricordiamo in tanti la celebre foto di lui con in dosso una divisa nazista, in occasione di una festa in maschera).

Il problema della stampa e dell'interesse ossessivo dei paparazzi e dei vari tabloid britannici per i membri della famiglia reale perseguita Harry sin da ragazzino, già da quando era viva lady D., ma la cosa raggiungerà livelli insopportabili negli anni successivi.
Certo, magari l'Harry giovanotto ha fornito egli stesso - non volendo - del materiale succoso su cui sparlare, ma la stampa - denuncia Harry - ha sempre ricamato su di lui, inventando spesso di sana pianta pettegolezzi inesistenti, fraintendendo e presentando le situazioni che lo vedevano protagonista peggio di quanto fossero nella realtà.

Per sfuggire alle innumerevoli cause di disagio emotivo e psicologico e alla costante e sgradevole pressione mediatica, il principe si rifugia nell'esercito.

Nella seconda parte del memoir, seguiamo Harry negli anni dell'età adulta, quando si ritrova a dover decidere cosa fare della propria vita, che indirizzo darle, a cosa potrebbe dedicarsi per darle uno scopo.

Uno dei pilastri della sua vita è sicuramente l'impegno umanitario, la beneficenza; molti dei suoi progetti nascono per proseguire ciò che aveva iniziato lady D. e altri hanno a che fare con le proprie  esperienze personali, sia nell'ambito militare che in quello relativo alla salute mentale.

Harry si arruola e resta a servizio della sua regina e del suo Paese per dieci anni, compiendo due missioni in Afghanistan (la prima nel 2007-2008 come controllore dell'aria avanzato e la seconda nel 2012-2013 come copilota/artigliere di elicotteri Apache) ed egli li ha vissuti con molta consapevolezza, con impegno, professionalità, con la voglia autentica di essere utile al proprio Paese e, non ultimo, di dimostrare chi è lui: un uomo, un soldato, il Capitano Wales...

"Ero un soldato britannico, su un campo di battaglia, finalmente, un ruolo per cui mi preparavo da tutta la vita. Era anche Widow Six Seven (...). Potevo nascondermici dietro per davvero. Ero solo un nome, un nome a caso, e un numero a caso. Niente titoli. E niente guardie del corpo".


Quando sarà costretto, per cause di forza maggiore, a ritirarsi dall'esercito, la vivrà molto male, provando tanta rabbia e frustrazione perché gli veniva tolto qualcosa di importante che stava dando senso alla sua esistenza.

Insomma, Harry non ci nasconde nulla, tanto meno le cadute, i periodi bui in cui ha consumato alcol e droghe, gli attacchi di panico che lo paralizzavano, le litigate con il fratello, i legami sentimentali naufragati... e nella terza parte si arriva a lei, a Meghan Markle, la donna della sua vita.

"In questo mondo folle, in questa vita piena di dolore, ce l'avevamo fatta. Eravamo riusciti a trovarci".

Quella con la sua Meg è una bella storia d'amore che purtroppo ha subito dolorosi colpi a causa sempre della stampa che non ha mai smesso di "perseguitarli", di cercarli e scovarli in tutti i modi, e soprattutto che sin da subito ha imbastito storie fake su Meghan e famiglia.

Harry ci parla diffusamente anche di come sia stata accolta la fidanzata (e poi moglie) dalla nonna, dal padre e da William e Kate..., con tutti i conflitti e i silenzi che ne sono scaturiti, delle difficoltà legate alla gestione delle notizie sui giornali, dai disagi da questi causati e di come la coppia sia giunta a decidere di allontanarsi dalla monarchia pur di vivere serenamente.


Concludendo: mi è piaciuto molto leggere questo memoir, che è scritto in modo dettagliato e maturo (pregio per il quale possiamo ringraziare lo scrittore Moehringer), con uno stile che sa essere attento e lucido ma anche viscerale ed empatico, dando molto spazio alla sfera psicologica ed emotiva del narratore e protagonista, del quale vengono esposte le vulnerabilità e i traumi, i pregi e le virtù, le luci e le ombre, sia personali che famigliari, ma non in modo morboso o scandalistico né con l'atteggiamento di chi non vuol lavare i panni sporchi in famiglia e preferisce sbandierarli per alzare polveroni e polemiche, quanto piuttosto con quello di un uomo che nella parola, nella narrazione, trova un modo per affrancarsi dal ruolo istituzionale cui era destinato, dalle rigide etichette e dai protocolli propri della monarchia, affermando così la propria unicità e individualità, rivendicando il diritto di dare la direzione che desidera alla propria vita, di fare ciò che lo appaga, di sposare chi ama e di vivere lì dove si sente al sicuro.

Io l'ho apprezzato molto, è un libro non breve ma scorre; le parti che "scorrono un po' meno" sono forse quelle relative alle missioni militari, ma nel complesso è un'autobiografia che si lascia leggere con interesse.


giovedì 21 maggio 2026

Recensione: UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA di Claire Lynch



Una giovane moglie e madre viene privata della gioia e del diritto di crescere la propria figlia perché considerata inadeguata, una cattiva influenza per la propria bambina a motivo di determinate scelte di vita.
Quarant'anni dopo, questa figlia - ormai cresciuta e anch'ella moglie e mamma - decide di cercare sua madre e la verità sul suo abbandono.



UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA 
di Claire Lynch



Fazi Ed.
trad. V. Februari
216 pp
Nel 1982 la ventitreenne Dawn è sposata con Heron da pochi anni ed hanno una bambina, Maggie, di quattro anni. 

Il loro è un matrimonio tranquillo e dall'esterno lo si può giudicare solido e sereno.
In effetti è così e il futuro di Dawn, per quanto modesto e senza grosse pretese, sembra avviato su binari sicuri. 

Ma la vita ha in serbo per la donna un incontro che stravolgerà il suo presente e il suo futuro: Hazel, una donna socievole, incontrata quasi per caso e diventata, pian piano, sempre più importante.
Quella che inizialmente è un'amicizia si trasforma in un sentimento più profondo...
Amore?

Sì, Dawn si scopre innamorata di Hazel e vive questo sentimento con una gioia genuina e anche un po' ingenua, non trovando in esso nulla di male...

Certo, deve assolutamente parlarne con il marito Heron ma lui in fondo è un uomo comprensivo, mansueto, ragionevole... Sicuramente capirà ciò che sta vivendo sua moglie e quale cambiamento implichi per loro come coppia, ma di certo le cose non cambieranno rispetto alla loro bambina.

Purtroppo le sue speranze vanno in frantumi quando, confidando la verità al coniuge, questi la prende malissimo: sua moglie non solo vuole lasciarlo... ma per di più per una donna!
E cosa si aspetta Dawn, da lui, che faccia finta di niente? Che le auguri buona vita e le dica che è tutto ok?

Heron è amareggiato, deluso, arrabbiato e si rivolge a degli avvocati, i quali gli consigliano di chiedere la custodia esclusiva di Maggie: donne “depravate” come sua moglie non possono occuparsi dei figli.

I conflitti di coppia vengono portati in tribunale per discutere e decidere della potestà genitoriale e quale dei due genitori avrà l'affidamento esclusivo.
Durante la dolorosa udienza, Dawn viene torchiata dall'avvocato del marito e dipinta come una figura pericolosa, una donna incapace di prendersi cura della sua bambina, perché priva di valori e morale. 

È quindi costretta ad allontanarsi e a lasciare la piccola con il padre.

Il racconto degli eventi del 1982 si alterna a quello del 2022, quando Maggie è ormai adulta (ha 45 anni), è madre di due figli, è sposata con Conor e coltiva con il padre un rapporto quotidiano inossidabile: Heron è il solo genitore che lei abbia mai conosciuto e nel corso della sua infanzia e dell’adolescenza lui è stato tutta la sua famiglia, il suo unico punto di riferimento. 

Alla figlia il padre ha sempre raccontato che sua madre l’ha abbandonata dopo averlo tradito. Null’altro.

Quando ad Heron viene diagnosticata una brutta malattia, Maggie si preoccupa di sistemargli casa e, tra documenti vari, trova le carte che raccontano la vera storia di sua madre.

Sconvolta e arrabbiata con quel padre che, in un certo senso, l'ha tradita e le ha nascosto la verità per quarant'anni, Maggie affronta lo smarrimento che sta vivendo mettendosi sulle tracce della propria madre, non prima di aver provato ad avere un faccia a faccia col padre.
Quest'ultimo è sempre stato un tipo di poche parole, riservato circa il passato e, soprattutto, sul matrimonio e quella ex-moglie svanita nel nulla..., ma adesso sembra essere giunto il momento della verità e a Maggie non stanno più bene i silenzi imbarazzati tra padre e figlia.

Sente il bisogno di trovare le risposte alle tante domande che man mano, leggendo e rileggendo le carte, affiorano nella sua mente: perché sua madre l'ha lasciata con il padre? Perché non l'ha mai cercata? Cosa fa ora, come vive? Si è rifatta una vita e una famiglia? E a lei, a Maggie, ci pensa mai?

Il lettore passa dal seguire ora le vicende personali e famigliari di Maggie, ora quelle di Dawn, i suoi turbamenti, le sue paure, il suo innamoramento per una donna e il desiderio - così naturale e così facilmente giudicato e condannato dalla società - di vivere quel sentimento senza che questo faccia di lei una cattiva madre.

"Una questione di famiglia" affronta con molta delicatezza e umanità tematiche emotivamente coinvolgenti, riguardanti il rapporto di coppia, quello tra genitori e figli, la sessualità e la libertà di scegliere chi amare; la doppia prospettiva temporale permette al lettore di tenere sott'occhio le due protagoniste - mamma e figlia, la prima che ha nel cuore i ricordi di quella figlioletta quattrenne, la seconda che ha difficoltà a ricordare quella mamma conosciuta nei primi anni di vita -, di guardare con discrezione nelle loro vite e vederne le fragilità, le incertezze, le paure, le assenze.

Tanto Dawn quanto Maggie stanno vivendo - in tempi e in età differenti - dei momenti cruciali: Dawn è poco più che ventenne quando si ritrova a ribaltare ogni presunta certezza e sicurezza esistenziale, mettendo in discussione matrimonio, sentimenti..., e scegliendo di seguire il proprio cuore, non immaginando quale altissimo prezzo sarà costretta a pagare.

Maggie si ritrova di fronte a verità finora taciute, che mettono in crisi il legame forte con quel padre buono e pacifico, che però a quanto pare ha preso una decisione, tanti anni prima, che ha portato sicuramente sofferenza, separazione, vuoti e mancanze nella propria vita e in quella della figlia.

È quindi un romanzo che ha al centro i legami famigliari e che mostra come e quanto negli anni Ottanta, in Inghilterra, i pregiudizi nei confronti degli omosessuali (in questo caso delle donne madri) fossero molto forti non solo tra la gente comune ma anche a livello legale.

Bello.
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