mercoledì 29 novembre 2023

"Tu sarai sempre la palma intrecciata del cuore" [ versi palestinesi ]



Condivido con voi alcuni versi di alcuni poeti palestinesi in occasione della Giornata internazionale della solidarietà con il popolo palestinese, istituita nel 1977 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.



TESTAMENTO

Se mi uccidono
appoggiatemi a una roccia,
il viso rivolto al vento,
ch'io muoia
sotto le nubi della sera,
nell'erba del mattino.
Se muoio nel mio letto,
mettetemi nudo sulla terra,
su una collina del mio paese,
e che l'oblio mi liberi;
o ricordatevi di me,
durante le vostre feste più belle.

(Samih AI Kassem)



MORTO IN PIENA COSCIENZA

Quando l'aratro straniero
lacera, o mia terra,
la tua carne violata,
è dalla mia carne che sgorga il sangue.
Le cose svaniscono
nella nebbia
e le lacrime nascono
nella lingua dei
segreti e del miracolo.
La spada di luce si è levata dalla mia fronte
e l'acqua dei fiumi è sgorgata dalle mie dita.
La mia nazionalità?
Il cuore di tutti gli uomini.
Toglietemi un po' questo passaporto!

(Samih Al Kassem)

.


CANZONE PER GLI UOMINI
(versi tratti da)


Con la nostra potenza,
con le croci passate e presenti
varcheremo la soglia
del paziente domani,
apriremo il paradiso dalle porte chiuse,
dalle nostre gole, dalle nostre sofferenze,
tesseremo poemi
e li berremo,
dolci come il vino delle feste.
Cantando nelle strade e nei campi
il nostro sguardo farà sorgere
dal più bello
dal più profondo
dal più lontano
un altro sguardo
che veda solo I'amore
e oda solo la vittoria.

Usciremo dai nostri campi,
usciremo dal nostro esilio,
usciremo dai nostri rifugi,
non avremo più vergogna
se il nemico ci ingiuria.
Non arrossiremo.
Sappiamo usare la falce.

Conosciamo la difesa
dell'uomo disarmato.
Sappiamo costruire
una fabbrica moderna
una casa
un ospedale
una scuola
una bomba
un missile,
sappiamo scrivere i poemi più belli.

(Mahmoud Darwish)


INNAMORATO DELLA PALESTINA
(versi tratti da)


Tu sarai sempre
la palma intrecciata del cuore
che non si piega sotto la tempesta e non sente
oltre le zanne dei lupi.
Palestinesi sono i tuoi occhi, il tuo tatuaggio,
Palestinesi i tuoi pensieri, i tuoi abiti,
i tuoi piedi, la tua forma,
Palestinesi le parole,
Palestinese la voce,
Palestinese tu vivi
Palestinese morrai.

 (Mahmoud Darwish)


martedì 28 novembre 2023

# RECENSIONE # SFIDA A POIROT di Agatha Christie

 

Un uomo dall' identità ignota viene ritrovato morto in casa di una signora cieca che nega di conoscerlo; a rinvenire il cadavere è una giovane dattilografa che rapisce il cuore dell'agente dei servizi segreti Colin Lamb, amico di Poirot, il quale verrà "sfidato" a risolvere il caso comodamente seduto sulla poltrona di casa propria.



SFIDA A POIROT
di Agatha Christie


Mondadori
trad. M.Carones
274 pp
Colin Lamb è un biologo marino e anche un agente del controspionaggio che sta cercando qualcuno al 61 di Wilbraham Crescent in un giorno di settembre come un altro.
Mentre cammina, una ragazza, spaventata e trafelata, gli finisce praticamente tra le braccia mentre fugge dal numero 19, dove ha  appena scoperto un cadavere. 
La donzella si chiama Sheila Webb e quel pomeriggio aveva un appuntamento nel suddetto appartamento in cui vive una donna cieca, la signorina Millicent Pebmarsh, la quale aveva telefonato alla copisteria in cui lavora Sheila chiedendo che le fosse mandata proprio lei per un lavoretto.

Invece di trovare ad attenderla la committente, Sheila si è trovata sotto gli occhi il corpo senza vita di un uomo mai visto prima; ma non è l'unica a non conoscerlo: benché lo sfortunato sia stato assassinato e rinvenuto al n.19, la proprietaria della casa non ha idea di chi sia l'ospite.
Non solo: ma quando viene interrogata dall'ispettore Hardcastle nega di aver mai chiamato in copisteria per richiedere la presenza di questa Sheila!

Le stranezze non sono finite: il morto non ha con sé alcun documento che ne riveli l’identità e in casa sono stati portati - all'insaputa della Pebmarsh - degli orologi, tutti indicanti la stessa ora (sbagliata), vale a dire 4:13.

Insomma, nessuno ha visto niente - pare - e nessuno sa dire chi sia il defunto e come mai sia morto proprio lì.

Hardcastle e Lamb vanno in giro per Wilbraham Crescents interrogando minuziosamente i vicini di Millicent ma, in mezzo alle loro chiacchiere senza capo né coda, non sembra sia ravvisabile alcuna informazione utile per l'indagine.

Lamb allora si rivolge a un amico, l'investigatore Hercule Poirot, appassionato di romanzi gialli e serenamente convinto che per risolvere il dilemma non ci sia bisogno neppure di muoversi da casa: a lui bastano gli appunti di Colin e la propria materia grigia, acuta e instancabile, comincia a mettersi in moto per creare collegamenti, ipotesi e spiegazioni.

Ed effettivamente, l'investigatore dagli inconfondibili baffi riuscirà a scoprire sia l'identità del morto che l'assassino, aiutando uno scettico Hardcastle a venire a capo dell'omicidio dello sconosciuto (e di altri che seguiranno) e dando una mano anche al suo giovane amico Lamb, che troverà la soluzione al mistero che lo aveva portato inizialmente a Wilbraham Crescents. 

Devo ammettere di non aver divorato questo giallo con quella curiosità che i romanzi della Christie esercitano solitamente su di me; lo sviluppo delle vicende non mi ha molto appassionata, ho trovato la narrazione un po' lenta per i miei gusti e forse avrei preferito che la presenza di Poirot fosse maggiore, perché quando c'è lui resto affascinata e divertita dai suoi ragionamenti, dal modo in cui mette insieme tutti i pezzi  per poi esporli con la placida e ironica sicurezza di chi sa di "aver ragione" semplicemente perché "essere sicuri significa che, quando si arriva alla soluzione, tutto va a posto automaticamente, e ci si rende conto che le cose non potevano andare in modo diverso".

Concludendo: Agatha è la regina indiscussa del giallo ed è praticamente sempre una garanzia, ma se dovessi dirvi che questo caso mi abbia preso tanto quanto altri che ho letto, non direi la verità al 100%.
Resta comunque una lettura molto piacevole.

Altri romanzi di Agatha Christie recensiti sul blog:


lunedì 27 novembre 2023

USCITE EDITORIALI [[ Segnalazione ]]

 

Buon pomeriggio, cari lettori!

Oggi diamo spazio alle segnalazioni.

Partiamo da un romanzo di genere fantasy dal titolo "Al di là del Destino" edito da 

LINK AMAZON

ZeroUnoUndici Edizioni che ripercorre tutti i mali che affliggono il mondo in cui viviamo, e che tratta tematiche forti ed estremamente delicate come il suicidio, la depressione e il cyberbullismo, in cui si sviluppano profondi legami di amicizia e grandi storie d'amore, e dove si racconta di come sia possibile cambiare il proprio destino se si lotta con coraggio e con tenacia.

I protagonisti sono le anime di Gary, un ragazzo morto suicida perché sopraffatto dalla depressione, e di Camilla, un’adolescente rimasta vittima di un grave episodio di cyberbullismo che l’ha indotta a togliersi la vita, entrambi puniti con la dannazione eterna.

I due, desiderosi di riscattarsi, grazie all’aiuto di due formidabili alleati, fuggiranno dall’oscura prigione in cui erano stati relegati, instaurando un mirabolante viaggio all’interno del Mondo dell’Aldilà nel disperato tentativo di cambiare il loro destino.



Il secondo libro che vi presento è un mix di fantasia e personaggi che si ispirano alla realtà.

IL RIPARATORE DEL TEMPO di Diego Mo (LINK).

Giorgio, nell’estate del 2020, lascia il Piemonte in cerca di pace nel vecchio casale di famiglia in Calabria. Qui tra riposo e ricordi riscopre nella cassaforte del nonno tre libri, una scatola di foto e un manoscritto. 
Inizia a leggere il primo libro Storia della seconda guerra mondiale e ne resta confuso. Lui non ha mai sentito parlare di questi avvenimenti. 
Incuriosito prosegue la lettura con Il diario di Anna Frank... 
Anna sarebbe morta nel 1942, ma lui sa che Anna è viva e Nobel per la letteratura.
Prosegue con il terzo libro Se questo è un uomo di Primo Levi. Resta sconvolto da ciò che legge. Cerca su internet ma trova poco su Levi e nulla sul libro. 
Tocca ora alla scatola di foto: ecco l’orrore dei lager, dove riconosce un volto che nel suo mondo è uno scienziato, padre di una grandiosa cura. 
Infine il manoscritto… Ecco la verità, la storia pazzesca di suo nonno, il viaggio nel tempo, nel 1908 alla ricerca di Adolf Hitler, la sua missione era ucciderlo. 
Hitler in quegli anni era un ragazzo poco più che allo sbando e suo nonno visse una lotta interna tra dovere ed etica. Compì la sua missione costruendo nel passato il suo futuro.



Con la seguente segnalazione cambiamo genere: siamo in ambito romance ma sono presenti anche elementi del romanzo di formazione ambientato a Tokyo e che racconta le vicende familiari e relazionali di una giovane cantante Idol.


METAMORFOSI DI UNA CAMELIA di Elisa Mura (ebook 3,99, 17 euro cart. EDITORE PUBME)

Tsubaki è fra le Idol più aggraziate e amate del panorama canoro giapponese, almeno finché non crolla
dal podio e vede la sua carriera congelarsi proprio al momento cruciale.
Un terribile segreto l’ha sconvolta, anche se cerca di mostrarsi sempre indifferente a ciò che le capita intorno. Sballottata dalle trame altrui sin dall’infanzia come un manichino, è la pedina ideale di un mondo tempestato di invidie malsane e bramosie, in cui è costretta a ritornare e accettarne vincoli e bassezze.
Aki ha perso il senso della vita, insieme all’amore verso la musica. Ha messo da parte la sua chitarra, ripudiato l’estro nel comporre canzoni, perché quella voce a cui si ispirava non tornerà più. Ancor peggio ha lasciato la band. È rimasto ancorato ai ricordi, prigioniero di una scia di dolore, perdita e tradimento che lo stanno conducendo in un abisso profondo.
Due giovani artisti sul baratro della loro carriera. Due anime gettate su un percorso pericolante, nel quale devono imparare a vivere solo per se stessi. Uniti casualmente verso un tentativo di rinascita che profuma di essenza alla camelia. 

Un romanzo di formazione che si tramuta in una melodia delicata e insieme crudele, movimentata da figure losche e senza cuore, amori puri e sensuali e personalità da scolpire fino alla completa metamorfosi. 


PUBBLICO DI DESTINAZIONE: adolescenti consapevoli, adulti. Contiene scene
violente
TEMA TRATTATO: difficoltà relazionali di famiglia, violenza domestica e
psicologica, motivazionale.



venerdì 24 novembre 2023

TILL - IL CORAGGIO DI UNA MADRE - SUBURBIA KILLER (la serie) [ recensioni ]

 

Buon pomeriggio, cari lettori!

In questo post non parliamo di libri bensì di un film e una serie tv che ho avuto modo di guardare ultimamente.

Partiamo dal film, uscito quest'anno.

TILL - IL CORAGGIO DI UNA MADRE 

,

Regia di Chinonye Chukwu, con Danielle Deadwyler, Jalyn Hall, Frankie Faison, Haley Bennett, Whoopi Goldberg. 

Narra la storia vera di Emmett Louis Till e della battaglia della madre per avere giustizia.

Siamo nel 1955, in estate, e il quattordicenne afroamericano Emmett Till, che vive assieme alla mamma a Chicago, va a fare visita a dei parenti nel Mississippi, a Money.

Emmett è un bravo ragazzo, educato, rispettoso, ama scherzare e non pensa al fatto che, adesso che è lontano da casa, deve stare attento a ciò che dice e fa perché per lui, che è nero, può essere pericoloso adottare comportamenti giudicati sbagliati e inopportuni dai bianchi.

Questo perché a Money i casi di linciaggi di neri e omicidi per ragioni razziali sono ancora frequenti in quegli anni.

Un giorno, infatti, commette un errore che si rivelerà, ahilui, tragico: entra in un negozio (di proprietà di Roy e Carolyn Bryant,) per comprare qualcosa e rivolge la parola alla ragazza bianca che è dietro al bancone (Carolyn, appunto); non solo, ma, trovandola carina, le fa anche un fischio in segno di apprezzamento.

Questo gesto, innocuo e semplice per noi, gli costerà un prezzo carissimo.

In piena notte, il marito della donna e il fratellastro si recano a casa dello zio di Till, prelevano il ragazzo e commettono un assassinio atroce.

Il povero Till viene torturato, picchiato selvaggiamente, ucciso e il suo corpo martoriato  viene gettato nel fiume Tallahatchie.


Qualche giorno dopo il rapimento da parte di Bryant, il suo cadavere viene ritrovato nelle acque del fiume, Mamie Till viene informata della terribile notizia e da quel momento in poi inizia la sua battaglia affinché il suo povero ragazzo ottenga giustizia e la sua terribile morte non sia vana. 

La donna, combattiva e determinata, chiede di essere fotografata accanto al volto orribilmente deformato del figlio e lascia che la bara, durante le esequie, sia aperta al pubblico affinché tutti vedano cosa ha subito Emmett, che era praticamente irriconoscibile; ad aiutare nel riconoscimento fu un anello che era ancora al dito e che era appartenuto al padre.

Il film, quindi, si concentra per gran parte sulla mamma di Till, Mamie, e su quanto e come si sia battuta per sensibilizzare l'opinione pubblica in merito alla violenza razziale nel sud degli States e ai crimini d'odio che venivano commessi e che restavano per lo più impuniti. 

Se Mamie - che è poi diventata un'attivista impegnata nel movimento per i diritti civili degli afroamericani - suscita profonda ammirazione perchè non si è lasciata spezzare dal grande dolore per il tristissimo destino del figlio ma ha reagito per cambiare le cose e combattere le ingiustizie e le discriminazioni, a destare tanta rabbia sono gli assassini di Emmett: furono assolti e la stessa Carolyn (a causa della quale quale è successo tutto) ha avuto la sfrontatezza di sostenere che il ragazzino l'aveva offesa dicendo cose "irriferibili" (!!); fatto sta che nessuno di questi individui ha pagato per i propri misfatti, nonostante tempo dopo abbiano confessato di aver ucciso il povero Emmett.

Se vi piacciono i film tratti da storie vere e con questo genere di argomenti, provate a dargli un'occhiata ^_-


La serie che vi consiglio è spagnola (El inocente) e mi è piaciuta molto perché mi ha tenuta col fiato sospeso tutto il tempo, puntata dopo puntata (ne sono otto): è tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore americano Harlan Coben.

SUBURBIA KILLER

Allora, la base è questa: un giovanotto di nome Mateo Vidal si ritrova, a causa di una rissa notturna, in un incubo dalle dimensioni e dalle dinamiche inimmaginabili, e non solo per lui ma pure per noi spettatori.

Succede, infatti, che una sera - mentre è in un locale con il fratello - discute con dei ragazzi e, nella colluttazione, uno di questi (Daniel) muore accidentalmente, sbattendo a terra la testa.

Mateo viene accusato di omicidio e passerà 9 anni in carcere e, si sa, la vita dietro le sbarre non è proprio una passeggiata e gli incontri che si fanno non sono dei più simpatici...
Fatto sta che esce dalla prigione dopo aver scontato la sua pena e si sposa con la bella Olivia Costa: i due sono felici e lei ha da poco scoperto di essere incinta del loro primo figlio.

Ma la donna, dopo aver ricevuto una misteriosa telefonata, vola a Berlino senza dare troppe spiegazioni al marito, che però dopo qualche ora si vede arrivare sul cellulare dei video e delle foto in cui Olivia è in situazioni a dir poco compromettenti: è nuda, in una camera d'albergo, nel letto disfatto e a riprenderla è un uomo che Mateo non ha mai visto e che fa capire di essere l'amante di Olivia...
Mateo è sconvolto e non crede ai suoi occhi: Olivia lo sta tradendo?
Decide di andare a Berlino per scoprirlo.

Ma questo filone della storia si incrocia con un'altra drammatica vicenda: in un orfanotrofio cattolico gestito da religiose, una notte, una suora viene trovata morta, caduta dalla finestra della sua camera: suicidio o omicidio?

A indagare è l'ispettrice Lorena Ortiz, donna tutta d'un pezzo, decisa, pratica e testarda, ma non priva di fragilità, frutto - queste - di un trauma subito nell'infanzia (padre poliziotto suicida); lei stessa è cresciuta nell'orfanotrofio attorno al quale si trova a indagare per far luce sulla tragica e inspiegabile morte della suora, che si scopre essere, in realtà, tutto fuorchè una vera religiosa: si chiamava Emma e aveva una vita fuori dalle mura dell'istituto; non solo, ma aveva anche un passato difficile, complesso e non del tutto sepolto, evidentemente, ma che anzi l'ha seguita e fatta fuori.

Le due storie, quindi, si intrecciano e ad unirle è Olivia, moglie di Mateo e amica della finta suorina, Emma: come, dove e quando si sono conosciute le due donne?

Le indagini prendono piede, cominciano a verificarsi, senza tregua e uno di seguito all'altro, una serie di avvenimenti complicati che svelano alcuni particolari che sono tutte tessere di un puzzle contorto e avvincente.

Olivia, come Emma, ha un passato terribile dal quale è scappata, e c'è qualcuno che la sta cercando e che sa chi davvero lei sia, cosa facesse e come vivesse prima di cambiare vita e diventare la brava e tranquilla moglie di Mateo Vidal.

Vidal, a sua volta, ha conosciuto delle persone in carcere e forse ha pestato i piedi a chi non avrebbe dovuto...

Non solo, ma ha un ambiguo rapporto (d'amicizia?) con la mamma di Dani, il ragazzo che lui "uccise accidentalmente" e che gli è costato nove anni di gattabuia: perché si sente con lei, nonostante il marito della signora non sia affatto d'accordo?

In polizia c'è qualcuno che mette i bastoni tra le ruote a Lorena perché non vuole che scopra ciò che c'è dietro al mondo cui apparteneva Emma: un ambiente squallido, sporco, malato, fatto di ricatti, prostituzioni e tanti altri crimini.

Ok, mi fermo perché non ha molto senso che vi dica altro: la trama è complicata, intrecciatissima, con moooolti colpi di scena, rivelazioni, è torbida nei contenuti, abbondano violenza, tradimenti, segreti, depistaggi...: insomma è piena! Otto puntate dal ritmo frenetico, esagitato, un susseguirsi di vicende e personaggi loschi legati tra loro che potrebbero intrigarvi e indurvi a guardarla sino alla fine.

La storia di Mateo ci ricorda come la vita di una persona possa cambiare radicalmente e all'improvviso in un batter di ciglia e senza che uno abbia realmente una colpa (quanto meno non intenzionale); mostra come le situazioni drammatiche vissute cambino chi le vive, inesorabilmente; la ingarbugliata e movimentata storia di Olivia ci ricorda che tutti abbiamo il diritto al riscatto di noi stessi, il diritto di lasciarci alle spalle sbagli, traumi, cattivi incontri, di rifarci una vita ma che spesso questo porta con sé delle conseguenze, degli strascichi.

Bella, mi è piaciuta; ripeto, forse è effettivamente molto densa di accadimenti, ma comunque se si resta coinvolti nel vortice di dinamiche e misteri, poi si ha voglia di proseguire.


domenica 19 novembre 2023

🎐 RECENSIONE ☕ FINCHÉ IL CAFFÈ È CALDO di Toshikazu Kawaguchi



C'è una caffetteria a Tokyo che non è come le altre.
Non la si trova facilmente perché è un po' nascosta, ed è piccola, accoglie pochi clienti alla volta; ma il caffè è ottimo ed è un ambiente tranquillo.
Inoltre, su di essa, circola una stramba leggenda metropolitana: pare che ci sia una sedia su cui, chi lo desidera, può sedersi per viaggiare nel tempo.
In questo posto unico e speciale, l'atmosfera è magica, il tempo sospeso, gli orologi ingannevoli e non di rado qualcuno prova a recuperare legami, a rubare attimi fugaci e preziosi emozioni per dare una nuova virata alla vita che, come il caffè, va gustata a piccoli sorsi.



FINCHÉ IL CAFFÈ È CALDO 
di Toshikazu Kawaguchi


Garzanti Ed.
trad. C.Marseguerra
192 pp
"...non aveva mai pensato di farlo in prima persona. Viveva la vita nella corsia di sorpasso e non aveva rimpianti. E comunque – pensava – che senso poteva avere, se tanto il presente non sarebbe mai cambiato, qualsiasi cosa si provasse a fare?"



A quanti di noi è capitato di pensare, con una punta di rimpianto, che sarebbe bello poter viaggiare nel tempo, almeno una volta nella vita, tornando nel passato o, addirittura, sbirciando nel futuro?
Forse per rimediare a un errore, per rivedere un volto amato, per sapere cosa è accaduto alle persone che amiamo...

Questo delicato e carinissimo romanzo narra di un posto particolare in cui il tempo è scandito da una tazza di caffè bollente.
Narra di rapporti famigliari resi difficili da sbagli, fraintendimenti, cose non dette, malattie, lutti, e di come il dolore che ci si porta dietro chieda di essere alleviato, fosse anche solo per una manciata di secondi.
Il tempo di un caffè. Finché il caffè resta caldo, è possibile (ri)vivere una breve ma preziosa esperienza irripetibile.
A patto, però, di osservare fedelmente le regole del "gioco", che non sono tantissime ma guai a "sgarrarne" anche soltanto una!

Ebbene, nei quattro episodi che compongono il romanzo, seguiamo le vicende personali di pochi personaggi - sempre gli stessi - le cui vite si intersecano, arricchendosi, trovando sostegno e aiuto l'uno nell'altro.

Il locale  è di proprietà di un omone grande e grosso, Nagare, sposato con la dolcissima e solare Kei; vi lavora la cameriera Kazu, una ragazza carina ma sempre sulle sue, che dà poca confidenza, ostentando un atteggiamento distaccato e imperturbabile.
Gli avventori abituali, con cui il lettore farà conoscenza, sono: l'infermiera Kōtake e il marito Fusagi (malato di Alzheimer precoce); Hirai (proprietaria di un bar) e sua sorella Kumi (che in realtà abita in un'altra città e va nella caffetteria solo per cercare di parlare con Hirai, inutilmente); Fumiko (donna in carriera) e una signora di cui non ci vien detto il nome, ma viene identificata come "la donna in bianco". Quest'ultima è sempre seduta allo stesso tavolo, con un libro in mano e sorseggia un caffè dietro l'altro.

Fumiko è una bella e giovane donna che ha sempre messo il lavoro al primo posto, fino a quando il fidanzato Gorō la lascia per inseguire il sogno di una carriera lavorativa in America e la ragazza si rende conto di quanto lui sia importante: no, il lavoro non è tutto, l'amore lo è!
Ma non trova il coraggio di chiedere al fidanzato di restare, di scegliere lei e un futuro insieme..., così egli se ne va e una settimana dopo lei è sola nella misteriosa e leggendaria caffetteria, a chiedersi se davvero bevendo caffè potrebbe tornare indietro di una settimana e supplicare Gorō di non abbandonarla.

Le viene detto che il viaggio nel tempo è soggetto a regole ferree, tra cui la fondamentale è: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato e solo sedendosi (senza alzarsi mai) su una sedia specifica, che poi è quella sempre occupata dalla signora in bianco, che non prende bene la richiesta di alzarsi per far "viaggiare" i clienti, i quali sono costretti ad aspettare con pazienza che la signora si alzi da quella sedia per andare in bagno.

Fumiko è convinta di volerlo fare, così si siede e... torna indietro di una settimana: stesso posto, stessa caffetteria... Cosa succederà? Riuscirà a parlare apertamente a Gorō, ben sapendo che un'altra regola è che non potrà in alcun modo cambiare il presente, qualunque cosa faccia o dica?

Gli altri viaggi vedono protagonisti il povero e smarrito Fusagi (la cui memoria lo sta abbandonando ogni giorno che passa e sempre di più) e sua moglie Kōtake: cosa potrebbe ottenere, quest'ultima, viaggiando indietro nel tempo? Parlare un'ultima volta con suo marito nei giorni in cui era ancora lui, presente a sé stesso e con la mente ancora "buona"? Per dirgli cosa? Forse questa incredibile, seppur breve, esperienza potrebbe aiutarla a ritrovare sé stessa e il suo ruolo accanto all'uomo che ama e che si sta dimenticando di lei?

C'è la pragmatica Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella e che potrebbe rimpiangere amaramente il suo allontanarla continuamente da sé.

Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre e che, se potesse esprimere un desiderio, esso avrebbe a che fare proprio con la creatura che porta in grembo.

Ognuna di queste donne ha un rimpianto, sente riaffiorare un ricordo doloroso e non sa come affrontarlo, come "risolverlo", confidando che il viaggio nel tempo  costituisca una soluzione..., ma non lo è perché nessuna azione - come detto più su - inciderebbe sul presente.

Tutte loro, però, impareranno che ormai il passato, proprio perché non più modificabile, non deve dominarle: quello che conta è il presente che stanno vivendo, perché è oggi che possono agire, amare, abbracciare, sorridere, decidere...

Tra sospiri, lacrime, sorrisi commossi, confusione e speranza, lettere mai date, le donne "viaggiatrici" comprenderanno che la vita è fatta di momenti unici e irripetibili, che vanno vissuti appieno, senza riserve, non privando sé stesse e chi amano di gesti e parole importanti, perché il futuro non appartiene a nessuno di noi e non possiamo sapere se e quando eventi drammatici e improvvisi potrebbero intervenire e deviare il corso delle nostre esistenze. 


"Finché il caffè è caldo" è un romanzo che si legge in poche ore non solo per il numero di pagine, ma soprattutto per la incredibile scioltezza del testo, essenziale, con una buona presenza di dialoghi semplici, con una trama che ho trovato originale (i viaggi nel tempo non sono una novità in letteratura ma è come li ha gestiti l'autore e le finalità degli stessi che ho trovato diverso dal solito), con pochi personaggi che interagiscono tra loro e che a turno sono protagonisti di un episodio.
Le vicende narrate - malgrado l'elemento "sovrannaturale" del viaggio temporale - inteneriscono e commuovono perché sono profondamente umane e toccano il mondo emotivo di ciascuno di noi in quanto hanno a che fare con i legami famigliari, con i rimpianti e con le occasioni mancate.
Una lettura delicata, rilassante si legge in un attimo e lascia un sapore di dolce malinconia.

Consigliato, in special modo in queste freddine serate autunnali: è una coccola letteraria.



ALCUNE CITAZIONI

"se vuole, la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presenteranno. Serve solo cuore."

" Di fronte a una persona con cui si ha un legame profondo e a cui si sono rivelati i propri sentimenti, è difficile mentire e lasciar perdere. La verità vuole uscire a tutti i costi, soprattutto quando si cerca di occultare la tristezza o la fragilità. È molto più facile nascondere la tristezza a un estraneo, o a qualcuno di cui non ci si fida."

giovedì 16 novembre 2023

[[ RECENSIONE ]] LE STREGHE DI MANNINGTREE di A.K. Blakemore


Nell'Inghilterra della seconda metà del 1600 la caccia alle streghe non è purtroppo un ricordo, ma anzi una pratica che si inserisce e trova terreno fertile in una cornice storica complessa e molto movimentata, che vede il re in contrasto col Parlamento, la guerra civile che infuria, i cattolici contro il puritani.
È in un tempo come questo che un giovane e oscuro inquisitore va di città in città, nelle contee inglesi, a scovare donne (più raramente uomini) in combutta col maligno e che meritano la morte in qualità di streghe.


LE STREGHE DI MANNINGTREE
di A.K. Blakemore



Fazi Ed.
trad. V.Februari
336 pp
"Strega è l'offesa che affibbiano a chiunque faccia succedere le cose, a chiunque porti avanti la storia".

È il 1643 e a Manningtree, una cittadina della contea dell’Essex, tante sono le donne che cercano, con gran fatica, di portare avanti la casa, di sfamare sé stesse e la famiglia, lottando contro la povertà più nera, aggravatasi a causa della difficile situazione sociale e politica, che - tra le altre cose - ha portato via gli uomini da casa e dai campi, costringendoli ad arruolarsi.

Alcune di queste miserabili creature vivono ai margini della comunità più di altre: in particolare, le anziane, le straccione, le nubili che nessuno sposa... e quelle dalla lingua affilata, perfida e dalla scorza dura. 

A quest'ultima categoria appartengono le donne West, madre e figlia: la vedova Beldam West e sua figlia Rebecca, che vivono come possono, giorno per giorno, tra un espediente e l’altro, cercando di scacciare lo spettro incombente della miseria.
Rebecca e sua madre non vanno sempre d'amore e d'accordo perché la ragazza vede nella rozza genitrice un esemplare di donna poco rispettabile, che non si fa problemi a bere come un uomo e non si fa passare una mosca davanti al naso, risultando sempre molesta, arrogante e poco piacevole.
Giovane e ancora speranzosa di un futuro meno cupo e triste, Rebecca sta imparando a leggere e scrivere presso il maestro John Edes, del quale è infatuata e alla cui presenza arrossisce.

Ma la loro abitudinaria, seppur semplicissima, quotidianità viene completamente scombussolata dalla presenza di un uomo apparentemente innocuo: messer Matthew Hopkins, il nuovo locandiere, che si è mostrato fin dal principio molto curioso verso tutto ciò che accade nella cittadina; la sua curiosità maliziosa è ben visibile nello sguardo profondo e indagatore che va a concentrarsi quasi ossessivamente sulle donne più umili e disgraziate, tra cui la stessa Rebecca, che ne è oltremodo infastidita e turbata.

A Manningtree non mancano mai litigi, baruffe, malelingue e battibecchi, ma un giorno ne accade uno che, se anche di per sé non ha nulla di grave, lo diventa a causa delle maldicenze, della superstizione, dell'ignoranza e della malignità, cui si cerca vergognosamente di dare un'apparenza di pia religiosità.

Accade, infatti, che la vedova West - e altre amiche con lei - un giorno si ritrovino a rimproverare un ragazzino, e che questi - pochissimo tempo dopo - cominci a manifestare sintomi strani, di un malessere non meglio specificato...
Il ragazzino, colto da una misteriosa febbre, inizia a farneticare di congreghe e patti, e questo desta le preoccupazioni di molti in paese e l'interesse, ancor più vivo, di Hopkins, le cui domande assumono un tono sempre più incalzante e poco rassicurante.
Che in questa miseranda cittadina dell'Essex ci sia il demonio con la sua influenza infernale?

La calunnia è un venticello e si diffonde, sottile e insidiosa come una serpe, attraverso le calunnie, le parole cattive e maligne sussurrate di bocca in bocca e che trasformano il nulla in tragedia: e se il ragazzino fosse vittima di un maleficio?
I malefici, le maledizioni..., si sa, sono opera del diavolo e dei suoi nefandi servitori, anzi, servitrici, quali sono appunto le streghe.
Forse la Beldam West e le sue amiche, pochi giorni prima, quando hanno litigato col ragazzino, gli hanno inviato proprio questo - una maledizione?
Non può essere una coincidenza, visto che prima di quel giorno il bambino scoppiava di salute; inoltre, altri tragici accadimenti si rilevano in alcune famiglie, il che mette in allarme tutti: il male è tra loro e va individuato e fermato assolutamente, prima che infetti tutto e tutti.

Messer Hopkins tira fuori dal suo mantello quel che è: un inquisitore, un cacciatore di streghe, di donne che hanno venduto l'anima al maligno e che seminano peccati, lussuria, lascivia e malvagità ovunque vadano, su chiunque posino lo sguardo malevolo, su qualunque cosa tocchino.

Non le riconosci mica subito perché sono subdole, danno l'impressione di essere donne comuni ma, se solo potessimo alzare loro la gonna, vedremmo i segni del peccato e il marchio del diavolo sulla loro carne.
Crescono e vivono insieme alla brava gente timorata di Dio e si sa, lo dice il Vangelo: la zizzania cresce col grano ma andrà estirpata, prima o poi.


E questa è "l'ora delle tenebre", il momento di Matthew Hopkins, nelle cui mani e sulle cui livide labbra fioriscono versetti biblici, coi quali pretende ti insegnare, redarguire, far riflettere.
Giudicare, condannare.

In capo a pochi giorni, Manningtree viene messa sotto accusa perché in mezzo ad essa avvengono cose indicibili: sabba, danze e atti osceni coi diavoli, incantesimi e malocchi mortali e ogni cristiano sincero lo sa: "Non lascerai vivere la strega"*.

A morte le streghe!
Chi sono queste maledette?
Un gruppetto di donne malandate e povere, tra cui un'anziana che a malapena si regge in piedi e la mamma di Rebecca.
Rebecca stessa, in seguito a una sua "leggerezza", viene coinvolta nell'accusa di stregoneria e, insieme alle altre disgraziate, condotta in una prigione maleodorante, sporca, dalla quale è difficile che escano.
O meglio, usciranno sì, ma per essere impiccate.

A meno che non confessino i propri innumerevoli peccati: ditelo che vi unite al diavolo, che avete i vostri spiritelli con cui fate del male alla povera gente, che seducete uomini probi e retti, che avete rinnegato la fede nel buon Dio.
Se confessaste. forse salvereste almeno la vostra anima, se non il corpo corrotto.

Ma come si fa a confessare ciò che non si è commesso? Come si fa ad enumerare peccati di cui non si è minimamente consapevoli?

Le accusate cercheranno di salvarsi la pellaccia e l'anima peccatrice confessando di essere davvero delle streghe? 
O preferiranno la morte a un'autoaccusa assurda e assolutamente falsa?

E che ne sarà di Rebecca, che osserva la sua coriacea e sprezzante madre (che pure l'ama e desidera veder salva l'unica figlia) a volte con perplessità (non riesce a comprenderne fino in fondo la natura, pur sentendosi a lei affine in non pochi tratti) altre con ammirazione davanti al fatale e ingiusto destino che l'aspetta?

Rebecca che si fa domande, che ragiona con la propria testolina nonostante si dica che "Quando le donne pensano da sole, pensano il male"; Rebecca che è intelligente, che conosce quanto grande sia il potenziale di una donna che non si lascia sottomettere dalla prepotenza di certi uomini.

"Preferisco essere donna. Noi donne accettiamo la nostra degradazione dinanzi a Dio, poiché accettiamo la nostra degradazione dinanzi agli uomini, E ci prendiamo gioco di loro." 

Le streghe di Manningtree è un esordio letterario di tutto rispetto; un romanzo storico che trascina con forza il lettore in un luogo e in un tempo per nulla facili, anzi cupi, miserevoli, pericolosi, in cui per distruggere una persona - considerata semplicemente un po' "diversa dalla massa", più ribelle, meno convenzionale...- bastava additarla come amante di satana, fattucchiera. Strega. 
Un contesto storico molto ben delineato, capace di avvolgere il lettore in una morsa glaciale, stretta, nera, angosciante; l'Inghilterra di queste pagine è quella piagata dalla carestia, con troppi campi incolti, dilaniata dalla guerra civile, in cui la caccia al male e ai suoi emissari è "un diversivo per ricchi" e per coloro che non si fanno scrupoli a schiacciare schiene e cuori di donne sole, emarginate, inermi, cui è rimasta solo la dignità di chi sa la verità e non si piega alla menzogna per salvarsi; su di esse la moltitudine riversa terrore, orrore e ipocrisie pseudoreligiose.

La narrazione procede alternando il racconto in prima persona di Rebecca con la prospettiva esterna in terza persona.
Io l'ho apprezzato molto, per l'argomento, per l'ambientazione, per il finale che dà un filino di speranza, per il tratteggio delle donne accusate di stregoneria e anche per lo stile, che riesce ad essere abbastanza scorrevole nonostante sia impegnativo (non è una lettura da affrontare con poca concentrazione); un plauso alla traduttrice.

Consigliato a chi ama l'argomento "caccia alle streghe" e, in generale, i romanzi storici; la storia narrata si ispira a fatti realmente accaduti e alcuni personaggi sono davvero esistiti.


* Esodo 22:17

mercoledì 15 novembre 2023

[ ROMANTICANTEPRIMA ] FURIO&STELLA di Maria Letizia Musu

 

Buongiorno, cari lettori!

Oggi desidero condividere con voi la prossima uscita di una commedia romantica: si tratta di un'autopubblicazione dell'autrice sarda Maria Letizia Musu: l’opera è un cofanetto che contiene i quattro volumi, Indovina chi viene a cena, Gli uomini preferiscono le brune, Io vorrei, non vorrei ma se vuoi, Una vita molto spericolata.

Link acquisto

FURIO&STELLA



Ebook prezzo lancio 0,99 € 
(prezzo definitivo 2,99 €)
cart. 12,00 €
Uscita:
30 novembre
in prevendita dal 25.11
Sinossi

Una cena al buio. Il colpo di fulmine.
Inizia così la storia di Furio&Stella, ma niente è come sembra.
Molte sono le bugie e altrettante le informazioni celate. Chi è davvero lui? E che reazione avrà scoprendo che anche lei non è chi dice di essere?
Infine, chi rapisce i gatti del quartiere e chi è la misteriosa inquilina Adriana Ashkenazi?

Una storia d’amore tra gatti e pallottole, famiglie criminali e vicini problematici.

L'autrice.
Maria Letizia Musu è nata a Cagliari nel 1966, attualmente risiede a Quartu Sant’Elena con la sua famiglia. Insegna da più di 25 anni Lettere in una scuola media della sua città.
Dopo alcuni anni di esperienza con una piccola CE, ormai da tempo si affida al self publishing. Ha all’attivo 17 pubblicazioni, tra romanzi e racconti. 
Romanzi Storici/Fantasy: Nemici (I Giorni dell’Odio, I Giorni della Vendetta, I Giorni della Giustizia, I Giorni
della Tempesta); Burgos (I Quattro Regni, La Foresta Stregata, L’Ultima battaglia); L’ultimo ballo
Humor: Non mettetemi fretta, Appuntamento al buio.
Commedie romantiche: Grazie per la Bruttissima esperienza; Baci, libri e qualche cadavere; Indovina chi
viene a cena, Gli uomini preferiscono le brune, Io vorrei, non vorrei ma se vuoi, Una vita molto
spericolata
Narrativa: Aspettando il Principe Azzurro (se non fosse per la calzamaglia aderente); Ci amiamo da
morire (ma non è detto che sia una buona notizia); Prof, posso andare in bagno?; Prof, posso chiamare a
casa?; Gigi Riva non si tocca; Dettagli rilevanti.




sabato 11 novembre 2023

RECENSIONE 📌 NAUFRAGI DI PAESAGGI INTERNI - Frammenti - di Andrea Ravazzini

 


NAUFRAGI DI PAESAGGI INTERNI - Frammenti - di Andrea Ravazzini è una raccolta di poesie brevi scritte in un arco temporale che va dal 1997 al 2022.

Gruppo SIGEM
66 pp
Le poesie sono, come il titolo della raccolta suggerisce, dei frammenti di parole, emozioni, memorie intrisi di un grande potere evocativo in cui ritroviamo temi ricorrenti, come l'immobilità del tempo, la fede, la Parola, la solitudine, i ricordi, la tristezza che attanaglia il cuore dell'uomo - "pensator affranto" - che sceglie la Poesia per comunicare i tormenti dell'anima, perché essa è donatrice di "voce sublime| memoria prima, | beatitudine eterna".
E se la vita assomiglia a un continuo navigare verso rotte impervie e l'uomo è un impavido navigante, alla continua ricerca della Verità, a pesare sul suo cuore è la consapevolezza della Mancanza, delle assenze e del dolore che esse provocano, che cresce e lo insegue ovunque egli cerchi di fuggire.

Le parole hanno il potere di creare in chi legge immagini, associazioni, e la più ricorrente è quella di un'anima che si strugge nel contemplare l'oscurità della notte, le ore silenti e solitarie, lasciandosi andare in balia dei propri "pensieri scarni"; il cuore è stanco ma sembra pulsare nuovamente all'affacciarsi di un sogno, perché in fondo, nonostante la tristezza e le spine che attanagliano il cuore, c'è qualcosa che induce il poeta ad attendere, accucciato, seduto "nel cuor delle terre | d'animo mio in fiamme": è la "morbida coperta" della Speranza; il disincanto giunge là dove essa vien meno.

I componimenti, strutturati in versi liberi (per la maggior parte brevi, alcuni anche di una sola parola), sono ricchi di figure retoriche e il lessico utilizzato, nel suo essere essenziale e laconico, con delicatezza e intensità tocca in modo onesto e intimo tematiche e concetti che attengono a ricco mondo interiore di chi scrive e che, sicuramente, riguardano anche il lettore empatico e sensibile.

È una silloge che ho apprezzato per la capacità del poeta di esprimere e suscitare associazioni, pensieri ed emozioni, e per la scrittura elegante che richiede una lettura attenta e senza fretta. 



ALCUNE POESIE

Tratta da In cammino

O Poesia,
che a te gl’occhi volgemmo
sin dalla nascita
e nel tormento notturno guardiamo,
accoglici tu,
che doni ai frammenti,
sparsi in cammino,
disarticolati dal tronco
e gettati
nel deserto nulla,
voce sublime,
memoria prima,
beatitudine eterna.



I silenzi

Lieve,
lieve
rivolo tormento
che saltella
da basso
come un’orda lontana
ch’albeggia alla guerra.
Sono questi silenzi.
Pace.
Lotta.
Attesa.


Balaustra

All’imbrunir
della vita,
mi siedo
sulla
balaustra
d’infinito.

venerdì 10 novembre 2023

[[ SEGNALAZIONE ]] USCITE EDITORIALI

 

Buongiorno, lettori!

Stamane vi presento alcune pubblicazioni che, mi auguro, possano incuriosirvi.


Partiamo da un racconto che vi porterà in viaggio per il mondo e anche nei ricordi del protagonista, un giovane blogger e musicista che ripercorre le tappe del passato per tornare a rivivere quella che per lui è stata la notte più importante.


OCEANS
di Fabio Iuliano



Radici Edizioni
112 pp
Ottobre 2023
Un racconto che sa di saudade e serendipity, di sale dei mari del Nord. 

È la storia di Simone, della sua vita di blogger e musicista che scorre a passo lento, fino a quando un'onda lo strappa dal presente morbido in cui si è rifugiato. 
Swansea, Roma, Lisbona. Tre città e tre tempi, per illuminare con i riflettori lo spicchio di palco occupato da chi cerca di lasciarsi alle spalle le cicatrici di Parigi e il ricordo di “quella” notte.


Estratto

«Non ti rendi conto di quanto ogni singolo attimo sia immerso nell’eterno? Eppure abbiamo sempre l’impressione che il tempo ci sfugga, come la terra sotto i nostri passi. Ogni aspetto della vita segna questo momento: la brezza dell’alba, il rumore del mare, le macchine che corrono verso la Marina. I sensi stanchi dopo le sei di sera. Quello che voglio dire è che per gli abitanti del cimitero Oystermouth la vita ha già fatto il suo corso. Siamo noi, nel nostro essere mutevole, nei nostri piccoli cambiamenti quotidiani ad avere, o almeno illuderci di avere, il flusso che scorre nelle vene. E questo ci crea ansia. L’ansia di non riuscire a mantenere le promesse che abbiamo fatto a noi stessi. Non abbiamo paura di morire, ma paura di vivere una vita che, in fondo, è solo il sogno di un drago. Alcuni giorni mi sembra di dondolare a testa in giù da un ponte e di soffrire di vertigini al contrario».



Un romanzo di narrativa contemporanea che narra di amore e ripensamenti, di vecchi e nuovi incontri. Un viaggio introspettivo alla ricerca di sé.


Invito agli eventi:

  • Giovedì 16 novembre, ore 18:30: Presentazione del libro alla libreria La Feltrinelli, Pescara.
  • Sabato 18 novembre, ore 18:00: Presentazione del libro al Caffè letterario Vieniviaconme, Avezzano (L’Aquila).

 


L’autore
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha  lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice. Suona alternative rock ed è membro di Rockin’1000, la più grande rock band al mondo con cui ha fatto concerti anche negli stadi di Parigi e Madrid
.

**********


Seconda segnalazione: un romanzo breve e ironico sulla tematica dell'affido.
Cosa succede quando una famiglia "come tante" accoglie due sorelle preadolescenti? Cosa significa "affido sine die"? Qual è la differenza tra affido e adozione? Cosa comporta diventare genitori affidatari?


Non vi ho chiesto di chiamarmi mamma
Cronaca di un affido sine die
di Karin Falconi

Avagliano Ed.
144 pp
16 €
Diario ironico, acuto e sempre sincero, il romanzo parla dell’irruzione di due sorelle preadolescenti all’interno di una famiglia serena e affiatata, formata da mamma, papà e un’unica figlia, anche lei preadolescente. 

La voce narrante è quella di una donna, che, dopo essersi occupata per anni, attraverso una associazione, di trovare una famiglia a tutti quei bambini che i servizi sociali definiscono “incollocabili” perché troppo grandi di età, o malati o difficili, decide di fare il grande passo, intraprendendo il tortuoso ed emozionante cammino dell’affido familiare. 
Il passaggio dalla teoria alla pratica è tutt’altro che semplice e da questo momento nulla sarà più come prima: le due ragazze costringeranno la protagonista alla ricerca di sempre nuovi equilibri in un continuo alternarsi di emozioni. Tra i mille dubbi e tormenti che accompagnano le sue giornate, un’unica certezza: la sua scelta è per sempre e non si torna indietro. 
Tratto da tante storie vere.


Il libro contiene in appendice un Vademecum su come si diventa genitori affidatari e la Postfazione di Emilia Russo, presidente M’aMa-Dalla Parte dei Bambini, che pone l’accento sulla particolare forma di affido che è il sine die.

Per ogni copia venduta l’editore devolverà 1 € all’associazione M’aMa-Dalla Parte dei Bambini e l’autrice l’intero ricavato.


L'autrice
Karin Falconi, mediatrice familiare e professional counselor, è specialista nel sostegno alla genitorialità affidataria e adottiva. Responsabile del progetto AFFIDIamoci, vicepresidente dell’associazione M’aMa-Dalla Parte dei Bambini, più nota come La Rete delle MammeMatte.

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Termino con una commedia romantica a tema natalizio!

“Due volte Natale”
Winter in love 3
di Simona Diodovich

Self-publishing
160 pp
1.49 euro
USCITA:
15 NOVEMBRE 2023

"Seguivo la scia del profumo dei biscotti, per arrivare a te."

Sebastian Carter si trasferisce in un piccolo paese sui monti, un luogo che non viene nemmeno citato sulla mappa. Deve concludere un libro e non riesce proprio a farlo. È solo, ha perso la famiglia e finisce nella pasticceria di Julia.
Julia Miller è una donna sorridente, la sua arte la riversa nei dolci ed è benvoluta in quel luogo, ma nasconde un terribile segreto.

Due persone che sembrano così distanti, ma che in verità sono 
piuttosto simili, si cercano e si completano, fino alla vigilia di Natale, dove tutto può ancora succedere, come i miracoli che possono apparire di tanto in tanto, in aggiunta alla magnifica neve ovattata.

L'autrice
Nasce a Milano, studia come grafica pubblicitaria diventando poi illustratrice a Canale 5 disegnando cover di cd e dvd per A. Valeri Manera. Ha 35 d’esperienza lavorativa nell’editoria. È grafica pubblicitaria, illustratrice, fumettista, autrice di libri di differenti target, copywriter, editor, sceneggiatrice di fumetti e colorista.
Ha lavorato con Arnoldo Mondadori per il Tv sorrisi e Canzoni, con le cover dei cd dello zecchino d’oro, per la Medusa Video le cover delle videocassette di Lupin III, persino con la LysoForm per un giornalino per i bambini sull’igiene, oltre le varie case editrici italiane.
Prosegue la carriera come fumettista disegnando il dottor sorriso per conto della Fondazione Garavaglia, che si ispira alla fondazione americana di Patch Adams. Come grafica pubblicitaria si divide tra case editrici ed enti pubblici, dove realizza da sola volumetti sull’educazione stradale, manifesti, giochi, usando ogni mia conoscenza acquisita negli anni. Per amore dei disegni e, per il fatto che adorava inventarsi personaggi e storie, il passo dal disegnare storie e scrivere un libro è stato molto breve.
Cartoni animati per LPR/Leroy Merlin, realizzazione di fumetti.
Per beneficenza, insieme a scrittori, poeti e cantanti, ho creato un pezzo per sensibilizzare la gente al problema SLA. Quel testo è poi stato doppiato dalla bellissima voce di Guido
Ruberto
e la fotografia è di Roberto Besana. 

Pagina autore dove vengono raccolti tutti i libri di ogni genere che ha scritto:

https://www.facebook.com/DiodovichSimona/
https://www.instagram.com/simonadiodovich/
https://www.goodreads.com/author/show/7504702.Simona_Diodovich
https://www.amazon.it/Simona-
Diodovich/e/B00J6WK4D6?ref_=dbs_p_ebk_r00_abau_000000

Tutti i libri hanno la copertina disegnata da lei.




mercoledì 8 novembre 2023

[[ CIAK! PILLOLE DI CINEMA ]] L'ULTIMA NOTTE DI AMORE |||| UNSANE

 

Come anticipato qualche giorno fa nel post dedicato alle letture di ottobre, nel mese scorso ho avuto modo di vedere un paio di film e un paio di serie che mi son piaciuti.

In questo post mi soffermerò sui due film.


L'ultima notte di Amore
è un noir poliziesco diretto da Andrea Di Stefano, con
Pierfrancesco Favino e Linda Caridi.

Il protagonista è il poliziotto Franco Amore (Pierfrancesco Favino), che è sulla soglia della pensione ma si ritrova a vivere, proprio la sera in cui la moglie gli ha organizzato la festa a sorpresa per il suo pensionamento, la notte più terribile della propria vita.

Franco vive a Milano con la vivace ed esuberante moglie Viviana; per 35 anni ha servito lo Stato con orgoglio e giustizia ed è famoso, tra i colleghi del dipartimento, per non aver mai sparato a un uomo; Franco è una persona perbene, crede nell’onestà e l’ha sempre perseguita mantenendosi integro e pulito.

Ma durante la notte che precede la fine del suo onorato servizio in polizia, si verificheranno dei tragici eventi che lo metteranno alla prova, facendo vacillare tutte le sue convinzioni, la sua serenità.

Il suo amico Dino, nonché suo partner da diversi anni, rimane ucciso in una rapina di diamanti.

Cos'è successo a Dino, anch'egli poliziotto tutto d'un pezzo? Era forse coinvolto in qualcosa di poco limpido?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare indietro nel tempo, ma di poco: l'amico e cugino della moglie (Cosimo), un po' di tempo prima dell'imminente pensionamento, gli propone un lavoretto non proprio legale ma apparentemente privo di grosse insidie e di pericoli; Franco dovrebbe lavorare, se accetterà, per dei cinesi che commerciano diamanti e il suo compito sarà solo quello di "scortare" la merce ed evitare che finisca in mani sbagliate (= polizia).
Insomma, niente di troppo difficile.

Seppur indeciso circa la bontà di questi affari e restio a impelagarsi in qualcosa di poco chiaro che intaccherebbe la sua moralità di bravo e onesto poliziotto, Franco - anche su incitamento di Viviana - accetta, e proprio durante la fatidica ultima notte (quella della festa per la pensione), mentre è in macchina insieme a Dino (che ha coinvolto senza che questi, in realtà, c'entrasse nulla inizialmente) e alla coppia di cinesi col bottino di diamanti, viene fermato da una pattuglia di carabinieri... e succede il patatrac.

Nello scontro con i quasi colleghi, restano uccisi questi e pure i cinesi e Dino; l'unico a salvarsi è Franco, che riesce non solo a scappare e a lanciare lontano i diamanti, ma anche a bruciare l'auto in modo che non vi siano tracce della sua presenza.

Disperato, l'uomo chiama Viviana al telefono per chiederle aiuto, prima che egli salga su per la festa; la donna si dimostra pragmatica e lucida e supporta Franco, aiutandolo nell'affrontare con più razionalità e sangue freddo possibili, tutto il caos che si è scatenato.

Carabinieri e polizia vogliono sapere che è successo ai rispettivi colleghi; i cinesi sono preoccupati per i diamanti.

E intanto Franco si strugge per aver coinvolto il povero Dino, che lascia il figlioletto orfano e che ha pagato con la vita la decisione di seguire l'irreprensibile Amore in questo losco affare.

Come fare per uscirne vivo e ancora con la reputazione intonsa?
Fortunatamente per Franco, accanto a lui c'è Viviana, che per amore è disposta a tutto e non ha paura di niente, tranne che di vedere distrutta la vita sua e dell'onesto marito. Ed è intenzionata ad evitare che ciò accada.

Il film mi è piaciuto davvero moltissimo; oltre agli attori bravissimi (Favino è super come sempre), è proprio la storia in sé ad avermi coinvolta dal primo momento fino all'ultimo, la tensione emotiva è sempre a mille perché i tragici e adrenalinici avvenimenti avvengono tutti in questa ultima notte; se Viviana colpisce per essere un personaggio femminile dal carattere particolare, un po' eccentrico, dai principi morali meno saldi del marito, quest'ultimo l'ho apprezzato perché tira fuori un lato di sé che per tutta una vita non era mai emerso.
Franco Amore non si è mai venduto, non ha mai tradito i suoi ideali e la convinzione che una vita onesta e integerrima fossero più importanti dei soldi, eppure basta un attimo di cedimento - una sola volta!! - per mettere a rischio tutto il castello costruito fino a quel momento.
Il finale si presta a più di un'interpretazione, il che rende il film ancora più interessante.
Bello, lo consiglio, è fatto proprio bene.



UNSANE  è un thriller diretto da Steven Soderbergh, con protagonista Claire Foy.

,
Sawyer Valentini è una giovane donna in carriera che lascia Boston per fuggire dalla minaccia oppressiva di David Strine, uno stalker che la perseguita. 

Consapevole di come questa disavventura la stia rendendo sempre più ansiosa e sospettosa, per risolvere il proprio disagio, la ragazza si rivolge ad una terapista, che però la raggira facendole firmare un ricovero di 24 ore. 

Quando capisce che la permanenza in clinica non è di un'ora ma di più, Sawyer va nel panico, non si dà pace perché sa di non essere matta e di non aver bisogno addirittura di un ricovero forzato, così cerca di convincere medici, direttore e personale che lei ha una vita, un lavoro e non ha alcuna intenzione nè tanto meno bisogno di starsene lì, attorniata da squilibrati.
E si sa: più dici che non sei pazzo, più lo urli e ti agiti... e più lo sembri.

Le sue continue rimostranze non sono affatto gradite ed infatti viene anche legata e obbligata a prendere medicine per stare calma e buona.

L'unica persona che pare crederle e ritenerla in effetti sana di mente, è Nate,  che in realtà è un giornalista che si trova lì per smascherare il marcio che c'è dietro alla clinica e che ha a che fare con le truffe sanitarie...

Mentre la povera Sawyer cerca di contattare la madre per chiederle di farla uscire da lì, la situazione peggiora quando nella struttura, tra gli infermieri, compare proprio il suo stalker, che ha cambiato identità.

La ragazza cerca in tutti i modi di convincere gli operatori che quell'uomo si chiama David e che è pericoloso, ma ovviamente nessuno le crede.
È tutto vero o è la mente della povera Sawyer che vacilla?

Il thriller ha la particolarità di essere stato girato in una settimana con l'IPhone; quello del protagonista ricoverato a forza in una struttura psichiatrica non è una novità, come non lo è che lo stesso si ribelli al TSO, che cerchi di convincere chi gli è intorno della propria ottima salute mentale e che si senta minacciato all'interno dell'ospedale. Insomma, niente di nuovissimo, però il film mantiene una bella tensione almeno per la metà del tempo; certo, poi prende una svolta un po' assurda (troppo?), con risvolti poco realistici, che possono lasciare un attimino perplessi, però nel complesso si lascia guardare e l'attrice che interpreta la regina Elisabetta in The Crown è brava; finale in linea con quanto detto prima (niente di nuovo sotto il sole): la protagonista, alla fine, qualche problemino ce l'ha davvero o no?



FATEMI SAPERE SE AVETE VISTO
QUESTI DUE FILM 
O SE VI INCURIOSISCONO.


lunedì 6 novembre 2023

🖊️ RECENSIONE 🕵️‍♀️ OMICIDIO A MALLOWAN HALL di Colleen Cambridge



In un'elegante dimora sulle verdi colline del Devonshire s'è consumato un omicidio: il cadavere di un uomo viene ritrovato in biblioteca dopo una notte di pioggia e vento.
A fare la tragica scoperta è la governante Phyllida Bright; i proprietari della casa sono nientemeno che Agatha Christie e suo marito Max.
Parte la caccia all'assassino, che è sicuramente tra quelle mura, e il lettore viene subito immerso in una cornice raffinata in stile Downton Abbey e in un'atmosfera intrigante tipica dei gialli classici tradizionali, in cui una bella e curiosa governante si improvvisa detective sulle orme dell'amato personaggio di Hercule Poirot.


OMICIDIO A MALLOWAN HALL 
di Colleen Cambridge 



Mondadori
trad. M. Faimali
368 pp
17.10 euro
2023
Phyllida Bright è una giovane governante dalla folta chioma rossa e dal portamento fiero e deciso che ama avere ogni cosa in ordine e sotto controllo; il suo occhio attento e scrupoloso veglia sulla bellissima e grande Mallowan Hall, sorvegliandone l'andamento, l'organizzazione, la pulizia, la prontezza nel prevenire e rispondere alle esigenze dei padroni di casa (l'archeologo Max Mallowan e la sua consorte, la celebre scrittrice di gialli Agatha Christie) e dei loro ospiti.

A Phyllida non sfugge nulla: i grembiuli e le divise di camerieri e valletti, la polvere sui mobili, la solerzia in cucina e in ogni ala della casa da parte di tutti i dipendenti; certo, non è sola nella gestione della dimora, infatti accanto a lei c'è il maggiordomo, l'austero e pedante (amabilmente chiamato Vecchia Tacca dai sottoposti) Mr Dobble, con cui la bella governante non ha un gran feeling.

Il romanzo si apre con Mrs Bright che scopre il corpo di un uomo senza vita riverso sul pavimento: la vittima è un certo Charles Waring che, presentandosi come un giornalista del Times, era giunto a sorpresa la sera prima durante una festa organizzata dai padroni di casa.
L'uomo - che i coniugi Mallowan non conoscevano e neppure gli ospiti, almeno così dicono - è stato assassinato con  una penna stilografica conficcata nel collo.

Per quanto la situazione sia drammatica e funesta, a una appassionata lettrice di gialli qual è Phyllida, che è la fan numero 1 di Agatha (di cui è anche amica e confidente da anni), si apre la eccitante opportunità di indagare su questo omicidio avvenuto proprio vicino a lei: con l'augurio che lo spirito arguto e intelligente di Poirot sia con Phyllida e le sia di ispirazione, la donna si mette subito al lavoro per provare a raccogliere indizi, informazioni, a cogliere dettagli, tracce ed errori da parte dell'assassino, per poterlo identificare prima della polizia.

A dire il vero non c'è molto da fare affidamento su Scotland Yard: tra l'apatico agente Greenstick e il borioso e corrucciato ispettore Cork, l'omicida potrebbe tranquillamente farla franca ma, sfortunatamente per lui, c'è Phyllida Bright a dargli la caccia!

Mossa dal bisogno di evitare che la notizia diventi presto di dominio pubblico, mettendo in pericolo la reputazione di Agatha, la governante sa di doversi dare una mossa, così comincia a indagare per capire chi fosse davvero Mr Waring, partendo dalla sua camera e dall'analisi dei suoi effetti personali; scopre che egli non era chi diceva di essere e che la sua presenza improvvisa e non preannunciata a Mallowan Hall, con la motivazione di intervistare la giallista, era in realtà una scusa: lui era lì per ragioni personali, perché c'è qualcuno - tra gli ospiti, presumibilmente - con cui aveva interesse ad interagire. E questo qualcuno deve averlo fatto fuori.
Chi è e perché?

Il colpevole è tra loro, tra i diciotto dipendenti e gli otto ospiti, e ben presto questa consapevolezza comincia a serpeggiare tra tutti i presenti e a generare un legittimo panico, quanto meno tra le cameriere, e non a caso..., visto che proprio in mezzo ad esse si abbatte una seconda tragedia.

Phyllida è su di giri e, pur non dimenticando il proprio ruolo e le proprie inderogabili mansioni a Mallowan Hall, si lascia coinvolgere dalle indagini, correndo anche qualche rischio.
Si sarebbe aspettata che la sua amica Agatha condividesse con lei la medesima euforia e invece no.

"«Qualcuno qui dentro è un assassino. E tra i nostri ospiti non c’è un Poirot che possa smascherarlo».
«E tu?» chiese Phyllida di getto. Fu scossa da un brivido di esaltazione. «Sei un’autrice di gialli! Scommetto che riusciresti a scoprirlo...»
«No, no, no.» Agatha scosse la testa e tornò a guardare la macchina da scrivere. Era un chiaro segnale di congedo. «È già abbastanza difficile scrivere di questi maledetti argomenti. Non mi metterò a seguire indizi nella vita reale, soprattutto perché non posso sistemarli come voglio io!» (...) 
 “Se tu non vuoi fare Poirot, allora ci penserò io.”
Conosceva i metodi del detective. Aveva anche lei delle ottime cellule grigie. Adorava l’ordine e il metodo, e non le sfuggiva niente."

Insomma, degna ammiratrice del panciuto investigatore belga con i baffi sottili, Phyllida è un vero e proprio uragano inarrestabile, che si mette sulle tracce dell'assassino andando personalmente alla ricerca di tutti quei segnali e particolari che possono aiutarla a mettere insieme e al posto giusto tutte le tessere del puzzle.

Alle sue spalle, come un'ombra provocatrice e protettrice allo stesso tempo, ci sarà l'autista di casa, il neo assunto Mr Bradford, alto, muscoloso, irriverente, maleducato, col vizio antipatico di sbuffare ogni due minuti e, soprattutto, sarcastico e beffardo verso la vivace e singolare governante, sempre pronto a rimproverarla o prenderla in giro; dal canto suo, Mrs Bright - nonostante l'uomo sia troppo zotico per i suoi gusti - dovrà riconoscere che da lui riceverà non pochi aiuti per il suo caso.

Omicidio a Mallowan Hall è il primo di una serie di gialli con protagonista Phyllida Bright e ricalca lo stile e la struttura dei gialli più classici: il libro si apre con la scoperta del cadavere, l'omicidio è avvenuto in un contesto chiuso (la bella villa inglese in campagna) in cui ci sono tot persone, per cui il colpevole è necessariamente tra loro; tutti sono sospetti e possibili assassini, ma al contempo, paiono tutti innocenti; c'è il maggiordomo (al quale si dà sempre la colpa, chissà se pure stavolta è accusato ingiustamente), le cameriere pettegole che hanno occhi e orecchie ovunque; c'è la soluzione finale in cui chi risolve il caso illustra in modo ordinato e meticoloso tutto il percorso logico-deduttivo che l'ha condotto alla soluzione.

In pratica, è un giallo puro, molto molto piacevole, scritto in maniera fluente, con un tono ironico, leggero, un efficace tratteggio dei personaggi coinvolti, dialoghi abbondanti e vivaci, la protagonista simpatica, pragmatica, brillante; sempre suggestivo il tipo di ambientazione.

Assolutamente consigliato a chi ama i gialli e anche a chi solitamente non li legge ma vuol concedersi ore di svago grazie a una lettura scorrevole e coinvolgente. 

Ho deciso di leggere questo romanzo spinta dalla recensione di Fra del blog NON TI SENTO, STO LEGGENDO: IL MIO MONDO DI LETTURE E RECENSIONI.
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