sabato 23 marzo 2019

Recensione: LO SCANDALO MODIGLIANI di Ken Follett



Un giallo collocato nell'affascinante mondo dell'arte: una vera e propria caccia al tesoro, incentrata su una tela dipinta dipinta da Amedeo Modigliani e che si riteneva perduta; sulle sue tracce,  una brillante studentessa di storia dell’arte e l’avido proprietario di una piccola galleria, ed entrambi dovranno vedersela con gente disposta a tutto pur di mettere le mani sul dipinto.




LO SCANDALO MODIGLIANI
di Ken Follett


Ed. Mondadori
213 pp
In questo suo primo romanzo, Kollett si concentra sul mondo dell'arte e dei falsi d'autore, presentandoci, come se fossero essi stessi dei quadri, una galleria di personaggi, uomini e donne, alla frenetica ricerca di quel colpo di fortuna che gli arricchisca o dia loro attimi di gloria.

Al centro di questa caccia al tesoro c'è il famoso artista italiano Amedeo Modigliani, colui che dipingeva figure stilizzate, con i caratteristici colli lunghi e affusolati e le espressioni inquietanti.

Sulle sue tracce, o meglio su quelle di un suo quadro perduto di inestimabile valore, si mette anzitutto una giovane studentessa impegnata in una tesi di laurea incentrata sul rapporto tra l'uso di stupefacenti e la produzione di opere geniali e originali da parte degli artisti; tra questi c'è appunto Modigliani, che, sotto l’effetto dell’hashish, ha concepito delle vere e proprie opere d'arte, la maggior parte delle quali sono andate perse per sempre, tranne una..., che quasi sicuramente è ancora In Italia (l'artista era di Livorno).

Ma la signorina Dee non è l'unica che desidera trovare il quadro; a lei si aggiungono altre persone interessate per ragione meno nobili, tra cui un gallerista noto, l'artista emergente Peter Usher, cui viene rifiutata una mostra delle proprie opere; l'umiliazione, e la frustrazione che ne segue, lo porta a architettare un piano per dare una bella lezione al borioso e snob mondo dei galleristi d'arte londinese, dimostrando come essi siano meno esperti e competenti di quanto facciano credere e non abbiamo un grande e cristallino amore per l'arte e gli artisti.

Tra donne vanesie alla ricerca di uno scopo nella loro vita dorata ma vuota, mogli devote e altre meno, giovanotti avidi di guadagni che non esitano a darsi alla frode pur di ottenere ciò che vogliono, uomini che si son fatti un nome e una reputazione nella scena artistica londinese e che rischiano di fare la più grande figuraccia della loro vita, e artisti emergenti e sconosciuti che anelano a vedersi riconosciuto il proprio valore, Lo scandalo Modigliani dall'Inghilterra ci porta in un paesino in provincia di Livorno, coinvolgendosi in questa "caccia al tesoro Modigliani" con una storia che si segue con sufficiente piacere in quanto mantiene un buon ritmo narrativo, reso vivace dalla presenza abbondante di dialoghi e dai diversi personaggi (forse troppi, e all'inizio ho faticato un po' per memorizzare nomi e ruoli nelle vicende) che intervengono nelle vicende e le cui intenzioni si palesano con chiarezza da subito.

Carino, non memorabile e di certo non è un Follett imperdibile; non avendo letto null'altro di lui non ho riferimenti per eventuali paragoni, ma immagino abbia scritto libri ben più complessi e avvincenti ^_-

venerdì 22 marzo 2019

Libri al cinema



Cari lettori che amate anche il cinema, ecco alcune news circa alcuni film che si ispirano a dei libri.

Alcuni sono di prossima uscita, per altri dovremo aspettare un altro po'.



Dolceroma è un film scritto e diretto da Fabio Resinaro. La pellicola è l'adattamento
cinematografico del romanzo del 2015 Dormiremo da vecchi di Pino Corrias. Uscita al cinema il 4 aprile.
Andrea Serrano, aspirante scrittore, ha l'opportunità di portare sul grande schermo il suo romanzo Non finisce qui; a proporglielo è Oscar Martello, un grande produttore cinematografico; purtroppo però i capitali a disposizione sono modesti, il regista è incompetente e il risultato è disastroso.  Ma Oscar Martello non può permettersi un fallimento. Il film deve uscire. Il distributore Remo Golia gli fa pesanti pressioni e anche la sua affascinante e facoltosa consorte, gli fa capire che non può permettersi di andare in bancarotta. Così, con l'aiuto di Andrea, concepisce un piano diabolico: il rapimento da parte della criminalità organizzata della protagonista del film.


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Dopo un’uscita evento in cinema selezionati l’8-9-10 aprile, il film diretto da Renato De Maria “Lo Spietato” sarà disponibile su Netflix dal 19 aprile.
Il film racconta l’universo della mala italiana attraverso la storia di Santo Russo, un gangster dalla mentalità yuppie, che si muove nella realtà caleidoscopica e vertiginosa della Milano da bere negli anni d’oro della moda, dei soldi facili, dell’arte d’avanguardia e della disco music.
Santo Russo, calabrese cresciuto nell’hinterland, dopo i primi furti in periferia e il carcere minorile, decide di seguire le sue aspirazioni e di intraprendere definitivamente la vita del criminale. Nel giro di pochi anni diventa la mente e il braccio armato di una potente e temuta gang, lanciandosi in affari sempre più sporchi e redditizi: rapine, sequestri, traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco, e non ultimi i miracoli, esecuzioni a sangue freddo. Nella sua corsa sfrenata verso la ricchezza e la soddisfazione sociale, Santo Russo è diviso tra due donne: la moglie, remissiva e devota, e l’amante, una donna bellissima, elegante e irraggiungibile.
Il film è liberamente ispirato a Manager Calibro 9 (Garzanti Ed.) di Pietro Colaprico e Luca Fazzo e nel cast ci sono Riccardo Scamarcio (che interpreta Santo Russo), Sara Serraiocco, Alessio Praticò, Alessandro Tedeschi e Marie-Ange Casta.  TRAILER

Hellboy è un film diretto da Neil Marshall. La pellicola è l'adattamento cinematografico dei fumetti creati da Mike Mignola con protagonista Hellboy, Uscita: 11 aprile.
Un demone, giunto nella nostra realtà grazie a un rituale nazista, lavora in un centro per la difesa del paranormale. Qui scoprirà il suo duplice destino: distruggere o salvare la Terra.


Avengers: Endgame , diretto da Anthony e Joe Russo, con Robert Downey Jr. e Chris Evans,  è basato sul gruppo di supereroi dei Vendicatori di Marvel Comics, il film è il seguito di Avengers: Infinity War. Uscita 19 aprile.


The Informer è un film diretto da Andrea Di Stefano con protagonisti Joel Kinnaman, Rosamund Pike, Common, Ana de Armas e Clive Owen. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo del 2009 Tre sekunder, scritto da Börge Hellström e Anders Roslund.
Il mondo di Pete Koslow, soldato delle forze speciali congedato in modo onorevole, viene stravolto quando viene arrestato dopo una lite per proteggere sua moglie. A Pete viene data possibilità di una scarcerazione anticipata in cambio dei suoi servizi come informatore per l'FBI, usando le sue abilità segrete in un'operazione per sconfiggere Il Generale, il più potente boss del crimine di New York.
Uscita  25 aprile.


Sono iniziate a marzo le riprese di Dune, il nuovo adattamento del romanzo di Frank Herbert (Fanucci Ed.), diretto da Denis Villeneuve.
Il cast del film comprende Timothée Chalamet (nel ruolo del protagonista Paul Atreides), Rebecca Ferguson, Dave Bautista, Stellan Skarsgård, Josh Brolin, Javier Bardem, Zendaya, Jason Momoa, Charlotte Rampling e Oscar Isaac.

Ambientato in un lontano futuro, “Dune” venne pubblicato nel 1965 ed è il primo di sei romanzi che formano la parte centrale del Ciclo di Dune. La storia segue le vicende della dinastia Atreides e quella Harkonnen per il controllo del pianeta desertico Arrakis, dove viene prodotta una sostanza fondamentale per la struttura della società galattica in cui è ambientata la storia.
Location delle riprese: Ungheria e in Giordania. Uscita prevista per il 2020.


Diventa un film anche il romanzo di Lorenzo Marone LA TRISTEZZA HA IL SONNO LEGGERO; sceneggiatura di Tiziana Martini e Marco Mario De Notaris.
Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezzo e svariati fratelli. È uno di quei figli cresciuti un po’ qua e un po’ là, in bilico tra due famiglie e ancora in cerca di se stesso. Sulla soglia dei quarant’anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, così trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nel¬lo stomaco, somatizzando tutto.
Finché un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia.
Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l’appuntamento con il suo destino.
Circondato da un carosello di personaggi mai banali, Erri deciderà di affrontare, una per una, le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto.




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giovedì 21 marzo 2019

BENVENUTA PRIMAVERA


Ci sono molte leggende e racconti mitologici legati alla primavera.


Uno di questi è certamente quello del ratto di Proserpina (versione romana della dea greca Persefone o Kore).
Racconta la leggenda che nelle vicinanze di Enna, venne Cerere a fecondare le terre, a portare la vita con i suoi lieti doni.
Cerere, sorella di Giove, era venerata come la dea che aveva insegnato agli uomini a coltivare i campi e a renderli rigogliosi. Aveva una figlia incantevole di nome Proserpina, una fanciulla spensierata ed allegra, che soleva giocare con le compagne nei verdi prati alle falde dell’Etna.
In quel tempo, tutti gli Dei scendevano dall’Olimpo per assistere alla festa della natura creata da Cerere.
Un giorno Proserpina, in compagnia delle Oceanine e sotto lo sguardo materno, era intenta a cogliere i fiori del prato. Inavvertitamente si allontanò dal gruppo, per prendere un bel narciso, quando all’improvviso davanti la terra si aprì e sbucò dal profondo Plutone sulla sua carrozza trainata da cavalli maestosi.
Plutone, re degli inferi, deciso a visitare la terra, emerse nei pressi di Enna, sui Monti Erei nel centro della Sicilia, e scorse Proserpina tra le tante fanciulle intente a cogliere fiori sulle rive del lago di Pergusa.
Cerere fu disperata alla notizia della scomparsa della figlia,avvenuta tra l'altro col consenso di Giove.
Distrutta dal dolore e dal tradimento del fratello, decise di ritirarsi, appartandosi dall’Olimpo, immersa nel tormento e risentita contro tutti gli Dei: senza le cure della Madre terra, cessò dunque la fertilità dei campi e vennero i tempi della carestia e della morte.
Giove vedendo la fame sterminare intere popolazioni, mandò in più riprese messi ad ammansire Cerere, la quale rispondeva che sarebbe tornata alle cure della terra, solo dopo avere riottenuto in vita Proserpina.
Così Giove inviò Mercurio da Plutone per chiedere che Proserpina fosse liberata. Il re degli inferi accettò solo a condizione che la fanciulla non avesse mai toccato cibo in tutto il periodo della sua permanenza.
Non appena Cerere riabbracciò la figlia, il mondo rinacque: l’inverno scomparve e lasciò posto alla primavera. Ma Proserpina aveva ormai perso la sua verginità, gustando sei chicchi di melograno, simbolo d’amore, che Plutone le aveva donato.
Era dunque a tutti gli effetti sua sposa, e, pertanto, Plutone ne pretese il ritorno. Avendo Cerere minacciato che, se la figlia le fosse stata di nuovo tolta, avrebbe reso la terra sterile, Giove giunse ad un compromesso: Proserpina per sei mesi sarebbe stata con la madre e per gli altri sei al fianco del suo sposo.
Cerere non si arrese del tutto: quando la figlia scendeva agli inferi, gli alberi si spogliavano e tutta la terra diveniva brulla e fredda; al suo ritorno sulla terra era di nuovo tutto un germogliare e un tripudio di colori .


PRIMAVERA IN VERSI


Io credo non spunterebbe una foglia in primavera,
non fosse per le labbra degli amanti che baciano,
non fosse per le labbra dei poeti che cantano.
(OSCAR WILDE)


ELEVAZIONE 

Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
oltre il sole e l'etere, al di là dei confini delle sfere stellate,
anima mia ti muovi con agilità,
e, come un bravo nuotatore
 che fende l'onda,
tu solchi gaiamente,
l'immensità profonda
con indicibile e maschia voluttà.

Via da questi miasmi putridi,
va' a purificarti nell'aria superiore,
e bevi come un puro e divin liquore
il fuoco chiaro
che riempie i limpidi spazi.
Alle spalle le noie e i molti dispiaceri
che gravano col loro peso
Sulla grigia esistenza
felice chi può con un colpo d'ala vigoroso
slanciarsi verso campi luminosi e sereni;
colui i cui pensieri, come allodole,
verso i cieli al mattino spiccano un volo
- che plana sulla vita
 e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e
 delle cose mute.

Charles Baudelaire - (Les fleurs du mal, 1857, FONTE)


MUSICA

Sicuramente ci sono tante canzoni - italiane e non - che prendono spunto da questa meravigliosa stagione, io ne cito giusto un paio, tra quelle che mi piacciono maggiormente.


PRIMAVERA (R. Cocciante)


E solcherò il tuo corpo
Come se fosse terra
Cancellerò quei segni
Dell'ultima tua guerra
E brucerò col fuoco
Quest'erba tua cattiva
E ti farò con l'acqua
Più fertile e più viva
E pregherò che il sole
Asciughi questo pianto
E pregherò che il tempo
Guarisca le ferite
Poi costruirò una serra
Intorno al tuo sorriso
Farò della tua vita
Un altro paradiso
Sarò il tuo contadino
E tu la terra mia







mercoledì 20 marzo 2019

Recensione: FINCHE' LE STELLE SARANNO IN CIELO di Kristin Harmel



Una storia struggente e commovente che, partendo dai nostri giorni, torna indietro di settant'anni, al periodo terribile della seconda guerra mondiale, alla tragedia dell'Olocausto e al dramma di tante famiglie separate irreparabilmente dagli orrori di un mondo impazzito.


FINCHE' LE STELLE SARANNO IN CIELO
di Kristin Harmel



Ed. Garzanti
trad. S. Caraffini
363 pp
5 euro
Rose è una vecchina di oltre ottant'anni che ogni sera, in quel magico momento che precede il buio della sera, quando il cielo si tinge di viola e arancione, ha un'abitudine alla quale non ha mai rinunciato: volge lo sguardo in alto a cercare la prima stella del crepuscolo.
Guardare il cielo stellato è per lei fonte di consolazione e struggimento insieme, perchè quei lontani puntini luminosi le rammentano i suoi cari ormai perduti per sempre e da tanto..., troppo tempo.
La sua amata famiglia, il suo unico grande amore...: che ne è stato di loro?

Rose Durand non è ciò che gli altri pensano che sia.
Rose è venuta negli USA nell'immediato dopo guerra, ha sposato il buon Ted e cresciuto insieme a lui la sua unica figlia, Josephine, che a sua volta ha avuto una sola bimba, Hope.

Nè Josephine né Hope hanno mai conosciuto davvero la loro mamma e nonna, Rose; e adesso che la sua memoria sta svanendo (a causa dell'Alzheimer), a Rose non restano che le sue fedeli stelle a ricordarle chi è e da dove viene.
A riportarla alle sue vere radici, agli anni Quaranta, ai suoi diciassette anni, a quando lavorava nella storica pasticceria di famiglia, sulla rive della Senna.

Il suo passato francese, la sua vita a Parigi prima dell'emigrazione in America, nessuno lo conosce.
Adesso che sua figlia Josephine è morta, non le resta che la nipote Hope e la figlia di quest'ultima, la dodicenne Annie, cui raccontare i suoi segreti; quei segreti che si porta dietro da troppi anni e che non hanno mai smesso di pesarle sul cuore, di farla sentire in colpa per aver abbandonato al loro destino i suoi familiari e il suo amato fidanzato di allora.

Ma arrivati a questo punto, Rose ha preso una decisione: prima che sia troppo tardi, prima che le sue condizioni mentali si aggravino a causa della malattia, prima che il nemico chiamato Alzheimer le tolga anche quei rari momenti di lucidità, la vecchia Rose sa cosa deve fare: è venuto il tempo di dar voce al suo ultimo desiderio, vale a dire ritrovare la sua vera famiglia, a Parigi.

Certo, la sua salute (è ricoverata in una casa di riposo) non le permette di lasciare il Paese per andare in Europa a cercare i suoi cari, così la donna decide di affidare il compito alla giovane Hope, la sua unica nipote.

Hope ha 36 anni, è separata dal marito Rob, cinico avvocato, marito egoista e arrogante e padre presente sì ma un tantino distratto; la loro figlia, una ragazzina sulle soglie dell'adolescenza, Annie,  ha un caratterino deciso, ribelle e soffre la separazione dei genitori, attribuendone le responsabilità principalmente alla madre.

Hope è una donna che, se pur giovane, ha maturato con gli anni molta sfiducia negli uomini e nell'amore; si è rinchiusa nel proprio lavoro (porta avanti la pasticceria che nonna Rose ha aperto tanti e tanti anni prima, e che a Cape Cod è un'istituzione), consapevole che non era propriamente il suo sogno fare la pasticcera... Con una laurea in Giurisprudenza, sognava di fare l'avvocato ma quando scoprì di aspettare Annie, lei e Rob (con cui era fidanzata) decisero di sposarsi ed Hope ha finito per restare a casa far la mamma.
Quando poi il matrimonio è naufragato per noia, mancanza d'amore, tradimenti..., la donna si è chiusa ancora di più in se stessa, giungendo alla conclusione che l'unica persona per la quale si deve sacrificare, l'unica sua priorità nella vita - anche prima di se stessa - è la figlia Annie, bisognosa di amore, protezione e stabilità.
Alla sfortunata esperienza amorosa si aggiunge il rapporto avuto con la madre, un tipo scostante, sempre persa nel proprio mondo alla ricerca del compagno giusto, sempre indaffarata e con poco tempo da dedicare all'unica figlia (tanto se ne prendevano cura i nonni..!), avara di affettuosità, di premure materne, che le ha inculcato sensi di colpa, insicurezze, il timore di non riuscire a farne una giusta e di non essere all'altezza di un Amore vero, di quelli che durano tutta la vita.

Insomma, se c'è una persona che ha smesso presto di credere all'amore delle fiabe - quelle che le raccontava sua nonna da bambina, in cui il principe superava ogni difficoltà e alla fine riusciva a salvare la principessa e a vivere felici insieme -, al "per sempre", che non ha intenzione di aprire il suo cuore a un uomo col terrore che questi glielo spezzi di nuovo, quella è proprio Hope McKenna-Smith.

Eppure, quando lei e Annie vanno a trovare nonna Rose in istituto e questa dà alla nipote una lista con dei nomi, chiedendo di cercarli a Parigi, Hope si ritrova a dover affrontare un viaggio dall'altra parte del mondo senza sapere di cosa si tratti..

Dopo le prime reticenze, pungolata dalla figlia - che s'appassiona, con l'entusiasmo tipico della sua giovanissima età, alla ricerca del passato della bisnonna - e incoraggiata ed aiutata dall'amico, il tuttofare Gavin (un baldo 29enne sempre dolce e disponibile, che sembra guardarla con interesse, anche se Hope è incredula perchè dubita di potergli piacere), la pasticcera si arma della lista e va a Parigi.

Non ha molti elementi in mano: oltre ai nomi indicati sul foglio (di cui lei non ha mai sentito parlare), nonna Rose le ha fatto una confessione circa le proprie origini: non è cattolica, come credeva la nipote, ma ebrea. Ed è sopravvissuta all'Olocausto. 

Hope è sconvolta ma capisce di non poter ignorare quest'informazione; fino ad allora l'Olocausto era stato soltanto un argomento di cui aveva letto qualcosa sui libri, e mai avrebbe pensato che sua nonna fosse una delle vittime scampate all'eccidio.

Quando arriva a Parigi, comprende che è tra quei vicoli, tra Places de Vosges, la sinagoga e la moschea, che la nonna si era scambiata una promessa e una speranza.
Tra quelle strade ricche di fascino e storia, Hope conoscerà un membro della famiglia della nonna che quest'ultima credeva morto nei campi di concentramento; non solo, ma altre verità sconvolgenti emergeranno man mano che Hope apprenderà cosa ne è stato delle persone che hanno popolato il passato di Rose; persone amate, verso le quali la nonnina sente una grande senso di colpa perchè non è riuscita a salvarle dal crudele destino che travolse gli ebrei francesi a partire da quel 16 luglio 1943 (rastrellamento del Velodromo d'inverno ad opera dei nazisti, che arrestarono migliaia di ebrei, destinati ad Auschwitz); non solo, ma lei sa di aver infranto una promessa d'amore, perdendo per sempre il suo Jacob, il suo grande amore, l'unico uomo mai amato le cui ultime parole (prima di perdersi di vista per sempre) erano state:

"Ti troverò, Rose. (...) Quando tutti gli orrori saranno finiti e tu sarai al sicuro, verrò a prenderti. Ti do la mia parola. Non avrò pace finché non sarò nuovamente al tuo fianco".

Lui le aveva promesso di amarla "finché ci saranno le stelle nel cielo", ma la verità è che lei ha cambiato vita salvandosi in America, sposando un altro uomo...
Che ne è stato del suo caro Jacob? Qualcuno le ha detto che egli è morto nel campo di concentramento, eppure il cuore di Rose le suggerisce che non è così...

Non sarà semplice mettere insieme tutte le tessere che formano il puzzle del passato di Rose, ma con pazienza e supportata da Gavin, dietro le insistenze di Annie e mossa infine dal personale desiderio di scoprire le proprie origini, Hope riuscirà a scoprire cosa accadde alla nonna e ai suoi cari tanti anni prima.

Le tante piccole storie di cui verrà a conoscenza dalla bocca di persone che sono state coinvolte da eventi più grandi di loro e che hanno fatto di volta in volta determinate scelte, porterà Hope a vedere quella parte della storia dell'Olocausto che lei ignorava: storie di persone disposte a sacrificarsi pur di salvare chi si ama; famiglie che hanno messo a repentaglio la propria incolumità per aiutare il prossimo in difficoltà, anche se quel prossimo apparteneva ad un'altra religione; amori profondi e veri, che nulla riesce a seppellire, nè il tempo che passa, nè la lontananza, nè la guerra.

Hope intraprende un viaggio nel passato della nonna, che però appartiene anche a lei, e che le insegnerà tante cose su stessa, aiutandola a rivedere la figura della propria madre e il proprio rapporto con Annie; non solo, ma imparerà anche a conoscere il significato del vero amore, e di come a volte ci precludiamo la possibilità di viverlo per paura di soffrire.

"Ora so che il principe esiste davvero, che le persone che ami possono salvarti e che il destino potrebbe avere per tutti un piano più vasto di quanto riusciamo a capire. Ora so che le fiabe possono diventare realtà, se soltanto hai il coraggio di continuare a crederci."


"Finché le stelle saranno in cielo" è un romanzo davvero molto bello, emozionante, con una storia profonda, ricca di intensità e pathos, che ci commuove toccando l'argomento della Shoah e delle deportazioni come anche quello degli episodi di solidarietà e generosità di cui sono stati protagoniste tante persone sensibili, incapaci di restare indifferenti al cospetto degli orrori che accadevano sotto i loro occhi.
L'Autrice ci racconta una storia in cui l'Amore è al centro e alla base di tutto; un amore non perfetto, tutt'altro; a volte il cuore è costretto a soccombere alle necessità della ragione e si fanno scelte obbligate che però hanno conseguenze dolorose, per sè e per gli altri.

Molto bello il personaggio di Rose, una donna ormai giunta alla fine della propria vita che sente il bisogno di fare i conti col proprio passato e di essere totalmente onesta con se stessa e con le amate nipoti; Hope è una donna insicura, interiormente fragile che si è costruita una corazza per proteggersi dalle delusioni sentimentali, e la paura di farsi male (e di farne alla figlia) la porta a chiudere il cuore alla possibilità di innamorarsi; devo dire che non di rado il suo essere chiusa mi ha irritata perchè l'ho trovato esagerato ed estremo, lì dove avrebbe potuto essere meno scontrosa e più serena. Ma devo anche riconoscere che venire a conoscenza della storia della sua famiglia l'ha aiutata a crescere e a limare il proprio carattere.

Dalle pagine di questo romanzo prendono vita i sentimenti in tutte le loro accezioni, i drammi più dolorosi, le scelte più difficili, le relazioni da costruire e da "sistemare", e tutto questo è raccontato tra i profumi delle meravigliose leccornie sfornate nella pasticceria di Rose e Hope; durante la lettura mi sembrava di sentire profumi deliziosi di cannella e mandorle, che riportavano anche me indietro nel tempo, a quelle tradizioni tipiche di ciascun popolo e che è bello conservare e tramandare; ci sono diverse ricette golose che vien voglia di preparare!

Ho apprezzato la sensibilità con cui l'Autrice ha affrontato l'argomento delle vittime dell'Olocausto, il lavoro di ricerca che c'è dietro e il modo in cui si dipanano le vicende dei personaggi.

Che dire ancora? Un romanzo che regala tante autentiche emozioni e tocca il cuore dei lettori.
Assolutamente consigliato!!

martedì 19 marzo 2019

Le tue mani



Mani...

Grandi, 
per afferrare la mia mano.

Tenere, 
per accarezzarmi.

Forti, 
per rassicurarmi.

Calde, 
per farmi sentire il tuo amore.

Le tue mani, papà.


Recensione: IL POSTO di Annie Ernaux



La scrittrice francese Annie Ernaux tratteggia, in questo libro breve e autobiografico, la figura del padre, di quest'uomo prima contadino, poi operaio, infine gestore di un bar-drogheria in una città della provincia normanna, e lo fa con scrupolosità e senza cedere a inutili compatimenti e patetiche nostalgie.



IL POSTO
di Annie Ernaux



L'Orma  editore
trad. L. Flabbi
2014
 pp. 120
10 euro
"In seguito ho cominciato un romanzo di cui era il personaggio principale. Sensazione di disgusto a metà della narrazione. Da poco so che il romanzo è impossibile. Per riferire di una vita sottomessa alla necessità non ho il diritto di prendere il partito dell’arte, né di provare a far qualcosa di “appassionante” o “commovente”. Metterò assieme le parole, i gesti, i gusti di mio padre, i fatti di rilievo della sua vita, tutti i segni possibili di un’esistenza che ho condiviso anch’io."


Il romanzo si apre con la prova d'esame che la narratrice sta affrontando per poter diventare insegnante di ruolo, obiettivo che conquista.
Poco tempo dopo suo padre muore ed è proprio di lui che racconta in queste pagine, narrando al contempo anche di se stessa, delle proprie umilissime origini e del riscatto da quella esistenza "inferiore" ad una più "elevata", di classe.
E' forse proprio la consapevolezza (e il sentimento di frustrazione che ne deriva) di essersi "separata" dalla famiglia (non tanto fisicamente, quanto nei modi di essere, pensare, parlare...) a spingerla a scrivere di lui, di questo padre che per tutta la vita ha sentito, quasi come un prolungamento di sè, "un perenne senso di mancanza, senza fondo", "il timore di essere fuori posto", di sentirsi sempre inferiore, mai all'altezza.

La Ernaux parte dall'infanzia del papà, cresciuto con un genitore violento, nella povertà e con poche possibilità di poter avere un'istruzione perchè c'era bisogno di braccia per lavorare.
Da contadino ad operaio in fabbrica. e poi il matrimonio; Annie ricorda che tra i genitori non c'erano dimostrazioni d'affetto e tenerezza, tutt'al più frasi allusive (maliziose) che lei, bambina, non comprendeva.
A un certo punto i suoi genitori rilevano un'attività, un bar-drogheria sito in un ghetto operaio; un lavoro in proprio che essi portano avanti tra una preoccupazione e l'altra, consapevoli di come, man mano, il diffondersi di negozi più grandi e forniti togliessero lavoro a piccoli esercizi come il loro.

Eppure, nonostante le magre finanze, la famiglia riesce ad andare avanti e a non farsi mancare quanto meno il necessario, e a consentire all'unica figlia di proseguire negli studi.

Tra queste pagine conosciamo da vicino l'ambiente semplice da cui proviene l'Autrice, la madre intraprendente e soprattutto lui, il protagonista del libro, l'uomo e il padre di cui lei sta provando a parlare, ma fatica a farlo con naturalezza: 

"Scrivo lentamente. Sforzandomi di far emergere la trama significativa di una vita da un insieme di fatti e di scelte, ho l’impressione di perdere, strada facendo, lo specifico profilo della figura di mio padre."

La voce narrante ci porta quindi con sè nella casa dell'infanzia, nel negozio dei suoi, nel quartiere operaio in cui è cresciuta, e a quel continuo ripetere, tra le mura domestiche, che dopotutto a loro tre non mancava niente e c'erano persone ben più sfortunate al mondo.

Colpisce la lucidità dello stile narrativo della Ernaux, che evidenzia come i suoi genitori, nella loro semplicità di gente non ricca, non colta, non raffinata, abbiano sempre provato un grande senso di inferiorità che cercavano in tutto i modi di nascondere, perchè ostentarla (tanto più in presenza di gente "altolocata" e istruita) sarebbe stato ancora più umiliante, quindi bisognava mostrare sempre gentilezza, discrezione e far finta di non provare la vergogna che invece sentivano.

Nonostante il padre lamentasse l'eccessiva, a parer suo, dedizione della figlia per la scuola - reputandola una cosa non positiva, che quasi rendeva sua figlia un'alienata, un'adolescente strana -, l'ha assecondata nel proseguimento degli studi e anzi, col tempo, prese a raccomandarle di comportarsi bene a scuola per non farsi cacciare.

La narrazione non è volutamente "appassionante" e "commovente", anzi può sembrare fredda, troppo controllata, come se si parlasse di estranei e non dei propri genitori, ma del resto Annie è cresciuta con una madre e un padre molto avari di abbracci, parole affettuose, non è abituata a parlare di loro lasciandosi andare ed esternando sentimenti ed emozioni:

"Non sapevamo parlarci tra di noi senza brontolare. La gentilezza dei toni era riservata agli estranei."

Questo non significa che non ci sia emozione nel racconto, quanto piuttosto le "correnti emozionali" sono sotterranee, le si scorgono tra le righe.
Un padre privo di ironia ma comunque allegro, scherzoso, pratico, poco raffinato nel parlare, rozzo se vogliamo, che guardava quell'unica figlia crescere con il naso sempre infilato tra i libri, e intanto ella si allontanava sempre più dalla vita modesta e fin troppo sempliciotta dei genitori, dal loro essere sempre così "alla buona", e avvertendo una certa frustrazione di fronte a questo dato di fatto.
Quando ha incominciato a buttar giù questo scritto, si è sentita in bilico, a metà strada tra il voler riabilitare un modo di vivere considerato come inferiore, eppure felice, e il voler sottolineare l’alienazione che lo accompagna. 

Un libro che si legge davvero in poco tempo e per il numero esiguo di pagine e per la fluidità di stile; una narrazione minuziosa, chiara, raffinata e semplice insieme, che riesce ad avvicinare il lettore all'esperienza individuale e famigliare dell'Autrice, e che diventa un po' specchio dell'esperienza di ciascuno di noi.
Perchè ciascuno di noi ha un punto di partenza, un posto, dal quale proviene, delle figure di riferimento (solitamente i genitori) che hanno influenzato la nostra vita, nel bene e bel male, e nelle quali un po' ci ritroviamo e dalle quali talvolta sentiamo di voler prendere le distanze per provare ad andare oltre quei limiti che ci sono stati tramandati più o meno involontariamente.

Felice di aver letto qualcosa di quest'autrice, spero di leggere altro di suo.

lunedì 18 marzo 2019

IL FIORE DI MANDORLO



La primavera è praticamente arrivata, anche se non in via ufficiale ^_-
E la primavera è sinonimo di risveglio della natura, così oggi desidero soffermarmi sul FIORE DI MANDORLO, il primo a sbocciare in primavera e per questo simbolo della speranza e del ritorno alla vita da parte della natura; siccome sfiorisce in poco tempo, è anche simbolo di delicatezza e fragilità.
Nella Bibbia viene menzionato, il mandorlo; ad es., il profeta Geremia lo attribuisce alla rinascita; nell'Ecclesiaste, la vita è paragonata ai fiori di mandorlo, che subito appassiscono, nello stesso modo in cui la vita scorre velocemente!

Nella mitologia greca, il mandorlo è collegato all'attesa del compimento di una speranza e della costanza.

Diverse sono le versioni tramandate attorno alla vicenda della principessa Fillide (o Filli), figlia di Sitone, re della Tracia, trasformata in un mandorlo spoglio dalla dea Atena, per compassione, dopo essersi uccisa per il dolore temendo d'essere stata abbandonata da Demofonte, figlio di Teseo e di Fedra, il quale non era ritornato da lei nel tempo stabilito per le nozze.
L'albero rimase spoglio e sterile fino a quando l'eroe non ritornò in Tracia e venne a conoscenza del tragico destino di Fillide.
Allora egli andò ad abbracciare il mandorlo piangendo e le sue lacrime di pentimento si trasformarono in una nube di candidi petali che adornarono i rami della pianta, che così finalmente fiorirono, ma rimasero privi di foglie, come poi continuò a succedere all’annuncio di ogni primavera.

I fiori di mandorlo ispirarono anche più di una decina di quadri al pittore olandese Vincent van Gogh (1853-1890). Uno dei più famosi fu l’olio ‘Ramo di mandorlo in fiore’, dipinto a Saint Remy de Provence prima di morire, in occasione dell’annuncio della nascita del nipote Vincent Willem, figlio di suo fratello Theo.


(info prese da qui )


E adesso passiamo ad alcuni libri che, stando ai titoli, hanno a che fare con il mandorlo... o le mandorle ^_^


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Mandorle amare di Laurence Cossé.

Edith ha a servizio una domestica marocchina, Fadila, completamente analfabeta. La prima decide di insegnare all'altra a leggere e scrivere cominciando dall'alfabeto e pian piano tra loro si instaura un rapporto di amicizia e stima. La colta Edith entra in contatto con la vita di un'immigrata che ha passato una sofferta gioventù in Marocco e conduce una sofferta esistenza nel ricco Occidente. Eppure, nonostante gli stenti e le privazioni, la vita di Fadila emana dignità e consapevolezza, in una strana miscela di fatalismo arabo e buonsenso di madre di famiglia.



Miele amaro e mandorle dolci di Maha Akhtar.



Un giorno, davanti al salone di bellezza Cleopatra, la proprietaria Mouna incontra tre donne: tre donne di successo che, conquistate dall'atmosfera intima e accogliente di quel luogo, inebriate dal profumo di essenze di miele e olio di mandorle e coccolate dalle mani esperte di Mouna, poco a poco Lailah, Imaan e Nina si liberano di ogni ipocrisia e iniziano a confessarsi le loro paure più segrete.



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Martin Molin, collega di Patrik Hedström alla stazione di polizia di Tanumshede, ha raggiunto la fidanzata Lisette sulla vicina isola di Valö per una festa di famiglia; durante la cena il vecchio patriarca dall'immensa fortuna muore improvvisamente. Nell'aria si avverte un vago aroma di mandorle amare, e a Martin Molin non resta che cercare di far luce su quella morte misteriosa. Intanto, la violenta tempesta che agita le acque gelide dell'arcipelago non accenna a placarsi, e ogni contatto con la terraferma è interrotto. Sulle orme di Agatha Christie, in occasione dei suoi primi dieci anni di carriera, Camilla Läckberg ha dato vita a una serie di racconti che, tema a lei caro, indagano le complesse dinamiche familiari, combinando adorabili scene d'intimità domestica all'inquietudine di oscuri segreti del passato.

Come il vento tra i mandorli di Michelle Cohen Corasanti
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Palestina, metà degli anni cinquanta. Mentre il conflitto arabo-israeliano infiamma, Ichmad, dodici anni. e la sua famiglia sono costretti dall'esercito israeliano a trasferirsi in un misero fazzoletto di terra rallegrato soltanto da una pianta di mandorlo, unica fonte di sostentamento e ristoro. Quando il padre di Ichmad viene imprigionato con l'accusa di aver nascosto delle armi, Ichmad deve trovare un lavoro. Anno dopo anno, i suoi fratelli soccombono all'odio verso Israele, invece Ichmad lotta per dare un senso a ciò che lo circonda.


MUSICA

Quando vedo un mandorlo in fiore comincio a canticchiare una canzone di Nino Buonocore molto dolce, intitolata proprio IL MANDORLO.

Il mandorlo fioriva
Nel giardino della scuola
Io li vedevo entrare
E restavo fuori
Col pianto in gola
Un giorno se ne andava
Tra i richiami del mercato
E la tua fresca voce
Che non ho più scordato
La paura dei miei pensieri
Il desiderio di te
Di dividere con te i miei abbandoni
Noi distesi sulla sabbia
Quanta pioggia sui libri di scuola
E come è forte l'odore del mare
A febbraio


POESIA

DIMENTICA I MANDORLI IN FIORE

Dimentica i mandorli in fiore.
Non vale la pena In questa storia
Di ricordare ciò che non può ritornare.
Asciuga al sole i tuoi capelli bagnati:
languidi come frutti maturi brillino
umidi, grevi, i vermigli riflessi.
Amore mio, amore mio, 
siamo 
in autunno.


(Prigione di Bursa, 5 novembre 1945, Nazim Hikmet)




Il mandorlo è fiorito 


Questa notte - un miracolo pare
è passato qualcuno nell’orto: 
stavan mute le stelle a guardare. 
Non sembrava il bel mandorlo morto?
Non sembrava il bel mandorlo secco? 
Ma qualcuno con mano leggera 
ha posato farfalle a ogni stecco 
per poi ratto fuggire. 
Chi era? E stamane, nel chiaro mattino, 
un bambino riguarda stupito, 
e gli pare un sorriso divino 
quel bel mandorlo nuovo e fiorito. 

(T.Stagni)


Una poesia d'amore

Due giorni dopo la mia morte
verrò a prendere il caffè da voi.
Mi stenderò sul divano
a guardare il sonno dei gatti.
Poi andrò via
verso un mandorlo che sta per fiorire
verso il nido
di una formica.
Potrei perfino uscire
dall'universo come se fosse una casa
e poi tornare
scuotendo la neve caduta sull'ombrello.
Se veramente amiamo
un uomo, una donna, una rosa,
noi da vivi e da morti
possiamo fare ogni cosa.

(Franco Arminio)


Fonti:
Web
http://www.latecadidattica.it

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