domenica 19 maggio 2019

Recensione: LE STREGHE DI ATRIPALDA di Teodoro Lorenzo



Quattordici racconti che mettono in luce le passioni e i sentimenti, le speranze e le delusioni, le sconfitte e le vittorie di persone "normali", che grazie allo sport - comune denominatore di queste storie - hanno raggiunto importanti consapevolezze nella propria esistenza: perché lo sport, quando è praticato con lealtà, dedizione, spirito di sacrificio, senso dell'unità, può diventare poesia ed essere un maestro di vita.



LE STREGHE DI ATRIPALDA
di Teodoro Lorenzo



Bradipolibri
220 pp
Un titolo sicuramente originale e accattivante, quello scelto per questa raccolta, che inevitabilmente fa nascere nel lettore la domanda su chi siano queste "streghe" e come possano collegarsi al mondo dello sport, che fa da sfondo a tutte le storie narrate dall'Autore in queste pagine.

Ogni racconto ha il suo sport: hockey su ghiaccio, lotta greco-romana, tiro a segno, carabina, ciclismo, lancio del disco, tiro con l'arco, canoa, golf, pallavolo, vela, judo, atletica (400 metri), pugilato, automobilismo; e per ogni sport c'è il suo campione, con la sua personale storia di vita.

I protagonisti che di volta in volta conosciamo in questo viaggio narrativo sono tutti collocati in città differenti e sono (talvolta estremamente) diversi l'un dall'altro, con motivazioni e una concezione dello sport che arriva ad essere agli antipodi (ad es., le protagoniste del racconto che dà il titolo al libro vs il protagonista di "Ghiaccio e fuoco"), ma comunque accomunati dalla passione e/o dalla pratica di un'attività sportiva, nella quale confluiscono ineluttabilmente tutte le passioni e i tormenti di ciascuno di essi.

Alcuni personaggi ci colpiscono perchè onesti, puliti, riflessivi; altri per la loro temerarietà, per la forza interiore, per la capacità di portare gli altri a ricercare il meglio e non la mediocrità; altri per la loro malvagità, dietro la quale però si nasconde un bisogno inconsapevole di redenzione.

E così, ad es., conosciamo un giovanotto appassionato di automobilismo, un vero e proprio fuoriclasse al quale tutti riconoscono non solo la bravura ma soprattutto una caratteristica incredibile: l'assenza di paura. 
E' possibile non provare mai alcuna paura, non sentire i brividi di terrore quando ci si trova in una situazione ad alto tasso di adrenalina? E soprattutto..., per quanto a volte ci baleni nella mente il pensiero "Vorrei smettere di aver paura...", sarebbe davvero consigliabile non averne? Non è piuttosto vero che provare paura, e sentirne e riconoscerne i segnali, ci aiuta ad affrontare/evitare con saggezza situazioni pericolose? 

C'è chi ha paura di non essere mai abbastanza, e per questo ha imparato ad affrontare le proprie insicurezze attraverso appigli sbagliati e sciocchi, che a nulla giovano nè a se stesso nè nei rapporti con gli altri; c'è la ragazza che detesta il proprio corpo sgraziato e soffre per i giudizi altrui, ha paura di mostrarsi per quella che è, ma una presenza amica l'aiuterà a comprendere che l'aspetto fisico non deve condizionare il suo mondo interiore.

Incontriamo personaggi arroganti, che presi da una sorta di delirio di onnipotenza credono di poter avere tutto ciò che vogliono senza curarsi se calpestano la dignità altrui; altri onesti e profondi, pronti a scavarsi dentro e a interrogarsi sul proprio modo di essere, su cosa vogliono diventare, sulla necessità di vivere senza maschere e ipocrisie; c'è anche chi, praticando uno sport, capisce che in fondo non è quello che vuol fare e che finora ha solo assecondato i desideri di qualcun altro, e ancora chi usa uno sport per raggiungere uno scopo ignobile e malvagio.

Leggiamo storie dolorose, di giovani donne depredate della propria innocenza, della speranza del futuro, cui resta tra le mani solo un dolore infinito, ma anche storie di donne pronte a migliorarsi, a portare avanti valori importanti, come la lealtà, la solidarietà, il gioco di squadra.

Insomma, storie di vita che hanno tutte qualcosa da insegnarci su temi quali la vita e la morte, la malattia, l'amicizia, l'onestà, l'amore, il rispetto per il prossimo, e i vari sport non fanno che portare chi li pratica a riflettere su questi aspetti esistenziali e a prendere decisioni nobili, volte al miglioramento di se stessi; i protagonisti sono uomini e donne comuni, tratteggiati in tutta la loro imperfetta umanità, e l'Autore scava con profonda sensibilità dentro la loro anima, lasciandone emergere il buio e la luce, il male e il bene, attraverso una scrittura attenta, intensa, ricca di significato e carica di riflessione, caratterizzata da un linguaggio sempre consono alla storia raccontata, che sa essere elegante e, non di rado, quasi poetico, pur restando realistico, in grado di toccare il lettore, di fargli apprezzare il percorso personale di consapevolezza di sè cui arriva sempre ciascun protagonista.

Mi è piaciuto molto il fatto che l'Autore abbia scelto di dare ai personaggi che compaiono nei racconti (non solo a quello principale) un nome e un cognome, collocandoli in una città ben precisa (Rieti, Teramo, Verona...), rendendo "personale" la loro conoscenza, permettendoci di entrare in modo diretto nel loro mondo, nelle loro vite e vicissitudini.

Devo dire che questo libro è stata una bella scoperta, i racconti sono tutti belli, scritti molto bene, appassionano perchè lasciano emergere l'aspetto umano dello sport, il cui senso va ben oltre le vittorie, i punteggi conseguiti, la fama, ma converge tutto nell'eccitazione e nella gioia che deriva dal praticarlo, dal gareggiare, dalla sana competizione che esso stimola, dal gioco in quanto tale, che ci riporta indietro, ai giorni spensierati dell'infanzia.

Non posso infine non condividere con voi il piacevole stupore che ho provato nel leggere un racconto in particolare, "La mela d'argento", una storia di violenza e dolore (credo sia quella più amara tra tutte) ambientata nella mia città, San Severo, e per di più nei giorni della festa patronale - la "Festa del Soccorso" - che ha luogo proprio in questo fine settimana (quando si dice... "le coincidenze"!).

Ringrazio l'Autore per avermi dato l'opportunità di leggere questa raccolta, che mi sento davvero di consigliarvi.

le "...radici del male affondano dentro l’essere umano fin dalla sua nascita. Ma nello stesso tempo credo che la sua non sia una condanna definitiva; dalla cattiveria ci si può redimere. La volontà dell’uomo può avere la meglio, può vincere sul male. La nostra vita deve diventare una lotta quotidiana per strappare dall’anima quelle radici malvagie. È il nostro istinto egoistico che ci porta naturalmente verso la cattiveria e occorre uno sforzo morale costante per non farsi trascinare nel fango. Dobbiamo essere sempre vigili, basta una debolezza della volontà, un mancamento passeggero della mente per farsi risucchiare nel gorgo nero del male. Non cedere Ivo, non darla vinta alla cattiveria, reagisci e comincia a fare scelte virtuose. Tu adesso non leopponi abbastanza forza, risveglia la tua forza morale.”

sabato 18 maggio 2019

DAVID COPPERFIELD di Charles Dickens - brevi considerazioni e citazioni



Uno dei miei classici preferiti, che non posso non consigliare a chi ama questo genere letterario, è sicuramente DAVID COPPERFIELD (titolo originale: The Personal History, Adventure, Experiences, and Observation of David Copperfield) di Charles Dickens (1812-1870), pubblicato nel 1850.

Avendolo letto diversi anni fa, non mi sento in grado di farne una recensione approfondita e
Ed. Mondadori
1152 pp
dettagliata, anche perchè è un bel librone (attorno alle 1000 pp, se non erro) ed ha una trama molto articolata e ricca di avvenimenti, quindi mi limiterò ad accennarne la trama e a condividere alcune considerazioni e citazioni che trascrissi quando l'ebbi in lettura.

Il protagonista è ovviamente David Copperfield, che conosciamo sin da piccolino: nasce un venerdì di marzo, a mezzanotte, nell’ora dei fantasmi, da una madre troppo giovane e innocente e con vicino due donne, la domestica Peggotty e la burbera zia Betsey Trotwood, la futura salvatrice dell’orfano. 

David, benchè orfano di padre, vive un'infanzia felice con la madre, fino a quando ella si risposa con il signor Murdstone, un uomo crudele che la porta alla tomba. 
Solo e senza l'adorata madre, è costretto dal patrigno a lavorare presso un negozio di Londra e David sperimenta la dura scuola del maestro Creakle.
Disperato fugge a piedi a Dover, dove la zia Betsey, accetta di occuparsi di lui, così lo manda a Canterbury, per educarlo, in casa del suo avvocato, e lì conosce Agnes, una dolce fanciulla, con cui allaccia un affettuoso legame (in realtà la fanciulla s'innamora di Copperfield, ma lui pare non accorgersene). 

Divenuto cronista parlamentare e conquistata anche fama letteraria, David sposa Dora, ma il destino non ha smesso di mescolare le sue carte e di riservare sorprese, anche amare, al giovanotto... 

Sin da quando è soltanto un bimbo, si capisce come il protagonista sia buono e nutra una sua cieca e pura fiducia nella benevolenza della Provvidenza, fede che viene messa di continuo alla prova dalla malvagità di svariate persone che incrocia lungo il proprio cammino, dall'amico Steerforth al detestato Uria Heep, individui che fin da giovani decidono di vivere in modo ingiusto, o ancora dal cameriere Littimer allo spendaccione Micawber. 

Interessanti i personaggi femminili di David Copperfield: nel suo egoismo infantile, David non si accorge che la madre è una donna come tutte le altre e che può avere delle esigenze coniugali e sentimentali come è normale che una donna abbia; anni dopo, trasferisce la figura materna nella moglie-bambina Dora, resa poco più che un "giocattolo", innocente e privo di sensualità.
Stesso discorso vale per Agnes, considerata alla stregua di una sorella.

L’eros esplode nelle figure di Emily e nella prostituta Martha, che David salva mentre sta per buttarsi nel Tamigi, in Rosa Dartle, sedotta in gioventù da Steerforth.

David Copperfield è intriso di valori cristiani - l’equilibrio morale, la compassione... - ma allo stesso tempo ne percepiamo il brivido del cambiamento, l’ansia e la paura del futuro che l’orfano David ha imparato a temere fin da piccolo; accanto ad essi, continuano a visitarlo i fantasmi e le ombre di coloro che sono morti. 

Ne ho un ottimo ricordo, se non fosse così grosso, lo riprenderei per rileggerlo ^_^

«Oh, la mia moglie-bambina, tra le tante figure che si muovono nella mia memoria ce n’è una ferma che mi dice, con il suo innocente amore e con la sua bellezza infantile, fermati a pensare a me… girati per guardare il piccolo fiore, mentre cado volteggiando per terra. Lo faccio. Tutto il resto si offusca e sbiadisce. […] Ma sono cosciente adesso che la mia mogliettina mi lascerà? Mi hanno detto che è così; dentro di me lo sapevo già; ma non sono ancora sicuro di aver preso sul serio quella verità. Non riesco a dominarla. Mi sono ritirato per conto mio, molte volte oggi, a piangere. Ho ricordato colui che pianse per un addio fra i vivi e i morti […] Tengo la sua mano nella mia, il suo cuore è nel mio, vedo il suo amore per me, vivo in tutta la sua forza. Non posso scacciare l’ombra pallida e tenue della convinzione che verrà risparmiata. […] Poso il viso accanto al suo sul cuscino, e lei mi guarda negli occhi, e parla molto piano. Gradualmente, mentre procede, sento, e mi tocca il cuore, che parla di sé al passato.

« - Ho paura, mio caro, di essere stata troppo giovane. Non solo per gli anni, ma per l’esperienza e per i pensieri, e tutto il resto. Ero solo una sciocca creatura! […] Ho iniziato a pensare che forse non ero adatta a fare la moglie. 
Cerco di fermare le mie lacrime, e di replicare: - Oh, Dora, amore, non più di quanto ero adatto io a fare il marito! […] 
Non lo so come passa il tempo; poi vengo richiamato dal vecchio compagno della mia moglie-bambina. Più inquieto di prima, striscia fuori dalla pagoda, mi guarda, va verso la porta, e piange, perché vuole andare di sopra. […] Si stende ai miei piedi, si stira come per dormire, e con un lamentoso ululato, è morto.

« - Oh, Agnes! Guarda, guarda qui! – […] Quel viso, così pieno di dolore e di pietà, lo scorrere delle lacrime, quel terribile appello muto a me, quella mano solenne alzata verso il cielo! – Agnes? – È finita. Il buio mi viene davanti agli occhi; e per del tempo, tutte le cose sono cancellate dai miei ricordi».

 «E adesso finisce la mia storia scritta. Mi guardo indietro, ancora una volta – l’ultima – prima di chiudere questi fogli. Mi vedo con Agnes […], vedo i nostri figli e i nostri amici intorno a noi; e sento il frastuono di molte voci, che non mi sono indifferenti, mentre proseguo il viaggio. Tra la folla che passa quali sono i volti che riesco a distinguere meglio? Guardali; si rivolgono tutti verso di me mentre pongo questa domanda ai miei pensieri! […] E adesso, mentre finisco il mio compito, vincendo il desiderio di indugiare ancora, questi volti svaniscono. Ma un solo volto, che brilla su di me come una luce celestiale che mi permette di vedere tutto il resto, è sopra quelli e oltre tutti quelli. E resta. Giro la testa e la vedo, nella sua meravigliosa serenità, accanto a me. […] Oh Agnes, anima mia, che il tuo viso possa essermi accanto quando finirà la mia vita; possa io, quando la realtà scivolerà via come le ombre che ora saluto, trovarti ancora accanto a me, a indicare l’alto!»


venerdì 17 maggio 2019

Dietro le pagine di “Country Dark” di Chris Offutt



L’ultimo libro di cui vi ho parlato sul blog è “Country Dark” di Chris Offutt.

Chi o cosa ha ispirato la storia e la scelta dell’ambientazione?

Risultati immagini per dietro le pagine
.

Country Dark è incentrato sul personaggio principale, Tucker, un giovane veterano della Guerra in Corea, e sulla sua famiglia, tormentata dalla sfortuna, la cui situazione, a un certo punto, non fa che peggiorare.

Chris Offutt ha dichiarato che inizialmente voleva scrivere una saga famigliare che coinvolgesse su tre generazioni che vivevano sulle colline. Aveva già un finale in mente per la seconda e terza generazione, ma bisognava iniziare dal capostipite, e man mano restava sempre più affascinato da Tucker e non è più riuscito a superare il 1971! Più scriveva su di lui, più si interessava a questo giovane uomo, duro, di poche parole, che non beve nonostante contrabbandi alcolici, non si auto-esamina e non è un imbranato; è molto intelligente e pieno di risorse, agisce senza riflettere troppo eppure non lo si può giudicare uno spericolato; puoi esser sicuro che qualsiasi cosa gli tirerai addosso, lui lo affronterà a testa alta.

fonte
Country Dark è ambientato lì dove Offutt è cresciuto, una comunità rurale, fatta di strade sterrate, ruscelli e sentieri che attraversano i boschi, animaletti (dai simpaticissimi scoiattoli ai pericolosi serpenti, lasciati allo stato brado); un posto insolito in cui crescere, ma se n’è reso conto dopo essersene andato. 
Ci sono voluti anni per capire che la sua infanzia era avvenuta durante un periodo di cambiamenti drammatici - la costruzione dell'Interstatale, la Guerra alla Povertà, l'arrivo della TV via cavo. 
Quando cominciò a scrivere, il suo intento era narrare degli adulti che assistettero a questo enorme cambiamento culturale sulle colline.

La terra del Kentucky orientale e il modo di pensare della sua gente fa parte di lui; Offutt dice di sentire su di sé la “sporcizia” dal Kentucky, che ha portato con sè per oltre trent'anni in una piccola borsa di pelle. La bandiera del Kentucky è nel suo studio, il posto della casa in cui scrive, come a ricordargli di mantenere vivo il suo legame con lo stato e la terra.

Ad influenzare enormemente i suoi lavori hanno contribuito sicuramente la propria capacità di osservazione (ce l'ha anche Tucker!), l'ascolto, il parlare con gli estranei, i viaggi, la solitudine nei boschi e la lettura (in particolare, leggere testi incentrati proprio sulle colline l'ha aiutato moltissimo).


Fonti consultate per il post:
https://medium.com
http://newlimestonereview.as.uky.edu

giovedì 16 maggio 2019

Film tratti dai libri presto al cinema (da maggio in poi)



Voglia di andare al cinema?
Ecco alcuni film tratti da libri in uscita prossimamente, con un'anticipazione di qualche pellicola prevista in estate!


Oltre a I fratelli Sisters e Pet Semetarydal 16 maggio al cinema arriva Quando
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eravamo fratelli
(We the Animals) è un film diretto da Jeremiah Zagar, tratto dal romanzo Noi, gli animali (libro) di Justin Torres; nel cast Raúl Castillo e Josiah Gabriel.
Racconta la storia di Manny, Joel e Jonah, tre fratelli inseparabili che crescono nelle campagne dello stato di New York attorniati dal turbolento amore dei loro genitori, in grado di creare e distruggere la loro famiglia molte volte. Mentre Manny e Joel seguono sempre più le orme dell'amorevole ma imprevedibile padre, la loro madre cerca di tenere Jonah, il più piccolo, al sicuro dentro le mura di casa. Più sensibile e consapevole dei fratelli maggiori, Jonah finisce con il rifugiarsi in un mondo immaginario tutto suo.


Aladdin è un film co-scritto e diretto da Guy Ritchie e interpretato da Mena Massoud, Naomi Scott, Will Smith e Marwan Kenzari. La pellicola live-action si ispira alle celebri novelle orientali de Le mille e una notte.
Aladdin è un giovane ragazzo di Agrabah convinto dall'inganno dal sultano Jafar ad entrare nella Caverna delle Meraviglie. Lì trova una lampada magica, contenente un genio in grado di esaudire tre desideri. Aladdin chiede di essere trasformato in un principe per conquistare la bellissima principessa Jasmine, già oggetto del desiderio proprio del malvagio Jafar, ma restia a convolare a nozze con un nobile. Fingersi diverso da quello che è non sarà poi così facile per Aladdin, che si troverà infatti a scontrarsi con le sue stesse bugie. Dal 22 maggio.


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Tratto dall'omonimo romanzo di Federica Angeli (edito da Baldini&Castoldi), A mano disarmata è la storia di Federica Angeli, la giornalista del quotidiano la Repubblica che dal 2013 vive sotto scorta a causa delle minacce mafiose ricevute per le sue inchieste sulla criminalità organizzata a Ostia. Da cronista dell’edizione romana del quotidiano, Federica Angeli prende in mano la sua vita e decide di usarla, senza risparmio, in una causa civile: la lotta ai clan mafiosi che infestano Ostia. La sua arma è – e sarà sempre – la penna.
Il film è diretto da Claudio Bonivento, con Claudia Gerini e Rodolfo Laganà. Dal 6 giugno.


Beautiful Boy è un film di Felix Van Groeningen, con Steve Carell e Timothée Chalamet.
Il film è basato sui libri Beautiful Boy: A Father's Journey Through His Son's Addiction di David Sheff e Tweak: Growing Up on Methamphetamine di suo figlio Nic Sheff, e racconta di un padre che cerca di aiutare il figlio ad uscire dal tunnel della tossicodipendenza. Dal 13 giugno.

Nicolas Sheff, bravo studente di 18 anni che scrive per il giornale della scuola, recita nello spettacolo teatrale di fine anno e fa parte della squadra di pallanuoto. Nic ama leggere e possiede una spiccata sensibilità artistica; in autunno andrà al college.
Da quando ha 12 anni però, ama sperimentare le droghe; da qualche tempo ha provato la metamfetamina e, come lui stesso dichiara, “Il mondo, da bianco e nero, improvvisamente è diventato in Technicolor”. In breve tempo Nic, da semplice adolescente che fa uso sporadico di stupefacenti, si trasforma in un vero e proprio tossicodipendente.


The White Crow, diretto da Ralph Fiennes; la pellicola, adattamento cinematografico della biografia Rudolf Nureyev: The Life scritta da Julie Kavanagh, narra le vicende del ballerino Rudol'f Nureev, interpretato da Oleg Ivenko, Adèle Exarchopoulos, Chulpan Khamatova, Ralph Fiennes. Dal 25 luglio.
Ballerino intrepido e fuori da ogni schema, Rudolf Nureyev cresce in tecnica e splendore. Avido di conoscenza, la tournée del 1961 a Parigi è la risposta ai suoi desideri e al bisogno di conoscere più da vicino la cultura e il balletto occidentali. Le lezioni di inglese prese in Russia gli permettono di avvicinare i ballerini dell'Opéra, di comunicare con loro e di condividere i rispettivi punti di vista sulla danza e sul mondo. Incontenibile e ribelle, Nureyev sfora gli orari della 'ricreazione' e si attira i sospetti del KGB, che lo marca stretto.

Il sole è anche una stella è un film diretto da Ry Russo-Young con Yara Shahidi, Gbenga Akinnagbe, Charles Melton, ed è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Nicola Yoon.  Dall'8 agosto al cinema.
Daniel Bae, studente di college di origini coreane, è un ragazzo romantico. Natasha Kingsley, arrivata dalla Giamaica con la famiglia e dopo dieci anni ancora senza documenti, è invece il suo esatto opposto: è pragmatica e non crede nell'amore. I due si incontrano per caso a New York e si innamorano, ma basterà il destino a tenerli insieme? Costretta a tornare in patria con la sua famiglia, Natasha combatte contro la deportazione forzata così come resiste all'attrazione per Daniel e ai suoi tentativi di convincerla che il loro amore è fatto per durare.

Avevo già anticipato la news quando lo recensii: Il Signor Diavolo (recensione libro)romanzo dalle atmosfere oscure, da "horror", in cui si narra di innocenti e peccatori, di matti vittime dell'ignoranza e della superstizione e di eventi inspiegabili, che vanno oltre l'umana ragione e che scuotono le nostre paure più nascoste, esce dalle pagine del libro per diventare un film diretto dall'autore stesso, il regista Pupi Avati. Potrebbe arrivare nelle nostre sale a fine agosto; nel cast Alessandro Haber, Gabriel Lo Giudice, Filippo Franchini.

mercoledì 15 maggio 2019

Recensione: CATTIVE COMPAGNIE di Ruth Newman



Una donna, rimasta vedova, decide di indagare sulla sospetta morte di suo marito, venendo travolta da una realtà mafiosa intricatissima in cui non potrà fidarsi di nessuno, neanche di chi dovrebbe difenderla e aiutarla a cercare la verità.



CATTIVE COMPAGNIE 
di Ruth Newman



Garzanti Ed.
367 pp
Kate Grey è una giovane vedova che da un anno vive nella più profonda angoscia, nella tristezza più micidiale e in un bozzolo di dolore acuto dal quale non sa come uscire; e forse neanche vuole.
Perchè da quando ha perso Charlie, suo marito, la sua adorata anima gemella, l'altra metà di se stessa, l'unica ragione di vita, Kate ha smesso semplicemente di vivere.
Sopravvive per inerzia, si trascina apatica, isolata da tutti - eccezion fatta per gli amici più cari, tra cui Samantha e David, e Luke, l'amico d'infanzia di Charlie.
Il pensiero di buttarsi alle spalle il suo matrimonio non è concepibile, e la donna è convinta di non poter amare mai nessun altro dopo lui, verso la cui memoria i sentimenti non sono mutati affatto.

Quando un giorno, a cena da Samantha e David, sta sfogliando le foto della loro luna di miele a Miami, resta di sasso perchè fra le mani si ritrova uno scatto che cattura tutta la sua attenzione: sullo sfondo, dietro le colonne ricoperte di gelsomino del ristorante... c'è proprio lui, Charlie. 

La donna razionalmente sa che questo non è possibile: il suo Charlie è morto un anno prima, durante una loro vacanza in Sicilia..., lei stessa ha visto il corpo martoriato per i giorni trascorsi in mare (in seguito ad annegamento)... Beh, a dire il vero non è che il viso fosse riconoscibile, però a fugare ogni dubbio ci pensò il tatuaggio che Charlie aveva sul braccio...
Quindi no, quell'uomo che gli somiglia in una maniera impressionante non può assolutamente essere Charlie.

Eppure..., come vorrebbe che fosse così!! Come sarebbe bello scoprire che le cose sono andate diversamente e che, per una qualche ragione inspiegabile, suo marito è vivo!

Benchè la ragione le suggerisca di non fare voli pindarici con la mente per evitare di farsi ancora più male, Kate è sconvolta e sente di dover capire chi sia quella persona; quando si sarà messa l'anima in pace, allora tornerà a casa, nel nido d'amore condiviso col marito morto, e accetterà definitivamente la dura realtà.
I tre amici continuano a ripeterle che deve togliersi dalla testa questa ossessione per il marito scomparso e rifarsi una vita; per loro l'uomo della foto è un perfetto sconosciuto.
Eppure Luke sa che, se la sua amica si mette in testa un'idea, fargliela togliere è un'ardua impresa perchè se ci fosse anche solo una tenue speranza che lui possa essere ancora vivo, lei deve ritrovarlo.

E così si butta a capofitto in un'indagine privata contro tutto e tutti.
Un'indagine che la porta prima a Miami, per provare a cercare il tipo nella foto; Luke l'accompagna ma i due sono costretti a scappare dalla città perchè qualcuno si mette alle loro calcagna, minacciandoli di togliersi dai piedi e di non far domande su Charlie, se non vogliono avere problemi seri.

Ma il modo migliore per incoraggiare Kate a far qualcosa consiste nel vietarglielo, ed infatti la donna, testarda più che mai, decide di volare in Sicilia.

Attraverso una serie di particolari circa il referto dell'autopsia sul cadavere di Charlie, Kate scopre, indizio dopo indizio, che ci sono incongruenze apparentemente banali ma che possono essere indicative di un fatto grave: qualcuno poteva avere delle ragioni per modificare il rapporto? Chi? E se sì, perchè? E' possibile che il suo amato marito, di cui lei non conosce alcun familiare (non ha fratelli, i genitori sono morti in un incidente - così le ha raccontato lui), un uomo buono, solare, gentile, potesse avere dei nemici che addirittura l'hanno ammazzato?

L'ipotesi che l'annegamento non sia stato accidentale ma provocato comincia a ossessionare Kate, che, decisa a far chiarezza, non esita a infilarsi in situazioni pericolose e a prendere decisioni che ci mostrano un lato di lei che stride con l'idea di tranquilla vedova inconsolabile.

Cosa è disposta a fare una donna innamorata e alla spasmodica ricerca della verità circa la morte del proprio uomo? 

Kate tira fuori tutto il coraggio, la caparbietà e la spericolatezza che finora erano rimaste in letargo dentro di lei, e diventa, da un giorno all'altro, protagonista di una serie di avvenimenti incredibili in cui l'unica certezza è che non potrà fidarsi davvero di nessuno, neanche di chi dice di esserle amico e di volerla aiutare a mettere insieme tutti i tasselli.

Capire che il proprio matrimonio non fosse davvero perfetto come lei lo ricorda, è doloroso: chi era davvero Charlie? Lo ha conosciuto realmente per quello che era? O il loro rapporto è stato costruito su una montagna di bugie?

Il tortuoso percorso intrapreso da Kate per sollevare il velo su tutti quegli oscuri aspetti che ruotano attorno a ciò che è successo a Charlie un anno prima, la porterà a contatto con un sacco di persone: mafiosi siciliani che non esitano a far fuori chiunque si immischi nei loro loschi affari, agenti dell'FBI che prendono Kate sotto la propria ala protettrice (anche se..., qualcosa le dice che neanche di loro deve fidarsi al 100%); un presunto parente di Charlie di cui lei ignorava l'esistenza..., e poi c'è Luke, che fino a un certo punto l'aiuta nelle sue ricerche per poi tirarsi indietro nella maniera peggiore.

Kate è un personaggio che stupisce il lettore perchè ha un carattere forte, è temeraria, non ha paura di nulla, è mossa da un amore fortissimo per l'uomo della sua vita e questo la spinge a fare qualsiasi cosa pur di non brancolare nel buio; la delusione di fronte all'amara scoperta che certa gente, nelle cui mani aveva messo la propria fiducia, è la stessa che in un niente la tradisce, la getta sì nel panico ma l'angoscia dura poco perchè l'adrenalina scorre in lei senza sosta e non c'è ostacolo o trappola dalla quale non riesca a liberarsi...!

La Newman ha architettato una trama molto, molto labirintica e arzigogolata, tanto che il rischio di perdercisi dentro è presente e più di una volta; accadono davvero tante cose, tanti indizi e particolari si susseguono, aprono scenari che poi qualcosa o qualcuno ribalta, modifica, sconvolge; si incontrano anche molti personaggi, alcuni dei quali si fanno chiamare Pippo ma in realtà si chiamano Gigi, però non è sicuro, può darsi che alla fine viene fuori che no, il vero nome è Totò.

In questa masnada, il più pulito ha la rogna e sia Kate che il lettore faticano fino alla fine a individuare i buoni e i cattivi, perchè non mancano i colpi di scena e gli stravolgimenti improvvisi; la stessa Kate - ci fa intuire l'Autrice attraverso frasi sibilline messe qua e là - ha un passato particolare, che tiene ben nascosto...

In questo romanzo, tanto i mafiosi di Cosa Nostra quanto i federali americani fanno una figura barbina: pericolosi sì, ma evidentemente non più di tanto visto che basta una donna per sgamarli.

Alcune situazioni mi hanno fatto sorridere in quanto davvero troppo surreali, da telefilm americano, di quei minestroni che mettono insieme action movie, gangster comedy, thriller, e ne vien fuori una storia con alcuni risvolti un po'  assurdi, dove spesso i dialoghi mi son parsi improbabili e così pure i modi incredibili in cui la protagonista riesce di volta in volta a fregare i nemici del momento.

Tirando le somme...: non posso negare che nel complesso ho trovato il romanzo piuttosto appassionante e ho proseguito nella lettura incuriosita dai vari intrighi e desiderosa di scoprire i torbidi segreti e i doppiogiochisti presenti, però al contempo non ho potuto non sorridere per determinate "pieghe" che prendevano le vicende, legate tra loro attraverso fili intricatissimi, incastri troppo complessi e che quindi a volte mi son sembrati artificiosi.

Bella comunque la storia d'amore che, alla fin fine, è il vero motore di tutte le avventure vissute dai protagonisti, che, solo per quello che hanno passato, meriterebbero il lieto fine.

Carino, ideale per chi non disdegna trame super contorte in cui non fai in tempo a sciogliere un nodo che te ne ritrovi altri dieci.

martedì 14 maggio 2019

Recensione: COUNTRY DARK di Chris Offutt



Un romanzo potente che racconta, attraverso un protagonista giovane d'età ma maturo e navigato dal punto di vista delle esperienze di vita, una storia dura e drammatica che appassiona e illumina i lati più nascosti e oscuri del sogno americano.


COUNTRY DARK
di Chris Offutt



Ed. minimum fax
trad. R. Serrai
235 pp
E' il 1951 e il protagonista, Tucker, ha soltanto 18 anni, non è che un ragazzo ma ha già fatto esperienze dure ed estreme, infatti è appena tornato nei posti in cui è nato e cresciuto, nel Kentucky, dopo aver partecipato a una delle guerre più sporche e dimenticate della storia americana: quella di Corea.

"... aveva ucciso ed era stato quasi ucciso, e aveva visto uomini fatti che tremavano di paura e piangevano come bambini."

Ha combattuto in condizioni difficilissime, non ha esitato a uccidere, come se fosse la cosa più naturale al mondo, si è distinto per il coraggio, l'audacia e per la destrezza nell'uso delle armi.
La guerra l'ha reso un ragazzo duro, solitario, di poche parole, pratico, sempre sulla difensiva e pronto ad attaccare se necessario; ora che è tornato "a casa", reduce senza medaglie e senza rimorsi, desidera solo ricongiungersi alle terre aspre e isolate nelle quali è cresciuto, metter su famiglia e vivere in pace.

Dopo aver scroccato passaggi a tipi strani - qualcuno schivo come lui, qualcun altro troppo chiacchierone - per attraversare l'Ohio, giunge finalmente nella "terra verde e turgida del Kentucky", riadattandosi con estrema naturalezza alla natura selvaggia e spesso inospitale, ma pure così famigliare, accampandosi nei boschi e acchiappando animali e piante selvatiche per nutrirsi.

Ma qualcosa di inaspettato accade, condizionando per sempre la sua vita e facendogli incontrare la donna della sua vita.
Quando il giovane ex-soldato scorge un uomo mentre schiaffeggia e cerca di violentare una ragazza, interviene immediatamente: lui è Boot ed è lo zio di Rhonda, che cerca in tutti i modi di sfuggire alle grinfie del parente, maledicendosi per essere stata così ingenua da accettare un suo passaggio in auto.

Dopo aver "sistemato" zio Boot, Rhonda decide, con tutta l'impulsività e la spontaneità dei suoi 15 anni, di salire nella macchina del suo "salvatore" e di seguirlo dove lui deciderà di andare.

Tucker e Rhonda si trovano così, per caso, ma il loro incontro sembra essere scritto nelle stelle perchè tra i due nasce un amore sincero e forte destinato a legarli per sempre e in modo indissolubile.

"Rhonda pensava che Tucker fosse un buon partito; era di corporatura minuta, proprio come lei, serio e capace. Si domandò se i loro figli avrebbero avuto gli occhi come i suoi. Gli prese la mano e, in silenzio, giurò di restargli vicina per sempre. Non avrebbe mai lasciato quell’uomo."

Passa qualche anno, è il 1964 e ritroviamo i due sposati e con ben cinque figli; Rhonda è una mamma tanto giovane e ancora bellissima quanto tanto stanca e provata da una vita che non si sta rivelando molto clemente...

E' vero, è sposata con l'uomo che ama..., ma quest'uomo è sempre via per lavoro; Tucker, infatti, ha scelto di lavorare alle dipendenze di un certo Beanpole, un contrabbandiere di alcol, e questo lavoro lo costringe a trascorrere mesi in macchina a far su e giù con la merce, cercando in tutti i modi di non farsi arrestare.

Ed è vero pure che la vita le ha dato la gioia di essere mamma ma... è una gioia appannata da una triste realtà: non solo deve praticamente crescere i figli da sola perchè il padre non c'è, ma  quattro di essi hanno problemi di varia natura, dal maggiore - Big Billy -, nato idrocefalo e quindi ridotto a un vegetale, a Ida, Velmey e Bessie, che non hanno patologie fisiche o cognitive evidenti, ma qualcosa che non va, in loro, c'è....; e infine c'è Jo, una bimba di otto anni giudiziosa, dolce, sensibile, premurosa verso i propri fratellini bisognosi, e di grande aiuto per la sua mamma, che non saprebbe come andare avanti senza la sua Jo.

Jo, che non vede l'ora di udire il rombo del motore dell'auto del suo amato papà, che ha sempre un regalino per lei, di ritorno dai suoi viaggi.
Jo, che guarda con placida rassegnazione le condizioni in cui versano i fratellini e intanto, riflessiva com'è, si chiede cosa sia questa "grazia" di cui sente parlare e cantare in chiesa ma di cui non ha ben capito il significato.

"«Mamma le canta sempre una canzone. Alla bambina. “Amazing Grace”. Parla della grazia». (...) «Io però non so che cosa sia, questa grazia. E non saperlo mi fa paura». (...) «Ma insomma, questa grazia, cos’è?» «Sei tu», disse Hattie. «È il modo in cui ti prendi cura di queste bambine. È quanto sei meravigliosa»."

Una mattina, Hattie, l'assistente sociale che segue Rhonda e figli, arriva accompagnata da un arrogante dottore, deciso a fare il punto della situazione in casa di Tucker per poter eventualmente intervenire, anche con soluzioni drastiche e drammatiche, per il bene dei bambini.

La situazione precipita di lì a poco su tutti i fronti... e il fragile equilibrio di Tucker e i suoi affetti più cari vengono messi in pericolo: il giovane non esita a fare scelte complicate, sicuramente sbagliate dal punto di vista etico e legale, ma per lui assolutamente necessarie per proteggere la famiglia, anche se questo significa commettere azioni riprovevoli o andare incontro a "sacrifici" non di poco conto.

Del resto, se c'è una cosa che proprio non manca a Tucker, è il coraggio.

Pur non avendo neanche trent'anni, Tucker è cresciuto in fretta - sia a motivo del contesto sociale e famigliare, sia, ancor di più, per l'esperienza della guerra - divenendo ruvido, cinico, pragmatico, intraprendente e autosufficiente, veloce e preciso con le armi in mano - che sia un coltello o una pistola - e, con le risorse, materiali e non, che gli sono proprie, è pronto a difendere ciò che ama nell’unico modo che conosce.

"Country Dark" ci narra le vicende di un giovane uomo che dalla vita prende ciò che può in quanto è consapevole di come nessuno gli regali nulla, anzi..., deve stare sempre all'erta perchè alle spalle può arrivare qualcuno deciso a fregarlo, e se non vuole fare una brutta fine, Tucker deve difendersi e attaccare, senza pensarci troppo ma, al contempo, non sottovalutando le conseguenze, bensì stando attento a uscirne sempre in piedi, e possibilmente vivo.

E' la storia di un uomo le cui avventurose vicissitudini lo portano, spesso e volentieri, a sentirsi terribilmente stanco, "come se il tempo che passava fosse stato tutto accumulato in un magazzino e ora glielo avessero scaricato addosso. Aveva trent’anni e se ne sentiva sessanta."

E' anche la storia di una famiglia sbatacchiata qua e là da forti venti di tempesta, e qualche alberello meno forte riescono, purtroppo, ad abbatterlo...; ma Rhonda e Tucker sono due rocce forti, sono determinati, e il loro amore è ciò che li aiuta, negli anni, ad affrontare e superare problemi, lontananza, privazioni di vario genere.

"I Tucker erano delle brave persone sfortunate, come tante famiglie su quelle colline. (...) Stargli accanto era come essere in inverno, quando non solo piove, ma il vento ti soffia pure l’acqua in faccia."

E' la storia dei tentativi disperati di un uomo di salvare se stesso e la propria famiglia da questa vita poco misericordiosa, andandole incontro a muso duro, senza mai chinare il capo.
Tucker si sporca le mani più di una volta e questo inevitabilmente si ripercuote sui suoi cari, ma egli non si illude e sa che certe cose spiacevoli sono inevitabili. E' il prezzo da pagare se non vuoi soccombere.

"La guerra e la prigione gli avevano insegnato che non si può evitare di schierarsi, che tutti alla fine si ritrovano in mezzo a qualcosa."

Il Kentucky di cui ci racconta Offutt è una terra selvaggia, viva, rustica, e l'Autore sa come restituircela in tutta la sua cruda verità e rude bellezza; ci sembra di ascoltare il ronzio delle locuste o delle api, di vedere il verde vivace dei boschi, di godere del tepore del sole arancione che tramonta, di sentirci addosso la polvere gialla del terreno argilloso, di guardare incantati e immobili i tanti animali che popolano l'ambiente naturale, di fermarci a fissare le stelle sulla veranda insieme a Rhonda e Tucker, perchè quei puntini luminosi restano lì, in cielo, ad illuminarci, qualunque cosa accada, nonostante certe notti paiano più buie di altre.

Una scrittura capace di catturare il lettore e inserirlo interamente nel contesto, facendolo entrare nella vita piena d'imprevisti del protagonista, dandogli modo e tempo di empatizzare con le drammatiche vicissitudini della sua famiglia.

Offutt è riuscito a far sì che tutto ciò che ruota attorno a Tucker - il modo di parlare, guardare, muoversi - sia coerentemente riflesso nel linguaggio, che ben ci lascia intendere non solo com'è lui, il protagonista, ma anche il suo rapporto viscerale con la terra cui appartiene e che lo identifica; sa come raccontarci magistralmente ciò che è umano con un linguaggio semplice (non potrebbe essere diversamente visto che Tucker non è un uomo acculturato) ma anche profondo e ricco.

Molto bello, sono felice di aver scoperto questo autore, ho letto il libro affezionandomi progressivamente ai personaggi e lasciandomi coinvolgere emotivamente dalle loro vicende.
Per certi versi, mi ha ricordato Haruf (Canto della pianura). 


lunedì 13 maggio 2019

Segnalazione graphic novel || La Musa Dimenticata - La storia di Hoffmann #2 di Emilia Cinzia Perri, Deda Daniels



Cari lettori, se siete appassionati di graphic novel, oggi ve ne segnalo una: è la storia di un artista e della sua ispirazione. Riuscirà il giovane Markus a realizzare i suoi sogni di libertà?



La Musa Dimenticata - La storia di Hoffmann #2



di Emilia Cinzia Perri (testi), Deda Daniels (disegni)
Genere:  Graphic Novel storico-fantastico
Casa editrice: Edizioni BD
Formato:  cartaceo
Volumi: 2, serie completa
Pagine:  112 a volume, colore


Ad Amburgo, durante la Belle Époque, un giovane tenta di realizzare un sogno impossibile.
Secondo la mentalità dominante nell'Impero Tedesco Markus Hoffmann dovrebbe diventare un soldato impeccabile, un marito severo, un cittadino modello per la gloria del secondo Reich.
Lui vuole diventare soltanto un pittore...
L'incontro con una donna misteriosa, la sua Musa ispiratrice, gli permetterà di realizzare il suo sogno di libertà?
E se una potente maledizione gravasse sulla Musa che è stato in grado di richiamare dalle onde del mare?




Le autrici.
Emilia Cinzia Perri - Vive tra Roma e Bologna. Da sempre appassionata di fumetti, cinema e letteratura, nel 2005 sceneggia l’albo "Korea 2145", su disegni di Enzo Troiano, vincendo il premio Carlo Boscarato, categoria miglior esordio. Collabora con lit-blog (Diario di pensieri persi) e siti di informazione su fumetti e cinema (Osamushi, Shoujo Manga Outline). Diversi suoi racconti sono raccolti in antologie (Delos Books, Alcheringa, Plesio). Nel 2016 per la casa editrice Kleiner Flug firma l'albo "Salomé", disegnato da Silvia Vanni (Crepax Award 2017, Selezione Gran Guinigi 2017). Nell’aprile 2017 esce per Watson Edizioni "Un fantasma molto affamato", il suo primo romanzo e l'anno successivo, per La Ruota Edizioni, il romanzo per ragazzi "Freccia Senzapaura". 

Deda Daniels - Nata in quel di Trinacria, risiede a Singapore dal 2010. Laureata in Animazione presso l’Academy of Art di San Francisco, lavora nel campo dell’animazione fino al 2006 su progetti targati Disney, Mattel, Hasbro, Pixar e Nickelodeon come Story Artist, Storyboard artist e product designer. Dopo aver collaborato per anni con siti di informazione sui fumetti come lo Shoujo Manga Outline e Osamushi, pubblica nel 2008 con Jar Edizioni il volume di curiosità giapponesi e collezionismo "Gashapon Hunter". In Italia lavora a due storie brevi di "Isa e Bea - Streghe tra noi" e con lo stesso editore su testi di Simona Calavetta lavora sul magazine "La Principessa del Cuore". Dal 2010 in poi si dedica a webcomics come “Il Pirata Baldassarre”, “Il Fiore e il Naso” e “Il Marchio di Caino”.

domenica 12 maggio 2019

Dietro le pagine di... “Lascia dire alle ombre” (Himself)



Non molti giorni or sono ho recensito il romanzo “Lascia dire alle ombre” (Himself) di Jess Kidd, una storia misteriosa, dalle tinte dark e con elementi fantastici, che ruota attorno a una fitta maglia di misteri che una piccola cittadina irlandese custodisce gelosamente per anni, fino a quando uno straniero - personalmente coinvolto in quei segreti - giunge per svelarli e comprendere finalmente la verità su se stesso e la sua povera mamma.

Come sempre, mi son chiesta cosa o chi potesse aver offerto alla Kidd gli spunti giusti per creare la trama e l’ambientazione del suo libro.

Risultati immagini per dietro le pagine
.

La scrittrice ha dichiarato di lasciarsi ispirare dalle persone con cui le capita di avere a che fare, compresi estranei con cui iniziare casualmente una conversazione; la gente possiede, in maniera differente, una ricchezza di storie incredibili, e alcune persone non aspettano altro che poterle raccontare. Le piace viaggiare da sola per questo motivo, perché trova che le persone siano spesso più disposte a chiacchierare con un singolo individuo, che con più d’uno!

Diverse fonti influenzano la sua scrittura; ad es. la poesia, che l’aiuta a rimanere concentrata sul ritmo e le immagini e a scegliere parole “forti”, cosa per lei molto importante.

È stata anche enormemente influenzata dal lavoro di Angela Carter, Charles Dickens, George Saunders, Flann O'Brien, Toni Morrison e William Kennedy; altre fonti di ispirazione sono stati Under Milk Wood di Dylan Thomas e The Playboy of the Western World di JM Synge.


Tornando al romanzo, le vicende fondamentali sono per lo più inserite nel 1976 (con “incursioni” nel

passato, attorno al 1950), che poi sono anche gli anni ai quali risalgono i personali ricordi sull’Irlanda dell’Autrice.

La storia di Orla (la madre di Mahony, il protagonista) si svolge tra la metà degli anni '40 e il 1950; la ricerca per questa prima fase narrativa era basata su resoconti personali e orali di persone che all'epoca vivevano a Mayo (la cittadina in cui viveva la sua famiglia prima di trasferirsi a Londra), insieme a fotografie e letture del periodo in generale.

Per quanto riguarda la scelta del paesino (immaginario) in cui ambientare le vicende - Mulderrig -, esso è frutto di diverse “influenze”, dei tanti posti in cui Jess è stata, in particolare pare si ispiri principalmente a Mayo; il suo intento era che chiunque provenisse da una piccola comunità potesse sentirsi parte del luogo fittizio da lei creato, reso quasi “ultraterreno” in virtù della presenza dell’elemento magico.

L’hanno molto aiutata le storie sentite nell’infanzia, quando visitò Mayo per la prima volta, trascorrendovi del tempo. La sua mamma è sempre stata una grande narratrice e amava condividere storie sulla città in cui era cresciuta, sulla gente del posto.

Jess precisa di essere stata molto attenta a non basare nessun personaggio su una persona realmente conosciuta o di cui aveva sentito parlare, non in maniera evidente, quanto meno, desiderando più che altro che le persone si identificassero con i personaggi e i loro caratteri, le loro scelte.
jess kidd

Ciò non toglie che alcuni personaggi prendano spunto da qualcuno che lei ha davvero avuto modo di conoscere; è il caso della vivace signora Cauley, vagamente basata su una signora incontrata da piccola (la cui madre a volte si prendeva cura di lei) e che era piuttosto eccentrica. È un personaggio che s’è fatto spazio spontaneamente nella mente, è così vivida da sembrare vera e la Kidd non nega che le piacerebbe scrivere un romanzo basato sul suo passato, in quanto sembra una persona molto complicata e potrebbe essere bello ed interessante costruire una storia dell'Abbey Theatre (Dublino) intorno a lei. 

Spero di aver solleticato un pochino il vostro interesse per questo romanzo, che a me è piaciuto davvero tanto!!

venerdì 10 maggio 2019

Segnalazioni noir/poliziesco (maggio 2019)



Cari lettori, oggi vi presento un paio di romanzi appartenenti al noir e al poliziesco.



QUATTORDICI SPINE
di Rosario Russo


Aggiungi didascalia
Acireale, Sicilia. Un efferato delitto sconvolge l’abulica routine quotidiana: Don Mario Spina, canonico della basilica di San Pietro, viene ritrovato senza vita all’interno della sacrestia, ucciso con decine di colpi d’arma da taglio.
Inoltre, da un’antica credenza sono state trafugate le spoglie del maggiore artista locale, Paolo Vasta.
L’ispettore di polizia Luigi Traversa, da poco arrivato dal Veneto, si ritrova a indagare su un delitto a tratti inspiegabile.
Chi è stato a compiere quell’orrendo crimine? E quale misterioso passato nasconde il poliziotto, giunto all’improvviso in città?

Quattordici giorni serviranno a Traversa per risolvere il caso, togliendo una spina alla volta da quel pericoloso fico d’India tutto siciliano, che una volta ripulito mostrerà all’ispettore la terrificante verità.

L'autore.

Rosario Russo (1986) è uno scrittore siciliano che vive e lavora ad Acireale. Laureato in Lettere e Filosofia ed appassionato di Storia, ha conseguito successi in numerosi premi letterari, presentando racconti di vario genere. Nel 2012 ha esordito con la sua opera prima, “Il Martirio del Bagolaro” (Carthago edizioni), romanzo storico ambientato ad Acireale nel 1862. Il poliziesco “Quattordici spine” (Algra editore) è il secondo romanzo dell’autore.



Il secondo libro è un noir e si tratta della prima indagine dell'ispettore Paolo Proietti di Roma. La vittima è uno scultore di fama internazionale, pochissimi avevano accesso all’appartamento dove viene ritrovato cadavere e nessuno ha un movente valido per torturarlo a morte. L’ispettore Proietti, a capo dell’indagine, intuisce che sta per sollevare un verminaio.


SILENZI DI ROMA
di Luana Troncanetti 



Fratelli Frilli Editori
208 pp
14.90 euro


Ernesto vive un rapporto ormai logoro con la moglie depressa, il suo taxi è teatro di storie che si intrecciano a un delitto nella Roma "bene". 
La vittima è uno scultore di fama internazionale, pochissimi avevano accesso all’appartamento dove viene ritrovato cadavere e nessuno ha un movente valido per torturarlo a morte. L’ispettore Paolo Proietti, a capo dell’indagine,  conoscerà una verità lo lascerà schifato, esausto e fragile come mai un poliziotto dovrebbe sentirsi. É un malessere che conosce fin troppo bene, lo rivive negli incubi che lo angosciano a quattordici anni di distanza da un caso in cui si è lasciato coinvolgere troppo. 
Ernesto e Paolo sono fratelli senza un filamento di DNA in comune, condividono tutto fin dal giorno in cui si sono incontrati sui banchi delle scuole superiori. 
Tutto, tranne un segreto che ciascuno nasconde all’altro: il poliziotto per non giocarsi il distintivo, il tassista perché è impossibile confessare al suo amico cosa lo torturi da giorni. 
Il silenzio viaggia nel mondo degli artisti malati, viziati e viziosi, e in quello dei ricordi che fanno male da morire, nella paura di non essere più abbastanza o di non averci provato a sufficienza, protegge i mostri e offende gli innocenti. 
Si spezzerà, poi, nella voce di una giustizia sommaria che non regala pace o reale assoluzione dai peccati, ma dignità a quanti sono costretti a macchiarsi le mani di sangue.

L'autrice.
Luana Troncanetti è nata e vive a Roma. Ama spaziare dalla scrittura ironica al noir.
Dal 2010 a oggi ha partecipato a numerose raccolte per Giulio Perrone, contribuito all’antologia Hai voluto la carrozzina? per Fabbri Editori, scritto umorismo per Comix, Homo Scrivens e Cento Autori. Fra le sue opere su Amazon, figurano due raccolte di racconti brevi: Gabbie e Agrodolce (già pubblicato nel 2016 da L’Erudita - Giulio Perrone editore). E’ fra gli scrittori che hanno collaborato alla Staffetta Letteraria Bimed 2017/2018, un meraviglioso progetto di narrazione collettiva che coinvolge studenti di ogni ordine e grado in storie scritte a più mani. Aprile 2018 - OFF viene pubblicato nell’antologia Delitti al Thriller Cafè - I Buoni Cugini editori (introduzione di Romano De Marco - partecipazione di Piergiorgio Pulixi). Maggio 2018 - Partecipa all’antologia Attesa frammenti di pensiero - Homo Scrivens (a cura di Brunella Caputo) con il racconto breve Bella a metà.



giovedì 9 maggio 2019

Recensione: STORIA DI UNA SFIGATA QUALSIASI di Valentina Alvisi



Un romanzo breve ma piacevole, con una narrazione fluida e spumeggiante, che presenta tematiche attuali appartenenti alla realtà giovanile contemporanea affrontate con spontaneità e schiettezza.


STORIA DI UNA SFIGATA QUALSIASI
di Valentina Alvisi



Intrecci Edizioni
123 pp
Margherita (che tutti chiamano col nomignolo Meg) è una ragazza all'ultimo anno di liceo, vive a Bologna ed è figlia unica di due genitori premurosi che non le fanno mancar nulla.

In questo breve romanzo conosciamo uno spaccato della sua giovanissima vita, il suo affacciarsi al mondo degli adulti affrontando giorno per giorno le problematiche della propria età, quella fase dell'esistenza in cui sei consapevole di non essere più una ragazzina ma allo stesso tempo non ti senti ancora pronta e matura per determinate scelte e situazioni importanti.

Meg è un tipo vivace, è molto bella, ha un gruppetto di amiche più care che si sostengono a vicenda, e ha anche un amico del cuore, Riccardo, che ascolta con pazienza tutte le paturnie di Meg e le sue vicissitudini sentimentali non sempre fortunatissime.

La giovane protagonista è convinta che non di rado le donne corrano dietro agli uomini che le fanno soffrire e, suo malgrado, sta capitando anche a lei, che da tempo "sbava" dietro a Simone, un ragazzo tanto bello quanto poco serio, che cambia ragazze come fossero calzini; cotta di lui, Meg non può fare a meno di sbattere contro il muro della delusione e dell'umiliazione a causa dell'arroganza del bellimbusto, ma questo l'avvicina ancora di più all'amico Riccardo, che per lei c'è sempre, pronto ogni volta a raccogliere le sue lacrime e a consolarla.

Ma le sue più care amiche vedono oltre quell'amicizia e si accorgono che Riccardo è innamorato di Meg; com'è possibile che lei non se ne sia accorta e sia convinta che le premure di lui siano solo motivate dall'amicizia?

Meg non vuol credere che il suo compagno di banco voglia davvero qualcosa di più dal loro rapporto, così mette la testa sotto la sabbia e intanto continua a divertirsi con le amiche e a conoscere altra gente, tra cui il bellissimo e dolce Stefano.
Il giovanotto - che vive e lavora a Milano - l'attrae immediatamente, nonostante la "scottatura" provocata da Simone ancora le provochi sofferenza; ma la vita è così breve, le occasioni ghiotte non capitano tutti i giorni e, quando accadono, è bene coglierle..., e così tra i due inizia una relazione, fatta in particolare di una grande intesa fisica, intima, alla quale man mano si aggiunge un sentimento d'affetto da ambo le parti.

Stefano sembra quello più coinvolto, convinto ed entusiasta e spingerà la fidanzata a fare scelte che a lei paiono troppo frettolose ma, per non ferire il ragazzo e non sembrare una sciocchina, le asseconderà.

Intanto, attorno a lei, anche i suoi amici vivono ognuno le proprie esperienze: c'è che va a convivere col proprio fidanzato, chi resta incinta, e poi c'è sempre lui, Riccardo, costantemente acquattato in un angolo a "sorvegliare" la sua Meg, innamorato e un po' deluso, ma anche tenace e testardo, e con i suoi atteggiamenti - non sempre coerenti agli occhi della ragazza - la manderà sempre più in confusione...

In un susseguirsi di viaggi, amicizie al femminile che si consolidano sempre più perchè vere e sincere, rapporti di coppia altalenanti, momenti belli e altri difficili, l'Autrice porta il lettore nella vita di tutti i giorni di una ragazza come tante, e lo fa attraverso una narrazione molto briosa, vivace, resa tale dalla scelta di un linguaggio (anche colorito) tipico dei giovani d'oggi, dal racconto di situazioni realistiche (la scuola, le uscite la sera...) proprie di questa fascia d'età, i piccoli e grandi problemi da gestire (dalle interrogazioni a una gravidanza inaspettata, dal trasferimento in un un altro paese all'alcoolismo), il rapporto coi genitori, coi coetanei, e soprattutto la comprensione di se stessi, di ciò che si è e si vuol essere/diventare.

Meg è protagonista e voce narrante, piace perchè è schietta, senza peli sulla lingua, a volte molto decisa ed altre insicura, posata ma anche passionale (non mancano i bollenti momenti d'intimità col fidanzato), insomma una ragazza "normale", un personaggio credibile, in cui il lettore suo coetaneo probabilmente non fatica a ritrovarsi, condividendone i dubbi, le mille domande, le paure, i facili entusiasmi.

Crescere è davvero un'avventura tanto eccitante quanto ardua, ogni giorno porta con sè un carico di sorprese (belle e brutte), di delusioni, di decisioni importanti da prendere, di chiarimenti da fare su se stessi; Meg ha modo di maturare ed evolvere in queste pagine, e le esperienze cui andrà incontro l'aiuteranno a capire molte cose su di sè, su ciò che la rende felice e serena, su quello per cui si sente pronta o ciò che al contrario la spaventa,  sulle persone fondamentali per la sua vita, le amicizie da coltivare e gli amori nascosti dietro l'angolo, che aspettavano solo che lei si fermasse a guardarli davvero e con occhi diversi, più consapevoli. 

Consigliato in particolare a chi è alla ricerca di un romanzo breve ma piacevole, con una narrazione fluida e spumeggiante, che presenti tematiche attuali appartenenti alla realtà giovanile contemporanea, affrontate con spontaneità e schiettezza.

mercoledì 8 maggio 2019

Cover mon amour



Di recente sono stata colpita e attratta da alcune copertine vivaci e colorate.
Che ne pensate?

Cliccando sui link potrete leggere la sinossi.


IL MENESTRELLO di Oliver Potzsch.


Ispirato alla nota figura di Johann Georg Faust, l'alchimista tedesco protagonista di alcuni dei più celebri capolavori della letteratura, "Il menestrello" è il primo capitolo di una nuova saga.

IN LIBR

LINK IBS

IL GUARDIANO DELLA COLLINA DEI CILIEGI di Franco Faggiani.

Intrecciando realtà e fantasia, il romanzo di Franco Faggiani descrive la parabola esistenziale di un uomo che, forte di una rinnovata identità, sarà pronto a ricongiungersi con il proprio destino saldando i conti con il passato.
LINK FAZI


IL REGNO E IL GIARDINO di Giorgio Agamben.

La a ricerca di Agamben prova invece a pensare il paradiso terrestre non come un passato perduto né come un futuro a venire, ma come la figura ancora e sempre presente e attuale della natura umana e della giusta dimora degli uomini sulla terra.


LINK NERI POZZA

martedì 7 maggio 2019

Recensione: LASCIA DIRE ALLE OMBRE di Jess Kidd



Un romanzo dall'atmosfera mystery, con un tocco thriller, che ci regala una storia nera e "magicamente surreale", sovrannaturale, fantastica ma più che mai umana, che porta allo scoperto ciò che si nasconde nel cuore dell'uomo.



LASCIA DIRE ALLE OMBRE
di Jess Kidd


Bompiani Ed.
tras. S.C. Perroni
400 pp
Ci si accosta a questo libro venendo immediatamente a conoscenza, nel prologo, di un terribile omicidio: una povera ragazza viene barbaramente ammazzata da un uomo che seppellisce il povero corpo in mezzo a una radura; ma non sono soli, perchè la donna aveva con sé il suo figlioletto ancora molto piccolo, e pure lui va "sistemato". Ma qual è la sorpresa quando, dopo aver seppellito la ragazza, l'assassino non trova il corpicino, perchè le ombre della foresta sembrano averlo inghiottito...

Quel bambino è cresciuto, si chiama Mahony, ha ventisei anni, viene da Dublino, città in cui vive, ed è appena giunto in quella in cui è nato: Mulderrig, un paesotto di quattro strade e un pub sulla costa occidentale  dell’Irlanda.

"Oggi Mulderrig è solo un benigno corpuscolo geografico, srotolato alla rinfusa e steso al sole. Fingendosi innocuo. Se Mahony si ricordasse di questa piccola città, cosa che ovviamente non può fare, non noterebbe molti cambiamenti da quando l’ha lasciata. Mulderrig non cambia, né in fretta né adagio. Ventisei anni non fanno la minima differenza. Perché Mulderrig è un posto come nessun altro. Qui i colori sono un po’ più brillanti e il cielo è un po’ più vasto. Qui gli alberi sono vecchi come le montagne e un fiume limpido sfocia nel mare. La gente nasce per vivere, restare e morire qui. Non vogliono andarsene. Perché mai dovrebbero, se tutte le strade che portano a Mulderrig sono in discesa e quindi per andarsene è tutta salita?"


Nello zainetto che porta con sè ha la foto sbiadita di Orla Sweeney, la madre che non ha mai conosciuto e che l'ha abbandonato, quand'era piccolissimo, in un orfanotrofio.

Sicuro di sè e sufficientemente ostinato, Mahony è deciso a scavare nel proprio passato, a dissipare la cortina di bugie e le fitte ombre che avvolgono il villaggio e i suoi sconosciuti abitanti, perchè la domanda che l'ha condotto lì è principalmente una: cosa è accaduto davvero a sua madre? Che ne è stato di lei?

In Mahony l'urgenza di far chiarezza urla prepotentemente e chiede di essere ascoltata e di trovare una risposta.
Ma non è facile perchè Mulderrig è come avvolta da un muro di silenzio e omertà, e ancora superstizione, paura, voglia di dimenticare..., e trovare qualcuno disposto a dire la verità si rivela da subito un'impresa ardua.
Tutti guardano con prudenza e diffidenza lo straniero venuto da Dublino, vestito in modo semplice, con la sigaretta sempre pronta, il sorriso ironico appena abbozzato e quello sguardo che sa essere gentile e affabile ma anche gelido, indagatore, che inchioda l'interlocutore e sembra non lasciargli scampo.

Dalle prime pagine comprendiamo che l'atmosfera del romanzo è magica, fantastica, infatti, tanto per cominciare, ci vien fatto capire che Mahony ha una facoltà sovrannaturale: vede i morti.
Eh sì, il ragazzo è perennemente accompagnato, ovunque vada, dagli spettri di gente morta, che gli gironzolano intorno tranquilli, apparentemente indifferenti a ciò che accade nel mondo dei vivi, ma in realtà ancora drammaticamente legati a ciò che è terreno; come se non trovassero pace, avendo lasciato "qualcosa in sospeso" in questa vita e che impedisce loro di "godersi l'aldilà".

Mi ha fatto sorridere constatare come il ragazzo sia così abituato alle presenze spettrali attorno a lui (che ovviamente gli altri non vedono) da non esserne minimamente turbato, anzi ci appare divertito e non di rado intenerito dai comportamenti bizzarri da esse tenuti, quasi volte a intrattenere il loro insolito spettatore.

Eppure, nonostante questa capacità straordinaria, c'è una persona morta che non riesce a "sentire" né vedere: sua madre Orla, appunto, e questa cosa lo rattrista, gli provoca sensi di colpa e soprattutto gli fa sorgere la domanda: perchè??

"È da sempre convinto di due cose: che sua madre sia morta e che lui l’abbia conosciuta. Per sentire la sua perdita deve aver conosciuto la sua presenza. E la sua perdita la sente, l’ha sempre sentita. Il che spiega perché l’abbia cercata per tutta la vita: perché l’ha amata e perché l’ha perduta. L’ha cercata ma lei non ha mai risposto."

A Mulderrig, quindi, Mahony incontra persone che, pur mantenendosi gentili e sorridenti, restano sulle loro, indispettiti dal suo ritorno, infastiditi e irritati al pensiero che questo straniero di città sia venuto a impicciarsi di fatti vecchi di più di vent'anni, che nessuno ha voglia di ricordare perchè solo nominare quella ragazzina selvaggia e poco di buono - Orla Sweeney - ancora suscita ghigni di disprezzo ed espressioni oscene in più di un uomo, e  parole dure e ingiuriose da parte delle donne.

Questi atteggiamenti accendono molte lampadine nella mente intelligente di Mahony, che si convince ancora di più che qualcosa dev'essere necessariamente accaduto alla sua mamma - che al tempo della gravidanza (e della successiva scomparsa) era poco più che una ragazzina.

Possibile che la sua giovanissima mamma abbia deciso di portare a termine una gravidanza di un figlio probabilmente avuto "per sbaglio" (e chissà da chi!) per poi abbandonarlo dopo averlo dato alla luce?
Per il giovanotto questo non ha alcun senso ed è certo che sono in molti a conoscere la verità. 

Fortunatamente, nonostante le immediate ostilità (prima velate, poi più esplicite), trova in alcune donne delle valide alleate, in particolare nelle due arzille anziane, la signora Cauley e Bridget Doosey, che accolgono con entusiasmo il figlio di Orla e si dimostrano ben felici ed elettrizzate all'idea di aiutarlo a dissotterrare verità nascoste da troppi anni.

I personaggi che compaiono via via tra queste pagine sono tutti particolari e hanno caratteristiche ben precise e adatte alla loro personalità: c'è padre Quinn, il prete di Mulderrig, un omuncolo che assomiglia a una donnola, il cui atteggiamento solenne e l'attaccamento alle regole morali della comunità lo rendono ridicolo; c'è l’arcigna infermiera del villaggio - la vedova Farrelly -, la cui durezza traspare nettamente dalla linea dura della sua bocca che non conosce sorriso; i due son decisi a opporsi a Mahony, "cortesemente" invitato a sloggiare e a non turbare la quiete di Mulderrig andando in giro facendo domande su quel "demonio" di sua madre che, secondo la versione ufficiale, è semplicemente andata via volontariamente su un autobus, dopo averlo lasciato in un istituto. 
Cosa c'è da scoprire?

A furia di aprire armadi, qualche scheletro deve venir fuori per forza, e alcuni degli abitanti di Mulderrig lo sanno, altrimenti non si affannerebbero tanto per convincere - con le buone ma, se necessario, pure con le cattive - Mahony a sparire...!

Ma Mahony, alto, bello, dal fisico asciutto, capace di ammaliare le donne del paese, è terribilmente testardo e intenzionato ad ottenere le risposte di cui ha bisogno, e nulla potrebbe mai distoglierlo dal suo scopo, nonostante la foresta che circonda il villaggio gli metta i brividi e gli faccia avvertire un peso sul cuore che non sa spiegarsi.
La verità è che ad opprimerlo e tormentarlo, più che i fantasmi che non riesce ad ignorare, è il pensiero per quella mamma di cui conserva soltanto una foto sbiadita, che non ha avuto modo di conoscere e amare perchè forse qualcuno gliel'ha strappata via, e se è così, Mahony ha tutte le ragioni per restare e indagare.

La sua ricerca della verità lo vede al fianco della pungente e vivace signora Cauley - una caustica attrice imparruccata ammalata e verso il tramonto della propria esistenza, una sorta di Miss Marple irriverente, sfacciata, che ama bere whiskey e giocare a carte -, di quello della signora Doosey -esuberante, pratica, coraggiosa - e ancora al fianco di Shauna, una ragazza dolce e buona, che sogna il grande amore.

La storia è ambientata nell'aprile 1976 ma ci sono alcuni capitoli collocati nel 1950, che ci fanno conoscere Orla, il suo difficile rapporto coi compaesani, la sua vita allo sbando e la brutta fine cui è andata incontro.

"Di giorno, Mulderrig sembra rispettabile, una solida mammina dalle caviglie grosse, vestita di campi variegati. Ma di notte, quando è distesa sotto a luna, è agghindata come una zingara, con i cerchi dei fortini primitivi a farle da anelli e braccialetti."


L'ambientazione l'ho trovata formidabile; la natura è descritta in modo meticoloso, vivido, e i suoi elementi (il vento che soffia impetuoso, gli alberi frondosi che sembrano chinarsi per afferrarti con i loro rami, gli animali che fanno sentire la loro presenza, la pioggia insistente, l'umida terra scura ..) prendono vita, come fossero un personaggio vero e proprio, che osserva in un silenzio vigile tutto ciò che accade e, al momento opportuno, interviene, anch'esso interessato alla missione di disseppellire verità sepolte e pronto a insorgere per giudicare quegli individui malvagi che hanno commesso azioni turpi, convinti di farla franca per sempre.

Questo paesino irlandese, a un occhio esterno ed estraneo, appare un'isola felice ma in realtà cova piccoli semi del male: il bigottismo e il falso moralismo, che celano solo ipocrisia, egoismo e tendenza a condannare gli altri (in particolare chi si comporta in modo differente dalla massa), la crudeltà e l'indifferenza che aleggiano tra le persone.

Tra topi negli scantinati, rane che saltellano nelle biblioteche, morti che gironzolano tra i vivi come se niente fosse, e bislacchi personaggi, "Lascia dire alle ombre" ci regala una storia nera e stravagante, fantastica, sovrannaturale eppure non potrebbe essere più umana, in quanto porta allo scoperto ciò che si nasconde nel cuore dell'uomo, e lo fa attraverso una scrittura magnetica, affascinante, intensa nelle sue descrizioni di ambienti, fatti e personaggi, nell'alternare momenti ironici ad altri malinconici, e nel rendere la presenza costante della morte come qualcosa non di cupo e spaventoso ma di "normale", che attiene alla vita stessa.

Una crime fiction con elementi fantasy che mi ha avvinta dalla prima all’ultima pagina, ricca di malìa, aspra e tenera insieme, con uno sviluppo delle vicende ben strutturato e reso interessante ed accattivante dal tocco giallo (scoprire l'assassino), l'ambientazione misteriosa e una narrazione piena di sorprese, che sa come intrattenere il lettore.

Promosso a pieni voti!


"Paura, senso di colpa e superstizione sono un ottimo sistema per manovrare il branco".

"Le persone che abbiamo perso, tornano da noi al momento opportuno (...). 
L'hai cercata per tutta la vita, lo so. Ma lei verrà da te quando sarà pronta".

lunedì 6 maggio 2019

Recensione in anteprima: "500 chicche di riso", di Alessandro Pagani



Cari lettori, oggi desidero presentarvi un libro che uscirà il 16 Maggio: "500 chicche di riso", di Alessandro Pagani - di cui ho avuto il piacere di leggere la precedente raccolta IO MI LIBRO; la prefazione è di Cristiano Militello  e le illustrazioni di Massimiliano Zatini.

Anche in questo caso si tratta di cinquecento frasi, lapidarie, che fanno davvero sorridere
116 pp
96, Rue de-La-Fontaine Edizioni

perchè dotate di un umorismo intelligente; brevi frammenti di situazioni possibili, ironiche, grottesche, provocatorie, che si basano su nonsense, giochi di parole, simpatici equivoci legati a parole/espressioni simili da un punto di vista fonologico ma differenti da quello morfologico.

Botte e risposte tra interlocutori immaginari, volutamente demenziali e per questo buffi, spassosi, battute goliardiche, di quelle che tanto spesso si fanno tra amici e che suscitano risate proprio perchè sono assurde e nascono spontaneamente, prendendo spunto da tutto ciò che può attirare la nostra attenzione nel vissuto quotidiano.


"In fila alle poste.«Scusi capellone, deve fare la coda.»«Senta, a me piacciono sciolti.»"

"Due scarpe innamorate.«Lacci unimmo e là ci unimmo.»"

"Arrestato durante alcool test.Alla domanda: «Gonfi il palloncino»Rispondeva: «Perché...c’è una festa?»."
"Tizio invita donna cinese a ballare.«Danza con me questa polka?»«Ma come si pelmette, blutto stlonzo?»"
"Ariel: «È una mela questa?».«Sì, renetta.»"
"La donna più sorpresa che abbia mai visto? Ester Refatta."


Una raccolta di battute scherzose, una lettura che diverte e intrattiene piacevolmente il lettore perchè ruota attorno a un senso dell'umorismo assolutamente da usare nella vita di tutti i giorni (eventualmente da riscoprire) perchè aiuta a guardare le cose da prospettive diverse, meno razionali forse, più leggere, che ci permettono di sorridere, imparando a fare dell'ironia una sorta di schermo protettivo e ci fa staccare un po' dai problemi quotidiani.

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