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sabato 24 gennaio 2026

Recensione: YESHUA. IL REGNO di Stefano Rigamonti



Yeshua. Il Regno è il primo volume della quadrilogia di Stefano Rigamonti incentrata sulla figura di  Gesù di Nazareth.
Un romanzo storico cristiano che accompagna il lettore lungo il primo anno di ministero pubblico di Gesù, a partire dal battesimo nelle acque del Giordano, immergendolo appieno nel periodo storico in cui il Figlio di Dio è vissuto, con particolare attenzione al suo modo di rapportarsi alle persone, che fossero i discepoli, la folla in cerca di miracoli, la classe sacerdotale, gli scribi e i farisei sempre pronti a puntare il dito.


YESHUA. IL REGNO 
di Stefano Rigamonti


Ed. Scripsi
418 pp
"E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre."
(Vangelo secondo Giovanni, 1:14)


La nostra storia parte da un giorno di febbraio del 28 d.C., nel deserto della Giudea.
L'episodio è quello, sicuramente noto a tanti, della tentazione cui il diavolo sottopose Gesù; una tentazione insidiosa, subdola, che arriva dopo quaranta giorni di digiuno, quando il fisico e la mente del Maestro sono provati, stanchi, debilitati.
Ma Egli trae forza e Vee'ematz (coraggio) dal Suo Padre celeste e dalla Parola e risponde con decisione alle seduzioni del maligno, facendolo fuggire via.
Questo avvenimento dà il via alla missione di Gesù di Nazareth, che comincia a raccogliere attorno a sé i primi seguaci, coloro che formeranno il gruppo di discepoli.

Inizia per il Figlio di Dio 

"...un lungo viaggio di incroci, incontri e persone. Era giunto il tempo di partire e andare. Il tempo di cambiare ogni cosa".

Quella narrata in questo romanzo è la storia di come ha avuto inizio LA rivoluzione che investirà e cambierà il mondo, di cui Gesù è il Divino Autore e che verrà affidata ai discepoli e da essi proseguita.

"Doveva sceglierne dodici. Un numero simbolico che riportasse alla mente le dodici tribù di Israele, un numero (...) che tutti avrebbero associato alla restaurazione del regno. Sarebbe partita da questi dodici la scintilla che avrebbe incendiato il mondo. Sarebbero state le loro labbra che avrebbero parlato a suo nome quando lui non ci sarebbe stato più. Per questo aveva bisogno di restare il più possibile insieme a loro, come loro rabbi ma anche come loro amico, come loro maestro ma anche come loro confidente. Era giunto il momento di istruirli, di incoraggiarli, di potenziarli, di sgridarli, di aiutarli a calcare le sue orme (...). Ancora non erano pronti ma al momento giusto lo sarebbero stati. Ognuno di loro aveva un preciso compito da adempiere e gli asciuga non aveva dubbi che l'avrebbero compiuto".


Una rivoluzione che sembra iniziare in sordina ma che ma si manifesta passo dopo passo in una successione incredibile di segni e prodigi, di guarigioni, di incontri profondi, ma anche inevitabilmente di  incomprensioni, attese deluse da parte di coloro che si avvicinano a Lui, che siano quanti lo seguono con entusiasmo o coloro che lo osteggiano con diffidenza e sospetto.

Pagina dopo pagina, veniamo completamente e piacevolmente immersi nel contesto e nel periodo in oggetto: la narrazione è fluida, sostenuta da un linguaggio immediato e allo stesso tempo vicino al contesto giudaico del tempo di Gesù, così da permettere al lettore piena immedesimazione e coinvolgimento.
Leggendo, si ha quasi l'impressione di percorrere le polverose strade della Giudea, di sentire l'odore forte del pesce appena pescato, il caldo del sole d'agosto e il vento sferzante che ferisce il volto.

E soprattutto, ci si affianca a Lui, al Messia, e in sua compagnia si fa la conoscenza della sua famiglia carnale, di Simone (Kepha), Giacomo e Giovanni, Giuda l'Iscariota, Simone lo Zelota, Mariam di Magdala, Nicodemo, le tante persone fragili e bisognose che hanno beneficiato dei miracoli operati dal Maestro, le folle che lo hanno ascoltato predicare la buona notizia del Regno, passando per i sospettosi e irritati farisei, scribi e sacerdoti, sempre pronti a seguire il rabbi di Nazareth non per abbeverarsi della sua Parola ma per avere e raccogliere materiale per accusarlo di blasfemia, di trasgressione della Torah e quindi meritevole di condanna.

Il romanzo di Rigamonti non è una trascrizione romanzata dei Vangeli, per quanto ad essi - ovviamente! - si ispiri, ma è un racconto intenso, umano, empatico che ci guida affinché guardiamo oltre ciò che sappiamo o pensiamo di sapere.
È una narrazione certamente biblica ma è inevitabile che essa venga arricchita dalla fantasia dell'Autore, il quale  dà il proprio tocco personale raccontandoci anche ciò che non viene narrato nei Vangeli (pur restando fedele e coerente a ciò che questi narrano) ma che va, in tal modo, a colmare quei "buchi" di informazioni che la Scrittura non ci colma, ad esempio sulle storie personali dei discepoli o sui pensieri che possono aver attraversato la mente e il cuore di Miriam (la mamma di Gesù).
In questo modo, il lettore ha l'opportunità di immaginare con più concretezza non solo la figura di Gesù ma anche degli altri personaggi - principali e no - che gli ruotano attorno, il che aiuta a renderli più vicini a noi, a staccarsi "dalla carta", dalle pagine della Bibbia, per prendere vita nella nostra mente. 

Queste donne e questi uomini - di diversa età, vissuto esperienziale, carattere e temperamento, ceto, professione, cultura... - li sentiamo  più simili a noi perché in essi ravvisiamo le debolezze, le paure, le perplessità, gli interrogativi, il bene e il male presenti in ciascun uomo, noi lettori compresi, ovviamente.

Similmente, di Gesù ci viene data una prospettiva diversa dal solito, più ampia e concreta, che ne rispetta l'umanità ma anche il suo essere Figlio di Dio; lo "vediamo" come un giovane uomo consapevole della portata della propria missione divina ma che, non per questo, la abbraccia senza sentirne il peso, anzi: ne percepiamo i sentimenti e gli stati d'animo, la forza interiore, la lotta interna tra ciò che sa di dover fare ed essere e le conseguenze che questo ha e avrà, ad esempio, sulla famiglia.
È un Gesù che percepiamo "dall'interno", come se fossimo anche noi in viaggio accanto a Lui e ci venisse offerto il privilegio di vivere da vicino il più grande mistero della storia: Dio fatto uomo.

 


Leggiamo di come Gesù cerchi, di giorno in giorno, di abbattere il muro di timori e i timidi dubbi di chi lo circonda, tanto del cugino - "Voce di uno che grida nel deserto" - Giovanni Battista, quanto dei dodici, fino ad arrivare ai già citati scribi, farisei e sacerdoti, i quali si riempivano la bocca della Torah, si vantavano della propria appartenenza alla discendenza di Abramo, ma che si ritrovavano a fare i conti con le dure parole di Gesù nei loro confronti, a mandar giù la verità circa il loro essere più attaccati alle tradizioni che alle parole dei profeti, a scontrarsi con l'amara realtà della loro cecità spirituale al cospetto di questo rabbi autorevole e coraggioso che predicava il Regno di Dio, che non allontanava ma anzi attirava a sé "pubblicani e peccatori", lebbrosi e storpi e indemoniati, guarendone il corpo e soprattutto lo spirito.

Concludo incoraggiandovi a leggere questo romanzo, che io ho trovato ben scritto, intenso e stimolante, e a trarne spunto per conoscere/approfondire la figura di Gesù.


"È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; 
ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto 
egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, 
a quelli cioè che credono nel suo nome".
(Vangelo secondo Giovanni, 1:11-12)


Alcune citazioni

"Tu sei una pietra, ogni uomo lo è. (...) Sappi una cosa: se deciderai di affinare, levigare la roccia che porti dentro di te, io ti aiuterò a farlo. Si, farà male, ma ne sarà valsa la pena."

"C'è qualcosa di più importante e di più grandioso di una gamba raddrizzata o di uno sguardo aperto".
"Non capisco rabbi, che cosa ci può essere di più grande di un atto del genere?" chiese Kepha.
"Il regno, Simone, il regno. Per parlare del regno, per annunciarlo, per spiegarne la natura. I miracoli Sono esattamente come le mie parole: lo descrivono, lo indicano, lo annunciano".

martedì 18 novembre 2025

“La risposta è in cucina – Un viaggio tra ricette e stati d’animo” di Don Pierluigi Plata: in libreria arriva la Cook Therapy!




Arriva la Cook Therapy di Don Pierluigi Plata: “Uso la cucina per curare le anime.
“Sei arrabbiato o deluso? C’è una ricetta per ogni stato d’animo. Perché la vera trasformazione non è nel piatto, ma in chi cucina”.

“La risposta è in cucina – Un viaggio tra ricette e stati d’animo” è un
La Forgia Press
219 pp
22.70 euro
Ottobre 2025

libro che raccoglie 50 ricette terapeutiche, suddivise in cinque sezioni emotive. Ogni piatto corrisponde a uno stato d’animo, trasformando la cucina in una vera e propria “mappa dell’anima”.

È possibile guarire le ferite interiori con un mestolo in mano? 
Secondo Don Pierluigi Plata, sacerdote della Diocesi di Brescia, la risposta è sì. 
Con la sua innovativa Cook Therapy, il sacerdote unisce il potere trasformativo della cucina alla profondità del messaggio evangelico. 

Un approccio sorprendente, che ha già suscitato grande curiosità in ambienti spirituali, psicologici e gastronomici.

• Quando sei arrabbiato con il mondo: piatti che incanalano la rabbia in creatività.

• Quando sei in conflitto con gli altri: ricette che sciolgono la tensione e ammorbidiscono il giudizio.

• Quando sei ferito nei sentimenti: preparazioni balsamiche che curano le ferite invisibili.

• Quando sei arrabbiato con te stesso: piatti che aiutano a ricostruire il dialogo interiore.

• Quando cerchi equilibrio: pietanze-luce che celebrano la gratitudine e la pace.  


La cucina come luogo di guarigione

Don Plata è un prete “fuori dagli schemi”, ma con radici salde nella fede e nella concretezza della vita quotidiana. Dopo anni di studio e riflessione, ha elaborato un metodo originale per aiutare le persone a riconciliarsi con sé stesse e con gli altri: cucinare per ritrovare equilibrio interiore.


“Oggi siamo sommersi da programmi di cucina, ma nessuno parla della trasformazione di chi cucina,” spiega Don Plata. “Quando impasti, friggi o mescoli, non cambia solo il cibo: cambia anche il tuo stato d’animo. È la cucina che diventa terapia dell’anima.”


Nasce così la Cook Therapy, un cammino che parte dai fornelli per arrivare al cuore. Un’esperienza che mescola spiritualità, psicologia e gusto, dove ogni ricetta diventa un atto di consapevolezza.



Dal Vangelo alla cucina: la spiritualità del cibo


“Fin dall’inizio la Bibbia parla di cibo” afferma il sacerdote. “Dio si rivela attraverso un banchetto, e Gesù ha lasciato come testamento pane e vino. Il cibo non è solo nutrimento per il corpo, ma anche simbolo di comunione e salvezza.”

In questo libro, edito da La Forgia Press, Don Pierluigi racconta il suo metodo e la filosofia che lo ispira. Alla base c’è una convinzione profonda: la fede non è fatta solo di parole, ma di gesti. E la cucina è uno dei gesti più universali e concreti che esistano.

“Non è magia. È il potere trasformativo della manualità, che riconnette corpo e anima. Cucinare è un atto di amore verso se stessi e verso gli altri.”



La risposta alla fragilità contemporanea

In un’epoca segnata da stress, isolamento e fragilità emotiva, la Cook Therapy si propone come un balsamo per la mente e lo spirito. Il gesto semplice di cucinare — impastare, tagliare, mescolare, assaggiare — diventa un linguaggio universale di guarigione e di fede. Ogni ingrediente racconta una storia, ogni ricetta diventa una meditazione concreta.

Le risposte che troviamo su Internet soddisfano la mente, ma non toccano il cuore. In cucina, invece, la risposta diventa viva: profuma, sfrigola, cambia forma, e alla fine ti cambia dentro.


Un messaggio che va oltre la cucina

La Cook Therapy non è solo un libro, ma un invito alla trasformazione personale. È un modo per riscoprire la lentezza, la presenza e la gratitudine. Ogni piatto preparato diventa un’occasione per perdonarsi, ascoltarsi, ringraziare. È una forma di preghiera fatta di farine e aromi, di mani che lavorano e cuori che si aprono.


“L’augurio è che ognuno impari a trasformare gli ingredienti della propria vita in un piatto succulento, da gustare e condividere. Perché il vero sapore sta nel donarsi.”








Chi è Don Pierluigi Plata

Nato a Iseo (Brescia), Don Pierluigi Plata è presbitero della Diocesi di Brescia e autore di numerosi testi di meditazione e spiritualità. Appassionato di cucina fin da bambino, ha unito la sua vocazione sacerdotale all’amore per i fornelli, creando un linguaggio nuovo per parlare al cuore delle persone. Con la Cook Therapy, propone una forma di evangelizzazione quotidiana, capace di toccare anche chi si sente lontano dalla fede, ma vicino alla vita.



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mercoledì 16 luglio 2025

[ RECENSIONE ] IL DIO CHE HAI SCELTO PER ME di Martina Pucciarelli



La protagonista di questo romanzo ci racconta, con sincerità e coinvolgimento, com'è stato nascere e crescere in una famiglia appartenente alla comunità religiosa dei Testimoni di Geova.
Rinuncia, sottomissione, studio biblico, riunioni settimanali, predicazioni, devozione, fedeltà, ubbidienza...: queste sono alcune delle condizioni che hanno caratterizzato l'infanzia, l'adolescenza e parte della vita adulta di Alessandra che, nel seguire Geova - il dio che altri hanno scelto per lei - sentiva, ogni giorno, di perdere pezzi importanti di sé.

Come fare per recuperare sé stessa e conquistare la propria libertà? Voltare completamente le spalle a quel mondo oppressivo e controllante? 
Certo, ma anche a costo di allontanarsi dai propri cari?



IL DIO CHE HAI SCELTO PER ME
di Martina Pucciarelli


HarperCollinsIt
233 pp
Alessandra Morelli ha 29 anni quando prende una decisione che cambierà irreversibilmente il suo modo di vivere.

È una scelta che sa di abbandono e libertà, di dolore e liberazione, di rimpianti e nuove consapevolezze, di rinunce e conquiste.
Di ferite, mai completamente rimarginate.

Una scelta fatta - finalmente! - in totale libertà ed autonomia, senza condizionamenti e che però, inevitabilmente, porta con sé strappi, cicatrici, sofferenza, lacrime.
Perché non c'è decisione radicale che sia facile e indolore, e anche l'uscita di Alessandra dall'organizzazione religiosa dei Testimoni di Geova (da qui in poi TdG) non può che essere difficile e sofferta.
Ma altresì necessaria, per sé e per le creature che più ama al mondo.

Ma partiamo dall'inizio.

Alessandra nasce a Livorno ed è la seconda di cinque figli; i suoi genitori sono dei ferventi e convinti TdG, hanno conosciuto la Verità pochi anni prima e vi si sono aggrappati con tutte le forze, con tutti i desideri (repressi), i sogni (riposti ben bene nel cassetto), lo spirito e l'anima, consacrati al loro dio.

E come ci si aspetta da due genitori devoti a Geova e agli insegnamenti della Torre di Guardia*, educano la prole "nella disciplina e nella norma mentale (= istruzione) di Geova" (Lettera agli Efesini 6:4)**

Il fratello maggiore, Riccardo, è per la piccola Alessandra un po' il suo modello, il suo punto di riferimento, e questo sentimento resterà vivo in lei anche negli anni successivi, quando la vita li separerà.
Riccardo è diverso da lei da molti punti di vista ed -  uno su tutti - è un ribelle, uno che non esita a sfidare apertamente i genitori e a disubbidire loro con sfacciataggine per dimostrare a tutti di non essere un figlio docile e sottomesso ma una persona che sa e vuol pensare con la propria testa, che non accetta supinamente ordini e regole che non condivide.
Sarà proprio questo spirito sovversivo e indipendente a portarlo a comportamenti non solo indisciplinati, ma ritenuti imperdonabili dalla famiglia, dalla comunità dei TdG e, ancor peggio, da Geova stesso, che vuole i suoi fedeli umili e ubbidienti.

Alessandra, al contrario, viene su come una bimba pacata, silenziosa, disciplinata, che asseconda il volere dei genitori e li segue in questa via che li porta da casa alla Sala del Regno, e da questa alle strade per predicare il Vangelo a "quelli del mondo" e fare proseliti.

“Sei sempre stata un faro per la nostra famiglia”, le ha sempre ripetuto sua madre e Alessandra cresce con quest'idea di dover continuare ad essere questa luce per i suoi, che s'aspettano assoluta devozione a Geova Dio.

E Geova è un padre controllante, che esige fedeltà, coerenza, obbedienza assolute e non ammette "sgarri".

Sua madre e Geova quasi si confondono agli occhi della ragazzina, che vive con l'ansia di dover soddisfare le attese dei genitori e di non creare problemi. 

E così Alessandra impara a proprie spese quanto costi essere una TdG: sin da piccola, sa quali sono le cose che non deve fare per non far dispiacere mamma, papà e Geova: niente feste di compleanno, niente Natale, Pasqua o Capodanno, niente lavoretti a scuola che rimandino a festività pagane; stretto controllo sulla musica ("del mondo") da ascoltare e quella che va evitata, stessa cosa per libri, film, modo di vestire...

Non c'è un ambito dell'esistenza quotidiana che non sia sottoposto al vaglio della Bibbia e di ciò che essa dice (o meglio, aggiungo io, di ciò che vogliamo farle dire).

Per non parlare delle amicizie e degli eventuali primi amori: associarsi con gli increduli è peccato, ci si può sposare soltanto all'interno della congregazione dei TdG.

Avanzando nella lettura ci scorrono davanti gli anni vissuti da Alessandra accanto a un padre affettuoso sì ma molto rigido, severo, che pretende dai figli cieca obbedienza, che si impegnino nelle attività legate alla loro religione (frequentare le adunanze, uscire a predicare e distribuire opuscoli e riviste, preghiera, studio della Bibbia e delle pubblicazioni dei TdG...), che diano buona testimonianza agli occhi della fratellanza spirituale  e del mondo che li osserva.
Che non dispiacciano a Geova, i cui occhi sono sempre aperti per guardare e giudicare le azioni, i pensieri, le parole dei suoi fedeli.

Vediamo Alessandra cercare nella madre quell'amore che la genitrice fatica ad esprimere con carezze, baci, parole incoraggianti; quello con la mamma è un rapporto conflittuale perché la donna riversa tutte le proprie fragilità, i malesseri interiori irrisolti, le frustrazioni, le insicurezze, nelle relazioni con i figli ed in particolare su Alessandra.

Leggiamo di come la protagonista si senta dentro una tempesta emotiva ricca di contraddizioni, il che è inevitabile perché ad essere schizofrenica è la realtà stessa (famigliare e spirituale) in cui sta crescendo, che le impedisce di maturare autonomia di pensieri, indipendenza dai genitori, spirito critico, libertà di operare le proprie scelte, di sperimentare relazioni al di fuori del nido famigliare e della congregazione, di rapportarsi a persone, opinioni, credenze ecc... diverse dalle proprie.

Alessandra non sa nulla di cosa voglia dire stare al mondo perché è abituata a starsene con "quelli come lei".

Anche i famigliari - se non sono TdG - vengono tenuti un po' a distanza, come i nonni materni e paterni, che non condividono l'adesione a quella religione ma che negli anni cercano di mantenere i rapporti almeno con Riccardo ed Alessandra, forse perché ne intravedono la sensibilità e la fragilità.

Per chi è a digiuno rispetto ai TdG probabilmente leggere di come e quanto appartenere a questa organizzazione religiosa influenzi fortemente ogni settore della vita dei suoi adepti, può apparire fin troppo strano, forse esagerato, e si potrebbe essere indotti a pensare che uscirne "quando non se ne può più" non sia poi così complicato, ma c'è da tenere presente, tra le tante cose, l'amara consapevolezza che precede chi medita di abbandonare la congregazione: l'isolamento, l'esclusione, l'allontanamento dai propri cari che continuano a seguire quella religione e che, se sei un apostata, ti considereranno come morto.

Proprio quando Alessandra si vedrà giunta a un punto della vita in cui la stretta morsa della sottomissione a Geova e al capo-famiglia (prima il padre, poi il marito) si fa sempre più soffocante, rendendola infelice, qualcosa comincia a scattare dentro di lei, fino alla decisione più importante, dopo la quale non potrà più tornare indietro.

È un libro potente, una storia "forte", che tiene incollato il lettore perché sono fatti ispirati alla realtà (l'autrice un'ex-TdG) e perché fa riflettere sul potere psicologico che certe organizzazioni religiose possono avere sui loro membri.
Ogni capitolo termina con una parola-chiave (ad es., abbandono, riscatto, libertà...) che ovviamente è collegata di volta in volta a ciò che viene narrato.

Il Dio che hai scelto per me è una storia intima, intrisa di dolore, che narra di privazioni, abusi e violenza, ma anche di forza e di coraggio perché al centro vi è una donna che ha  affrontato la lacerazione - conseguenza di volontario allontanamento - per ricostruirsi, per riappropriarsi di sé stessa, della propria libertà e di farlo in nome dell'amore.

Mi è piaciuto, mi ha scossa e mi ha portato indietro nel tempo...***

Lo consiglio, come consigliai, non molte settimane fa, L’educazione di Tara Westover.




Note

* La Torre di Guardia è, insieme a Svegliatevi!, una delle due riviste edite e pubblicate da TdG; essa "si propone di spiegare gli insegnamenti della Bibbia, in particolare ciò che le Scritture insegnano riguardo al Regno di Dio. Viene pubblicata ininterrottamente dal 1879. 
Svegliatevi! tratta argomenti di carattere generale, ad esempio temi legati al mondo naturale e alla scienza, prefiggendosi di aiutare i lettori a riporre fede nel Creatore. Sottolinea inoltre il valore pratico della Bibbia nella vita quotidiana." (fonte)

** Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, Revisione 1987.


*** Ho avuto modo di frequentare i TdG in un passato ormai piuttosto lontanuccio, avendo partecipato a una serie di studi biblici in casa in periodi diversi, verso i 9-10 anni, e soprattutto dopo, tra i 16 e i 18 anni, quando ne seguii regole, incontri e insegnamenti dottrinali con quella (parziale...? ancora in formazione...?) consapevolezza che si può avere da adolescente. Conosco e ho riconosciuto, quindi, nel racconto della Pucciarelli, tutto ciò che ho vissuto in quegli anni, anche se ovviamente io non ero così dentro "mani e piedi", sia perché era una scelta mia non supportata dalla famiglia, cosa che me la faceva vivere con un senso di incertezza e anche di solitudine (per essere additata, in qualche modo, come una pecora nera), e sia perché non sono mai stata completamente convinta della verità e giustezza di tutti gli insegnamenti che mi venivano propinati. Però, ecco, è una realtà che ho conosciuto, seppur solo brevemente, per cui leggendo ho provato una fortissima empatia con la protagonista.


domenica 17 aprile 2022

EGLI NON È QUI. È RISORTO!




"...e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati.Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti."

Prima lettera ai Corinzi 15:17, 19‭-‬20


I primi cristiani erano soliti salutarsi con la frase “Cristo è risorto”, alla quale l'altro avrebbe risposto: "È veramente risorto!".

Gesù Cristo è davvero risorto dalla tomba!

Il fatto che Gesù sia risorto significa che Egli è esattamente chi ha affermato di essere: il Figlio di Dio, che il Padre ha mandato nel mondo affinché potessimo avere il perdono. 

La resurrezione significa che 
    
        Dio ha accettato la morte di Gesù al nostro posto sulla croce. 
        
        Gesù è stato vittorioso sul peccato, sulla morte, sull'inferno e sulla tomba e poiché Gesù è vivo, abbiamo una grande speranza in Lui! 

La Bibbia dice: «Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti» (1 Pietro 1:3). E quella speranza è «un'àncora dell'anima» (Ebrei 6:19).




❤❤ BUONA PASQUA ❤❤


lunedì 7 ottobre 2019

Recensione: OTTO PAROLE di Marco La Piana



OTTO PAROLE è un breve ma intenso scritto del catanese Marco La Piana, che tra queste pagine ci racconta i frammenti di una storia intima e schietta, scavando nel profondo di se stesso e offrendo al lettore numerosi spunti per guardarsi dentro e riscoprire la complessità e il significato più genuino di parole importanti, utili per dare slancio e vigore alla propria esistenza.

Armando Editore
128 pp
13 euro
Con una scrittura intimista, introspettiva e sensibile verso ciò che accade dentro e fuori di sé, l'Autore propone al suo lettore otto parole (lascio a voi il piacere di scoprirle, se avrete voglia di lettere questo libro), attorno alle quali declina pensieri, riflessioni, racconti di pezzi di vita nei quali viene spontaneo ritrovarsi.
A dare inizio al fiume di pensieri, associazioni, ricordi, immagini, basta poco: può essere un film, un libro che ci ha colpiti, una persona conosciuta in passato, finanche un monologo dell'Adriano nazionale in tv, e la mente prende il via e si lascia andare a considerazioni sulla vita, sulla morte, su cosa voglia dire avere consapevolezza di ciò che si è, sul valore che vogliamo dare ai nostri giorni, affinché non siano vuoti e opachi ma pieni e radiosi.
E non è una missione da poco, perché ogni giorno ci si scontra con il dolore (in tutte le sue forme:  fisiche, emotive, psicologiche...) e con le numerose prove che il vivere quotidiano ci mette davanti.

Analizzare stati d'animo, emozioni, sentimenti, mostrarsi in tutta la propria fragilità, è come denudarsi, lasciando la parte più nascosta di noi esposta allo sguardo altrui, davanti al quale è facile sentirsi vulnerabili e smarriti.

Come fare per crescere verso una maggiore coscienza di quello che siamo e della direzione da dare alla nostra vita?
Il percorso dell'autore segue questi otto "segnali indicatori", questi preziosi sassolini lasciati lungo il cammino della vita e che gli son serviti per ritrovare la "strada verso casa", verso se stesso, verso i propri cari, verso il prossimo in generale e verso Dio.

Le otto parole - una per ogni capitolo, scritte in grassetto, facilmente individuabili e "isolate" nel corso della lettura, così da permettere di soffermarsi e riflettere personalmente su di esse - sono tra loro strettamente collegate e ognuna è come un gradino che permette di passare allo step successivo, in un continuum di crescita personale, interiore e spirituale.

L'uomo è una creatura tanto complessa quanto frangibile, bisognosa di essere ascoltata, capita, accolta, aiutata a tirar fuori, quando ne ha bisogno, dolori, ansie, vizi, dubbi, senza sentire il peso del giudizio circa le proprie debolezze e i propri errori.
Ci vuole coraggio a guardare in faccia quella parte di noi più "oscura" e debole, e ce ne vuole ancor di più a riconoscere che "da soli non possiamo far nulla" *: abbiamo bisogno di scoprire il valore della preghiera, della fede, della vicinanza a Dio, e solo per questa via (l'unica via! *) è possibile conoscere e sperimentare il vero Amore.

Tra queste righe, caratterizzate da un linguaggio immaginifico e simbolico, l'autore  - che si definisce "un uomo in transito sulla via delle occasioni perdute" -  dà molto spazio ai ricordi e al loro peso, a volte ingombrante e doloroso, altre volte necessario per portare in superficie emozioni e sensazioni che non vanno ignorate, ma anzi recuperate, analizzate, rielaborate.
A fare da catalizzatore e centro nevralgico in questo nugolo di parole e pensieri è la ricerca di Dio, con tutto quello che essa comporta nel vivere quotidiano.
L'autore vive un'esperienza di crescita interiore, di acquisizione di consapevolezze, e passa da un concetto di Dio astratto e lontano ad uno personale e concreto; in queste pagine si respira il costante e umano desiderio di cercare Dio, la sua consolazione, la verità e il perdono che in Lui risiedono, la Sua presenza, ma nel senso più pratico che ci sia: un Dio vicino agli uomini nel quale riporre una fede entusiasta, viva, che rigenera e cambia il proprio modo di essere, dando senso a ogni singolo giorno e azione.

Una lettura tanto scorrevole quanto profonda, che parla alla parte più intima di noi, alla dimensione spirituale (che non è necessariamente contrapposta a quella terrena, anzi, le due devono trovare un equilibrio e un'armonia) che caratterizza l'essere umano e che va nutrita, arricchita, custodita, affinché la nostra esistenza non sia un passaggio anonimo e sterile in questo mondo, ma un seme che cerca e trova un terreno fertile per portare frutto e dipingere con i colori più belli e vividi la tela della propria vita.

Consigliato, in particolare a quanti cercano una lettura ricca di spunti di riflessione importanti. Personalmente non posso non apprezzare quei testi che danno valore alla fede in Dio e, in generale, alla dimensione spirituale dell'uomo.


*  cfr. Vangelo di Giovanni cap. 15, v.5
*  cfr. Vangelo di Giovanni cap. 14, v. 6

domenica 11 agosto 2019

Il "Padre nostro" detto da Dio



Hai pensato come Dio direbbe il "Padre nostro"? O meglio, il "Figlio mio".


Figlio mio, che stai nella terra e ti senti preoccupato, confuso, disorientato, solo, triste e angosciato.
Io conosco perfettamente il tuo nome e lo pronuncio benedicendolo, perché ti amo, e ti accetto così come sei.

Insieme costruiremo il mio Regno, del quale tu sei mio erede e in esso non sarai solo perché Io sono in te, come tu sei in me.

Desidero che tu faccia sempre la mia volontà, perché la mia volontà è che tu sia umanamente felice.

Avrai il pane quotidiano. Non ti preoccupare. Però ricorda, non è solo tuo, ti chiedo di dividerlo sempre con il tuo prossimo, ecco perché lo do a te, perché so che sai che è per te e per tutti i tutti i tuoi fratelli.

Perdono sempre le tue offese, so che le commetterai, però so anche che a volte è l'unico modo che hai per imparare, crescere e avvicinarti a me, alla tua vocazione. Ti chiedo solo, che in egual modo, perdoni te stesso e perdoni coloro che ti feriscono.

So che avrai tentazioni e sono certo che le supererai.

Stringimi la mano, aggrappati sempre a me, ed io ti darò il discernimento e la forza perché ti liberi dal male.
Non dimenticare mai che ti amo da prima che tu nascessi, e che ti amerò oltre la fine dei tuoi giorni, perché sono in te, come tu sei in me. 

Che la mia benedizione scenda e rimanga su di te sempre e che la mia pace e l'amore eterno ti accompagnino sempre.

Solo da me potrai ottenerli e solo io posso darteli perché Io sono l'Amore e la Pace.



Fonte



giovedì 24 novembre 2016

Recensione film: MIRACOLI DAL CIELO di Patricia Riggen



Accettare le prove e la sofferenza è qualcosa di estremamente difficile e anche quando la fede ha sempre accompagnato la tua vita e le tue giornate, in "quei" momenti non sempre è automatico aggrapparsi ad essa, proprio perchè il dolore può scoraggiarci e portarci a vedere tutto nero e irrisolvibile...
Ma a volte succede un miracolo, proprio per quella situazione che sembrava ormai senza via d'uscita...


MIRACOLI DAL CIELO
(Miracles from Heaven)



"Viene definito miracolo qualcosa che non può essere spiegato dalle leggi della natura o dalla scienza. Ma allora come può essere spiegato? Come avviene? Chi o cosa c'è dietro?"

Genere Drammatico
Anno di uscita 2016
Regia: Patricia Riggen
Cast: Brighton Sharbino, Jennifer Garner, Kylie Rogers, Martin Henderson


I Beam sono una famiglia felice e serena, molto credente e dai sani principi. 
Christy e Kevin hanno una bella vita e una bella famiglia, insieme alle loro tre figlie, frequentano una chiesa e hanno tanti bei progetti da realizzare.

All'improvviso però qualcosa di tragico viene a oscurare questa felicità: la secondogenita, Annabel, di dieci anni, è affetta da una rara malattia dell'apparato digerente, incurabile oltre che molto dolorosa.

Le prime diagnosi da parte dei dottori sono un po' superficiali e non mettono in risalto patologie gravi, ma i genitori non smettono di essere preoccupati, benchè ancora inconsapevoli di quale sia l'origine dei disturbi che fanno piangere di dolore la piccola Anna.

Quando si rende conto che i medici ai quali si è rivolta non hanno le giuste competenze per aiutare la figlia, Christy Beam fa di tutto perchè si trovi una terapia in grado di aiutarla a star meglio e, magari, a guarire.

La donna si rivolge così al celebre dott. Nurko, che esercita la professione medica a Boston; mamma e figlia lasciano il Texas e volano fino all'ospedale pediatrico per incontrare Nurko, che conferma la presenza di questa malattia rara per la quale non si conoscono ancora cure; l'unica cosa possibile per adesso è imbottire la bimba di morfina e antidolorifici in modo che soffra il meno possibile.

Dov'è Dio? - si chiedono Christy ed Anna. La fede della donna vacilla di fronte alla prova e al dolore della propria bambina; se Dio è amore, perchè permette questo?

Eppure, Dio non smette di rivelarsi e tanti piccoli miracoli accadono nel corso di questa brutta esperienza, che faranno comprendere alla mamma scoraggiata che lei e la sua piccola non sono sole ma che Qualcuno continua a vegliare su di loro.

Ma il vero miracolo deve ancora accadere!
Un giorno che Anna, tornata a casa dall'ospedale, si sente un pochino meglio, si convince a giocare con la sorella maggiore e insieme si arrampicano sul grosso albero che da sempre è davanti casa loro e che le ha viste arrampicarsi innumerevoli volte in passato: a causa di un ramo che minaccia di spezzarsi, per evitare di cadere  Anna finisce per precipitare comunque, ma all'interno del tronco vuoto dell'albero stesso, da un'altezza di tre piani..

In quelle terribili e angoscianti ore, sola e al buio all'interno dell'albero secolare, Anna vive un vero e proprio miracolo che lascia disorientati i medici specialisti, riunisce la sua famiglia e diffonde speranza nella comunità..


E' un film che vuol raccontare con semplicità una storia di fede e benedizioni, di quelle che, quando le ascoltiamo, forse ci vien voglia di dire: "Ma sarà vero? Questa storia ha dell'incredibile...!".

Ed è vero, la storia di Annabel Beam è incredibile ma... è vera, stando alla testimonianza diretta di chi ha vissuto tutto questo: quando la piccola viene recuperata da dentro l'albero, non solo non ha riportato contusioni e ossa rotte (solo un lieve trauma cranico), ma la sua malattia è sparita!

Come spiegare questa remissione, che la medicina definisce "spontanea" e che accetta stupita e senza aggiungere altro?

I Beam, e chi come loro ci vede la mano di Dio, parla di miracolo, e chi legge/ascolta la loro testimonianza di vita e di fede è ovviamente libero di darsi la propria ipotesi per spiegare la guarigione della bambina, magari anche di arrivare a non credere che sia mai stata malata..., o che ci siano spiegazioni scientifiche non ancora note, chissà...

Ma forse a volte basterebbe esercitare un po' di fede - nei Vangeli Gesù dice che basta una fede piccola (o sarebbe meglio dire "grande") quanto un granello di senape per spostare le montagne - per accorgersi che i miracoli non sono solo quelli evidenti ed eclatanti come una guarigione improvvisa e inspiegabile, ma anzitutto quelli che ci succedono giorno per giorno, persone o situazioni speciali che ci regalano un pizzico di gioia, fiducia, serenità, quelle "piccole cose" che quando siamo felici e soddisfatti non vediamo - presi come siamo da noi stessi, dalla nostra vita con i suoi impegni e il suo trantran - ma che diventano importanti e cariche di significato nei periodi di sconforto e disperazione.

Estremamente positiva la figura di Samule Nurko, che svolge il suo lavoro tra i bambini ammalati con slancio, passione e tanta umanità.

E' un film che consiglio a "credenti" e non; ai primi, perchè di certo si sentono vicini all'esperienza di fede dei Beam ed entrare in empatia con loro immagino venga spontaneo, come il vedere la mano di Dio nella guarigione miracolosa di Anna; ai secondi perchè magari, accanto alla reazione di scetticismo e perplessità, che storie incredibili come queste possono inevitabilmente suscitare, unite a commenti del tipo "film banale, melenso, di propaganda cristiana" ecc..., potrebbero affacciarsi altre considerazioni, meno legate a ciò che si "vede", "si tocca" e più vicine alla sfera spirituale e a quella dimensione che non si vede con gli occhi fisici ma con quelli del cuore e della fede, ma che non per questo è meno reale, anzi.


Sul sito aperto da Christy in merito al libro da cui è tratto il film, potete vedere tante foto di Anna e della sua famiglia: http://www.christybeam.com/

giovedì 16 luglio 2015

Recensione film: IL DONO - GIFTED HANDS di Thomas Carter



Ieri sera ho visto un film molto bello, una storia intrisa di buoni sentimenti, che ogni tanto fa davvero bene vedere.

E' la storia - ispirata a persone e fatti veri - di un medico dall'infanzia un po' turbolenta che però, grazie ai giusti incoraggiamenti materni, ha saputo ritagliarsi un posto nel mondo e col proprio lavoro ha potuto - e ancora lo fa - aiutare il prossimo.


Il film è IL DONO - GIFTED HANDS, del 2009, diretto da Thomas Carter, con Cuba Gooding  jr. nel ruolo di Benjamin Carson.

Ben Carson nasce e cresce nei sobborghi di Detroit, insieme alla madre - che è senza marito - e al fratello maggiore Curtis.
Da ragazzino è un soggetto difficile: ha problemi di apprendimento (che però, si comprenderà dopo, sono da attribuire a disturbi della vista), che gli costano umiliazioni e prese in giro (quante volte si sentirà schernire con l'epiteto "somaro!"), ha un caratterino irascibile, non riesce a gestire molto bene la rabbia.
Tutto questo è accompagnato da una scarsa autostima e dalla convinzione di essere stupido.
Ma per sua fortuna, accanto a lui c'è una mamma tosta, tenace, che pur avendo le proprie fragilità, cerca di non riversarle sui figli, ma di inculcare loro la necessità e l'importanza di leggere, studiare, di avere degli obiettivi alti nella vita e cercare di perseguirli.

"Bennie, tu puoi fare tutto quello che fanno gli altri, solo che puoi farlo meglio"

continua a ripetere la mamma, convinta che Dio abbia un piano per i propri figli, ma essi devono ricercarlo, mettendo a frutto le proprie capacità, non certo standosene con le mani in mano.

E quando, nel corso degli anni, Benjamin sentirà di essere a un bivio e dubiterà delle proprie capacità, gli basterà pensare alle parole amorevoli e incoraggianti della madre, che gli ricorda che il suo cervello è un dono di Dio e dentro di esso vi è un potenziale in grado di operare un miracolo:

"Tu hai un mondo lì dentro; devi solo imparare a vedere oltre quello che riesci a vedere".

E sarà così che, lasciandosi alle spalle chi non crede in lui ma aggrappandosi tenacemente alle parole materne e alla fede incrollabile nel Signore, a 33 anni Ben diventa primario di neurochirurgia pediatrica alla prestigiosa clinica universitaria John Hopkins di Baltimora.

.
Questo film è basato sul libro Mani Miracolose (EUN) e ci narra la vita di un uomo pieno di umiltà, compassione, coraggio e sensibilità, un modello per i giovani e per chiunque necessiti di incoraggiamento per tentare ciò che apparentemente sembra impossibile e per eccellere in qualsiasi campo.

Gifted Hands ci porta all'interno della sala operatoria, accanto a questo medico, che ha affrontato interventi chirurgici complessi, in cui davvero c'era solo da sperare il miracolo.

In particolare, nel 1987 il Dr. Carson acquistò fama mondiale per aver partecipato alla prima separazione di due gemelli siamesi uniti alla base del cranio, un'operazione estremamente delicata e complessa, che richiese cinque mesi di preparazione e 22 ore di sala operatoria e coinvolse un piano chirurgico a cui Carson contribuì a dare inizio.

Insomma, un film che forse qualcuno potrà pure trovare buonista e smielato, io l'ho trovo invece commovente, che arriva al cuore perchè tocca argomenti profondi: dalla discriminazione al valore dell'istruzione, alla fede sincera (che guida e trasforma le vita delle persone) al desiderio di aiutare il prossimo.


Per leggere le recensione di altri film clicca sull'etichetta "Cinema"

giovedì 24 luglio 2014

Romance fuori stagione. A LIGHT IN THE WINDOWS di Julie Lessman



La cover di oggi è fuori stagione, solo che mi è piaciuta e quindi... eccola qui!!
E' un romance appartenente al genere christian fiction.

A LIGHT IN THE WINDOWS. An Irish Christmas love story
di Julie Lessman


15833421
2013
Trama (tradotta da me)

Una donna. Due uomini. 
Uno le fa battere il cuore, l'altro la fede. 
Ma chi conquisterà il suo cuore? 
Tra Sam O'Rourke - il fratello della sua migliore amica, l'eroe della sua infanzia, membro di una chiassosa famiglia credente alla quale lei ha sempre desiderato appartenere.. - e Patrick O'Connor, la scelta sembra chiara per la bella Marceline Murphy.

Mentre sovrintende alla raccolta fondi per la recita di Natale, Marcy non solo dovrà vedersela con la sua attrazione per entrambi gli uomini, ma anche con la sua preoccupazione per il loro benessere spirituale. 
E' consuetudine irlandese mettere una candela nella finestra alla vigilia di Natale per accogliere la Sacra Famiglia, e per Marcy, questo messaggio diventa profondamente personale. 
La nonna Mima l'avverte di custodire il suo cuore per l'uomo che risponderà alla "luce alla finestra", cioè al messaggio di Cristo, accogliendolo nel suo cuore.
E anche se entrambi gli uomini le hanno dichiarato il proprio eterno amore, solo uno ha veramente risposto "la luce della finestra."

venerdì 25 aprile 2014

Recensione: PAGINE D'AMORE di Karen Kingsbury



L'ho atteso e, appena ne ho avuto la possibilità, l'ho letto.
Sto parlando di un romanzo d'amore uscito ieri:


PAGINE D'AMORE
di Karen Kingsbury

Ed. Tre60
9.90 euro
258 pp (ca.)
USCITA 24 APRILE
 2014
Trama

Molly Alien vive a Portland, ma il suo cuore è rimasto nel Tennessee, insieme con l'uomo che I'ha lasciata sola cinque anni prima.
Ed è sicura che l'amore non tornerà più a bussare alla sua porta.
Ryan Kelly vive a Nashville, ha il cuore spezzato e non riesce a dimenticare Molly e le meravigliose ore trascorse insieme ai tempi del college, in quella piccola, deliziosa libreria nel cuore della cittadina di Franklin.
The Bridge, è il nome di quella libreria.
Un luogo magico, fuori dal tempo, dove rifugiarsi per leggere e sognare e concedersi una fuga tra gli scaffali colmi di storie meravigliose. Un luogo per chi sa ancora concedersi il tempo di volare con la fantasia, per chi è ancora capace di vivere i sogni.
Ed è proprio lì che, adesso, dopo tanto tempo, Molly e Ryan si rincontrano e scoprono che i miracoli possono davvero accadere...

BOOKTRAILER (in lingua originale)

L'autrice.
Karen Kingsbury ha all'attivo più di cinquanta romanzi (per lo più appartenete alla letteratura di ispirazione cristiana), che scalano sempre le classifiche americane e hanno venduto 20 milioni di copie. Tiene conferenze a un pubblico di oltre 100mila persone e ama sottolineare come sia importante nella vita vivere giorno per giorno amando, sorridendo e donando se stessi a Gesù. E' sposata con Don, vive nel Tennessee e ha cinque figli, di cui tre adottati.


il mio pensiero

La mia curiosità verso "Pagine d'amore" era racchiusa in due aspetti principali: anzitutto, lo sfondo della libreria, "The Bridge", unita all'idea che all'interno di essa e grazie ad essa potesse sbocciare un amore; e poi, per l'Autrice, Karen Kingsbury, scrittrice di libri d'ispirazione cristiana.
Avevo proprio voglia d leggere un romanzo "semplice", "pulito" - passatemi i termini - e spero di riuscire a spiegarmi cosa intendo, nell'utilizzarli.
Ma voglio iniziare presentandovi la situazione di partenza.

Molly Allen è una giovane ragazza, proveniente da una famiglia benestante, vive a Portland ed è impegnata nel portare avanti una Fondazione che si occupa, tra le tante cose, di cani abbandonati.
Siamo in pieno periodo natalizio e l'atmosfera è carica di euforia, calore, gioia, ma qualcosa non va nel cuore di Molly.
Qualcosa che assomiglia a un sentimento di nostalgia, rimpianto, malinconia: per un amore provato e mai vissuto, ma lasciato andar via senza che gli fosse mai data la possibilità di sbocciare.
Eppure, lui sembrava essere coinvolto sentimentalmente tanto quanto lei, e il pensiero che tra loro non ci fosse solo amicizia ma "qualcosa di più" non era assurdo, anzi!
Il lui in questione è il bel Ryan Kelly, un ragazzo aitante e gentile conosciuto ai tempi dell'università a Belmont; con lui, in virtù non solo e non tanto degli studi e della comune passione per la musica, quanto grazie all'amore per i libri e la lettura, Molly ha vissuto due anni meravigliosi.


Sfuggita alla tirannia di un padre imprenditore, arrogante, prepotente e convinto di poter decidere per la propria figlia e il suo destino, Molly non crede possibile di aver trovato, finalmente, sulla propria strada, un uomo affabile, sensibile, amante della lettura quanto lei, con cui potersi rifugiare al piano superiore della magica e famosa libreria The Bridge, un uomo con cui aprirsi, confidarsi, condividere ciò che lei è e desidera davvero, senza paure e pregiudizi.
Lo stesso Ryan prova le medesime cose di Molly e, benché entrambi siano troppo timidi e riservati per dichiarare i propri reciproci sentimenti (nel caso di Ryan, essendo egli molto credente e rispettoso della "legge di Dio", riflette molto sulle proprie azioni e mai si sognerebbe volontariamente di mancare di rispetto al prossimo), amano stare insieme e parlare per ore ed ore.
Ma qualcosa si frapporrà tra loro e li separerà..., lasciandoli nella malinconia, nella tristezza, nel ricordo dei giorni passati, felici, che ormai sembrano andati via per sempre.
Sono passati infatti sette anni da quando i due amici si sono lasciati senza darsi la possibilità di vivere il proprio reciproco sentimento e ognuno s'è fatto la propria vista, pur avendo nella testa e nel cuore sempre il pensiero dell'altro.

Parallelamente alla storia di Molly e Ryan, si dipana anche quella, commovente, del libraio della The Bridge, Charlie Barton, e di sua moglie, l'adorata Donna.

Charlie ha trascorso una vita a Franklin, nella sua amatissima libreria, vivendo per essa e per i suoi libri, nuovi e usati; non si è mai limitato solo a vendere libri, ma a consigliarli, regalarli, convinto che un buon libro può, al momento giusto, consigliare, consolare, avvicinare, salvare...!

Ma la vita non sempre è generosa e anche per il vecchio e buon Charlie e sua moglie Donna, arriva il momento della prova e il sogno di continuare a donare sorrisi e consigli attraverso i libri, ai propri clienti, sta per svanire...

Mi fermo qui con la storia, e mi soffermo su altri aspetti del romanzo.

Anzitutto, da lettrice, non posso che apprezzare l'importanza data ai libri, appunto, alla libreria come luogo quasi magico, in cui spesso si trovano tante risposte a tante domande che la vita ci pone.
E' bello leggere e riflettere su come e quanto i libri possano unire!! E questo è un aspetto molto rilevante nel libro.
Ma credo che la base di tutto sia un'altra: la fede in Dio.
Il libro della Kingsbury è intriso di fede in Dio.
Charlie, in particolare, ci appare come un uomo che, benchè afflitto da prove e difficoltà che si abbattono spietate su di lui, scoraggiandolo non poco, continua comunque a riporre un'incrollabile fiducia nel suo Signore.
Non è esente dallo sconforto e dai cattivi pensieri, ma la luce della fede in un Dio che non lascia nulla al caso, in un Dio che non abbandona chi Lo teme e si affida a Lui, lo sostiene anche nei momenti buii.

Perchè Egli è il Buon Pastore ed anche il Dio "delle seconde possibilità".

L'Autrice ci porta per mano a credere che i miracoli siano possibili, ma perchè avvengano hanno bisogno di essere alimentati dalla fede, dalla preghiera e dall'azione di chi comincia ad agire perchè sa che poi il Signore stesso completerà l'opera.

Proprio questi costanti rimandi alla vita di fede mi hanno molto coinvolta e commossa più di una volta; essendo anche io una persona molto credente, che crede nell'importanza di vivere la propria fede in Dio (in un Dio vicino e non lontano, diverso dal concetto astratto che troppo spesso se ne ha) giorno per giorno e praticamente, dando valore alla preghiera e alla Parola di Dio, mi son trovata a mio agio leggendo queste pagine d'amore, in cui a far da padrone è l'amore in tutte le sue accezioni: coniugale, amicale, intellettuale, e soprattutto divino.

E' vero, non siamo in presenza di un romanzo dalla trama articolata, ricca di colpi di scena, con un tratteggio psicologico dei personaggi memorabile; è probabile che in molti possano ritenerlo piuttosto sempliciotto, poco approfondito, con personaggi troppo "perbene" (e quindi inverosimili), una storia d'amore tra adulti ma dai tratti quasi adolescenziali; e forse alcuni lo troveranno, alla fin fine, anche melodrammatico, oltre che poco realistico.

Beh, io mi sento di dire (e qui ritorno a quel che scrivevo all'inizio) che invece esso è un romanzo sì "semplice", senza troppe articolazioni e artifici narrativi, ma prima ancora è limpido, "pulito", capace di mettere in mostra sentimenti genuini, che non si portano dietro alcun eccesso; ad es., sappiate che il livello di sensualità non è semplicemente basso, ma è proprio inesistente.
E' un libro che si legge molto velocemente per la sua brevità e scorrevolezza; è una storia dolce, romantica, "vecchio stampo" (niente sesso e bollori al primo incontro, niente colpi di testa o trasgressioni di alcun genere), con una trama, ripeto, lineare e semplice, ma che può regalare non solo momenti di lettura molto piacevoli, ma anche input di riflessioni, oltre che diverse emozioni, se ci si lascia coinvolgere dall'atmosfera di fede e amore che attraversa queste pagine.

Io lo consiglio, perchè a me è piaciuto e spero proprio di leggere in italiano altre opere di quest'autrice cristiana!!

venerdì 13 settembre 2013

Recensione: LA POTENZA DI UNA MOGLIE CHE PREGA di Stormie Omartian



Ultimo libro terminato, davvero molto bello e denso di consigli utili..

LA POTENZA DI UNA MOGLI CHE PREGA
di Stormie Omartian


Edizioni EUN
Trad. S. T. Ferrero
176 pp
13 euro
2010
Sinossi

Preoccuparti sul tuo matrimonio non produce cambiamenti...
Pregare può cambiare ogni cosa Le sfide e le pressioni di oggi possono far sembrare che un matrimonio soddisfacente sia un sogno impossibile. 
Tuttavia Dio si delizia nel compiere l'impossibile se solo glielo chiediamo! 
Stormie Omartian ci partecipa come Dio abbia rafforzato il suo matrimonio da quando ha incominciato a pregare per suo marito riguardo ambiti chiave della sua vita, inclusi... - Il suo cammino spirituale - Le sue emozioni - I suoi ruoli di padre, guida e responsabile decisionale - La sua sicurezza nel lavoro e nelle finanze - La sua salute e protezione fisica - La sua fede e il suo futuro 
Ogni donna che desideri una relazione più intima con il proprio marito apprezzerà questo sguardo rinfrescante sulla potenza della preghiera nel matrimonio Insieme ad illustrazioni di vita reale, Stormie include anche preghiere esemplificative e "strumenti di potenza" - versetti che ispirano e incoraggiano - per aiutare le mogli a dimorare nella sicurezza delle meravigliose promesse di Dio di ristabilimento, rinnovo e crescita nel matrimonio.

L'autrice.
Stormie Omartian è autrice della collana di libri bestseller "La potenza di... che prega" e di numerosi altri libri. Stormie e suo marito, Michael, sono sposati da oltre 30 anni e hanno tre figli.


il mio pensiero

Pregare è un'attività che ogni persona dovrebbe esercitare.
I benefici che si traggono dalla preghiera costante sono diversi e non di rado si leggono opinioni positive, in questo senso, anche da parte di psicoterapeuti, che riconoscono l'efficacia terapeutica, "guaritrice" della preghiera.
Ma di certo non desidero sottolineare l'importanza del pregare dal punto di vista psicologico, bensì da quello spirituale.
Il libro è rivolto in particolare a donne che si professano cristiane e che desiderano vivere la propria vita in ubbidienza alla volontà di Dio, volontà che si può imparare a conoscere, gradualmente e progressivamente, attraverso un rapporto giornaliero e costante con Dio.
Come...?
Certamente, Dio non fa sentire la sua voce fisica, non ci manda messaggi all'interno di un cesto, direttamente dal cielo, affinchè noi possiamo capire cosa Egli vuole da noi.... E no, direi che il modo più sicuro per conoscere cosa il Signore vuole da ogni suo figlio è attraverso la Sua Parola, la Bibbia.
Chi scrive crede fermamente in Dio e sa che Egli è la persona più importante per la propria esistenza, come per quella di ogni uomo.
In questo libro, l'Autrice parte dal presupposto che la moglie cristiana ami Dio e che desideri piacergli in ogni cosa, tra cui il suo rapporto col marito, il loro matrimonio; matrimonio che necessita di avere come fondamenta l'obbedienza ai principi della Bibbia.
Ed infatti le preghiere-tipo suggerite da Stormie, in aiuto a coloro che magari non riescono a trovare le parole giuste per portare al Signore i propri problemi e preoccupazioni, sono incentrate proprio sul marito quale "soggetto di preghiera", di suppliche e ringraziamento.
Preghiere costanti, quotidiane, di fede, grazie alle quali la moglie credente può portare ai piedi di Gesù il proprio marito, toccando i diversi ambiti della sua esistenza: il lavoro, lo svago, i rapporti con i figli, con la propria fede, la salute...
Non ci sono sfere dell'esistenza da cui Dio possa essere tenuto fuori; coloro che hanno fatto di Gesù il proprio Signore e Padrone, non possono tenere angoli della propria vita ""custoditi per sè", come s da essi Dio possa essere escluso.
No, se diciamo di credere in Dio, l'amore che abbiamo per Lui ci indurrà a portare ogni peso alla sua presenza, così da alleggerire le nostre fragili spalle, sapendo che Egli è in grado di aiutarci e sostenerci.
Leggere questo piccolo libro mi ha fatto riflettere su molte cose:

- sull'importanza di dimostrare amore verso il proprio marito pregando sempre per lui, a prescindere dal fatto che lui lo sappia o lo richieda; insomma, la preghiera come atto d'amore;
 - sui benefici che il pregare porta con sè nella mia vita, anzitutto, perchè mi avvicina sempre di più "al cuore di Dio", per soffermare la mia mente sulla sua grandezza e non sulle mie fragilità;
 - sulla bellezza di utilizzare la Parola di Dio nelle preghiere, citandola, riflettendo sulle bellissime promesse di benedizioni contenuti in tanti passi biblici, che sono di grande consolazione e forza.

La potenza di una moglie che prega è un libro che ho trovato molto edificante, scritto con semplicità, con esempi pratici e soprattutto e ho apprezzato la fluidità, essendo diviso in piccoli capitoli, alla fine dei quali c'era la preghiera tipo e dei versetti biblici, che l'Autrice definisce giustamente "strumenti di potenza".


martedì 18 giugno 2013

Viaggiare leggendo... e curiosando ("Dal ventre della balena").



-

A proposito del romanzo di Michael Crummey - "Dal ventre della balena" (QUI per leggere il mio pensiero) -, volevo condividere con voi qualche piccola curiosità.

In particolare, mi riferisco all'episodio che dà avvio al romanzo stesso: nel ventre di una balena viene trovato un uomo vivo (Giudeo) e questo fatto non lo si può non ricollegare alla storia narrata nella Bibbia circa Giona, il profeta, che fu inghiottito da un grosso pesce e stette lì tre giorni e tre notti.
Bene, per quanto riguarda questo fatto, ecco cosa troviamo scritto circa la possibilità che un episodio tanto incredibile si verifichi sul serio.

Premessa
E' chiaro - c'è da premettere, per onestà intellettuale - che si tratta di fatti che hanno del miracoloso, del sovrannaturale e l'esperienza fatta dal Giona, ad es., avrà di certo "usufruito" dell'inevitabile intervento di Dio, visto che era da Lui che stava fuggendo.
Quindi è probabile che chi si colloca tra coloro che hanno fede nella Bibbia quale Parola di Dio, non avrà molta difficoltà a credere anche all'episodio di "Giona nel pesce"; al contrario, chi la mette in discussione, potrà a sua volta (e al contrario di me) trovare ipotesi a sostegno dell'impossibilità che un fatto simile possa essere accaduto/ accadere.

Chi scrive il presente post (cioè ME MEDESIMA ^_^) CI CREDE....!!!!


(tratto da LA PAROLA.NET) 
Aggiungi didascalia
Prima di tutto, la Bibbia non dice che Giona fu inghiottito da una balena, ma da un "gran pesce" (Gion 2:1; Mt 12:40). Una balena non sarebbe impossibile, anche se non si trovano nel mar Mediterraneo, perché "il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona", per cui poteva venire da un altro oceano. Inoltre, mentre la maggior parte delle balene ha una gola troppo piccola per inghiottire un uomo, il capodoglio può inghiottire oggetti con un diametro di due metri e mezzo, e lo scheletro di uno squalo lungo cinque metri è stato trovato in un capodogli (Wilson, "The Sign of the Prophet Jonah", Princeton Theological Review 25 (1927) 630-642 (http://scdc.library.ptsem.edu/mets/mets.aspx?src=BR1927254&div=4)). Ma forse era qualche specie di gran pesce, non lo sappiamo.
Un'altra difficoltà è come Giona avrebbe potuto respirare e sopravvivere. La Bibbia dice che nel pesce lui era nel ventre, che è una parola generale per alcune parti interiori di un animale. Per esempio, alcuni hanno suggerito che avrebbe potuto respirare nel ventricolo laringeo di una balena. Un'altra possibilità è che Dio lo aiutò in modo miracoloso. Di nuovo, non possiamo sapere con certezza.
Anche se non possiamo essere sicuri di tutti i dettagli, alcuni casi simili sono stati attestati, che suggeriscono che è un evento raro ma non impossibile:1. 1758: uno squalo inghiottì e rigurgitò un marinaio nel mar Mediterraneo (Eichhorn, Einleitung in das AT, iv, 340-341)2. 1891: una grande balena inghiottì un cacciatore, che sopravvisse (Neue Lutherische Kirchenzeitung (1895), 303)3. 1895: un capodoglio inghiottì il marinaio James Bartley vicino alle Isole Falkland; il marinaio fu ripreso dopo tre giorni, con la pelle danneggiata (Wilson, "The Sign of the Prophet Jonah", citando Sir Francis Fox, Sixty-Three Years of Engineering, 1924)4. 1915: una balena inghiottì un uomo, che sopravvisse (Macloskie, "How to Test the Story of Jonah", Bibliotheca Sacra 72 (1915) 334-338)

Ecco un ulteriore ragionamento, simile per presupposto: Articolo tratto dal periodico "LE CEP" n° 17, del nov. 2001 (QUI tutta la disamina).

giovedì 28 marzo 2013

La fede raccontata. "Il mio amico Gesù" di Nicola Legrottaglie



Nicola Legrottaglie ritorna in libreria con un nuovo libro in cui testimonia la sua fede nel Signore.

IL MIO AMICO GESU'
di Nicola Legrottaglie


Il mio amico Gesù
Ed. Piemme
Religioni
182 pp
14.50 euro
MARZO 2013
Sinossi

Gesù è un amico. Amicizia significa riporre fiducia totale in un altro. Quando sono solo a piangere, di notte, chi c’è con me a piangere, ma allo stesso tempo a consolarmi e darmi coraggio di ripartire se non Gesù?».
Comincia così il nuovo libro di Nicola Legrottaglie, che dopo il successo dei bestseller sulla sua conversione e il ritorno alla fede, ha scelto di raccontare la vita del protagonista dei Vangeli. 
Gli episodi più significativi e commoventi vengono rievocati in un percorso ricco di suggestioni in cui ciascuno potrà ritrovarsi attingendo ispirazioni e forza d’animo per affrontare le avversità della vita.Con uno stile semplice e colloquiale, Legrottaglie accompagna il lettore – credente e non credente – alla scoperta della figura di Gesù di Nazaret, un amico speciale a cui affidare ogni più piccolo evento e da cui trarre insegnamenti preziosi per il cammino di ogni giorno.

LEGGI IL PRIMO CAPITOLO

L'autore.
Nato a Gioia del Colle nel 1976, calciatore, dopo l’esperienza in C1 con Pistoiese e Prato, Nicola è stato acquistato dal Chievo nel 1998, esordendo in serie A proprio con gli scaligeri nel 2001. Protagonista della bella “favola” vissuta dalla squadra presieduta da Luca Campedelli, il difensore ha coronato la propria crescita calcistica con la convocazione in nazionale nel 2002, finendo nel mirino delle più importanti squadre di serie A. Tra tutte l’ha spuntata la Juventus, che l’ha acquistato nella stagione 2003/04. Attualmente milita nel Catania.L’incontro che ha cambiato la sua vita è stato quello con Gesù, in seguito al quale ha riscoperto la gioia di credere, decidendo di entrare a far parte degli “Atleti di Cristo”, accanto a campioni del calibro di Cavani e Kakà, per dare testimonianza della propria scelta di vita e di fede. Per Piemme ha pubblicato i bestseller Ho fatto una promessa. Perché la fede ha cambiato la mia vita (2009), Cento volte tanto. Con la fede vivo meglio (2010) e L’amore vince tutto (2011).
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