Elena Blanco sa che la persona che più ama al mondo va salvata: dal male, dalla corruzione, da sé stessa.
E solo lei può salvarla, ma per farlo sarà costretta a superare dei limiti e ad affondare il proprio sguardo in occhi ormai privi di ogni compassione.
LA RETE PORPORA di Carmen Mola
L'ultima scena del romanzo precedente - La sposa gitana - ci ha lasciato nella mente un'immagine terribile, la stessa che tormenta l'ispettrice Elena Blanco, riempiendola di angoscia e dolore: in un video anonimo, c'è un ragazzo che lei riconosce quale suo figlio Lucas (scomparso da anni e di cui lei aveva perso ogni traccia), e che lei apprende essere finito nelle grinfie dell'organizzazione criminale "La rete porpora", che rapisce bambini/ragazzini per inserirli in un circuito terrificante e spietato, fatto di torture fisiche e psicologiche, prostituzione, combattimenti sanguinari, scommesse esorbitanti, omicidi organizzati in diretta e immessi nel deep web.
Elena sa di dover ritrovare il figlio, a tutti i costi, e il proprio coinvolgimento delle indagini sulla Rete Porpora è l'aggancio ideale per raggiungere questo scopo personale.
Quando l’ispettrice, a capo della Brigada de Análisis de Casos (BAC), fa irruzione nella stanza di un adolescente - appartenente ad una buona ed insospettabile famiglia - trova, sul suo computer, qualcosa di agghiacciante e dolorosamente "utile": in una ripresa, che sta avvenendo in diretta, due uomini incappucciati stanno commettendo, sul corpo di una povera giovane donna, le sevizie più indicibili, inimmaginabili da una mente sana.
Purtroppo, la BAC sa di cosa si tratta perché sono mesi che indaga sugli atroci crimini della Rete Porpora, con lo scopo di arrivare ad individuare chi ci sia dietro, quali personaggi loschi siano alla base e ai vertici di questa organizzazione che commercia video di omicidi, trattati come meri spettacoli da mostrare ad un pubblico anonimo disposto a pagare cifre astronomiche per guardare ragazzini ammazzarsi a vicenda o seviziati in ogni modo fino alla morte.
C'è quindi un "mondo" oscuro e atroce nel deep web, ci sono persone - di ogni età, luogo, estrazione sociale... - accomunata evidentemente da una notevole disponibilità economica e da impulsi e desideri perversi, "malati", che però quasi di certo - almeno la maggior parte di esse - conducono una vita in apparenza normale: forse sono mariti o padri di famiglia, imprenditori, politici, persone che la società crede oneste e senza scheletri nell'armadio.
Tutto il formidabile team della BAC è intenzionato a scovare i membri di questa rete, dai pesci più piccoli (quelli che "vendono solo" il link per collegarsi alle orrende dirette, ad es.) a quelli più grandi e pericolosi; e ovviamente, il loro capo è la più coinvolta di tutti, anche se nessuno di essi - neppure il collega e intimo confidente Zárate - sa la vera ragione: la scomparsa di suo figlio Lucas è di sicuro avvenuta proprio per mano della Rete Porpora.
Elena deve trovare Lucas; da madre - oltre che da membro delle forze dell'ordine - non può vivere immaginando in cosa si è trasformato suo figlio: in una vittima? O, peggio, in un mostro?
Pur di trovare il suo ragazzo e provare a trarlo fuori da un destino infame, Elena Blanco è disposta ad immergersi nel male e affrontarlo fino alle più estreme conseguenze, scavando in una dimensione occulta e nascosta alla gente comune e che cela violenze e segreti indicibili, dove regnano sovrane la perversione e la corruzione morale.
Arrivare ai veri e vari responsabili sarà un percorso tortuoso, irto di ostacoli di ogni genere, in cui inevitabilmente gli uomini e le donne delle BAC dovranno fare i conti con depistaggi, omertà, tradimenti, insidie nascoste ad ogni angolo, attentati e tutto questo passando per le vittime più disgraziate, come tossici, derelitti che nessuno cerca se spariscono, orfani cresciuti in case famiglia, adolescenti sfruttate per la prostituzione.
È una realtà tristissima il cui racconto, se dona tensione emotiva e ritmo serrato alla narrazione, è altresì disturbante e sconvolgente perché crudo, offerto al lettore per ciò che è - una realtà clandestina disumana, efferata, raccapricciante -, senza filtri ma con descrizioni vivide e brutali; si resta, in molti momenti, col fiato sospeso nel seguire le ricerche di Elena e dei suoi collaboratori, che sono dei professionisti ma sono ancor prima degli esseri umani, che combattono contro criminali malvagi da sempre, ma ciò non li rende immuni dal provare sincero e profondo dolore per il marcio in cui devono affondare mani e piedi.
Per Elena sarà un'enorme sfida, complessa e pesante su diversi fronti.
Indagare su qualcosa di grosso, pericoloso e nelle cui spire letali è finito il suo stesso figlio, è fonte di stress e angoscia, il che è comprensibile; questo la rende nervosa, scostante e fin troppo brusca ed imperiosa con i sottoposti, inducendola spesso a trattarli con eccessiva freddezza e insensibilità, cosa che creerà non pochi problemi nella squadra.
Mescolare i due livelli - personale e professionale - nella conduzione delle indagini potrebbe renderla più vulnerabile e meno obiettiva, col rischio di intaccare i risultati stessi del lavoro che tanto faticosamente sta guidando.
Elena dovrà essere tanto brava e forte da far sì che il suo amore di madre non intacchi la serietà ed imparzialità delle sue investigazioni, ma che anzi la aiuti a sentire tutta l'urgenza nel fermare i pervertiti che compongono e sostengono la Rete Porpora.
Come già mi è accaduto con La sposa gitana, anche questo thriller di Carmen Mola* mi ha presa moltissimo, ho seguito lo svolgersi delle vicende con interesse ed apprensione; la suspense c'è e soprattutto verso la fine essa sale drammaticamente, fino ad un epilogo non facile per la protagonista ma inevitabile.
Il prossimo romanzo della serie su Elena Blanco è La bambina senza nome.
















