venerdì 17 luglio 2026

Recensione: UN GATTO A TRE TESTE di Vincenzo Zonno

 Visionario, strano, surreale, grottesco: "Un gatto a tre teste" non è semplicemente un romanzo, ma un viaggio tumultuoso e trascinante in una dimensione che va oltre la percezione razionale della realtà,  coinvolgendo la parte più profonda dell'essere umano, la più inquieta e vulnerabile.



UN GATTO A TRE TESTE
di Vincenzo Zonno



Tracce e Ombre
196 pp

Ci sono libri di cui sai perfettamente, già mentre li stai ancora leggendo, cosa dirai/scriverai quando ne condividerai il contenuto; libri con trame di immediata comprensione, con personaggi rientranti in tipologie ben precise, luoghi e tempi definiti, e che appartengono a specifici generi letterari.

E poi ci sono i libri come questo di Vincenzo Zonno.

"Un gatto a tre teste" sfugge alle etichette da marmellata, agli schemi precostituiti in cui è possibile incasellare comodamente un qualsiasi romanzo contemporaneo, e sin dal primo momento promette di trascinare il lettore in una dimensione alternativa alla realtà comunemente percepita con i sensi e interpretata razionalmente, e che, nel suo sembrare assurda e folle, contiene in sé qualcosa di profondamente umano, di intimo, perché sbatte in faccia - a volte senza delicatezza, altre quasi con poesia - la frammentarietà e la complessità dell'essere umano, il peso che spesso costituisce vivere e farlo portandosi dietro ricordi, di frequente dolorosi, che restano indelebili nella coscienza (o al di sotto di essa) e che possono influenzare il corso della vita.

Conosciamo il protagonista senza nome di questo romanzo mentre vive una condizione di incoscienza, uno stato di confusione, in cui, nonostante il disorientamento, percepisce comunque di trovarsi in una situazione straniante... causata da cosa, da quale evento?

Rispondere a questa domanda è fondamentale e il protagonista decide di ripercorrere il proprio passato, che non lo lascia in pace, per andare all'origine del proprio malessere interiore e da questo momento inizia un viaggio simile a un sogno, reso frenetico, variopinto ma anche inquietante da tutta una gamma di personaggi bizzarri e vicende altrettanto surreali.

Il lettore viene scaraventato in una dimensione indeterminata e inafferrabile, dove realtà ed irrealtà si frappongono, si mescolano dando vita a paesaggi e luoghi enigmatici, a personaggi stravaganti, a scene e frammenti di vita che paiono caotici pur avendo il loro senso e perché.

Incontriamo il caro amico Beppe, che va a recuperarlo quando si smarrisce, o il malavitoso Aimal, crudele e per questo affascinante, un vecchio che pela patate, una ragazza (Petra) presa da un delirio artistico che la induce a mettere in atto una performance folle e mistica insieme, ricca di simbolismo, c'è Anastasija, "un minuscolo brandello di felicità, (...) perché la felicità è sempre qualcuno"..., e in ogni personaggio incrociato, in ogni stranezza percepita come vera, il protagonista è narratore e spettatore insieme, perché vive ma allo stesso tempo si osserva vivere, come se uscisse da sé stesso e guardasse ogni cosa e l'umanità gravitargli intorno.

Osservarsi come se fosse un'altra persona lo conduce verso l'atroce consapevolezza dei propri errori, del proprio dolore, delle proprie perdite, in un continuo alternarsi tra contemplazione e un travolgente vortice di emozioni e sensazioni che lasciano il protagonista - ma anche il lettore - stordito, come in trance.
 
"Stavo transitando all'inferno, tutto il male che un uomo può custodire è poca cosa di fronte al dolore che può provocare il nulla".

Questo romanzo, quindi, procede di capitolo in capitolo in un susseguirsi di continue rievocazioni visionarie, dove gli uomini, le donne, gli animali, i luoghi, gli eventi... fanno da teatro al malessere dell'attore-protagonista, che sente di custodire in sé qualcosa di sbagliato, di incerto, che fa paura, per sconfiggere la quale egli ricorre all'esperienza del dolore.

Cosa fa la nostra mente quando è di fronte all'autodistruzione della propria esistenza?
Crea un'altra storia, altre vite alternative.

"Non avevo mai vissuto davvero, ero sempre stato una comparsa nelle vicende assurde di qualcun altro.
Qualche volta avevo interpretato delle parti importanti, ma non ero mai stato il protagonista. No, avevo bisogno di vivere nella mia vicenda, con il ruolo più importante. E me l'ero creata."

"Nulla è davvero importante nella vita, tranne la vita stessa e a volte è proprio la capacità di capire ogni cosa che ci impedisce di vivere, trasformandoci da uomini illuminati a imperfetti idioti."

Siamo davanti a un libro davvero particolare, per stile, linguaggio, trama (o "non trama", se vogliamo), che si sviluppa attorno a un modo di narrare che imita il flusso di coscienza, ricco di immagini e simbolismi, con passaggi volutamente ambigui, dove ogni parola suggerisce livelli di significato che vanno oltre ciò che sembra, dove tutto è amplificato o distorto, dove la logica e il raziocinio vengono sospesi per lasciare spazio al turbinio emotivo, alle sensazioni, agli stati interiori, dove non c'è una definizione di tempo o spazio ma anzi si è al di fuori di essi.

Va da sé che non ci possa essere una trama lineare ma piuttosto una sequenza di eventi che sembrano frammenti di sogni (o incubi), in cui è difficile distinguere tra visioni oniriche e realtà, in cui nulla è vero ma al contempo lo è perché lo sono le percezioni, i pensieri, le emozioni.

Predomina una sensazione di straniamento, che se da una parte fa sentire confusi, dall'altra regala occhi nuovi con cui guardare e interpretare fatti e personaggi, scorgendone i lati oscuri, le anomalie, le fragilità, la violenza e la dolcezza, l'odio e l'amore, l'illuminazione e il mistero, la luce e il buio.

Il libro di Vincenzo Zonno (che ringrazio per il dono di una copia) va letto lentamente, senza fretta e distrazioni, e io mi sento di consigliarlo in special modo a chi privilegia letture "cerebrali", complesse strutturalmente, non scontate, per certi versi misteriose, sospese, visionarie, apparentemente illogiche e che puntano più a destabilizzare e creare domande che a fornire necessariamente risposte rassicuranti.

mercoledì 15 luglio 2026

Recensione: ARTHUR RIMBAUD. UN POETA MALEDETTO di Francesco Guadalupi



In questa biografia, dal taglio scorrevole come un romanzo, l'autore racconta la vita turbolenta, geniale e purtroppo breve del poeta maledetto per antonomasia, Arthur Rimbaud, enfant prodige, simbolo di genio e sregolatezza. 



ARTHUR RIMBAUD. UN POETA MALEDETTO
di Francesco Guadalupi


110 pp
È la mattina del 20 ottobre 1854 quando nella città di Charleville, in Francia, nasce Arthur Rimbaud.

Secondo di cinque figli, Arthur viene cresciuto ed educato dalla madre, Madame Rimbaud, sottoposto ad "una severa educazione a base di ceffoni, digiuno e punizioni corporali, e la domenica erano costretti a leggere la Bibbia".

Sin da ragazzino la personalità sovversiva, turbolenta e ribelle, il carattere anticonformista e l’aperto disprezzo per il lavoro e la società, non tardano ad emergere, accompagnati da una "strabiliante precocità (...), fervida immaginazione".

Già tra i banchi di scuola Arthur rivela la propria anima agitata e contraria a ogni regola e convenzione sociale, scrivendo temi che lasciano sbigottiti gli insegnanti, uno dei quali dirà:

«Definitelo intelligente quanto volete, ma farà una brutta fine. C’è qualcosa che non mi piace nei suoi occhi, nel suo sorriso… vi dico che finirà male».

Scrisse poesie dai 15 ai 19 anni anni, denigrando il perbenismo del suo paese natale, sfidando le istituzioni, attaccando la religione e la morale, scappò più volte di casa e intrecciò una relazione scandalosa col poeta Verlaine; ha scardinato i canoni formali della poesia e ha viaggiato - il più delle volte vagabondato - per mezza Europa (Verlaine lo definì "l'uomo dalle suole di vento"), ha lavorato come operaio, scaricatore di porto, insegnante di francese, si è arruolato nell'esercito per poi disertare, è stato responsabile in una ditta di costruzione, commerciante, contrabbandiere, mendicante...

Insomma, un uomo che ha vissuto mille vite, fatto le più disparate esperienze, si è messo nei guai più di una volta, ha commesso azioni deplorevoli quand'era molto giovane, si è alcolizzato e drogato..., insomma non si è fatto mancare nulla, ma su tutto, ciò che lascia un po' sconcertati è la decisione piuttosto precoce di abbandonare la poesia per cambiare vita.

Eppure, nonostante abbia smesso di scrivere troppo presto a dispetto del proprio grande talento, è stato e resta una Leggenda, un emblema e un punto di riferimento per intellettuali ed artisti ribelli. 

Nei suoi scritti ci sono "l’insofferenza, la pena, l’angoscia, lo spasimo dell’impossibile", la ricerca sfrenata della libertà assoluta; egli è stato il "poeta maledetto che non ebbe paura di scendere giù per tutti i gironi dell’inferno psicologico moderno per pescarvi il segreto di una bellezza inusitata e folgorante".

Questa biografia è stata davvero molto interessante perché caratterizzata da una piacevole fluidità, una prosa rapida e incalzante, una narrazione che non perde mai slancio ma che si sviluppa come un romanzo, restando tutto il tempo avvincente e raccontandoci a tutto tondo la vita di questo "poeta veggente", esponente rivoluzionario del Simbolismo.
Io conoscevo pochissimo Rimbaud e sono contenta di aver colmato, anche solo un po', questa lacuna.


Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,
Pizzicato dal grano, a calpestare l'erba minuta:
Sognatore, ne sentirò la freschezza ai piedi.
Lascerò che il vento mi bagni la testa nuda.

Non parlerò, non penserò a niente:
Ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
E andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
Nella Natura, – felice come con una donna.

(Sensazione)

giovedì 9 luglio 2026

Recensione: BAMBINI NEL TEMPO di Ian McEwan



La felice vita famigliare di Stephen Lewis viene sconvolta da un tragico evento: la sua bambina di tre anni, un giorno, viene rapita.
Il vuoto doloroso lasciato da tale assurda ed inspiegabile assenza paralizza i genitori, che reagiscono diversamente allo strazio della scomparsa della piccola.
Ritornare a vivere normalmente sarà un obiettivo davvero molto difficile da raggiungere ma il seme della speranza è capace di germogliare anche in luoghi desolati e solitari.




BAMBINI NEL TEMPO 
di Ian McEwan 



Einaudi
trad. S. Basso
254 pp
Stephen Lewis è uno scrittore di libri per bambini; sposato con Julie, musicista classica; vivono felicemente a Londra con la figlioletta di tre anni Kate.

In un giorno come tanti, Stephen si reca al supermarket insieme alla bimba, non immaginando che di lì a poco quel giorno resterà per sempre fissato nella memoria sua e di sua moglie; mentre è alla cassa per pagare, sicuro e tranquillo con Kate vicinissima a lui, la piccola... scompare.

Questione di attimi, di secondi.
Il tempo di porre la spesa sul nastro e di pagarla... e puof! Kate non c'è più.

Volatilizzata nel nulla.
Nessuno si è accorto di niente, nessuno ha visto una persona prendere e portar via la bimba, né si è udito gridare o piangere o alcunché.

Disperazione, senso di impotenza, dolore, paura, smarrimento, rabbia...: dov'è la mia bambina?? E com'è potuto succedere che la smarrissi (=me la portassero via) da sotto il naso nell'arco di una manciata di minuti?

Stephen e Julie si trovano a stringersi affranti nella disperata speranza che la bambina venga ritrovata, che si abbia almeno una pista da seguire per cercare di rintracciarla, di capire cosa possa essere successo e per colpa di chi.
Ma niente.
Passano ore, giorni, settimane..., anni.
L'incubo di ogni genitore diviene per la coppia pane quotidiano. 
Ed è un pane avvelenato, intriso di sofferenza, di un tormento che non lascia scampo in nessun momento della giornata, di un dolore che mozza il respiro e toglie ogni voglia di vivere.
L'unica ragione per continuare ad andare avanti è il pensiero che Kate venga loro restituita, che torni a casa dai suoi genitori che l'amano e l'aspettano.

Ed è così che la situazione precipita; mentre Stephen continua a cercare sua figlia in tutte le bimbe che incrocia e prova a tornare a una vita normale, sua moglie si chiude nel proprio dolore e il loro legame ne risente. Si allontanano e la distanza tra i coniugi si fa sempre più grande...

"Non c'era più spazio per la collera, né apertura al dialogo. Si muovevano entrambi come in un pantano, senza la forza necessaria a confrontarsi. D'un tratto, il loro dolore divenne separato, personale, incomunicabile. Ciascuno prese la propria strada, lui con i suoi elenchi e il quotidiano arrancare, lei su quella poltrona, persa nel suo intenso, privatissimo dolore. Ormai non esisteva più alcun conforto reciproco, alcun contatto, non un gesto d'amore. L'antica intimità, il consolidato assioma in base al quale loro due stavano dalla stessa parte, non valeva più. Rimanevano avvinghiati al loro smarrimento e taciti rancori cominciarono a crescere."

Stephen non abbandona il mondo della scrittura e il suo migliore amico Charlie Darke (che è in politica) lo coinvolge nella commissione governativa sull'infanzia affinché contribuisca alla stesura di un libro riguardante l'educazione dell'infanzia; Stephen viene anche ospitato da Charlie e da sua moglie Thelma e il lettore ha modo di entrare nel privato di questa coppia e di vederne i problemi sia tra i coniugi che personali (psicologici) di Charlie.

La lettura di questo romanzo per me non è stata semplicissima ed immediata perché l'autore inserisce diverse sottotrame (riguardanti ad es. i genitori di Stephen, Charlie e sua moglie) e lo fa in un modo che mi ha fatta sentire spesso confusa, con la conseguenza di distrarmi e abbassare il mio livello di attenzione e di interesse per ciò che leggevo.

La parte relativa alla scomparsa di Kate, al dopo e quindi all'angoscia vissuta dai genitori, alla loro disperazione, alla solitudine, alla distanza emotiva e fisica che si crea nella coppia generando fratture sempre più profonde, mi ha coinvolta emotivamente ed è descritta magistralmente; ma questa parte narrativa è circondata da altre dinamiche che o non ho trovato interessanti (ad esempio tutta la parte relativa al coinvolgimento di Stephen nella commissione governativa) o ho trovato "scollegati", poco chiari, come le sequenze dedicate ai genitori di Stephen e a dei particolari concernenti il passato, in special modo il momento in cui lo stesso Stephen è stato concepito.

Vengono narrati degli episodi sibillini - per così dire - in cui sembra che il protagonista abbia delle "visioni" sui propri genitori da giovani e che riesca a vedere se stesso bambino mentre osserva il padre e la madre.

Insomma, è una trama non complessa nei contenuti in sé quanto, a mio avviso, nella sua costruzione perché non sempre è lineare, in certi frangenti è quasi visionaria, mistica, ma qualunque sia la situazione raccontata si evince quanto sia centrale l'essere/il ritornare bambini, che si tratti di Stephen rispetto al dramma della scomparsa di Kate e all'inevitabile senso di smarrimento e fragilità, ai genitori ("visti" prima che lo divenissero), al manuale sull'educazione (che istituzionalizza l'infanzia, ignorandone l'innocenza, la spontaneità) o di Charlie coi suoi problemi di regressione.

Concludendo: non sono riuscita ad entrare in sintonia con questo romanzo, l'ho proseguito a fatica ma riconosco che c'è qualcosa di particolare, di magnetico, nella scrittura di McEwan, e ho apprezzato molto l'aspetto psicologico, la sua capacità di farci sentire la precarietà e vulnerabilità dell'esistenza umana, regalandoci nelle battute finali un filo di speranza e rinascita cui aggrapparci.

McEwan è McEwan ed è uno scrittore di spessore, per cui evidentemente il limite incontrato nella lettura di questo libro è da attribuire unicamente a me.

martedì 7 luglio 2026

Recensione: IN CINQUE QUARTI - RACCONTO DI UN'EREDITÀ INDIVISIBILE di S.V. Antonini


In cinque quarti - Racconto di un'eredità indivisibile è un breve racconto di S.V. Antonini ambientato in un contesto famigliare e ruota - come suggerisce il titolo stesso - attorno ad un'eredità.

Il cuore pulsante di questa storia risiede nei beni che una coppia di genitori (Alberto ed Anna) lascia ai
37 pp

propri quattro figli, con tutto il carico di dissapori, amarezze, baruffe, lungaggini e silenzi rancorosi che spesso tali questioni si portano dietro, creando fratture e ferite difficili da risanare.

Pur nella sua brevità, il racconto segue con chiarezza e fluidità tre generazioni e ci mostra come la disputa ereditaria, che coinvolge per anni i fratelli - incapaci di risolvere la questione in tempi brevi -, finisca per logorare i legami famigliari, con grande dispiacere di mamma Anna, che tanto avrebbe desiderato che le questioni legate all'eredità - ed in particolare a un podere - fossero risolte il prima possibile e accontentando tutti...

Ma così non è stato e ciò che per il loro padre Alberto ha costituito il frutto del duro lavoro e di tanti sacrifici, si tramuta in qualcosa di negativo, capace di distruggere ciò che, in passato, è stato costruito con fatica. 

"E fu così che quella terra, un tempo simbolo di unione e conquista, divenne teatro di una lunga disputa. (...) 
È la storia di chi resta, di chi cerca di tenere insieme i pezzi di un'eredità non solo materiale, ma anche emotiva. È la storia di un passato che si intreccia al presente, di una famiglia divisa tra il peso delle promesse e il desiderio di giustizia".
 

L'autore ci racconta di una famiglia di persone semplici, di uomini e donne che lavorano, dignitosi e infaticabili, che non si tirano indietro dall'assolvere le dure incombenze in campagna come dentro casa; è quel tipo di famiglia italiana di un tempo - neanche tanto lontano dal nostro - che la domenica si riuniva attorno a una tavola imbandita per pranzare insieme, rallegrandosi per il solo fatto di godere della reciproca compagnia, fino a quando, sopraggiunte le prime discussioni e i malumori relativi a case, terreni e testamenti, l'atmosfera di armonia e affetto è andata scemando, lasciando il posto a silenzi, distanze, telefonate astiose, litigi dal vivo, anni di lontananza che non fanno altro che acuire risentimenti e contrarietà.

"Si metteranno mai d'accordo questi figli?", si chiede mamma Anna e purtroppo, sino a quando sarà in vita, questa gioia le verrà negata.

Riusciranno i fratelli e le sorelle ad andare oltre i rancori, le delusioni per una promessa non mantenuta, per quel testamento sbucato all'improvviso, per quel podere indivisibile che diventa il fulcro della discordia? Riusciranno a mettere al centro l'affetto fraterno che dovrebbe unirli a prescindere, a dare valore all'amore che ha accompagnato l'esistenza dei loro genitori e di cui loro dovrebbero essere i degni eredi, a porre le basi per una nuova stagione di speranza e riconciliazione?

 

Questo testo mi ha colpito positivamente non solo per l'argomento in cui, secondo me, 9 lettori su 10 si rivedono (io credo che difficilmente ci siano famiglie in cui "il problema ereditario" non abbia provocato nessun danno, e parlo per esperienza famigliare) ma principalmente per lo stile: la scrittura è accurata e poetica, capace di emozionare, efficace nel descrivere i personaggi attraverso le loro azioni, di darci di ciascuno un esaustivo ritratto psicologico.
Un racconto, quindi, che seppur conciso, ci fa entrare in questa famiglia come tante, ci lascia assistere ai loro screzi ma ci offre anche la speranza che qualcosa cambi in meglio.
Interessante e particolare la scelta del titolo e vi invito a scoprirla leggendo questa piccola pubblicazione.

Di seguito il link su  Amazon

sabato 4 luglio 2026

Le mie letture di giugno 2026

 

Eccomi con il mio recap di giugno; è in programma anche il recap della prima metà dell'anno, spero di avere il tempo di preparare il post il prima possibile.



  1. BAMBINI NEL TEMPO di I. McEwan: narrativa straniera - come si sopravvive alla scomparsa (per rapimento) della propria bambina? Tentativi di galleggiamento in un mare di solitudine, salvagente di speranza cui aggrapparsi verso la fine (3/5). TRAMA UN PO' CONFUSA. SCAVO PSICOLOGICO PROFONDO.
  2. ATMOSFERA di T. Jenkins Reid: narrativa straniera - una donna innamorata delle stelle e dello spazio si fa strada in un ambiente professionale tutto al maschile. E trova l'amore (4/5). SCORREVOLE, INTRIGANTE.
  3. IL SEGRETO DEL SILENZIO di C.J. Daugherty: quarto vol. della serie young adult Night School,  ambientato in un istituto decisamente sui generis dove il pericolo e i tradimenti sono dietro a ogni albero; troverai avventura e pene d'amore (4/5). DINAMICO AL PUNTO GIUSTO
  4. L'URAGANO. SOLE, FULMINI E SAETTE di L. Presta: autobiografia del manager e produttore artistico tra i più influenti in Italia. Aneddoti, ricordi e frecciatine dal mondo dei Vip (3.5/5). IDEALE SULLA SPIAGGIA PER RILASSARTI CON UN PO' DI GOSSIP SUI PERSONAGGI DELLO SPETTACOLO.
  5. I TRASFIGURATI di J. Wyndham: classico della fantascienza che ci ricorda come la paura e il rifiuto del diverso, della (presunta) anomalia non possa che portare alla distruzione (4/5). INTERESSANTE, FA RIFLETTERE.



READING CHALLENGE

Gli obiettivi di giugno sono stati i seguenti ma io non ho scelto neppure uno di essi:

  • Un libro vincitore del Booker Prize;
  • Un romanzo ambientato su un mezzo di trasporto;
  • La nave di Teseo di V.M. Straka di J. J. Abrams, Doug Dorst.

Ho attinto piuttosto alle CATEGORIE FISSE, scegliendo LIBRO PRESTATO/REGALATO DA UNA PERSONA A CUI VUOI BENE

6. LA STRANIERA di K. Morgan: retelling del racconto biblico di Rut la Moabita; gli elementi fantasiosi si innestano coerentemente con quelli biblici (4,5/5). ADATTO A LETTORI GIOVANISSIMI.


giovedì 2 luglio 2026

Recensione: ATMOSFERA di Taylor Jenkins Reid

 



Atmosfera è la storia di una donna determinata, da sempre innamorata delle stelle e il cui sogno è poter andare nello spazio.
Sono gli anni Ottanta e non è così semplice per una donna entrare a far parte di un mondo tutto al maschile, come è quello della NASA, ma in queste pagine incontriamo un gruppo di scienziate che, con competenza e professionalità, hanno sfidato pregiudizi e luoghi comuni del loro tempo.
Ed è la storia di una donna che, dopo aver scoperto l'amore dove non credeva di trovarlo, dovrà decidere se difenderlo o lasciarlo scappare per la paura e il giudizio altrui.



ATMOSFERA
di Taylor Jenkins Reid


Mondadori
trad. V. Februari
384 pp
"Mira alla luna, male che vada avrai camminato tra le stelle", recita un noto aforisma molto in voga nel web.
E Joan Goodwin, ossessionata dalle stelle sin da bambina, ad esse potrebbe arrivarci davvero, se solo volesse.

Riflessiva, estremamente responsabile, affidabile, equilibrata e molto riservata, Joan è piuttosto soddisfatta della sua vita come docente di Fisica e Astronomia alla Rice University e vive con incredibile gioia ed entusiasmo il proprio ruolo di zia di Frances, la figlia di sua sorella Barbara.

Il suo amore per galassie e sistemi solari riceve un'occasione per essere vissuto concretamente quando viene a sapere di un annuncio da parte della NASA, in cerca delle prime donne scienziate da inserire nel programma Space Shuttle. 

In quel preciso istante, inizia a desiderare molto di più: vuole essere fra le poche persone ad andare nello spazio. 

La selezione cui viene sottoposta è tutt'altro che semplice ma Joan viene scelta fra centinaia di candidati nell’estate del 1980 ed inizia l’addestramento come astronauta insieme a un gruppo di colleghi eccezionali, che costituiranno per lei una seconda famiglia: il pilota Top Gun Hank Redmond e lo scienziato John Griffin, sempre gentili e disponibili, anche quando la posta in gioco è alta; Lydia Danes, specialista di missione, che ha sgobbato troppo per arrivare dov’è e non si può permettere di fallire, il che la rende spesso poco affabile e altamente competitiva; l’affettuosa Donna Fitzgerald e poi Vanessa Ford, ingegnere aeronautico in grado di aggiustare qualsiasi motore e pilotare qualsiasi velivolo, una donna dal fascino magnetico e misterioso. 

Con quest'ultima Joan instaura, gradualmente, un rapporto stretto e confidenziale e le due si affezionano molto l'una all'altra, si ritrovano sempre più spesso a chiacchierare, a confidarsi come mai avevano fatto con altri, si accorgono di sentirsi vicine pur essendo caratterialmente agli antipodi.

L'addestramento in vista del primo volo è impegnativo e ricco di sfide quotidiane - che impegnano la mente e il fisico - ma anche la vita privata di Joan lo è.

Ha un rapporto stretto ma allo stesso tempo conflittuale con la sorella Barbara, la quale - nonostante sia mamma - ha una concezione della vita piuttosto egoistica; per lei la figlioletta - Francis è una ragazzina molto intelligente, curiosa, vispa e attenta, che ovviamente richiede le attenzioni cui ogni bambino ha diritto - è più un peso che un dono; certo, l'ama e l'ha cresciuta facendo anche dei sacrifici, ma ha ricevuto pure molto aiuto dai famigliari, in particolare dalla zia Joan.

Joan adora letteralmente Francis, è il centro della sua vita, si preoccupa e si occupa di lei con un amore, una tenerezza, una premura e un'attenzione al cui confronto l'amore materno di Barbara impallidisce.
Tra le due non di rado scoppiano discussioni e litigi in quanto Barbara è portata a fare scelte volte unicamente al proprio benessere, al soddisfacimento dei propri bisogni di donna ancora giovane e desiderosa di libertà e compagnia maschile, e questo fa arrabbiare Joan, che cerca di richiamare la sorella ai propri doveri, alle proprie responsabilità non derogabili di genitrice.

Ma puntualmente si sente rispondere, acidamente, che lei, Joan, che ne può sapere di cosa voglia dire essere innamorati, desiderare un uomo accanto e fare coppia e, allo stesso tempo, sentirsi imprigionate e limitate dal ruolo di madre (sola) di una ragazzina che, crescendo, diventa sempre più indisponente, capricciosa, ribelle e difficile da gestire?

Barbara è convinta che Joan sia una donna chiusa, senza vita sociale, non interessata all'amore perché troppo indirizzata verso il lavoro da astronauta e i progetti della NASA.

Ma è davvero così?

Certo, Joan non ha un fidanzato e lei sa che questo è giudicato strano da praticamente tutti quelli che la conoscono (famigliari, amici, colleghi...), ma ciò che non immagina è che l'amore è pronto a bussare al suo cuore aprendole scenari e universi emotivi ai quali non è pronta.
Perché il suo cuore non chiede il permesso per innamorarsi e lo fa dirigendosi verso una persona in particolare, nella quale Joan sente di aver trovato quella che è comunemente definita "l'altra metà della mela" o "l'anima gemella", l'unica con cui sentirsi libera di essere sé stessa, senza veli, filtri, ipocrisie.

A dispetto di quella razionalità che l'ha sempre guidata in ogni scelta, Joan prende progressivamente coscienza della passione che le si agita nel petto e comincia a mettere in dubbio tutto ciò che ha sempre creduto di sapere su sé stessa, su ciò che desidera e che la rende realmente felice.

Sarà un viaggio dentro e fuori sé stessa e non sarà semplice percorrerlo perché in amore - e in generale nelle relazioni interpersonali e nella costruzione di legami importanti - non esistono addestramenti e manuali d'istruzione, nessuno ti dà la certezza che "investire" in un rapporto non porterà delusioni, amarezze, problemi, decisioni complicate da prendere, rinunce che non vorresti fare, ma alla fine per Joan c'è solo una domanda da farsi e a cui deve trovare la risposta nel suo cuore: vale la pena correre rischi per coltivare, custodire, difendere quell'impetuoso e dolce sentimento che le fa scoppiare il cuore?
E se lasciarsi andare le facesse rischiare di perdere tutto quanto ha finora raggiunto con mille sforzi e sacrifici?

Ad aggiungere il carico emotivo, che già le pesa a motivo della relazione clandestina che intraprende con questa persona, c'è la responsabilità di Francis.
Barbara, col passare del tempo, comincia a scrollarsi di dosso la maggior parte dei propri doveri di madre, a vantaggio dei propri piaceri e bisogni.

Joan ama la nipotina più di ogni altra cosa e non vuole che ella soffra, che si senta non amata, abbandonata, trascurata.
A cosa e a quanto è disposta a rinunciare Joan per lei, per garantirle una presenza materna costante,  rassicurante, affidabile, amorevole?


Il romanzo si apre nel dicembre 1984 con un evento drammatico e pericoloso a bordo dello Space Shuttle; alla missione partecipano diversi colleghi cui Joan è affezionata, tra cui Hank, Lydia e soprattutto Vanessa; Joan, invece, è rimasta sulla terra e comunica con gli astronauti nello spazio dal Controllo Missione della NASA a Houston.

Si fa un salto all'indietro di qualche anno e apprendiamo in che modo Joan ha saputo della possibilità di inviare la propria candidatura per proporsi come astronauta alla NASA.
Da questo momento siamo per lo più nel passato, con qualche incursione nel presente, che viene ovviamente ripreso in chiusura.

L'autrice ci porta nel mondo della protagonista, alle cui dinamiche relazionali e al cui mondo emotivo ci approcciamo con gradualità, entrando via via nella sua vita, osservandola mentre si fa strada, con tenacia, competenza e perseveranza, in quell'universo tutto maschile che è la NASA, in cui purtroppo si respira un clima di diffidenza e scarso rispetto verso le poche donne presenti (le battutine misogine e sessiste non mancano).

Vengono quindi affrontate tematiche quali le ambizioni professionali delle donne, misoginia, identità di genere, legami famigliari, sacrifici personali, l'amore, rapporti di coppia e di amicizia.

Atmosfera è un romanzo che mi è piaciuto perché mi ha affascinato il mondo dell'astronomia e ho trovato Joan una protagonista con una bella personalità: intelligente, seria, responsabile, leale, capace di mettersi in discussione, di operare delle scelte importanti per il bene prima di chi ama e poi per sé; ho trovato adorabile il suo rapporto con la nipote e il finale mi ha anche un po' commossa. Sebbene inizialmente abbia faticato ad "entrare" nella storia, piano piano però mi sono immersa sempre più, il ritmo si è fatto più trascinante e sono riuscita ad apprezzare la lettura.

Non avevo mai letto nulla di questa scrittrice e il mio primo approccio è positivo.

lunedì 22 giugno 2026

Recensione: IL SEGRETO DEL SILENZIO (Night School #4) di C.J. Daugherty



Nel quarto capitolo della saga young adult Night School, la 17enne Allie Sheridan torna nella sua amata Cimmeria Academy, ritrovando i suoi amici.
Ma i nemici sono ancora sulle sue tracce e neanche a scuola è più al sicuro.



IL SEGRETO DEL SILENZIO
Night School #4
di C.J. Daugherty

Newton Compton
trad. M.C.Cesa, 
A. Russo
314 pp
Allie Sheridan e la sua best friend Rachel hanno trovato rifugio in Francia, in una località segreta, nella grande dimora della famiglia di Sylvain, caro amico e compagno di scuola super protettivo verso di lei.
Ma nonostante le accortezze e le attenzioni, le guardie di Nathaniel riescono a scovarla e lei è costretta a fuggire, tornando nuovamente in quell'unico posto che sente come casa propria: la Cimmeria Academy.

Purtroppo anche alla Cimmeria, dopo gli attacchi feroci di Nathaniel e Gabe - che hanno portato a caos, feriti e alla morte di Jo, per la quale Allie ancora soffre molto - molte cose sono cambiate e adesso si respira un clima di estrema tensione.

Se la maggior parte degli studenti diserta le lezioni, gli insegnanti non sono più dei rassicuranti punti di riferimento; e poi ci sono molte guardie, assoldate per tenere tutto sotto controllo.

Insomma, la scuola ha perso quel fascino e quella spensieratezza degli anni precedenti... 

La minaccia costituita dallo spietato Nathaniel è concreta e vicina, tanto da far sentire l'urgenza allo stesso Raj Patel (a capo della sicurezza all'interno dell'istituto) di rendere più frequenti e duri gli addestramenti dei membri della Night School.

Anche perché ormai quello che prima poteva essere un dubbio è diventato certezza: tra i professori si nasconde la talpa, la spia al soldo di Nathaniel.

Quando viene alla luce, la spia prova a scappare ma viene riacciuffata.
Allie e i suoi amici sono delusi, amareggiati e si sentono oltremodo traditi da questa persona, verso la quale avevano sempre nutrito fiducia e rispetto.

Contemporaneamente, lo stesso Nathaniel si fa sentire con Lucinda Meldrum e pretende un incontro per tentare di ottenere ciò per cui sta tanto combattendo: potere, controllo. 
La conditio sine qua non è che ci sia Allie Sheridan, che è l'ossessione dell'uomo e il suo principale bersaglio da sempre.

Nel disperato tentativo di fermarlo, Allie accetta di accompagnare Lucinda in una pericolosa missione durante la notte, anche se questo potrebbe mettere a repentaglio la vita sua e dei suoi amici... 

Carter e Sylvain sono entrambi pronti a combattere al suo fianco e dimostrarle il loro amore. 

A tal proposito, in tutta questa atmosfera di estrema preoccupazione e angoscia, Allie vive un'ulteriore dimensione ansiogena: il suo legame con Sylvain si è incamminato verso una direzione ben precisa (sono fidanzati, si scambiano effusioni) ed Allie prova molta attrazione per il bel giovane dalle origini francesi, così raffinato, gentile, premuroso e sexy.

Ma il suo cuore non va di pari passo con la mente: se la seconda le suggerisce con insistenza il nome di Sylvain (il ragazzo perfetto), il suo cuore non ha mai smesso di sussurrare il nome di Carter.

Certo, lui fino a poco tempo prima era impegnato con Jules e attualmente è schivo, riservato, a volte ombroso e poco socievole con Allie, ma lei sa che lui c'è per lei. Sempre e in qualsiasi situazione.

E così sarà, infatti, quando dovrà presentarsi "all'abboccamento" con una persona di fiducia per sentire cosa ha da dirle il nemico numero 1 della Cimmeria.

Questo capitolo della serie si concentra molto sui dubbi sentimentali di Allie e sulla questione di Nathaniel e delle sue richieste per prendere in mano tutto quello che finora è stato di Lucinda Meldrum, la potente ed autoritaria nonna di Allie.
I ragazzi della Night School vengono addestrati severamente e in modo molto professionale perché devono essere in grado di difendersi e, se è il caso, di attaccare; Carter e Sylvain - ma in una certa misura anche la stessa Allie, Nicole e Rachel - hanno atteggiamenti più maturi della loro età e hanno un modo di affrontare le difficoltà e le minacce di adulti avidi e malvagi con una padronanza ed un autocontrollo che difficilmente si possiedono a diciassette anni.
Ma evidentemente andare a scuola alla Cimmeria insegna a stare sempre in allerta, ad allenare i riflessi e ad avere un corpo e una mente controllati e disciplinati.

Lettura piacevole, adatta principalmente a un pubblico giovane; la narrazione mantiene sempre un buon ritmo, il quale si fa più serrato verso la parte finale, che è bella movimentata, e il cliffhanger finale mi ha spinta a iniziare immediatamente il quinto ed ultimo libro della serie, Il segreto del fuoco.


La serie Night School è così composta:

1. Night School (Il segreto del bosco) 
2. Legacy (Il segreto della notte) 
3. Fracture (Il segreto dell'alba)
4. Resistance (Il segreto del silenzio)
5. Endgame (Il segreto del fuoco)


sabato 20 giugno 2026

Recensione: L'URAGANO. SOLE, FULMINI E SAETTE di Lucio Presta

 

Un'autobiografia per raccontarsi, per ricordare con orgoglio e affetto il proprio percorso di vita, dai primi passi nella danza allo spazio, man mano sempre maggiore e autorevole, che s'è preso nello sfavillante e non facile mondo dello spettacolo: Lucio Presta racconta di sé e delle persone importanti che, nel bene e nel male, hanno costellato fino a questo momento la sua vita umana e professionale.


 L'URAGANO. Sole, fulmini e saette
 di Lucio Presta


Ed. Piemme
272 pp

Credo che chiunque guardi un po' di tv abbia sentito/letto il nome di Lucio Presta: manager, agente e produttore televisivo tra i più influenti e potenti d'Italia, in questa autobiografia racconta la propria vita, la lunga e vivace carriera e le persone che hanno avuto un impatto rilevante in quasi cinquant'anni di lavoro nell'ambito dello spettacolo.

Ogni capitolo (fatta eccezione per alcuni) è dedicato a un personaggio famoso con cui Presta ha condiviso un pezzo (più o meno lungo) di strada, dal punto di vista personale e  lavorativo.
Presta ha cominciato a muovere i primi passi come ballerino in programmi che sono diventati dei cult, come Fantastico, ma poi le sue scelte sono virate in altra direzione, affermandosi via via come produttore di moltissimi programmi (uno su tutti, Sanremo, per dieci edizioni) e manager di numerosi artisti; di fatto, Presta ha contribuito molto attivamente a plasmare la televisione italiana moderna e, attraverso la narrazione di aneddoti, retroscena, amicizie e scontri, abbracci e litigate, collaborazioni e rotture, veniamo a conoscenza di svariati dettagli e curiosità che hanno contraddistinto i rapporti tra Presta e i Vip con cui ha/ha avuto a che fare.

È inevitabile, quindi, che egli racconti la propria "versione dei fatti" in merito a specifici episodi e "dietro le quinte" verificatisi con personaggi quali Benigni, Clerici, Bonolis, Heather Parisi, Cuccarini, Maria De Filippi, Amadeus, Renzi..., e di essi Presta ci fa sapere in quali circostanze sono nate le collaborazioni, come si sono sviluppate, i successi e le sconfitte, e le eventuali rotture.

Il lettore incontra, di capitolo in capitolo, l'estrosa e frizzante Heather Parisi, che ha avuto un posto non indifferente nel percorso professionale di Lucio ma i rapporti tra loro si sono deteriorati col tempo, e qui scopriamo i perché; la talentuosa Simona Ventura, che ha avuto una parabola decisamente discendente, l'eclettica Cuccarini, che a un certo punto lo molla per ripararsi sotto le ali della De Filippi in Mediaset.

Se con alcuni l'affetto e la stima sono immutati nel tempo - col geniale Benigni, con la dolce Antonella Clerici... - con altri qualcosa s'è spezzato, ad oggi irreparabilmente.
E spesso per colpa di terze persone.

Ad es., con Bonolis e Amadeus - con cui c'erano una grande sintonia, un sincero affetto, fiducia e rispetto - le cose hanno cominciato ad andare male quando si sono "messe in mezzo" le mogli, secondo ciò che ci fa sapere l'autore: cattive consigliere, all'occorrenza manipolatrici, probabilmente gelose del legame stretto dei mariti con lo stesso Presta.
In special modo con l'ex-moglie di Paolo Bonolis - Sonia Bruganelli - ci va giù pesante, raccomandando più volte che a nulla servirebbe denunciarlo per le sue rivelazioni perché esse sono debitamente documentate.

Ecco, se vi piace rilassarvi cercando informazioni e aneddoti riguardanti i Vip, sbirciando dal buco della serratura l'ingannevole e sbrilluccicoso mondo dello spettacolo, le baruffe, le alleanze e i tradimenti, questo libro fa per voi.
È sicuramente una lettura spensierata, senza impegno, da ombrellone, che intrattiene piacevolmente; lo stile è scorrevole, forse il lettore attento noterà l'uso frequente di determinati vocaboli/espressioni, ma ci sta, chi narra non è un prof di Lettere e scrive con una linguaggio semplice e accessibile a tutti.

Ovvio che leggendo si sente molto quanto l'autore stimi principalmente sé stesso, riconoscendosi la fatica, i sacrifici, la professionalità, la bravura in ciò che ha fatto in 47 anni di carriera, e per carità, è legittimo, nel senso che se fosse stato forzatamente modesto sarebbe risultato falso, per cui è comprensibile che nella propria autobiografia Presta tiri le somme di tanti successi, contratti e affari e collaborazioni fruttuose e memorabili che lo hanno visto protagonista; d'altro canto, ci sta anche che a qualche lettore scappi un sorriso nel leggere come Presta si senta sempre dalla parte del giusto lì dove un rapporto s'è chiuso bruscamente.

L'altro è quasi sempre quello irriconoscente, ingrato, poco lungimirante..., mentre lui è il "manager dalle uova d'oro" che nessun artista dovrebbe mai abbandonare, se vuole restare sulla cresta dell'onda.

Vabbè, è logico che sia di parte, il libro è suo, non potrà mica buttarsi la zappa sui piedi da solo, ma sarebbe interessante sentire "le altre campane".
Intanto, lui ha scagliato fulmini e saette e chi vuole può farsi travolgere dall'uragano Presta, l'uomo con 

"il bel sorriso, i suoi modi gentili,
lo slancio, la virile virulenza,
e se riuscissi a perder venti chili
saresti il George Clooney di Cosenza."

Parola di Roberto Benigni.
 

martedì 16 giugno 2026

ULTIMI ACQUISTI LIBROSI (giugno 2026)


Buongiorno, cari lettori!
Domenica ho avuto modo di acquistare due libri usati a una cifra convenientissima.
Ve li presento.


IL MOMENTO DI UCCIDERE di John Grisham (Oscar Mondadori, trad. R.Rambelli, 528 pp), un giallo giudiziario molto noto di questo prolifico scrittore; io ho amato il film (con Matthew McConaughey) e quando ho trovato questa copia sulla bancarella, ho pensato di prenderla 😍



Siamo nello Stato del Mississippi, nella Ford County, negli anni Ottanta del XX secolo.
A Carl Lee Hailey, eroe del Vietnam, nero, hanno picchiato a sangue e violentato sua figlia. 
I due criminali sono bianchi, ubriachi e razzisti. 

Li uccide, in preda ad una furia selvaggia, davanti a numerosi testimoni. 
Si tratta di brutale omicidio o esecuzione esemplare? Vendetta o giustizia? 

Il caso infiamma gli Stati Uniti. Per dieci giorni in un tribunale del profondo Sud americano si discute la colpevolezza di un uomo senza mai poter ignorare il colore della sua pelle.






Il secondo libro è di un'autrice di cui ho letto Una notte soltanto, Markovitch (RECENSIONE), un romanzo che mi piacque molto.


SVEGLIARE I LEONI di di Ayelet Gundar-Goshen (Giuntina, trad. O.Bannet, R.Scardi, 318 pp).



Svegliare i leoni è un romanzo che corre sul filo della suspense, coinvolgendo il lettore in una riflessione sulla fragilità dei princìpi morali, sulla vergogna e sui desideri proibiti che si celano in ognuno di noi.


Il dottor Eitan Green è una persona onesta e un ottimo medico, impegnato a salvare vite. 
Una notte, guidando la sua jeep a tutta velocità nel deserto, investe un uomo, un migrante africano. 
L’uomo è ferito mortalmente e il dottor Green, preso dal panico, fugge. 
Questa decisione cambierà la sua esistenza. 
Il giorno dopo, una donna bella, misteriosa e dalla pelle nera bussa alla porta della casa di Eitan e gli porge il portafoglio perduto nel luogo dell’incidente. 
La donna lo ricatterà, ma non chiedendo soldi. Lo condurrà invece in luoghi, reali e interiori, che il dottor Green non avrebbe mai immaginato di dover esplorare. 


E voi, avete acquistato qualcosa di recente?


domenica 14 giugno 2026

Recensione: I TRASFIGURATI di John Wyndham



Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1957, questo romanzo di fantascienza, ambientato in un mondo post-apocalittico, mostra quanto siano deleteri l'intolleranza, il fanatismo religioso, la paura del diverso, l'arroganza di chi crede di avere la verità in tasca, e quanto invece sia essenziale coltivare il rispetto dell'altro e il superamento di pregiudizi e discriminazioni.


I TRASFIGURATI
di John Wyndham



Beat Ed.
trad. H. Brinis
220 pp
David Strorm è un ragazzo di Waknuk, una comunità "ordinata, ossequiosa delle leggi, timorata di Dio, composta di qualche centinaio di proprietà disseminate intorno, alcune grandi, altre più piccole", ed è uno dei pochi villaggi sopravvissuti al disastro atomico che ha devastato la terra, dopo che Dio ha mandato la tribolazione sulla terra. 

Suo padre è il più ricco proprietario terriero del paese ed è una persona influente che amministra la legge temporale come magistrato e tiene il sermone in chiesa la domenica, spiegando con solennità e cipiglio severo cosa Dio vuole dagli uomini che lo temono, cosa è conforme al suo pensiero e cosa non lo è.
 
Sulle pareti di casa Strorm spiccano, come unico segno di decorazione, dei pannelli di legno su cui sono artisticamente incise citazioni prese dai Pentimenti, la bibbia dei sopravvissuti di Waknuk: «Solo l’immagine di Dio è Uomo», «Mantieni pura la Creazione del Signore ». 
Il pannello più grande pende dalla parete di fronte alla porta d’ingresso e ricorda a chiunque entri in casa: «Guardati dal Mutante!».

David è cresciuto, quindi, nella convinzione che solo gli esseri umani conformi alla santa Norma, all'immagine divina, siano giusti, meritevoli di vivere; chi invece si discosta e ha anomalie nel corpo è un mutante, una specie di mostro che non può assolutamente vivere nella comunità dei puri ma va allontanato, anche soppresso eventualmente.

Quando è solo un ragazzino fa amicizia con una bambina, Sophie, che però ha un pericoloso segreto che lei e i suoi spaventati genitori stanno bene attenti a non svelare: la dita dei piedi della bimba hanno sei dita.

E David lo sa...:

"...e se un bambino o una bambina non corrispondono in pieno, non sono umani, e questo significa che non possiedono l'anima. Non si tratta più, dunque, della vera immagine di Dio, ma di un'imitazione, e nelle imitazioni esiste sempre qualche errore. Soltanto Dio produce la perfezione. Anche se le Deviazioni possono apparire uguali a noi sotto molti aspetti, in realtà non possono essere davvero umane. Sono qualcosa di totalmente diverso."

In pratica la sua amica è... una deviazione, una mutante e come tale non merita di stare in mezzo a loro, perché la sua difformità fisica è la rappresentazione di una "malattia" spirituale, di una natura peccaminosa e da tenere lontana.

Ma David è affezionato alla bambina e decide di tenere quel segreto per sé, anche perché egli solidarizza con Sophie in quanto è consapevole di nascondere un segreto che lo riguarda personalmente...: il ragazzo stesso, infatti, è portatore di una mutazione in quanto ha capacità telepatiche, vale a dire sa comunicare a distanza, condividere "forme-pensieri con altri ragazzi come lui che vivono nel suo villaggio o in altri vicini, tra cui sua sorella Petra e sua cugina Rosalind.

Purtroppo, quando il segreto di Sophie viene scoperto, la ragazzina e la sua famiglia cercano di fuggire in tutta fretta ma qualcosa andrà storto...

Nel corso del tempo, David assiste a diverse situazioni che lo scioccano, lo portano a riflettere e a mettere in discussione le regole della sua comunità, e in questo processo di consapevolezza ha un ruolo importante suo zio Axel, che parla con franchezza al nipote per farlo ragionare, per instillare in lui il dubbio che quello che gli hanno insegnato, e che suo padre si affanna con rigore a predicare ogni domenica, non è mica l'unica verità possibile.

"...quale prova concreta abbiamo noi per decidere quale sia la vera immagine? (...) 
"...il fatto che moltissime persone dicano che una cosa è così non prova affatto che lo sia davvero. Ti sto dicendo che nessuno, ma proprio nessuno sa, realmente, quale sia la vera immagine. Tutti credono di saperlo… proprio come noi crediamo di saperlo".

"quella che rende uomo un uomo è la mente; non è una cosa, è una qualità, e le menti non hanno tutte lo stesso valore; sono migliori o peggiori, e migliori sono, più significato hanno."

Intanto, i legami tra i nove ragazzi aventi capacità telepatiche si rafforzano ed essi sono pronti a incoraggiarsi, consigliarsi, darsi man forte nei momenti di difficoltà, che arriveranno perché la loro presunta deviazione li porta a commettere involontari passi falsi che rischiano di smascherarli.

E cosa accadrebbe a ciascuno di loro se qualcuno a Waknuk sapesse che sono capaci di comunicare col pensiero?

David rischia molto e a convincerlo dell'urgenza di scappare, prima che accada l'inevitabile, è non solo la voglia di mettersi in salvo, ma anche la paura che accadano cose indicibili a Petra e a Rosalind, con cui è sbocciato un sentimento d'amore.

Il ragazzo si vede costretto a fuggire da Waknuk assieme a loro due e ad inoltrarsi nel mondo sconosciuto, nelle Terre Selvagge e nelle foreste delle Frontiere..., un viaggio pieno di insidie, trappole e incontri con creature particolari, che renderà sempre più evidente come pretendere che essere graditi a Dio implichi essere uguali in tutto, negando ogni diversità e considerandola una bestemmia, una grave impurità, condannando chi è differente e ritenendolo difettoso, sia una totale follia, oltre che una grande ingiustizia e una manifestazione di gretta presunzione.

Quale mondo è possibile costruire attraverso un modo di pensare così distruttivo, chiuso e ignorante?

Forse l'arroganza degli uomini va punita con una catastrofe affinché un nuovo mondo possa nascere dalle sue ceneri?

"La qualità essenziale della vita è vivere; la qualità essenziale del vivere è il cambiamento; il cambiamento significa evoluzione; e noi ne facciamo parte. La stasi, la più grande nemica del cambiamento, è nemica della vita, e perciò è la nostra più implacabile nemica."


Ho scoperto questo romanzo un po' per caso e, attratta dalla trama, ho deciso di leggerlo, restandone piacevolmente coinvolta, come spesso mi accade con quelle storie ambientate in un periodo o in un luogo lontani dai nostri, in cui s'è verificata un'evoluzione sociale deviata, tirannica, in cui a guidare le norme collettive è la fede cieca in una ideologia (in questo caso religiosa) che, presa dalla frenesia di imporre il proprio pensiero unico, mette da parte ogni forma di misericordia, amore, accoglienza.
La gente di Waknuk ha attraversato una catastrofe ed è sopravvissuta... ma non ha imparato nulla, se non ad alimentare atteggiamenti di odio, intolleranza, controllo degli altri, condanna e giudizio, disprezzo, insensibilità verso i più fragili.
Il dolore, le difficoltà, la paura della sofferenza e della morte non hanno insegnato nulla di buono a queste persone, ossessionate dal pensiero di essere tutti uguali perché solo così possono sentirsi sicuri di essere più simili al Creatore.

In questo libro l'Autore tocca temi quali il fondamentalismo e il fanatismo religiosi, la paura del diverso, l'ossessione per una presunta purezza e lo sforzo costante di conservarla, ma ci dice anche che i cambiamenti sociali sono inevitabili e, nel bene o nel male, non sarà la cocciutaggine o la cecità dell'Uomo a fermarli. 

Lo consiglio a quanti amano il genere. pur essendo una pubblicazione non proprio recente offre spunti di riflessione anche ai giorni nostri.
 
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