venerdì 7 agosto 2026

Recensione: BRAVEHEART - CUORE IMPAVIDO di Randall Wallace




Un uomo vive e lotta per la libertà della propria gente e del proprio Paese, e lo fa con coraggio, valore, forza fisica e soprattutto un grande cuore, sfidando i dominatori senza paura.


BRAVEHEART - CUORE IMPAVIDO
di Randall Wallace


252 pp
Siamo nel Medioevo, sul finire del XIII secolo e il re d'Inghilterra Edoardo I siede anche sul trono di Scozia.

Gli scozzesi non accettano il dominio di questo sovrano, che cerca di sottometterli con la violenza bruta, attraverso campagne militari spietate che mirano a reprimere ogni germe di ribellione e a cancellare l'identità nazionale del popolo scozzese.

In un clima teso come questo si inserisce la figura di William Wallace, che da ragazzino si vede massacrata la propria famiglia dagli inglesi; tirato su da parenti sacerdoti, il ragazzo diventa un uomo colto seppure molto legato alle tradizioni rurali della terra natia, la stessa che soffre per la presenza degli usurpatori inglesi.

Quando è un giovanotto assiste a una scena che risveglia in lui una forte rabbia verso il nemico: nel suo villaggio un giorno si sta festeggiando un matrimonio ma questo dolce evento viene rovinato da un feudatario inglese che pretende di imporre alla neo sposa lo "jus primae noctis", quindi di giacere con lei prima del legittimo marito.

È qualcosa che fa ribollire il sangue di tutti i presenti e, quando il giovane si ritrova egli stesso innamorato della bella Murron, decide di sposarla in gran segreto per eludere quella disposizione oscena e ingiusta.

Ma tale lieta unione non prosegue sotto positivi auspici e William, ancora a causa degli inglesi, perde anche la sua adorata moglie...

Fuori di sé dalla rabbia e dal dolore, l'uomo si dà alla ribellione e diventa il condottiero valoroso che guidò la propria gente a mandare via gli inglesi dal territorio.

In queste pagine - che in pratica ricalcano la sceneggiatura (scritta appunto da Randall Wallace) del celebre film di Mel Gibson, dove quest'ultimo interpreta proprio Wallace - leggiamo di battaglie, sconfitte, vittorie, tradimenti, re spietati, pretendenti al trono inetti e principesse coraggiose, e su tutti spicca questa figura realmente esistita e, al contempo, così eroica da sembrare leggendaria.

William emana vigore, audacia, nobiltà d'animo, lealtà ai propri valori, è sinceramente innamorato della Scozia e dell'idea di una Scozia libera dal dominatore inglese; per questa libertà Wallace è disposto a dedicare la propria vita e a sacrificarla.


Per me è stata una lettura piacevole, sia perché mi piace il film, sia per il periodo storico di riferimento; e poi amo gli Highlander scozzesi, anzi uno in particolare: Jamie Alexander Malcolm MacKenzie Fraser 😍

martedì 4 agosto 2026

Recensione: LUNGA È LA NOTTE di Anthony Flacco con Jerry Clark

 

Come ci si riappropria della propria dignità, del rispetto per sé stessi dopo aver vissuto accanto ad un mostro per giorni, mesi, anni? Come si può imparare a vivere dopo aver attraversato l'inferno?

Il giovane protagonista, narratore di fatti realmente accaduti, ci racconta com'è stato vivere e vedere agire un essere spietato e perverso e quanto è stato faticoso provare a costruire il proprio futuro nonostante certi incubi non possano mai essere scacciati del tutto.


LUNGA È LA NOTTE 
di Anthony Flacco con Jerry Clark



Ed. Piemme
trad. S. Puggioni
314 pp
Nel 1926 Sanford Clark ha tredici anni e vive in Canada, a Saskatoon con la sua famiglia.
È un ragazzino tranquillo, pacifico, buono, taciturno e schivo, la cui natura mite mal si adatta al contesto famigliare disfunzionale in cui sta crescendo, con sua madre tirannica, anaffettiva e aggressiva, che non manca di definire il figlio una nullità, e un padre debole, apatico, timoroso, una figura praticamente assente e soggetta alle bizze della moglie.
L'unico spiraglio di calore in quella casa fredda è costituita dalla sorella maggiore Jessie, che vuol bene a Sanford e potrebbe essere l'unica ad ergersi per difenderlo.

Nonostante, quindi, Sanford non sia un figlio "fastidioso", sua madre Winnie sembra sia giunta alla conclusione di volersi liberare di lui, mandandolo a Los Angeles con lo zio Stewart.

Gordon Steward Northcott è il fratello minore di Winnie e pare abbia bisogno di qualcuno che lo aiuti ad avviare e portare avanti un'attività di allevamento di polli in California, più precisamente nella località di Wineville.

Inizialmente, la madre e lo zio (che ha pochi anni più del nipote, diciannove) cercano di fargli credere che si tratterà di una sorta di vacanza divertente, in cui andrà in giro a conoscere posti nuovi, ma Sanford intuisce da subito che gli stanno mentendo.
Ogni sua (già di per sé debole) opposizione ottiene solo di fare arrabbiare Winnie, e non servono neppure le lamentele del padre di Sanford né il fatto che Jessie non condivida l'allontanamento del fratellino, per far cambiare idea alla madre.

E così, il ragazzino parte a testa bassa, accompagnato dalle ingannevoli parole materne: "Vedrai sarà un'avventura, andrai a scuola, ti divertirai...". 

Ma, come sospettato, la California non è la terra promessa, bensì solo un luogo solitario e ostile, dove il vero volto dello zio Stewart, attraente come un divo di Hollywood, rivela sin dal primo momento la sua natura deviata e spaventosa.

Stewart è un giovane dalla personalità violenta, è un egoista sadico e incapace di provare la benché minima empatia; nei confronti del nipote chiarisce subito il tipo di rapporto che si instaurerà tra loro: padrone-schiavo, superiore-subordinato.

Stewart usa la violenza fisica e psicologica per sottomettere Sanford, le umiliazioni sono all'ordine del giorno e il ragazzo impara ben presto che l'unica "arma" a sua disposizione per buscarle il meno possibile è rendersi invisibile: non rispondere, non guardarlo negli occhi, non alzare il capo, parla con un tono di voce chiaro ma mai alto o arrogante, assecondalo.
Vola basso, non girargli troppo intorno.
Sparisci e pensa a lavorare.

In realtà, nessun comportamento è davvero utile per tenere buono un depravato come Stewart, il quale non si fa alcun problema a fare del nipote il proprio schiavo... SOTTO QUALSIASI PUNTO DI VISTA.
E credo non sia difficile immaginare cosa intendo.

Gli abusi (di ogni genere) diventano il terrificante pane quotidiano per il povero ragazzino, il cui cuore e la cui mente si riempiono di sentimenti di angoscia, paura, dolore, rabbia, impotenza, vergogna (il più efficace dei "bavagli", capace di ricattare la vittima, tenendola sotto scacco e impedendole di ribellarsi), così come il corpo si riempie di cicatrici e segni prodotti dalla brutalità di un uomo senza scrupoli, senza morale, senza affetto, senza coscienza.

La scrittura asciutta di Flacco, nel suo essere semplice ed immediata, è altresì dolorosamente efficace nello sbattere in faccia al lettore la crudezza e la crudeltà dei fatti narrati, la depravazione e l'aberrazione che si consumano in quel maledetto pollaio. La consapevolezza che ciò che si sta leggendo sia sostanzialmente accaduto dà i brividi, mozza il respiro e fa venir voglia di chiudere il libro per uscire da quell'inferno e convincersi che non ci sia mai stato.

"Per un po', aveva nutrito la vaga speranza che un giorno sarebbe arrivato qualcuno e si sarebbe accorto di ciò che accadeva al ranch, ma non era successo niente di simile, non ancora dopo tutto quel tempo. Sanford non sapeva se il diavolo esistesse o meno, ma l'esperienza gli aveva insegnato che i demoni erano reali, e che quello che abitava lì aveva dalla sua una perversa fortuna".

Col passare del tempo, Sanford diventa sempre più bravo a capire come evitare di far arrabbiare lo zio, così da diminuire la dose di percosse e umiliazioni, ma la tristissima verità è che l'unica vera ragione per cui Stewart gli sta lontano, in certi periodi, è perché ha adescato e rapito un'altra vittima...

Il ranch diventa non solo l'inferno personale di Sanford Clark, ma anche di altri poveri innocenti che hanno la sfortuna di finire nelle mani di quel pervertito.

Avere a che fare - suo malgrado - con queste vittime come lui, rende la prigionia di Sanford peggiore, più sofferta, perché è costretto dallo zio ad essere suo complice!

Sanford è un'anima pura e lo è nonostante egli si senta sporco, contaminato, infettato dalla malvagità di quel parente maledetto, anzi potremmo dire che proprio i sensi di colpa e la vergogna ci fanno capire quanto sia innocente e vittima anch'egli.

"Il vero problema era la vergogna. La gente avrebbe saputo che per lui non esisteva perdono. E quel giudizio sarebbe stata la cosa più importante che si sarebbe lasciato dietro in questo mondo".

Il titolo del romanzo, in lingua originale, è "The road out the hell", il che mette in chiaro immediatamente che da quel regno di tenebre Sanford Clark è uscito.

In un mare di indifferenza cieca e crudele in cui il ragazzo rischia di annegare, si affaccia un salvagente, una speranza di essere salvato prima che sia troppo tardi (prima di venire ucciso? prima di diventare un mostro anche lui? prima di perdere definitivamente sé stesso e la propria anima?).

E quando l'inferno sarà ormai dietro quelle gracili spalle piene di ferite e sfregi, Sanford riuscirà a riabilitarsi, ad andare incontro al suo domani con una fiducia nuova?
Essendo lui sensibile, i demoni interiori lo seguiranno, la voce malefica di quello zio viscido continuerà a tormentarlo alimentando i sensi di colpa e la vergogna.
Solo la considerazione, il rispetto e l'amore di persone che credono in lui e gli vogliono bene potranno salvarlo.

Questo libro è sì un romanzo ma non narra eventi inventati (la presenza di dettagli puramente narrativi e quindi fittizi non inficia il racconto della verità) bensì ci presenta - e ciò ci viene detto nella prefazione e nell'introduzione - il contesto in cui furono consumati i crimini per cui fu arrestato e condannato Stewart Northocott. 
Sanford è colui che ci offre la prospettiva da cui guardare a questi atroci fatti e per lui ho provato pena, dispiacere, compassione, uniti alla speranza che l'esperienza vissuta non lo uccidesse del tutto dentro.
Perché è chiaro che una parte di Sanford Clark è stata brutalizzata e annientata dallo zio criminale, ma non la capacità di distinguere il bene dal male e di chiamare quest'ultimo col suo nome, anche quando sentiva di doverlo attribuire a sé stesso.

Non è una lettura facile, non è "da ombrellone", in quanto non è un thriller o un horror - che, per quanto spaventosi, sai che sono inventati - ma è infinitamente più pauroso e angosciante perché tutto ciò è accaduto veramente, e leggerlo fa male.
Anche io come lettrice mi sono sentita trascinata in un incubo, nello stesso girone infernale in cui Sanford ha trascorso i due anni peggiori della propria esistenza, e ho respirato una boccata d'aria pulita nell'accompagnarlo fuori da quel ranch che, grazie a Dio, non è riuscito a tenerlo prigioniero per sempre.

Consigliato a chi cerca storie di true crime; se ricordate e avete apprezzato Changeling, il film diretto da Clint Eastwood e con Angelina Jolie nel ruolo della protagonista, beh, questo libro è ad esso collegato.


Qualche foto da Wikipedia...

Sanford Clark (1913-1991)




ranch a Wineville





Foto segnaletica di Northcott del 19 settembre 1928




domenica 2 agosto 2026

Recensione: IL CANTO DI VEGA di Silvia Bardesono

 

Un romanzo ricco di intensità che esplora i temi della memoria, della spiritualità, della rinascita, con protagoniste femminili resilienti ed empatiche.



IL CANTO DI VEGA
di Silvia Bardesono



Pedrini Ed.
274 pp
Sara è una ragazza con una figlia (Bibi) ancora molto piccola; non ha mai conosciuto i propri genitori biologici ed è stata cresciuta da una coppia di genitori adottivi.
Nel corso della sua giovane vita ha affrontato molte difficoltà, abbandono, solitudine e si è spesso "persa", ma da quando è diventata madre sta cercando di dare una direzione più equilibrata alla propria vita.
Attualmente si tiene impegnata in lavori socialmente utili e sta facendo volontariato in una Residenza per Anziani, dedicando il proprio tempo nel leggere libri per i "nonnini" e ascoltarli mentre raccontano le proprie storie.
In particolare, è molto affezionata ad Agnese, una donna in stato vegetativo.

Un giorno decide di cominciare per lei la lettura di un romanzo, il cui autore è un indiano di nome  Vikram Singh.

Inizia quindi a leggere e, assieme a lei e ad Agnese, anche il lettore viene trasportato in un altro tempo e in un altro luogo, incontrando Mary Doyle e Vikram Singh - irlandese lei, indiano lui - che si innamorano pur tra non pochi impedimenti.

Sara racconta ad Agnese e a noi come l'amore tra i due protagonisti fosse clandestino, vissuto tra il timore di essere scoperti dai parenti di lei (lo zio Ed e suo figlio John, presso cui la giovane vive e Vikram lavora) e un'inarrestabile passione che li lega inesorabilmente.

Il loro legame è ostacolato dai pregiudizi (razziali, sociali) della famiglia di Mary verso Vikram e dalla ossessione e possessività che il cugino John nutre per la ragazza, che - unito all'odio e al disprezzo per quello straniero pezzente - lo porta a commettere atti di feroce violenza fisica e psicologica verso l'oggetto del proprio incontenibile astio.

La storia nella storia narrata nel romanzo letto da Sara racconta, quindi, di umiliazioni, cattiverie, vendette e conflitti vs un sentimento puro che vorrebbe solo poter essere vissuto liberamente.

La lettura del romanzo appassiona non solo Sara ma evidentemente anche la povera Agnese, da sempre muta e immobile in quel letto d'ospedale.
Eppure, a un certo punto, nel corso di questi incontri, qualcosa scatta nell'anziana, che non soltanto sembra comprendere ciò che ascolta, ma si agita come se ne fosse personalmente colpita e come se volesse parlare a Sara.

Quest'ultima capisce che qualcosa non torna e che dev'esserci un motivo se la storia d'amore dei protagonisti del romanzo ha tanto coinvolto Agnese, così decide di indagare sul passato della vecchina e scopre che esso è costellato da sofferenze, abusi, abbandoni, ingiustizie...

Sara empatizza facilmente con la sua dolce ed anziana amica perché anch'ella ha alle spalle un background fatti di traumi, lotte interiori, errori e, ad oggi, disperati tentativi di proteggere sua figlia e tenerla con sé, avendo sempre il fiato sul collo da parte degli assistenti sociali.

Proprio quando inizia a raccogliere le prime informazioni su Agnese, un losco individuo fa la sua comparsa minacciando Sara e avvertendola di non impicciarsi in nulla che riguardi Agnese...

Intanto, mentre in Italia accade questo a Sara ed Agnese, lontano, in Nuova Zelanda, ad Oamaru, vive una donna di nome Vega.

Vega è scappata dall’inferno per ricominciare una nuova vita ed è riuscita a trovare pace, serenità ed equilibrio grazie al sostegno di Roimata, una saggia guaritrice Maori, che l'ha aiutata a riconciliarsi con sé stessa e con ciò che ha vissuto e sofferto prima di arrivare lì.

“Il passato è la possibilità di perdonare e pacificare” (...) “il futuro è la possibilità di creare. Sarai tanto più libera di creare il futuro che desideri quanto più avrai fatto pace con il tuo passato”.
 Roimata insegna, con pazienza e determinazione, alla sua allieva che per guarire dentro deve compiere un viaggio, imparare ad affrontare i propri demoni, fare pace con sé stessa e con il proprio vissuto, lasciarsi alle spalle l'arido deserto che ha attraversato e trovare sollievo nel dolore avvicinandosi ad altri esseri umani, a loro volta bisognosi di condividere le proprie storie, i tormenti, le lacrime, le speranze.

"Preserva la tua anima, ascoltati, scrivi la storia della gente... è un compito importate figlia mia, non pensare ad altro dolore, liberati attraverso le storie. Non vivere per te stessa  ma per il mondo, e guarirai”.

E Vega infatti è conosciuta ad Oamaru come colei che ascolta le storie e le confidenze altrui per trasformarle in parole e queste in lettere, in messaggi da inviare ogni volta a uno specifico destinatario.

"Mi chiamo Vega e scrivo lettere. Intreccio storie come il luppolo selvatico lega i boschi, unisco  frammenti di vita con ponti di parole. Al mattino, quando siedo al banco di legno giù al porto, di fronte all'oceano, mi metto in ascolto delle persone che una dopo l’altra mi siedono accanto, ma non solo. Ascolto il vento e ascolto il mare."

Vega è serena, vive ogni giorno con la giusta prospettiva, consapevole di ciò che fa e della bellezza di ciò che la circonda, che sia la natura, gli animali o le persone intorno a lei.

Fino al giorno in cui questo tanto agognato equilibrio viene interrotto dall’arrivo di alcune lettere dal Vecchio Mondo, che sono rivolte a lei in persona e che riaprono ferite mai del tutto rimarginate, squarciando il velo che Vega aveva posto sul suo passato.

Accanto a sé, a sostenerla e accompagnarla in questa ennesima sfida personale, che la mette davanti a ciò che ha vissuto e che le ha fatto del male e alla possibilità di farsi nuovamente toccare (e sconvolgere?) da quel passato doloroso c'è non solo la cara Roimata, ma anche un uomo, tanto complicato quanto sfuggente, eppure di giorno in giorno sempre più importante per Vega: il capitano Frank Powers.

Tra i due nasce una sintonia, un legame che prima è amicizia e poi sembra virare verso qualcos'altro.
Vega vorrebbe non farsi travolgere dall'amore, evitare di perdere il controllo ma la parte di sé più femminile e passionale rivendica il proprio spazio...

La narrazione scorre, dunque, su un doppio binario, che vede da una parte Sara, il romanzo di Vikram ed Agnese, e dall'altra Vega, che è fuggita da un travagliato passato, costruendosi un presente altrove, ma portandosi dietro profonde cicatrici e tante domande senza risposta.

Attraverso questi due filoni l'autrice ha imbastito una trama ricca di intensità e temi importanti, che hanno a che fare con la ricerca dell'identità, con il potere della memoria e del racconto di sé, il perdono, il viaggio che ciascuno deve intraprendere per conoscere sé stesso, per guardare in faccia i propri demoni e maturare il coraggio di rinascere, accettando di convivere con le proprie ombre senza che questo impedisca di trovare la pace e la libertà interiore.

La lettura di questo romanzo è stata densa di emozioni, in quanto contrassegnata da profondità emotiva e un'elevata introspezione; la narrazione è in prima persona, ha un tono intimo, a volte poetico e sempre molto riflessivo, ho trovato la scrittura molto matura e ho apprezzato tanto la sensibilità dell'autrice nel tratteggiare personaggi aventi spessore umano e psicologico, nello scavare nei loro sentimenti e stati d'animo, cogliendone le diverse sfumature emotive e caratteriali, e questo vale tanto per 
i principali quanto per i secondari, perché ciascuno è complesso a modo suo e di essi "vediamo" le vulnerabilità, le virtù e i vizi, la forza interiore e il  desiderio di riscatto.
I dialoghi sono realistici, efficaci e contribuiscono a definire i personaggi, nonché i rapporti tra loro.

Il mio parere su questo romanzo è assolutamente positivo: è profondo, interessante nella trama, nella sua costruzione e nella scelta dei temi narrativi, per cui non posso che consigliarlo.

martedì 28 luglio 2026

Recensione: LA FERROVIA SOTTERRANEA di Colson Whitehead



L'avventuroso e sofferto viaggio di una giovane nera, schiava, determinata a lottare per conquistare la libertà da un destino disumano che altri, nel loro delirio di onnipotenza e suprematismo bianco, hanno deciso per lei e la sua gente.



LA FERROVIA SOTTERRANEA
di Colson Whitehead

Big Sur
trad. M.Testa
376 pp
Nella prima metà dell'Ottocento, in una piantagione di cotone della Georgia della famiglia Randall, vive la giovane schiava nera Cora; sua madre Mabel l'ha abbandonata quand'era una bambina, in cerca della libertà, e di lei si sono perse le tracce, tanto che neppure il famigerato e tenace "cacciatore di schiavi", Ridgeway, è mai riuscito ad acchiapparla.

La famiglia di Cora è schiava da tre generazioni e la ragazza è rassegnata al proprio spietato destino: una come lei potrebbe mai sperare altro?

Ma in quella piantagione c'è un giovane che le offre una speranza concreta, seppur pericolosa: fuggire per spezzare le catene della schiavitù.
Il ragazzo si chiama Caesar ed è lui a suggerirle di scappare insieme verso Nord, verso la libertà, avendo sentito che c'è una misteriosa ferrovia creata apposta per dare una mano ai neri fuggiaschi.

Ed è così che prende inizio il travagliato viaggio di Cora, che la porta ad attraversare diversi stati americani: Carolina del Sud, Carolina del Nord, Tennessee e Indiana, incontrando ad ogni tappa orrori e crudeltà vecchie e nuove. 

La loro fuga attiva immediatamente i Randall e chiunque si imbatta in quei due neri scaltri e minacciosi sa che essi vanno fermamente ripresi e riportati dai loro padroni; tra coloro che danno una feroce e tenace caccia a Cora c'è il già menzionato Ridgeway, famoso e temuto cacciatore di schiavi: per lui catturare la ribelle negra è una vera e propria missione, che raggiunge livelli di ossessività, in quanto la fuga irrisolta di Mabel è  l'unica "macchia" nel suo curriculum e di certo non vuole che ad essa si aggiunga quella della figlia.
Trovarla è quindi, per lui, una questione personale, ne va della sua reputazione.

Cora si serve, seppur con reticenza e timore, della ferrovia sotterranea e assieme a Ceaser arrivano in Carolina del Sud, dove trovano nuove identità, un alloggio, cibo e lavoro.
Purtroppo, anche se apparentemente i neri paiono godere di maggiore libertà, i due fuggiaschi scoprono che anche lì avvengono cose raccapriccianti ai danni della propria gente...

Si spostano quindi nella Carolina del Nord, ma lì la situazione è pure peggiore e Cora è costretta, per sopravvivere, a nascondersi nella soffitta del capostazione, ma - un po' come accadde ad Anna Frank e ad altri innocenti vittimi dei tradimento di sporchi delatori che denunciavano la presenza di ebrei ai nazisti - così succede anche alla protagonista, che però non demorde e non smette di combattere con le unghie e con i denti per non soccombere al suo nemico per antonomasia, Ridgeway, che non smette di darle la caccia.

Il viaggio di Cora non è solo di natura fisica ma ancor più mentale ed umano perché ad ogni "stazione" ella acquisisce sempre maggiori consapevolezze, più sicurezza e forza interiore per andare con coraggio verso la libertà; impara a leggere, si mostra padrona del proprio corpo (che non appartiene a nessun altro che a lei), "si permette il lusso" di sognare un mondo e un futuro meno cupi, vivrà anche l'emozione di essere corteggiata e di innamorarsi...

Riuscirà a vedere "la luce in fondo al tunnel" e a conquistare la salvezza?
Lei intanto prosegue con fiducia il suo percorso, guardando dal finestrino dei "treni fantasmi" su cui sale il vero volto dell'America, un Paese che attende di gettarsi dietro le spalle il razzismo, il segregazionismo, l'imperialismo e il suprematismo bianco, con tutto il carico di ingiustizie e disumanità che si portano dietro.


Muovendosi tra storia e realismo magico, Whitehead inventa questa ferrovia sotterranea per parlarci in modo concreto dei sacrifici e dell'impegno profuso dagli abolizionisti che aiutavano gli schiavi nella loro fuga.
Cora è una protagonista cui ci si affeziona e si soffre con lei, quasi sentendo l'ansia e le paure  vissute durante i vari spostamenti e nell'incontro con svariati personaggi, la maggior parte dei quali non certo affidabili; Cora ha fatto esperienza, sin da piccola, di cosa voglia dire essere abbandonati, sentirsi soli, e cresce su diffidente, poco propensa a fidarsi (ad es, lo è pure con Ceasar, inizialmente) e mossa da un gran senso pratico, che la spinge ad agire con grinta e con una forza randagia quando si vede minacciata.

L'autore sa come coinvolgere emotivamente il lettore senza mai far leva sul pietismo o sulla compassione, bensì "semplicemente" raccontando le atrocità e le torture più aberranti proprie della schiavitù  attraverso frasi asciutte, essenziali, con un racconto "nudo e crudo", il che rende ogni ingiustizia ancor meno sopportabile proprio perché presentata come un dato di fatto scontato, quasi banale nel suo essere consueto.

A me è piaciuto davvero molto, mi ha scatenato tanti pensieri ed emozioni, come sempre mi capita con temi di ingiustizia e disuguaglianza sociale, e non posso che consigliarvelo. Ho iniziato anche la serie tv.

Citazioni

"Se volete capire cosa è veramente questa nazione, dico sempre, dovete viaggiare in treno. Guardate fuori dal finestrino mentre sfrecciate e scoprirete il vero volto dell'America."

“Il mondo può anche essere cattivo, ma le persone non devono esserlo per forza, possono rifiutarsi.”

“Il padrone diceva che l'unica cosa più pericolosa di un negro con la pistola è un negro con un libro in mano.”

domenica 26 luglio 2026

Recensione: NELLA CASA DEI SEGRETI di Freida McFadden

 
Dopo l'avventurosa esperienza vissuta in Una di famiglia, Millie Calloway viene assunta da un'altra coppia benestante, in cui sembrano esserci quelle dinamiche relazionali tossiche che lei è intenzionata a individuare e "risolvere".
Anche in questa casa si ritroverà davanti a cumuli di bugie e segreti, che potrebbero intrappolarla e metterla nei guai.


NELLA CASA DEI SEGRETI
di Freida McFadden



Newton Compton Ed.
trad. E.Motta
288 pp
Millie è di nuovo senza lavoro e trovarne uno il prima possibile è l'obiettivo principale del momento.
Con Enzo (il giardiniere conosciuto lavorando presso i Winchester) è finita, nonostante l'amore, la passione, il feeling e la comune visione di aiutare donne vittime di violenza domestica.
Per ragioni famigliari, Enzo è stato costretto a tornare in Italia e semplicemente... non si è fatto più né vedere né sentire.

Pur dispiaciuta e ferita, Millie ha cercato di andare avanti ed attualmente ha una relazione con l'avvocato Brock Cunningham; questi è molto innamorato, desidera costruire un legame solido con la fidanzata e non fa che chiederle di lasciare il quartieraccio (South Bronx, N.Y.) in cui vive per andare a convivere con lui nel suo appartamento che affaccia sul Central Park.

Ma il cuore di Millie non è ancora pronto ad aprirsi senza riserve a un nuovo amore e la ragazza si limita a procrastinare, a rimandare il momento in cui si deciderà a dare una svolta alla relazione con Brock.

A salvarla momentaneamente dall'imbarazzo interviene una proposta di lavoro: Douglas Garrick, un ricco specialista nel settore delle tecnologie, desidera assumerla per tenere in ordine lo splendido attico con vista sulla città e per preparare invitanti pasti in una modernissima cucina. 

Considerando che l'appartamento sembra già pulito, c'è in realtà poco da sgobbare e una sola condizione da osservare: Mille non deve interagire in nessun modo con Wendy, la moglie di Douglas, che è malata, risiede nella camera degli ospiti e non può essere disturbata perché la sua salute è davvero precaria. 

Come spesso accade, dire ad una persona curiosa di non fare qualcosa, è un invito a disobbedire e Millie, infatti, è attratta dalla porta della camera della signora Garrick: perché non esce mai da lì? Di cosa soffre? Ma soprattutto...: perché spesso sente dei sinistri rumori provenire dalla sua stanza, quando in essa c'è Douglas?
Si tratta realmente di un isolamento voluto dalla donna o è il marito a obbligarla a starsene rinchiusa tra quattro mura? E se così fosse..., perché mai lo farebbe? Gelosia? Possesso? Sadismo?

Insomma, le perplessità sono molte e, anche se Millie dice di accettare tale condizione, è chiaro che  qualcosa non va in quella casa e che non è tutto oro ciò che luccica.

Altrimenti perché sente Wendy piangere? E come mai, in quelle sporadiche volte in cui le capita di intravederla attraverso la porta appena aperta, nota dei lividi sul viso? 
Per non parlare delle strane macchie di sangue sulle sue camicie da notte, ritrovate quando fa il bucato!

Chi è davvero il suo capo, Douglas Garrick, quell'uomo distinto, fascinoso, dai modi affabili e cortesi? E cosa significa quel pericoloso luccichio negli occhi che a Millie sfugge e che appare quando l'uomo percepisce che la sua dipendente gli disobbedisce?
Il dubbio che in quell'attico lussuoso si consumi da tempo una violenza verso una donna indifesa comincia ad insinuarsi nella testa di Millie, che non ha mai dimenticato la propria "missione" di liberare donne maltrattate dalle grinfie dei loro aguzzini.

Da quando lavora per Douglas, inoltre, stanno accadendo fatti strani, che non sa a cosa attribuire.
Vero è che lei vive in una zona ad alto tasso di criminalità e che ha più di una ragione per non sentirsi sempre al sicuro quando attraversa il quartiere per dirigersi nel proprio appartamentino, ma negli ultimi tempi la sensazione di pericolo si è acuita: il suo sesto senso le manda messaggi di allerta ed ella sente che qualcuno la segue, l'osserva da lontano, la controlla...

Perché e chi potrebbe essere? Uno sconosciuto maniaco? Un vicino di casa pervertito? Douglas stesso?

Mentre le domande si moltiplicano e così pure la preoccupazione di Brock (che vorrebbe toglierla dal Bronx), Millie è sempre più insicura su tanti fronti: non sa che fare con il fidanzato, il quale ha diritto di conoscere i suoi precedenti penali; non sa in che modo intervenire per aiutare eventualmente Wendy senza dover affrontare esplicitamente Garrick.
E poi quella Mazda nera che la segue ovunque vada: chi si nasconde dietro i suoi vetri scuri?

La svolta arriva quando Wendy si decide a confidarsi con Millie, chiedendole aiuto per scappare dal marito violento; il piano di fuga sembra andare in porto, ma Douglas rintraccia la moglie e la riporta a casa, con tutte le conseguenze negative che ne derivano per Wendy.

La capacità di sopportare percosse e soprusi sta per terminare anche per questa donna remissiva; l'unica che può aiutarla a gestire di petto la situazione è lei, Millie Calloway.

Ma ciò che accadrà, dal momento in cui Millie aiuterà concretamente Wendy a reagire a Douglas, non è esattamente ciò che la ragazza immaginava e per lei avrà inizio una situazione inaspettata e assurda.


Come in "Una di famiglia", anche in questo thriller la narrazione di Millie si interrompe per lasciare spazio alla voce di Wendy, così scopriamo chi è questa donna e come si colloca rispetto al marito e alla stessa Millie.

Il racconto del suo punto di vista ci ricorda come ogni casa e ogni matrimonio abbiano i propri segreti e che, per coloro che guardano dal di fuori, non è affatto semplice sapere la verità, tutto ciò che davvero accade e che caratterizza quella specifica coppia.

Tra menzogne, piani diabolici, tradimenti e false testimonianze, Millie dovrà stare attenta a non pagare il prezzo della propria generosità, ma fortunatamente avrà accanto a sé, nel momento giusto, l'unica persona in grado di darle una mano a togliersi dai guai seri.

È un romanzo dalla storia appassionante, ben costruita, con i giusti colpi di scena a metà narrazione e anche verso la fine; il ritmo è più lento all'inizio ma vengono comunque gettati dei semini per tener sveglia la curiosità del lettore, che viene ripagato con un finale intrigante.

Mi piace il tono dato alla narrazione perché Millie ha quel pizzico di autoironia che la rende una narratrice simpatica, con le sue insicurezze, perplessità, ma che non si tira indietro quando c'è da aiutare qualcuno in difficoltà. 

Anche per questo libro ci starebbe bene un film tv, di quelli che ti fanno passare una serata piacevole con un cestino di popcorn in mano.

Consigliato, in vacanza può costituire una buona compagnia.

martedì 21 luglio 2026

Recensione: IL SEGRETO DEL FUOCO (Night School #5) di C.J. Daugherty

 

Nell'ultimo capitolo della serie, Allie Sheridan e gli altri membri della Night School si uniscono per neutralizzare, limitando più danni possibili, la minaccia costituita dal loro nemico storico, ossessionato dalla ragazza e affamato di potere.


IL SEGRETO DEL FUOCO
(Night School #4) 
di C.J. Daugherty


Newton Compton Ed.
trad. M.Cerato
350 pp
Il precedente libro della serie è terminato con una situazione pericolosa per Allie e la Night School, che ha provocato spiacevoli conseguenze, tra cui la tragica morte di Lucinda Meldrum, leader storica della Cimmeria Academy e nonna di Allie, e il sequestro di Carter West, compagno di scuola ed ex ragazzo della giovane Sheridan.

Nathaniel si è aggiudicato un bel vantaggio ed è intenzionato a sfidare nuovamente la Night School, in particolare Allie, per ottenere il pieno potere sugli organi segreti che stanno dietro ala scuola e non solo, e che sono infiltrati in ambiti ben più importanti, tra cui quello politico.

La preside della Cimmeria, Isabelle (sorellastra di Nathaniel) sa di dover prendere decisioni complicate, al fine di salvare la Cimmeria, tenere al sicuro gli studenti e, soprattutto, liberare Carter e riportarlo a scuola.

Purtroppo il nemico è fin troppo scaltro, furbo, intelligente, sa come prevedere le loro mosse e cerca in tutti i modi di manipolare Allie, giocando sui suoi sentimenti per Carter.

La ragazza è disperata all'idea che il suo Carter (ormai le è chiaro: ne è ancora innamorata, il che la mette di fronte alla necessità di essere onesta con Sylvain) sia nelle mani di un sadico come Nathaniel e il suo unico pensiero è andare a liberarlo; per farlo, c'è bisogno che Isabelle, Raij e chiunque abbia poteri decisionali, metta a punto un piano solido per raggiungere quest'obiettivo, insieme a quello di fermare Nathaniel perché non crei ulteriori danni.
 
E come questi aveva inserito una talpa nell'istituto per passargli informazioni e poter attaccare a sorpresa, così Allie intuisce che è necessario trovare un anello debole tra coloro che lavorano per il nemico; lo trovano in una guarda di sicurezza che evidentemente non apprezza affatto l'operato del suo datore di lavoro.
E se riuscissero a persuaderlo a passare dalla loro parte?

Ad unirsi a loro, abbandonando Nathaniel, è anche un'altra persona, importante per Allie: suo fratello maggiore Christopher, che per diversi anni è stato un fedele segugio dell'uomo.

Adesso sembra rinsavito ed è tornato alla Cimmeria: ci si può fidare di lui o è anch'egli l'ennesima spia?

Gli allenamenti per i ragazzi della Night School si fano sempre più duri, affinché gli studenti sappiano non solo come difendersi ma anche come attaccare per colpire il nemico e i suoi scagnozzi.

Del resto, è chiaro che, se dovessero essere attaccati, lo scontro sarebbe feroce, spietato, all'ultimo sangue e, anche se finora la Cimmeria ha perso qualche battaglia, la guerra è ancora aperta e tutto si deciderà nello scontro finale.

Ma a che genere di epilogo si vuole arrivare?

Allison, Isabelle e il resto della scuola devono decidere se conviene accettare le sfide e le pesanti richieste di Nathaniel (che hanno sempre a che fare con Allie e col desiderio di tormentarla e metterla in difficoltà) e rispondervi a muso duro (col rischio che vi siano altre conseguenze drammatiche), o se forse non sarebbe meglio giocare d'astuzia e convincere il nemico che ha già vinto e che loro sono disposti ad andare incontro alle sue richieste.

Nel mentre, i "piccoli problemi di cuore" di Allie si avviano verso la soluzione, per quanto sofferta e non priva di sensi di colpa: se lei è innamorata di Carter, non è giusto tenere sospeso Sylvain, né tanto meno ingannarlo...


L'epilogo della serie ha un ritmo dinamico, vivace, costellato di scontri, trappole, missioni notturne per bloccare l'avversario e ottenere i risultati sperati, che mirano alla salvezza della Cimmeria Academy e, più di tutto, alla tranquillità di tutti i suoi membri.
La protagonista e i suoi amici sono teenager e vivono, giustamente, le dinamiche amicali e amorose tipiche dell'età ma, quando si tratta delle attività segrete della Night School, diventano improvvisamente "adulti", maturi, forti fisicamente e psicologicamente per affrontare anche il rischio di restare feriti, rapiti, uccisi negli scontri con i nemici.
Quest'ultimo aspetto è ammissibile, per quanto mi riguarda, solo perché ovviamente è un romanzo (😅) ma io avrei tenuto un attimino conto del fatto che non sia realistico pensare che dei genitori lascino i figli in una scuola costantemente sotto minaccia e in cui essi non rischiano semplicemente una bocciatura ma la propria incolumità (😳).

Ho iniziato questa serie tredici anni orsono, l'avevo messa in stand-by, mi mancavano gli ultimi due volumi e ho deciso di chiuderla; nel complesso, la lettura di ogni singolo romanzo è stata carina e piacevole, nonostante non sia il genere che solitamente prediligo, anche perché i personaggi principali sono decisamente troppo giovani per vivere dinamiche che mi coinvolgano al 100%.




La serie Night School è così composta:

1. Night School. Il segreto del bosco
2. Il segreto della notte
3. Il segreto dell'alba
4. Il segreto del silenzio

domenica 19 luglio 2026

LIBRI LETTI NELLA PRIMA METÀ DEL 2026

 

Metà anno è trascorso e, come di consueto, tiro le somme delle mie letture da gennaio a giugno.





NARRATIVA CONTEMPORANEA

Ragazzini e donne fragili ma resilienti, donne ossessionate dallo shopping, custodi di segreti e di amori osteggiati, famiglie rovinate da crimini efferati o messi di fronte a dilemmi etici complessi, donne sole e incapaci di abbandonarsi alla felicità, comunità isolate e chiuse al mondo esterno, cittadine rurali apparentemente idilliache ma che nascondono del marcio, storie di madri e figli...: la prima parte di questo viaggio letterario è stata densa di emozioni e ho incontrato uomini, donne, teenager impegnati ognuno con la propria battaglia personale e con le proprie paure, e su tutti ho sicuramente amato 


LINK
...per la capacità dell'autrice di narrare la brutalità e la ferocia cui può giungere l'essere umano - quando è divorato dai pregiudizi e dal fanatismo più ottuso - con cruda poesia.



LINK

... perché è un romanzo profondo e intimo, 
delicato senza mai essere melenso, 
capace di trasmettere una forte
 componente drammatica con molta sensibilità.




Totale libri letti: 19.


THRILLER/NOIR/GIALLO


Segreti, omicidi, serial killer, famiglie dalle storie e dai legami poco limpidi, matrimoni in crisi, bugie, adolescenti allo sbando, innocenti in carcere ingiustamente...: i romanzi di questa categoria che ho apprezzato di più sono stati


LINK
Crime dalla trama appassionante, 
un'atmosfera ricca di tensione 
e con una coppia investigativa formidabile.


LINK


In questo romanzo vale il detto 
"nulla è come sembra": tutti mentono 
e non ti puoi fidare di nessuno, 
nemmeno di chi dice di amarti.



Un country noir appassionante, 
ambientato in una Georgia rurale
resa cupa e violenta dalla presenza 
di criminali senza scrupoli; ritmo incalzante, 
molti momenti d'azione.


Totale libri letti: 9. 




ROMANZO STORICO

Omicidi e giochi di potere nella Firenze rinascimentale, famiglie scampate a stento all'atroce destino dei lager nazisti, una donna pagana che decide di seguire il Dio degli ebrei; sono stata in mezzo a una battaglia all'epoca dell'Impero Romano, ho "accompagnato" Gesù di Nazareth nei primi passi mossi nella propria missione sulla terra.

LINK

Romanzo storico cristiano 
incentrato sulla figura 
di Gesù di Nazareth 
nel primo anno di ministero pubblico.



La storia vera di una bambina 
e della sua famiglia belga, 
di origine ebraica, 
miracolosamente scampate 
ai campi di concentramento.


Totale libri letti: 5.




FANTASY/PARANORMAL



Società distopiche in cui non è concessa alcuna anomalia o imperfezione, uomini che viaggiano nel
tempo, regni fantastici la cui serenità è messa in pericolo da creature malvagie, l'ultimo capitolo di una saga famigliare dai contorni gotici e neri.

Sono stata soddisfatta per aver terminato la saga di Blackwater.

Totale libri letti: 5.


BIOGRAFIA/MEMOIR: 3.

YOUNG ADULT/ROMANCE: 2.



Totale libri letti da gennaio a giugno: 43.

venerdì 17 luglio 2026

Recensione: UN GATTO A TRE TESTE di Vincenzo Zonno

 Visionario, strano, surreale, grottesco: "Un gatto a tre teste" non è semplicemente un romanzo, ma un viaggio tumultuoso e trascinante in una dimensione che va oltre la percezione razionale della realtà,  coinvolgendo la parte più profonda dell'essere umano, la più inquieta e vulnerabile.



UN GATTO A TRE TESTE
di Vincenzo Zonno



Tracce e Ombre
196 pp

Ci sono libri di cui sai perfettamente, già mentre li stai ancora leggendo, cosa dirai/scriverai quando ne condividerai il contenuto; libri con trame di immediata comprensione, con personaggi rientranti in tipologie ben precise, luoghi e tempi definiti, e che appartengono a specifici generi letterari.

E poi ci sono i libri come questo di Vincenzo Zonno.

"Un gatto a tre teste" sfugge alle etichette da marmellata, agli schemi precostituiti in cui è possibile incasellare comodamente un qualsiasi romanzo contemporaneo, e sin dal primo momento promette di trascinare il lettore in una dimensione alternativa alla realtà comunemente percepita con i sensi e interpretata razionalmente, e che, nel suo sembrare assurda e folle, contiene in sé qualcosa di profondamente umano, di intimo, perché sbatte in faccia - a volte senza delicatezza, altre quasi con poesia - la frammentarietà e la complessità dell'essere umano, il peso che spesso costituisce vivere e farlo portandosi dietro ricordi, di frequente dolorosi, che restano indelebili nella coscienza (o al di sotto di essa) e che possono influenzare il corso della vita.

Conosciamo il protagonista senza nome di questo romanzo mentre vive una condizione di incoscienza, uno stato di confusione, in cui, nonostante il disorientamento, percepisce comunque di trovarsi in una situazione straniante... causata da cosa, da quale evento?

Rispondere a questa domanda è fondamentale e il protagonista decide di ripercorrere il proprio passato, che non lo lascia in pace, per andare all'origine del proprio malessere interiore e da questo momento inizia un viaggio simile a un sogno, reso frenetico, variopinto ma anche inquietante da tutta una gamma di personaggi bizzarri e vicende altrettanto surreali.

Il lettore viene scaraventato in una dimensione indeterminata e inafferrabile, dove realtà ed irrealtà si frappongono, si mescolano dando vita a paesaggi e luoghi enigmatici, a personaggi stravaganti, a scene e frammenti di vita che paiono caotici pur avendo il loro senso e perché.

Incontriamo il caro amico Beppe, che va a recuperarlo quando si smarrisce, o il malavitoso Aimal, crudele e per questo affascinante, un vecchio che pela patate, una ragazza (Petra) presa da un delirio artistico che la induce a mettere in atto una performance folle e mistica insieme, ricca di simbolismo, c'è Anastasija, "un minuscolo brandello di felicità, (...) perché la felicità è sempre qualcuno"..., e in ogni personaggio incrociato, in ogni stranezza percepita come vera, il protagonista è narratore e spettatore insieme, perché vive ma allo stesso tempo si osserva vivere, come se uscisse da sé stesso e guardasse ogni cosa e l'umanità gravitargli intorno.

Osservarsi come se fosse un'altra persona lo conduce verso l'atroce consapevolezza dei propri errori, del proprio dolore, delle proprie perdite, in un continuo alternarsi tra contemplazione e un travolgente vortice di emozioni e sensazioni che lasciano il protagonista - ma anche il lettore - stordito, come in trance.
 
"Stavo transitando all'inferno, tutto il male che un uomo può custodire è poca cosa di fronte al dolore che può provocare il nulla".

Questo romanzo, quindi, procede di capitolo in capitolo in un susseguirsi di continue rievocazioni visionarie, dove gli uomini, le donne, gli animali, i luoghi, gli eventi... fanno da teatro al malessere dell'attore-protagonista, che sente di custodire in sé qualcosa di sbagliato, di incerto, che fa paura, per sconfiggere la quale egli ricorre all'esperienza del dolore.

Cosa fa la nostra mente quando è di fronte all'autodistruzione della propria esistenza?
Crea un'altra storia, altre vite alternative.

"Non avevo mai vissuto davvero, ero sempre stato una comparsa nelle vicende assurde di qualcun altro.
Qualche volta avevo interpretato delle parti importanti, ma non ero mai stato il protagonista. No, avevo bisogno di vivere nella mia vicenda, con il ruolo più importante. E me l'ero creata."

"Nulla è davvero importante nella vita, tranne la vita stessa e a volte è proprio la capacità di capire ogni cosa che ci impedisce di vivere, trasformandoci da uomini illuminati a imperfetti idioti."

Siamo davanti a un libro davvero particolare, per stile, linguaggio, trama (o "non trama", se vogliamo), che si sviluppa attorno a un modo di narrare che imita il flusso di coscienza, ricco di immagini e simbolismi, con passaggi volutamente ambigui, dove ogni parola suggerisce livelli di significato che vanno oltre ciò che sembra, dove tutto è amplificato o distorto, dove la logica e il raziocinio vengono sospesi per lasciare spazio al turbinio emotivo, alle sensazioni, agli stati interiori, dove non c'è una definizione di tempo o spazio ma anzi si è al di fuori di essi.

Va da sé che non ci possa essere una trama lineare ma piuttosto una sequenza di eventi che sembrano frammenti di sogni (o incubi), in cui è difficile distinguere tra visioni oniriche e realtà, in cui nulla è vero ma al contempo lo è perché lo sono le percezioni, i pensieri, le emozioni.

Predomina una sensazione di straniamento, che se da una parte fa sentire confusi, dall'altra regala occhi nuovi con cui guardare e interpretare fatti e personaggi, scorgendone i lati oscuri, le anomalie, le fragilità, la violenza e la dolcezza, l'odio e l'amore, l'illuminazione e il mistero, la luce e il buio.

Il libro di Vincenzo Zonno (che ringrazio per il dono di una copia) va letto lentamente, senza fretta e distrazioni, e io mi sento di consigliarlo in special modo a chi privilegia letture "cerebrali", complesse strutturalmente, non scontate, per certi versi misteriose, sospese, visionarie, apparentemente illogiche e che puntano più a destabilizzare e creare domande che a fornire necessariamente risposte rassicuranti.

mercoledì 15 luglio 2026

Recensione: ARTHUR RIMBAUD. UN POETA MALEDETTO di Francesco Guadalupi



In questa biografia, dal taglio scorrevole come un romanzo, l'autore racconta la vita turbolenta, geniale e purtroppo breve del poeta maledetto per antonomasia, Arthur Rimbaud, enfant prodige, simbolo di genio e sregolatezza. 



ARTHUR RIMBAUD. UN POETA MALEDETTO
di Francesco Guadalupi


110 pp
È la mattina del 20 ottobre 1854 quando nella città di Charleville, in Francia, nasce Arthur Rimbaud.

Secondo di cinque figli, Arthur viene cresciuto ed educato dalla madre, Madame Rimbaud, sottoposto ad "una severa educazione a base di ceffoni, digiuno e punizioni corporali, e la domenica erano costretti a leggere la Bibbia".

Sin da ragazzino la personalità sovversiva, turbolenta e ribelle, il carattere anticonformista e l’aperto disprezzo per il lavoro e la società, non tardano ad emergere, accompagnati da una "strabiliante precocità (...), fervida immaginazione".

Già tra i banchi di scuola Arthur rivela la propria anima agitata e contraria a ogni regola e convenzione sociale, scrivendo temi che lasciano sbigottiti gli insegnanti, uno dei quali dirà:

«Definitelo intelligente quanto volete, ma farà una brutta fine. C’è qualcosa che non mi piace nei suoi occhi, nel suo sorriso… vi dico che finirà male».

Scrisse poesie dai 15 ai 19 anni anni, denigrando il perbenismo del suo paese natale, sfidando le istituzioni, attaccando la religione e la morale, scappò più volte di casa e intrecciò una relazione scandalosa col poeta Verlaine; ha scardinato i canoni formali della poesia e ha viaggiato - il più delle volte vagabondato - per mezza Europa (Verlaine lo definì "l'uomo dalle suole di vento"), ha lavorato come operaio, scaricatore di porto, insegnante di francese, si è arruolato nell'esercito per poi disertare, è stato responsabile in una ditta di costruzione, commerciante, contrabbandiere, mendicante...

Insomma, un uomo che ha vissuto mille vite, fatto le più disparate esperienze, si è messo nei guai più di una volta, ha commesso azioni deplorevoli quand'era molto giovane, si è alcolizzato e drogato..., insomma non si è fatto mancare nulla, ma su tutto, ciò che lascia un po' sconcertati è la decisione piuttosto precoce di abbandonare la poesia per cambiare vita.

Eppure, nonostante abbia smesso di scrivere troppo presto a dispetto del proprio grande talento, è stato e resta una Leggenda, un emblema e un punto di riferimento per intellettuali ed artisti ribelli. 

Nei suoi scritti ci sono "l’insofferenza, la pena, l’angoscia, lo spasimo dell’impossibile", la ricerca sfrenata della libertà assoluta; egli è stato il "poeta maledetto che non ebbe paura di scendere giù per tutti i gironi dell’inferno psicologico moderno per pescarvi il segreto di una bellezza inusitata e folgorante".

Questa biografia è stata davvero molto interessante perché caratterizzata da una piacevole fluidità, una prosa rapida e incalzante, una narrazione che non perde mai slancio ma che si sviluppa come un romanzo, restando tutto il tempo avvincente e raccontandoci a tutto tondo la vita di questo "poeta veggente", esponente rivoluzionario del Simbolismo.
Io conoscevo pochissimo Rimbaud e sono contenta di aver colmato, anche solo un po', questa lacuna.


Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,
Pizzicato dal grano, a calpestare l'erba minuta:
Sognatore, ne sentirò la freschezza ai piedi.
Lascerò che il vento mi bagni la testa nuda.

Non parlerò, non penserò a niente:
Ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
E andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
Nella Natura, – felice come con una donna.

(Sensazione)

giovedì 9 luglio 2026

Recensione: BAMBINI NEL TEMPO di Ian McEwan



La felice vita famigliare di Stephen Lewis viene sconvolta da un tragico evento: la sua bambina di tre anni, un giorno, viene rapita.
Il vuoto doloroso lasciato da tale assurda ed inspiegabile assenza paralizza i genitori, che reagiscono diversamente allo strazio della scomparsa della piccola.
Ritornare a vivere normalmente sarà un obiettivo davvero molto difficile da raggiungere ma il seme della speranza è capace di germogliare anche in luoghi desolati e solitari.




BAMBINI NEL TEMPO 
di Ian McEwan 



Einaudi
trad. S. Basso
254 pp
Stephen Lewis è uno scrittore di libri per bambini; sposato con Julie, musicista classica; vivono felicemente a Londra con la figlioletta di tre anni Kate.

In un giorno come tanti, Stephen si reca al supermarket insieme alla bimba, non immaginando che di lì a poco quel giorno resterà per sempre fissato nella memoria sua e di sua moglie; mentre è alla cassa per pagare, sicuro e tranquillo con Kate vicinissima a lui, la piccola... scompare.

Questione di attimi, di secondi.
Il tempo di porre la spesa sul nastro e di pagarla... e puof! Kate non c'è più.

Volatilizzata nel nulla.
Nessuno si è accorto di niente, nessuno ha visto una persona prendere e portar via la bimba, né si è udito gridare o piangere o alcunché.

Disperazione, senso di impotenza, dolore, paura, smarrimento, rabbia...: dov'è la mia bambina?? E com'è potuto succedere che la smarrissi (=me la portassero via) da sotto il naso nell'arco di una manciata di minuti?

Stephen e Julie si trovano a stringersi affranti nella disperata speranza che la bambina venga ritrovata, che si abbia almeno una pista da seguire per cercare di rintracciarla, di capire cosa possa essere successo e per colpa di chi.
Ma niente.
Passano ore, giorni, settimane..., anni.
L'incubo di ogni genitore diviene per la coppia pane quotidiano. 
Ed è un pane avvelenato, intriso di sofferenza, di un tormento che non lascia scampo in nessun momento della giornata, di un dolore che mozza il respiro e toglie ogni voglia di vivere.
L'unica ragione per continuare ad andare avanti è il pensiero che Kate venga loro restituita, che torni a casa dai suoi genitori che l'amano e l'aspettano.

Ed è così che la situazione precipita; mentre Stephen continua a cercare sua figlia in tutte le bimbe che incrocia e prova a tornare a una vita normale, sua moglie si chiude nel proprio dolore e il loro legame ne risente. Si allontanano e la distanza tra i coniugi si fa sempre più grande...

"Non c'era più spazio per la collera, né apertura al dialogo. Si muovevano entrambi come in un pantano, senza la forza necessaria a confrontarsi. D'un tratto, il loro dolore divenne separato, personale, incomunicabile. Ciascuno prese la propria strada, lui con i suoi elenchi e il quotidiano arrancare, lei su quella poltrona, persa nel suo intenso, privatissimo dolore. Ormai non esisteva più alcun conforto reciproco, alcun contatto, non un gesto d'amore. L'antica intimità, il consolidato assioma in base al quale loro due stavano dalla stessa parte, non valeva più. Rimanevano avvinghiati al loro smarrimento e taciti rancori cominciarono a crescere."

Stephen non abbandona il mondo della scrittura e il suo migliore amico Charlie Darke (che è in politica) lo coinvolge nella commissione governativa sull'infanzia affinché contribuisca alla stesura di un libro riguardante l'educazione dell'infanzia; Stephen viene anche ospitato da Charlie e da sua moglie Thelma e il lettore ha modo di entrare nel privato di questa coppia e di vederne i problemi sia tra i coniugi che personali (psicologici) di Charlie.

La lettura di questo romanzo per me non è stata semplicissima ed immediata perché l'autore inserisce diverse sottotrame (riguardanti ad es. i genitori di Stephen, Charlie e sua moglie) e lo fa in un modo che mi ha fatta sentire spesso confusa, con la conseguenza di distrarmi e abbassare il mio livello di attenzione e di interesse per ciò che leggevo.

La parte relativa alla scomparsa di Kate, al dopo e quindi all'angoscia vissuta dai genitori, alla loro disperazione, alla solitudine, alla distanza emotiva e fisica che si crea nella coppia generando fratture sempre più profonde, mi ha coinvolta emotivamente ed è descritta magistralmente; ma questa parte narrativa è circondata da altre dinamiche che o non ho trovato interessanti (ad esempio tutta la parte relativa al coinvolgimento di Stephen nella commissione governativa) o ho trovato "scollegati", poco chiari, come le sequenze dedicate ai genitori di Stephen e a dei particolari concernenti il passato, in special modo il momento in cui lo stesso Stephen è stato concepito.

Vengono narrati degli episodi sibillini - per così dire - in cui sembra che il protagonista abbia delle "visioni" sui propri genitori da giovani e che riesca a vedere se stesso bambino mentre osserva il padre e la madre.

Insomma, è una trama non complessa nei contenuti in sé quanto, a mio avviso, nella sua costruzione perché non sempre è lineare, in certi frangenti è quasi visionaria, mistica, ma qualunque sia la situazione raccontata si evince quanto sia centrale l'essere/il ritornare bambini, che si tratti di Stephen rispetto al dramma della scomparsa di Kate e all'inevitabile senso di smarrimento e fragilità, ai genitori ("visti" prima che lo divenissero), al manuale sull'educazione (che istituzionalizza l'infanzia, ignorandone l'innocenza, la spontaneità) o di Charlie coi suoi problemi di regressione.

Concludendo: non sono riuscita ad entrare in sintonia con questo romanzo, l'ho proseguito a fatica ma riconosco che c'è qualcosa di particolare, di magnetico, nella scrittura di McEwan, e ho apprezzato molto l'aspetto psicologico, la sua capacità di farci sentire la precarietà e vulnerabilità dell'esistenza umana, regalandoci nelle battute finali un filo di speranza e rinascita cui aggrapparci.

McEwan è McEwan ed è uno scrittore di spessore, per cui evidentemente il limite incontrato nella lettura di questo libro è da attribuire unicamente a me.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...