venerdì 30 agosto 2019

DODICI ROSE A SETTEMBRE di Maurizio De Giovanni - dal 13 settembre in libreria




Il 13 settembre arriva in libreria il nuovo romanzo di Maurizio De Giovanni, con una nuova detective: Mina Settembre. L'assistente sociale che indaga nei Quartieri Spagnoli di Napoli affronterà il misterioso Assassino delle Rose.


DODICI ROSE A SETTEMBRE

Sellerio Editore
288 pp
14 €
Dal 13 SETTEMBRE 


«Mi chiamo Flor, ho undici anni, e sono qui perché penso che mio padre ammazzerà mia madre».

Gelsomina Settembre detta Mina, assistente sociale di un consultorio sottofinanziato nei Quartieri Spagnoli di Napoli, è costretta a occuparsi di casi senza giustizia.
La affiancano alcuni tipi caratteristici con cui forma un improvvisato, e un po’ buffo, gruppo di intervento in ambienti dominati da regole diverse dall’ordine ufficiale. Domenico Gammardella «chiamami Mimmo», bello come Robert Redford, con un fascino del tutto involontario e una buona volontà spesso frustrata; «Rudy» Trapanese, il portiere dello stabile che si sente irresistibile e quando parla sembra rivolgersi con lo sguardo solo alle belle forme di Mina; e, più di lato, il magistrato De Carolis, antipatico presuntuoso ma quello che alla fine prova a conciliare le leggi con la giustizia.
Vengono trascinati in due corse contro il tempo più o meno parallele. Ma di una sola di esse sono consapevoli. Mentre Mina, a cui non mancano i problemi personali, si dedica a una rischiosa avventura per salvare due vite, un vendicatore, che segue uno schema incomprensibile, stringe intorno a lei una spirale di sangue. La causa è qualcosa di sepolto nel passato remoto.
Il magistrato De Carolis deve capire tutto prima che arrivi l’ultima delle dodici rose rosse che, un giorno dopo l’altro, uno sconosciuto invia.
Mina Settembre e gli altri sono figure che Maurizio de Giovanni ha già messo alla prova in un paio di racconti. In Dodici rose a Settembre compaiono per la prima volta in un romanzo. Sono maschere farsesche sullo sfondo chiassoso di una città amara e stanca di tragedie.
Un mondo di fatica del vivere che de Giovanni riesce a far immaginare, oltre all’intreccio delle storie, già solo con il linguaggio parlato dai vari personaggi di ogni strato sociale: ironico, idiomatico, paradossale, immaginoso.

giovedì 29 agosto 2019

Recensione: POMODORI VERDI FRITTI al Caffè di Whistle Stop di Fannie Flagg



Fannie Flagg ci invita, con la schiettezza e la dolce ironia che la contraddistinguono, a sederci al bancone di un caffè di una cittadina sconosciuta dell’Alabama, e, mentre ci concediamo (seppur soltanto col pensiero!) colazioni sostanziose e barbecue deliziosi, proviamo a chiudere gli occhi e lasciamoci trasportare nell’America degli Anni Trenta: conosceremo persone indimenticabili.


POMODORI VERDI FRITTI al Caffè di Whistle Stop 
di Fannie Flagg


Nell’inverno 1985 la signora Evelyn Couch, in visita dalla suocera (ospite di una casa di riposo) conosce un’anziana, anch’ella ricoverata nel medesimo istituto: Virginia Threagoode,  detta Ninny, 86enne vispa e allegra che, con la sua positività, la sua serena fede in Dio e i suoi racconti di fatti accaduti più di quarant’anni prima, cambierà la sua vita.
In meglio.
Sì perché Evelyn è una dolce e mite signora tra i 45 e i 50 anni che sta vivendo un periodo di frustrazione, depressione e tristezza; il suo cruccio maggiore è costituito dal peso: è decisamente in carne e questa consapevolezza la fa star male, la fa sentire brutta e inadeguata, ma allo stesso tempo non riesce a smettere di mangiare alimenti zuccherini e calorici.
Anzi, diciamo pure che sono il suo rifugio contro l’insoddisfazione e l’infelicità.
Quando fa conoscenza con Ninny, scopre che alla vecchina piace chiacchierare di tutto e di più e così, tra una chiacchiera e l’altra e tra un biscottino e una coca, le due donne imparano a conoscersi e a volersi bene.

Ninny ha una memoria di ferro (beh, giusto con qualche “svista” dovuta all’età) e quando si tratta di raccontare episodi che hanno coinvolto lei o le persone con le quali ha trascorso gran parte dell’esistenza, gli occhi le brillano e parte a parlare diIdgie Threagoode, di Ruth Jamison, del loro amato Caffè e di tutti quegli aneddoti che hanno fatto un po’ la storia di Whistle Stop.

E il lettore, insieme ad una stupita e interessata Evelyn, si siede anch’egli ad ascoltare questi racconti di un’America che sembra davvero tanto lontana, di questa località pacifica e conosciuta, a quel tempo, per lo scalo ferroviario, delle vicende dei Threagoode, del rapporto tra la comunità dei bianchi e quella dei neri, e della difficile integrazione di questi ultimi.
Contemporaneamente - e in sintonia - con la narrazione degli Anni ’80 ad opera di Virginia, seguiamo quella degli Anni ‘30 e oltre, attraverso i bollettini settimanali di Whistle Stop, con cui veniamo aggiornati dalla signora Weems di tutte le novità che accadono via via in paese, belle e brutte.

Il filone principale ruota attorno proprio alla famiglia Threagoode, in particolare attorno a Idgie, che sin da ragazzina ha mostrato un temperamento ribelle, un carattere deciso, mascolino, una personalità granitica dietro cui si nascondono un cuore di panna, una generosità spontanea e una capacità d’amare senza limiti.
È solo una ragazzetta secca e cocciuta quando si innamora di una sua coetanea, la bella e dolce Ruth, ma crescendo questo sentimento deve fare i conti con la realtà, e cioè che Ruth si fidanza con un certo Frank, e nonostante la ragazza ricambi l’amore di Idgie, sposa l’uomo e cerca in tutti i modi di essere una moglie buona e devota; eppure nel corso della lettura, ci rendiamo conto di come a un certo punto le due donne si siano ritrovate a vivere insieme, gestendo (a partire dal 1929) il famoso e frequentato Caffè di Whistle Stop.
Come mai Ruth è tornata da Idgie e le due vivono insieme? Cosa è accaduto al marito di Ruth, Frank, un giovanotto tanto bello quanto arrogante e dalla condotta non proprio integerrima?

Il Caffè di Idgie e Ruth è un posticino accogliente in cui si respirano odorini invitanti e si mangiano piatti ottimi per pochi spiccioli, è un punto di ritrovo per gli abitanti della cittadina, neri compresi.

Sono anni in cui la gente di colore non ha diritti, viene sfacciatamente trattata con disprezzo dalla maggior parte dei bianchi (soprattutto quelli benestanti) e non può liberamente frequentare i luoghi in cui ci sono loro; la stessa Idgie si ritrova a dover affrontare a muso duro alcuni uomini tracotanti e razzisti che pretendono che lei non dia cibo ai neri.
Ma ovviamente Idgie Threagoode non solo dà da mangiare a chi vuole, ma lo dona pure gratis a chi ne ha bisogno: ed infatti, per il Caffè passeranno, negli anni, persone di tutti i tipi, come il buon Smokey, e chiunque riceverà un piatto caldo dalle due proprietarie.

Attorno a questa coppia straordinaria e singolare ruotano altri personaggi, e di volta in volta la Flagg ci introduce con discrezione nelle loro vite, nei loro problemi quotidiani, così che incontriamo i tipi umani più diversi e improbabili: stravaganti sognatori, banditi dal cuore d’oro (che tolgono al Governo per dare ai poveri, in perfetto stile Robin Hood), pastori battisti pieni di ardore, vittime della Grande Depressione, ragazzini che riescono ad essere dei vincenti nonostante una disabilità, uomini di colore alle prese con le ingiustizie e gli insulti da parte di bianchi boriosi che si credono superiori.
E c’è anche un omicidio, che verrà “risolto” venticinque anni dopo in un modo bizzarro ma che soddisfa il lettore perché questo spiacevole episodio coinvolge le due donne, la temeraria e pratica Idgie e la riservata Ruth, e la tenacia che dimostrano in questo caso e, in generale, nello sconfiggere le avversità , ci colpiscono e ci spingono a fare il tifo per loro.

La stessa ascoltatrice Evelyn viene rapita dalle vicende della coppia, e questo le reca un gran bene: lei, una donna fragile, sensibile, che ha sempre vissuto nell’ombra, senza ambizioni e passioni, con una scarsa autostima (che con ben poco viene demolita del tutto), attraverso il racconto di tutte le traversie che hanno affrontato le due donne, unito alla preziosa amicizia con la sua ineguagliabile narratrice - Ninny - riesce, inaspettatamente, ad acquistare la fiducia e la forza necessarie per guardarsi dentro, per imparare ad amarsi e a superare, nel modo giusto, i propri limiti.

E anche questo romanzo di Fannie Flagg (come già IN PIEDI SULL’ARCOBALENO) mi ha conquistata, per le vicende umane in esso narrate, in cui emergono le mille e complicate sfaccettature proprie dell’animo umano, le pieghe più imprevedibili che può prendere la vita e che ci spingono di volta in volta ad attrezzarci per sostenerle (sovente, tra queste pagine, la fede in Dio è un’àncora imprescindibile per  andare incontro alla tempesta); incontriamo personaggi memorabili, caratterizzati in maniera accattivante, e si arriva all’ultima pagina travolti da tante emozioni, ci si commuove e si prova una grande malinconia a dover lasciare Whistle Stop, a rimirarne ciò che ne resta, e quasi scappa un sospiro di nostalgia perché sarebbe stato bello essere lì, in quegli anni, a conoscere la straordinaria e testarda Idgie, la cara Ruth e tutti gli altri cittadini di questo paesino che riflette un’epoca che non c’è più, ma che è bella da ricordare e da immaginare.

Mi è piaciuta l’evoluzione del personaggio di Evelyn, che trae forza dai racconti di avvenimenti accaduti ad altre donne come lei, e da cui impara a vivere con maggiore serenità, autostima e forza interiore.

Ho apprezzato il senso dell’umorismo dell’Autrice, la sua spontaneità - riflessa nelle sue storie e nei suoi protagonisti -, anche nel trattare argomenti delicati e, relativamente ai tempi cui ci si riferisce, “scomodi”, che si tratti di omosessualità, della discriminazione razziale, del ruolo della donna nella società.
È un romanzo al femminile e, per certi versi, femminista, ma lo è senza forzature, senza accenni polemici, bensì attraverso ritratti di donne forti, comuni e straordinarie insieme, piene di amore da donare e pronte a combattere per la propria felicità.
Leggere questo romanzo è un tuffo nel passato, in grado di divertire, intenerire e intrattenerci amabilmente come se davvero fossimo seduti al tavolino di un bar con una simpatica amica, a parlare di persone che, pur non avendo conosciuto personalmente, dai racconti prendono vita, divenendo familiari.

martedì 27 agosto 2019

Recensione: TRE PIANI di Eshkol Nevo



Tre storie differenti, tre gruppi di persone che abitano in tre diversi piani di un palazzo a Tel Aviv,  si conoscono, si incrociano per pochi attimi ma le loro esistenze scorrono parallelamente le une alle altre, chiuse dietro le porte dei loro appartamenti, a consumare tradimenti, a crogiolarsi nella propria solitudine, nel proprio dolore... e chissà, anche a sognare giorni migliori.


TRE PIANI 
di Eshkol Nevo


Ed. Neri Pozza
trad. O. Bannet e R. Scardi
253 pp
17 euro
"non si può mai sapere cosa succede dietro una porta blindata."

Siamo in Israele, nei pressi di Tel Aviv, in una tranquilla palazzina borghese di tre piani,  dove regnano la pace assoluta e l'ordine più perfetto.
Ma, come non di rado accade, è tutta apparenza.
Eh già, perché in realtà, dietro quelle porte blindate, la vita non è così perfettina e serena come sembra.

Conosciamo, nel corso dei tre capitoli, le persone che vivono ad ogni piano, a cominciare dalla coppia che abita al primo: Arnon e Ayelet, genitori di due bimbe, Ofri e Yaeli; se la piccola è la cocca di mamma, la prima è la cocca di papà.
Ofri è una bimba buona, taciturna, un po' con la testa fra le nuvole, con pochi amici, timida, e questo suo modo di essere chiuso ed eccessivamente mite pare irritare esageratamente la madre, una donna pratica, intelligente, sveglia, schietta (è avvocato), che alla prima occasione non manca di usare espressioni di scherno e parole pungenti verso la figlia maggiore, come se a malapena la sopportasse.
Arnon conosce questo difficile rapporto madre-figlia e, notando come la sensibile Ofri ne soffra, cerca di darle quelle attenzioni, quella tenerezza e quell'affetto di cui sua moglie è avara.

Quando la coppia ha esigenza di prendersi del tempo per sè, ha preso l'abitudine di portare Ofri dai vicini, una coppia anziana di origine tedesca e in pensione.
Ruth e Hermann sono persone educate e gentili, amano i bambini (hanno dei nipoti) e sono ben felici di fare da baby-sitter alla dolce Ofri e prendersi cura di lei.

Tutto sembra procedere piuttosto bene, fino a quando non accadono due fatti che danno uno scossone alla tranquilla esistenza borghese della coppia.
Un giorno Hermann - il caro e buon Hermann, il quale tiene Ofri sulle ginocchia e le chiede un bacino ogni volta che la vede -, che da un po' ha cominciato a mostrare i primi sintomi dell’Alzheimer (la ragazzina lo definisce "guasto", parlandone con i genitori) «rapisce» Ofri per un pomeriggio, gettando tutti nel panico e scatenando una furia incontenibile in Arnon, che matura la convinzione che dietro quel gesto, in apparenza dettato dalla malattia, si celi ben altro.
E se le attenzioni dell'anziano tedesco nascondessero qualcosa di torbido? Come si è comportato con Ofri in quelle ore in cui sono "scomparsi" e sono rimasti soli?
È una coincidenza che dopo quel maledetto pomeriggio, la piccola Ofri si sia chiusa in un preoccupante silenzio e in una serie di comportamenti strani?

Il secondo avvenimento che turba e mette in crisi l'impulsivo Arnon è costituito dalla presenza di una donna che, in poco tempo, stuzzica le fantasie dell'uomo e tutti quegli istinti e desideri repressi che, in un periodo di pressioni e stress, emergono senza freni...

Al secondo piano c'è Hani, giovane madre di due bambini e moglie di Assaf, costantemente all’estero per lavoro; la donna combatte la sua personale e silenziosa battaglia contro la solitudine e lo spettro della follia e ne seguiamo le elucubrazioni e le vicissitudini facendo i conti proprio con questa sua personalità fragile e complicata.
Sua madre è ricoverata in un ospedale psichiatrico e il pensiero che il seme della pazzia sia presente anche in lei la terrorizza.
A insinuarle dubbi sulla propria salute mentale interviene improvvisamente l'arrivo di una persona inaspettata: Eviatar, il cognato che non vede da dieci anni, bussa alla sua porta e le chiede di aiutarlo a nascondersi da creditori e malintenzionati con cui è finito nei guai e ai quali deve molti soldi.
Hani sa che i due fratelli si detestano e non hanno rapporti, eppure non esita a ospitarlo, aiutandolo, ma in verità è un modo per aiutare se stessa a non impazzire.
Hani vede in Eviatar ciò che vorrebbe ci fosse in Assaf: il cognato la comprende senza bisogno di troppe parole, è affettuoso coi nipoti, e soprattutto c'è qualcosa in lui che lo rende desiderabile, seducente...
Eppure, dopo che lui se n'è andato, il dubbio che l'arrivo di Eviatar sia frutto della propria immaginazione e dei desideri del suo Io, l'assale...
Come fare per toglierselo e chiarire a se stessa di non essere matta, ben sapendo che non è impossibile che lei abbia delle allucinazioni, a cominciare da quella dei barbagianni appollaiati sull'albero fuori dalla finestra di casa, che la guardano e le parlano...?

Terzo piano: Devora è una donna di sessant'anni, giudice in pensione e da poco vedova dell'amato marito Michael (anch'egli ex-giudice).
La scomparsa del coniuge, con cui ha condiviso una vita, gioie e dolori, soddisfazioni e amarezze, è troppo grande da sopportare, così, per non crollare del tutto sotto il peso della solitudine, ha un'idea: continuare a parlare con lui, e per farlo si serve di una vecchia segreteria telefonica appartenutagli. Nel racconto di ciò che pensa e fa durante il giorno, di come occupa la quotidianità, così piatta e priva di grosse novità, inevitabilmente Devora fa anche dei salti indietro nel tempo, così sappiamo che la coppia ha un figlio, Adar, con cui però ha smesso di avere relazioni quando questi era molto giovane.
Adar ha mostrato sin da piccolo una propensione alla ribellione e all'insofferenza alle regole, e questa inclinazione ha trovato, come è  facile immaginare, una netta opposizione da parte dei genitori, che per mestiere erano abituati a "valutare indizi e prove", a emettere sentenze e condanne, a dare giudizi, a punire, e questo modo di fare l'hanno portato anche tra le mura di casa, schiacciando il loro unico figlio col peso di un'educazione morale rigida, inflessibile, per quanto senza dubbio onesta e integerrima.
Questo rigore intransigente si manifesta in modo evidente quando Adar commette un'azione scellerata e si ribella con foga a questi genitori che non lo sostengono, ma anzi lo condannano senza mezzi termini, fino ad arrivare ad una rottura definitiva con loro.
Per non lasciarsi sopraffare dai ricordi, una mattina Devora esce di casa e, per una serie di circostanze, conosce un uomo suo coetaneo, Avner, il quale risveglia in lei pensieri e desideri che credeva fossero morti con Michael; inoltre, quest'uomo misterioso e sicuro di sè sembra conoscere piccoli particolari di lei e, a un certo punto, le fa una richiesta singolare...

Tutte e tre le storie hanno in comune il modo in cui l'Autore ha scelto che arrivassero a noi: sotto forma di confidenze, come degli sfoghi intimi, privati che i tre narratori (e principali protagonisti delle vicende) decidono di raccontare a una persona in particolare: Arnon, infatti, si sta sfogando con un amico scrittore, che lui sa essere molto comprensivo e con cui è in confidenza; Hani scrive una lunga lettera ad una cara amica con cui ha sempre avuto un legame fortissimo e con cui si sente libera di essere se stessa, senza inibizioni e timori; di Devora abbiamo già detto che si rivolge al marito defunto, registrando la propria voce su una segreteria telefonica.

I tre sentono il bisogno di raccontarsi e confidarsi con un interlocutore che non li giudichi, non li condanni; attraverso queste narrazioni libere e prive di interferenze, i tre protagonisti (un po' come se fossero distesi su un lettino dallo psicanalista) possono essere loro stessi, senza paura, ma solo con il sincero desiderio di "capirci qualcosa in più" di quello che hanno vissuto o che stanno vivendo, di quello che sono e pensano.
Per non impazzire.
Per non lasciarsi fagocitare dalla solitudine.
Per guardarsi dall'esterno e comprendersi.

Del resto,

"... se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia. Se non c’è uno cosí, a cui svelare segreti, con cui sciorinare ricordi e consolarsi, allora si parla con la segreteria telefonica (...). L’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare disperati nel buio, nell’atrio, in cerca del pulsante della luce".

Eshkol Nevo ha preso in prestito i tre fondamentali concetti della psicoanalisi (le tre diverse istanze della personalità secondo Sigmund Freud: Es, Io, Super-Io) per addentrarsi nel nocciolo delle relazioni umane, entrando oltre quelle porte blindate per scoprire cosa si nasconde dietro di esse, e descrivendo la vita di tre famiglie, con le loro singole storie, i bisogni inconfessati, la paura di sbagliare e di non meritare l'amore dell'altro, il desiderio di essere amati, la seduzione del tradimento, il sospetto nei confronti di chi non conosciamo, il timore di lasciarsi andare.

"...al primo piano risiedono tutte le nostre pulsioni e istinti, l’Es. Al piano di mezzo abita l’Io, che cerca di conciliare i nostri desideri e la realtà. E al piano piú alto, il terzo, abita sua altezza il Super-Io, che ci richiama all’ordine con severità e ci impone di tenere conto dell’effetto delle nostre azioni sulla società."

"Tre piani" mi ha convinta per tanti aspetti: anzitutto lo stile, che è molto scorrevole, piacevolissimo, sa essere profondo, introspettivo pur conservando le sfumature di una leggera ironia; per le tematiche, che sono di quelle che, in un modo o in un altro, riguardano tutti noi (rapporti di coppia, rapporto genitori-figli, l'importanza data alla famiglia, alle regole morali...), e per come è strutturato: leggere ogni vicenda personale e famigliare è come entrare in tre cerchi separati che però, seppur di sfuggita e in un modo apparentemente insignificante, per qualche secondo si intersecano; dalla palazzina al singolo piano, dal piano all'appartamento, e una volta dentro casa, sbirciamo in cucina, in camera da letto, ovunque ci porti la voce narrante.
Eppure non mi sono sentita una "ladra", un'intrusa, perché in fondo le paure, le pulsioni, i timori, i pensieri inconfessabili e di cui ci si vergogna, i desideri ecc, di questo piccolo angolo di mondo sono comuni a tanti di noi, a prescindere dalle latitudini, dalla cultura, dall'età, dalla professione.
Mi è piaciuta la scelta che ogni racconto sia una "confessione" personale, perché così a chi parla/scrive di sé è data facoltà di andare "a ruota libera", avendo scelto come destinatario delle proprie confidenze qualcuno che non emetterà sentenze spicce e superficiali, ma che se ne starà buono semplicemente ad ascoltare.
Perché spesso è di questo che abbiamo urgente bisogno: di qualcuno che ci presti un po' d'attenzione e un paio di orecchie.

Non ultimo, ho apprezzato il fatto che non necessariamente per i protagonisti ci sia una soluzione certa ai loro problemi, anzi aleggia un'atmosfera volutamente "sospesa", quasi di mistero, che avvolge le tre storie, come se quei cerchi non si chiudessero mai davvero e il lettore fosse libero di immaginarne la fine.
Stranamente, questa vaghezza non mi ha infastidito, al contrario, l'ho trovata stimolante. 

domenica 25 agosto 2019

Recensione: DIARIO SEMITRAGICO DI UN CASALINGO DISPERATO di Ariel



È possibile fare delle proprie piccole “tragedie” quotidiane un punto di forza per non cedere alla disperazione e, magari, trasformarle in un’occasione per trovare la propria strada e il proprio posto nel mondo? È ciò che succede al casalingo, aspirante scrittore, di questo romanzo.


DIARIO SEMITRAGICO DI UN CASALINGO DISPERATO 
di Ariel



106 pp
Max ha 35 anni, è sposato con la bellissima Katia, hanno due bambini, Lorenzo e Matteo, che in casa sono chiamati Attila e Nerone per il loro essere pestiferi e combinaguai.
Purtroppo Max è attualmente disoccupato e a incrementare il suo senso di disagio si aggiunge il fatto che a portare i soldi in casa è Katia, la quale a un certo punto, per motivi di lavoro, viene mandata in trasferta su un’isola sperduta nel Pacifico; dovrà mancare per otto lunghi mesi e ciò significa che per tutto questo tempo interminabile il maritino sarà costretto a fare il mammo e il casalingo.
Che tragedia per un tipo come lui, che è stato abituato, in casa dei propri genitori, ad essere vezzeggiato e riverito, soprattutto dalla mamma, che l’ha sempre trattato come il principino di casa, relegando a ruolo di Cenerentola la figlia femmina, Carmela!
E adesso che si ritrova a dover portare avanti la casa con tutti i bambini, a Max sembra cascare il cielo addosso: che ne sa, lui, di come gestisce la quotidianità una casalinga? Lui che non ha mai stirato, cucinato, fatto la spesa, vestito i bambini….: come farà a cavarsela e ad uscirne vivo?

Giorno per giorno, Max si rende conto di quanto lavoro ci sia dietro la gestione di una casa e ogni giorno deve fare i conti con tutte quelle incombenze che ha sempre snobbato; non c’è più tempo per uscire con gli amici, per fermarsi a guardare con serenità una partita di Champions in tv, o solamente per stravaccarsi sul divano per riposare!
Se non deve cucinare, deve stendere i panni;  quando ha finito di pulire casa, è già l’ora di prendere i due terminator (Attila e Nerone) all’asilo…: insomma, Max è stanco e afflitto, oltre che terribilmente demotivato perché non lavora.

Unica consolazione: tutte le proprie paturnie, preoccupazioni, amarezze ecc, le sfoga tra le pagine di un diario, anonimo e muto amico al quale raccontare la propria giornata, con annesso il turbinio di pensieri, desideri, rimbrotti, perplessità, che l’accompagnano.

Ogni tanto riesce a tirare un po’ il fiato grazie a una vicina di casa alla quale affidare per qualche ora le due pesti, ma dopo poco tempo questo aiuto esterno viene meno perché la baby-sitter improvvisata tenta di sedurlo con una proposta indecente che fa rizzare tutti i peli del corpo al povero Max, che avrà pure tanti difetti ma è sinceramente innamorato della moglie e non ha alcuna intenzione di tradirla!

In un susseguirsi di giorni sempre uguali e che lo vedono via via più stressato, Max riceve una folgorazione: e se provasse a trasformare le intime confessioni che scrive con costanza sul proprio diario in un romanzo?
Max sente di poter provare a buttarsi in questo progetto, la cui realizzazione, in fondo, è meno complicata di quanto sembri, visto che viviamo tempi in cui chiunque, attraverso il self-publishing, può togliersi lo sfizio di mettere in vendita online un proprio libro!
Certo, poi venderlo e diventare uno scrittore è tutta un’altra storia, ma si sa, chi non risica non rosicae Max si convince di non aver nulla da perdere: la sua verve, il suo modo di essere (e scrivere) brillante ed ironico, unito al contenuto - le avventure di un uomo che si ritrova a fare il mammo e il casalingo full time -, potrebbero rivelarsi due carte vincenti…, chi può dirlo?

Ed è così che nasce  il romanzo “Diario semitragico di un casalingo disperato”, che - a dispetto delle titubanze del suo autore esordiente - comincia a ricevere buone recensioni e a raggiungere in poco tempo picchi di vendite tutt’altro che irrilevanti.
Chi se lo sarebbe mai aspettato? E se la scrittura fosse la strada giusta da percorrere? Magari in Max si cela un promettente scrittore: perché non crederci e provarci?
Ma il mondo dell’editoria è complesso, bizzarro e imprevedibile, e anche l’umore e la motivazione di Max fanno su e giù come i consensi attorno al suo libro, che non sono proprio costanti e a un certo punto smettono di essere tutti positivi.
Hum… non sarà che Max aveva iniziato a gasarsi troppo in fretta? Ma dove sperava di andare con il suo diario? Credeva davvero di poter diventare una Kinsella versione maschile all’italiana?

Eppure, proprio quando la nube dello scoraggiamento si fa più grossa e scura su di lui, ecco sopraggiungere una inaspettata novità, che potrebbe regalargli un’occasione per continuare a scrivere: dopotutto, è o no Max convinto che ciò che desidera mettere su carta possa divertire e far sta bene chi lo legge, così come è stato utile per lui, per non abbattersi davanti alle mille difficoltà dovute al proprio nuovo ruolo di papà e uomo di casa a tempo pieno?

Qual è questa novità che sorprende Max? Gli permetterà di non abbandonare il sogno di scrivere? Riuscirà a barcamenarsi meglio tra le mansioni domestiche e i bambini da tenere a bada fino all’arrivo di Katia?
A volte, la vita sa essere meno avara di quanto ci aspettavamo e il vento sembra, ogni tanto, tirare a nostro favore: sta a noi alzare la vela, sfruttando il vento e cogliendo le occasioni che ci vengono offerte!

“Diario semitragico di un casalingo disperato”,  scritto sotto forma di diario personale, è un romanzo davvero molto divertente, con un protagonista-narratore simpatico e pasticcione dotato di uno spiccato senso dell’umorismo, che ci piace per il suo modo di raccontare le proprie disavventure con leggerezza, prendendosi un po’ in giro, intelligente e capace di cogliere le caratteristiche salienti delle persone attorno a lui e dandocene un ritratto spiritoso ed ironico; il fatto che sia il classico maschio che non alza uno spillo da terra se non è strettamente necessario, convinto che i lavori domestici siano appannaggio del sesso femminile, a raccontarci la propria avventura di casalingo per necessità e non per scelta, imbranato e spaesato davanti a una situazione nuova, risulta spassoso, regala sorrisi e fa di questo libro una lettura molto piacevole, allegra, di quelle che mettono il buonumore.

Faccio i miei più sinceri complimenti alla bookblogger e scrittrice Ariel (L’angolo di Ariel) e vi invito a leggere il suo romanzo, davvero molto carino, scritto bene e con scioltezza, che vi donerà momenti di svago! 

venerdì 23 agosto 2019

Film tratti dai libri prossimamente in uscita



Ho aggiornato il post dei film tratti dai libri in uscita nei prossimi mesi ^_^

In questo post vi segnalo proprio le ultimissime news di cui sono venuta a conoscenza: il post originario (dove ci sono le uscite da luglio, è QUESTO.


Partiamo da un thriller che, si prevede, uscirà al cinema il 12 settembre e che sarà preceduto dalla pubblicazione del romanzo da parte di DeA planeta:


STRANGE BUT TRUE 
di John Searles



COVER ORIGINALE!
Ed. DeA Planeta - 17 euro - 432 pp
USCITA: 3 SETTEMBRE 2019

In seguito a una misteriosa caduta nel suo appartamento di Manhattan, Philip Chase è tornato a vivere a casa di sua madre, Charlene, una donna corrosa dall'amarezza che non è mai riuscita ad accettare la tragica morte del figlio minore, Ronnie, cinque anni prima. 
Impacciato dal gesso e irritato dalle continue frecciate della madre, Philip passa le giornate sul divano, inebetito davanti alla tv. 
Ma tutto cambia una sera d'inverno quando la fidanzata di Ronnie si presenta sulla soglia di casa per annunciare di essere incinta... e il padre, sostiene, è il defunto Ronnie. 
Comincia così, con quella che pare a tutti gli effetti la fantasia malata di una giovane donna distrutta dal dolore, il viaggio attorno ai segreti e ai fantasmi di una famiglia. 
Alla scoperta di menzogne, omissioni, segreti e crimini inconfessabili. 
E di un pugno di personaggi in bilico tra debolezza e redenzione, umani, troppo umani per lasciarsi dimenticare facilmente.


Circa la trasposizione cinematografica, essa è diretta da Rowan Athale, e nel cast figurano Amy Ryan, Nick Robinson, Margaret Qualley, Blythe Danner, Brian Cox.

Sinossi (ComingSoon)

"È la storia di una coppia, Melissa e Ronnie, che dopo il tipico ballo di fine anno trascorrono una notte romantica insieme. In seguito, però, i due hanno un grave incidente d'auto e il ragazzo muore. Cinque anni dopo la tragica morte, Melissa si presenta a casa della famiglia di Ronnie, rivelando che è incinta del giovane. Lo strano evento fa riavvicinare il fratello del defunto e i genitori che non riuscivano a superare il lutto; insieme infatti scopriranno che la verità è più terrificante di quanto potessero immaginare..."






Il 26 settembre nelle sale arriva Le regine del crimine, film scritto e diretto da Andrea Berloff, con protagoniste Melissa McCarthy, Tiffany Haddish e Elisabeth Moss (la June Osborn di "The Handmade's Tale"). 


Esso è l'adattamento cinematografico della serie di graphic novel della Vertigo The Kitchen, creata da Ollie Masters e Ming Doyle.

A Hell's Kitchen negli anni '70, le donne sposate hanno il loro posto dentro casa, ma quando i loro mariti gangster vengono arrestati, le mogli, Kath, Raven e Angie, non riescono a vedere nessun altro modo di guadagnarsi da vivere che prendere in mano le azioni criminali della mafia irlandese, rivelandosi dannatamente brave in questo lavoro. 
Così brave che, infatti, man mano che il trio espande le proprie attività e consolida la propria presa sul lato ovest di Manhattan, iniziano ad attirare l'attenzione della concorrenza...



BROOKLYN SENZA MADRE
di Jonathan Lethem



Ed. Bompiani
trad. L. Grimaldi
314 pp
13 euro
Lionel Essrog, per tutti Testadipazzo, ha la tendenza a cacciarsi nei guai: la sindrome di Tourette lo rende un ribelle dalle frasi sconnesse, violento e pieno di imprevedibili tic. 
Senza genitori e senza pace, la sua esistenza è colorata da urla e pugni sferrati all'improvviso. 
La sua salvezza si chiama Frank Minna, un mafioso di poco conto a Brooklyn, che lo tira fuori dall'orfanotrofio e lo trasforma nel suo tirapiedi. 
Quando però Minna viene pugnalato e il suo corpo senza vita gettato in un cassonetto, Testadipazzo si mette sulle tracce dell'assassino per difendere il suo fragile mondo, ingabbiato dalla malattia ma assetato di giustizia. 

Un noir che consegna alla letteratura contemporanea un personaggio esploratore dei bassifondi di New York con la stessa caotica determinazione con cui affronta il labirinto della propria mente.

L'uscita al cinema è prevista per il 7 novembre e alla regia c'è  Edward Norton, presente anche nel cast accanto a Willem Dafoe, Alec Baldwin, Cherry Jones, Josh Pais.




THE GOOD LIAR
di Nicholas Searle


Roy è un truffatore che vive in una piccola città inglese, che incontra e corteggia una bella donna per poi fuggire via con i suoi risparmi. Lei è Betty ed è una ricca vedova e Roy riesce a malapena a credere alla sua fortuna. 
Proprio come il Tom Ripley di Patricia Highsmith, Roy è un uomo che vive per ingannare, e sembra proprio che imbrogliare Betty sia un gioco da ragazzi. È fiducioso che il suo piano per ingannarla sarà un successo. Dopotutto, l'ha già fatto prima.
Ed infatti, subito Betty lascia che Roy si trasferisca nella sua bella casa, apparentemente cieca circa la rete di bugie che ha intessuto intorno a lei. 
Mentre Betty gli apre le porte di casa e della sua vita, Roy rimane sorpreso scoprendosi affezionato alla donna: quella che sarebbe dovuta essere una truffa veloce e rapida si trasforma in un percorso da funambolo il più infido della sua vita
Ma chi è Roy davvero?  Cosa ha dovuto fare per sopravvivere a una vita di bugie? E chi ha dovuto pagare il prezzo? 
In una narrazione che intreccia il presente con il passato, conosciamo i segreti nascosti da lungo tempo e che pretendono di venire alla luce. Alcune cose non possono mai essere dimenticate. O perdonate.

In Italia il film si intitola L'inganno perfetto ed è diretto da Bill Condon; nel cast ci sono Helen Mirren e Ian McKellen. Esce il 5 dicembre.





IL LADRO DI GIORNI
di Guido Lombardi


Ed. Feltrinelli
La verità è che ci sono un sacco di verità. 
Per questo non si capisce niente.

In un’estate memorabile, un padre e un figlio hanno quattro giorni di tempo per attraversare l’Italia e imparare a conoscersi. Tenera, epica e coinvolgente, una grande avventura on the road. Salvo, undici anni, barese, campione di tuffi con la paura di tuffarsi, ha già capito alcune cose su come gira il mondo.
La prima è che gli adulti cercano sempre di fregarti. Se ti fai male, ti dicono “tranquillo, non ti sei fatto niente”, poi però devi fare l’antitetanica e brucia da morire.
Oppure fingono di sapere tutto, ma quando fai domande che li mettono in difficoltà, promettono di risponderti quando sarai più grande, solo che gli anni passano e tu sei sempre troppo piccolo.
Come con suo padre, Vincenzo.
Salvo non lo vede da sei anni, da quando cioè lo hanno portato via, in una scuola speciale dove ci sono un sacco di cose da imparare, per questo non si può tornare a casa la sera. 
Un’altra bugia degli adulti, che sussurrano tra loro parole come “reato” e “processo” ma non vogliono dirgli la verità.
Ora Vincenzo è uscito di prigione, ha raggiunto il figlio dagli zii in Trentino e vuole che l’accompagni fino a Bari, dove ha una missione da compiere.
Quattro giorni: un tempo enorme per Salvo, che non vuole partire su quella vecchia auto scassata con quell’uomo pieno di strani tatuaggi che fa cose di nascosto, come se avesse un segreto. Ma, forse, anche un’occasione per padre e figlio di trovare insieme il coraggio di tuffarsi nel vuoto e tornare a conoscersi e ad amarsi.
Un viaggio on the road verso il Sud, punteggiato da incontri inaspettati all’autogrill, deviazioni fuori programma e dai ricordi di un’infanzia ancora candida e piena di domande, prima dell’arrivo del misterioso “ladro di giorni”, colui che anni prima ha condannato Salvo e Vincenzo a stare lontani, senza che nessuno sappia il perché.
Un appassionante romanzo di formazione in cui, tra inseguimenti e lezioni di vita, i ruoli di padre e figlio spesso si invertono, in una continua scoperta reciproca.

Lo scrittore è regista del film tratto dal proprio libro; nel cast Riccardo Scamarcio, Massimo Popolizio, Augusto Zazzaro.


News dell'ultima ora: il regista Daniele Luchetti ad ottobre inizierà le riprese del suo nuovo film, Lacci, tratto dall'omonimo romanzo di Domenico Starnone (Einaudi editore) che è anche co-sceneggiatore, insieme a Francesco Piccolo e lo stesso Luchetti.

Trama (Amazon)

"Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie". Si apre cosi la lettera che Vanda scrive al marito che se n'è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta. Si sono sposati giovani all'inizio degli anni Sessanta, per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent'anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia. Perciò adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, e lei a Napoli con i figli, a misurare l'estensione del silenzio e il crescere dell'estraneità.
Che cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? E che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? Perché niente è più radicale dell'abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre.
E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte.
Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera.


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mercoledì 21 agosto 2019

Recensione: NOVE MINUTI di B. Flynn



La storia drammatica e movimentata di Ginny, che a soli 15 anni viene rapita da una banda di motociclisti, divenendo la compagna del capo.


NOVE MINUTI 
di B. Flynn


Quixote Ed.
trad. Oriana Libri
COVER ARTIST: PF Graphic Design
SERIE: Nine Minutes Trilogy #1
GENERE: Dark Romance
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf)
 e cartaceo
PAGINE: 371
PREZZO: €4,99 
Agosto 2019
È il quindici maggio 1975 e la quindicenne Ginny Lemon viene rapita (con l'inganno, non con la forza!) davanti a un minimarket a Fort Lauderdale da un membro della più nota e brutale gang di motociclisti della Florida del Sud.
Ginny è una ragazzina ingenua ed innocente ma è altresì sveglia e matura per la sua età; è cresciuta con una mamma hippy e il compagno di lei, entrambi drogati e sballati, poco propensi a far da genitori a questa bimba tranquilla e giudiziosa, che si preoccupa di gestire l'economia famigliare e a pagare le bollette.
Ginny cresce priva di una guida, delle carezze di una madre, degli insegnamenti amorevoli di un padre, ma questo serve anche a renderla forte e indipendente prima dei suoi coetanei.

Come mai un tipetto così sveglio si rivela così avventato da salire volontariamente sulla moto di una sconosciuto, che le offre candidamente un passaggio fino a casa?
In quel maledetto giorno, Ginny aveva abbassato le difese e aveva deciso di fidarsi, di non avere paura, credendo di poter decidere in ogni momento cosa fare, di poter saltare giù dalla moto se mai avesse avuto sentore di guai, di scappare..., ma non andrà così.

Quel brutto ceffo la porta in un posto a lei sconosciuto, in periferia, in cui si trova un motel che, scoprirà, è un viavai di gente che fa affari..., e non si tratta di affari buoni.
Dal momento in cui arriva lì, in mezzo alla banda capeggiata da un certo Grizz, la vita di Gin cambia per sempre.

A cominciare dal nome: le viene severamente proibito di conservare alcun legame con la propria identità e la "vita di prima": adesso lei è Kit e il suo posto è nella base della gang al confine delle Florida Everglades, una porzione di mondo spaventoso e violento quasi quanto le paludi stesse, in cui pare ci siano addirittura gli alligatori.
Lì, al motel di Grizz, tutti hanno un nome falso e la lealtà è necessaria per sopravvivere. Pena la morte..., se sei fortunato.

Grizz è, quindi, il leader della gang: imponente, bello in modo selvaggio, dai modi ruvidi e scontrosi, dall'espressione il più delle volte terrificante ma, quando si tratta di relazionarsi con la piccola Ginny, cambia totalmente e diviene il più tenero e premuroso degli uomini.
Perché lei, con i suoi quindici anni, è la sua dolce ossessione, e farla sua è la sola missione che conta per uno come lui abituato ad avere ciò che vuole.
Nulla e nessuno gli faranno mai cambiare idea: Ginny è l’unico vero amore della sua vita. E lo sarà fino alla fine dei suoi giorni.

Così inizia il racconto di una storia di ossessione e manipolazione, di amore e dedizione, in cui una giovane viene strappata da tutto quello che conosceva e forzata a fare affidamento sull’unica persona in grado di garantirle attenzione, affetto e cura: il suo rapitore. 

Ginny non è una sciocca e, nonostante la paura - dovuta alla consapevolezza di trovarsi tra sconosciuti che non le trasmettono buone sensazioni, che si comportano in modo violento, gretto - e lo smarrimento, riesce a mantenersi lucida, tanto da adeguarsi pian piano alla sua nuova esistenza, cercando di restare se stessa, di non lasciarsi sopraffare da quello che le è accaduto.
Certo, essere stata rapita è tremendo, ma a ben guardare...: com'era la sua vita con la madre Delia e il di lei compagno Vince? Le sue giornate erano prive di affetto, attenzioni, cure. Era sola, trascurata.
E invece qui, al motel, Ginny, anzi Kit, è coccolata, riverita, e se qualcuno si azzarda ad aggredirla, Grizz se ne occupa personalmente con i suoi modi tutt'altro che misericordiosi.
Nessuno deve toccare la sua Kit.
La ragazzina si ritrova a dividere il letto con quest'omone bello ma che un po' la terrorizza; sa che presto o tardi lui vorrà avere rapporti, come un uomo ci si aspetta di averne con la sua compagna.
Perché Kit questo è: la donna del capo, del temuto Grizz, uomo potente, che ha la sua rete di affari loschi che gli fruttano un sacco di soldi, di alleanze, come di inevitabili nemici.

Precoce e intelligente, ma ancora pur sempre un’adolescente, Ginny combatte per adattarsi a questo status quo, inizialmente lottando e poi accettando la sua prigionia.
E accetta anche la realtà che Grizz vuol farla sua e, quando questo accade, scopre che appartenergli è la cosa più dolce e più bella che le potesse capitare.

Si verifica, quindi, una cosa che, dall'esterno può apparirci strana, ma che in realtà avviene più di frequente di quanto potremmo credere: la vittima si innamora del carnefice.
Com'è possibile amare colui che ti ha rubato la tua vita, il tuo nome, la  tua innocenza? 
Ma è questo che accade: Grizz la fa sentire amata, protetta,  adorata; è un principe azzurro sui generis, che come mezzo di trasporto non ha un cavallo bianco ma una moto rombante, che non l'ha condotta in un castello fatato ma in un motel di periferia; non è circondata da dame di compagnia e maggiordomi, bensì da prostitute e delinquenti..., eppure lui la ama e il suo amore, possessivo, totalizzante, lei lo sente e riesce a farla capitolare.
Kit si scopre man mano e suo malgrado sempre più innamorata di quest'uomo.
E si sa, l'amore acceca e spesso non vedere la realtà è la via più semplice e breve per soffrire meno.

È vero, Grizz è un compagno perfetto quando è con lei, ma fuori dal loro nido d'amore, lui è uno spietato criminale.
Puoi amare e vivere insieme a uno che, non solo è un rapitore, ma è pure un malavitoso senza scrupoli?

Il racconto della vita avventurosa e intensa di Ginny è fatto in prima persona e parte dal presente, da una scena iniziale (contenuta nel prologo e che è anche la spiegazione del titolo del libro) che è già un bel colpo in faccia, e per la protagonista stessa e per il lettore che ancora è ignaro di cosa gli verrà narrato.
Da questo evento emotivamente forte accaduto nel presente (2000), Ginny fa un salto a 25 anni prima, raccontandoci la sua esperienza nella banda dei motociclisti, il suo rapporto con l'amante, quello con gli altri membri della banda, in particolare con un ragazzo quasi suo coetaneo (Grunt, con cui stabilirà un certo feeling) e una ragazza poco più grande, Moe, che ha assaporato sulla sua pelle cosa voglia dire contravvenire alle regole del motel e subirne le drastiche conseguenze.

Nove Minuti è un romanzo che ha sicuramente diversi aspetti tipici dei romance (in merito alla storia d'amore che è al centro e ad alcune caratteristiche dei protagonisti), ma contiene pure elementi propri del thriller psicologico e, in parte, di un romanzo di formazione, in quanto al centro vi è l'esistenza e l'evoluzione della giovanissima protagonista, che si ritrova a vivere nello sporco e violento mondo di una gang di motociclisti e all'interno di questa realtà è costretta a crescere, a fare scelte, a maturare convinzioni e consapevolezze su di sé e su chi la circonda.

Ineluttabile è anche la lotta interiore che ne consegue: il contesto in cui vive può incidere su di lei al punto da scardinarle valori morali e principi personali, fino a renderla immune e indifferente davanti alla violenza e al carico di aggressività e illegalità che si svolge sotto i suoi occhi?
Ginny verrà salvata? Riuscirà a scappare o semplicemente accetterà quello che sembra essere il suo destino, restando accanto al proprio compagno?

Ho letto questa storia con molto coinvolgimento; c'è romanticismo, sì, ma esso è così intrecciato con altri aspetti più cupi e forti, da assumere, per gran parte, tratti molto drammatici.
Di scene hot non ce ne sono (ammetto che non mi sono mancate), e l'ho trovata una scelta giusta e coerente in quanto in sintonia con la protagonista (età, credo religioso, personalità) e con il suo particolare rapporto con il grande e grosso Grizz, la cui stazza e il cui stile di vita (criminale) stridono con la tenerezza che invece sa dimostrare con il suo giovane ed inesperto amore. 
Non mancano scene crude, di aperta violenza (omicidi, stupri, vendette) e il colpo di scena finale (amaro, e non poco) dà modo di riflettere su come certi eventi, già tragici in sé (come l'iniziale rapimento), inevitabilmente possano innescare ulteriori conseguenze ingestibili, in un viaggio verso il baratro che non si riesce a fermare del tutto.
L'ho apprezzato davvero, è un romance diverso dal solito, più drammatico che sentimentale.

lunedì 19 agosto 2019

Libri in wishlist (agosto 2019)




Alcuni libri finiti di recente in wishlist.


L'ospite crudele di Rebecca Fleet (Ed. Longanesi, trad. F. Garlaschelli, 312 pp, 18.60 euro).

Quando Caroline riceve la proposta di partecipare a uno scambio-case tra il suo appartamento di
Londra e una villetta in un bel quartiere residenziale nei sobborghi, accetta senza riserve.
Non la preoccupa affatto l’idea di lasciare che uno sconosciuto entri in casa sua: per lei è più importante allontanarsi per un po’ da tutto e tutti, compreso il figlio piccolo, e compiere quell’ultimo tentativo di salvare il proprio matrimonio con Francis. 
Ma le cose non vanno come si aspettava. E non soltanto perché tutti i problemi che sperava di lasciarsi dietro in realtà la inseguono… 
C’è qualcosa di strano, di inquietante in quella casa. C’è una vicina che all’inizio sembra amichevole ma presto si rivela fin troppo curiosa e ossessiva. 
E dentro quell’abitazione che dovrebbe esserle sconosciuta compaiono poco a poco segnali precisi che terrorizzano Caroline. I fiori in bagno, la musica che proviene dallo stereo, la fotografia appesa in corridoio… 
Potranno sembrare innocui a chiunque altro, ma non a Caroline. 
Perché parlano di lei, del suo passato e di un segreto tragico e fatale che soltanto lei dovrebbe conoscere. 
Quando capisce di essere caduta suo malgrado in una trappola e di non poterne parlare con nessuno per paura di perdere tutto ciò che ha e per cui lotta, c’è una domanda che la assilla. 
Chi è davvero lo sconosciuto con cui ha fatto lo scambio? Chi c’è in quel momento dentro casa sua, a Londra?


Le nere ali del tempo di Diane Setterfield (Ed. Mondadori, trad. G. Granato, 341 pp, 12 euro).

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Will Bellman ha dieci anni quando, giocando con gli amici nei campi vicino al fiume, dove i corvi scendono in picchiata in cerca di larve, ne colpisce uno con una pietra. Il corvo stramazza a terra. 
Il mattino dopo Will si sveglia con la febbre altissima, e per una settimana suda e urla di dolore nel suo letto, tutte le forze di bambino tese in un'unica grande sfida: dimenticare quello che è accaduto al fiume. 
Molti anni dopo, Will Bellman è un uomo di successo, dirige il grande opificio di famiglia, ha una bella moglie e figli amatissimi. Improvvisamente, però, una serie di episodi sinistri comincia a distruggere tassello dopo tassello quella vita che ha così magnificamente costruito. 
Lutti e disgrazie si presentano con sempre maggior frequenza, come le apparizioni dello sconosciuto vestito di nero che sta all'ombra del camposanto.



Anne Édes di Dezsó Kosztolányi (Ed. Anfora, trad. A. Rényi, 272 pp).

Nel tumultuoso periodo del primo dopoguerra ungherese, tra rivoluzioni e controrivoluzioni, in un
tranquillo quartiere di Budapest, una famiglia borghese e benestante assume una giovane cameriera, Anna.
Il quotidiano sembrerebbe procedere sereno se non fosse che lentamente la dura condizione di serva corrode l'animo docile e benevolente della ragazza, che si trova persino sedotta e abbandonata da un membro della famiglia.
Per i padroni il culmine sarà inatteso e disgraziato.




CHE NE PENSATE? CONOSCETE QUESTI LIBRI? LI AVETE LETTI?

L'ultimo mi ha incuriosito dopo aver letto la recensione di Silvia di ...il piacere della lettura.

sabato 17 agosto 2019

Prossimamente in libreria (Wulf Dorn, Stephen King, Jo Nesbø)



Grandi autori di thriller appassionanti tornano in libreria.
Chi di voi si lascerà sedurre? ^_-



Presenza oscura di Wulf Dorn (Ed. Corbaccio, trad. A. Petrelli, 432 pp, 19.50 euro, in uscita il 29 AGOSTO 2019)

Trama (da IBS)

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Il mio nome è Nikka. Mi hanno uccisa. Ma questo è solo l'inizio.

Quando Nikka, sedici anni, si risveglia dal coma in ospedale fatica a ricordare cosa sia successo.
Era a una festa, questo lo ricorda, insieme alla sua amica Zoe. Ma poi? 
Poi, improvvisamente un blackout. 
Nikka ha provato l’esperienza della morte: per ventuno terribili minuti il suo cuore ha cessato di battere, ma il suo cervello ha continuato a funzionare. 
E Nikka ricorda un tunnel buio in cui si intravedeva una luce e ricorda che anche Zoe era con lei. 
E quindi rimane scioccata alla notizia che Zoe è scomparsa proprio durante la festa e che da allora manca da casa. 
Che sia stata uccisa? 
Nikka è convinta di no e appena riesce incomincia a cercarla… 
Ma fin dove sarà disposta a spingersi per salvare la sua migliore amica?


Stephen King torna di nuovo con una storia di ragazzini travolti dalle forze del male, in un romanzo come sempre trascinante, che ha anche molto a che fare con i nostri tempi.


L'istituto di Stephen King (Ed. Sperling&Kupfer, 21.90 euro, in uscita il 10 SETTEMBRE 2019)

Trama (da IBS)

È notte fonda a Minneapolis, quando un misterioso gruppo di persone si introduce in casa di Luke
Ellis, uccide i suoi genitori e lo porta via in un SUV nero.
Bastano due minuti, sprofondati nel silenzio irreale di una tranquilla strada di periferia, per sconvolgere la vita di Luke, per sempre. 
Quando si sveglia, il ragazzo si trova in una camera del tutto simile alla sua, ma senza finestre, nel famigerato Istituto dove sono rinchiusi altri bambini come lui. 
Dietro porte tutte uguali, lungo corridoi illuminati da luci spettrali, si trovano piccoli geni con poteri speciali – telepatia, telecinesi. 
Appena arrivati, sono destinati alla Prima Casa, dove Luke trova infatti i compagni Kalisha, Nick, George, Iris e Avery Dixon, che ha solo dieci anni. 
Poi, qualcuno finisce nella Seconda Casa.
«È come il motel di un film dell'orrore», dice Kalisha. «Chi prende una stanza non ne esce più.» 
Sono le regole della feroce signora Sigsby, direttrice dell'Istituto, convinta di poter estrarre i loro doni: con qualunque mezzo, a qualunque costo. 
Chi non si adegua subisce punizioni implacabili. 
E così, uno alla volta, i compagni di Luke spariscono, mentre lui cerca disperatamente una via d'uscita. Solo che nessuno, finora, è mai riuscito a evadere dall'Istituto.



Nesbo torna con il suo testardo Harry Hole, che tra i tanti "difetti" ha quello di non riuscire mai a mollare, neanche quando è completamente alla deriva.


Il coltello di Jo Nesbø (Ed. Einaudi, 632 pp, 20 euro, in uscita il 17 SETTEMBRE 2019)

Trama (da IBS)

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L'unico motivo per cui si alza al mattino è la caccia forsennata. Il bisogno implacabile di stanare un nemico mortale. Fuori e dentro di sé. 
Adesso c'è un caso bomba. Il piú devastante della sua carriera. 
Harry Hole è di nuovo a terra. Ha ricominciato a bere, e da quando Rakel lo ha cacciato di casa abita in un buco a Sofies gate. 
Nell'appartamento ci sono soltanto un divano letto e bottiglie di whisky sparse ovunque. 
Ma Harry non è mai abbastanza sobrio da curarsene. 
La maledetta domenica in cui si sveglia da una sbornia colossale, non ha il minimo ricordo di cosa sia successo la notte precedente. 
Quel che è certo, però, è che ha le mani e i vestiti coperti di sangue. Forse, si convince, è diventato davvero un mostro.

venerdì 16 agosto 2019

AUTORI CHE...HANNO RICEVUTO RIFIUTI O FURONO APPREZZATI POST-MORTEM



Veder riconosciuto il proprio talento non è un fatto scontato e automatico, e questa è stata una realtà anche per quegli artisti che per noi, oggi, sono dei miti assoluti ma che in vita (e non solo agli inizi della loro carriera), si son beccati più di un rifiuto da parte di editori o critica, poco convinti di avere davanti un promettente scrittore; per non parlare di quegli scrittori apprezzati più dopo la morte che in vita...!


.


È il caso di...


MARCEL PROUST. Non so voi, ma io - amando il romanzo psicologico, studiando Antologia - mi sono accostata a questo talentuoso scrittore francese ai tempi delle scuole superiori, attraverso prima "Albertine scomparsa" e in seguito "All'ombra delle fanciulle in fiore". Ecco, leggendo la prefazione al primo, ricordo che rimasi meravigliata dalle parole sprezzanti di un editore, da Proust contattato nel 1913, un certo Ollendorf, che bocciò senza mezzi termini il manoscritto inviatogli; ad essere precisi, a Marcel rispose tale monsieur Alfred Humblot, dicendo che il dattiloscritto non andava bene e aggiunse, tanto per essere chiaro: "Non riesco proprio a capacitarmi del fatto che un signore possa impiegare trenta pagine per descrivere come si giri e si rigiri nel letto prima di prendere sonno.". 
Beh, decisamente poco carino, non trovate?
Purtroppo questo non era il primo NO, c'è da dire; l'anno prima il Nostro aveva buttato giù le prime (corpose) bozze di quel che un domani sarà la monumentale opera "Alla ricerca del tempo perduto": si tratta di Le intermittenze del cuore, 800 pagine circa suddivise in due volumi Il tempo perduto e Il tempo ritrovato.
Ebbene, quando egli propone il dattiloscritto all’editore Fasquelle e poi alla Nouvelle Revue Française (collana editoriale presso la casa editrice Gallimard), entrambe le volte viene respinto, anche se successivamente proprio la Gallimard se ne pentirà, pubblicando i successivi volumi della Recherche.
Comunque, poco male: Marcellino non si abbatte, si arrangia e si pubblica da solo (eh sì, anche un grande può passare per il self-publishing!), per poi, grazie a un primo aggancio giusto, entrare ufficialmente nel mondo dei grandi della letteratura... per non uscirne più   




FRANZ KAFKA. Lo scrittore ceco non fu di quelli che cercò la notorietà attraverso le proprie opere, tutt'altro: sempre riluttante a pubblicare i propri lavori (sebbene in molti, tra amici ed editori, insistessero affinché si decidesse a farlo), per gran parte della sua vita condusse un'esistenza tranquilla, in sordina, lavorando in ambito assicurativo, a Praga. Fu solo dopo la sua morte che le sue opere furono davvero apprezzate; prima di morire, inoltre, egli aveva chiesto all'amico Max Brody che gli scritti inediti venissero bruciati; ma questa sua richiesta venne fortunatamente ignorata. 
Le opere di Kafka furono proibite, proprio a Praga, durante il comunismo eil  divieto fu revocato solo nel 1989.


FRANCIS SCOTT FITZGERALD. Lo scrittore americano contò ben 122 rifiuti per una sua raccolta di racconti ! Anche il suo primo romanzo, “The Romantic Egoist”, fu respinto dall’editore ma Fitzgerald viene incoraggiato a presentare lavori successivi.
Lo scrittore ha raggiunto una certa notorietà per la prima volta a ventitré anni con Di qua dal Paradiso (1920); prima dei trenta anni pubblica il suo capolavoro, Il grande Gatsby, ma il suo talento è stato ostacolato per un decennio da tanti problemi (alcolismo, problemi finanziari e malattia mentale di sua moglie, Zelda Sayre). Nel 1934 venne pubblicato il quarto romanzo di Fitzgerald, (Tenera è la notte), l'opera alla quale lo scrittore lavorò più a lungo ma che ottenne scarso successo. Muore nel 1940, convinto che la propria vita fosse stata un fallimento; solo dopo la sua morte i critici apprezzeranno davvero il suo talento letterario, e in particolare dopo la pubblicazione postuma del suo ultimo romanzo, “Gli Ultimi fuochi", incentrato sul fallimento e la sconfitta del sogno americano.
Nonostante sia rimasto incompiuto, infatti, il libro sarà pubblicato nel 1941 e accolto con entusiasmo dalla critica, che lo definirà un capolavoro; tutta la produzione letteraria di Fitzgerald viene rivalutata e i suoi romanzi vengono annoverati, a buon diritto, tra i migliori della letteratura americana. 


ITALO SVEVO. La sua notorietà arriva piuttosto tardi, una trentina di anni dopo l'esordio e dopo che i primi lavori, passati quasi del tutto inosservati, lo avevano convinto di possedere scarse doti letterarie.
Il primo romanzo, Una vita (1892)ottiene un discreto favore da parte della  critica, anche se inizialmente il romanzo si sarebbe dovuto intitolare diversamente - Un inetto -, ma in seguito Svevo fu invitato dall'editore Treves a modificare il titolo del romanzo in quello definitivo; tuttavia l'editore Treves rifiutò di pubblicare l'opera, che fu alla fine stampata dall'editore Vram.
Ad ogni modo, dopo questa prima importante pubblicazione, ci fu un periodo di "vuoto", che accompagnò la pubblicazione di Senilità (1898),  il quale non fu praticamente notato, tanto che Svevo scrisse di sé: «Questo romanzo non ottenne una sola parola di lode o di biasimo dalla nostra critica. Forse contribuì al suo insuccesso la veste alquanto dimessa in cui si presentò… Mi rassegnai al giudizio tanto unanime (non esiste un’unanimità più perfetta di quella del silenzio), e per venticinque anni m’astenni dallo scrivere. Se ci fu errore, fu errore mio». 
Ma negli anni a seguire e che precedono La coscienza di Zeno (1923), egli continua a studiare, scrivere, senza riuscire mai ad abbandonare l'attività letteraria, finché nel 1903 prende lezioni d'inglese da James Joyce, il quale più avanti contribuirà al successo di Svevo tessendone le lodi. In Italia dobbiamo dire grazie soprattutto a Eugenio Montale se negli anni 1925-'26 lo scrittore viene finalmente "scoperto", tanto da parlare di un vero e proprio «caso Svevo». 



GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA. Il suo capolavoro sappiamo qual è: Il Gattopardo, ma forse non in tanti sanno che nel 1956 il dattiloscritto fece il giro di diverse case editrici e fu respinto addirittura da lettori autorevoli come Elio Vittorini (all'epoca influente editor di Einaudi e Mondadori); ad interessarsi all'opera fu invece Giorgio Bassani che, recatosi in Sicilia, dopo la morte dell'autore (1957), trovò un manoscritto dell’opera - più altri scritti, testi di saggi e racconti - riuscendo così a far conoscere le opere di questo grande scrittore, ma ahimè solo post-mortem. 
Nel 1958, infatti, Il Gattopardo è pubblicato nella collana che Bassani dirige per l'editore Feltrinelli, presentandolo con una sua prefazione; nei tre anni successivi, vengono pubblicate sulla rivista "Paragone" le "Lezioni su Stendhal" ed escono postumi i Racconti. 


EMILY DICKINSON. Non è un mistero che la poetessa facesse vita da reclusa; trascorse l'età adulta chiusa nella casa di famiglia nel Massachusetts  vestita tutta di bianco come uno spettro, scrivendo versi che solo dopo la sua morte verranno riconosciuti ed elogiati nella rosa dei più grandi poeti americani. Tuttavia, prima che la Dickinson fosse letta e amata, dovette combattere per trovare editori disposti a stampare e distribuire il suo lavoro. Si dice che un editore abbia detto ad Emily che le sue poesie erano "altrettanto notevoli per i difetti come per le bellezze" e sostanzialmente "prive di vere qualità poetiche".  



Fonti consultate:

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