mercoledì 1 aprile 2020

Bilancio di letture - marzo 2020



Marzo 2020 è un mese che certamente ricorderemo tutti e per tanto tempo, per la triste situazione determinata dal Coronavirus.

Non so se voi lettori vi siate dedicati alla lettura con più frequenza a motivo del maggior tempo libero che diversi di noi si son ritrovati a gestire..., ma per quanto mi riguarda non ho letto molto di più, anzi vi dirò: c'erano giorni in cui la voglia di leggere calava.

Ad ogni buon conto, eccomi con il mio monthly recap:



  • LA TUA VITA E LA MIA  di Majgull Axelsson: un romanzo duro, appassionante, necessario che affronta un altro capitolo scuro nella storia della Svezia moderna: il trattamento crudele e inumano riservato alle persone con disabilità intellettive gravi all'interno dei "manicomi".
  • I QUATTRO CANTONI  di Gabriella Genisi. Un'altra avventura attende i lettori, in compagnia della bella commissaria pugliese, Lolita Lobosco, che, con le sue immancabili Louboutin tacco 12, l'amore per la sfiziosa e saporita cucina barese (panzerotti in primis) e animata da un'inesauribile passione per la giustizia, è nuovamente impegnata in una complicata indagine che le farà passare delle vacanze natalizie a dir poco movimentate.
  • Favole moderne per crescere bambini intelligenti" di Ann Sepolveda. Una raccolta di fiabe belle e rassicuranti, fanno riflettere e sicuramente possono essere un modo piacevole e educativo per passare momenti sereni con i bambini.
  • IL LIBRO NASCOSTO  di D. M. Pulley. Ci sono armadi che è meglio non aprire per non liberarne gli scheletri; libri che sarebbe meglio non leggere per non scoprire scomodi segreti: il giovanissimo protagonista, nell'incoscienza tipica dell'età, farà proprio quello che gli adulti attorno a lui gli ordinano di non fare: aprire armadi, andare in giro a curiosare e far domande alle persone sbagliate e scoprire segreti.
  • PIETRE  di Giusy Maresca. Dietro un omicidio brutale, frutto di una mente tanto intelligente quanto diabolica, si cela la faccia più buia a nascosta del cuore umano, nel quale possono annidarsi i segreti e le perversioni più indegne e inconfessabili.
  • IL GIORNO DELLA CIVETTA  di Leonardo Sciascia. Scritto nell'estate del 1960, quando il Governo di quegli anni non solo nutriva poco interesse vero il fenomeno mafia, ma si affannava a negarlo (fatto reso ancor più incredibile se pensiamo che solo tre anni dopo sarebbe entrata in funzione una commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia), questo celebre racconto di Sciascia è una denuncia civile e disincantata di questo infido male costituito dalle organizzazioni mafiose nonché dalla corruzione dei più alti apparati dello Stato.
  • VENTIQUATTRO  di Valentina Bardi. Perdere una persona amata è una di quelle esperienze capaci di devastarti e farti sentire più che mai impotente e svuotato; l'Autrice, con delicatezza ma, al contempo, con una scrittura onesta e realistica, ci racconta una storia sì di perdita, ma anche di forza, quella forza che ci urla di non arrenderci perché, nonostante il dolore, la Vita è lì che ci aspetta.
  • IL SALICE  di Hubert Selby Jr. Con il suo stile frammentato e la sua penna teneramente ruvida, l’autore di capolavori come Ultima fermata a Brooklyn e Requiem per un sogno, ci racconta la realtà degli emarginati, dei perdenti, dei diversi, sullo sfondo di un’America cupa, difficile, quella dei bassifondi delle grandi metropoli: in un posto così improbabile e tutt’altro che attraente, sboccia un’amicizia tra due uomini lontani per età, cultura, esperienze, ma che riusciranno ad essere di grande aiuto e benedizione l’un per l’altro.
  • SHOTGUN LOVESONGS di Nickolas Butler. Sotto un cielo americano, in una piccola comunità agricola in cui tutti si conoscono, nasce e cresce un gruppo affiatato di amici, che tra queste pagine impariamo a conoscere e alle cui vicende e dinamiche relazionali vien spontaneo appassionarci.
  • L'ULTIMO SPETTACOLO di V. Zonno: in una società differente da quella attuale, in cui le esistenze delle persone sono controllate e rese piatte e prive di emozioni, qualcuno ha commesso un omicidio ma interrogarlo è praticamente impossibile... almeno fino a quando non si sveglia!


Questo mese ho avuto tante letture belle, che mi hanno lasciato ognuna qualcosa: l'indignazione di fronte alle ingiustizie di "La tua vita e la mia", il dolore della perdita misto al desiderio di ritornare a vivere di "Ventiquattro", l'atmosfera malinconica di "Shotgun Lovesongs", la forza del perdono di "Il Salice"..., e potrei continuare con gli altri romanzi, trovando un particolare - una sensazione, un'associazione, uno stato d'animo... - in ciascuno di essi.
Questo per dire che mi esimo dallo scegliere tre titoli da mettere sul podio ^_^


La citazione di questo mese: 

Vivere per me è continuo divenire, è un buon libro da leggere vicino al fuoco di un camino mentre fuori piove e i cipressi lungo il viale si genuflettono all’impeto del vento.(Isabel Allende)



Non ho visto chissà che film 'sto mese, e comunque nulla di rilevante.


La canzone che mi ha accompagnato a marzo? DON'T STOP ME NOW  degli immortali Queen.
Una carica di energia quotidiana!








Cosa resta di marzo? Eh, tanti pensieri e sentimenti contrastanti, per lo più negativi, soprattutto se penso ai morti a causa del Coronavirus e al dolore vissuto da tante persone per i famigliari deceduti.
Ma permettetemi di chiudere questo post in maniera leggera, con lo spezzone di un dialogo presente in uno dei film della mia adolescenza che ha un posto speciale nel mio cuore e l'avrà sempre; in queste battute c'è una frase che mai come a marzo abbiamo sentito dire (e magari anche detto/scritto):








Un post condiviso da ASD F Danza e Spettacolo (@a.s.d.f.danza.e.spettacolo) in data:

martedì 31 marzo 2020

Segnalazione Romance: I Luoghi Oscuri del Cuore di Jill Barnett




Care lettrici amanti del romance contemporaneo, vi segnalo l'uscita di I luoghi oscuri del cuore di Jill Barnett (Editore: Babelcube Inc., traduttore: Marianna N., 5,77 euro su Amazon).

Sinossi:

L’autrice bestseller del New York Times, Jill Barnett trascina i lettori nella calda costa della California in una storia profondamente commovente sul potere del perdono.
Una sera fatidica cambia la vita e il destino di tre donne innocenti: Kathryn, Laurel e Julia Peyton quando incrociano la strada del ricco magnate del petrolio californiano Victor Banning e i suoi nipoti Jud e Cale, che ha allevato per diventare proprio come lui: predatori affamati in un mondo uomo-mangia-uomo... 
Almeno fino a quando non incontrano una giovane donna di nome Laurel Peyton e tra loro cambia tutto. 


Dicono de I luoghi oscuri del cuore:

Ritmo veloce e provocatorio… I luoghi oscuri del cuore è un romanzo potente sul destino, le scelte, i legami familiari, e il modo in cui sono tutti connessi con le nostre vite.”   — L’autrice de L’usignolo bestseller del New York Times, Kristin Hannah


Jill Barnett accompagna i lettori in un viaggio sapientemente scritto e profondamente emotivo nei recessi più oscuri del cuore umano.” — L’autrice de Una scelta impossibile, bestseller del New York Times, Susan Elizabeth Philips


Tragedia, vendetta, amore e ossessione sono le forze in gioco in questa storia avvincente. Piena di indimenticabili personaggi e turbolenti passioni di cui i lettori ne parleranno a lungo dopo aver finito il libro.”  — L’autrice di Primadonna, acclamata e premiata dalla critica, Megan Chance


La Barnett ha un innato senso dell’umorismo. I suoi personaggi sono freschi e briosi e il suo stile è piacevole da leggere, una ventata di aria fresca.” — Publishers Weekly



Biografia autriceJILL BARNETT incanta i lettori con il suo mix di storie originali fatte di amore e risate. Publishers Weekly ha dato al suo libro, Il cavaliere dei miei sogni (I Romanzi Mondadori), un’opinione stellare, definendolo “esilarante... I suoi personaggi sono gioiosi e freschi, il suo stile è piacevole da leggere, come un raggio di sole estivo.” Detroit Free Press al libro Joy la strega (I Romanzi Mondadori), uno dei migliori libri dell’anno, hanno dichiarato, “La Barnett ha uno stile fantastico perché con una battuta riesce a dare vita a una storia d’amore.” Tutti gli altri suoi libri hanno avuto il plauso della critica e da allora sono apparsi nelle classifiche dei bestseller del New York Times, USA Today, Publishers’ Weekly, il Washington Post, Barnes and Noble e Waldenbooks, che ha assegnato a Jill il premio National Waldenbooks. Ne sono state stampate 7 milioni di copie e le sue opere sono state pubblicate in 21 lingue. Jill vive con la sua famiglia nel Nord-Ovest del Pacifico.

domenica 29 marzo 2020

Recensione: L'ULTIMO SPETTACOLO di Vincenzo Zonno


In una società molto differente da quella attuale, in cui le esistenze delle persone sono controllate, rese piatte e prive di emozioni, un uomo - che si è misteriosamente addormentato senza che ci sia modo di svegliarlo - è l'unico indiziato in un caso di omicidio.



L'ULTIMO SPETTACOLO
 di Vincenzo Zonno



Catartica Ed.
192 pp
"Il mondo vive. Le persone vivono e hanno mille storie da raccontare. In questo stesso istante c'è qualcuno che nasce e qualcuno che muore. C'è chi ha deciso di andare a cavallo e chi si prepara a recitare in uno spettacolo. "

Un uomo si sveglia dopo una notte confusa ma probabilmente molto "vivace", che gli ha lasciato un tatuaggio su un braccio, un segno indelebile che prima di quella notte non aveva.
E' un elettricista e ha appena portato a termine un lavoro importante per conto di qualcun altro; adesso può finalmente tornarsene nella sua città.

Carl è un "delegato" del governo e una mattina viene chiamato ad occuparsi dell'omicidio di una giovane donna, uccisa con un tagliacarte e il cui corpo è immobile su una panchina in riva al lago.
In capo a poche ore Carl ha già un possibile indiziato che, stando agli elementi raccolti, è quasi sicuramente l'assassino: si tratta di un certo Harpo Vool.

Harpo è un uomo solitario, un orso che si sente vivo solo nei propri sogni, che riempiono la sua mente; da un po' frequentava la vittima  ma non aveva con lei una vera e propria relazione.
L'ha uccisa davvero lui? E se sì, perché?

Harpo sembra essere e vivere fuori dal mondo e l'unica cosa che vuole è riposare, in maniera profonda e totale... e il suo desiderio si realizza, tant'è che si addormenta e svegliarlo diventa un'impresa impossibile.

Il delegato Carl non sa che fare: lui ha necessità di interrogare Harpo, ma come può avere le risposte che cerca se lui continua a dormire?
Forse c'è una persona che può aiutarlo a capire chi sia Harpo: Rebecca, che è stata la sua compagna e convivente per più di dieci anni, ma la donna sembra non poter essere di grande aiuto.
Harpo stava scrivendo un racconto e il confine che lo separa dal protagonista è molto labile, come se realtà e immaginazione si mescolassero, tanto da rendere difficile distinguere dove inizia l'uno e finisce l'altro. Tanto da arrivare al rischio che il personaggio di fantasia prenda il sopravvento su quello reale.

Le vicende di Harpo - perso nel complicato mondo creato nella sua testa - si alternano a quelle dell'elettricista, anche lui al centro di eventi dove ciò che accade davvero si fonde con momenti di allucinazioni e sogni ad occhi aperti. 

E' una società strana e particolare, quella immaginata dall'Autore: lo stato si è premurato di organizzare e controllare in modo rigido la vita dei singoli, privandoli della loro autonomia; la conoscenza e il progresso sono appannaggio di una minoranza e non c'è spazio per le abilità personali; benchè si voglia imporre come una società evoluta, usa le torture sugli uomini per costringerli a dare le informazioni richieste; le famiglie sono invitate a comunicare eventuali problemi e separazioni, pena grane a non finire; dei dirigibili sorvolano gli oceani, trasportando uomini in viaggio premio verso oriente.
Le stranezze non finiscono qui ma si allargano anche in ambito "di fede": in paradiso non c'è posto per tutti e vanno controllati gli accessi nell'aldilà, mentre intanto qualche nuova corrente di pensiero cerca di svegliare le coscienze intorpidite... 

La narrazione segue percorsi tortuosi e del resto non può essere altrimenti perchè ad essere complicato è il mondo creato dentro e attorno ai personaggi come l'elettricista e Harpo, il cui carattere chiuso lo porta a rifugiarsi in una sorta di universo parallelo creato dalla propria immaginazione, in cui egli cerca la bellezza per darne un po' alla propria grigia esistenza, provando a mettere su un ultimo grandioso spettacolo, fosse anche solo nella propria testa.

E' il terzo libro di Vincenzo Zonno che leggo, forse il meno "semplice" e immediato, in quanto attorno alla narrazione dei fatti (l'omicidio) c'è una dimensione onirica e immaginifica molto forte che volutamente confonde e inganna il lettore e, al contempo, lo seduce, lo irretisce e lo trasporta in un mondo che ha delle connotazioni assurde e nel quale non vorremmo vivere, in quanto gli uomini ci appaiono come delle pedine, delle marionette senza anima e volontà; paradossalmente, il più vivo è forse proprio colui che dorme, il quale, pur di essere il protagonista sul palcoscenico della propria esistenza, si estrania dalla realtà che lo circonda e dalla quale si sente rifiutato.

Ringrazio lo scrittore per avermi dato la possibilità di leggere e apprezzare anche questo suo romanzo, che vi consiglio, tanto più se amate e/o avete voglia di leggere libri diversi dal solito.



"E' qualcosa che non si può spiegare. Sei lì di fronte a un bivio,  due sole possibilità: è quella la strada oppure quell'altra? Una sola scelta (...) perchè di questa è fatta la vita.".


"Potrà mai esistere un mondo senza violenza, rabbia o rancore? C'è qualcosa in grado di porre un freno a questa anomalia dell'esistenza? Forse la bellezza?


Altri libri dell'Autore recensiti sul blog:

CATERINA di V. Zonno
NON E' UN VENTO AMICO di V. Zonno

venerdì 27 marzo 2020

"Favole moderne per crescere bambini intelligenti" di Ann Sepolveda



E se le storie che leggiamo o ascoltiamo ci rendessero persone migliori?


Favole moderne per crescere bambini intelligenti: libro di fiabe e storie della buonanotte
di Ann Sepolveda




Favole moderne per crescere bambini intelligenti: libro di fiabe e ...
.
Una dolce bambina di nome Aurora vive in un bellissimo castello, il suo papà è il re di un grande regno e ogni sera siede accanto a sua figlia con un vecchio libro di racconti e gliene legge uno, con l'auspicio che possa essere in qualche modo utile per Aurora.

E in effetti ogni storia custodisce insegnamenti, preziosi per i piccoli ma anche per gli adulti.

In esse si raccontano le avventure di cavalli, formiche, bambini indiani, gatti magici...
C'è chi si sente forte e invincibile, e in virtù della propria forza fisica non ha paura di nulla ed è convinto di non dover ascoltare i consigli di chi è più saggio; ma cos'è più importante, la forza o l'intelligenza?
C'è chi ha la felicità a portata di mano ma fa l'errore di cercarla tra le persone e nei posti sbagliati; c'è chi deve imparare a fare affidamento sulle proprie capacità più che sulla fortuna.

Una cosa è certa: "diventare adulti è faticoso. Senza sacrificio nulla si ottiene!."

Le storie, sia che abbiano personaggi del mondo animale o esseri umani (in questo caso i protagonisti sono bambini, nei quali il giovane lettore può facilmente immedesimarsi), si propongono di trasmettere insegnamenti importanti, come riflettere prima di agire, il rispetto per gli altri, mettere a frutto i propri talenti, accontentarsi dei piccoli ma fondamentali doni che la vita ci fa ogni giorno, come il trascorrere serenamente del tempo coi propri cari o non dare troppa importanza al possesso di ricchezze materiali.

Il linguaggio è adatto a lettori giovanissimi (semplice ma contiene anche termini "più difficili" per stuzzicare la curiosità dei piccoli), sono narrazioni belle e rassicuranti, fanno riflettere  e sicuramente possono essere un modo piacevole e educativo per passare momenti sereni con i bambini (tanto più in periodi di incertezza e limitazioni come questo che stiamo vivendo),  stimolare la loro fantasia e credo davvero che questo genere di fiabe della buonanotte possano piacere e incoraggiare alla lettura e allo sviluppo della fantasia.

giovedì 26 marzo 2020

il 26 marzo 1827 moriva Ludwig Van Beethoven.



Sono trascorsi 193 anni da quel 26 marzo 1827 in cui moriva, a soli cinquantasette anni, il grande compositore Ludwig Van Beethoven.

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  • Nacque nel dicembre 1770 a Bonn, in Germania, da una famiglia di musicisti e cantanti; proprio suo padre Johann lo costrinse ad esercitarsi giorno e notte per diventare sempre più bravo. I vicini di Beethoven ben ricordavano questo ragazzino in piedi su una panchina per raggiungere i tasti del pianoforte mentre piangeva e suo padre incombeva su di lui.

  • Per poter contribuire economicamente in famiglia, il piccolo Ludwig dovette lasciare presto la scuola (attorno agli undici anni), il che lo rese scarsino in alcune discipline, come la matematica.

  • Quando aveva diciassette anni ebbe modo di suonare in presenza di Mozart, a Vienna. Colui che a quel tempo era considerato a ragione il più grande compositore di Vienna, difficilmente si impressionava nell'ascoltare altri musicisti, essendo lui molto più avanti rispetto ai suoi coetanei per talento e risultati. Eppure si vocifera che, dopo aver udito suonare Ludwig, abbia lasciato la stanza dicendo di tenerlo d'occhio perché "un giorno darà al mondo qualcosa di cui parlare".

  • Uno dei contemporanei di Beethoven, il compositore Johann Baptist Cramer, disse ai propri studenti che se non avevano mai sentito improvvisare Beethoven, voleva dire che non avevano idea di cosa fosse un'improvvisazione.

  • Beethoven è stato un pioniere circa le composizioni per pianoforte, uno strumento per il quale nessuno aveva ancora scritto un lavoro completo; infatti, i suoi predecessori avevano composto più che altro per clavicembalo.

  • Pare che le donne avessero di lui pareri contrastanti: c'erano quelle che lo ritenevano addirittura ripugnante, mezzo pazzo e brutto. Insomma, è probabile non avesse un fanclub a suo nome, ecco..

  • E se sull'aspetto fisico possiamo chiamare in causa la soggettività, circa il suo stato di salute è la medicina a parlare: oltre alla sordità, il musicista soffriva anche di colite, reumatismi, febbre reumatica, tifo, disturbi della pelle, ascessi, una varietà di infezioni, oftalmia, degenerazione infiammatoria delle arterie, ittero, epatite cronica e cirrosi epatica. Un nosocomio vivente....

  • Per quanto riguarda la sordità, probabilmente essa insorse in seguito ad altre malattie avute nell'infanzia, come effetto di tifo o vaiolo. Fu verso i ventuno anni che cominciò a sentire un ronzio costante alle orecchie.

  • La Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore Op. 55, detta Eroica, fu composta da Ludwig van Beethoven fra il 1802 e 1804 e inizialmente dedicata a Napoleone Bonaparte, da lui ammirato in quanto simbolo di rivoluzione e di una nuova era in Europa (salvo poi restarne deluso quando il generale si fece incoronare imperatore).

  • Ha composto opere anche per donne da lui amate, come la Moonlight Sonata, dedicata alla sua allieva la Contessa Giulietta Guicciardi; per inciso, Ludwig odiava dare lezioni di piano, tranne che ad allieve giovani ed attraenti...

  • Ad ispirare l'Inno alla gioia fu una poesia del filosofo Schiller (An die Freude) del 1786; Beethoven adattò i versi componendo la sua Sinfonia n. 9 in re minore, eseguita per la prima volta nel 1824.

Gioia, bella scintilla divina,
figlia degli Elisei,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
La tua magia ricongiunge
ciò che la moda ha rigidamente diviso,
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove la tua ala soave freme.
L'uomo a cui la sorte benevola,
concesse di essere amico di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!
Sì, - chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c'è riuscito, lasci
piangente e furtivo questa compagnia!
Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
tutti i buoni, tutti i malvagi
seguono la sua traccia di rose!
Baci ci ha dato e uva ,
un amico, provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.
Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio (vada) al mondo intero
Fratelli, sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.
Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!

  • Nel 1827 Beethoven morì per una serie di possibili infezioni e malattie, tra cui cirrosi, sifilide, avvelenamento da piombo.


LIBRI SU LUDWIG VAN BEETHOVEN


ROMANZI


IL DIO SORDO. Mia immortale amata di A. Scotto di Carlo


LINK AMAZON (gratis su Kindle Unlimited)

L'anima di un giovane del XXI secolo viene risucchiata indietro nel Tempo dall'irresistibile potere della Musica, finendo nel corpo di un coetaneo della Vienna del 1808. 
Qui il protagonista assiste al leggendario concerto in cui Beethoven presenta la sua Quinta, entrando poi nelle sue grazie fino a diventare il suo servitore. 
Attraverso di lui, sullo sfondo storico fine-epoca-napoleonica/Restaurazione, viviamo le vicende di Beethoven: l'amore segreto, una donna che ha rapito il suo cuore ma che è ella stessa prigioniera di convenzioni e legami familiari; la passione per la Musica, dall’ispirazione che egli trova nella sua cara Natura, allo scrittoio dove forgia melodie e orchestrazioni, ai teatri dove a volte viene acclamato e altre deve fronteggiare la perplessità di un pubblico disorientato da una musica troppo precorritrice; l'inesorabile decorso della malattia, con improvvise speranze di guarigione e puntuali delusioni, fino alla struggente rassegnazione; i travagliati rapporti con la famiglia, tra gli attriti coi fratelli, l’odio “immotivato” per la cognata e l’amore incondizionato per il nipote, passando attraverso faide private e legali; e infine le sue paure di uomo, l’impotenza di fronte al Destino, la voglia di combatterlo e la speranza di vincerlo.

15 illustrazioni originali completano l’opera raffigurando Beethoven e gli altri protagonisti in alcuni frangenti della storia.


LA SINFONIA DELLE COSE MUTE di B. Pedretti

(267 pp, Mondadori)


Vienna, 1827. Un'immensa folla riempie le strade, riunita per l'estremo saluto a Beethoven. Tra gli altri anche il giovane Gerhard von Breuning, che ha capito che Beethoven è colui che più di ogni altro ha saputo attingere dagli abissi primordiali dell'umanità il mistero del suono con cui la vita si dichiara. 
Tokyo, 1872. Mori Noboru rientra in Giappone dopo cinque anni in Europa. Ha studiato la cultura "barbarica" ed è uno dei più convinti fautori del nuovo. La filosofia e le tecniche più moderne dovranno ispirare l'era inaugurata dall'imperatore Meiji, insieme alla musica per pianoforte e alle sinfonie di Beethoven. Ma l'ostilità all'apertura verso l'Occidente cresce intorno a lui sino alla violenza. 
Berlino, 1947. Il famoso direttore d'orchestra Wilhelm Furtwängler - reduce dall'umiliante "processo di denazificazione" per aver diretto i Berliner Philharmoniker negli anni hitleriani - giunge nella città colma di macerie, percorsa da figure della follia e del dolore e sente che le ombre della storia continuano a soverchiarlo. L'incontro con una pianista sopravvissuta agli orrori della guerra e con un enigmatico giapponese innamorato di Beethoven gli ricorderanno quanto la missione della musica vada sempre protetta dalla sua impotenza politica. 
Una città del Sudamerica, primi anni Duemila. Ormai disincantato, "il migliore direttore d'orchestra del suo tempo", Jonas Weger, si sente all'epilogo della carriera e non desidera che il silenzio, l'oblio. Ma la tragica morte di due ragazzi la notte di Natale lo spingerà a dirigere il suo ultimo concerto insieme ai ragazzi sordi di Silencio Musical.





LA SINFONIA PROIBITA di A. Mattioli
(172 pp, Editore Bookroad)

Andrè Vallè, uomo pieno di talento musicale ma facile agli eccessi, viene a sapere dell’esistenza di una leggendaria decima sinfonia che sarebbe stata scritta da Ludwig van Beethoven. 
Alla ricerca del misterioso manoscritto, Andrè comincia un viaggio che lo porterà a scoprire sconvolgenti segreti sulle vite dei più importanti compositori della storia, – da Brahms a Schumann, passando per Shubert – e a trovarsi in mezzo a pericolosissimi giochi di potere. 
Più entrerà nei misteri di questa partitura, più gli intrighi lo avvolgeranno, rivelandogli che dietro a una composizione tanto elevata si nascondono scandali, giochi di potere clericale e massonico, trame internazionali.




AUTOBIOGRAFIA


AUTOBIOGRAFIA DI UN GENIO, a cura di M. Porzio

(Piano B Edizioni)

In questa raccolta originale di lettere e pensieri di Ludwig van Beethoven, sono presentati al lettore le ansie, i dolori provocati dalla sordità, i rivolgimenti rabbiosi, gli slanci geniali e i rapporti affettivi e di amicizia di uno dei massimi artisti di tutti i tempi. 
Troppo spesso tradito dal luogo comune del burbero misantropo, l’uomo Beethoven si rivela invece attraverso questa selezione di scritti come una personalità dotata di un potente misticismo, capace di slanci lirici e devoti, ma anche in grado di affrontare le situazioni più avverse e varie dell’esistenza umana in un’alternanza prodiga di tenerezza, amore, pungente ironia ed entusiasmo per la vita.




SAGGIO


IL GENIO DI BEETHOVEN di G. Pestelli

(221 pagine, Editore: Donzelli)

Le nove Sinfonie di Beethoven sono forse il patrimonio musicale più conosciuto al mondo; ovunque esista una vita musicale, ovunque si faccia musica, le Sinfonie sono la colonna portante del repertorio sinfonico e da circa due secoli sono presenti nella mente e nel cuore degli ascoltatori. 
Tutte e nove possono essere considerate un unico corpo creativo, in cui si delinea un percorso evolutivo e anche il racconto di una storia. Prese insieme, infatti, possono far pensare a un romanzo di formazione: un giovane parte per il vasto mondo, si scontra con ostacoli che riesce a superare grazie a un'eroica volontà d'azione finché, uscendo dalla sfera degli interessi personali, allarga lo sguardo a una dimensione sociale, celebrando ideali di portata universale. 







Fonti consultate per articoli:

mercoledì 25 marzo 2020

Frammenti di letture (marzo 2020)



Alcuni passaggi di uno dei libri che ho attualmente in lettura, RAGAZZI DI ZINCO  di Svetlana Aleksievic:



“Non c’è un popolo la cui storia possa essere giudicata a partire dalla coscienza 
che ha di sé stesso."


"In guerra, per quelli che ci sono dentro, la morte non ha niente di misterioso. Per ammazzare basta premere sul grilletto. Ce l’hanno insegnato: resta vivo chi spara per primo. È la legge della guerra."




"com’è possibile che si riesca ad assassinare dentro ciascuno di noi il coraggio? O a trasformare uno qualunque dei nostri ragazzi in un assassino? Come mai si può fare di noi tutto quello che si vuole?"


"Partivamo per fare la rivoluzione! Così ci dicevano. E noi ci credevamo. Ci aspettavamo qualcosa di romantico. ...Quando una pallottola incontra un uomo fa un rumore particolare – che non puoi dimenticare né confondere con nient’altro – una specie di tonfo bagnato. E il ragazzo che ti è accanto cade a faccia in giù nella polvere, bruciante come la cenere. Lo rivolti sulla schiena: stringe ancora tra i denti la sigaretta che gli avevi appena dato... Ancora accesa... La prima volta ci si muove come in sogno: ti affretti, lo trascini via, spari, ma poi non hai più nessun ricordo del combattimento, non sei in grado di raccontarlo. Come se tutto si fosse svolto dietro a un vetro... O in un incubo. Dal quale ti risvegli per l’angoscia ma senza poter ricordare niente."


"Per provare veramente paura, terrore, bisogna serbarne la memoria, farci l’abitudine."






martedì 24 marzo 2020

Dietro le pagine di "La tua vita e la mia"



La lettura di LA TUA VITA E LA MIA di Majgull Axelsson mi ha spinta a interessarmi all'istituto per disabili mentali di Vipeholm a Lund in Svezia, menzionato dall'Autrice, che, a proposito di ciò che succedeva tra le mura del manicomio, cita - senza soffermarvisi troppo - gli esperimenti sulle carie dentali fatte sui pazienti.
I suddetti esperimenti sono avvenuti tra gli anni 1945 e 1955. In seguito, essi furono oggetto di una profonda discussione etica in relazione alle modalità in cui furono condotti.

In Svezia negli anni '30 gli studiosi avevano scoperto che anche i bambini di 3 anni avevano delle carie nell'83% dei loro denti, cosa non insolita se pensiamo che la cura dentale era molto scarsa nella maggior parte dei paesi.
Il trattamento dei denti era praticamente inesistente e quelli in decomposizione venivano semplicemente tirati via; pensate che la mancanza di denti era così diffusa negli Stati Uniti che l'esercito limitò le reclute per la prima e la seconda guerra mondiale a quegli uomini che avevano almeno sei denti opposti intatti.

Di fronte a un'epidemia nazionale di riparazione dei denti troppo costosa da intraprendere, il governo svedese decise di concentrarsi sulla prevenzione e commissionò uno studio (finanziato dall'industria dello zucchero) sul ruolo e l'importanza della dieta e dei dolci.

Decisero che il luogo perfetto per svolgere un simile studio fosse il Vipeholm Mental Institution, una grande struttura appena fuori Lund capace di accogliere fino a 1000 persone ricoverate.
Dal 1935 era diventata una casa per soggetti con gravi disabilità intellettive e dello sviluppo.

Questi pazienti erano definiti idioti, e secondo la medicina di allora un "idiota" era una persona con un QI inferiore a 25; un "imbecille" aveva un QI compreso tra 26 e 50 (l'intelligenza di un bambino di sette anni).
In questo manicomio, vi erano grandi sale in cui i pazienti venivano più che altro lasciati a se stessi; se eccessivamente fastidiosi, li si bagnava con acqua fredda; alcuni di loro erano allettati.

In pratica, alla fine degli anni '40 i pazienti di questa struttura furono deliberatamente nutriti con caramelle appiccicose per vedere cosa sarebbe successo ai loro denti: l'obiettivo era studiare l'effetto delle caramelle sui denti.
A dare il permesso fu il direttore, non certo le famiglie dei degenti, che non furono consultate.

I partecipanti allo studio erano stati tutti nutriti con la stessa dieta di base, poi suddivisi in sette gruppi per confrontare il modo in cui leggeri cambiamenti nei tempi e nella quantità di consumo di zucchero influissero sulla loro salute dentale.
Com'è logico immaginare, molti di questi pazienti hanno finito per perdere i denti.



Un altro aspetto molto triste è stato evidenziato da Kristina Engwall* quando ha confrontato lo stato nutrizionale negli ospedali e nelle istituzioni psichiatriche svedesi per i "deboli di mente" durante le due guerre mondiali con quelli delle istituzioni tedesche delle stesse due epoche. 
Entrambi i paesi avevano alti tassi di mortalità durante la prima guerra mondiale; durante la seconda guerra mondiale, i nazisti usavano la fame come mezzo per uccidere i disabili. 
Similmente, in Svezia, il razionamento dovuto alla guerra ha colpito i pazienti in quanto fu ridotto il cibo disponibile per i pazienti negli ospedali psichiatrici e negli ospedali in generale, ma nonostante la marcata perdita di peso dei pazienti in questo tipo di istituti, non ci sono prove che i tassi di mortalità nelle istituzioni svedesi fossero in aumento, fatta eccezione per il Vipeholm, dove i pazienti, essendo gravemente disabili, richiedevano assistenza nel mangiare.
E' probabile che l'alto tasso di mortalità a Vipeholm tra il 1941 e il 1943 fosse il risultato della carenza di personale e di un'assistenza insufficiente ai pazienti che necessitavano di maggiore aiuto, con conseguente denutrizione e morte. 
In generale, i pazienti istituzionalizzati per lunghi periodi mostrano un alto tasso di mortalità, 
attribuibile alle condizioni di affollamento e alla facile diffusione dell'infezione; durante gli anni della guerra, quando il cibo era di per sè scarso, i tassi di mortalità non poterono che aumentare ulteriormente.




Articoli consultati
  • Fonte 1
  • *Fonte 2:  Engwall, K., 2005. Affamato di morte? Nutrizione nei manicomi durante le guerre mondiali. Scandinavian Journal of Disability Research , 7 (1), pagg. 2-22. DOI: http://doi.org/10.1080/15017410510032172
  • Fonte 3: Seeman, Mary. (2006). Starvation in psychiatric institutions in Sweden. International Journal of Mental Health. 35. 81-87. 10.2753/IMH0020-7411350409. 
  • Fonte 4

lunedì 23 marzo 2020

Recensione: LA TUA VITA E LA MIA di Majgull Axelsson



Dall’autrice di Io non mi chiamo Miriam (QUI la recensione), un romanzo duro, appassionante, necessario che affronta un altro capitolo scuro nella storia della Svezia moderna: il trattamento crudele e inumano riservato alle persone con disabilità intellettive gravi all'interno dei "manicomi".



LA TUA VITA E LA MIA
di Majgull Axelsson


Ed. Iperborea
trad. L. Cangemi
404 pp
18.50 euro
Marzo 2019
Märit è un'elegante signora di settant'anni che sta per tornare nei luoghi della propria infanzia.
Ad essere precisi, ha quasi settant'anni: li compirà tra pochi giorni e, per l'occasione, la cognata Kajsa (sposata col gemello di Märit, Jonas) l'ha invitata a casa loro per festeggiare insieme il doppio compleanno.
E così la donna, ex giornalista di successo e vedova solitaria, lascia - senza troppo entusiasmo - la sua amata Stoccolma per tornare a Norrköping, dove è nata e cresciuta, e più precisamente nella casa d’infanzia di cui non sente alcuna nostalgia e dove vivono Jonas e Kajsa.
Ma mentre è in viaggio in treno, un impulso irresistibile la spinge a fare una sosta a Lund, dove non mette piede da ben cinquantuno anni perché in questa città sono sepolti ricordi dolorosi, che da sempre lei cerca di mettere a tacere quando riaffiorano nella sua mente: a Lund, infatti, è sepolto suo fratello Lars.
Lars non ha una tomba sua, su cui Märit possa posare un fiore in sua memoria, e questo perchè il giovane ha avuto un destino molto triste: è morto - in circostanze mai verificate - all'interno del grande manicomio 
di Vipeholm, in cui è stato ricoverato per diverso tempo prima di morire, e per i "malati di Vipeholm" c'è giusta una piccola lapide che li ricorda tutti: morti senza nome, senza storia, senza passato.

Lars-lo-Svitato, lo Sgorbio, come lo chiamavano tutti in famiglia: Lars era l'onta di casa, il figlio/nipote/fratello da tenere nascosto perchè ci si vergognava del suo grave deficit mentale, della sua ingombrante e sgradevole presenza, delle sue urla, dei suoi mugugni incomprensibili, della sua stupidità.
Lars, che aveva un talento nascosto (era bravo in disegno) al quale nessuno dava importanza - da quando in qua i matti hanno talenti nascosti? -; Lars, il non-amato, che però era la ragione di vita di sua madre, l'unica in casa che lo amava incondizionatamente, al punto da trascurare un po' gli altri due figli, quelli "normali", i gemelli Jonas e Märit.
Certo, trascurare per modo di dire visto che con loro vivevano i nonni, e se Märit era la "cocca" di papà, Jonas lo era della nonna, che stravedeva per il nipote maschio e non ha mai fatto nulla per nasconderlo, anzi.

La famiglia di Märit, come il lettore comprende leggendo il libro, è "particolare" (per usare un eufemismo), diciamo pure "disfunzionale", con non poche dinamiche relazionali problematiche e poco sane.

"abituata com’ero ai silenzi di mio padre, all’esplicito disprezzo di Jonas, alla tronfia autoreferenzialità del nonno e alla velenosa schiettezza della nonna, un inferno tanto semplice quanto poco raffinato."

Solitamente al "focolare domestico" è associata un'idea di amore, solidarietà, comprensione, aiuto reciproco...; ma tra le mura di questa casa non c'è ombra di tutto ciò: il nonno passa le giornata a imprecare e urlare contro la moglie, petulante e inacidita, e contro  gli altri membri della famiglia, per i quali non ha mai una parola buona, ma solo battutacce sarcastiche e pungenti.
La nonna ha occhi unicamente per Jonas, il solo che ama (ed è ricambiata), per il resto è come suo marito: cattiva, pronta a ferire con parole caustiche, sminuendo tutti, a partire dal genero e dalla nipote  Märit.
Il padre è un uomo debole, vigliacco, incapace di opporsi alle ingiustizie e alle cattiverie, di prendere le parti dei più deboli; fondamentalmente è un buono, ma la sua bontà non è di alcun beneficio a chi gli è vicino perchè gli manca la forza di agire.
Jonas è un ragazzetto superficiale, odioso, arrogante, spavaldo, che ignora Lars - lo considera inferiore, un essere inutile - e detesta dichiaratamente la sua gemella,  Märit.
I due hanno un rapporto atipico per due gemelli: lungi dall'essere uniti, essi non si sopportano, sono incompatibili caratterialmente; se tutta va bene, si ignorano, altrimenti Jonas è capace di mettere in atto comportamenti molesti verso la sorella, pur di umiliarla e farla sentire stupida e insignificante.
Märit è una ragazza con dei sogni, in cui crede solo lei perché di sostegno tra i famigliari non ne ha: vuole studiare per diventare un medico, nonostante negli anni Sessanta non sia ritenuto un "mestiere adatto una donna", ma non c'è nessuno che la incoraggi.
La madre è una povera donna che soffre per il suo primogenito "sfortunato", da tutti scansato e schernito: che ne sarà di Lars dopo di lei, ancor più se dovesse mai accaderle qualcosa prematuramente?

E qualcosa accade davvero in un tragico giorno di fine anni '50 (Märit aveva solo quattordici anni), quando due membri di questa famiglia alquanto strana e di certo poco amorevole, vengono portati via: la madre muore in seguito ad un incidente domestico e il "piccolo grande fratello", quello svitato, viene fatto immediatamente allontanare con la forza e con l'intervento di due uomini che lo porteranno via senza che di lui si sappia più alcunché.

Sulla scomparsa di Lars passano le settimane e gli anni, e per tutti in casa è come se non fosse mai esistito: non solo non vanno a trovarlo lì dov'è ricoverato, ma neppure lo nominano, e sul poveretto si posa una nube di silenzio e oblio che tormenta la sensibile Märit, la quale invece non riesce a dimenticare né a fingere che niente sia successo, come tutti a casa sono bravi a fare.

La svolta arriva quando, una volta diplomatasi e desiderosa di scoprire dove sia finito il fratello maggiore, si offre come volontaria in istituti per disabili mentali, e scopre che Lars è ricoverato a Vipeholm; si reca in visita, rendendosi conto in quali tristissime, disumane ed ingiuste condizioni vivono queste povere persone all'interno di tali strutture; quella sarà l'unica volta in cui lei andrà a trovarlo e la volta successiva in cui lo rivedrà sarà purtroppo l'ultima e avverrà in circostanze che definire tragiche e dolorose è poco...

Märit è una ragazza dalla personalità complessa, tormentata, e per certi versi "divisa" in due: da una parte ha un lato di sè che mostra agli altri, quella parte di personalità pacata, accondiscendente, timorosa, propria di chi non alza mai la voce ma accetta e comprende, cerca l'approvazione altrui, non si ribella, soffre in silenzio; e poi c'è quel lato di sè latente che è forte, polemico, granitico, aggressivo, che vorrebbe spingerla a mostrare i denti, a far vedere a chi le è attorno che nessuno può calpestarla e uscirne impunito.

"Perché nei tuoi ricordi sei quasi sempre quella che compie buone azioni in silenzio, anche se alcune di queste azioni potrebbero apparire malvagie, a vederle da fuori. Ma su questo possiamo ritornare più avanti. Negli altri casi sei la parte lesa, la vittima innocente che mai si sognerebbe di guardare in faccia un osservatore esterno, ma che al contempo si assicura che questo osservatore noti come sanno velarsi di lacrime i tuoi occhi. Il muto rimprovero, in effetti, è il tuo cavallo di battaglia. Mai e poi mai ammetteresti che in quegli occhi c’è spazio per molto altro. Sete di vendetta, per esempio. O disprezzo. Per non parlare di rabbia, odio, avidità, superbia e invidia. Solo per fare un breve elenco dei tuoi peccati."

Ebbene, questa "seconda personalità" lei l'avverte in modo molto (troppo) forte, come se esistesse davvero nella sua mente ("dietro le tempie", per usare le sue stesse parole) un'altra se stessa (l'Altra), che lei identifica con la sorella gemella morta il giorno della sua nascita; la mamma, infatti, ebbe un parto trigemellare, e mentre Jonas e Märit sopravvissero, l'altra gemella morì, e da un certo momento in poi "ha preso vita" nella testa di Märit, assumendo i contorni di una sorta di "coscienza parlante" e imponendosi come quella sfaccettatura di sé più veemente, bellicosa, che rimprovera la Märit debole e pretende di ordinarle cosa fare, come parlare e reagire.

"Eppure ha vissuto, anche se solo come un’ombra. Una vita l’ha avuta, nonostante tutto..."

Questo "escamotage" dell'Autrice - la personificazione di una parte della personalità, identificata con la gemella morta - l'ho trovata molto interessante perchè ci ricorda ed evidenzia, in modo efficace e intenso, la complessità dell'animo umano, come ciascuno di noi sia un caleidoscopio di modi di essere e pensare diversi tra loro, in cui possono coabitare non poche contraddizioni, spinte e pulsioni che spesso tra loro "litigano", senza che questo faccia di noi dei soggetti bipolari, ma semplicemente persone particolarmente sensibili e introspettive, come è Märit, i cui tanti "traumi" irrisolti hanno l'hanno indotta a creare, nella propria mente, un alter ego che puntualmente affiora e la mette sotto accusa, la fa sentire colpevole, inadeguata, le ricorda, spietata, quei segreti seppelliti e quelle memorie relegate in un angolino della memoria per soffrire il meno possibile e che invece vanno ripescate, guardate in faccia e chiamate col loro nome.

"Quei giorni non si possono dimenticare, sono impressi a fuoco dentro di noi, rappresentano lo sfondo su cui si è svolta tutta la mia vita e di sicuro anche la sua. I ricordi sono il tormento delle notti e l’ombra dei giorni, sono la prigionia in cui entrambe viviamo da sempre. È da mezzo secolo che ogni mattina sono costretta a scacciare quelle immagini..."

E anche una persona come Märit, con tutte le proprie debolezze e cecità, può arrivare ad un punto in cui realizza che il potere delle parole è immenso, e che la possibilità di portare insieme fardelli con chi condivide con te terribili macchie e colpe è urgente e necessario:

"non perché la colpa si sarebbe dissolta, perché non può dissolversi, ma perché parlarne l’avrebbe resa più leggera da portare. Un fardello condiviso. E perché saremmo riuscite a trovare le parole per tutto ciò che è legato a quel giorno: la rabbia, il dolore e il mutismo delle nostre vite. Tutto ciò che ha plasmato la sua vita e la mia."

E c'è una sola persona con la quale la protagonista sa di dover trovare il coraggio per affrontare scomode e dolorose verità, perché le due condividono un grosso segreto e ricordare, riconoscere, "confessare" è l'unica via per poter guarire, riscattarsi da errori e mancanze che, nonostante in poco più di mezzo secolo siano state messe sotto la cenere, in realtà hanno continuato a covare e a lacerare l'anima.

Anche questo romanzo - come il precedente - colpisce nel profondo il lettore, che si lascia catturare dall'occhio clinico, attento e minuzioso tipico di una giornalista (qual è l'autrice), che non si accontenta di raccogliere informazioni superficiali su una questione, ma va a fondo per scardinare pregiudizi e discriminazioni, tanto all'interno di un microcosmo - come la famiglia, con le sue fragilità, discrepanze, incomprensioni, l'incapacità di saper gestire situazioni di disabilità - quanto all'interno di un universo più grande, quale è quello della società svedese, rigorosamente improntata all’emancipazione dell’individuo e che finiva per dimenticare e ghettizzare le fasce più deboli del Paese, privandoli dei loro diritti fondamentali, trattandoli come dei mostri da nascondere in luoghi nei quali il rispetto per la dignità e i bisogni della Persona lasciava molto a desiderare.
i flashback sono costanti, il 2013 si alterna al 1962 e anche all'interno della narrazione del presente basta un particolare perché la mente della protagonista si ritrovi nel passato; la penna della Axelsson è potente, va nel profondo, indaga, spoglia i suoi personaggi di ogni ipocrisia e debolezza, denuncia ingiustizie; gli sbagli dei singoli (rispetto ai disabili mentali) sono gli stessi della società (svedese).

Ne consiglio la lettura, con la Axelsson non si resta mai delusi, ti entra dentro perchè ha una grande capacità di narrare di problematiche rilevanti di natura sociale calandole nelle esistenze di singoli personaggi tormentati che a un certo punto si ritrovano a disseppellire segreti famigliari nascosti per anni e a fare i conti con la propria coscienza, senza poterle più sfuggire.

domenica 22 marzo 2020

Nuove uscite Amazon Publishing: "Sepolto" di Kendra Elliot || "A casa prima del tramonto" di Alexis Harrington



Cari lettori, vi presento un paio delle prossime uscite Amazon Publishing e che avrò l'opportunità di leggere e recensire in anteprima:

  • SEPOLTO di Kendra Elliot, un mix di azione e sentimenti nel terzo libro della serie romantic suspense Bone Secrets;
  • A CASA DOPO IL TRAMONTO di Alexis Harrington: una donna si è ricostruita una vita, dopo la morte del marito. Ma se un giorno scoprisse che è ancora vivo?



SEPOLTO
di Kendra Elliot



Amazon Crossing
trad. E. Papaleo
349 pp
 3,99€ in eBook
9,99€ in cartaceo
USCITA:
31 MARZO 2020



Michael Brody è un giornalista abituato a ottenere risposte. Ce n’è una però che gli sfugge da vent’anni: cos’è successo a suo fratello Daniel il giorno in cui il pulmino della scuola è scomparso nel nulla? 
Quando vengono rinvenuti i resti di alcuni bambini, Michael cerca in tutti i modi di mettersi in contatto con l’unico sopravvissuto a quella tragedia, Chris Jacobs. 
La sua speranza è che rompa il silenzio e gli spieghi perché tra quei resti sepolti non ci siano quelli di Daniel. 
Ma la paura di essere rintracciato dal suo rapitore ha spinto Chris a nascondersi e l’unica pista che resta a Michael è la sorella. 
Forte e impenetrabile, Jamie Jacobs si unirà a lui nelle ricerche. Rintracciare Chris non sarà una passeggiata. 
Ormai è un adulto, e le sue cicatrici vanno ben oltre la superficie della pelle.

In Sepolto Kendra Elliot tratteggia il profilo di un eroe compromesso e scava a fondo nel suo passato spaventoso per portare alla luce una possibilità d’amore per il futuro.

L'autrice.
Nata e cresciuta nel Pacific Northwest, la lussureggiante regione tra Canada e Stati Uniti, Kendra Elliot è sempre stata una lettrice vorace, tanto dei grandi classici letterari quanto dei romanzi di Stephen King, Diana Gabaldon e Nora Roberts. Diplomata in giornalismo e igienista dentale abilitata, dopo sedici anni dedicati all’odontoiatria, nel 2012 ha deciso di scrivere a tempo pieno, raggiungendo in breve successo di pubblico e gratificazioni dalla critica che le ha attribuito diversi premi, fra cui il prestigioso Daphne du Maurier. Con Amazon Crossing ha pubblicato Nascosta e Gelida, i primi due episodi della serie Bone Secrets.


A CASA DOPO IL TRAMONTO 
di Alexis Harrington



Amazon Crossing
trad. Maria Pia Smiths-Jacob 
297 pp
 3,99€ in eBook
9,99€ in cartaceo
USCITA:
7 APRILE 2020

Nel 1917, Riley Braddock è partito dall’Oregon per la guerra. L’anno seguente, la notizia della morte in Francia dell’adorato marito sconvolge Susannah. 
La donna continua a vivere nella proprietà della famiglia Braddock e trova conforto in Tanner Grenfell, un aiutante assunto per occuparsi dell’allevamento dei cavalli. 
Tra i due nasce una profonda amicizia e, con il tempo, il dolore di Susannah diminuisce e l’affetto per Tanner si trasforma in amore. 
Finché non decidono di sposarsi e di dedicarsi al ranch.
Ma la felicità della coppia è destinata a consumarsi presto. 
Due anni dopo essere stato dichiarato morto, Riley, infatti, viene riportato in patria. Ha un trauma da bombardamento e nessuna memoria della sua vita precedente: per lui Susannah è una sconosciuta. Riley ricorda soltanto Véronique, la francese che lo ha salvato alla fine del conflitto e lo ha aiutato a rimettersi in salute.

In una commovente testimonianza del potere dell’amore e della sua capacità di guarire lo spirito umano, quale sentimento prevarrà nel cuore di Susannah: l’amore per Tanner o la lealtà verso l’ex marito, Riley?

L'autrice.
Alexis Harrington è stata premiata per una dozzina di romanzi, incluso il best seller internazionale The Irish Bride. Per circa dodici anni ha lavorato come consulente nel settore dell’ingegneria civile, prima di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.
Quando non scrive, si diverte a creare gioielli, a ricamare, a cucire, a stare davanti ai fornelli e a intrattenere gli amici. Vive nel Nordovest Pacifico vicino al fiume Columbia, in compagnia di una varietà di animali che, mentre lavora, fanno del loro meglio per distrarla.


venerdì 20 marzo 2020

IN NOME DEL CIELO di Jon Krakauer



Nel luglio del 1984 due fratelli, convinti di essere "ispirati da Dio", trucidarono una mamma con la sua bambina.
Le ragioni del loro crimine affondavano le radici in una fede condivisa da milioni di americani...



IN NOME DEL CIELO
di Jon Krakauer



Oscar Mondadori
400 pp
Il 24 luglio 1984 Dan e Ron Lafferty uccisero a sangue freddo la cognata Brenda e la nipotina di appena un anno. 
Per nulla pentiti, sostennero di averlo fatto perché “ispirati da Dio”. 
Com’è possibile che fatti del genere siano avvenuti alle soglie del ventunesimo secolo, nell’avanzatissima America? 
Per trovare una risposta, Jon Krakauer ha iniziato un’inchiesta che in breve si è trasformata in una vera e propria discesa agli inferi tra i “talebani cristiani”: la Chiesa Fondamentalista di Gesù dei Santi degli Ultimi Giorni, il ramo integralista dei mormoni. 
Quarantamila persone che, dal Canada al Messico, vivono soggiogate da sedicenti profeti che li spingono a compiere anche i delitti più raccapriccianti per compiacere alla volontà divina. 

Questo libro è il resoconto dell’esperienza di Krakauer, infiltrato in un mondo fatto di aspettative messianiche, spose bambine, fobia sessuale, poligamia e fede incrollabile. 
Ma è anche un’acuta analisi storica, culturale e sociale che solleva interrogativi inquietanti e provocatori sulla natura della fede e sul perché – in nome del cielo – si arrivi persino a uccidere.

L'autore.
Jon Krakauer (Brookline, Massachusetts, 1954), alpinista, giornalista e scrittore, è diventato celebre con i suoi reportage per «Outside Magazine» e per i libri di avventura Nelle terre estreme (1997, da cui è stato tratto il film Into the wild), Aria sottile (da cui è stato tratto il film Everest) e In nome del cielo (2003). Per Random House dirige la collana "Exploration".


HO SCOPERTO QUESTO LIBRO - E LA RELATIVA STORIA - PER CASO SU INSTAGRAM.
L'HO INSERITO IN WISHLIST ^_-

giovedì 19 marzo 2020

Recensione: IL LIBRO NASCOSTO di D. M. Pulley



Ci sono armadi che è meglio non aprire per non liberarne gli scheletri; libri che sarebbe meglio non leggere per non scoprire scomodi segreti: il giovanissimo protagonista, nell'incoscienza tipica dell'età, farà proprio quello che gli adulti attorno a lui gli ordinano di non fare: aprire armadi, andare in giro a curiosare e far domande alle persone sbagliate e scoprire segreti.


IL LIBRO NASCOSTO
di D. M. Pulley



Amazon Crossing
trad. R. Maresca
457 pp
È il 1952, Jasper ha nove anni, vive con sua madre Althea e suo padre Wendell; una mattina presto la mamma lo sveglia di soprassalto, lo carica in auto, gli mette in mano una valigia con un cambio di vestiti e una Bibbia: è tutto il corredo di sopravvivenza che la donna lascia a suo figlio quando lo lascia alla fattoria dello zio Leo, fratello di Althea.

Jasper  è un bambino intelligente e abbastanza ubbidiente: conosce bene sua madre e sa che quando lei decide e ordina qualcosa, lui non deve fare storie e non deve azzardarsi a discutere, altrimenti sono guai.
Althea è una mamma decisa, dai modi spicci, che alterna momenti e gesti affettuosi con altri sgarbati nervosi, al limite dell'isteria; Jasper è avvezzo agli sbalzi d'umore della madre e sa che, se c'è una cosa che la manda in collera, sono le domande del figlio: non gli è concesso farne né tanto meno protestare.

Questa regola fondamentale deve ricordarsela ancor più ora che starà per un po' di tempo dallo zio: se non vuole irritarlo, Jasper deve tenere la bocca chiusa e le orecchie bene aperte.
Lei, Althea, tornerà il prima possibile a riprenderlo, ma prima deve sistemare una cosa da sola e chiede al burbero fratello contadino di prendersi cura per un tempo imprecisato del nipote, e di stare attento a lui, di "proteggerlo".
Da chi o da che cosa? C'è forse qualcuno che vuol fare del male ad Althea e anche a Jasper?

Le prime domande cominciano ad affollare la mente confusa e impaurita del ragazzino, che si accorge ben presto di come gli adulti attorno a lui non abbiano alcuna intenzione di fornirgli le risposte che cerca: la madre è scappata senza dire né perchè né dove fosse diretta né se avesse intenzione davvero di tornare.
Zio Leo, di poche parole e piuttosto ostile nei confronti della sorella (di cui ha una pessima opinione), non è proprio il tipo con cui intrattenere conversazione, tutto dedito com'è ai faticosi lavori della fattoria; zia Velma - la moglie di Leo - è buona e comprensiva, ma non sembra possedere informazioni utili; Wendell - il papà di Jasper - è disperato dalla scomparsa della moglie, anche se non pare esserne enormemente sorpreso, ma soprattutto non ha nulla da dire al figlio, se non un generico e poco rassicurante: "Andrà tutto bene, figliolo".

Insomma, nessuno sa dove sia andata la madre, ma Jasper ha un disperato bisogno di vederla e non si arrende davanti al silenzio dei grandi.

A fargli compagnia nelle sue "uscite" (rigorosamente all'insaputa degli zii) per scoprire ciò che tutti si premurano di nascondergli, c'è il cugino (poco più grande di lui) Wayne.

E proprio nel corso di una esplorazione nei dintorni alla fattoria, i due ragazzi finiscono nella casa appartenuta alla famiglia di Althea: l'abitazione è in rovina a causa di un incendio scoppiato anni prima, quando lei, allora giovanissima, ha in qualche modo causato l'incidente che non solo ha distrutto la casa ma ha portato disgrazie e disonore ai suoi famigliari.
Cosa è successo davvero, tanto tempo prima? Che tipo era Althea da ragazza e perchè zio Leo ce l'ha tanto con la sorella?

In quella casa ormai abbandonata, Jasper trova un quadernetto: è il diario che la madre tenne per un periodo di tempo e nel quale riportò alcuni fatti successi quando aveva solo 14-15 anni.

Dalla lettura del diario - fatta di nascosto, perchè Jasper sa che zio Leo lo punirebbe se lo scoprisse col diario in mano - il ragazzino scopre particolari importanti circa Althea: la sua insofferenza verso la vita in fattoria, il suo sentirsi non amata e molto inadeguata, e soprattutto i rapporti con un certo signor Hoyt, un contadino grande d'età che però trattava la giovane Althea con modi ed espressioni tutt'altro che paterne. 
Sua madre è stata vittima delle attenzioni oscene di un vecchio lascivo e cattivo?
Sembrerebbe di sì, ma a questo particolare già disgustoso si aggiunge un' altra informazione, che il ragazzino vedrà gradualmente confermata da alcuni loschi individui che conoscono molto bene Althea: sua madre è stata coinvolta in affari poco puliti, illegali, che l'hanno messa in contatto con gente poco raccomandabile e una comunità di nativi americani del posto.
Accanto al diario, un altro libro insospettabile sarà fonte di incredibili rivelazioni: la Bibbia per ragazzi regalatagli dalla mamma, nella quale si nascondono informazioni che sarebbe meglio non rendere note...

"il libro pesava dei segreti della madre. O forse erano soltanto bugie..."

Inizia così il tormentato viaggio di Jasper, che lo porterà a ritrovarsi in un mondo adulto fatto di corruzione, scandali e omicidi, diviso tra la vita in campagna - fatta di duro lavoro ma in fondo serena - egli squallidi covi di Detroit, le taverne buie, i locali di spogliarelliste e le case d’azzardo.
Un ragazzino di dieci anni non dovrebbe ritrovarsi a frequentare contesti sordidi, ambigui, dove uomini senza scrupoli e con la sola preoccupazione di fare soldi, architettano attività illegali e sono disposti a sacrificare la vita di innocenti pur di proteggere i propri sporchi affari.

"Non ficcare il naso negli armadi altrui, figliolo. Gli scheletri che ci sono dentro possono essere davvero cattivi".

Ciò che Jasper porterà alla luce andando qua e là a far domande, scappando di casa di notte più volte, disobbedendo al padre e a zio Leo, infilandosi in più di un guaio, sarà un passato sconvolgente che continua a perseguitare la madre e che ora minaccia anche lui.

"La verità è strana, Jasper. A volte riesci a credere soltanto a quello a cui sei disposto a credere".

Per il bambino questa avventura sarà la fine dell'innocenza dell'infanzia perchè in questo cammino irto di pericoli verrà in contatto con le facce più abiette e con le debolezze più oscure dell'animo umano, ne sarà terrorizzato, arrabbiato, deluso (ma quante bugie sanno inventare gli adulti?!?) eppure il desiderio di verità e di poter aiutare sua madre è più grande di qualsiasi paura.
  
Un romanzo che ci racconta una storia avventurosa, in cui in certi frangenti la realtà si mescola con la sensazione che Jasper stia vivendo una grande incubo; un percorso costellato di graduali rivelazioni sui tanti e ambigui segreti di una madre che ha fatto molti errori ma che ha cercato, per amore, di proteggere il più possibile suo figlio, il quale però - mosso anch'egli dall'amore verso la mamma - cercherà in tutti i modi di scoprire la verità sul passato della donna.
Scorrevole, con un intreccio intrigante ed intricato (forse a volte pure un po' troppo, tanto da confondermi in alcuni momenti); si empatizza col protagonista, per il quale si prova una certa ammirazione perché sfida le proprie paure e le minacce dei grandi pur di ritrovare l'amata mamma.

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