venerdì 1 maggio 2020

Recensione: REAZIONE MORTALE di Damien Boyd



Un avvincente giallo ambientato nel mondo delle corse dei cavalli e delle scommesse; ad indagare sull'assassinio di un giovane stalliere c'è un ispettore caparbio e dall'intuito formidabile, coadiuvato dall'agente Jane, collega e compagna di vita.


REAZIONE MORTALE
di Damien Boyd


Amazon Pub.
224 pp
trad. R. Maresca
Aprile 2020
L'ispettore Nick Dixon è stato da poco dimesso dall'ospedale, dopo aver subito un intervento alla spalla in seguito ad un'aggressione nel corso di un'operazione di polizia.
Si sta godendo una cenetta informale con l'agente Jane Winter (sua compagna) e l'amico (nonché anatomopatologo) Roger Poland.
Ma non c'è verso di star tranquilli: proprio quella sera, nel locale, un giovanotto irruento e nervoso attira l'attenzione dei tre mentre inveisce contro il padre; per evitare problemi e risse, Nick prova a calmare il ragazzo, scoprendo che si chiama Jon Woodman e che ha appena perso un fratello, Noel.
Questi è morto presumibilmente in modo accidentale a causa dei calci infertigli da un cavallo molto aggressivo, di cui si occupava in quanto stalliere.
Ma Jon è convinto che suo fratello sia stato ucciso, perchè gli aveva confidato, tempo prima, che di lì a poco avrebbe spifferato verità scomode che avrebbero sollevato un polverone.

In seguito ad uno spiacevole episodio di cui Jon è ancora protagonista, e nel quale rischia di far del male ai suoi famigliari, Dixon si vede spinto a riaprire il caso di Noel Woodman, aspirante fantino sfortunato.

E se il fratello avesse ragione e Noel non fosse stato ucciso accidentalmente da un cavallo poco addomesticabile?

L'ispettore non si perde in chiacchiere e, accompagnato da Jane, comincia subito ad andare in giro a far domande, a cominciare da coloro che lavoravano ogni giorno con Noel, come ad es. l'allenatore dei cavalli di cui si occupava Noel , il signor Hesp.
L'uomo si dimostra da subito piuttosto reticente nel rispondere alle domande, e lo stesso dicasi per la proprietaria del maneggio, la signora Georgina Harcourt, anch'ella un po' sospetta e fin troppo guardinga negli atteggiamenti.

Intanto, il dottor Poland, nel corso dell'autopsia e grazie alle acute intuizioni di Nick, conferma che non è stata una morte accidentale: Noel Woodman è stato assassinato.
La precedente autopsia (troppo frettolosa) aveva attribuito i segni sul corpo del cadavere agli zoccoli del cavallo incriminato, Westbrook Warrior, ma in realtà Dixon e Jane scoprono velocemente che non solo Noel è stato colpito con qualcos'altro (di simile ma non uguale), ma che non è morto nella stalla del cavallo, bensì in un posto diverso del maneggio.

Nixon si ritrova ben presto a cercare la verità - chi e perchè ha fatto fuori il ragazzo? - all'interno del complicato circuito delle scommesse sui cavalli, alcune delle quali non proprio legali.
Come se non bastasse, a complicare la faccenda - col rischio di confondere la ricerca del colpevole - ci si mette una banda di criminali albanesi.

Insomma, come spesso accade agli ispettori che fanno fin troppo bene il proprio lavoro, Nick si accorge che si sta incamminando sempre più su un terreno minato, conferma che gli arriva quando qualcuno si intrufola di notte in casa sua per dargli una lezioncina e intimargli di non impicciarsi in certi affari, se non vuol fare una brutta fine...

Non che Dixon si lasci spaventare come un poliziotto alle prime armi, però una cosa è chiara e imprescindibile: per arrivare all'assassino bisogna comprendere il movente e, ancor prima, scandagliare nella vita privata del morto, che sarà pure stato un fantino eccellente (l'unico che riusciva ad interagire con l'indomabile Westbrook), ma non era proprio uno stinco di santo, e qualche "vizietto" pericoloso ce l'aveva pure lui.
E di certo, questi vizietti non li praticava da solo...

Benché senta ancora le conseguenze fisiche e psicologiche del suo ultimo caso, l’ispettore Nick Dixon si getta a capofitto in un mondo torbido fatto di scommesse truccate e traffici sospetti, dove le persone sono disposte a fare qualsiasi cosa pur di mantenere i loro segreti e il loro status.

Tra tè e caffè a fiumi, tra interrogatori a sorpresa e giusto qualche puntatina alle corse per capirne il meccanismo, Nick - grazie al lavoro con il suo piccolo ma efficientissimo team - arriverà alla verità, non senza intoppi e qualche altro cadavere per via... 

Mi è piaciuto questo giallo perchè ha una narrazione snella e scorrevolissima, un ritmo scattante e, pur non essendo un'indagine al cardiopalma che fa trattenere il fiato, è stato davvero molto piacevole seguirla in quanto il protagonista è un ispettore intelligente, che sa fare bene il proprio lavoro, testardo al punto giusto, in pratica non ho potuto non trovarlo simpatico e arguto nel modo di condurre gli interrogatori, nelle intuizioni che man mano gli sopraggiungevano, inviandolo in una direzione piuttosto che in un'altra.

Ammetto di averlo iniziato con un po' di reticenza, dovuta all'ambientazione delle corse dei cavalli, argomento che non mi attira per niente; e invece - pur continuando a non capirci granché e a non considerarlo interessante - la lettura è proceduta col giusto coinvolgimento.

Consigliato a chi ama i gialli ma anche a chi non ne è un fan sfegatato ma cerca un libro leggero, gradevole e rilassante.

mercoledì 29 aprile 2020

Recensione: AL DI LA' DELLA NEBBIA di Francesco Cheynet e Lucio Schina



Nella cupa atmosfera di una giornata d'autunno di fine Ottocento, tre uomini, accomunati dal desiderio di ricchezza e da segreti nascosti nei meandri delle loro coscienze, salgono su un treno che viaggia nella notte, attraversa una tetra campagna inglese, e che li conduce verso un unico destino.
Il loro viaggio - in cui la dimensione paranormale si confonde con quella reale - li condurrà dritti verso le zone più torbide dell’animo umano, lì dove risiedono le debolezze e le colpe più gravi, quelle che si cerca di nascondere e che rivelano la propria natura ipocrita e ambigua.



AL DI LA' DELLA NEBBIA
di Francesco Cheynet e Lucio Schina



Segreti in giallo edizioni
212 pp
"Quando la nebbia è così fitta, capita che qualche particolare sfugga agli occhi".

Siamo in Inghilterra e in una sera d'autunno fredda e nebbiosa, tre uomini si ritrovano a vivere la più terrificante delle esperienze; qualcosa che neppure nei loro più fervidi sogni avrebbero potuto mai immaginare di vivere.

E' il 14 novembre 1885 e il giovane avvocato Edward Jenkins, Angus Cullen (consulente finanziario) e Victor Cooper, giovanotto scapestrato che ha dilapidato la fortuna ereditata dal padre, si apprestano a partire per una località sconosciuta.
Sulla banchina della stazione ferroviaria di Skegness, attendono un treno che li porterà in una piccola città di nome Fault City, di cui essi non hanno mai sentito parlare.
Ma poco importa: ciò che li spinge a prendere il treno è più forte di qualsiasi dubbio o perplessità. 
I tre uomini, infatti, hanno ricevuto un invito (il medesimo per tutti loro) nel quale, in cambio di denaro, sono chiamati a raggiungere una ignota residenza a Fault City per poter assumere un incarico che porterà loro guadagni interessanti.
Non si dice altro, non c'è la firma del committente; ci sono alcune scarne indicazioni su cosa succederà una volta giunti in paese e poi... null'altro.

Si può accettare un invito così enigmatico senza neppure provare ad informarsi su chi ci sia dietro?
A quanto pare sì, se si è mossi dalla brama di dare una svolta alla propria esistenza e di far soldi, se ce ne sono le possibilità.

«Ogni strada non percorsa, ogni tentativo rinunciato è il preludio a una vita monotona, un’esistenza piatta che rappresenta il peggior male possa capitare a un uomo.»


Jenkins, Cullen e Cooper non si sono mai incontrati prima, sono dei perfetti sconosciuti, accomunati però da questa prospettiva di chiudere il più importante affare della loro vita. 
Certo, tanti sono gli interrogativi, zero le risposte e diverse le supposizioni, ma è inutile lambiccarsi il cervello su qualcosa che diverrà chiaro solo una volta giunti a destinazione.

Ci viene raccontato qualcosa di questi tre uomini: sono dei gentiluomini che finora hanno ricercato il successo e il danaro, non hanno esitato a concedersi piaceri e libertà, chi mantenendo la propria facciata di rispettabilità, ostentando magari la propria devozione religiosa, chi lasciandosi guidare dal sangue freddo e un invidiabile raziocinio, e chi, dopo essersi giocato i propri beni e il rispetto per se stesso, ha finito per rendersi schiavo delle droghe.

Ma ormai ciò che è stato, è stato: basta pensare al passato, proiettiamoci verso ciò che ci attende: pensano essi mentre sono seduti al bar del vagone ristorante e trangugiano brandy, chiacchierando tra loro, prima con diffidenza e un pizzico di superiorità l'uno verso l'altro, poi con più scioltezza.

"Si trattava di un gioco che di un gioco che all’apparenza non aveva nulla di pericoloso ma che, riflettendo, poteva riservare qualche sgradita sorpresa da un momento all'altro.Ogni nuovo accadimento, anziché fornire risposte  soddisfacenti, intrecciava ancora di più una matassa formata da nuovi interrogativi".

La loro serenità va man mano, però, affievolendosi.
Possibile che su quel treno ci siano solo loro come passeggeri?
Il loro committente è così ricco da potersi concedere un tale lusso?

Una cosa è certa: questi tre passeggeri si ritrovano a godere i privilegi della prima classe, e l'eleganza che caratterizza i vagoni e le cabine a loro destinati, solleticano la vanità di ciascuno.

L'euforia per l'invito ricevuto - e ciò che esso significa in termini di gratificazione personale ed economica - comincia a cedere il passo a un senso di indefinita inquietudine, che avvertono insinuarsi nel loro cuore e che non riescono a tenere a bada nemmeno con l'alcool.

Anzitutto, ben presto si rendono conto di un'altra presenza: un uomo di nome Mr Ferry è anch'egli sul treno e, seppure attraverso risposte molto vaghe e ambigue, i tre comprendono che è colui che sta controllando il loro viaggio per assicurarsi che gli invitati giungano a Fault City, secondo gli accordi.

La surreale serata si colora di sfumature cupe e paurose una volta entrati ciascuno nella propria cabina per concedersi qualche ora di sonno: una volta soli, durante la notte, le sensazioni e i pensieri dei passeggeri subiscono delle alterazioni, delle inspiegabili "suggestioni" di cui essi stessi sono protagonisti.
Tra presunte allucinazioni visive e uditive, sogni ad occhi aperti ed incubi terribili, i tre viaggiatori si ritrovano a vivere esperienze al limite della realtà, inseriti in scenari sinistri, tenebrosi, che li spaventano e che essi si convincono essere frutto dell'immaginazione o di un sogno troppo vivido.

Ma è davvero così?

Fuori, oltre i vetri di quel treno che corre nella notte, attraversando una campagna scura e sconosciuta, c'è la nebbia, ma la vera foschia e il vero buio sono nella loro mente, ed essi divengono, col trascorrere delle ore buie, coscienti di come gli inganni percettivi di cui sono preda stanno facendo emergere qualcosa che avevano relegato nell'inconscio e che essi stavano cercando di dimenticare.

La sensazione di pericolo imminente che i tre uomini provano via via che si avvicinano a Fault City, e in seguito agli stranissimi episodi allucinatori di cui sono vittime, è tanto più minacciosa quanto più è indefinibile, non attribuibile a cause razionali.

Ma cosa li attende realmente in quell'oscura cittadina? Chi ha sadicamente organizzato questo viaggio spaventoso, che si sta rivelando una trappola mortale?
E chi è davvero il bizzarro e criptico Mr Ferry: una sorta di traghettatore di anime dannate destinate all'inferno?

L'avventura dei tre gentlemen continua una volta scesi dal treno, e ciò che li aspetta sarà solo il prosieguo di un grande incubo in cui dovranno - per loro sfortuna - fare i conti con loro stessi, con le colpe e gli errori commessi e che chiedono a gran voce espiazione e giustizia.

"Al di là della nebbia" è un fantasy con sfumature noir ambientato in un’Inghilterra Vittoriana dalle atmosfere cupe, gotiche, surreali e fitte di mistero, come fitta è la nebbia autunnale che avvolge tanto la campagna inglese quanto la mente alterata dei tre, protagonisti di esperienze, potremmo dire, "extrasensoriali".

Le descrizioni dell'ambientazione (la villa mastodontica isolata, che compare all'improvviso, la cui mole e i cui contorni spettrali si stagliano nel cielo scuro; personaggi secondari che paiono burattini senz'anima; odori forti e disgustosi, rumori sospetti, presenze agghiaccianti e sinistre), questo treno che non fa mai fermate in stazioni intermedie, il macchinista che non si vede, porte che scompaiono e riappaiono: tutto contribuisce a indirizzare chi legge verso sensazioni di terrore, creando l'aspettativa che di lì a poco, durante la lettura, succederà qualcosa di cruciale e di spaventoso per i tre uomini.

Supportato da un linguaggio accurato e da uno stile molto fluente, il romanzo ha tutte le caratteristiche per catturare l'interesse del lettore, che si trova ad essere spettatore - in un mix di realtà e la fantasia - di un viaggio pieno di incognite, che ha come destinazione ultima l'esplorazione della natura umana, con tutti i suoi segreti inconfessabili e terribili.

I tre individui - che finora hanno vissuto ignorando la distinzione tra il Bene e il Male, ciò che è giusto da ciò che non lo è, sentendosi i padroni assoluti del proprio destino, comportandosi come se non dovessero mai rendere conto delle proprie azioni - sono giunti forse al capolinea: le ambiguità e i lati oscuri presenti nella loro coscienza verranno allo scoperto, così come la consapevolezza di come non si possa sfuggire per sempre alle proprie colpe e responsabilità, anche quando si trovano giustificazioni, anche quando un tribunale umano dà l'assoluzione o agli occhi della società si è persone ragguardevoli.

Ringrazio gli Autori per avermi dato l'opportunità di leggere questo romanzo, di cui vi consiglio la lettura, tanto più se amate le atmosfere dark e questo genere di ambientazione.

lunedì 27 aprile 2020

Segnalazioni editoriali - aprile 2020




Novità editoriali di diverse case editrici: ce n'è per tutti i gusti, dalla narrativa alla raccolta di racconti, dal saggio d'attualità al thriller.


NON C'ERO MAI STATO di Vladimiro Bottone (Neri Pozza, 400 pp, 20 euro, Febbraio 2020).


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Ernesto Aloja è un ex editor, che dopo aver passato l’intera vita professionale a correggere i romanzi degli altri, è tornato a Napoli, il luogo dei suoi traumi giovanili.
La sua routine - fatta di psicofarmaci ed amanti innocui - è spezzata dall’arrivo di un dattiloscritto: un romanzo autobiografico che narra di esperienze disordinate e promiscue.
Incontra l’autrice, Lena Di Nardo, una trentenne magnetica e disturbante. I due iniziano ad incontrarsi e Lena conduce l’editor in un mondo per lui estraneo, dove la fa da padrona la sessualità usa-e-getta dei coetanei di lei, consumata durante notti in discoteca a base di alcol, sostanze e indifferenza per il senso del limite che ha improntato tutta la vita di Aloja. 
La destabilizzazione psicologica dell’editor, poi, è accentuata da telefonate anonime e da strani episodi di cui la sua allieva è vittima. Troppo tardi Ernesto ha la sensazione di essersi avventurato in territori dove non era mai stato.
Al fondo di questa discesa agli Inferi, una doppia rivelazione, spietata come ogni verità rimossa.


AMORI ELUSIVI di Fabio Zuffanti (Les Flâneurs Edizioni, 122 pp, 12 euro).

Un libertino incallito decide di costruirsi una famiglia modello ma si trova a fronteggiare una donna dalla personalità multipla.
In questi racconti surreali, in cui il sentimento amoroso non ha mai occasione di sbocciare completamente, l’autore descrive con delicatezza i paradossi e il lato più grottesco delle relazioni umane, che provano a funzionare ma che inciampano costantemente nella propria imperfezione. 
Una galleria di personaggi e di storie, di frammenti di vita quotidiana, si snoda con infinite sfumature fra il realistico e il fantastico, mostrando, con uno sguardo ironico e malinconico, istantanee del nostro tempo effimero e dell’illusorietà delle cose umane.


LA FESTA DI MATRIMONIO di Adriano De Gregorio (Algra Editore, 232 pp, 15 euro).

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Il commissario Battaglia sta indagando su un misterioso omicidio e si imbatte in una vecchia corrispondenza d’amore. 
Battaglia, a causa di una promessa fatta, prende a cuore la vicenda delle lettere e decide di scoprire chi erano i giovani amanti e cosa stavano progettando. 
Si tratta di Hans e Libera. Hans è un giovane della DDR che, tre giorni prima della costruzione del muro di Berlino, riesce a scappare da Berlino Est. 
Libera è una giovane siciliana che si trasferisce a Milano per studiare Filosofia; qui entra in contatto con alcuni operai della Pirelli e con gli ambienti rivoluzionari dell’estrema sinistra.



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OMBRE DAL PASSATO di Mauro Mogliani (Leone Editore, 173 pp, 11.90 euro).

Il corpo di Gionata Pennesi, dato per scomparso dal fratello, viene ritrovato tra i resti di un vecchio casolare crollato. L'ispettore Nardi, ancora costretto a fare i conti con il proprio passato, si occupa di condurre le indagini di un caso tutt'altro che semplice.  
Pochi giorni dopo, infatti, ecco una nuova vittima, sepolta tra le macerie di una vecchia casa di campagna, nelle stesse condizioni della prima. 
Nardi non esclude quindi che possa trattarsi di un serial killer, mosso non da una casuale furia omicida ma da un desiderio irrefrenabile di vendetta.




SULLE ORME DEL MASSONE vol.1 di Thomas Moreau (Segno Ed., 325 pp, 25 euro).

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Lo scopo di quest’opera, che non tratta di alcuna teoria cospirativa ma piuttosto di accertate inquietanti realtà, è quello di permettere al lettore comune, ma maggiormente al cristiano, di raggiungere la consapevolezza necessaria a potersi difendere dai pericoli subdoli e nefasti della massoneria, ma anche di intraprendere un percorso utile ad apprendere cosa sia e quali ideali promuova la (contro)chiesa, mettendo così a fuoco, in maniera del tutto inedita e chiara, i meccanismi che regolano le strategie e le azioni massoniche che la setta impiega per asservire e soggiogare il mondo profano.

domenica 26 aprile 2020

Recensione: FEBBRE di Jonathan Bazzi



Scoprire a trent'anni di essere sieropositivo: come reagiremmo se questa notizia venisse data a noi? Probabilmente darebbe vita ad un incubo.
In verità, l'incubo per l'Autore finisce proprio il giorno in cui fa questa "scoperta"; sapere la verità pone fine alle paranoie e alle incertezze (quella febbricola persistente che non accenna ad andarsene: forse è il segnale che il mio corpo sta per abbandonarmi? che sto morendo e non c'è più niente da fare?) e lo costringe a fare i conti più serenamente con ciò che sta avvenendo dentro il proprio corpo, che ospita un intruso decisamente indesiderato.
Il racconto diretto e onesto di questa esperienza si alterna alla storia della sua vita, in cui il protagonista ci parla di sè, della sua famiglia, del luogo in cui è cresciuto e di tutto ciò che ha contribuito a far di lui l'uomo che è.


FEBBRE
di Jonathan Bazzi



Fandango Libri
328 pp
18.50 euro
Maggio 2019
"Tre anni fa mi è venuta la febbre e non è più andata via".

Sono le parole con cui inizia questo libro, dal titolo tanto breve quanto efficace nel descrivere quella che, da un certo momento in poi, sarà una condizione non solo fisica ma soprattutto psicologica e emotiva che caratterizzerà il quotidiano dell'Autore.
E' una mattina qualunque del gennaio 2016. 
Jonathan non ha ancora trent'anni, è appena tornato dall'università, nel pomeriggio ha lezioni di yoga, ma si sente... strano, stanco e un po' febbricitante.
Termometro e... infatti ha la febbre.
Febbre che non se ne va.
Passano le ore, i giorni..., Jonathan sta sempre più fiacco, prova un senso di malessere fisico cui non sa dare un nome né una causa, e cosa ancor più strana e preoccupante, quella maledetta febbre non scende.
Per carità, non è alta, è abbastanza stabile (solitamente attorno ai 37.4) ma significherà qualcosa, no?
Questa febbricola costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue, è diventata un'ospite costante nel suo corpo, e lo sta mettendo seriamente alla prova.

Chiede consulto a un dottore, aspetta un mese, due, cerca di capire, fa le analisi, la testa comincia a vorticare e a cercare un possibile perché: che altro può essere se non qualcosa di brutto?
Questa febbre che non mi lascia più è sintomo di una malattia incurabile, mortale? Magari è già all’ultimo stadio?

Jonathan vive da tre anni con il suo compagno Marius, sa di avere avuto rapporti con diversi uomini in passato; certo, lui si è sempre convinto di essere stato attento ma... chi può dirlo con certezza?
Una cosa è sicura: ha sempre rimandato di fare il test per l'HIV.
E forse adesso è giunto il momento: il suo personale D-Day, che non è solo il giorno in cui finalmente potrà attribuire la giusta causa alla febbricola che tormenta il suo corpo e dare un nome allo stato di continua e diffusa stanchezza, ma è soprattutto quello in cui Jonathan può dare un volto alle proprie paranoie e paure: il test dell’HIV arriva, inesorabile, e porta con sé la propria sentenza: Jonathan è sieropositivo, ma non sta morendo...
Beh, non subito, quanto meno.

"La malattia mi riguarda in modo esclusivo, ha scelto me, si è mischiata al mio corpo: che lo voglia o no, io e lei adesso siamo in contatto."

Cosa vuol dire essere sieropositivi ai giorni nostri?
Come vive la quotidianità una persona che riceve questa diagnosi, come cambia la sua vita da un giorno all'altro?
I suoi rapporti sociali, famigliari, il lavoro, le abitudini, gli hobbies...?
Come ti guardano gli altri? Se ne accorgono che in te c'è questo virus invisibile e non eliminabile, che sei malato e lo sarai per sempre?

"HIV, sieropositivo: un’identità decisa dal corpo, la posso riconoscere e accettare, negare o dimenticare, ma lei resta com’è, tale e quale. "

Pur volendo, è impossibile far finta di nulla quando scopri di avere una malattia da cui non guarirai mai; certo, oggi non è più come prima, basta curarsi, è come avere una malattia cronica, tipo il diabete.

Nell'apprendere di avere l'HIV piuttosto che un tumore, e potendo identificare il proprio stato di malessere, Jonathan è quasi sollevato e si sente in grado di rassicurare gli altri, dal compagno alla madre agli amici.

"La malattia fa più paura finché rimane distante: quando ti arriva addosso, tutto diventa più facile. Il terrore e il panico stanno nello spazio che precede incontri e collisioni. Sono privilegi riservati ai sani."

Tra queste pagine, l'Autore alterna la narrazione del recente passato (la scoperta della sieropositività) alla propria storia personale, famigliare, il paese in cui è nato e cresciuto (Rozzano), i turbamenti adolescenziali, le prime cotte, gli errori, le chat con uomini più grandi, la balbuzie e le insicurezze derivanti da essa, la paura di parlare in pubblico, il cambiare continuamente scuola... insomma tutto ciò che l'ha reso l'uomo che è.
Nel bene e nel male.
Non nasconde nulla, Jonathan, è "spietatamente" onesto; lo è nel raccontarci della propria famiglia, di questi genitori divenuti tali troppo giovani, senza alcuna consapevolezza di cosa volesse dire avere la responsabilità di un figlio.

Affidato alle cure di nonni, di quelli materni - napoletani trapiantati al Nord, rumorosi, ignoranti, i tipici terroni - e paterni - più colti, amanti della lettura, comprano un sacco di libri al nipote -, il ragazzino cresce e si confronta con due realtà famigliari decisamente differenti.

Jonathan è cresciuto all'ombra di donne tenaci, capaci di resistere alle urla e ai soprusi di mariti e compagni che imprecano e alzano le mani con troppa facilità; è passato dalle ali di una zia poco più grande di lui e di una nonna chioccia a una madre bella, forte e fragile insieme, indipendente eppure alla ricerca di un uomo con cui formare una famiglia, quella famiglia che - col padre di Jonathan - è durata davvero niente.
Una madre che, nei primi anni di vita del figlio, non c'è quasi mai stata, riscattandosi però negli anni a venire, a differenza del padre, che sarà sempre una figura sfuggente, l'unico colpevole (stando ai racconti dei nonni materni), l'opportunista, l'egoista che non vuol crescere, l'eterno Peter Pan, e Jonathan cresce con la paura di essere come lui. Inaffidabile, inqualificabile.

Ma c'è un altro "personaggio" che ha il suo grosso impatto sul narratore e protagonista: Rozzano, la periferia in cui è cresciuto, popolata da tossici, delinquenti, semplici operai, dalle famiglie povere venute dal Sud per accontentarsi di lavori da poveracci, dalla gente seguita dagli assistenti sociali, dove le case sono alveari e gli affitti sono bassi.
Rozzano, dai cui confini nessuno esce mai, che non concede grandi margini di miglioramento personale e sociale, da cui c'è solo da scappare, eppure gli resterà sempre un po' dentro...

"...è la mia carta d’identità fatta di strade e palazzi, la rappresentazione materiale della mia paura di essere scoperto e giudicato in quanto poveraccio, figlio di poveracci, di operai che non hanno studiato".

L'Autore guarda in faccia alla propria sieropositività e, lungi dal volerla tenere nascosta agli altri, a un certo punto decide di parlarne liberamente; del resto, è una condizione che è parte integrante di sé, traccia una linea di demarcazione tra il prima e il dopo, e allora tanto vale usare la scrittura per non restare inerme davanti ad essa, davanti alla scoperta di questo parassita che ha occupato il proprio corpo: perché limitarsi ad accettarlo con rassegnazione, a subirlo?
Meglio parlarne a faccia scoperta, scriverne, senza ritrosia e timori, chiamando le cose col loro nome, per aiutarsi a conviverci, ad elaborarla:

"Rinominare quello che mi è successo, appropriarmene con le parole, per imparare, vedere di più: usare la diagnosi per esplorare ciò che viene taciuto. Darle uno scopo, non lasciarla ammuffire nel ripostiglio delle cose sbagliate. Voglio rimanere là dove sta il dolore, per frammentarlo con le parole e fargli fare un po’ meno male."


Con "Febbre" l'Autore ci racconta di sé, della propria vita, a 360° con un linguaggio aperto, senza finzioni e frasi fatte, arrivando dritto al cuore delle cose e anche a quello del lettore; ciò che ho apprezzato della scrittura di Bazzi è il suo raccontare di cose intime e private con una scorrevolezza da romanzo e con la profondità e l'intensità di chi quelle esperienze - che compongono la materia narrativa del libro - le ha vissute in prima persona.
Al lettore viene donata una diversa prospettiva - personale e quindi più empatica - per guardare alla sieropositività senza pregiudizi e luoghi comuni, quasi a volergli toglier dalla faccia quel velo di diffidenza frutto dell'ignoranza.

Lo scrittore ci parla senza peli sulla lingua anche di aspetti molto privati, come quelli relativi alla propria sessualità e a come egli abbia imparato col tempo ad autoeducarsi, a diventare maggiormente consapevole di se stesso, del proprio corpo, di ciò che davvero vuole e lo fa star bene.

In quale "rischio" potrebbe incorrere chi si imbarca in un'opera in cui al centro c'è la malattia? Forse quello di scivolare nel patetico, il tentativo di far commuovere il lettore o di catturarsi la sua simpatia o la sua "pietà"? 
Io non ho visto nulla di tutto ciò in questo libro autobiografico, e se commuove e tocca il lettore in profondità, questo accade perché ciò che si sta leggendo è qualcosa che riesce a spiazzare in quanto vero ed autentico nei contenuti, e potente e disarmante nello stile. 

Non posso che consigliarvelo.



- Finalista al Premio Giuseppe Berto 2019
 - Vincitore del Premio Libro dell'anno 2019 di Fahrenheit Radio Rai Tre
 - Vincitore del Premio Bagutta Opera prima

Attualmente è tra le dodici opere che concorrono al Premio Strega. 

sabato 25 aprile 2020

Recensioni film: "MA" di Tate Taylor || L'UOMO DEL LABIRINTO di Donato Carrisi



Due killer capaci di compiere crimini efferati.
Ma mostri non ci si nasce, e i due assassini - protagonisti di queste due pellicole - sono diventati quello che sono anche a causa di esperienze passate dolorose e traumi non risolti.
Infettati dal buio e dal male, a loro volta ne sono portatori.


MA è un film thriller/horror diretto da Tate Taylor, con Octavia Spencer e Luke Evans, Juliette Lewis, Allison Janney, Missì Pyle.


L'adolescente Maggie si è appena trasferita dalla California nel paese dell'Ohio in cui è cresciuta sua madre Erica: un nuovo ambiente, una nuova scuola e nuove opportunità di fare amicizie.
La prima ad avvicinarsi a lei e a farla sentire parte di un gruppo è Haley, esuberante, sfacciata e dal carattere forte.
Nella comitiva c'è anche Andy, e tra lui e la timida Maggie nasce subito una simpatia.
Il gruppo di amici, come tutti i ragazzi della loro età, ha voglia di ballo e divertimento, e se c'è un modo sicuro per sballarsi, quello è bere alcolici.
Ma sono minorenni e non possono acquistare alcool, per cui un giorno mandano Maggie a chiedere a una donna, Sue Ann, di comperarne per loro.

La donna li asseconda, e non solo: suggerisce ai ragazzi di non andarsene in giro a bere alcool, perchè potrebbe essere pericoloso, ma se vogliono possono recarsi nella cantina di casa sua e passare del tempo lì.

Sue Ann è una donna solitaria che pensa così di sfruttare la possibilità di farsi dei giovani amici e riempire la propria frustrata solitudine.
Pian piano, nella cantina cominciano ad affluire altri ragazzi, che hanno saputo di come la donna metta a disposizione casa propria per ubriacarsi e fare festini.

La padrona di casa, però, si affretta ad elencare le regole: ci dev'essere sempre, nel gruppo, uno che resta sobrio (per poter accompagnare gli altri a casa); niente bestemmie; non azzardarsi a salire mai al piano di sopra e... chiamarla "Ma". 

Ma è euforica al pensiero di avere il seminterrato pieno di fresca gioventù e cerca in tutti i modi di farsi amare da loro, incoraggiandoli a bere, divertendosi e ballando in loro compagnia.

Ma dietro quella facciata di allegria e disponibilità, si cela una personalità disturbata e una mente non proprio sana, che attraverso questa anomala amicizia con il gruppo di Maggie, vorrebbe in realtà attuare propositi tutt'altro che benevoli ed amichevoli.

Attraverso dei flashback, infatti, scopriamo che da adolescente Sue Ann è stata vittima di bullismo da parte dei compagni del liceo: timida, impacciata, era costantemente oggetto di risatine, umiliazioni, tanto delle ragazze quanto dei ragazzi, in particolare da parte di Ben (per il quale aveva una cotta) e che è il padre di uno dei ragazzi della cricca di Maggie...

Quali sono le reali intenzioni di Ma? 
Cosa la spinge a cercare in modo ossessivo la compagnia di una banda scalmanata di teen ager: il desiderio di sentirsi accolta almeno adesso che è adulta, visti gli insuccessi vissuti nella propria adolescenza?
E se questa ossessione la spingesse a dare sfogo a un piano folle e terribile?

Intanto, durante i festini nella cantina di Ma, Maggie e Haley trovano il modo di andare di sopra e scoprono una cosa inquietante: Ma non vive da sola, c'è qualcuno in casa con lei...

Ma è un thriller con sfumature horror un po' in stile Misery: una donna sola, un po' matta, con qualche trauma irrisolto, che s'affeziona in modo malato a qualcuno, attirandolo nella propria rete e facendogli credere di volersene prendere cura, ma qualcosa va decisamente storto e quella che sembrava fosse una situazione idilliaca si tramuta ben presto in un incubo terrificante.
E' stata una visione sufficientemente interessante, in certi momenti mi ha tenuta in tensione e di certo non mi sono annoiata nel guardarlo.
I ragazzetti mi hanno irritata non poco (fatta eccezione per Maggie), gli odiosi ex-compagni di liceo di Sue Ann (anch'essi ormai cresciuti), visto quanto erano stati crudeli con lei anni prima, mi hanno fatto nutrire simpatia per Ma, che in fondo dalla vita avrebbe voluto solo un po' di considerazione e amicizie sincere. 



L'UOMO DEL LABIRINTO è il film con cui lo scrittore Donato Carrisi fa il suo esordio alla regia; è tratto dall'omonimo thriller (recensione) scritto dallo stesso Carrisi e nel cast troviamo: Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellè, Vinicio Marchioni.

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Samantha Andretti aveva tredici anni quando fu rapita una mattina d'inverno mentre andava a scuola; adesso si ritrova ventottenne e ricoverata in ospedale, senza che ricordi dove è stata né cosa le è accaduto in tutto quel tempo. 

Accanto a lei c'è un profiler, il dottor Green; l'uomo sostiene che l'aiuterà a recuperare la memoria e che insieme cattureranno il mostro; la caccia avverrà, prima che fuori, nella sua mente, e solo lei è la chiave per poter dare un'identità al rapitore e poterlo arrestare.
La povera Samantha è confusa, smarrita, non distingue inizialmente il presente da ciò che ha vissuto per anni all'interno di quello che lei chiama il labirinto, e spesso dubita che le domande di Green siano un trabocchetto, un gioco spietato che lei deve risolvere.

Sì perchè in tutti quegli anni la povera Samantha è sopravvissuta proprio così: lui, l'uomo del labirinto, il suo rapitore, le sottoponeva degli "indovinelli" da risolvere via via più complessi, per poter ricevere in cambio qualcosa (acqua, cibo, letto...).

Ma quindi come ha fatto a liberarsi da quella orribile prigionia (di cui lei man mano ha ricordi più vividi, fornendo a Green anche inquietanti dettagli)? 

Ad accogliere con turbamento la notizia della liberazione inaspettata di Samantha è Bruno Genko, un investigatore privato che quindici anni prima era stato ingaggiato dai genitori di Samantha per ritrovare la figlia, ma s'era solo preso i soldi senza mai impegnarsi nella missione. 

Adesso che la ragazza è riapparsa, sente di avere un debito con lei e vuole provare a catturare l’uomo senza volto che l'ha rapita. 
Genko sa di avere poco tempo, in quanto il suo corpo ben presto lo tradirà a causa di una malattia mortale da poco diagnosticatagli.
Le indagini personali di Genko (che in certi momenti si scontrano con quelle ufficiali della polizia, e in altri lui le darà una mano) lo portano a interrogare molte persone, a partire dall'uomo che ha trovato Sam sola e stremata nel bosco fino ad arrivare a coloro che hanno conosciuto il rapitore.
Tutte concordano nel descriverlo con una maschera da coniglio, con due occhi rossi inquietanti.

Genko arriverà a scoprirne anche il nome e alcuni episodi del suo passato drammatici che hanno reso il rapitore un figlio del buio, una vittima che qualcuno ha infettato col male trasformandola, a sua volta, in un carnefice.

Ognuno ha la sua battaglia da affrontare: Bruno Genko è in corsa contro il tempo e deve districarsi tra le progressive verità circa l'uomo con la maschera da coniglio, il quale è bravo a manipolare la realtà e le informazioni su di sè; e poi c'è Samantha, che deve fare i conti con un passato doloroso che le precise domande del pacato e imperturbabile dottor Green fa emergere dalla sua memoria.

Intanto, nella storia compaiono e intervengono personaggi che chi ha letto altri libri di Carrisi conosce già, come Simon Berish, che lavora nella sezione degli scomparsi (il Limbo) ed è preoccupato per l'agente Mila Vasquez, impegnata in una missione segreta.

Premetto che amo Carrisi, lo trovo geniale nel presentare delle verità che poi vengono puntualmente smentite o comunque lasciano enormi dubbi nel lettore; arzigogolato nelle trame, sempre ricche di colpi di scena, e i finali poi sono il colpo di coda che lascia a bocca aperta.
E il romanzo è così, infatti, ha queste caratteristiche, e onestamente mi sento di dire che il film le ha rispettate; a me è piaciuto; certo, può sembrare un po' contorto se non si è abituati alle storie dell'Autore (anche i libri lo sono, e mi rendo conto che questa peculiarità può non piacere a tanti), soprattutto perchè bisogna capire come collocare fatti e personaggi nella linea temporale, ma a mio avviso Carrisi ha fatto un buon lavoro, e per quanto mi riguarda il mio parere su questo film è positivo.
E tanto per cambiare mi ha messo su la voglia di leggere Il gioco del Suggeritore.



venerdì 24 aprile 2020

IN DIFESA DI JACOB di William Landay. - la miniserie dal 24 aprile su Apple Tv+



Un thriller letto qualche anno fa, e che mi piacque davvero tanto, è IN DIFESA DI JACOB di William Landay.

QUI potete leggere la recensione.

Vi riporto la sinossi del libro:

Ed. Fanucci
Edizioni TimeCrime
Collana Narrativa
Prezzo 7.70
Pagg 544

Andy Barber, da più di vent’anni braccio destro del procuratore distrettuale, è un uomo rispettato, un marito e un padre devoto, e ha davanti a sé una carriera sicura.
Sa bene cosa può nascondere la vita di una persona, quali colpe possono essere taciute, ma la sua è un’esistenza serena e l’amore per la moglie e il figlio non ha limiti.
Tutto sembra andare per il verso giusto per lui e la sua famiglia.
Ma certe convinzioni a volte sono esposte ai capricci del destino o alle conseguenze di piccoli gesti. Così, un giorno, quasi per caso, piomba su di loro un’accusa inaudita: il figlio di Andy, Jacob, poco più che un bambino, viene indagato per omicidio.
Un suo compagno di classe è stato accoltellato nel parco poco prima dell’inizio delle lezioni.
Il ragazzo proclama la propria innocenza e Andy gli crede.
Ma c’è qualcosa che non torna, l’impianto accusatorio è dannatamente convincente: e se qualcosa fosse sfuggito all’attenzione di Andy?
E se i quattordici anni di vita del figlio non fossero sufficienti per capire chi è realmente?
E se Jacob, suo figlio, fosse alla fine un assassino?
In difesa di Jacob è un thriller che tiene col fiato sospeso, ed è anche una straordinaria radiografia dei rapporti familiari; uno specchio feroce in cui realtà e giustizia si mostrano inesorabilmente implacabili, fino alla rivelazione di una sorprendente e inaspettata verità che si svela solo all’ultima pagina.

Ebbene, finalmente è in arrivo l’attesissima serie tratta da questo legal-thriller, con un cast eccezionale: Chris Evans, Michelle Dockery, Jaeden Martell, Cherry Jones, Pablo Schreiber, Betty Gabriel e Sakina Jaffrey.

Dal 24 aprile su Apple TV+


giovedì 23 aprile 2020

Frammenti di... Febbre



Un passaggio nel quale mi sono ritrovata alla perfezione. Il mio ritratto sputato, praticamente.
Quanti mal di pancia alla sola idea di dover tirar fuori la voce per affrontare un'interrogazione o leggere un brano di Antologia...




"Quando ho un’interrogazione, il problema non è essere più o meno pronto: 
è riuscire a parlare. (...)
Il vero problema però ce l’ho quando devo leggere ad alta voce. Le ore di antologia sono quelle che temo di più. Si legge a turno, uno o due paragrafi a testa. Il prof di lettere ci chiama seguendo la disposizione dei banchi. Quando sta per arrivare il mio turno, cerco di salvarmi chiedendo di andare in bagno. A volte devo andarci davvero: per la paura mi vengono i crampi alla pancia, fitte fortissime nell’intestino. Conto: ne mancano tre. Conto: ora solo due. Cerco di calcolare con precisione il momento perfetto per alzare la mano e chiedere di uscire – non troppo presto, non posso stare fuori mezz’ora, però nemmeno troppo tardi, non sarei credibile – ma quando torno in classe il prof mi chiama comunque. Mi fa recuperare il turno che credevo di riuscire a saltare."

 Jonathan Bazzi, Febbre

mercoledì 22 aprile 2020

Segnalazioni editoriali (aprile 2020)



Cari lettori, oggi vi presento un paio di libri segnalatimi di recente.


Il primo è un dark noir dal titolo Al di là della nebbia di Francesco Cheynet e Lucio Schina, edito da Segreti in giallo edizioni, una nuova etichetta appena entrata nel mercato editoriale.

Il romanzo è stato finalista ai concorsi nazionali "IoScrittore" edizione 2019 e "1x1000 giallo" edizione 2019.

La terrificante esperienza del giovane avvocato Edward Jenkins ha inizio in una fredda e nebbiosa sera di novembre del 1885, sulla banchina della stazione ferroviaria di Skegness.
Nella tasca interna del cappotto conserva una misteriosa lettera ricevuta qualche giorno prima, in cui gli viene prospettata la possibilità di chiudere il più importante affare della sua vita. Sono troppi però gli interrogativi ai quali l’avvocato deve dare una risposta: perché l’autore non ha firmato la lettera?
Dove si trova Fault City, la sconosciuta cittadina nella quale viene invitato a trascorrere il fine settimana? E chi sono gli unici altri due passeggeri che incontrerà sul treno?

Nella cupa atmosfera autunnale dell’Inghilterra Vittoriana, un treno notturno sarà teatro di una serie di eventi apparentemente inspiegabili, dove lo stesso filo sottile che divide il razionale dal fantastico unirà il destino di tre individui, accomunati dal desiderio di ricchezza e da un terribile segreto nascosto nei meandri delle loro coscienze.
Un romanzo fantasy noir che esplora i lati più oscuri dell’animo umano, in cui ognuno sarà vittima delle proprie debolezze, in un crescendo di situazioni che costringeranno i protagonisti a prendere consapevolezza della propria natura ambigua.

Gli Autori.Francesco Cheynet vive a Roma ed è insegnante di scuola primaria. Collabora come copywriter freelance con varie aziende immettendo contenuti sui siti web e contribuendo alla realizzazione di voucher e brochure. Predilige il genere Giallo – Thriller e già ha ottenuto vari riconoscimenti in concorsi letterari.

Lucio Schina nasce in provincia di Roma. Laureato in antropologia, divide il suo tempo libero tra la lettura e la scrittura, con cui porta avanti un rapporto conflittuale. Ama il cinema horror e nutre una speciale predilezione per Dario Argento. Il resto è tutto in divenire
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L'altro libro è una pubblicazione Amazon Crossing: Reazione mortale di Damien Boyd.

Il romanzo uscirà il giorno 28 aprile a 4,99€ in eBook e 9,99€ in cartaceo.

LINK
Un giallo avvincente nel mondo delle corse dei cavalli

Un giovane aspirante fantino viene colpito a morte da un cavallo aggressivo in un maneggio nella campagna inglese. Pensando che si tratti di morte accidentale, il caso viene presto archiviato. 
Ma il fratello del ragazzo, tornato dal fronte, scatena un assedio armato e ottiene di riaprire le indagini per scoprire la verità. Ancora segnato dalle ripercussioni fisiche e psicologiche del suo ultimo caso, l’ispettore Nick Dixon viene trascinato in un mondo torbido fatto di scommesse truccate e traffici sospetti, dove le persone sono disposte a fare qualsiasi cosa pur di mantenere i loro segreti. 
Anche quando questo significa mettere a tacere un detective che continua a fare le domande sbagliate sulla persona sbagliata...

L'autore
Damien Boyd è diventato autore di gialli dopo una brillante carriera da procuratore legale. Grazie alla sua vasta esperienza di diritto penale e alla collaborazione con tanti detective, scrive storie poliziesche avvincenti e originali, ambientate nella regione del Somerset, dove è nato e cresciuto. Dopo L’ultimo volo del corvo e La testa nella sabbia, Reazione mortale è il terzo romanzo della serie con protagonista l’ispettore Nick Dixon.

martedì 21 aprile 2020

Letture... da Far West



Pochi giorni fa mi è balzato davanti agli occhi un autore di cui ho letto moooooolti anni fa un romanzo sentimentale che non mi aveva entusiasmato (ero adolescente, c'è da dire questo):  Larry McMurtry, di cui lessi Voglia di tenerezza (acquistato, tra l'altro, perché mi era piaciuta la copertina, tutta a fiori e romanticissima).


Ad ogni modo, i due romanzi che hanno attirato la mia attenzione appartengono ad una saga western, genere che dal punto di vista cinematografico non calcolo nemmeno di striscio (anzi, quando vedo un film western in tv, cambio canale alla velocità della luce!) ma, per motivi a me ignoti, quando si tratta di romanzi, ne sono oltremodo affascinata.


In ordine di pubblicazione:

Lonesome Dove (1985) - pubblicato in Italia da Einaudi nel 2019
Le strade di Laredo (1993) - pubblicato in Italia da Einaudi nel 2018
Dead Man's Walk (1995) - non ancora pubblicato in Italia
Comanche Moon (1997) - non ancora pubblicato in Italia

Seguendo la cronologia interna delle vicende:
Dead Man's Walk - ambientata nei primi anni del 1840
Comanche Moon - ambientata negli anni 1850-1860
Lonesome Dove - ambientata nella metà degli anni 1870
Streets of Laredo - ambientata all'inizio del 1890



LONESOME DOVE (Ed. Einaudi, trad. M. Emo, 992 pp, 16 euro).

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In uno sputo di paese al confine fra il Texas e il Messico, Augustus McCrae e Woodrow Call, due dei piú grandi e scapestrati ranger che il West abbia conosciuto, hanno cambiato vita: convertiti al commercio di bestiame, ammazzano il tempo come possono. 
Augustus beve whiskey e gioca a carte, mentre Call lavora sodo dall’alba al tramonto. 
L’equilibrio si spezza quando, dopo una lunga assenza, torna in cerca d’aiuto un vecchio compagno d’armi, il seducente e irresponsabile Jake Spoon, che descrive agli amici i pascoli lussureggianti del Montana, dando fuoco alla miccia dell’irrequietezza di Call: raduneranno una mandria di bovini, li guideranno fin lassú e saranno i primi a fondare un ranch oltre lo Yellowstone. 

Eroi e fuorilegge, indiani e pionieri, la malinconia di un’epoca al tramonto e l’eccitazione di una cavalcata selvaggia. 
L’avventura che non finirà mai: questo è il West.




Con Le strade di Laredo (trad. M. Emo, C. Mennella, 504 pp, 22 euro) Larry McMurtry ci riporta sui sentieri di Lonesome Dove.

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Texas, fine di un’epoca. Gli infiniti spazi aperti su cui scorrazzavano le grandi mandrie del West sono ora solcati dai binari dei treni, e su quei treni viaggiano merci preziose che i banditi possono rubare. Per fermarne uno astuto e spietato come Joey Garza serve «il piú famoso Texas Ranger di tutti i tempi». Il capitano Woodrow Call è di nuovo in sella e, affiancato da compagni vecchi e nuovi, deve affrontare la piú insidiosa delle sfide: quella contro il tempo.

Texas, ultimo scampolo dell’Ottocento. Il mondo è cambiato, ma la storia continua. Niente piú mandrie di bestiame che percorrono praterie immense, ma treni che tagliano l’orizzonte.
Tutto riprende da dove era iniziato, però con un salto di una ventina d’anni: Woodrow Call è di nuovo nella terra da cui si era allontanato per un’ormai leggendaria spedizione nel Montana. Tanti suoi amici di un tempo non ci sono piú, come non ci sono piú i nemici che conosceva bene, gli indiani e i messicani. 
I nuovi nemici sono i fuorilegge, che imperversano su entrambe le sponde del Rio Grande. Il capitano Call, «il piú famoso Texas Ranger di tutti i tempi», è ormai un cacciatore di taglie. 
La sua fama lo precede e proprio per questo viene ingaggiato da un magnate delle ferrovie yankee per scovare un giovane bandito messicano che rapina i suoi treni e uccide i passeggeri. Sembrerebbe una faccenda di ordinaria amministrazione, ma Call è un eroe al tramonto, pieno di acciacchi e prigioniero dei ricordi, e ha bisogno di un compagno fedele per condurre la caccia. Come sempre convoca Pea Eye, suo caporale ai tempi dei ranger. 
Ma il mite Pea Eye ora è sposato con Lorena, l’ex bellissima prostituta dai tempi di Lonesome Dove, ha cinque figli e una fattoria da mandare avanti: la sua fedeltà va soprattutto alla famiglia. 
Call scopre di colpo che il suo rassicurante passato lo respinge, proprio mentre un irriconoscibile presente gli si para davanti sotto le sembianze di Ned Brookshire, un timoroso ragioniere di Brooklyn che gli viene messo alle costole dalla compagnia ferroviaria per tenere i conti della missione, ma soprattutto del terribile Joey Garza, un imberbe messicano gelido e individualista che colpisce con metodi inediti e imprevedibili. 

Carico di azione, violenza, umorismo e malinconia, Le strade di Laredo prosegue e completa la storia dei personaggi già cari ai lettori di Lonesome Dove e la intreccia con quella dei suoi nuovi, memorabili protagonisti – tra i quali giganteggia Maria, l’indomita madre di Joey Garza. Tutti saranno riuniti in una mirabile resa dei conti che, nello stile di Larry McMurtry, smonta qualsiasi stereotipo western. 
Le strade di Laredo non è un semplice sequel né soltanto la storia di un’estenuante caccia all’uomo, ma racconta un mondo brutale, in rapido cambiamento, dove i valori tradizionali quali l’amore, l’amicizia, la fedeltà e la solidarietà verranno rifondati alla luce della nuova era che sta per nascere.


Larry McMurtry è nato nel 1936 a Archer City, nel Texas. Romanziere e sceneggiatore, nel 1986 ha vinto il premio Pulitzer per la narrativa con Lonesome Dove e nel 2006 l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale con I segreti di Brokeback Mountain. Da molti dei suoi romanzi sono stati tratti film di grande successo come Hud il selvaggio, L'ultimo spettacolo e Voglia di tenerezza. Per Einaudi è uscito Lonesome Dove (2017 e 2019), prima parte della saga che con Le strade di Laredo (2018) si conclude.

domenica 19 aprile 2020

Recensione film: "L'IMMORTALE" di Marco D'Amore



Da fan di Gomorra - La Serie, in attesa della quinta stagione, non potevo di certo perdermi la visione de L'Immortale, il film incentrato sull'amato personaggio Ciro Di Marzio e diretto da Marco D'Amore stesso; accanto a lui, Giuseppe Aiello, Salvatore D'Onofrio, Gianni Vastarella, Marianna Robustelli, Martina Attanasio, Nello Mascia.


"Ho campato tutta la vita con la morte vicino a me. Non ho paura di morire".

Non iniziano a chiamarti l'Immortale tanto per dare fiato alla bocca.
Il destino di Ciro Di Marzio è scritto e deciso sin da quando, piccolino, sopravvive miracolosamente tra i cumuli di macerie causati dal terremoto del 1980.

Quel Ciro bambino e indifeso adesso è un uomo; un uomo che è sopravvissuto a tanti agguati e tentativi di farlo fuori; del resto, se vivi all'insegna del doppiogioco e dei tradimenti, non puoi  aspettarti altro che te la facciano pagare, prima o poi.
Ma se c'è una cosa che capiamo di questo antieroe, di questo criminale che ha scelto di seguire la via del Male anche a costo di grandi perdite, che sa essere spietato, cinico e violento, è che la determinazione che guida le sue azioni è, ormai, priva di paura: uno che ha già perso ciò che di più importante aveva - la famiglia -, non ha più nulla da perdere. C'è davvero qualcosa che può ancora fargli paura?

Eppure Ciro non è di certo un robot, non è una macchina da guerra senza sentimenti, e benché il più delle volte sembri anaffettivo e antiempatico, in realtà è costantemente angosciato e tormentato dai demoni e dagli errori del passato, che lo seguono ovunque vada.
Lo hanno seguito quando ha lasciato Napoli per andarsene ad espiare la proprie malefatte in Bulgaria (inizio terza stagione); lo hanno spinto già nella acque del Golfo di Napoli quando si è sacrificato per salvare l'amico fraterno Genny da Sangue Blu; gli restano attaccati addosso anche quando da quelle acque viene ripescato in fin di vita, e ancora quando lascia nuovamente Napoli per recarsi in Lettonia e occuparsi di spaccio di droga per conto di don Aniello, al servizio dei russi.
Qui rivede, dopo molti anni, Bruno, una persona che ha segnato la sua infanzia e la prima parte della sua vita.

Inevitabilmente si riaffacciano i ricordi e basta poco per tornare indietro nel tempo: Ciro ha dieci anni, è orfano e continua a sopravvivere, conducendo una vita fatta di espedienti  insieme ad alcuni suoi coetanei, tra le pericolose strade di Napoli.
Come purtroppo spesso accade, questi ragazzini soli, senza una famiglia solida alle spalle che se ne prenda cura, finiscono per diventare facile preda dei criminali del posto, ed è ciò che succede anche al piccolo Ciro, che sarà pure magrolino ma è svelto, scaltro e già dimostra la grinta e la cazzimma che lo caratterizzeranno negli anni a venire.

Proprio perché sveglio e senza paura, pronto a ubbidire agli ordini dei grandi ai quali offre i propri "servigi", diviene il pupillo di uno di loro, Bruno (lo stesso che rivede a Riga, in Lettonia, anni dopo), il quale lo coinvolge nei propri illeciti affari e nella propria ambizione di non essere sottomesso ad altri ma di poter gestire attività criminali da solo.
Bruno è fidanzato con Stella, una bella ragazza con la passione del canto, e Ciro vede in questa coppia di amici quella famiglia che lui non ha mai avuto.
Ma ancora una volta dovrà fare i conti con la dura e crudele realtà di Secondigliano, con una vita che non fa sconti a nessuno, neanche a un bambino.

La narrazione del passato - nel quale veniamo a conoscenza dell'infanzia e dell'educazione criminale dell'Immortale, e che offre elementi capire come si è evoluto il personaggio e come certe cose del passato non l'abbiano mai abbandonato, anzi, abbiano contribuito a renderlo l'adulto che è - si incrocia con il presente, che vede un duro e distaccato Ciro alle prese con lo sporco business della droga e al centro di una faida tra criminali lettoni, e dove conoscerà altri napoletani, tra i quali c'è, appunto, Bruno.

Come è inevitabile in un mondo marcio come questo, Ciro sa di non potersi fidare di nessuno, che deve continuamente guardarsi le spalle e ricordarsi che il nemico non va mai lasciato vivere (del resto, lo chiamano Ciro l'Immortale, non Ciro "il misericordioso").

Come dicevo all'inizio, ci tenevo a vedere questo film di Marco D'Amore e, sin da da quando era venuta fuori la notizia, mi incuriosiva molto l'idea di questo spin-off, di un capitolo dedicato interamente al suo personaggio (mi piace che l'abbia diretto lui stesso), che ho sempre trovato interessante, enigmatico, ambiguo, e che affascina proprio per la sua complessità: dietro lo sguardo duro e cupo e dietro i suoi silenzi eloquenti, c'è un uomo che paga ogni giorno dentro di sé il peso di scelte e sbagli, e ancora più in fondo, c'è un bambino (interpretato da un bravissimo ed espressivo Giuseppe Aiello), che ha dovuto contare sulla propria forza e intraprendenza per farsi strada in un mondo di adulti senza scrupoli. 

Il film si colloca tra la quarta e la quinta stagione della serie e infatti il finale apre nuovi scenari in vista del prossimo appuntamento con Gomorra.
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