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lunedì 10 novembre 2025

Recensione: KALA di Colin Walsh



Che fine ha fatto Kala? 
È l'estate del 2003 e in una piccola cittadina irlandese la 15enne Kala Lanann scompare.
Tre lustri dopo, le vite dei suoi più cari amici vengono sconvolte in seguito al ritrovamento di alcuni resti umani.
Appartengono forse a Kala? Quale mistero avvolge la sua improvvisa e mai risolta sparizione?


KALA
di Colin Walsh


Einaudi
trad. S. Tumolini
456 pp

"Quell’estate ha condizionato tutta la mia vita. Ogni mia amicizia, ogni mia passione, ha dovuto sempre misurarsi con Kala. Più invecchio, più Kala diventa incandescente. Un sole nascosto, che continua a proiettare ombre quando meno me lo aspetto."

Kinlough è una cittadina irlandese che si affaccia sul mare, fin troppo tranquilla per gli adolescenti che ci vivono ma che sanno sicuramente trovare mille modi per divertirsi, sballarsi e stare insieme senza pensieri.

Kala, Aoife, Mush, Aidan, Joe ed Helen sono un gruppo di amici tanto affiatato quanto eterogeneo; nonostante le diversità caratteriali e famigliari (provengono da contesti decisamente diversi, c'è chi se la passa molto bene, come Joe, e chi un po' peggio, come Kala), stanno sempre insieme e sono in quella fase dell'esistenza - l'adolescenza - che costituisce senza dubbio uno dei momenti più straordinari della vita.

La loro estate del 2003 è quella dei primi amori, delle prime sbronze, della nascita o del consolidamento dei legami di amicizia; sono anni tanto meravigliosi quanto complessi, fatti di cambiamenti sotto tutti i punti di vista e vissuti con quella fame di vivere che li rende unici, come se dovessero durare in eterno.

Ma è anche l’estate che cambierà per sempre le loro vite. 

Kala Lanann - il membro più carismatico del gruppo, colei che riesce ad attirare l'attenzione di tutti (adulti e coetanei, maschi e femmine), a travolgere con la sua personalità esuberante, la sua (apparente) sicurezza che le dà quel tocco di trasgressività e spericolatezza che intimidiscono e attraggono al contempo - un giorno scompare senza lasciare traccia. 


«Era delicata. Feroce. Adorabile. Spaventata. Era una persona. Era la mia amica. E io non l’ho neanche abbracciata».


Cosa l'è successo?
Nonostante le ricerche, le indagini condotte dalla polizia, gli interrogatori, nessuna pista emerge e di Kala "semplicemente" non si sa più nulla.

La vita di tutti a Kinlough va avanti, tra alti e bassi, tra morti e sopravvissuti, tra matrimoni finiti e altri sbocciati, tra ritorni vecchi e nuovi.

Mush è sempre stato il bonaccione della comitiva, quello più sensibile che rifuggiva ogni atteggiamento da macho, da maschio alfa, tanto buono e gentile da non riuscire neppure a difendersi davanti alle spavalderie dei bulli. Mush era quello che si sentiva più a suo agio con Kala ed Helen che con Aidan e Joe (per quanto questi fosse il suo miglior amico).
Ad oggi, Mush è l'unico che da Kinlough non se n'è mai andato ma anzi è rimasto con sua madre, bisognosa di compagnia e aiuto nel bar di famiglia, dove appunto il giovane lavora.
Timido e solitario, Mush continua a starsene per i fatti propri, ad evitare compagnie anche solo lontanamente scomode o invadenti, preferendo la silenziosa compagnia di un paio di birre nel buio serale del locale ormai chiuso o quella allegra ma tenera delle gemelle Donna e Marie (sue cugine).

Mush era molto legato a Kala e porta sul proprio corpo delle cicatrici legate a un episodio del passato che ci viene chiaramente raccontato nel corso della narrazione; sono cicatrici fisiche cui ne corrispondono altrettante nell'anima e che hanno reso, nel tempo, il giovane ancora più chiuso ed insicuro di quanto già non fosse da adolescente.

Helen Laughlin, al contrario, se n'è andata da Kinlough, trasferendosi in Canada, dove lavora come giornalista investigativa freelance; torna a casa in occasione del matrimonio di suo padre (Rossie) con Pauline, zia di Mush e mamma di Aidan e delle gemelle. In questi quindici anni, dopo la scomparsa misteriosa dell'amica, Helen s'è ben guardata dal rimettere piede nella pacifica e noiosa Kinlough, restando soprattutto lontana da casa e sentendosi sempre più distante dalla sorella minore (Theresa) e dal padre; con entrambi non ha mai costruito legami solidi e stretti ed infatti, quando torna nella casa paterna, si sente quasi un'ospite, un pesce fuor d'acqua.


"È questa la grande differenza tra Helen e tutti gli altri, credo. A nessuno piace guardare in fondo al pozzo, ma lei non può farne a meno. Deve sapere. Vuole sempre capire."

Helen è sempre stata la più lucida e razionale all'interno della comitiva di un tempo, quella senza peli sulla lingua, capace di freddarti con battute taglienti, quella che difficilmente si lascia andare a manifestazioni emotive in pubblico.

Joe è il "vip" di Kinlough,  colui che può "vantarsi" (ma non lo fa) di essersi costruito una carriera da musicista e di averne anche tratto una discreta popolarità.
Popolarità che però sembra un po' sbiadita nel presente, ed egli stesso la vive con un certo disagio, quasi fosse un fardello, una macchia più che un successo di cui andar fiero.
Forse perché in realtà non si sente un vincente e non è per nulla orgoglioso di ciò che è.
Suo padre non fa che ripeterglielo: Tu sei Joe Brennan e sei un campione.
Ma Joe non crede a questa bugia e affonda insicurezze e tormenti nell'alcool, anche se ultimamente sta cercando di uscire da questa dipendenza.
Quindici anni prima, in quell'indimenticabile estate del 2003, lui e Kala stavano insieme ma qualcosa si insinuò per deteriorare il loro acerbo sentimento...

Mi sono soffermata brevemente sulle personalità di questi tre amici perché sono elementi fondamentali per la comprensione degli eventi, e del resto la trama si sviluppa attraverso i loro racconti e le loro personali prospettive, con la particolarità che Helen e Mush raccontano in prima persona mentre il punto di vista di Joe è espresso nella seconda persona singolare.

Di Aidan e soprattutto di Aoife si parla un po' meno nel libro perché ambedue - con modalità e per ragioni diverse - escono fuori dalla scena.

Oltre ad avere una triplice visuale narrativa, abbiamo anche una sovrapposizione dei piani temporali: la narrazione, infatti, salta dal 2003 al presente così da offrirci di volta in volta una doppia conoscenza dei fatti, e ovviamente quelli del presente vengono spiegati e resi chiari al lettore (ma anche agli stessi protagonisti) attraverso il racconto di ciò che è accaduto in passato.


Il nucleo centrale resta Kala e ciò che l'è accaduto nel 2003.

A riunire i "superstiti" della vecchia comitiva - Helen, Joe e Mush - è una novità inquietante: vengono ritrovati dei resti umani nel bosco di Caille, lo stesso bosco dove Kala viveva con sua nonna. 

È l’inizio di un nuovo incubo o, se vogliamo, il ritorno di un incubo che li ha tormentati e spezzati quindici anni prima. 

Costretti a confrontarsi nuovamente con la tragedia che li lega, essi cercano di mettere fine a quella storia una volta per tutte ma questo li porterà a interfacciarsi con persone e dinamiche pericolose, con affari criminali più grandi di loro, che vedono coinvolti loschi individui, alcuni apparentemente insospettabili. 

Perché in fondo si sa, la cronaca nera non fa che ripetercelo: le vicende più oscure e peggiori possono sporcare pure quei paesi sonnacchiosi in cui tutti conoscono tutti e in cui solitamente non succede mai nulla di esaltante.
La Kinlough di Walsh, località turistica sulla costa occidentale dell’Irlanda, non si discosta da questo stereotipo e si rivelerà un posto soffocato da troppi angosciosi e terribili segreti, che verranno fuori a disturbare la falsa quiete dei cittadini, proprio come sbucheranno improvvisamente (?!!?) i resti di un cadavere.

E se fossero proprio di Kala?
Per quanto tragica, questa scoperta potrebbe finalmente sciogliere ogni dubbio e domanda relativa al suo misterioso destino?
Quante e quali bocche sono state cucite per anni, non rivelando amare verità per proteggere interessi personali?

L’esordio di Colin Walsh è un romanzo di formazione con incursioni thriller che, prendendo le mosse da un episodio di scomparsa, disegna un quadro complesso e sfaccettato di una realtà cittadina e di diverse famiglie, lasciandoci entrare dentro le loro case, mostrandocene i segreti, le bugie, le malefatte, le paure, le fragilità, le violenze.

Leggere questo romanzo è stato (prendendo a prestito un'affermazione presente nel testo) come avere davanti tanti pezzi di un puzzle sparsi per terra, intravederne l’immagine, ma prima che si abbia il tempo di fissarla, il puzzle va in frantumi, per poi comporsi alla fine.

Non posso dire che mi abbia catturato dalla prima pagina, ma mi spiego meglio: benché io sia da sempre attratta dai romanzi (e prima ancora dai fatti di cronaca) che vertono su sparizioni misteriose, devo dire che - complice il tipo di struttura narrativa (più narratori, l'alternanza presente/passato) - ho risentito all'inizio di una certa lentezza nel ritmo e vaghezza nella trama ma, procedendo con la lettura, la narrazione si è arricchita sempre di più, divenendo man man mano più comprensibile e più appassionante, caricandosi di una grande tensione emotiva grazie alla profonda caratterizzazione dei protagonisti (e narratori).

Lo scrittore ci lascia entrare nell'intimo della loro anima, ci fa toccare quasi con mano le loro emozioni, i loro malesseri interiori, le aree della vita in cui sono rimasti quegli adolescenti di un tempo, bloccati in quell'estate piena di sole ma altresì drammatica, che ha rubato loro la meraviglia dell'amicizia, l'incanto dell'amore e l'innocenza di un'infanzia perduta bruscamente e per sempre. 

Kala è la storia di un gruppo di amici che seguiamo da adolescenti e da adulti, i quali vengono risucchiati da un buco nero fatto di violenza e brutture e che minaccia di inghiottirli.

Un romanzo, quindi, che mi ha colpito principalmente per l'attenta e accurata dimensione psicologica ed emotiva, cui si aggiungono tematiche quali i legami famigliari (sani e tossici), gli atteggiamenti ottusi e trogloditi di certi uomini verso le donne, l'abuso di sostanze e di alcool, l'amicizia, le problematiche adolescenziali, la corruzione.

Insomma, un romanzo denso, profondo e articolato (per struttura narrativa, stile, personaggi, trama) che ho sicuramente apprezzato.



CITAZIONI

"Il dolore è come l’innamoramento: è sempre narcisistico. Quando una catastrofe attraversa la nostra vita, ridisegniamo subito il mondo per trasformare quel disastro nel battito segreto di ogni cosa, nella verità sepolta dell’universo."


"Chissà cosa si prova (...) a planare così in alto sopra la vita, a sfrecciare sulla giungla in elicottero mentre gli idioti come me restano intrappolati a terra, ad arrancare nella boscaglia senza arrivare mai da nessuna parte."


"in ognuno di noi, sotto le maschere con cui ci nascondiamo al mondo, c’è una bestiola che piange, tremante e sola."


"non si può ridurre nessuno a una semplice carta da gioco, che le versioni delle persone che ci mescoliamo in testa da un momento all’altro sono solo questo, carte da gioco, piatte e monodimensionali, mentre in ognuno di noi c’è un essere animale e in questo essere animale c’è un punto dove puoi incontrarti con chiunque altro al mondo...".


"Le cose che ci rendono la vita comoda sono sempre ingiuste, a pensarci bene. Da qualche parte c’è sempre qualcuno che soffre, per rendere felice te. Ecco perché la maggior parte della gente gira sempre la testa dall’altra parte."


"A volte penso che la vita sia questo, sai? Infiniti fiumi, l’uno dentro l’altro".


"Perché tutti ci influenziamo a vicenda, continuamente. Quindi forse la vita è solo un insieme di flussi che si influenzano tra loro, in tutte le direzioni."



giovedì 30 ottobre 2025

Recensione: IL SILENZIO DEL LAGO di Angelarosa Weiler



Ambientato sul Lago Maggiore a partire dalla seconda metà del Novecento, Il silenzio del lago è una saga famigliare con sfumature poliziesche che, attraverso le vicende di una famiglia, esplora solitudini, segreti, tradimenti, rimorsi, scelte sbagliate e bisogno di redenzione, il tutto sotto lo sguardo placido e indagatore di una figura evanescente e impalpabile che, dalle silenziose acque lacustri, osserva le azioni degli umani.



IL SILENZIO DEL LAGO 
di Angelarosa Weiler

 

Aurea Nox
256 pp
16.50 euro
Settembre 2025
Ogni famiglia ha i suoi segreti; alcuni sono più terribili e inenarrabili di altri ma una cosa è certa: i segreti non spariscono come per incanto ma restano lì, accantonati in angoli bui  della memoria, pronti a saltar fuori quando la vita chiede il conto.


Lo sanno bene Marisa, Lisetta e il resto dei componenti della loro famiglia, le cui vicende personali si svolgono a partire dagli anni ’50 sino agli ’80, tra Laveno, Milano e le Isole Borromee.

È il 1957 quando la giovane Marisa decide di lasciare il paese natìo, Laveno, per andare a Milano e tentar fortuna nel mondo della sartoria. Consapevole di non essere bella e desiderabile, si rassegna ben presto ad una vita di solitudine. 
Parte accompagnata dal disincanto ma anche dalla voglia di incominciare una vita nuova, lontana dai pettegolezzi e dal contesto chiuso da cui proviene e che la limiterebbe se restasse lì.

Paure ed incertezze fanno parte di ogni viaggio e di ogni esperienza che mira al cambiamento, ma Marisa si dimostra determinata a prendere la propria strada e ad accogliere dentro di sé l'esortazione che proviene dal lago, dalla intangibile signora che lo abita e che le ordina di andar via.


"Da bambina mia nonna mi raccontava una storia. Non so se era una favola, oppure una leggenda. Diceva che nelle acque del nostro lago vive una creatura misteriosa. È una signora, una nobildonna, una figura aristocratica. Nonna la chiamava Mistica del Lago. La Mistica del Lago osserva e ascolta tutte le storie che si consumano tra le onde del Verbano e lungo le sponde che lo delimitano. Memorizza ogni cosa, ogni dettaglio, ma non racconta nulla. Non può farlo, non ha voce. Solo chi sa perdersi nel silenzio del lago può entrare in contatto con la Mistica."

 

Marisa è soltanto il primo dei numerosi narratori di una storia complessa, corale, in cui intervengono molti uomini e donne, ciascuno portatore di un punto di vista importante, a volte apparentemente esterno e distante ma ognuno indispensabile al lettore perché il quadro dipinto dall'Autrice diventi via via sempre più chiaro e completo.


Conosciamo, ad es., la sorella di Marisa, Lisetta, che resta vedova presto di Egidio (che, passato l'idillio iniziale, si rivela un fannullone e un ubriacone), con due figli (Luis e Lucia) da crescere; anch'ella lascia Laveno, seppur diversi anni dopo Marisa, e va dalla sorella a Milano, venendo ospitata da lei.

Lisetta è una donna delusa, amareggiata dalle difficoltà della vita, che infatti la indurranno a fare scelte sbagliate le cui conseguenze si paleseranno nel tempo.


La coesistenza tra Marisa, Lisetta e i figli di quest'ultima non è sempre serena e lo percepiamo dalle parole di Luis, il quale, crescendo, vede le tre donne della sua famiglia in tutti i loro difetti e non lesina critiche per questo, pur restando tristemente consapevole di essere: "in quanto ad affetti continuo a essere un diseredato. Sono un randagio. Un senzatetto del cuore".


Sin dai primi momenti della narrazione, avvertiamo nei personaggi una sorta di "pesantezza" che li opprime e che impedisce loro di vivere serenamente; esistere è quasi una fatica, è "ingombrante" ma, allo stesso tempo, essi aspettano che il domani porti con sé qualcosa di nuovo e di positivo.


I capitoli di questo romanzo si susseguono presentandoci, come anticipavo più su, di volta in volta un personaggio che, in un modo o nell'altro, è parte integrante di un ingranaggio più grande e che gira intorno a questa famiglia.

Quando la secondogenita di Lisetta, Lucia, è ormai una signorina, viene ospitata da una cara amica di sua madre, Annamaria, che la porta con sé al loro paese di origine, Laveno.


Da questo momento, cominceranno ad accadere e ad incrociarsi una serie di eventi e individui che conferiranno alle vicende una sfumatura giallo-poliziesca.


Lucia inizia una relazione (che sfocerà in un matrimonio) con un uomo di diversi anni più grande di lei, il cuoco Santino, che è una brava persona ma purtroppo, tra le proprie conoscenze, ne ha alcune decisamente sbagliate: gente poco raccomandabile, che non esita a commettere azioni spietate, a manipolare, a portare avanti affari sporchi per avidità.

Santino, suo malgrado, diventa protagonista di una vicenda drammatica e molto misteriosa su cui il maresciallo Domenico Russo detto Mimì (suo amico di vecchia data) si troverà ad indagare con ostinazione, deciso a far luce sulla disgrazia che coinvolgerà il povero Santino...

Nel corso di questa personale e caparbia investigazione da parte di Mimì, emergeranno situazioni torbide e criminali, delitti vecchi e nuovi e il passato tornerà a bussare alla porta di Lisetta e Lucia, portando dolori e tormenti, risvegliando e riaprendo antiche ferite, segreti mai confessati, errori dalle tristi conseguenze.

 

Le esistenze dei tanti personaggi si intrecciano, disegnando una trama fitta di amore, tradimento, ambizione e redenzione, bugie e inganni; tra queste pagine prendono forma dinamiche relazionali complesse, conflittuali - caratterizzate da rabbia, silenzi ostinati, lacrime, rimpianti, accuse -, tentativi di ricercare e affermare sé stessi nonostante i limiti e le difficoltà dettate dal mondo esterno e da quello famigliare, la decisione di riempire gli anni di silenzio con il racconto della verità, perché l'unico modo per illuminare il presente è tornare al passato, riconoscendolo finalmente per quello che è, abbattendo quei muri di bugie dietro i quali si sono ammucchiati drammi, turpitudini e amarezze


Siamo quindi in presenza di un romanzo corale che ruota attorno ad una storia famigliare ricca di avvenimenti che si avvicendano e che vengono delucidati nel corso della narrazione, la quale si connota per l'uso di un linguaggio molto introspettivo, che scava negli stati d'animo dei personaggi e voci narranti, donando al lettore molteplici prospettive narrative, profonde e ricche, che svelano sentimenti, paure, speranze, pensieri intimi.

Mi è piaciuta la presenza inafferrabile e misteriosa della Mistica del Lago, testimone attenta e silente delle vicende umane, capace di osservare le storie degli uomini e di fare da specchio a coloro che hanno il coraggio e la sensibilità di guardarsi dentro con onestà, di ascoltare la propria coscienza senza timore.

Ringrazio l'Autrice per avermi dato la possibilità di leggere questo suo romanzo e lo consiglio perché Angelarosa Weiler ha imbastito una storia originale, intensa, scritta con cura e realismo, in cui spicca la dimensione interiore, e anche gli elementi investigativi/polizieschi si legano a quelli umani e relazionali per sostenere una struttura narrativa articolata, ricca, che risulta variegata e piena soprattutto grazie agli svariati punti di vista che guidano il lettore nella lettura, permettendogli di avvicinarsi a ogni singolo personaggio.


venerdì 3 ottobre 2025

L'UOMO DAGLI OCCHI TRISTI di Piergiorgio Pulixi [ RECENSIONE ]



Alta Ogliastra, Sardegna. Quando il cadavere di un diciassettenne viene ritrovato sul motoscafo appartenente ad un noto politico locale, la polizia intuisce di non poter risolvere da sola quello che si prospetta come un caso di omicidio complesso; vengono, quindi, chiamate due "esterne", Mara Rais ed Eva Croce, esperte nella risoluzione di casi complicati caratterizzati da crimini violenti; la loro esperienza e la brillante e speciale capacità di cogliere dettagli importanti, di "scavare nei posti giusti", e soprattutto di indagare nel vissuto dei soggetti coinvolti, risulterà preziosa.


L'UOMO DAGLI OCCHI TRISTI
di Piergiorgio Pulixi


Rizzoli
333 pp
Cosa c'è di più doloroso e straziante della perdita di un figlio?

Lorenza Maxia lo sta provando sulla propria pelle: sono quindici giorni che suo figlio Michelangelo, il suo bambino, è stato ritrovato morto - assassinato - e lei non si dà pace.
E quando riceve una lettera scritta proprio da quel figlio ormai perduto per sempre, all'iniziale sorpresa e al turbamento segue la determinazione di una madre che sa di non poter più essere felice dopo aver perso la propria creatura.

"Non cercare la verità, ti prego. L’unica verità importante è che ti amo e ti amerò sempre. Fatti bastare questo. Scappa e cerca di essere felice, mamma."

.. le scrive il suo Michelangelo.

Ma Lorenza - "donna ogliastrina, ostinata e forte come le radici indomabili del ginepro, capace di crescere in mezzo alle rocce e resistere in balia dei venti più rabbiosi." - ha fame di giustizia e, se è vero che nulla le riporterà indietro il suo ragazzo, è altrettanto vero che a lei resta solo una cosa da fare come ultimo gesto d'amore materno: cercare la verità, scoprire cosa è successo a Michelangelo e chi gliel'ha violentemente strappato dalle braccia.
E c'è una persona che può aiutarla: Mara Rais.

La narrazione fa un salto all'indietro di quindici giorni.

Siamo nell'Alta Ogliastra (una regione della Sardegna centro-orientale), è mattina e il corpo senza vita di un ragazzo giace all'interno di un motoscafo che galleggia nelle acque cristalline del bellissimo lago di Saruxi.
Il paesaggio è mozzafiato: come una corona verde, una fitta boscaglia circonda lo specchio d'acqua e la sensazione che se ne ha, osservando quel luogo solitamente tranquillo, è di essere in un paradiso, lontano dal caos delle grandi città.
Ma in quella mattina in cui viene scoperto il cadavere, la consueta ed immobile quiete del lago è spezzata dalla presenza di militari e forze dell'ordine.

Michelangelo Esu aveva solo diciassette anni e sull'imbarcazione viene ritrovato travestito da donna e malamente truccato; il motoscafo appartiene a un politico che ha fatto molto per Saruxi, quando è stato sindaco: Daniele Enna.

Sul posto vengono mandate le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce, con un ordine preciso del procuratore generale: chiudere il caso senza troppo clamore, cercando di non portarla per le lunghe ed evitare di finire in pasto ai media; bisogna impedire che lo scandalo travolga il fragile equilibrio politico dell'isola.

Insomma, c'è bisogno di assoluta discrezione perché l'inchiesta vede inevitabilmente coinvolto il proprietario del motoscafo, Daniele Enna, ex-sindaco di Saruxi, consigliere regionale e volto emergente della transizione ecologica sarda. 


Cosa aveva a che fare Michelangelo con Enna? I due si conoscevano? Avevano un qualche tipo di legame? Perché si trovava sul motoscafo dell'ex-sindaco? Chi l'ha ucciso e perché il corpo del ragazzo è stato ritrovato in determinate condizioni e su di lui l'assassino ha pure infierito?


Le domande sono tante ed urgenti e le due poliziotte si mettono immediatamente al lavoro, cercando di inquadrare tutti gli eventuali collegamenti tra le persone che, più o meno direttamente, possono essere coinvolte nell'assassinio di Michelangelo, cominciano a fare ipotesi investigative, a scavare nel privato della vittima, dei famigliari, come pure di Enna, addentrandosi ovviamente anche nelle fitte maglie dei suoi affari politici, legati in particolare ad importanti progetti riguardanti l’eolico e il fotovoltaico.

Enna è molto amato dalla gente di Saruxi perché ha fatto di quel paese una piccola Sanremo sarda, riempiendola di fiori e rendendola bella, colorata, vivace.

Ma dietro le belle facciate può nascondersi del marcio.
Cosa si nasconde dietro quel paesaggio da cartolina?
E cosa dietro l'immagine pubblica del politico osannato, con la sua bella famiglia felice?


L'indagine richiede tutte le energie e l'intelligenza di Eva e Mara, che si ritrovano a muoversi all'interno di una rete di interessi e ricatti, di menzogne, ambizioni e vecchi rancori, e anche di un'incomprensibile reticenza da parte del procuratore stesso, che sembra restia a puntare riflettori troppo forti su Enna.

Ad aggravare la situazione si aggiungono due sparizioni: Ivan e Laura, due amici e coetanei di Michelangelo, che nessuno sa dove siano o se sia accaduto ad entrambi qualcosa di brutto.
È possibile che i tre amici fossero dentro a qualcosa di troppo grande per loro? Che sapessero segreti su gente importante e pericolosa, la quale ha quindi tutti gli interessi a chiudere loro la bocca per proteggersi?

Certo, ci sono delle piste investigative che si affacciano e che sembrerebbero più logiche e più 
"semplici" da percorrere (legate, ad es., al padre di Michelangelo e al suo passato burrascoso), ma Croce e Rais fiutano che c'è molto altro dietro quella brutta storia ed entrambe sono determinatissime a cercare il vero (o i veri) colpevole, anche se questo significherà scoperchiare un temibile vaso di Pandora.

La sete di arrivare alla verità e, ancora di più, quella di dare un po' di giustizia alla vittima e alla povera famiglia, condannata ad un ergastolo di lutto e dolore, va oltre ogni ritrosia da parte di chi è loro intorno, che cerca di ostacolarle e di lasciare che certi segreti restino sepolti ancora nelle acque del lago. 

Eva e Mara le conosciamo benissimo, ormai, sappiamo quanto siano diverse l'una dall'altra, nel fisico come nel carattere e nelle esperienze di vita; là dove Mara è brusca, tosta, sarcastica, cinica ma anche elegante e sempre perfetta ne trucco e nel vestire, Eva è semplice, sobria, più discreta e il suo abbigliamento decisamente più dark e cupo.

Ma entrambe, seppur per ragioni differenti, hanno dei pesi sul cuore, dei tormenti che tolgono loro tranquillità e che l'una tiene per sé e non confida all'altra.
E si sa, i segreti possono essere pericolosi e, quando emergono, potrebbero essere interpretati come una sorta di tradimento...

La vita privata delle due ispettrici è quindi puntellata di conflitti interiori, dolori mai risolti e scelte troppo difficili, e le due saranno costrette a guardare dentro sé stesse, negli abissi della propria anima, decidendo, stavolta più che mai, se possono fidarsi e contare fino in fondo l'una sull'altra, tanto più perché il loro rapporto d'amicizia e professionale subisce un duro attacco da qualcuno che agisce nell'ombra per colpirle.


Questo nuovo thriller firmato Pulixi è denso e intenso, emotivamente implacabile, in special modo nell'ultima parte, dove un magone coglie inevitabilmente il lettore, facendogli sentire ogni lacerazione e il dolore dei personaggi coinvolti, nell'atto di affrontare ciò che li fa star male.
Eva e Mara sono due ispettrici geniali, perspicaci, acute e ricche di empatia e umanità, che desiderano risolvere il caso non solo perché è il loro lavoro ma anche perché provano una sincera e rispettosa compassione verso le vittime (dirette e indirette) di questa storia in cui regna il marcio e dove ottenere davvero giustizia non è poi così scontato.

Come anche negli altri romanzi dello scrittore sardo, la narrazione conserva uno stile  essenziale, diretto, immersivo e incisivo che, unito a capitoli brevi, alla presenza di dialoghi realistici, credibili, efficaci nel contribuire a tratteggiare i personaggi e a sostenere il ritmo narrativo, che è infatti sempre scattante, fa sì che la storia avanzi senza rallentamenti, con i giusti momenti di tensione (che mantengono viva l'attenzione del lettore), arricchiti da descrizioni dell'ambiente naturale, sempre molto suggestivo nel suo essere aspro e autentico.

Mi è piaciuto molto, tra le altre cose, la piega che prende il rapporto tra le due protagoniste, la delicatezza e la sensibilità dell'autore nel descrivere determinate scene ad alto impatto emotivo; il finale è aperto e ci lascia con la voglia di incontrare nuovamente Rais, Croce e pure Vito Strega.

Che dirvi ancora, se non che ovviamente consiglio di leggere questo bravissimo autore, i cui romanzi riescono sempre a fare centro, per quanto mi riguarda, ad essere avvincenti e ricchi di suspense, capaci di fotografare la realtà di oggi nei suoi più urgenti problemi e conflittualità, e di mettere a nudo fragilità, "peccati", zone d'ombra e tormenti dell'animo umano.





Romanzi della serie con Rais, Croce e Strega:

  1. L'ISOLA DELLE ANIME
  2. UN COLPO AL CUORE
  3. LA SETTIMA LUNA
  4. STELLA DI MARE
  5. PER UN'ORA D'AMORE

giovedì 31 luglio 2025

IL CERCHIO DI PIETRE di Diana Gabaldon (Outlander #4) [ RECENSIONE ]



Cosa è accaduto dopo la sanguinosa battaglia di Culloden, avvenuta nell'aprile 1746?
Mentre l'highlander Jamie Fraser deve rimettere in sesto la propria vita dopo la disfatta e in una condizione di prigionia - sostenuto solo dalla speranza di tornare a casa, a Lallybroch, e da quella di aver fatto bene a mandar via Claire e il bimbo che portava in grembo -, nel maggio del 1968, a Inverness, Claire Beuchamp Randall (Fraser) sta cercando di scoprire se l'unico amore della sua vita sia sopravvissuto al disastro di Culloden e cosa ne sia stato di lui dopo.




IL CERCHIO DI PIETRE
di Diana Gabaldon



Corbaccio
trad. V. Galassi
589 pp
"« Lo sai che cosa significa vivere vent'anni senza un cuore? Vivere come un uomo a metà, abituarti a campare con il pezzetto che ti è rimasto, stuccando le crepe con qualsiasi genere di malta ti capiti a tiro?»".


Nel terzo capitolo della saga fantasy/romance/storica, abbiamo lasciato Jamie e Claire divisi dagli eventi storici che entrambi sapevano si sarebbero verificati a Culloden.
Hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per evitare quella battaglia - sapendone gli esiti drammatici per gli scozzesi - ma la Storia ha fatto il proprio corso senza deviare di un millimetro.

Claire, spinta dal marito, ha lasciato il 1746 per ritornare nel suo presente, quindi nel 1948, da Frank Randall, il quale - seppur decisamente perplesso, sgomento, incredulo, ferito - ha accolto non solo la moglie, tornata spaesata dal suo soggiorno di tre anni con le fate (?!?!), ma anche il figlio che portava in grembo.
Ma a dispetto di una paternità non sua, Frank ha amato follemente, dal primo momento, quel frugoletto coi capelli rossi chiamata Brianna (in omaggio al padre di Jamie), la quale è cresciuta adorando quel padre gentile ed elegante, fine storico dalla mente brillante, e cercando di captare i segreti celati dietro gli occhi sognanti di quella madre medico eppure a volte così "svagata", come se vivesse a Boston ma con la mente fosse altrove.

Sì, ma altrove... dove?

Il momento della verità è giunto anche per la bella e impetuosa Brianna: Claire ha raccontato la verità alla figlia, dicendole che il suo cuore è rimasto in Scozia, nelle mani dell'uomo amato, che poi è il vero padre della ragazza; la rivelazione aveva ovviamente scioccato sia Bree che lo storico e amico Roger MacKenzie Wakefield.
Ma, passato lo shock e capito che Claire non è una pazza bugiarda, Bree e Roger decidono di aiutare la donna a scoprire cosa ne sia stato di James Alexander Malconm MacKenzie Fraser dopo Culloden, scoprendo la prigionia e, soprattutto, che vent'anni dopo l'uomo fosse ancora in vita e che facesse il tipografo ad Edimburgo.

In un costante andare e venire dal passato al presente, seguiamo le avventure di Jamie, la sua prigionia ad Ardsmuir, la singolare ed acerba amicizia con il maggiore John William Grey, il trasferimento nella tenuta di un nobiluomo e tutto ciò che ne consegue; ma a un certo punto le strade dei due innamorati tornano ad incrociarsi in quanto Claire, incoraggiata dalla figlia, decide di tornare a Craigh na Dun e attraversare le pietre, sperando di ritrovarsi nella Edimburgo del 1766.

"Ero viva, comunque. Viva e con una piccola sensazione di certezza simile a una minuscolo sole che mi ardeva sotto le costole. Lui era qui. Lo sapevo adesso, pur non avendolo saputo al momento di attraversare le pietre: quello era stato un salto di fede. Ma avevo gettato il mio pensiero per Jamie come un'ancora di salvataggio in un torrente impetuoso: il cavo che stringevo tra le mani si era fatto teso e mi aveva trattato in salvo. (...) Mi trovavo qui, e in qualche punto di quello strano territorio del passato c'era l'uomo che cercavo. I ricordi di angoscia e terrore andavano svanendo via via che mi rendevo conto che il dado era tratto. Non potevo tornare indietro: un viaggio di ritorno sarebbe stato quasi sicuramente fatale. (...) Non c'era altro da fare che andare avanti... e trovarlo".

E lo trova, il suo Jamie, chiaramente più maturo ma sempre vigoroso, affascinante, intraprendente, determinato e pericolosamente con le mani in pasta in affari non proprio tranquilli.

"Sollevai il mento per guardarlo. « P-pensavo che fossi morto». Pur avendo voluto infondere un tono leggero a quelle parole, la voce mi tradì. Le lacrime presero a scorrermi lungo le guance per poi inzuppargli la stoffa grezza della camicia quando lui mi trasse con forza a sé. 
Che impiegai qualche tempo prima di accorgermi che tremava anche lui e per lo stesso motivo. Non so quanto a lungo restammo seduti su quel pavimento polveroso, a piangere l'uno tra le braccia dell'altra tutta la nostalgia provata nei vent'anni di separazione".

Il loro incontro, dopo vent'anni di lontananza, vissuti nell'amara e dolorosa certezza di aver definitivamente perso l'altro/a, è emozionante ma, com'è tipico di Jamie e Claire quando sono insieme, mai del tutto quieto.
Da subito, infatti, Claire si immerge mani e piedi nel quotidiano movimentato e spericolato a cui è abituato il marito, andando incontro a pericoli, correndo e nascondendosi per le strade sporche e fangose di una città tanto suggestiva quanto rumorosa e caotica, conoscendo uomini e donne di malaffare, ma non c'è in Claire mai, in nessun momento, il benché minimo pentimento per aver lasciato il tranquillo e rassicurante 1968 per infilarsi in un periodo e in un contesto più irrequieti e non privi di insidie.

Se c'è lui al suo fianco, Claire può smettere di aver paura.
Jamie è il suo faro, la sua roccia, il suo punto di riferimento e si fida di lui adesso come si fidava di lui due decenni prima.

Ma rivedersi dopo molti anni, cambiati nel corpo e nella testa - non nel cuore, dove l'amore reciproco non ha mai smesso di essere vivo e forte -, non può non creare momenti di imbarazzo, di disagio, e i due si sentono a volte come degli adolescenti al primo appuntamento.

Ma il loro legame è così solido che ritornare ad essere l'affiata coppia di un tempo non è così difficile.
Certo, hanno tanto da dirsi.

Claire è ansiosa di mostrargli le foto della loro Brianna, di parlargli di quanto gli somigli, e vuol sapere tutto di Jamie, di come e cosa ha vissuto in sua assenza.

E Jamie, pian piano, sembra aprirsi un po'..., se non fosse che decide di nascondere qualche "dettaglio" della propria vita alla moglie, decisione che innescherà litigi e conflitti quando, tornati a casa, a Lallybroch (da una diffidente Jenny), la verità taciuta emergerà creando non pochi scompigli.

Claire non può non chiedersi se tornare indietro sia stata davvero una buona idea: cosa si aspettava di trovare, dopo tanti anni d'assenza accanto al proprio uomo? Credeva forse che il mondo di Jamie si fosse fermato, che fosse rimasto sospeso e immobile nel momento in cui lei aveva varcato le pietre?
È ovvio che lui sia andato avanti a vivere la propria vita e che essa si sia arricchita di altre persone, legami, affari, problemi...

E problemi è stata, è e resterà la parola d'ordine dei coniugi Fraser, che si ritroveranno ancora una volta davanti a nuove sfide, nuove gatte da pelare, e il libro si chiude infatti con una situazione amara che vede marito e moglie molto preoccupati e in procinto di infilarsi in una nuova impresa piena di incertezze.


Mi sono gustata la lettura di questo romanzo tornando molto volentieri in Scozia, accanto al guerriero dai capelli rossi, che sopravvive a battaglie, prigionie, ferite profonde, esecuzioni che vengono annullate per il rotto della cuffia, e che continua a vivere costantemente all'insegna di sempre più vivaci peripezie, pronto a condurre gli affari con audacia, in un mix di sicurezza ed incoscienza, incurante dei rischi, o meglio, consapevole che ce ne siano e disponibile ad affrontarli.

Claire è sempre lei: amorevole e testarda, appassionata e leale, coraggiosa e intrepida come sa che dev'essere la compagna di vita di uno come Jamie Fraser.

Per me leggerli è come per i protagonisti tornare a Lallybroch: avere la sensazione di essere in un luogo famigliare, ritrovarsi con cari amici di vecchia data e sedersi con loro davanti al caminetto, ad ascoltare col fiato sospeso le loro eccitanti avventure.

Procedere col prossimo libro non potrà che essere un piacere.




LIBRI DELLA SAGA

1. Outlander
    1.La straniera

2. Dragonfly in Amber
    2. L'amuleto d'ambra
    3. Il ritorno

3. Voyager
    4. Il cerchio di pietre
    5. La collina delle fate

4. Drums of Autumn
     6. Tamburi d'autunno
    7. Passione oltre il tempo

5. The Fiery Cross
    8. La croce di fuoco
    9. Vessilli di guerra

6. A Breath of Snow and Ashes
    10. Nevi infuocate
    11. Cannoni per la libertà

7. An Echo in the Bone
    12. Destini incrociati
    13. Il prezzo della vittoria

8. Written in My Own Heart's Blood
    14. Legami di sangue
    15. Prigioniero di nessuno

9. Go Tell the Bees That I Am Gone
    16. Quando accadrà dillo alle api

lunedì 7 luglio 2025

STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA di Elena Ferrante - L'amica geniale IV [ RECENSIONE ]

 

Ed eccomi giunta all'ultimo, toccante capitolo della serie L'amica geniale, che si conferma essere un'opera di narrativa ricca di intensità, densa di personaggi e passaggi indimenticabili, ambientata in un periodo di tempo vivacizzato da numerosi ed importanti cambiamenti sociali, politici, culturali e sullo sfondo c'è sempre il Rione, questo quartiere che non è solo un groviglio di palazzi, stradine e botteghe, ma un piccolo universo vivo più che mai, il cuore pulsante di un legame d'amicizia che resiste al logorio del tempo che scorre, che vola oltre le divergenze caratteriali e d'opinione e che continua a tenere vicine, per sempre, due donne tanto diverse tra loro eppure unite così profondamente.




STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA
di Elena Ferrante

Ed. E/O
451 pp
Nel terzo libro, abbiamo lasciato Elena Greco completamente in balia del proprio folle e appassionato amore per Nino Sarratore, ricomparso nella sua vita e pronto a stravolgergliela.

Volata assieme a lui a Montpellier, Elena resta via da casa per cinque giorni, scappando da un Pietro ferito e furioso, e da Dede ed Elsa smarrite di fronte ai litigi dei genitori e alla fuga materna. 

L'ebbrezza, frutto del folle gesto d'amore, fa sì che Elena tenga a bada i sensi di colpa verso le figlie, se non fosse che l'amica Lila, saputa la decisione presa da Lenù di lasciare il marito, la mette in guardia dalle certe scelte che potrebbero far del male alle bambine.

Sullo sfondo romantico di questa relazione con l'uomo amato dall'infanzia, le parole di Lila sono sgradevolmente giudicanti ed Elena cerca di non darvi troppo peso.

Ma già durante i pur incantevoli giorni in Francia, nascono in Elena i primi dubbi su Nino, sciupafemmine e dongiovanni nell'animo. 

La verità è che, nonostante lei ami Nino e lui giuri di amare solo lei, al fianco di quest'uomo ritornano  a galla tutte le insicurezze di Elena, che si sente messa in ombra dalla personalità carismatica e accentratrice di Nino, di cui noi lettori (tutti, vero?) conosciamo (e disprezziamo) l'ambiguità, il suo essere così naturalmente subdolo, il viscidume che lo contraddistingue; in fondo, è degno figlio di suo padre Donato (Elena ricorda a sé stessa e a noi lo squallido amplesso avuto con l'uomo sulla spiaggia ad Ischia. Come dimenticarlo, del resto...?).

Accanto a Nino, Lenù si sente insicura perché sa quanto a lui piaccia piacere ed essere adulato e vezzeggiato da tutti, in particolare dalle donne. 

Intanto, ella continua a cercare di tracciare la propria definitiva strada nel mondo della letteratura e, dopo i soliti suoi tentennamenti, riesce a costruirsi, a fatica e non senza i bastoni tra le ruote da parte dell'ex-suocera, una carriera di scrittrice affermata, cercando allo stesso tempo di trovare un equilibrio tra questa professione - che inevitabilmente le sottrae molto tempo da passare con le figlie, le quali crescono incamerando non poco rancore verso questa madre assente, che le lascia prima con la nonna paterna e poi con "zia Lila" -, la relazione con lo sfuggente e inaffidabile Sarratore (che prosegue con la sua attività da intellettuale e uomo di cultura e poi di politica) e il sempre presente ed enigmatico rapporto con Lila.

Ad un certo punto, Lenù decide di trasferirsi con le figlie a Napoli, decisione che inizialmente verrà presa malissimo dalle bambine, che si vedono di colpo catapultate in una realtà grezza, sciatta, miserabile, abituate com'erano ad ambienti decisamente più educati e raffinati.
Nel tornare a Napoli, la Greco cerca di non farsi risucchiare dal Rione, dai vecchi conoscenti, dalle loro chiacchiere e pettegolezzi, da quella rozzezza dalla quale era fuggita anni prima, ma è impossibile. 

Dopotutto, per quanto si senta ormai un pesce fuori d'acqua, Elena Greco viene da lì, da quel posto rumoroso, caotico, pericoloso, dove per vivere ogni giorno devi intraprendere un qualche tipo di lotta con coloro che, da sempre ormai, spadroneggiano e fanno il bello e il cattivo tempo in quello sputo di mondo.

Ritroviamo, quindi, i fratelli Solara (Michele e Marcello), Carmen Peluso, la famiglia stessa di Elena, Gigliola e tutte le altre donne che hanno caratterizzato l'infanzia e l'adolescenza di Elena, e soprattutto Lila ed Enzo, assieme al figlio di lei, Gennaro (Rino).

Lila, dal Rione, non solo non se n'è andata, ma ha messo radici, costruendosi con Enzo una vita stabile e un lavoro solido grazie alla loro piccola azienda informatica.
Al cospetto dell'amica di sempre, Elena continua a soffrirne la soverchiante personalità, quella sicurezza  che desta ammirazione e invidia, quella capacità che la Cerullo ha di sedurre, catalizzare su di sé ogni attenzione, di riuscire a parlare di qualcosa con convinzione e fascino pur non avendo proseguito con gli studi.

Lila è l'amica intelligentissima, intuitiva, magnetica, decisa e con un gran senso pratico e per gli affari, una donna che sa il fatto suo, capace di ottenere risultati invidiabili a dispetto del postaccio in cui vive, e questa amara consapevolezza ha accompagnato Elena da quando le due erano bambine, influenzando il loro legame.
Per ogni decisione importante presa, Elena (che, per certi versi, è ancora l'adolescente che è stata, vale a dire costantemente bisognosa di conferme) si chiede cosa ne penserà l'arguta e schietta Lila, ma contemporaneamente ne rifugge il parere sapendo che lei la farà sentire sciocca e sbagliata. 

Una delle rare occasioni in cui Lenù si sente importante per Lila e  si scopre più forte di lei, è quello che vede le due amiche atterrite in occasione del forte terremoto del 1980: c'è un momento in cui Lila,  forse per la prima ed unica volta, apre davvero il proprio cuore ad Elena ammettendo le proprie debolezze, la propria vulnerabilità e chiedendole di non abbandonarla mai, neanche quando le dirà cose brutte.

E Lila ha quest'abitudine di essere spessissimo brusca con l'amica, di scagliarle addosso le sue opinioni, il suo modo di vedere le cose e di giudicare le scelte di Elena (circa il matrimonio con Pietro, la relazione con Nino, l'educazione delle figlie...) senza filtri, senza chiedersi mai (non prima, almeno) se ciò che dirà ad Elena la potrebbe ferire o offendere.

In questo ultimo capitolo della serie, si chiudono necessariamente molti cerchi, ma altri resteranno drammaticamente aperti.

Ad esempio, il rapporto conflittuale con Immacolata si rasserena almeno un po' durante la malattia della donna.
Anche con Nino si arriva ad un punto fermo e la conoscenza che il lettore ha di questo individuo gli permette di immaginare in che senso la storia tra lui ed Elena potrebbe evolvere...

Ma ci sono cose che resteranno sospese e che non troveranno soluzione.
Vi è un evento centrale e devastante che coinvolge Lila e che, da un certo momento in poi, diviene il fulcro attorno a cui ruoteranno molte delle vicende successive e che indirizzerà drammaticamente l'esistenza della Cerullo, fermandola, lasciandola come spezzata, interrotta, irrisolta.


L'ascolto dell'audiolibro è stato appassionante e non mi aspettavo nulla di diverso: seguire le storie personali di Lenù e Lila, il modo in cui evolvono i fatti, i rapporti con i personaggi e la loro stessa importante amicizia, mi ha molto coinvolta.
È stato naturale, ancora una volta - e per l'ultima - lasciarmi prendere dal loro legame così viscerale, sincero e ricco di contraddizioni (e per questo così vero), pormi al loro fianco e vederle interagire come amiche che sono tali da quand'erano piccole, e che continuano ad esserlo nell'età matura; è stato emozionante "vederle" cercarsi, darsi supporto a vicenda, oscillare tra momenti di vicinanza intensa e periodi di allontanamento.

Sempre avvincente l'intreccio con gli altri personaggi del Rione, alcuni dei quali crescono, cambiano mentre altri restano intrappolati nelle dinamiche che conosciamo, in alcuni casi subendole e divenendo vittime di certi modi di fare ed essere violenti e intimidatori che, purtroppo, non cambiano col tempo. 

Attraverso gli occhi della protagonista, il lettore si confronta con diverse tematiche, come il ruolo della donna in famiglia, nella società e nel mondo del lavoro, la maternità, la malattia, specifici fatti di natura politica, le trasformazioni sociali che scuotono l'Italia non soltanto dagli anni '70 ma anche dopo, sino ai primi anni 2000.

La scrittura immersiva e potente della Ferrante mi ha irretita e affascinata, in tanti frangenti mi ha commossa e mi ha trasmesso le emozioni e i tormenti delle due donne in modo forte;  ho amato la profondità e la naturalezza con cui l'autrice racconta di legami umani ad ogni livello (di coppia, genitori-figli, amicale, fraterno, con il luogo d'origine...), confermo il mio parere sulla serie e non posso che ribadire anche il consiglio di leggerla perché è una tetralogia che merita, alla quale ci si affeziona di libro in libro.

Confesso che, giunta alla fine, ho sentito immediatamente una sensazione di malinconia e so che ancora per un po' sentirò la mancanza di Lila ed Elena, così agli antipodi, e spesso in conflitto l'una con l'altra, da essere l'una speculare all'altra.

Ciascuna è l'amica geniale agli occhi dell'altra e, al netto delle simpatie/antipatie che di volta in volta ambedue mi hanno suscitata, entrambe lo sono ai miei occhi, in modi e momenti differenti.



Le recensioni dei volumi precedenti

L'AMICA GENIALE
STORIA DEL NUOVO COGNOME
STORIA DI CHI FUGGE E DI CHI RESTA







venerdì 27 giugno 2025

Recensione * LUPA NERA di Juan-Gomez Jurado *


In questo secondo volume della trilogia Regina Rossa,  ritroviamo gli inseparabili Antonia Scott e Jon Gutiérrez, nuovamente impegnati in un intricato e pericoloso caso, che vedrà i due alle prese con mafia e corruzione.


LUPA NERA
di Juan-Gomez Jurado

Ed. Fazi
trad. E. Tramontin
414 pp
Lola Moreno, sposata con il tesoriere di un clan mafioso attivo nella zona di Malaga, in Spagna, un giorno scompare.

O meglio, fugge ad un attentato da parte di brutta gente - invischiata in affari loschissimi e nei quali il consorte era coinvolto - mandata a far fuori lei e, prima ancora, suo marito Yuri Coro in.
Con Yuri ci riesce, ma Lola, in un mix di fortuna e scaltrezza, riesce a sfuggire ai suoi assassini e a scappare.
Ma la donna è incinta ed è diabetica, per cui necessita di insulina, e questo particolare la rende un soggetto vulnerabile, impossibilitata a nascondersi chissà dove.

La nostra Regina Rossa, Antonia Scott - l'essere umano con il QI più alto al mondo - è chiamata a cercare Lola prima che venga eliminata; accanto a lei c'è Jon, fedele amico e compagno di investigazioni, con cui la donna bisticcia costantemente ma, allo stesso tempo, sa di non poter fare a meno del grosso e forte (non che sia grasso) Gutierrez per risolvere il complicato caso che Mentor ha loro affidato.

I due atipici ma brillanti investigatori hanno imparato a conoscersi, a capire i silenzi e gli sguardi l'uno dell'altra, a riconoscere le qualità e i difetti reciproci e, soprattutto, a volersi bene.
La fiducia, tra loro, è assolutamente fondamentale per andare d'accordo e per lavorare con successo.
Se dovesse crollare questo pilastro, probabilmente si creerebbe tra loro una bella spaccatura.

Non è semplice, ovvio, soprattutto per Jon, che deve confrontarsi quotidianamente con una personalità complicata e una mente affascinante ed eccelsa come quella di Antonia, la quale continua a portarsi dietro i propri tormenti e demoni, uno tra tutti: cercare il "signor White" e Sandra Fajardo, personaggi che abbiamo già conosciuto nel libro precedente e che continuano con le loro macchinazioni a danno di Antonia.

Il compito di scovare Lola Moreno prima della mafia russa - che la vuole morta - ha adesso la precedenza su altre vendette e questioni personali ma, per quanto Antonia sia eccellente nel suo far caso ai dettagli più minuscoli per costruire piste ed ipotesi investigative valide ("Antonia vede ciò che è accaduto in una scena. Non si limita a dedurlo."), a metterle i bastoni tra le ruote ci pensa un personaggio sfuggente e pericolosissimo, in quanto capace di uccidere con estrema lucidità e spietata professionalità senza la minima esitazione: una donna russa che risponde al nome di Čërnaja Volčica, meglio nota come la Lupa Nera, una temibile sicaria ingaggiata dai laidi e crudeli capi dell'organizzazione mafiosa per cui lavorava Yuri Voronin.

Arrivare a Lola e salvarla dalle grinfie di mafiosi significherà immergersi mani e piedi in un'avventura all'ultimo respiro, che porterà Jon e Antonia dai paesaggi assolati dell’Andalusia fino a quelli innevati  della sierra, finendo per essere anche loro bersaglio dei criminali.
Antonia è tenace e determinata e non si darà pace fino a quando non avrà trovato la signora Voronin, ma ciò che lei il collega non immaginano è che purtroppo la corruzione, non di rado, si insinua anche lì dove deve dovrebbe regnare l'amore per la giustizia e la verità...

Lupa Nera è un thriller ricco di azione e avventura, molto movimentato e con un bel ritmo, che dosa bene gli elementi più drammatici con quelli più ironici, legati soprattutto all'imponente protagonista maschile, Gutierrez, che io trovo simpaticissimo e divertente, oltre che buono e leale, insomma il braccio destro ideale per la tormentata ed enigmatica Scott.

Il finale è apertissimo e suscita la voglia di proseguire con il successivo capitolo, Re Bianco.

Ho cominciato la serie tv, Regina Rossa, e per ora mi pare fedele al romanzo e mi sta piacendo.


Alcune citazioni

"E se nulla ci libera dalla morte, almeno che l’amore ci salvi dalla vita."

"Quanto più sola è una persona, più solitaria diventa. La solitudine le cresce man mano intorno, come la muffa. Uno scudo che inibisce ciò che potrebbe distruggerla, e che tanto desidera. La solitudine è cumulativa, si estende e si perpetua autonomamente. Una volta che quella muffa si incrosta, rimuoverla costa una vita."

"Da quando nasciamo, sappiamo qual è il nostro destino. La culla si dondola sull’abisso, pronto a inghiottirla. La nostra vita non è altro che un lampo tra due oscurità infinite. La fine che ci attende ci appare più minacciosa dell’oscurità precedente, quell’istante in cui non sappiamo quale fosse il nostro volto prima di nascere. Forse abbiamo paura di ciò che viene dopo, nel fondo, un briciolo del nostro essere ricorda qualcosa di terribile. Qualcosa che dimentichiamo quando riempiamo per la prima volta di aria i nostri polmoni e piangiamo."

"Il tempo è la nostra giustificazione per l’egoismo che ci isola dalla verità, da quella distruzione che provochiamo, quella che corrode gli altri, quella che in ultima istanza corrode noi stessi."

lunedì 14 aprile 2025

DIMMI CHE NON VUOI MORIRE di Stefania Crepaldi [ RECENSIONE ]


Chi ha conosciuto Fortunata (nei precedenti libri in cui è protagonista), tanatoesteta per professione, sa quanto - nonostante la sua innegabile bravura nello svolgere il mestiere per cui è conosciuta in quel di Chioggia - il suo sogno nel cassetto sia poter lavorare come pasticciera/cuoca in un ristorante stellato.
Mai si aspetterebbe, invece, di vestire nuovamente i panni di investigatrice dilettante e di divenire protagonista di una missione segreta non priva di pericoli e difficoltà.
Missione che la porrà ancora una volta al fianco dell'uomo che le ha già spezzato il cuore in passato e per il quale continua a provare un sentimento molto forte.



DIMMI CHE NON VUOI MORIRE
di Stefania Crepaldi


Salani Ed.
297 pp
16 euro
Aprile 2025
È la notte di Halloween e, mentre Fortunata sta truccando il viso di un'anziana signora per il funerale che si terrà di lì a poche ore, suo padre si diverte a travestirsi da Dracula, accogliendo i bambini che vanno in giro di porta in porta chiedendo "Dolcetto o scherzetto?".

Cosa darebbe per essere altrove!
Per carità, Fortunata, da brava figlia qual è, ama dal profondo del cuore suo padre e ha un sincero rispetto per l'agenzia di pompe funebri che viene portata avanti con dignità da generazioni ("Tiozzo Pizzegamorti E&F: rendiamo onore alla storia di una vita"), ma non può fingere di essere felice e di star facendo ciò che davvero desidera.

Non sono i pennelli per truccare le salme gli strumenti di lavoro che vorrebbe avere in mano, ma utensili da cucina per lavorare e perfezionare le proprie creazioni culinarie.
Non è tra bare e candele che vorrebbe ritrovarsi, in un silenzio di morte e in un'atmosfera di tristezza, ma in una cucina rumorosa, popolata da cuochi che, come lei, rispondono "Sì, chef!" mentre realizzano piatti che faranno sorridere e recheranno piacere a chi li gusterà.

Eppure è lì che si trova: accanto a cadaveri da "sistemare" prima che venga dato loro l'estremo saluto, e la divisa che per ora può indossare è un camice e non un grembiule.

Come spiegare a suo padre che vuol essere libera di seguire la propria strada, i propri sogni e che questi sogni la portano via dalla loro rispettata e rinomata agenzia funeraria?

Solo sua nonna sa capirla, perché lei è il suo rifugio, colei che è capace di farla sentire compresa, accettata, e le sue braccia sono sempre aperte ed accoglienti per Fortunata, che trova nell'anziana una continua e solida fonte di saggezza a cui rivolgersi in caso di dubbi e difficoltà.

E le difficoltà stanno per affacciarsi nelle grigie e lattiginose mattinate della nostra tanatoesteta.

Tutto parte da un'inaspettata telefonata da parte di Dante Braghin, suo amato e sempre presente padrino nonché colonnello della Guardia di Finanza, che la convoca per darle diverse notizie.
E nessuna di esse è bella.

La prima è sicuramente la più drammatica e triste: una giovane donna è stata ritrovata senza vita, soffocata nell'incendio di una fabbrica; Dante le chiede di occuparsi del trasporto in ospedale.
Ma non è tutto: il padrino chiede alla figlioccia di fare per lui qualcosa di importante, delicato e anche pericoloso: una "missione segreta" per dare un contributo significativo alla caccia a criminali invischiati in loschi traffici.

E come se non bastasse, Dante le spiega che questi traffici illeciti coinvolgono in qualche modo l'attività delle pompe funebri di suo padre Emilio...

Parlando con Dante, Fortunata realizza alcune amare verità e, soprattutto, una su tutte le diventa palese: come fare per slegarsi dalla professione di tanatoesteta?
I problemi che stanno per travolgere l'agenzia Tiozzo Pizzegamorti potrebbero inchiodarla ancora e per sempre in quel ruolo professionale che lei svolge sì con cura e dedizione, ma che non sente davvero suo.

Lei vuol fare la pasticciera, vuole creare piatti sofisticati ed eccellenti, avere a che fare con antipasti e primi piatti, aperitivi e dessert: è stufa di truccare cadaveri e non ha alcuna intenzione di accollarsi l'attività di famiglia.

Ma le brutte notizie non sono mica finite: Dante le fa sapere che il "loro comune amico", l'agente Vito Sabelli, è di nuovo operativo e i due lavoreranno insieme in questa missione speciale.

C'è solo un dettaglio positivo in questa storia piena di molte perplessità: avrà modo di lavorare come cuoca e pasticciera sotto copertura, in due contesti davvero particolari, stimolanti dal punto di vista professionale ma non privi di rischio per via della segretezza e della delicatezza del suo vero ruolo e dello scopo da raggiungere.

Fortunata è protagonista, in questo romanzo, di un'avventura che la pone davanti ai suoi desideri, alle sue esigenze, al suo diritto di dare alla propria esistenza la direzione che vuole; avrà modo di confrontarsi con diverse persone, imparando a modulare il proprio comportamento in base a chi ha di fronte e sempre tenendo in mente il perché si trovi con essi e al loro servizio.

Non sarà semplice, per tante ragioni: le verrà ordinato di tirar fuori tutte le proprie abilità per realizzare piatti e portate complessi, belli da vedere e ottimi da gustare, e questo da una parte la spaventerà (all'idea di non essere all'altezza), dall'altra le darà modo di crescere, mettersi alla prova e lasciar emergere quella creatività e quella passione che le ardono dentro come pasticciera e cuoca.

Non sarà semplice in quanto dovrà interfacciarsi con gente che, solitamente, non frequenta e che è distante dal suo modo di essere e vivere: persone ricche e viziate, uomini d'affari ambigui e impenetrabili, donne arroganti e piene di sé, ma anche adolescenti insicure e infelici...

E poi c'è lui: Vito.
Il suo affascinante e imprevedibile Vito, capace di sbucare dal nulla e sparire all'improvviso dalla sua vita senza che lei riesca ancora ad imparare come fare per tenerlo accanto a sé, o anche solo per capire se può amarlo e immaginare un futuro con lui oppure no.

Vito è un uomo dalla personalità forte, è sicuro di sé, del proprio carisma, è molto bravo nel proprio lavoro e se c'è una cosa che sa fare benissimo è fingere, portare maschere, indossare panni che non sono suoi e tutto per ottenere risultati professionali significativi.

È disposto a tutto pur di ottenere i propri scopi?
Anche "usare" Fortunata, calpestandone i sentimenti?

Fortunata è confusa al cospetto di Vito, perché è cosciente di come soltanto averlo accanto, essere guardata da lui o sfiorata, la mandi in confusione.

Il sentimento che li lega c'è ancora... ma ha un futuro?

A mandarla ulteriormente in tilt ci pensa una presenza amica, un uomo altrettanto bello e affascinante che c'è sempre per lei, per ascoltarla, confortarla e farla sorridere: Andrea.

Andrea è il contrario di Vito.

Tanto rassicurante, solare, simpatico, premuroso il primo, quanto ombroso, imprevedibile, enigmatico, spesso brusco e scontroso il secondo.
Luce e ombra.
Sicurezza ed incertezza.

Il suo cuore, affamato d'amore, è diviso tra i due uomini.
Com'è diviso al pensiero di suo padre, all'eventualità di lasciarlo per inseguire i propri sogni.

"Il passato pesa e il futuro è una nuvola nera che incombe".

La missione affidatale da Dante la conduce dalla bellissima Chioggia alla meravigliosa e suggestiva Venezia, con i suoi canali silenziosi, i palazzi antichi, la luce del sole che danza sulle acque, le calli strette e tortuose.

"Venezia non è solo una città: è un luogo sospeso tra sogno e realtà, tra passato e presente. Ed è lì che sto andando, verso una sfida che non posso permettermi di perdere".

Su uno sfondo lagunare ricco di bellezza, fascino e storia, si snoda una trama originale e coinvolgente, che mescola la freschezza della commedia con atmosfere noir, in cui la protagonista - "detective dilettante" coraggiosa e sveglia - deve barcamenarsi in una situazione complessa, ricca di sorprese, rischi, fattori di imprevedibilità, in cui comprendere di volta in volta, e in base alle circostanze e a chi ha davanti, come agire, in che modo carpire le informazioni che le servono, il che rende le vicende anche avventurose e sicuramente interessanti da seguire.

Mi sono piaciuti molto i momenti in cui l' autrice descrive Fortunata mentre si dedica alla realizzazione di piatti ricercati e curati nei minimi dettagli.

Il lettore è quindi spinto ad avanzare con curiosità nella lettura per rispondere ad ogni interrogativo e gustarsi il modo in cui Fortunata affronta ogni ostacolo, compresi i dubbi sul proprio futuro lavorativo e sul fronte sentimentale.

"Dimmi che non vuoi morire" è un cozy crime appassionante, con una scrittura molto fluida, che alterna toni ironici e leggeri con toni più malinconici; il ritmo scorre vivace e trascinante, le vicende narrate divertono e intrattengono senza mancare della giusta profondità quando ci si sofferma sulla psicologia della protagonista, sulle sue speranze, sulle fragilità e le insicurezze che sempre accompagnano ogni persona quando è chiamata a fare scelte fondamentali per il proprio futuro.

Ringrazio di cuore l'Autrice per la copia autografata con dedica e non posso che consigliare la lettura di questo romanzo, in special modo a chi ama il mix tra commedia e giallo, ma anche chi vuol cominciare a leggere qualcosa di questo genere o a chi semplicemente desidera una lettura avvincente e dinamica.


Altri romanzi con protagonista Fortunata:

1. Di morte e d'amore: La prima indagine di Fortunata, tanatoesteta (2022) RECENSIONE
2. Morire ti fa bella (2023)

giovedì 23 gennaio 2025

STORIA DEL NUOVO COGNOME. L'amica geniale vol.2, di Elena Ferrante [ RECENSIONE ]

 

Nel secondo volume della serie L'amica geniale, ritroviamo le due protagoniste - amiche sin dall'infanzia, Lila ed Elena, il loro rapporto di amore e odio, l’intreccio inestricabile di dipendenza e volontà di autoaffermazione.




STORIA DEL NUOVO COGNOME. 
(L'amica geniale vol.2)
di Elena Ferrante


Ed. E/O
480 pp
Lina Cerullo ed Elena Greco sono nel pieno dell'adolescenza e le loro strade, pur avendo solo sedici anni e vivendo ancora nel rione, hanno già cominciato a dividersi e a prendere direzioni opposte.
Ciò che le accomuna, al di là delle diverse decisioni prese, è la sensazione di essere in un vicolo cieco.

Lila si è appena sposata con Stefano Carracci e la sua esistenza è solo apparentemente migliorata: suo marito è un giovane e ambizioso uomo d'affari, non le fa mancare nulla e Lina può godere di una casa tutta sua e di una disponibilità economica che di certo prima non aveva. 

Ma prendere il cognome di Stefano ha significato anche, per lei, perdere un po' sé stessa: l'uomo la ritiene e la tratta come se fosse una sua proprietà.
Dice di volerle tanto bene, si sforza di assecondarla e di avere pazienza, perché lo sa com'è fatta la giovane moglie (capricciosa, testarda, ribelle, indipendente...) ma al contempo è evidente che si crede di essere il suo proprietario e, in quanto tale, ha il diritto e dovere di "raddrizzarla", pure con le mazzate, se necessarie.

Dal canto suo, Elena è ormai una studentessa modello ma, proprio durante il matrimonio dell’amica, ha scoperto che non sta bene né nel rione né fuori.

Cerca in tutti i modi di distinguersi a scuola ma diversi fattori interverranno per far sì che il suo rendimento scolastico, a un certo punto, diventi altalenante.
E questo la manderà un po' in crisi: lo studio, la scuola, la possibilità di proseguire e andare all'università prendendo ottimi voti al liceo, sono le uniche cose cui può ambire. Non può permettersi di fallire.

La sua famiglia è un fardello pesante da portare, in particolare lo è Immacolata, sua madre, che non fa altro che rimproverarla e rinfacciarle i sacrifici fatti per farla studiare, pretende che la figlia porti i soldi a casa, che "faccia i mestieri domestici", badi ai fratelli piccoli, e mette pure bocca sulla relazione tra la Lenuccia e Antonio.

Antonio, a sua volta, è motivo di amarezza e delusione per Elena, che in realtà non ne è davvero innamorata ma sta con lui per non essere sola, soprattutto perché attorno a lei tutte si fidanzano e Lila s'è pure maritata.

Come sempre accadrà nel legame tra le due ragazze, negli anni esse si avvicineranno, diverranno intime confidenti, per poi allontanarsi nuovamente, e questo modo di fare caratterizzerà sempre la loro pur sincera amicizia.

In questo romanzo, il rione è ancora il cuore pulsante di tutto, lo sfondo che accoglie e condiziona le vite delle protagoniste, che lo percepiscono sempre più come una odiosa trappola per chi, come loro, vuole allontanarsene, scrollarsi di dosso la triste eredità di quella realtà fatta di pettegolezzi, botte, urla, miseria, sopraffazione dei potenti versi i più poveracci, strozzinaggio, vendette in stile mafioso e tanta, tanta ignoranza a tutti i livelli.

Proseguendo nella lettura, attraverso gli occhi di Lenù, conosciamo in modo intimo le vicissitudini dei numerosi personaggi: le non facili ambizioni scolastiche di Elena e i suoi momenti di scoraggiamento, il suo sogno nel cassetto di diventare qualcuno attraverso la scrittura; la vita matrimoniale di Lila, contrassegnata da prepotenze e violenze, cui lei non si sottomette (anche se talvolta mostrerà di calmarsi, ma il suo spirito indomito è tutt'altro che piegato o spezzato dagli schiaffoni), il suo fiuto negli affari, che la rendono speciale agli occhi sia di Stefano che di Rino (fratello di Lila) e soprattutto dei prepotenti Solara - Marcello e Michele -, e in special modo quest'ultimo non ha smesso di essere ossessionato da Lila e di sperare che lei passi dall'essere di un Carracci all'essere una proprietà sua; le dinamiche messe in moto dal ritorno in scena di Nino Sarratore, ormai giovane uomo avviato verso una brillante carriera universitaria grazie alla quale può manifestare al mondo la sua intelligenza, la sua cultura, il suo sapere, la dialettica nel disquisire di argomenti vari, dall'economia alla politica alla letteratura.

Nino ha un posto privilegiato nel cuore di Elena, da sempre segretamente innamorata di lui e folle di gelosia nell'apprendere come egli preferisca fare il filo a chi non deve e continuare a considerare lei, Elena, solo una buona amica con cui sfogare le proprie pene d'amore.

Che sia in merito all'amore per/di Nino o in merito ai risultati scolastici e al raggiungimento di obiettivi, il cruccio principale di Lenù è e sarà sempre l'amica del rione, Lila: possibile che la signora Lila Carracci, intelligente sì ma senza cultura, strafottente e sprezzante verso chiunque sia più acculturato di lei, secca come un'acciuga, con quello sguardo che trasmette perfidia, cattiveria... possa piacere tanto agli uomini, disposti a fare pazzie pur di averla?
E Nino Sarratore potrebbe rientrare nella schiera di coloro che soccombono al misterioso fascino di Lina Cerullo?

Galeotta sarà un'emozionante vacanza estiva a Ischia, che porterà non poco scompiglio.

Ovviamente, attorno alle due si svolgono altre dinamiche, che le più o meno riguardano direttamente e che vedono di volta in volta coinvolti gli altri abitanti del Rione: Pinuccia e Rino, Gigliola, Antonio e la sua famiglia, Bruno Soccavo (amico di Nino, che ritroviamo a Ischia), Pasquale ed altri.

La penna profonda e acuta, sensibile e mordace, intrisa di schietto realismo, di Ferrante è capace di trasportarti con forza nel rione, così da viverlo a 360° insieme a Lila e Lenù.
Tutto, nella narrazione, è viscerale, forte, prepotente, in alcuni momenti pure disturbante, e si insinua nelle pieghe della mente e della pelle del lettore, che ne viene risucchiato divenendo anch'egli un abitante del quartiere.

Dalle pagine prendono forma, voce, corpo tutti i personaggi con le loro caratteristiche fisiche e di personalità.

➤La sgradevolezza dei Solara, la loro boria che li spinge a credersi i padroni del mondo (o quanto meno del rione).

➤ La grettezza di personaggi come Rino, il signor Greco, con il loro essere mediocri, apatici, senza spina dorsale.

➤ La sciocca superficialità delle tante donne del rione, le classiche pettegole di quartiere.

➤ La debolezza e l'inferiorità di Stefano Carracci rispetto a Lila, che lo spingono ad imporsi con l'aggressività e la violenza fisica e verbale non potendo rispondere all'acume e alla furbizia della moglie ad armi pari.

➤ La straordinaria intelligenza (cognitiva, emotiva, pratica) di Lila Cerullo, la cui sagacia, la capacità manipolatoria, il saper scrutare nell'animo di Lenuccia e non solo, la sua determinazione nell'agire come desidera senza condizionamenti e sottomissioni, cosa che fa arrabbiare chi le è attorno e, al contempo, la rendono unica e degna di rispetto. 

Lila è così: respingente in quanto dura, cinica, crudelmente schietta, e attraente al tempo stesso perché innegabilmente forte, determinata, onesta, libera. È la strega ma anche la fata, la si detesta e la si ammira.

➤ L'incapacità di Elena di trovare una collocazione nel mondo, di tracciare la propria strada attraverso le proprie capacità e i propri sogni.
Ella sa solo che non vuole restare nel rione e desidera essere al passo con Lila (se proprio non può superarla), di cui invece finisce per essere sempre all'ombra, a volte accanto ma, per la maggior parte, dietro.

Elena e Lila sono due protagoniste che entrano nel cuore e che regalano molte emozioni; leggendo, mi rendevo conto di come mi riuscisse difficile provare empatia più con una che con l'altra o viceversa; piuttosto, in base a ciò che di loro apprendevo, finivo per provare più o meno simpatia ora per Lila, ora per Lenù, detestando o amando certi loro modi di fare, certe decisioni prese, certe parole pronunciate.

A volte ho odiato Lila quando ostentava sicurezza, tracotanza e un'aria di incomprensibile superiorità verso Lenuccia e quel mondo di intellettuali che ciarlano di cose che concretamente non è detto conoscano; li disprezza apertamente ma forse questo nasconde un complesso di inferiorità e la consapevolezza che, nonostante le proprie doti intellettive, lei non farà mai parte di quel mondo altolocato e la cosa la indigna e la incattivisce anche verso la sua migliore amica, che invece lo frequenta.

Elena spesso mi ha innervosita in quanto troppo insicura, sempre bisognosa di ricevere gratificazione e lodi, di sentirsi apprezzata dagli altri (ad es. da coloro che ritiene dotti e sapienti, vedi la professoressa Galiani e tutto il mondo intellettualoide cui appartiene o Adele Airota), di dover dimostrare capacità, intelligenza e bravura; per non parlare di quel suo cercare continuamente l'approvazione di Lila e Nino, verso cui è tanto debole e patetica.

Seppur mosse da motivazioni e desideri differenti, Lila e Lenù vedono Nino come colui che può elevarle e liberarle dal rione, in cui regnano ignoranza, maleducazione, mediocrità, grettezza mentale e culturale, perché ambedue in fondo disprezzano il contesto da cui vengono, che per loro è un'eredità pesante di cui vorrebbero liberarsi per spiccare il volo verso una reale indipendenza, per potersi affermare e realizzare.


Che dirvi ancora?

La verità è che su questa saga ci sarebbero tante cose da dire, tante considerazioni da fare (ad es. sul contesto storico-politico, sugli anni in cui ci troviamo - gli anni Sessanta - sui ruoli e i rapporti uomo-donna dentro e fuori dal rione, sulla scrittura stessa della Ferrante...) ma la cosa migliore che posso fare è consigliare, a chi ancora non l'ha fatto, di immergersi totalmente in queste pagine, dalle quali è facile venire assorbiti e coinvolti grazie a una narrazione appassionante, dinamica, che punta tanto sulle relazioni umane e su un'egregia caratterizzazione dei personaggi. 

Lenù e Lila diverranno due amiche che sarà difficile lasciare.
Io ho cominciato il terzo volume subito, proprio perché mi mancavano.


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