lunedì 31 marzo 2025

LA FURIA di Sorj Chalandon < RECENSIONE >


Negli anni Trenta del secolo scorso, Jules ha solo tredici anni quando viene tradotto in un istituto (una colonia penale) che accoglie minori per rieducarli, "raddrizzare" con lo scopo di restituirli "civilizzati" alla società e  con la speranza che non siano adulti deviati e problematici.
Ma, in realtà, la colonia di Belle-Île-en-Mer, un’isola al largo della Bretagna, è tutto fuorché un luogo di rieducazione e fuggire da quell'incubo in terra è il sogno di ogni ragazzo costretto a trascorrere l'adolescenza tra quelle tristi mura.

La storia narrata tra queste pagine si ispira a vicende realmente accadute.


LA FURIA
di Sorj Chalandon



Guanda Ed.
336 pp
Jules Bonneau ha solo tredici anni quando fa il suo ingresso a Belle-Île-en-Mer, una colonia penale per minori in cui questi ultimi, sottoposti a una disciplina rigorosissima, sono costretti a lavorare in ambito agricolo o marittimo per scontare la propria pena detentiva.

Non è necessario aver commesso chissà quali reati per essere imprigionati in questo postaccio; non ci sono solo delinquentelli col vizio di rubare, aggredire, creare scompiglio, appiccare incendi, ma anche vagabondi o orfanelli senza nessuno a prendersi cura di loro.

Jules non ha più una madre, la quale lo ha abbandonato anni prima, lasciandogli come ricordo un foulard dal quale il ragazzo non si separa mai; suo padre non è mai stato in grado di prendersi cura di lui e lo ha infatti mandato a stare dai propri genitori che però, a loro volta, non hanno mai avuto alcuna voglia di crescere ed educare questo nipote ribelle e testa calda.

"Sono nato senza parenti, né genitori né amici. Senza baci di una madre, né ordini di un padre. E anche senza bambini al mio fianco, amici a scuola...".

Quando, dopo averne combinata una delle sue, Jules viene arrestato e messo a Belle-Île-en-Mer, non sa cosa lo aspetta.

Ma lo scoprirà a breve, perché in quella prigione per ragazzi le guardie dominano sui giovanissimi detenuti, trattandoli con inumana severità e soprattutto sfogando su di loro rabbia e frustrazione attraverso punizioni corporali feroci.

"Ci manipolavano, ci spezzavano, ci modellavano come un impasto. Macinavano i chicchi cattivi. Ci volevano teneri e lisci come pane bianco, In cella di sorveglianza i mascalzoni, i problematici, i ladruncoli. Sotto il tunnel di schiaffi i degenerati, i depravati, gli incorreggibili. In isolamento gli infami. Spezzare i piccoli, annientare i più grandi, i sogni degli uni, la rabbia degli altri. Trasformare quelle potenziali prede in futuri soldati, poi in uomini, e poi in niente. Spettri che vagano nella vita come nei bracci di una galera, servili, vergognosi. (...) Che non si ribelleranno mai".

Leggere il resoconto del protagonista (e voce narrante) su come sono le giornate a Belle-Île-en-Mer è tristemente doloroso perché purtroppo parliamo di cose che accadevano (e accadono ancora oggi in alcune realtà) davvero, e basta cercare informazioni su questa colonia per rendersi conto che Chalandon non ha calcato la mano ma - con quell'approccio da giornalista e documentarista che gli appartiene per professione - ha riportato, attraverso Jules, ciò che realmente si verificava tra quelle mura.


Parliamo, ovviamente, non solo di botte e manganellate fino a ridurre i malcapitati come stracci sul pavimento, ma anche di altri tipi di abusi, inclusi quelli sessuali.

E in una sera come le altre, mentre i prigionieri sono in mensa, accade qualcosa che in fondo non è una novità, ma solo l'ennesimo episodio di un sopruso violento dei sorveglianti su uno (tra i più giovani e deboli) dei ragazzetti.
La vittima è Camille Loiseau, un ragazzino fragile, taciturno, timido, di quelli che le prendono sempre da tutti - guardie e detenuti più aggressivi e bulli -, senza che riesca mai a reagire.
È uno dei tanti che là dentro è esposto alla violenza e alla feroce "disciplina educativa" di Belle-Île-en-Mer, e soffre sicuramente come ognuno dei carcerati.
Eppure verso di lui Jules Bonneau sente sorgere un inaspettato senso di pietà e protezione, benché faccia di tutto per soffocarlo, perché in quel luogo infernale non puoi permetterti alcuna emozione o empatia, che è sinonimo di debolezza.

Ma in quella sera del 27 agosto 1934 i ragazzi in mensa si ribellano alle guardie carcerarie e scatenano un putiferio che porterà ben cinquantasei di loro - tra cui Jules e Camille - ad evadere dalla colonia. 

Mentre scatta la caccia agli adolescenti - operazione che vede impegnati non soltanto le guardie e i gendarmi, ma pure abitanti e turisti di Haute-Boulogne, spinti dalla promessa di una ricompensa in danaro (venti franchi per ogni fuggiasco acciuffato e riconsegnato) -, Jules si ritrova a nascondersi e scappare in quella landa aspra e desolata che è al di fuori della prigione e ad accompagnarlo c'è Camille, gentile, coraggioso, leale, propositivo e convinto che... ce la possono fare a non farsi prendere!

Ma il piano avventuroso non procede secondo i desideri e le speranze, e in poco tempo tutti vengono catturati. 

Tutti tranne uno: il 56esimo evaso.
Jules Bonneau, appunto. 

Nella realtà - così come ha scoperto Chalandon, documentandosi -, sull'evaso mai ricatturato girarono poi un sacco di voci ed ipotesi su che fine avesse fatto; ebbene, l'autore immagina per noi un'identità per il 56esimo evaso e una storia al di là di quelle mura carcerarie.

Impariamo da subito a conoscere il protagonista attraverso il racconto che egli fa del proprio passato, della propria famiglia e della propria vita a Belle-Île-en-Mer.

Il suo soprannome è Tigna perché in quel posto maledetto Jules impara a farsi rispettare e temere, guadagnandosi questo soprannome: l'obiettivo ogni mattina fino a sera è sopravvivere a una realtà crudele, feroce, dominata da prevaricazioni, vessazioni e ingiustizie

"Tigna è la mia matricola e la mia rabbia. Il mio campo dell'onore".

Jules sogna di diventare marinaio e intanto, dentro di sé, cova una rabbia cieca che fa fatica a contenere ma che gli è assolutamente necessaria per non soccombere alla solitudine, alla tristezza, alla paura, al dolore, alle privazioni, alle cattiverie, alle violenze.

"Bonneau non poteva tradire la Tigna. io non avevo diritto ai sentimenti. I sentimenti erano un oceano dove annegare. Qui dentro, per sopravvivere bisognava essere di pietra. Non un lamento, non una lacrima, non un urlo e nessun rimpianto. Anche quando avevi paura (...), quando l'oscurità disegnava il ricordo di tua madre in qualche recesso della memoria".

"Nessuno sa niente. Nessuno, mai, parlerà di questa solitudine. Di questa miseria. Dell'immensità di una notte senza un tetto sopra la testa. Della brina del mattino che imperla la giacca di un povero.".

Tigna sa di dover essere sempre in atteggiamento di attacco perché solo così può tentare di difendersi e non farsi schiacciare.
E sa di non avere amici in quel luogo squallido, di non potersi fidare realmente di nessuno, anche se poi, durante quelle ore di fuga nella notte, il piccolo e innocente Camille si rivelerà essere il primo vero amico per la diffidente Tigna.

Jules, quindi, è l'evaso non catturato.
Ma come fa a salvarsi, a nascondersi, avendo tutto il villaggio pronto a cercarlo e a dargli addosso per consegnarlo alla giustizia?


"...ferito e furibondo. Sarebbe stata lei, la mia rabbia, a guidare i miei passi e a condurmi (...). Lei, a illuminare la traversata nella notte. Lei, la mia rabbia, a liberarmi di quella maledetta isola. Volevo che le mie galosce lasciassero nella sua terra l'impronta della mia furia".

Grazie a scaltrezza, pazienza e non poca fortuna, ci riesce e deve ringraziare in particolare una persona: Ronan, il pescatore di sarde, l'anarchico che va contro le istituzioni e lo stato.

Nell'imbattersi in quel selvaggio spaventato e diffidente, Ronan è deciso a non denunciare: non ci tiene a intascare il prezzo di un ragazzino, ma anzi - senza che Jules capisca perché - si offre di coprirlo e di aiutarlo, prendendosene anche i rischi.
Rischi che è costretta a prendersi anche la di lui consorte, Sophie, che accetta suo malgrado di tenersi in casa un delinquentello che tutti ad Haute-Boulogne stanno cercando.

Quando incontra la moglie del pescatore, Jules si rende conto di conoscerla già e di averla incontrata più di una volta proprio a in prigione...

Cosa accadrà a Jules Bonneau, il cui destino è - che lo voglia o meno - nelle mani di una coppia di estranei, di cui non sa nulla ma della quale non ha altra scelta che fidarsi?

Per uno come lui, cresciuto a pane e abbandoni, assenze, miserie e percosse, dare fiducia a un altro essere umano è tutt'altro che semplice.

"Io non ero mai stato accarezzato, rassicurato, consolato. Sin dall'infanzia, la mia sofferenza era stata solitaria e brutale."

Intelligente e consapevole della propria natura, Jules non esita a definirsi una canaglia; egli non cerca di impietosire il suo "salvatore", non lo prega, non piange, non supplica: lui è una Tigna, uno cresciuto  senza padre, senza madre, senza niente di tutto ciò che rende umani.
E sa di essere una furia vivente e a questa rabbia impetuosa non vuole, non può e non deve rinunciare perché è lei la sua garanzia per restare vivo.

A cosa porterà l'incontro tra questi tre esseri umani che, ad unirsi, hanno più da perdere che da guadagnarci?


Ciò che Chalandon ci racconta, in questo romanzo, non è una semplice avventura in stile "fuga da Alcatraz" e non è neanche (solo) la denuncia delle drammatiche e terribili condizioni in cui sono costretti a vivere i minori affidati a certi riformatori (cosa che mi ha ricordato, ad es, il film "Sleepers"): il dopo evasione si sofferma sull'evoluzione di Jules, sulla sua maturazione umana, sulle sfide che è chiamato ad affrontare e che lo costringeranno a interrogarsi su sé stesso e sul prossimo.

Jules è un ragazzo che non ha conosciuto amore, baci e carezze, protezione, sicurezza, cura, comprensione, amicizia...; il suo giovane bagaglio d'esperienza è pieno di fatti e vicende intrisi di dolore, angoscia, solitudine, sfiducia, pugni e schiaffi, rabbia, crudeltà.

Quanto può essere difficile per una persona con una tale vissuto affidare la propria vita a uno sconosciuto?

Eppure, anche per lui potrebbe essere arrivato il momento di aggiungere un'altra esperienza al proprio background: nel mondo ci sono persone semplicemente buone, altruiste, mosse da valori e principi che le rendono degne di fiducia e rispetto.

Non è facile tenere a bada la Tigna, sempre pronta a riapparire e a guidare Jules a reagire con aggressività e rabbia.
Del resto, le delusioni sono dietro l'angolo perché i suoi aiutanti non sono perfetti, sono esseri umani anch'essi, con le proprie debolezze, i propri errori, le proprie idee, e può succedere di non capire il perché di certe scelte, azioni, comportamenti.

Jules dovrà imparare a liberarsi della furia che finora gli ha permesso di sopravvivere in una realtà deviata, malvagia, ingrata, e accogliere l'idea che sia possibile vivere diversamente, che può circondarsi di persone perbene, che se alzano una mano su di lui non è per dargli un ceffone ma un'amichevole pacca sulla spalla, che ridono con lui e non di lui, che sono pronte a confidargli segreti e fragilità perché sanno che egli non le tradirà.

Il lettore assiste, curioso e anche un po' commosso, alla crescita umana ed emotiva del protagonista che, pian piano e non senza dubbi e turbamenti, sarà chiamato a decidere quale natura far predominare di sé, se credere che c'è speranza anche per una Tigna come lui di uscire fuori dall'isola di rancori e infelicità in cui è cresciuto e di andare incontro a un destino differente da quello che altri erano pronti a scrivere per lui.

Questo romanzo di Chalandon mi è piaciuto molto e mi ha suscitato molte emozioni durante la lettura, cosa inevitabile perché tra queste pagine vengono narrati episodi di violenza, vessazioni, brutalità nei confronti di ragazzini che già provengono da famiglie disagiate, e in più si ritrovano a dover subire di tutto là dove, invece, dovrebbero ricevere aiuto, educazione e l'opportunità di cambiare, migliorare e scegliere una vita onesta e non criminale.

Ci si affeziona a Jules nonostante lui faccia di tutto per rendersi detestabile, mostrandoci il lato di sé più cinico e disilluso, ma il lettore si pone al fianco di Ronan e accoglie quella rabbia, la comprende e la guarda da vicino non per giudicarla ma per incanalarla, per offrirle nuove opportunità e speranze.

Bello, lo consiglio; il mio primo incontro con Chalandon è assolutamente positivo e conto di conoscerlo ancora meglio attraverso altri suoi scritti.


5 commenti:

  1. Ciao Angela, come ti avevo già anticipato, ho letto con interesse la recensione di questo romanzo, che non conoscevo, e confermo il mio interesse verso questa storia, che inserirò in wish list :-)

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  2. Ciao Angela, ecco la recensione! Ciò che hai scritto mi ha colpito molto. È sicuramente una storia triste che non lascia indifferenti.
    Un abbraccio 😘

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  3. Ciao Angela, quante emozioni in questo libro! La tua recensione parla direttamente al cuore di chi legge evidenziando le difficoltà della vita. La caccia ai ragazzini evasi è da brivido. Romanzo da leggere. Un abbraccio :)

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    1. sì, è un pugno nello stomaco, soprattutto per alcune scene crude. E' triste leggere le malvagità perpetrate contro dei ragazzini... :(

      grazie Aquila :)

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  4. Una storia drammatica, e se si ispira a un fatto reale e sono coinvolti dei minori, si dovrebbe conoscere ogni particolare.
    Ciao.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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