martedì 30 giugno 2020

Recensione: DEDICATO di Paolo Biagioli




Dedicato raccoglie le lettere d'amore più belle, quelle più intense, travolgenti e appassionate, scritte da Paolo Biagioli alla ragazza di cui è da sempre innamorato.


34 pp
(pdf)
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Tra queste pagine, l'Autore ha riversato i propri sentimenti nei confronti di questa ragazza che è entrata nel suo cuore prendendone possesso, irrimediabilmente.
Si tratta di lettere d'amore scritte negli anni dell'adolescenza e mai consegnate all'oggetto del proprio amore.
Attraverso questi scritti, l'Autore ripercorre gli anni della scuola, le emozioni provate sin dal primo istante in cui si sono incontrati, fino al giorno dell'addio, quando le loro strade si sono separate.

L'Amore, si sa, cambia colui che da esso si lascia travolgere: cambia il modo di vedere ciò che ci circonda - le persone, la natura... -, rende più sensibili e, perché no?, anche più poetici.

La donna amata - cui si rivolge chiamandola con dolcezza "stella" - rappresenta ciò che di più bello hanno mai visto i suoi occhi e l'innamorato dichiara di essersi perduto "in una qualche stanza del tuo cuore!"

Nella solitudine della propria stanza, mentre scrive parole d'amore, sente la mancanza di lei: del resto, quando si ama, si desidera trascorrere più tempo possibile con la persona amata, e ogni secondo trascorso lontano dall'amato sembra un tempo interminabile e trascorso inutilmente.

I pensieri sono sempre rivolti a lei, e le parole che sgorgano dal cuore riflettono tanto la dolcezza del sentimento che gli riempie il cuore, quanto la passione che lei sa risvegliare in lui. 

"Eri dappertutto... eri nell'erba, dentro alle foglie, nei sospiri del vento, e nei colori al tramonto."

La scrittura diventa uno strumento non solo per fermare su carta tutta le bellezza, la fragilità e la forza insieme che risiedono nella ragazza di cui è innamorato, ma anche per scacciare almeno un po' il senso di vuoto e la mancanza provati in assenza di lei.
E lo struggimento e la malinconia permangono fino all'ultima riga, dovuti alla consapevolezza che le loro strade saranno divise, pur restando dentro di lui la forza dirompente di questo sentimento.

Le lettere d'amore di Paolo Biagioli sono belle, intense, rivelano una grande sensibilità, in esse ritroviamo lo slancio sentimentale tipico dell'età giovanile, quando stati d'animo e sensazioni sono amplificati e si vive in modo totalizzante il primo amore, che resterà per sempre nella mente e nel cuore, a prescindere dal fatto che poi la vita ci permetta di goderne per nulla, poco o tanto.
Il linguaggio è consono all'argomento attorno al quale ruotano - l'Amore, appunto -, per cui è ricco di similitudini poetiche ed espressioni struggenti; ho apprezzato i riferimenti letterari (vengono citati alcuni autori famosi e un paio di passaggi molto belli tratti da due libri).

Consigliato a chi desidera immergersi in una lettura breve ma molto romantica, in parole ed emozioni nelle quali ciascuno di noi, che sia mai stato innamorato, si ritrova.

lunedì 29 giugno 2020

Recensione in anteprima: ZUGZWANG - IL DILEMMA DEL PISTOLERO di Alessandra Pierandrei



Sullo sfondo del Vecchio West, tra pericoli, polvere e pistole fumanti, un malinconico ex-pistolero e una vivace ragazza abile col fucile affrontano un viaggio tanto avventuroso quanto necessario per mettere a posto le tessere di un passato non proprio semplice e felice.



ZUGZWANG - IL DILEMMA DEL PISTOLERO
di Alessandra Pierandrei




Nativi Digitali Edizioni
186 pp
Ebook 3.99€
(offerta di lancio 2.99€)
 12€ cart.
USCITA
30 GIUGNO 2020
«È il suo turno, ma qualsiasi mossa deciderà di fare, le costerà un sacrificio. Vede? È costretto a muovere il re, perché il suo pedone è bloccato dal mio e non può avanzare. Ma così facendo perderà il controllo del pedone, che il mio re provvederà a mangiare. I tedeschi chiamano questa particolare situazione “zugzwang”.»


Jasper Stevenson aveva ventisette anni quando, pur essendo uno dei migliori pistoleri del West, decideva di appendere le pistole al chiodo per lasciare l'Oklahoma e trasferirsi nell'Oregon.
Una decisione presa dopo aver attraversato una delle più atroci esperienze che un uomo possa fare.
Una decisione che, una volta presa, ha fatto sì che potesse chiudere, dietro le proprie spalle, la porta a un passato troppo doloroso e pieno zeppo di sensi di colpa e tormenti interiori.

Ma al passato, si sa, non si sfugge, e anzi più esso è negativo e più sembra inseguirti con una tenacia impressionante, da segugio fedele.

È il 1888 e Jasper, ex pistolero leggendario, è seduto nel saloon dell'amico Albert a giocare a scacchi da solo, quando un uomo lo avvicina: il suo nome è Robert Barnett ed è un ricco imprenditore che ha una proposta da fargli.

Una proposta che getta Jasper nuovamente in quel passato buio e angosciante che egli sta cercando di tenere buono e lontano dal pacifico e solitario presente in cui vive: Barnett gli fa sapere che lui e il proprio rivale in affari vorrebbero acquistare dai nativi americani un'area in cui di recente è stato rinvenuto uno giacimento petrolifero.
Ovviamente, gli indiani si rifiutano di vendere tanto a Barnett quanto all'altro imprenditore, il quale però - a detta sempre di Barnett - è disposto ad usare la violenza pur di prendersi ciò che vuole, arrivando a far fuori la tribù, se fosse "necessario".
Può Jasper Stevenson permettere una barbarie di questo tipo? Proprio lui che ha fatto parte, fino a solo sette anni prima, di quella tribù? Non sarà il caso che faccia un salto a Salina (Oklahoma) per fare quattro chiacchiere con gli indiani e farli ragionare su ciò che è meglio per loro?

Jasper è turbato nell'apprendere che la tribù Cherokee insediatasi a Salina, e che lui ha ben conosciuto per ragioni strettamente personali - sta per subire un'ingiustizia di questo tipo (ancora una volta...): cosa è giusto fare, girare la testa dall'altra parte e convincersi che ormai il destino di questa tribù non è più affar suo, o dare il proprio contributo in modo che essa possa accusare dei danni il meno possibile?

Barnett è un individuo supponente e pieno di boria, un prepotente che non sa accettare un “no” come risposta, il tipo cui non faresti mai il minimo favore per quanto è odioso.
Ma è anche scaltro e furbo e sa quale tasto pigiare per affondare Jasper, per smuoverlo dall'indolenza in cui si è accovacciato da sette anni a questa parte.

Sta al pistolero decidere se continuare a tenere chiuse le porte del proprio scottante passato, con il rischio che venga fatto del male a persone a lui care, o aprirle, al costo di dover finalmente fare i conti con se stesso, anche se questo significa scegliere non per il bene (comunque non è giusto togliere la terra ai loro legittimi proprietari, per i quali tra l'altro la natura è sacra) ma per il cosiddetto “male minore”, o almeno per quello che sembra essere tale…

A convincerlo a seguire Barnett nel suo avventuroso, lungo e polveroso viaggio verso l'Oklahoma, ci pensa una ragazza tanto giovane quanto determinata, che gli dice chiaramente che lui non può far finta di nulla davanti all'eventualità che venga perpetrata un'ingiustizia agli indiani di Salina: Katharine Bright.

Katharine lavora nel circo di Buffalo Bill, è un asso nello sparare con i fucili ed è smaniosa di conoscere il mondo e fare esperienze.
Il primo incontro con il malinconico e taciturno pistolero non è dei migliori, anzi battibeccano dal primo istante; ma nonostante non si siano mai incontrati prima di allora, nonostante non sappiano nulla l'uno dell'altra, c'è qualcosa che li accomuna e quel viaggio al quale entrambi prenderanno parte, per raggiungere Salina, sarà per loro una tappa fondamentale per fare la pace col proprio passato.

Jasper e Katharine non hanno avuto molta fortuna con gli affetti famigliari, anche se per ragioni e in modi assolutamente differenti.

L'uomo era felice con la moglie (una nativa americana Cherokee) e la figlia, fino al terribile giorno in cui è accaduta una tragedia orribile, che ha gettato il povero Jasper nell'infelicità più nera.

Katharine è una giovane donna con alle spalle una situazione famigliare difficilissima, fatta di cinghiate e insulti da parte di chi avrebbe dovuto darle una carezza, e di abbandoni e indifferenza da parte di avrebbe dovuto prenderla tra le braccia e proteggerla da tutto e tutti.

Due anime spezzate e provate, nonostante siano ancora giovani; ma mentre la ragazza è decisa a tirar fuori tutto il suo coraggio per prendere a morsi la vita e non farsi abbattere dalle sofferenze subite, Jasper è al contrario troppo abbattuto e demotivato per darsi una scossa, una svegliata, per riappacificarsi con la tragedia vissuta, e dalla quale non ha ricavato altro che sensi di colpa (se lui avesse agito diversamente, ciò che è accaduto alla propria famiglia non si sarebbe verificato?).

Ognuno con i propri fardelli, con i propri timori e speranze, il gruppetto, capeggiato da Barbett, parte.
Con Katharine, Jasper e lo stesso Barnett c'è un brutto ceffo assoldato dall'imprenditore (con lo scopo di proteggerlo), un uomo dall'aspetto poco rassicurante, che cerca in tutti i modi di evitare di incrociare lo sguardo di Stevenson, come se temesse di essere riconosciuto...

Una volta giunti presso la tribù che Jasper ha conosciuto benissimo - e dalla quale si aspetta un atteggiamento ostile, che è uno dei motivi per cui era recalcitrante ad accompagnare Barnett -, il ragazzo non potrà tirarsi indietro dal guardare dentro di sè, dal ritornare con il pensiero a ciò che è accaduto alle persone che ha amato di più al mondo, e dal fare quel che è nelle sue possibilità perché i Cherokee non debbano ancora una volta soffrire per l'egoismo del prepotente uomo bianco, che crede di poter fare ciò che vuole con la terra (e le vite) degli altri.

In questo bel romanzo il lettore viene catapultato nel vecchio West, tra saloon e strade polverose, tra uomini veloci con la pistola (anche donne, of course) e banditi ubriaconi e senza scrupoli: è un mondo che personalmente ho sempre trovato molto affascinante, ed Alessandra Pierandrei sa come raccontarcelo attraverso un gruppo di personaggi ben delineati e inseriti in un contesto accuratamente rappresentato, in cui vien fuori la natura umana in tutte le sue facce: c'è l'egoismo, la malvagità di chi ammazza senza alcun problema, la brama di denaro che guida le azioni di chi crede di poter ottenere tutto ciò che vuole con i metodi che preferisce e infischiandosene delle sofferenze che procura al prossimo; e ci sono anche le debolezze, il senso di impotenza di fronte al male, i rimorsi e i rimpianti, la paura di restare sopraffatti dalle brutte esperienze vissute.

Piacevole e delicata la sfumatura sentimentale: l'amicizia tra Jasper e Kate diventa di giorno in giorno più profonda e sarà per entrambi una sorta di àncora di salvezza, che permetterà loro di affrontare i fantasmi che li perseguitano e di ridisegnare il proprio futuro con più fiducia.

"Zugzwang - Il dilemma del pistolero" - mi è piaciuto davvero molto: lo stile è scorrevolissimo, la scrittura precisa e accurata, la storia - con tutte le dinamiche che si creano - è coinvolgente e narrata in modo interessante; personalmente amo le storie in cui sono coinvolti gli Indiani d'America, mi affascinano le loro tradizioni, i costumi, le leggende, e mi fa tanta rabbia pensare ai soprusi che hanno subito a causa dei coloni americani, che non hanno mai rispettato i diritti delle tribù che abitavano quelle terre da sempre.
Come ho detto in passato, nonostante i film western (quanto meno quelli "vecchi", i classici) li eviti come la peste, quando si tratta di romanzi ambientati nel Selvaggio West, non vedo l'ora di immergermi in quegli anni, in quel passato lontano dal mio mondo, geograficamente, culturalmente ecc..., ma che esercita un forte richiamo su di me.

Davvero un bel libro, non sarei più tornata dal 1888 (datemi una DeLorean!!!) e la narrazione è resa ancora più appassionante dalla presenza di fatti storici e personaggi realmente esistiti (ad es. Annie Oakley, circense celebre per la sua abilità con il fucile, e che nel romanzo è una figura importante per Kate).

Non posso che consigliarvi questo romanzo; ringrazio NATIVI DIGITALI EDIZIONI per la copia omaggio e vi ricordo che questo libro è disponibile da domani 30 giugno.

sabato 27 giugno 2020

Recensione film: REQUIEM FOR A DREAM ( Darren Aronofsky) - A BEAUTIFUL DAY ( Lynne Ramsay)




Requiem for a Dream è un film del 2000 basato sull’omonimo romanzo di Hubert Selby (1978).



REQUIEM


,
Regia Darren Aronofsky

Cast: Ellen Burstyn, Jennifer Connelly, Keith David, Louise Lasser, Christopher McDonald


Il film è suddiviso in tre capitoli che, seguendo metaforicamente l’alternarsi delle stagioni, rappresentano il percorso dei personaggi, vittime della spirale della droga. 

"tutto questo non è vero, o se è vero, poi tutto si aggiusta"


ESTATE

La signora Sara Goldfarb è una casalinga vedova e ossessionata da uno show televisivo; conduce una vita modesta con suo figlio Henry. 
Il pensiero fisso della poverina è perdere peso provando diete che possano aiutarla a raggiungere quest'obiettivo, reso difficile dal fatto che la fame si fa sentire e così la voglia di abbuffarsi.
Spinta dalla continua e morbosa visione dello show da cui è soggiogata, Sara comincia ad assumere anfetamine...

Il figlio, insieme all’amico Tyrone e alla fidanzata Marion, ha una grave dipendenza dall’eroina. 
Per poter avere sempre una dose a disposizione, i tre amici si dedicano al traffico illecito di droghe e la loro attività registra un discreto successo.


AUTUNNO

Parallelamente, Sara è sempre più ossessionata dal suo corpo e, con la speranza di poter prendere parte allo show che tanto ammira, esagera decisamente nell'assunzione delle anfetamine, non riesce a fermarsi, anche perchè si accorge di essere notevolmente dimagrita grazie alla droga, nonostante i brutti effetti che esse le provocano, in primis gravi allucinazioni, e poi insonnia e, quando riesce a dormire, terribili incubi che la lasciano terrorizzata per quanto sono realistici. 

Intanto i tre amici proseguono con il loro traffico di eroina, riuscendo pure a far soldi, fino a quando  Tyrone viene arrestato ed Henry si vede costretto a spendere la maggior parte dei soldi per salvarlo dalla prigione. 
I soldi scarseggiano, le crisi d'astinenza arrivano e si fanno sempre più forti ed insopportabili, e questo spingerà inesorabilmente i ragazzi verso un INVERNO fatto di tormenti atroci, dolore (fisco e psicologico), solitudine, rabbia urlata e sfogata reciprocamente (il rapporto tra Marion ed Henry, di solito molto legati) si incrina terribilmente), ricordi e visioni angoscianti, scelte disperate che li portano verso conseguenze davvero terribili...

Non c'è primavera per questi quattro personaggi, che si lasciano trasportare dal vortice tremendo causato dalle loro dipendenze: non resta che arrendersi davanti a un destino impietoso e pagare il difficile e triste prezzo delle proprie azioni, delle proprie debolezze e fragilità.


E' un film bello tosto.
Già l'argomento è duro di per sé, ma è proprio il modo di affrontarlo che è crudo (molto) e il regista ha reso le ossessioni e le dipendenze dei suoi personaggi in modo realistico, dando vita a incubi e paure con una vividezza che mi ha inchiodata allo schermo e mi ha fatto sentire tutta l'ansia, le paure, le angosce, il male fisico oltre che emotivo e psicologico, il baratro in cui finiscono tutti e quattro progressivamente e la consapevolezza terribile di ciò che sta loro accadendo, unita al senso di impotenza: accorgersi di cadere giù, sempre più giù e sapere che non se ne uscirà, perchè non se ne ha la forza né i mezzi. C'è qualcosa di peggio?

Sin dalla prima scena capiamo che sarà una visione "difficile", di quelle che turbano: una mamma chiusa in bagno per la paura che le suscita il figlio tossico, reso aggressivo dal bisogno compulsivo di danaro con quale prendersi la roba.

La signora mi ha suscitato tanta pietà: sola, fragilissima, con il pensiero martellante e malato di riuscire a portare avanti con successo una dieta senza zuccheri e grassi; la consapevolezza di quanto le riesca difficile seguire fedelmente un regime alimentare la rende frustrata e infelice.
Mi ha fatto molta tristezza perchè è il ritratto di una donna anziana che trascorre in solitudine le giornate davanti alla tv, desiderando di essere più carina e più magra, così da ricevere apprezzamento dagli altri; ha delle amiche ma evidentemente prova un vuoto affettivo che forse è la sua vera droga e il suo vero male.
Gli assilli di Sara, la tentazione che rappresenta il cibo nel frigorifero e gli effetti collaterali ed ingestibili delle "pillolette" che assume, si "materializzano" davanti a lei, dando vita ad allucinazioni spaventose che farebbero impazzire chiunque.


Anche ciò che accade in particolare ad Henry e Marion è terribile; la droga rovina tutto, dalla stabilità mentale ai rapporti interpersonali, rendendo i corpi di questi poveri disgraziati degli involucri rotti, sofferenti, affamati avidamente di un veleno che li rende sempre più schiavi e consumati.

Le scene sono molto brevi, sincopate, hanno un effetto molto disturbante (in particolare una verso la fine, con protagonista Marion) si susseguono con un ritmo "psichedelico" e allucinato, tutto contribuisce a mettere ansia - la stessa vissuta dai personaggi -, a riprodurre il senso di disperazione e di perdita di controllo su corpo e mente, prodotti dall’abuso di sostanze stupefacenti.
Non è un film recentissimo, quindi è probabile che in tanti l'abbiate già visto; io l'ho recuperato non molto tempo fa e mi è rimasto impresso in quanto, ripeto, già di per sé l'argomento è serio e brutale, poi ci sono scene belle forti..., quindi potrebbe non piacervi se siete spettatori particolarmente suggestionabili o se non amate questo tipo di narrativa cinematografica spinta e portata all'esasperazione.




A Beautiful Day è un film del 2017, diretto da Lynne Ramsay, con Joaquin Phoenix e Ekaterina Samsonov. 


Joe è un ex marine e agente dell'FBI, un veterano di guerra con alle spalle un passato fatto di brutalità e torture. 
Attualmente è tornato a vivere nella sua casa d'infanzia insieme all'anziana madre malata, della quale si prende amorevolmente cura, con tanta pazienza e tenerezza, che quasi stridono con quel suo aspetto duro, taciturno, e quel fisico ben piazzato che fanno pensare ad una persona poco tenera.

E davvero Joe sa essere un bruto, se la situazione lo richiede; ma benchè le sue siano spalle possenti, non sono incrollabili: la sua vita non è mai stata facile e a segnarlo dolorosamente è stata in particolare l'infanzia, resa traumatica da un padre violento.

Il presente è interrotto proprio dai flashback del suo passato tormentato, che ancora oggi che è un uomo adulto gli provocano incubi dolorosi.

Disposto a sacrificarsi pur di salvare delle vite innocenti, Joe si guadagna da vivere liberando giovani ragazze dalla schiavitù sessuale a cui erano state costrette. 

Un giorno, un famoso politico di New York lo contatta per chiedergli aiuto. La sua figlia adolescente Nina sembra essere stata rapita da una delle organizzazioni criminali che gestiscono il giro di prostituzione minorile. 
Joe accetta l'incarico e si mette sulle tracce della ragazza, riuscendo a liberarla, ad acquistare la fiducia di questa ragazzina traumatizzata e silenziosa, ma infilandosi in un giro sporco in cui non c'è in ballo "semplicemente" una questione di soldi, ma una vera e propria  rete di persone potenti, molto in vista e anche molto corrotte. 

Joe si trova così invischiato suo malgrado in una spirale molto più grande di lui, fatta di violenza senza scrupoli, che lascerà dietro di sé una scia di sangue e di morti (anche innocenti...) e metterà a repentaglio l'incolumità sua e di Nina.

Questa potrebbe essere l'ultima missione di Joe: cosa ci sarà alla fine di questo "viaggio", la morte o una sorta di "rinascita"?

L'avrò detto altre volte, perchè lo so, sono ripetitiva: adoro Gioacchino, lo trovo efficace praticamente in ogni sua interpretazione, e quindi anche in questa; sa rendere e trasmettere la complessità psicologica del personaggio in ogni sua espressione, e infatti Joe mi è arrivato in un tutta la sua sofferenza, con i suoi tormenti, con la violenza e la brutalità di cui è capace pur di portare a termine i propri lavoretti di mercenario.
I suoi "sogni ad occhi aperti" sono molto vividi e crudi e contrassegnati da pensieri suicidi.

Forse farla finita è l'unica soluzione per mettere fine alle proprie sofferenze, ad una vita fatta solo di un presente squallido e di brutti e soffocanti (e il senso di soffocamento non è solo "psicologico"...) ricordi che rimandano a quel bambino che è stato e la cui anima s'è vista devastata da un padre sadico, da un mostro che non smetterà mai di minare la sua stabilità?

Di sangue che scorre ce n'è, ma con esso potrebbe arrivare, magari, anche per lui e per la povera Nina, la possibilità di aprire gli occhi ad una nuova, bellissima giornata.
Consigliato!!


venerdì 26 giugno 2020

Recensione: L'INVITO - IL FIORE DEL DESTINO di Ilaria Vecchietti



Buongiorno, lettori!

Oggi vi presento due brevi racconti, scritti ambedue dalla stessa autrice, Ilaria Vecchietti.

Il primo - L'INVITO - rientra nella raccolta Le più belle frasi d'amore di Autori Vari, e si è classificato al primo posto nella categoria amore - prosa - racconto.



Al centro de L'invito,  ci sono Isabella e il suo amore per Filippo.
La ragazza si presenta alle 20 in un ristorante, dopo aver prenotato.
E' una prenotazione strana, in un certo senso, perché lei sa bene che la serata potrebbe rivelarsi un fiasco, con la concreta possibilità che lei resti ore seduta al tavolo del locale da sola, ad aspettare invano qualcuno che non probabilmente non arriverà mai.
E quel qualcuno è appunto Filippo, il ragazzo di cui è innamorata.

Lei e Filippo sono stati prima grandi amici per poi lasciarsi andare a un sentimento che ha travalicato l'amicizia per trasformarsi in amore.

Isabella, sola e in attesa di vederlo varcare la soglia del ristorante, ripensa con malinconia al rapporto tra lei e il suo ragazzo, alla dolcezza di ogni gesto e parola d'amore, ma questi ricordi sono dolci e amari insieme perchè adesso tutto sembra finito.
Filippo non si fa più sentire: ha smesso di amarla?
Accetterà l'invito che lei gli ha mandato per cercare di ricucire la loro storia o è davvero finito tutto?

Semplice nel linguaggio e nella trama, è un racconto rosa molto breve, la narrazione del presente è interrotta dai ricordi della protagonista sui suoi sentimenti e stati d'animo e su com'è nata la storia d'amore con Filippo.


Il secondo racconto si intitola IL FIORE DEL DESTINO e fa parte di Cinquantatré vedute del Giappone di AA.VV. (a cura di Linda Lercari e Furio Detti), una raccolta di narrazioni accomunate dal magico mondo del Sol Levante come ambientazione reale o fantasiosa. Cinquantatré “vedute” strettamente personali frutto del rapporto di ognuno degli autori col Giappone, la sua storia, le sue bellezze, la sua cultura. Racconti d’evasione, diari di viaggio, sogni, ritratti storiografici, tutti insieme a comporre un almanacco di nipponismo.

Anche qui il romanticismo impregna le pagine di questo secondo racconto ambientato ad Osaka, in Giappone.
Il protagonista è un giovanotto, Ryan, alla ricerca del suo amore perduto - non per sempre, lui spera -, la bella e incantevole Sakura, con cui ha avuto una importante storia d'amore, terminata a causa di errori da parte di lui.
Adesso che si è reso conto di aver fatto lo sbaglio più grande della propria vita, non tenendosi stretta la sua Sakura, Ryan vola fino in Giappone e in un'atmosfera quasi eterea, evanescente come solo lo sfondo orientale sa essere, in una cornice magica, suggestiva e da sogno, che i bellissimi alberi di ciliegio, con i loro fiori rosa, sanno creare in modo naturale, forse il vero amore ha ancora la possibilità di rinascere.

Ho preferito personalmente questo secondo racconto, a motivo dell'ambientazione giapponese, sempre ricca di fascino e suggestione. 






giovedì 25 giugno 2020

Occhio ai libri (novità in libreria 2020)



Novità in libreria!


Il primo romanzo è toccante e poetico, ma è anche un pugno allo stomaco. Non solo perché porta in scena, passo dopo passo, la lenta discesa agli inferi della violenza domestica, scardinandone i meccanismi di manipolazione, di ricatto emotivo e pressione sociale, accompagnando il lettore nelle stanze solitarie dell’abuso attraverso le pieghe del linguaggio e le armi delle tecniche narrative.



Ogni volta che ti picchio
di Meena Kandasamy


Edizioni E/O
trad. S. Montis
240 pp
Giugno 2020
India dei giorni nostri. 
Lei è una scrittrice, una poetessa, una giovane attivista dal passato tormentoso e il cuore spezzato. 
Lui è un docente universitario, un ex guerrigliero maoista, un uomo che, parlando della rivoluzione, sembra più intenso di qualsiasi poesia, più commovente di qualsiasi bellezza. 
Si conoscono, si innamorano, decidono in fretta di sposarsi. 
La coppia si trasferisce in una lontana città costiera dell’India, senza vincoli né programmi, pronta a un salto nel vuoto che li vedrà protagonisti insieme. 
Lì, dietro le porte ben chiuse di una villetta circondata da un giardino selvaggio, il marito perfetto cambia volto, trasformandosi poco a poco in un carceriere e in un carnefice. 
La limitazione delle libertà della moglie – vestiti, trucco, capelli; e poi: mail, telefonate, fino al divieto di scrivere – traccia l’inizio di una spirale di violenza e sopraffazione che vedrà la donna sempre più sola e terrorizzata, abbandonata anche dalla famiglia di origine. 
Finché lei stessa non deciderà di reagire riprendendo in mano il controllo della propria storia.

L'autrice.
Meena Kandasamy (1984) è un’attivista, poetessa, scrittrice e traduttrice indiana. Ogni volta che ti picchio è il racconto del suo primo matrimonio con un uomo da cui ha subito violenze fisiche e psicologiche. Ha pubblicato due raccolte di poesie, Touch e Ms Militancy. Nel 2015 il suo romanzo d’esordio The Gipsy Goddess è stato nominato per il Dylan Thomas Prize e il DSC Prize. Vive e lavora tra Londra e Chennai. 




Il secondo descrive la dura realtà dei migranti latinoamericani intrecciandola con una storia al cardiopalma da cui sarà impossibile staccarsi.



IL SALE DELLA TERRA
di Jeanine Cummins



Feltrinelli Ed-
trad. F. Pe'
416 pp
Gennaio 2020
Acapulco oggi è molto diversa dall’immagine da cartolina usata per attirare i turisti. 
Il narcotraffico si è insinuato in città e gli omicidi sono all’ordine del giorno. Ad Acapulco vive Lydia, che si divide tra il lavoro in libreria e la famiglia: il marito Sebastián, giornalista, e il figlioletto Luca, otto anni e un’intelligenza fuori dal comune. 
Quello che Lydia non si aspetta è che la sua esistenza venga sconvolta improvvisamente, quando un commando di uomini armati irrompe alla festa di compleanno della nipote e stermina i suoi cari. Nascosti in bagno, solo Lydia e Luca si salvano dalla carneficina, e per loro inizia una fuga estenuante. 
Rimanere in Messico equivale a morte certa, ma per non farsi rintracciare dal boss che ha ordinato il massacro bisogna evitare le strade più battute e i normali mezzi di trasporto. 
Così, a madre e figlio non resta altro che prendere la via dei migranti. 
Questo significa anche salire sulla Bestia, il treno merci su cui si salta al volo rischiando di finire stritolati. 
Affrontano così la difficile traversata del deserto, conoscono altri migranti, alcuni disposti ad aiutarli, altri pronti ad approfittarsi di loro, cercando disperatamente di conservare la propria umanità in un’esperienza che di umano ha ben poco.
Ma è davvero possibile raggiungere il confine? I sicari li troveranno? E cosa ha scatenato la furia del boss che li vuole morti?



Infine il terzo, scritto dall'autrice palestinese più letta nel mondo, è il toccante ritratto di una donna coraggiosa che si rifiuta di essere una vittima.



CONTRO UN MONDO SENZA AMORE
di Susan Abulhawa



Feltrinelli Ed.
trad. Gazzelloni G.
368 pp
Giugno 2020
Nahr è rinchiusa nel Cubo: nove metri quadrati di cemento armato levigato, con sistemi di alternanza di luce e buio che nulla hanno a che vedere con il giorno e la notte.
Vanno a trovarla dei giornalisti, ma tornano a mani vuote, perché Nahr non condividerà la sua storia con loro.
Il mondo fuori la chiama terrorista e puttana; alcuni forse la definirebbero una rivoluzionaria o un esempio.
Ma la verità è che Narh è sempre stata molte cose e ha avuto molti nomi. È una ragazza che ha imparato, presto e dolorosamente, che quando sei un cittadino di seconda classe l’amore è un solo tipo di disperazione; ha imparato, sopra ogni cosa, a sopravvivere.
Cresciuta in Kuwait, arriva in Palestina con le scarpe sbagliate e lì trova obiettivi, passione politica, amici.
E trova un uomo dagli occhi scuri, Bilal, che le insegna a resistere, che prova a salvarla ma quando è già troppo tardi. Nahr si mette seduta nel Cubo e gli racconta la propria storia. Bilal che non è lì, che forse non è più neanche vivo, ma che è la sua unica ragione per uscire da quell’inferno.

L'autrice.
Susan Abulhawa è nata da una famiglia palestinese in fuga dopo la Guerra dei Sei giorni e ha vissuto i suoi primi anni in un orfanotrofio di Gerusalemme. Adolescente, si è trasferita negli Stati Uniti, dove si è laureata in Scienze biomediche e ha avuto una brillante carriera nell’ambito della medicina. Autrice di numerosi saggi sulla Palestina, per cui è stata insignita nel 2003 del premio Edna Andrade, ha fondato l’associazione Playgrounds for Palestine, che si occupa dei bambini dei Territori occupati. I suoi articoli sono apparsi su numerose testate, tra le quali “The Huffington Post”, il “Chicago Tribune” e “The Christian Science Monitor”. Feltrinelli ha pubblicato Ogni mattina a Jenin (2011), il suo primo romanzo, e Nel blu tra il cielo e il mare (2015)
.

mercoledì 24 giugno 2020

Novità narrativa - Casa Editrice Kimerik



Pubblicazioni firmate Kimerik Edizioni.



CONTRO OGNI APPARENZA di Irene Lucia Quarta (LINK). 

Due caratteri, due vite completamente diverse ma stesso sangue. Roberta e Linda sono sorelle, eppure non si direbbe. 
Responsabile, seria e impegnata l’una; superficiale, frivola e inaffidabile l’altra. 
Riusciranno a trovare un punto d’incontro? 
Per farlo sarà necessario abbandonare pregiudizi e diffidenze, soprattutto quando ad agitare le acque accadrà un evento impensabile e oscuro…

Note autore: Irene Lucia Quarta nasce a Erchie (Br) il 15 dicembre 1957 e risiede nel paese natale. Dopo aver vissuto del tempo in Germania è tornata in Italia per dedicarsi alle sue passioni: il lavoro, la famiglia e la scrittura
.




GLI INNAMORATI DELLA LUNGA VITA di Pasquale Pecora (LINK)


Chi non vorrebbe avere la possibilità di prolungare gli anni che si ritrova a disposizione per vivere? Probabilmente, la risposta a questo interrogativo non sarebbe univoca ed è proprio questo il dibattito etico e morale al centro del romanzo nato dalla penna di Pasquale Pecora. 
Un dibattito che, tuttavia, l'autore riesce abilmente a inserire in un tessuto narrativo che ne rende l'approccio piacevole e coinvolgente. Tutto è proiettato in un unico scopo: tracciare un panorama nuovo e originale in cui inserire un dibattito che, al contrario, è antico ma sempre attuale, quale è quello della lunga vita. 
Probabilmente, un problema che per sempre accompagnerà l'umanità, a meno che l'immaginario di un profetico Pecora, un giorno, non diventi pura realtà.

Note autore: Pasquale Pecora è nato alla fine degli anni '40, a conclusione del secondo conflitto mondiale, finito molto male per il nostro Paese. Era un'Italia disastrata da Nord a Sud, con mille problemi. I suoi genitori sono stati, in un certo senso, fortunati. Coltivavano delle terre a colonia, per cui patate e fagioli non mancavano mai. Nel periodo estivo, all'età di dieci anni, Pasquale aiutava i suoi genitori nei campi, trasportando la medicina contro una malattia della vite. La campagna non gli piaceva, era lento e impacciato. Spesso suo padre diceva che era uno sfaticato! Al posto della campagna gli piaceva scrivere. In aritmetica era un disastro, ma in italiano primeggiava. Ha seguito studi tecnici interessandosi a buoni livelli in materie come l'entomologia agraria e le metodiche di controllo biologico contro gli insetti nocivi, con cinquanta pubblicazioni scientifiche all'attivo, in italiano e in inglese. Queste ricerche sono molto affascinanti, soprattutto quelle riguardanti lo studio del comportamento degli insetti. Ha sempre avuto poco tempo a disposizione, ma ha cercato di ritagliarsi qualche ora per iniziare a scrivere racconti di fantasia basati, tuttavia, su fatti di cronaca. Nel 2018, finalmente, aveva terminato il manoscritto "Il pensiero dei padri il futuro dei figli - (Dalla Zappa al Tablet)", pubblicato da Europa Edizioni. Altri testi sono in cantiere e sono il frutto delle sue emozioni che in tutti i modi cerca di trasferire al potenziale lettore.





lunedì 22 giugno 2020

RECENSIONE: PARLAMI DI UN SOGNO di Charlotte Lays (Review Party)



Buongiorno, lettori e lettrici!!

Questa mattina desidero parlarvi di un romance contemporaneo in uscita proprio oggi e col quale partecipo al Review Party ad esso dedicato.


Come vedete nel banner qui sotto, sono citati gli altri blog su cui oggi potrete trovare altre recensioni di questo romanzo.







PARLAMI DI UN SOGNO 
di Charlotte Lays


Sinossi

Se il sogno di molte persone è riuscire a emergere e avere successo, quello di Sveva, quando inizia a muovere i primi passi nell’universo di internet, è semplicemente evadere. Evadere da una vita costellata di delusioni, da un padre che non si comporta da genitore, dalla precarietà economica in cui è costretta a vivere con sua madre e sua nonna. 
A soli diciassette anni, e con una vita monotona ad aspettarla, le è davvero difficile credere che il suo mondo possa cambiare. Tuttavia Sveva ha una passione, la moda, e due qualità rare, il coraggio e la tenacia: le sue carte vincenti. Quelle con cui parte alla volta dell’America, vivendo davvero per la prima volta. Ed emergere adesso è possibile. Ci crede davvero. 
Finché non si innamora. E si perde. 
L’amore è una cosa che Sveva non può proprio permettersi: non è come quello descritto nei romanzi, che riempie e annulla ogni problema, ma è sofferenza e rinuncia alle proprie passioni. O forse no? 

L'autrice.
Charlotte Lays è lo pseudonimo di Carlotta Pugi.
Classe 1980, vive a Montale, in Toscana, con il marito, due diabolici – a tratti adorabili – figli e una boxer bianca con cui condivide in anteprima le trame dei romanzi.
Charlotte scrive storie sexy e irriverenti, con donne forti che tengono a bada i cavernicoli del nostro secolo!


❤❤ LA MIA RECENSIONE ❤❤



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IN VENDITA DAL 22 GIUGNO 2020
ebook €2,99 
cartaceo €12,99 
 pp. 376
DISPONIBILE ANCHE  SU KINDLE UNLIMITED


"Noi siamo qualcosa di unico da quando ci siamo guardati negli occhi, perché due randagi si riconoscono a miglia di distanza. Hanno negli occhi lo smarrimento e il bisogno di cercare continuamente un punto fermo attorno a cui ruotare o a cui fare sempre ritorno."

Non è facile crescere - e bene - in una famiglia che tu per prima reputi "disfunzionale".
Perché tale è, per Sveva Gironi, la famiglia in cui è nata e cresciuta.
Figlia di genitori separati, Sveva è consapevole dei buchi emotivi provocati dall'avere un padre sostanzialmente assente e menefreghista che, quelle rare volte in cui è presente, altro non fa che sminuire la figlia, riversandole addosso rimproveri, giudizi impietosi e cattiverie per farla sentire inutile e scialba.
Ma soprattutto... non amata.

Non è molto fortunata col sesso forte, la rossa Sveva: il suo primo amore l'ha solo usata e gettata; suo padre non le dimostra il benché minimo affetto e considerazione, anche perché il suo sogno è sempre stato quello di avere un figlio maschio.
E in effetti questo figlio ce l'ha..., frutto di una relazione extraconiugale.
Quando Sveva lo scopre, nonostante la delusione per la vigliaccheria paterna, vorrebbe poter instaurare col fratellino un rapporto, ma il padre - per motivi egoistici - glielo impedirà per diversi anni.

Con le due donne della famiglia Sveva ha un bel rapporto: sua madre è una donna premurosa, che ha sempre cercato di non far mancare nulla alla figlia, se non fosse che però non si è mai imposta più di tanto sul marito, dimostrando una debolezza di carattere che Sveva silenziosamente le rimprovera; sua nonna è la roccia di casa: forte, decisa, pragmatica, sempre dispensante consigli pratici e netti con la sua lingua affilata e schietta.
Nonostante il padre abbia un lavoro che gli permetta un certo tenore di vita (è procuratore sportivo), l'ex-moglie e la figlia vivono una situazione economica difficile, al punto che Sveva, finora, ha sempre dovuto rinunciare a più di un desiderio.

Ma la ragazza ha carattere, prova a credere nei propri sogni a e ad investire su stessa nonostante i presupposti sembrino essere alquanto traballanti, così a un certo punto, dopo aver mosso i primi e timidi passi nel mondo degli shooting fotografici, decide di andare negli Stati Uniti per trovare la propria strada nel campo della moda.
In compagnia della amica McKenzie, e grazie alla proposta di un amico comune, Nathan, Sveva comincia a entrare in modo concreto nel mondo digitale, diventando ben presto un volto noto sui social e la sua carriera, tra mille sacrifici, inizia a decollare.

Finchè un giorno, proprio mentre è con suo padre, conosce un ragazzo dagli occhi color dell'ambra, che le rapisce il cuore: Pete Sosa, calciatore acclamato e osannato in tutto il mondo, e da tutti chiamato con il nomignolo Peteňo.

Tra i due scatta una sintonia immediata e, sebbene entrambi siano costantemente molto indaffarati col proprio lavoro e in giro per il mondo, riescono ad allacciare un rapporto che col tempo assume sempre più il carattere di un grande amore.
Certo, non è facile per nessuno dei due mantenere  viva e solida una relazione fatta di weekend rubati al tempo tiranno e di videochiamate, soprattutto quando lei è una persona che non s'è mai fidata degli uomini per colpa di un padre sciagurato ed egoista che non le ha mai donato amore, anzi, solo delusioni e distanze che hanno reso Sveva insicura e reticente davanti all'idea di buttarsi in una storia d'amore.
E non lo è in quanto lui è un calciatore bellissimo, dal fisico statuario, pieno di fascino latino che fa cadere le donne ai propri piedi...: come ci si può fidare di un uomo che è il sogno erotico di chissà quante donne e che di certo è sottoposto a innumerevoli tentazioni?

Sveva ha sempre pensato a se stessa come ad una persona con "l'anima che sembra una gruviera", cioè piena di vuoti e di lacune affettive ed emotive che finora nessuno ha colmato; e per quanto lei senta il desiderio e il bisogno di veder colmati questi "buchi", la paura di soffrire spesso ha la meglio, la sovrasta al punto da indurla, nel corso degli anni e della sua relazione a distanza con Pete, a darci un taglio.
Del resto, tutto sembra andar contro il loro amore: non solo le loro professioni diverse e con orari e luoghi inconciliabili, ma anche il fatto che siano due persone famose, con gli occhi di milioni di followers su di loro, non li aiuta, anzi, sembra ritorcersi contro per separarli, per creare tensioni, fratture; e poi si sa, quando si è il bersaglio preferito di paparazzi e servizi gossip, quando la tua vita è sotto i riflettori e oggetto di interesse per i rotocalchi rosa, basta un nulla per alzare polveroni che sporcano la bella e limpida immagine che ci si è onestamente costruiti lavorando con fatica...

«L’amore è come un sogno: muore appena smetti di crederci.»

Arriverà un momento in cui Pete e Sveva verranno messi alla prova da una relazione troppo sballottata qua e là, presa ossessivamente di mira da flash e paparazzate logoranti; e se Pete sembra essere quello meno disposto a rinunciare al sentimento che gli esplode nel petto e alla passione che lo lega alla sua rossa, è proprio Sveva che a un certo punto arriverà a chiedersi se vale la pena continuare a credere in questo amore così ostacolato, che spesso è causa di troppi tormenti e dubbi che le  riempiono gli occhi di lacrime e il cuore gonfio di tristezza.

Molte cose accadono ad entrambi e proprio quando le loro esistenze sembrano aver preso ormai sentieri separati, potrebbe accadere qualcosa che li rimette di nuovo l'una di fronte all'altro.
Sapranno cogliere l'occasione per essere felici insieme e credere nel sentimento che li unisce?

"Parlami di un sogno" è un romanzo che regala molte emozioni; anzitutto, è scritto molto bene, lo stile è davvero scorrevole, fluente e la narrazione molto vivace; dal punto di vista geografico, siamo tra San Francisco e Milano (più altri luoghi quando Sveva è in giro per il mondo); Sveva è una giovane donna molto indipendente, con le idee chiare su cosa vuol fare e su che tipo di persona e di professionista vuol diventare; riesce a raggiungere il successo lavorativo nonostante sia partita da una situazione economica svantaggiata e non certo sostenuta moralmente (o economicamente) da tutti i famigliari (tutt'altro); ha tirato fuori coraggio, intraprendenza, resilienza, ha ingoiato lacrime e paure, ha messo in gioco se stessa pur di vedere i propri sogni prendere forma... e la vita le ha dato ragione, ripagandola di ogni sacrificio.

Sveva è un bel personaggio femminile, fragile e forte al contempo, ma anche Pete mi è piaciuto molto perché è quel tipo di uomo che quando ama, ama davvero ed è disposto ad andare oltre ogni difficoltà.

Molto attuale lo sfondo del mondo digitale, i followers, le fashion blogger, le foto postate sui social, i paparazzi appostati sotto casa per immortalare i vip del momento.

Un romance ricco di  romanticismo e passione, che dà molto risalto alla forza e alla fermezza necessarie per mettere a frutto le proprie capacità, con la serena convinzione che i propri sogni siano realizzabili se ci si crede e si lavora per raggiungere degli obiettivi;  un libro in grado di rapire il cuore di tutti quei lettori alla ricerca di storie d'amore travagliate, forti e travolgenti.



sabato 20 giugno 2020

Recensione: DALLA PARTE DELL'ASSASSINO di Pietro De Sarlo



C'è qualcuno, nella capitale, che ha iniziato a seminare morti con una tecnica raffinata e silenziosa; le vittime sono tutti uomini invischiati nella vita politica ed economica del nostro Paese, gente importante e potente, la cui morte fa rumore.
Ad occuparsene c'è il commissario Achille Schietroma, burbero, con qualche vizio che danneggia la salute, ma altresì tenace e caparbio nel risolvere la complessa indagine.



DALLA PARTE DELL'ASSASSINO
di Pietro De Sarlo



Altrimedia Ed.
228 pp
18 euro
Maggio 2020
C'è un uomo in giro per Roma convinto di avere una missione da compiere, e per portarla a termine sa di dover tirare fuori abilità e conoscenze acquisite negli anni; sa che deve assolutamente agire nell'ombra, nel silenzio, e l'arma che s'è scelto riflette queste caratteristiche: un ago con cui pungere la propria vittima alle spalle, inoculandole qualcosa di letale che le provoca subito la morte.
Siamo in presenza di una sorta di Angelo della Morte convinto di dover spazzar via i malvagi da questa terra corrotta?
Una cosa è certa: va fermato prima che i cadaveri aumentino.

Prima un prete con un passato di accuse infamanti, poi un certo Silverio Minotti, un pezzo grosso che aveva conoscenze altolocate: su ambedue i corpi c'è il buchino in cui è stato introdotto del veleno attraverso un ago.

Interrogando la fedelissima segretaria del Minotti, la conturbante Antonia, il commissario Achille Schietroma del Tuscolano X apprende che l'uomo era in possesso di documenti riguardanti molte persone importanti nel panorama politico, economico, imprenditoriale..., e se il loro contenuto compromettente uscisse allo scoperto, cadrebbero tante teste e ne verrebbe fuori una vera e propria crisi nazionale.

Nei giorni successivi, altri morti seguono fin troppo velocemente, e tutte queste persone sono legate le une alle altre in quanto intrattenevano rapporti d'affari. Molti dei quali decisamente poco puliti...

Ma a far ammattire Achille non ci sono solo i cadaveri eccellenti fatti fuori con una punturina: ogni giorno interagisce con i suoi sottoposti, che saranno pure dei bravi ragazzi ma non capiscono le sue battute e il suo sarcasmo un po' amaro e spesso lo guardano perplessi e immobili come dei salami: in particolare, accanto a lui c'è il fedelissimo ispettore Luigi Gianturco, un trentacinquenne cortese e ligio ai propri doveri, che però si lascia sedurre da Antonia, tanto da attrarsi l'ironia e le spiritosaggini del suo superiore; in seguito Schietroma sarà affiancato dall'agente Rezzonico, serioso, quasi incapace di sorridere e di star dietro ai discorsi e all'esuberanza di Achille, il quale spesso durante le giornate sbotta seccato perché è circondato da gente che non lo capisce.

I grattacapi non si limitano soltanto al posto di lavoro: i figli son cresciuti e hanno preso la propria strada lontani dal focolare domestico (entrambi sono fuori dall'Italia e Achille non si dà pace: possibile che non ci siano opportunità lavorative a Roma per loro?!?!), e l'uomo è rimasto con la bella moglie Virginia nella loro casa.
Quale occasione migliore, questa, per ritrovarsi come due piccioncini soli soletti nel loro nido d'amore?
E invece no, a regnare è la distanza, l'indifferenza: la donna è sfuggente, distratta, risponde a monosillabi ai tentativi maldestri del marito di chiacchierare, e pare avere altri pensieri per la testa.

E così, per cercare di sfogare il nervosismo accumulato dentro e fuori, il brusco e un po' cinico Schietroma si sfoga con le sigarette (alternando quella elettronica a quella "vera") e consultando i tarocchi, che però non promettono mai nulla di buono, anzi paiono divertirsi a predire ogni giorno una disgrazia.

Inoltre a far aumentare i livelli di stress ci pensa la stampa, che ovviamente mette sotto pressione il  Tuscolano X, insinuando come all'interno vi lavorino degli incapaci che non sono in grado di acchiappare un serial killer; come se non bastasse, ci si mettono pure i social, su cui l'assassino sembra essere diventato famoso nonché oggetto di ammirazione da parte di molti...

Insomma, il caso è particolarmente ingarbugliato, il povero questore gli sta col fiato sul collo, i morti non sono dei poveracci la cui brutta fine passa inosservata, tutt'altro: indagando e scontrandosi con molti ostacoli e tante reticenze da parte degli interrogati, Schietroma dovrà districarsi tra grovigli di bugie e torbidi segreti, fare i conti con lo squallore di un mondo contrassegnato da corruzione, da richieste sessuali in cambio di favori, da gente senza scrupoli che si venderebbe anche la madre pur di soddisfare le proprie brame di danaro e potere. 

Forse è vero: colui che sta uccidendo questi delinquenti  in giacca e cravatta, sta facendo un favore all'umanità, ripulendola - almeno in parte - da certi individui di dubbia moralità (o di sicura immoralità), ma non c'è tempo per fare filosofia: la sete di vendetta di questo fantomatico giustiziere può avere risvolti inaspettati e pericolosissimi e lui, Achille Schietroma, è un servitore dello stato, un poliziotto, e come tale ha il dovere di assicurare l'assassino alla giustizia.

Intanto, ad infittire il mistero contribuisce, sullo sfondo di questo mondo marcio, la presenza inafferrabile ma concreta di un uomo, chiamato con rispetto e timore Maestro e con la passione per i libri antichi; anche su di lui Minotti ha un dossier molto interessante...


Questo romanzo di Pietro De Sarlo (di cui ho letto il noir L'ammerikano) è un giallo molto piacevole, con una trama interessante, dal ritmo vivace che, nel delineare un quadro tristemente realistico e moralmente deplorevole di questo nostro Paese, affronta tematiche attuali (dalla corruzione presente in certi ambienti ai reati ambientali), e lo fa con una vena ironica, seppur amara, incarnata proprio dal protagonista, Achille Schietroma, tanto ruvido nei modi quanto schietto e sanguigno, un commissario e soprattutto un uomo che, al di là della mediocrità che lo circonda e delle proprie umane insicurezze, possiede una natura onesta che lo porta a cercare di fare bene il proprio lavoro sempre e comunque.
Ringrazio l'autore per avermi dato l'opportunità di leggere il suo romanzo, e ve lo consiglio, tanto più se vi piacciono i gialli in cui non c'è semplicemente un caso da risolvere e un serial killer da acciuffare, ma dove emerge senza mezzi termini anche tutto il marciume presente nell'essere umano quando si lascia guidare dall'egoismo e dal dio denaro.





venerdì 19 giugno 2020

Accessori per lettori



Che carini questi plaid a tema libri *_*
Anche le scarpe sono carine, e il piumone a tema musicale... delizioso :-D 
Vabbè, non sono in linea con la stagione e i prezzi non sono proprio abbordabili, almeno non per me in questo preciso momento storico, ma almeno a guardare ancora non si paga ^_^

Vi piacciono? Li comprereste?












mercoledì 17 giugno 2020

ANTEPRIMA RIZZOLI: “Gli scomparsi” di Alessia Tripaldi – In libreria dal 7 luglio



Lettori, vi segnalo l’uscita del nuovo romanzo di Alessia Tripaldi, Gli scomparsi, in libreria dal 7 luglio.


Si tratta di un thriller appassionante e psicologico in cui il discendente di Cesare Lombroso indaga su una serie di inquietanti rapimenti di bambini. 


400 pp
19 euro
USCITA 7 LUGLIO 2020
Un cadavere mutilato emerge da un tumulo di sterpaglie. 
Un ragazzo scalzo e magro dice di chiamarsi Leone e che quello è il corpo di suo padre, con cui ha sempre vissuto nei boschi. 
Quale segreto si nasconde tra le montagne impenetrabili del Centro Italia? 
La risposta spetta al commissario Lucia Pacinotti. 

«Un’altra sigaretta e poi vado» è la frase che ripete tra sé mentre è appostata in macchina cercando il coraggio di bussare alla porta del suo vecchio compagno di università, Marco Lombroso. 
Nonostante la frattura improvvisa che li ha separati anni prima, lui è l’unico che può aiutarla a dipanare il mistero del “ragazzo dei boschi”. 
Ciò che Lucia non sa è che bussando a quella porta costringerà Marco a riaprire anche il vecchio baule ereditato dal suo avo, Cesare Lombroso. 
Tra le pagine dell’Atlante dei criminali, nei pattern che collegano i crimini più efferati della Storia, si cela la verità, ma per trovarla è necessario addentrarsi nei fitti boschi delle montagne e in quelli ancora più intricati dell’ossessione per il male. 

Una forza narrativa irresistibile, una tensione travolgente, dei personaggi pieni di difetti ma che ameremo alla follia: sono solo alcuni degli ingredienti di questa storia. Alessia Tripaldi ci conduce nei labirinti della psiche umana, in bilico tra luce e ombra.

Gli scomparsi non è solo un thriller psicologico che toglie il respiro: è il viaggio al termine della ragione dove si nasconde l’altra faccia di ognuno di noi. 



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