domenica 29 dicembre 2019

Recensione: CESSATE OGNI COMUNICAZIONE di Anton Solarino



Un’opera postuma, il resoconto autobiografico da parte di chi la guerra "l'ha fatta", l'ha vista coi propri occhi, e a un certo punto ha deciso di parlarne mettendoli su carta, analizzando quegli anni (1940-'45) con la lucidità e il necessario distacco dovuti al tempo passato, riconoscendone incongruenze e follia.


CESSATE OGNI COMUNICAZIONE
di Anton Solarino



Armando Editore
240 pp
L'autore è solo un ragazzo quando, in qualità di Radiotelegrafista, si ritrova a partecipare al secondo conflitto mondiale, assumendo anche incarichi di grande responsabilità, svolti a contatto delle più alte Autorità Militari.

Il racconto di Solarino è autobiografico, egli ci parla della "sua" guerra, l'esperienza da lui fatta in prima persona di questo evento dalla portata immensa, e che per lui è iniziata quando aveva soltanto 18 anni.
Ci racconta degli addestramenti militari, i rapporti con i compagni e i superiori, e quindi l'arrivo in Albania, poi in Grecia...; leggiamo le condizioni di disagio affrontate, a motivo della scarsità di cibo, di indumenti (inadatti alle condizioni climatiche), il rapporto con la popolazione locale.
Non mancano pagine più "leggere", in particolare quelle in cui l'autore ci racconta dei flirt avuti con diverse donne, relazioni amorose più o meno fugaci, che hanno allietato le notti del giovane militare lontano da casa.

Il compito suo e dei compagni era quello di ricevere dal Comando Supremo di Roma (per trasmetterle ai Comandi di zona delle forze aeree e navali Italo-tedesche che stazionavano nelle basi della Grecia) tutte le notizie riguardanti movimenti di convogli e di navi da guerra Inglesi, affinché le forze Britanniche combattenti in Egitto non ricevessero rifornimenti di alcun genere.

Dell'articolata e dettagliata narrazione di Solarino colpiscono diversi aspetti: ad es., le durissime condizioni vissute da questi uomini che "per garantire il perfetto funzionamento di ogni singola parte dell’impianto Radio (...) hanno sofferto il freddo, la fame, le fatiche più inumane, affinché i collegamenti, potessero essere garantiti in qualunque situazione".

L'autore non nasconde il genuino entusiasmo iniziale col quale ha aderito alla guerra voluta da Mussolini ed è palese la sincera ammirazione per quanti, come lui, hanno dato il proprio contributo per questa "causa" che avrebbe dovuto - nei sogni del duce e di chi ha "creduto" in lui - dare lustro all'Italia.
Solarino insiste molto su un concetto che però vacilla un po', a mio avviso, e ha le sue grosse fragilità: secondo lui, l'esercito italiano era tutt'altro che impreparato ad affrontare gli sforzi bellici accanto alla Germania, ed è giusto tentare di sfatare la leggenda della "nostra impreparazione” e della inadeguatezza degli armamenti militari italiani; gli Specialisti godevano di una preparazione accuratissima sulle apparecchiature più moderne ed efficienti, la Marina Militare era in quel momento tra le più forti in assoluto.

Ma evidentemente, qualcosa via via dev'essere cambiato, e drasticamente direi, nelle file dei nostri militari, soprattutto a livello organizzativo, visto che tutta questa preparazione o è venuta decisamente meno... o in realtà non c'era proprio (non più di tanto, almeno):

"Noi, cresciuti all’ombra del Fascismo, partiti per quella guerra carichi di entusiasmo, convinti di andare incontro ad un avvenire radioso per la nostra Patria, così come ci era stato promesso. Noi, che in buona fede cercavamo tutte le giustificazioni per la totale disorganizzazione che incombeva su quell’operazione che avrebbe dovuto essere rapida e decisa e si stava rivelando invece macchinosa e dilettantesca."

Emerge quindi, tra queste pagine, il quadro di un’Italia sballottata e confusa che invia i suoi uomini a combattere spesso privi di mezzi e preparazione tecnica e bellica.

Col trascorrere di settimane, mesi e anni, lo stesso Solarino ha dovuto ammettere che la propria visione "romantica" di una guerra combattuta solo ed unicamente sui campi di battaglia e tra eserciti contrapposti, cozzava contro la realtà: a soffrire erano (e sono) sempre e comunque i civili, la gente comune.
La guerra è guerra, ed è spietata, senza onore.

“Il nostro non aveva l’aspetto di un esercito vittorioso in marcia nel territorio conquistato, ma era una massa informe di uomini stanchi, laceri e affamati”.

Altro che esercito conquistatore! Piuttosto una massa informe di uomini che fuggivano disordinatamente davanti all’incalzare del nemico.

Cosa resta di questa guerra, giunti alla fine di essa?

"Centinaia di migliaia di morti e di invalidi, il Paese semidistrutto, distrutti, l’orgoglio Nazionale e il rispetto di noi stessi."

Cessate ogni comunicazione è un diario di guerra, una guerra vista e vissuta dal di dentro, dietro le quinte, a stretto contatto con coloro che la costruirono giorno dopo giorno, "operando in modo che certi avvenimenti si verificassero mentre altri no; pilotando gli uomini e gli eventi a condursi in una certa maniera, che alla fine, non poteva che dare certi risultati."
L'obiettivo di Anton Solarino è quello di raccontare "quei fatti" come li ha vissuti, per rendere un omaggio, sia pure tardivo, alla memoria di tutti quei morti di cui si sarebbe potuto fare a meno, di coloro che immolarono la propria giovinezza fiduciosi e sereni per ideali che non hanno portato a nulla di buono, anzi.

Sebbene io non ami particolarmente i racconti di guerra, la lettura di questo libro si è rivelata sufficientemente interessante perché giunge a noi attraverso un punto di vista interno, personale: è una testimonianza profondamente umana, che ci permette di riscoprire la bellezza della condivisione delle esperienze vissute e il piacere di essere vivi.


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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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