A tutti dovrebbe essere riconosciuta la libertà di vivere secondo i desideri e le ambizioni personali, nel pieno rispetto della propria natura.
Nel mondo di Opus - popolato da creature sia umane che fantastiche - ciascuno è sempre vissuto in conformità all'appartenenza a un determinato popolo e a come gli altri lo vedono: gli elfi sono eleganti e raffinati; i nani sono burberi, lavoratori e amano bere alcolici; gli umani sono eroici e coraggiosi; gli orchi sono dei barbari, famosi per la loro ferocia e malvagità.
E se fosse arrivato il momento di iniziare una rivoluzione, un cambiamento radicale di queste rigide etichette?
Il giovane figlio di Thanz, Tharax, re degli orchi, ama starsene tranquillo a leggere libri, a pensare... e, se dipendesse da lui, non vorrebbe mai prendere le armi e combattere contro chicchessia.
Eppure quasi ogni mattina è costretto a lasciare la propria tenda e a fronteggiare il nemico del giorno, solitamente un principe giovane, borioso e incosciente che pensa di potere avere la meglio sul capo degli orchi, considerato una bestia senza onore da insultare ed abbattere.
LA GRANDE MIGRAZIONE. - I RACCONTI DI ENTHALASSIA -di Andrea Villa
![]() |
| 300 pp |
Eppure quasi ogni mattina è costretto a lasciare la propria tenda e a fronteggiare il nemico del giorno, solitamente un principe giovane, borioso e incosciente che pensa di potere avere la meglio sul capo degli orchi, considerato una bestia senza onore da insultare ed abbattere.
Ma tutte le volte questi paladini di paglia si scontrano con un orco grosso e forte, che dà loro una lezione veloce, disarmandoli, buttando giù loro e quel po' di orgoglio che hanno.
I nemici degli orchi sono molti e Tharax è sinceramente stufo di tutto il disprezzo, dell'odio smisurato che tutti - umani e non umani - nutrono per il suo popolo.
Qualcosa nel suo cuore gli suggerisce di porre fine a tutto questo.
Sì, ma come?
Una notte fa un sogno e in esso vede suo padre Thanz, che gli ricorda quale sia il passato del loro popolo, le continue guerre, gli attacchi da parte degli altri popoli, le sconfitte, le privazioni... ma gli dona anche una speranza: una mappa con su disegnate delle terre e, soprattutto, su cui è indicata Enthalassia.
«Il mitico continente perduto, dove nessun popolo ha finora messo piede, dove non esiste ancora traccia di civiltà. Il continente che, per anni, innumerevoli esploratori hanno cercato invano è anche l’opzione migliore per il nostro popolo.»
Al risveglio, Tharax realizza ciò che il padre, nel sogno, ha voluto comunicargli: non è troppo tardi per scegliere chi vuoi essere, che capo desideri essere per il tuo popolo e quale strada percorrere insieme ad esso.
Il giovane capo comprende che è giunto il momento di prendere in mano il destino della propria gente e intraprendere tutti insieme una nuova strada, dimostrando al resto del mondo - uomini, elfi e nani... - che essere orchi non equivale di certo ad essere stupidi o selvaggi senza morale o nobili aspirazioni, tutt'altro: anch'essi sono in grado di comportarsi in maniera onorevole ed intelligente, se soltanto lo vogliono.
Il destino non va accettato passivamente, è qualcosa di dinamico che può essere cambiato, così l'orco decide di riunire il suo popolo e di convincerlo a condividere la propria missione: raggiungere Enthalassia e vivere finalmente liberi, felici, riempiendo le giornate non di battaglie, rumori di armi e scudi, bensì di terre da coltivare e altre attività decisamente più pacifiche.
Insomma, vuol coinvolgere i suoi simili in un’avventura che sembra inizialmente folle perché essa inevitabilmente implica infrangere regole in voga dalla notte dei tempi, demolire pregiudizi e stereotipi, rifiutarsi di continuare a comportarsi come si è sempre fatto e come gli altri si aspettano, e decidere di afferrare e affermare con decisione il diritto di vivere secondo i propri desideri.
«Per troppo tempo, noi orchi ci siamo comportati come gli altri popoli si aspettavano che fossimo: come selvaggi, barbari, creature prive di cervello, la cui unica forza risiedeva nei numeri. Affidavamo le nostre vite e il nostro destino nelle mani dei Signori Oscuri, perché pensavamo di non avere alternative, ma abbiamo sempre avuto un’alternativa, un’altra via.»
(...)
«Vorreste forse cambiare le cose?» chiese Haldreithen, incerto se sentirsi più offeso o più confuso.«Perché no?» Tharax spalancò le braccia. «Lo so bene che non si cambia la realtà con uno schiocco di dita, ma questo non significa che dobbiamo stare fermi a guardare.»
Il primo ostacolo verso quest'impresa è convincere la propria gente, timorosa all'idea di un tale cambiamento, così radicale, di vita: non si tratta solo di deporre le armi e operare un taglio netto a quelle attività cui si dedicano da sempre (assalire, depredare, saccheggiare, uccidere...) e per i quali sono tristemente celebri (e detestati), ma anche salire su una nave, dire addio ad Opus per imbarcarsi alla ricerca di un luogo che finora credevano fosse pura fantasia e che invece esiste.
Una volta persuasi gli orchi, non resta che il secondo step: recuperare la mappa in cui è indicata la loro destinazione, Enthalassia.
Dal momento in cui Tharax e compagni si recano al castello di Corlach, in cui risiede il re Almericus, per sottrargli la mappa, comincia a diffondersi la notizia che gli orchi - capeggiati dal temibile Tharax - stanno architettando qualcosa di oscuro e, sicuramente, pericoloso: forse un nuovo attacco? Vogliono attuare una terribile vendetta, assalire città e villaggi per far del male a civili inermi, rapire e disonorare le donne?
I re dei vari popoli - da sempre nemici degli orchi - si mobilitano per fermare l'avanzata di Tharax e della sua brutta gente dalla pelle verde, qualunque sia il loro obiettivo: nulla di buono è mai venuto da esseri simili, depravati e feroci nel DNA, per cui vanno necessariamente fermati.
Tharax comprende di aver mosso le acque e che i suoi atavici nemici si stanno organizzando per fare loro guerra, ma combattere non è ciò che egli e i suoi simili vogliono: essi desiderano solo andare via da Opus e raggiungere Enthalassia per vivere in pace.
Possibile che sia così difficile da accettare?
Tutti si aspettano che Tharax e i suoi uccidano, rapiscano, provochino danni e lascino distruzione dietro di loro... ma un'importante evoluzione è iniziata e avrà il potere di spiazzare ogni re e principe, ogni elfo, nano e ogni troll, e di dare il via a una nuova era per tutti.
Il fantasy di Andrea Villa è un romanzo che si lascia leggere con molta fluidità e piacere per la scrittura semplice ma dettagliata, descrittiva al punto giusto senza essere pesante, ricca di dialoghi, dai toni spesso ironici e leggeri, con un ventaglio di personaggi ben delineati, simpatici, alcuni buffi, su cui spicca il protagonista, Tharax re degli orchi, che dà inizio al cambiamento perché è lui per primo a cambiare interiormente.
Carismatico e consapevole di chi sia davvero e di come vuol condurre la propria esistenza presente e futura, Tharax sa essere un ottimo capo, saggio, lungimirante, capace di persuadere con le proprie capacità dialettiche, di far ragionare anche gli interlocutori più testardi. Un leader così si circonda facilmente di alleati che lo apprezzano, lo seguono e gli si affiancano in quanto convinti della bontà e giustezza dei suoi obiettivi.
È un romanzo contenente un messaggio importante: nessun altro, all'infuori di noi stessi, ha il diritto di decidere per noi chi e cosa vogliamo essere, non siamo costretti a fare ciò che altri si aspettano da noi, se non è ciò che desideriamo.
Tharax ci ricorda che ciascun individuo è libero di dare la direzione che vuole alla propria vita, in piena libertà e nel rispetto di sé e di chi lo circonda, e deve inseguire i propri sogni anche quando sembrano difficili da realizzare.
La recensione di questo romanzo - che mi sento di consigliare in special modo a quanti amano il fantasy puro, classico, caratterizzato da personaggi tipici dell'universo fantastico e dalle ambientazioni proprie del genere - costituisce la seconda tappa del review party ad esso dedicato.
Di seguito le tappe del review party:






Nessun commento:
Posta un commento
Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz