venerdì 23 febbraio 2018

Recensione: VIENI VIA CON ME di Roberto Saviano



Nel novembre 2010 andarono in onda su Rai 3 quattro puntate di un programma tv condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano; nonostante le reticenze e i dubbi di tanti, Vieni via con me – questo il nome del programma, che il libro omonimo riprende nei contenuti delle serate – ottenne ascolti record, battendo ogni infausta previsione, e superando gli ascolti di partite di Champions e di reality popolarissimi, come il Grande Fratello.


VIENI VIA CON ME
di Roberto Saviano



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Questo libro, piccolo ma molto significativo ed interessante, edito da Feltrinelli, ripresenta le storie trattate nell corso delle quattro puntate del programma, chiaramente riviste e arricchite, così da renderle accessibili al grande pubblico. Così da renderle le storie di tutti noi.
Sono otto capitoli, otto storie che ritraggono la nostra Penisola portando all’attenzione del lettore alcune ferite non ancora rimarginate che ne risaltano le tante debolezze, i tanti problemi oggettivi: dal non voler dare importanza e valore al concetto di un’Italia unita alla deplorevole macchina del fango, dalla criminalità organizzata che non è più presente solo al Sud ma ha invaso anche il Nord all’emergenza dei rifiuti nel napoletano e nel casertano, dalla lotta per i diritti umani alla tragedia del terremoto a L’Aquila, dalla storia di coraggio di un prete che non ha avuto paura dei boss al tesoro costituito dalla Costituzione.

Saviano inizia spiegando com’è nata l’idea del programma e tutti gli ostacoli incontrati, i tentativi di scoraggiare il progetto che si sono scontrati con la determinazione dello scrittore e di Fazio, i quali non si sono lasciati distogliere da ciò che avevano in mente di fare, cioè di parlare di argomenti sociali, politici, etici… “scottanti”, attuali, scomodi, e di farlo proprio in prima serata per cercare di raggiungere più persone possibili e non relegando il programma a qualcosa destinato a pochi.

Saviano ci ricorda come la macchina del fango abbia da subito fatto il suo sporco e subdolo gioco, che è quello, essenzialmente, di far credere che l’informazione vera e onesta non esista, che non c’è speranza di cambiare il Paese, che conviene rassegnarsi all’andazzo delle cose senza voler far troppo gli eroi perchè le cose non cambieranno e provarci è da illusi o da megalomani.

È ciò che ad es. è accaduto al giudice Falcone: dopo la morte è stato osannato anche da chi in vita lo ha osteggiato, criticato, deriso, calunniato, provando a sminuirne il lavoro.

Nella nostra Italia la democrazia, dice lo scrittore campano, è in pericolo perché colui che combatte e denuncia i disonesti, i delinquenti, i criminali… finisce per essere la vittima privilegiata della macchina del fango, che, per assurdo, delegittima proprio chi denuncia!

Come dicevo più su, in queste pagine si discute di argomenti attualissimi, che sono delle vere e proprie spine nel fianco, come l’emergenza rifiuti e gli interessi sporchi che ci sono dietro, di come gli interventi dei politici di turno spesso si siano rivelati fallimentari perché approssimativi, inefficaci e senza alcun rispetto né per il territorio né per le persone che lo abitano.

Ma in mezzo a tutte queste analisi negative, che ci restituiscono un quadro del nostro Paese non proprio lusinghiero, ci sono anche storie d’amore e di coraggio che ci danno speranza: c’è la storia di don Giacomo Panizza, che ha aperto a Lamezia Terme un centro per disabili in una delle proprietà confiscate dallo Stato a una potente famiglia di boss calabresi; e c’è l’amore forte tra Mina e Piero Welby, che ha portato i due a combattere per ottenere il riconoscimento di un diritto umano fondamentale: il diritto a non sottoporsi all’accanimento terapeutico ma a morire di una morte dignitosa, non suicidandosi ma semplicemente evitando sofferenze inutili quando ormai non c'è più nulla da fare.

È un saggio breve ma incisivo, in cui emerge ancora una volta quanta forza ed efficacia ci sia nelle parole quando sono usate bene. Saviano sa come arrivare a chi lo ascolta/legge, è un comunicatore che non gira attorno ai problemi ma va al cuore delle questioni e le analizza con l’occhio lucido e critico di chi tutti i giorni ha a che fare con le innumerevole problematicità di ieri e di oggi proprie del nostro bel Paese, e allo stesso tempo lo fa mostrando amore per questa Italia martoriata, maltrattata, umiliata da chi è chiamato a guidarla ma purtroppo non sempre lo fa bene...

Saviano è un personaggio considerato scomodo perché scrive/parla di cose su cui, per tanti, converrebbe tacere; gli viene pure addossata la responsabilità di aver dato e di continuare a dare con le sue parole un quadro dell’Italia negativo, troppo pessimista e quindi esagerato, non vero (mi vengono in mente tutte le accese critiche attorno a Gomorra,
tanto il libro quanto film e serie tv).
Ma elencare i problemi non vuol dire certo provocarli o amplificarli: significa piuttosto parlarne affinchè non si tenga la testa sotto la sabbia ma si faccia qualcosa di concreto, ciascuno per parte sua e lì dove vive ed è chiamato ad agire, per combattere contro l’illegalità, l'omertà, la paura, la mediocrità, la rassegnazione.

Personalmente amo il modo in cui Roberto Saviano espone i suoi pensieri, "mi arriva" molto dal punto di vista emotivo e non mi stancherei di leggerlo (come anche di ascoltarlo) perchè trovo che, rimarcando in particolare l'importanza della legalità, del non tacere di fronte alle ingiustizie, alle sopraffazioni come al silenzio omertoso, sappia spingere alla riflessione su temi fondamentali, e questo a prescindere dal fatto che si possa condividere tutto, qualcosa o nulla di ciò che dice.
Libro molto scorrevole, semplice nel linguaggio ma profondo, stimolante per gli argomenti toccati. 

2 commenti:

  1. Ciao Angela, non ho letto nulla di Saviano ma trovo molto importanti e scottanti i temi che tratta nei suoi libri...

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  2. Te lo consiglio, è una lettura veloce ma significativa :)

    RispondiElimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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