sabato 17 febbraio 2018

Recensione: VITA DI PAESE di Maria Caterina Basile



Tornare nel proprio paese natio, dopo tanti anni di assenza, e provare ad afferrare la felicità che riposa in una vita semplice ma ricca di significato: è la sfida che il protagonista deve affrontare per ritrovare se stesso.


VITA DI PAESE
di Maria Caterina Basile

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"Qui al Sud si torna a morire o si torna a rinascere. Tu perchè sei tornato? E soprattutto, perchè te ne sei andato?".

Damiano Pellegrino vive in Svizzera da quando, diciassette anni prima, ha lasciato il proprio paesino nel Salento, dove non ha più rimesso piede.
Fino ad ora.
Sì, perchè adesso, dopo quasi vent'anni, Damiano ha deciso di guardare in faccia quel passato da cui è fuggito, in preda ai rimorsi e all'incapacità di perdonarsi per errori fatti in gioventù, e lo fa tornando a casa.
Eppure, ripercorrere le strade note e sconosciute insieme del paesino in cui è nato e cresciuto, e dove c'è la propria famiglia, non sembra subito lenire le ferite e i tormenti che guerreggiano nella sua anima.

"Arrivato finalmente in Puglia, un tumulto di pensieri e di sensazioni: ero quasi a casa. E allora perché quella tristezza cupa non mi abbandonava? Dovevo scavare a fondo nei ricordi o precipitare nell’oblio? Terra, terra non più lontana. Volti sorridenti e lame taglienti nella mia mente. Terra rossa, sangue, morte. Mi sarei davvero sentito libero?"

Damiano si lascia andare a profonde riflessioni e si rivolge di frequente alla propria anima, facendole domande e quindi interrogandosi su che direzione ha avuto finora la sua vita e come essa sia stata un trascinarsi senza senso e privo di gioie vere e autentiche.

Tanti sono i dubbi che accompagnano il suo ritorno, ed essi hanno principalmente a che fare con le persone: come lo accoglieranno i suoi familiari? Cosa gli diranno dopo diciassette anni di assenza da casa? E la gente di paese, che l'ha visto ragazzo l'ultima volta e adesso si ritrova un uomo, un uomo giovane ma che sembra portare su di sè fardelli fin troppo gravosi...?

Un uomo che sicuramente da ragazzo ha avuto dei sogni, ma che li ha abbandonati, non avendo avuto il coraggio di lottare per essi; ad es., la scrittura. Damiano ama scrivere ma fino a quel momento non ha investito davvero risorse e capacità in questa passione.
Quando giunge nella terra salentina, il primo incontro è con un suo vecchio professore, Brigante, che con la sua schietta saggezza e sincera empatia sa incoraggiare - proprio come faceva anni e anni prima quando insegnava - il nostro timoroso e scoraggiato protagonista a non buttare via sogni e talenti.

Nel riallacciare i rapporti con i suoi cari, Damiano si sente insofferente, scontento, non compreso ma assecondato con tiepida accondiscendenza, e questa cosa non gli va giù.
Ma forse è arrivata l'ora per lui di imparare ad uscire dalla propria solitudine, dai pensieri negativi che gli hanno da sempre impedito di realizzarsi, di buttarsi definitivamente alle spalle il passato e ogni zavorra inutile per lasciarsi andare a ciò che il presente ha da offrirgli giorno per giorno.
Proprio la vita semplice e rassicurante di un paese piccolo in cui negli altri - ciascuno con i propri personali e privati problemi, rimpianti, peccati... - rivedi un po' te stesso, può essere il giusto punto di partenza per un'esistenza rinnovata perchè ognuno di noi ha debolezze e pensieri segreti che, se anche cerchiamo di tenere celati e solo per noi, in realtà ci accomunano e ci rendono ciò che siamo.

"Siamo alberi centenari, germogli, arbusti, foglie, fori, semi. Siamo creature magnifiche, meravigliose in ogni età, ricche di passioni e di sentimenti eroici. Siamo eroi divinità e non ci facciamo mai caso. Siamo la terra arsa, le nuvole, il cielo. Siamo l’aria, le stelle, la note. Siamo polvere l'inconsapevolezza lucente, delicatezza e forza bruta. Siamo i sogni della nostra anima e la realtà dei nostri semplici, perfetti cuori di uomini e donne"."

"Vita di paese" è un racconto che si caratterizza per la sua scrittura intima, introspettiva, dove le parole si susseguono a dar vita a riflessioni e pensieri carichi di valore umano; Damiano è un giovane uomo che ha, in un certo senso, smarrito se stesso e che si era illuso di seppellire i fantasmi del passato e i rimorsi che lo tormentavano semplicemente lasciandosi alle spalle il proprio paese e trasferendosi in un altro, lontano; il "ritorno a casa", alle proprie origini e radici, diventa per lui un viaggio dentro se stesso, per cercare di capire a fondo e con onestà le ragioni che l'hanno spinto a stare per anni distante dalla propria terra e dai famigliari; forse ciò di cui a volte, come Damiano, abbiamo bisogno per liberarci di ciò che ci opprime l'anima e ci soffoca, è concederci la possibilità di ricominciare proprio dal punto in cui ci eravamo arenati, delusi, amareggiati e senza speranza, e accogliere con gioia e fiducia il bello e il buono che siamo capaci di compiere, per noi e per chi ci è vicino.

Senza voler essere retorica..., ma a volte basta poco per sentirsi felici; sta a noi dare valore a quelle piccole ma importanti cose che rendono la nostra vita degna di essere vissuta, anche con i suoi pesi e le sue mille sfide.

L'Autrice ha un modo di scrivere carico di sensibilità, di poesia, di capacità di "guardarsi dentro" ed esprimere con intensità paure, speranze, desideri inespressi... che appartengono a ciascuno di noi.

Colgo l'occasione per ringraziare Maria Caterina Basile per l'opportunità di leggere il suo libro e consiglio questo racconto, in particolare a quanti amano le storie profonde e introspettive, in cui più che a una trama ricca e articolata si dà spazio all'esternazione di sentimenti, stati d'animo e pensieri.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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