venerdì 9 febbraio 2018

Recensione: IL MATRIMONIO DEGLI OPPOSTI di Alice Hoffman



Rachel Pomiè è una donna tenace, ribelle sin dall'infanzia; moglie con un forte senso pratico, madre attenta e inflessibile, nata e cresciuta nelle "isole delle tartarughe", per tutta la vita coltiverà il segreto e forte desiderio di lasciare quel piccolo esotico ma soffocante mondo per fuggire nella lontana Parigi, verso la libertà.



IL MATRIMONIO DEGLI OPPOSTI
di Alice Hoffman

La storia è ambientata, per gran parte, nell'isola di St Thomas (a quel tempo colonia danese) - situata nelle Antille, appartenente all'arcipelago delle Vergini americane - e parte nel 1807. 

Rachel Pomié è un'adolescente molto intelligente e con un bel caratterino; non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno, si interessa degli affari di famiglia, ed è il padre (impegnato nel commercio di zucchero, melassa, rum) stesso a coinvolgerla in questo, andando contro le usanze dei tempi, che vedono la donna sottomessa all'autorità maschile, dedita alla famiglia e alla vita comunitaria; la ragazza  non intende precludersi la possibilità di avere un minimo di istruzione, ama leggere (in particolare le fiabe di Perrault) e sa come tener testa a sua madre, con la quale non ha affatto un rapporto idilliaco.

"Sapevo di dover fare tutto quello che mi si diceva, eppure qualcosa mi bruciava dentro, il seme di una sfida che doveva essermi stato tramandato da qualche lontano antenato. Forse avevo la mente infiammata dai libri che avevo letto e dai mondi che avevo immaginato. Mi osservavo nello specchio d’argento del salotto e sapevo che avrei fatto quello che volevo, senza badare alle conseguenze."

Madame Pomiè sembra sopportarla a malapena, non fa che sminuirla e rimproverarla, non ha mai gesti d'affetto verso la figlia, che non conosce parole di gratificazione da parte della madre; inevitabile che le due innalzino, di anno in anno, un muro sempre più alto, che le dividerà irreparabilmente, rendendole piene di astio e insofferenza l'una verso l'altra.
Nonostante questo, a Rachel non manca nulla per essere felice nella sua bella isola: trascorre gran parte delle giornate in compagnia dell'amica del cuore, Jestine, figlia creola della cuoca di famiglia (di discendenza africana e quindi considerate "inferiori" dagli abitanti del posto), che la segue ovunque in totale adorazione.
Le due ragazze crescono come sorelle, si confidano segreti, sono leali l'una all'altra, e sognano un'altra vita in cui poter essere davvero libere.
Ma intanto vivono a Charlotte Amalie (capitale di St. Thomas), l’isola definita da Cristoforo Colombo un «Paradiso in terra» per le sue spiagge candide e le sue acque turchesi. 
Rachel appartiene ad una famiglia ebrea, i cui antenati vengono dall'Europa, e sono giunti in questo luogo esotico dopo aver peregrinato per Spagna e Portogallo, alla ricerca di una terra dove professare l’ebraismo senza essere umiliati, offesi o, persino, uccisi. 
Il sogno adolescenziale di Rachel, di aggirarsi per le strade della capitale francese, svanisce miseramente il giorno in cui finisce in sposa all’anziano commerciante Isaac Petit.
Non è un matrimonio d'amore, bensì una sorta di "affare commerciale": il padre di Rachel, con gli occhi velati da profonda tristezza, dice chiaramente alla figlia che deve sposare quest'uomo (che ha più di quarant'anni, mentre lei neppure venti) per salvare le sorti dell'impresa di famiglia, evitando così la bancarotta.
La vita coniugale con monsieur Petit, vedovo e con tre figli dal primo matrimonio, si rivela piena di sacrifici, lutti e delusioni. Ma Rachel affronta ogni traversia con incredibile coraggio, quasi con impassibilità (almeno apparentemente), mantenendo i nervi saldi e cercando di agire sempre per il bene dei figliastri e dello stesso marito, che lei non amerà mai ma verso il quale nutrirà un grande rispetto.
Rachel sembra scioccamente e testardamente convinta di non aver bisogno dell'amore di un uomo, ma dovrà ricredersi, come già le aveva anticipato, in tempi non sospetti, la domestica di sua madre, la cara Adelle (mamma di Jestine): il destino ha in serbo per lei un grande amore, e quando arriverà lei stessa lo riconoscerà e non potrà sottrarsi alla sua forza travolgente.

«Credi che l’amore sia come l’angelo della morte?» rise di me Adelle. «Non puoi chiuderlo fuori. Non sa neppure cos’è, una porta». Mi sfiorò la fronte con le dita, come per sentire se avessi la febbre. «Il consiglio che ti do è accettare quello che non capisci».

Quando Isaac muore, gli affari di famiglia vengono automaticamente affidati a un nipote del defunto (non potendo la donna occuparsi di affari); ed è così che una mattina, appena arrivato da Parigi, compare al suo cospetto il nipote di Petit, Frédéric Pizzarro, un bel giovane coi capelli scuri, il portamento elegante e un francese parigino così nitido da sembrare un altro idioma rispetto al francese creolo dell’isola. 
Rachel, che ha sempre avuto la lingua più tagliente di tutta St Thomas, non riesce quasi ad articolare suono, consapevole della fatalità di quell’incontro. 

La scintilla dell'attrazione scatta inesorabile e contenerla sarà difficile: i due sanno che una relazione tra loro sarebbe condannata dalla comunità ebraica - e la vita di ogni singolo ebreo è strettamente legata alla sinagoga, alle regole scritte e non scritte in seno alla comunità d'appartenenza - ma come si fa a fermare un sentimento che inonda il cuore e che non può essere ignorato, ma che chiede con forza di essere vissuto appieno?

Legalmente Rachel è la zia acquisita di Frederic (ed è pure più grande di lui) e anche se i due non sono parenti carnali, il loro amore è visto come incesto e quindi condannato.
Il disprezzo della comunità, l'emarginazione, le umiliazioni... non impediranno a Rachel (considerata dai bigotti una strega ammaliatrice e mangiauomini) di stare con il suo Frederic e di godere dell'amore reciproco e intenso che li unisce.

Lei sa che lui, e soltanto lui, è l’amore della sua vita, e finalmente anche lei conosce sulla propria pelle la forza dell'Amore, quello che ti cambia l'esistenza e per il quale sei disposta ad andare contro tutto e tutti; un amore di cui lei aveva sentito solo parlare ma che non aveva, fino ad allora, mai vissuto:

"Un amore come quello restava un mistero per me. Non capivo perché le persone lasciassero che una semplice emozione avesse la meglio su di loro. L’amore non si vede, non si tocca, non ha sapore, eppure può distruggerti e lasciarti nell’oscurità, all’inseguimento del tuo stesso destino."


Dal loro amore nasceranno molti figli, tra cui Camille, un ragazzino curioso e vivace che andrà a Parigi, si diplomerà all’École des Beaux-Arts, stringerà amicizia con Paul Cézanne e diventerà Camille Pissarro, uno dei più grandi pittori dell’Ottocento. 

L'ambientazione a un certo punto si sposterà a Parigi e seguiremo le vicende di Camille, questo piccolo artista incompreso, la cui passione per la pittura i genitori cercheranno di osteggiare, non perchè non vedano in lui il talento, bensì in quanto convinti che per campare bisogna avere un vero lavoro e il commercio dà sicurezze che l'arte non può offrire.
Ma Camille è figlio di sua madre, è cocciuto come lei, e il loro rapporto in un certo senso riproduce quello di Rachel con la propria genitrice; Rachel, infatti, col passare degli anni, si accorge di star diventando un po' troppo cinica, critica e distante, proprio come era sua madre con lei, con la differenza che ella sa di provare un profondo amore per Camille (e anzi, è anche per questo che vorrebbe tenerlo sempre accanto a sè, piuttosto che vederlo volar via verso Parigi), amore che lei stessa non ha mai avvertito da parte della mamma.

"Il matrimonio degli opposti" è un romanzo dalle atmosfere piene di esoticita', suggestive, in cui la rigidità della fede e della vita religiosa (con i suoi dettami, i suoi principi fermi e spesso ottusi) si scontra (ed è destinato comunque a conviverci) con tutto il mix di culture presenti nell'isola, in cui c'è una buona percentuale di africani, per cui anche gli stessi ebrei si lasciano "contaminare" da credenze e superstizioni pagane, come ad esempio la convinzione di essere circondati dai fantasmi dei defunti (che si mostrano sotto forma di animali o altre  manifestazioni naturali).

Durante la lettura ho nutrito sentimenti contrastanti nei confronti della protagonista: Rachel è una forza della natura, è un tipo che quando si mette in testa qualcosa, presto o tardi e con tutti i mezzi aventi a disposizione, la ottiene, infischiandosene delle conseguenze, e questo ha destato in me una certa ammirazione, cosa che non ho sentito quando ho appurato che, col sorgere delle prime rughe, con l'aumentare delle preoccupazioni, Rachel diventa come sua madre, che da giovane aveva tanto condannato, e pur amando i suoi figli, non sarà con loro affettuosa e materna, finendo per ripetere gli errori materni.
La trama del romanzo è molto ben articolata, intreccia le sorti di più personaggi (ad es. anche di Jestine e sua figlia) in modo appassionante, stagliandosi su un contesto storico ben definito e ricco di cambiamenti veloci ed importanti, come l'abolizione della schiavitù; inevitabili gli affascinanti riferimenti all'arte, essendo uno dei personaggi principali il grande Pissarro; interessante la questione del peso della comunità, che può influenzare positivamente o meno la vita di un singolo o della sua famiglia, emarginandoli o integrandoli a propria discrezione; altre tematiche: il rapporto di una madre con i suoi figli, con tutti gli sbagli che il troppo amore può portare con sè; la discriminazione in varie forme, che sia verso un'altra etnia o verso la donna.

Mi sono piaciute molto le sensazioni ricevute durante la lettura, a livello proprio sensoriale: le descrizioni vivide e realistiche del luogo mi hanno fatto sentire parte di quel mondo, mentre leggevo, come se anche io stessi godendo del bellissimo spettacolo di una natura rigogliosa e colorata, dei suoni tipici del luogo, con i suoi animali esotici, il suo splendido mare, le sue leggende..., insomma un romanzo che rapisce i suoi lettori pagina dopo pagina, in cui la finzione narrativa incrocia la realtà di "fatti e persone realmente esistiti" e lo fa regalandoci un racconto variopinto, multicolore (proprio come un quadro) e struggente, intriso di una dolce malìa, che intreccia dettagliate ricostruzioni storiche, capolavori dell’arte e una magnifica storia d’amore.


obiettivo n. 25.
Un libro consigliato da un altro membro del club

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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