mercoledì 22 maggio 2019

Recensioni film || BLACKKKLANSMAN (Spike Lee) - IL TESTIMONE INVISIBILE (Stefano Mordini)



Cari lettori amanti del cinema, con questo post di oggi desidero segnalarvi un paio di film che ho avuto modo di vedere negli ultimi tempi.

Il primo è una pellicola di Spike Lee che, con una vena umoristica, affronta un tema sociale serio e purtroppo sempre attuale: la discriminazione razziale nei confronti dei neri da parte di una frangia di fanatici intenzionati a riesumare il Klu Klux Klan.


Il secondo è un thriller made in Italy: una donna viene ritrovata morta e del suo assassinio ne deve rispondere l’amante, che però si dichiara innocente; arrivare alla verità, gli ricorda l’abile avvocato, richiede però un percorso di sofferenza e un’attenzione meticolosa per i dettagli…


BLACKKKLANSMAN

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Regia: Spike Lee.
Cast: John David Washington, Adam Driver, Topher Grace, Laura Harrier, Ryan Eggold.

Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar.

Diciamo subito che il film è ispirato a fatti ed eventi realmente accaduti (con qualche deviazione, of course) incentrati sulla figura di Ron Stallworth, un poliziotto afro-americano che negli anni Settanta riuscì ad entrare e a far parte del Ku Klux Klan.

Sono anni in cui infuria la lotta per i diritti civili da parte dei neri ma l’astuto ed efficiente Ron Stallworth riesce a diventare il primo detective afroamericano del dipartimento di polizia di Colorado Springs; certo, non tutti gli sono amici e anzi l’uomo viene visto e accolto con scetticismo ed ostilità da molti membri di tutte le sezioni del dipartimento.

Ma Ron ingoia qualche rospo e va dritto per la sua strada, convinto di poter farsi un nome e di fare la differenza nella sua comunità. Per dimostrare di non essere diverso dai suoi colleghi, chiede di poter infiltrarsi nel Ku Klux Klan per scoprirne le intenzioni criminali.

Fingendosi un estremista razzista, Stallworth contatta il gruppo e presto penetra all'interno della sua cerchia più ristretta, ottenendo anche la famosa tessera; ovviamente, essendo consapevole che nessun membro del KKK darebbe mai la tessera ad un nero, manda in missione segreta un collega, che finge di essere lui - Flip Zimmerman, di origine ebraica (e non è che gli ebrei siano più amati dei neri da codesti fanatici!).

Intanto però frequenta anche un gruppo di afro-americani coinvolti in modo attivo nella lotta alla discriminazione (Black Power) e tra loro conosce una bella ragazza, di cui si invaghisce.

Per sembrare un attivista del KKK convinto, Ron finge di essere chi non è, intrattenendo una “relazione telefonica” con il Gran Maestro del Klan, David Duke: a lui Ron non dice, ovviamente, di essere di colore e infatti l’altro è convinto di parlare con un perfetto esponente della pura razza ariana che si sta impegnando per il progresso dell'America Bianca.
Man mano che l'indagine sotto copertura procede, diventando sempre più complessa, il collega di Stallworth, Flip Zimmerman partecipa insieme a Ron agli incontri privati con membri del gruppo razzista, venendo così a conoscenza dei dettagli di un complotto mortale.
Stallworth e Zimmerman fanno squadra e uniscono gli sforzi per riuscire a distruggere l'organizzazione il cui vero obiettivo è modificare la propria retorica violenta per ottenere il consenso della massa.

È un film che si lascia guardare con piacere perché ha un ritmo vivace e un gradito black humor che guida le azioni del protagonista, per cui anche se si tratta di una tematica serissima non c’è alcuna pesantezza o vena melodrammatica, proprio grazie al simpatico inganno operato da Ron e il collega, che si “scambiano l’identità” per poter sembrare dei convinti membri del KKK.
Fanno sorridere le telefonate del Gran Maestro con Ron, perché il primo è straconvinto di poter riconoscere un bianco da un nero solo sentendolo parlare, ed invece non riuscirà mai a capire che dall’altra parte del filo c’è un uomo di colore che lo sta prendendo per i fondelli.

Ci sono, come dicevo, delle differenze con la storia vera, come ad es. il tocco sentimentale, ma in linea di massima le peripezie di Stallworth sono quelle descritte da Spike Lee.

I matti del KKK sono degli esaltati veri e propri, che si riempiono la bocca di parole come Dio, ariano, razza bianca, difesa della razza, e sia maschi che femmine risultano ridicoli e patetici nei loro atteggiamenti esagerati e isterici nei confronti dei “non ariani”. Però, lungi dal voler sminuire il fanatismo e il razzismo di una certa fascia di americani, a fine film ci vengono mostrate alcune immagini vere, di repertorio, di gruppi di individui fissati con la storia della superiorità razziale, quindi il tema sarà pure affrontato in modo simpatico ed ironico, ma è un fatto serio e c’è da tenere gli occhi aperti…!

A me i film che trattano questi argomenti piacciono, e di questo ho apprezzato non solo la storia in sé (che mi ha incuriosita, per cui poi ho cercato qualche informazione su questo coraggioso poliziotto) ma anche il tono leggero scelto per parlarne.



Il secondo film, come dicevo, è un thriller, diretto da Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio,  Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio e Maria Paiato.

IL TESTIMONE INVISIBILE



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Adriano Doria è un giovane imprenditore di successo che si incontra con l'amante, l’affascinante fotografa Laura, in un albergo  piuttosto isolato.
Qualcuno però - ci viene mostrato nelle prime sequenze - ferisce Adriano e poi colpisce mortalmente Laura, che muore all'istante.
Doria resta privo di coscienza, quando riprende i sensi s'accorge che Laura è morta: non ha neppure il tempo di realizzare lucidamente cosa sia successo, che la polizia fa irruzione nella camera e lo arresta.

Tutti i sospetti non possono che cadere su di lui, visto che erano insieme, la stanza era chiusa dall'interno e nessun testimone ha visto entrare o uscire qualcun altro..., quindi l'unico possibile assassino... è lui.

Ma Adriano non ci sta e afferma con decisione la propria innocenza, raccontando la propria versione dei fatti, che è appunto quella che viene presentata dai primi minuti allo spettatore: c'era qualcuno nascosto nella stanza, qualcuno che ha teso ai due amanti una trappola per poi ammazzare lei facendo in modo che la colpa ricadesse su di lui.

E chi potrebbe essere questo qualcuno?
Doria non lo sa: sa soltanto che qualcuno deve essersi intrufolato e aver  commesso il delitto, perchè lui non è stato.

L'uomo si ritrova a fare il punto della propria situazione al cospetto della penalista Virginia Ferrara, consigliatagli dal suo avvocato per la bravura e per non aver perso mai una causa.
La donna, dall'aspetto severo, deciso, professionale, e dallo sguardo penetrante, mette sotto torchio il proprio cliente, dicendogli che non possono permettersi di perdere tempo perchè entro poche ore il giudice potrebbe ordinare l'arresto del Doria: i due hanno, quindi, tre ore per preparare  la strategia difensiva e  cercare la prova della sua innocenza.

Messo con le spalle al muro, Adriano viene costretto a raccontare tutta la verità dalle domande serrate della Ferrara, una donna molto intelligente e astuta, che mette in guardia l'uomo dal tentare di prenderla in giro, perchè lei non è un tipo facile da raggirare.
Così, seguiamo Adriano nel suo racconto di come sono andati i fatti, secondo lui; del resto, essendo morta, Laura certo non può raccontare la propria versione!

I due sono stati amanti ma a un certo punto, per via dei sensi di colpa verso l'amata famiglia, Adriano decide di troncare la tresca adulterina; trascorrono insieme le ultime ore della loro relazione in un hotel sperduto in alta montagna e, mentre sono in macchina per poi lasciarsi definitivamente e tornare ognuno alla propria vita, accade un incidente: a causa di un cervo sbucato all'improvviso, Adriano perde il controllo dell'auto e sbanda...; i due ne escono illesi ma hanno urtato un'altra macchina, su cui c'erano un uomo...: scoprono subito che lo sfortunato autista è rimasto gravemente ferito, anzi... pare proprio morto.

E adesso che si fa? 
I due amanti sanno che, se dovessero denunciare l'incidente, verrebbe fuori che erano assieme e la loro relazione non resterebbe più un segreto, rischiando di rovinare le rispettive famiglie.
Per quanto siano scioccati, Laura e Adriano fanno delle scelte egoistiche che inevitabilmente li conducono su un terreno scivoloso e pericoloso, dando il via a tutta una serie di circostanze  torbide, ambigue, le sui conseguenze e implicazioni potrebbero svilupparsi in maniera insospettabile, coinvolgendo altre persone e mettendo a rischio i loro segreti e la montagna di bugie che man mano hanno costruito per nascondere le proprie malefatte...

Lo spettatore si ritrova quindi a seguire il presente e il passato: il primo è segnato dall'interrogatorio della penalista, che pretende da Doria tutta la verità, cosa che lui - comprendiamo man mano - è restio a raccontare in modo onesto: perché? Cosa sta nascondendo? C'è davvero qualcuno che potrebbe avere interesse a danneggiarlo mandandolo in galera per un omicidio che non ha commesso?
E c'è il passato: attraverso ripetuti flashback, conosciamo ciò che è accaduto prima dell'assassinio di Laura, e quindi la loro relazione, l'incidente causato dal cervo e le conseguenze nefaste delle scelte operate in quell'occasione.
Perchè ricordiamoci sempre che nell'altra auto c'era una persona e qualcuno la starà pur cercando...!

Nel corso delle domande della penalista, veniamo messi a confronto anche con altre versioni dei fatti, opposte a quelle raccontate da Doria: e se non fosse l'innocente imprenditore che vuole apparire? Se dietro quella faccia imperturbabile, quell'atteggiamento apparentemente calmo, si nascondesse un uomo disposto a tutto pur di non colare a picco e ritrovarsi al centro di uno scandalo? 
Ma soprattutto, resta il dilemma iniziale: chi ha ucciso Laura e perchè?

Intanto, la Ferrara fa sapere al suo arrogante cliente che è saltato fuori un testimone chiave, che potrebbe far crollare la sua versione dei fatti...

Ho guardato questo thriller dal primo all'ultimo minuto con molto interesse e coinvolgimento; i flashback non li ho trovati confusionari, anzi rendono la narrazione e la ricostruzione (che si incrocia con ciò che emerge attraverso il colloquio di Doria con la penalista) vivace e appassionante; mi è piaciuto molto il personaggio enigmatico della Paiato, cui l'attrice dà intensità e carattere, e davanti al cui sguardo determinato e alla voce dura, pure uno sicuro di sè come Adriano Doria rischia di vacillare; importanti sono i dettagli - come ripete quasi ossessivamente la Ferrara a Doria, che glissa, "dice e non dice", si innervosisce - e infatti anche lo spettatore deve stare attento a quelle che sembrano minuzie: uno sguardo, un cenno col capo, un oggetto poco importante...

Non si può nascondere per sempre la verità, perchè essa è come un corpo gettato in acqua: a un certo punto, viene a galla, e per quanto ci si sforzi per soffocarla, insabbiarla, per quanta motivazione si abbia nel farlo, ci sarà sempre qualcun altro altrettanto motivato a dissotterrarla... Qualcuno mosso dal dolore, dalla disperazione, consapevole di non aver più nulla da perdere, avendo già perso tanto..., troppo.

Il colpo di scena finale stupisce in positivo e per quanto mi riguarda lo reputo un thriller ben riuscito, sia per il cast che per come è stata sviluppata la storia; so che è il remake di una pellicola spagnola (Contratiempo), ma non l'ho vista e non posso fare paragoni o altre considerazioni in merito; leggendo la trama, mi pare di aver capito che sia praticamente uguale.
Comunque, a prescindere dal fatto che non sia originale, per me "Il testimone invisibile" è un film fatto bene e piacevole da guardare, in grado di mantenere costante la suspense e teneresveglia l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine.

Consiglio ambedue le visioni ^_^

4 commenti:

  1. Ciao Angela! Come forse saprai anche io ho recensito il film di Spike Lee, e sono d'accordo con la tua recensione. è una bella pellicola, vale davvero la pena di vederla! Concordo con te, le telefonate che fa Ron ai "grandi nomi" del KKK sono divertentissime, una presa per i fondelli unica. è decisamente quello che si meritano…

    Non conosco invece "Il testimone invisibile". Grazie per la segnalazione!

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    Risposte
    1. Esilarante si ;)
      L'altro è un buon film, si lascia apprezzare

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  2. Lee mi ha un po'deluso purtroppo.
    Ottimo il thriller, anche se tutto deve alla versione spagnola, che ti consiglio di recuperare! 😁

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    Risposte
    1. uh, non ti è piaciuto per niente quello di Spkie Lee?

      Sì, ricordo che avevi scritto che quello di Mordini fosse un buon thriller, anche se chiaramente non originale!
      ciao :))

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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