Attraverso molte testimonianze raccolte dall'autore, quest'ultimo ha ricostruito la storia di una bambina belga e della sua famiglia (di origine ebraica), sopravvissuti alla tragedia dei campi di concentramento.
Charlotte si fa portavoce principale non soltanto della propria storia personale ma rappresenta anche coloro che sono riusciti - grazie a un insieme di circostanze, casualità, fortuna o Provvidenza - a raccontare le tante peripezie, il terrore, le flebili speranze, le privazioni vissute e sopportate per cercare di salvarsi dalla morte.
LA BAMBINA CHE GUARDAVA I TRENI PARTIRE di Ruperto Long
| Newton Compton Ed. trad. A.Sbardella 410 pp |
Questo romanzo è ispirato a una storia vera e ha al centro Charlotte, una bambina ebreo-polacca nata in Belgio, a Liegi.
Fino al 1938 la sua vita, assieme a papà Lèon, mamma Bilma e il fratello maggiore Raymond, è stata serena, ma con l'invasione della Polonia da parte di Hitler, tutto cambia.
In poco tempo, con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, questa famiglia si vede costretta a organizzarsi in tutta fretta per evitare di finire in quei maledetti vagoni che trasportano fiumi di gente verso destinazioni inizialmente ignote, ma di certo non rassicuranti.
Dopo che il fratello di Blima, Alter, parte per la Polonia nel tentativo di salvare i suoi familiari (apprenderemo che verrà rinchiuso nel ghetto di Konskie), Lèon comincia a crearsi una rete di amicizie e conoscenze fidate che possano aiutarlo ad ottenere documenti falsi in cui non risulti che essi sono ebrei.
Lo scopo è lasciare l'amata Liegi e fuggire in Francia, nascondendosi il meglio possibile, resistendo anche a costo di sopportare penuria di cibo, di libertà, di spazio... pur di restare uniti... e vivi.
Inizia così l'odissea di questa famigliola. che parte alla volta di Parigi, per poi vedersi costretta a scappare nuovamente, in quanto dopo soli quarantanove giorni dal loro arrivo, la capitale non è più sicura a causa dei nazisti, così Lèon prende i suoi e si trasferiscono tutti a Lione, sotto il governo collaborazionista di Vichy.
Charlotte - che all'inizio della nostra storia (1938) ha otto anni - ci racconta con la sua voce di bambina costretta a crescere troppo in fretta, com'è vivere cercando di passare inosservati, sperando di risultare invisibili agli occhi e alle orecchie di quanti potrebbero denunciarli; ci racconta dei posti piccoli ed angusti in cui devono soggiornare, facendo meno rumore possibile, restando chiusi in casa notte e giorno perché uscire è rischioso, dormire in un armadio, non poter disporre che di pochissimo cibo...
Certo, quando può, a volte esce di casa, e davanti ai binari guarda passare i treni carichi di ebrei deportati, non capendo sino in fondo a quale destino sono avviate quelle persone, ma intendo comunque che dev'essere terribile...
Ma la fuga non è terminata: quando suo padre realizza che nemmeno Lione è il posto giusto per sfuggire alle persecuzioni, insieme ad altri fuggiaschi, paga degli uomini affinché li aiutino a raggiungere un luogo apparentemente più sicuro, ma qualcosa va storto e non mancheranno momenti di grandissima paura, angoscia, lacrime.
La famiglia verrà anche temporaneamente divisa, ma nonostante il terrore di essere catturati e separati definitivamente, finendo nei lager assieme ad altri sfortunati come loro, Charlotte continua a conservare una fiammella di speranza e fiducia in quel padre buono, gentile ed incredibilmente coraggioso, che in effetti farà di tutto per salvare i propri cari e tener fede alla promessa fatta all'inizio di questa fuga: "Voglio che sappiate che non divideranno mai la nostra famiglia".
Il libro di Ruperto Long (ingegnere, scrittore e politico uruguayano) racconta, quindi, una storia vera - quella di Charlotte de Grunberg) mescolando elementi fittizi per esigenze narrative, e dipingendo attorno a lei una cornice densa di personaggi (realmente esistiti) che o hanno avuto modo di incrociare il loro cammino con quello della famiglia Wins (restando inteneriti dalla vivace bambina con i codini) o hanno comunque avuto il loro ruolo in questa guerra, come ad esempio soldati, generali, civili che cercano di sopravvivere nel ghetto o che appartengono alla Resistenza).
Ne viene fuori un romanzo accurato, che si basa su testimonianze raccolte, che ci mostra la tragicità della guerra da diverse angolazioni, che ci lascia entrare nel presente drammatico visto con gli occhi innocenti, sbigottiti ed impauriti di una bambina, che si ritrova da un giorno all'altro a sviluppare pensieri, emozioni, sentimenti fino a quel momento mai provati davvero:
"La paura e la diffidenza entrarono a far parte della nostra vita. Presto l'avrebbe fatto pure il terrore. Perché noi eravamo diversi."
Si respira il senso di impotenza, sconfortante e angosciante, davanti ad eventi più grandi e inarrestabili, contro i quali si poteva solo provare a farsi piccoli piccoli, con la speranza di riuscire a passare indenni dalla tempesta; le paure aumentano di giorno in giorno, ma anche la speranza che il futuro possa riservare ancora qualcosa di buono, malgrado siano tempi bui e incerti.
Charlotte vede il proprio mondo crollare e scomparire da un giorno all'altro:
"Una rottura brutale. Le abitudini - alzarsi, vestirsi, andare a scuola - persero ogni senso. Restammo senza cognome, senza famiglia e senza amici. Ci addentrammo in un altro mondo, fatto di prigionia e solitudine...".
L'autore ci riporta, come dicevo più su, anche le testimonianze di chi ha combattuto, vivendo ogni minuto sulla propria pelle e nella propria mente l'esperienza di una guerra devastante.
"è molto facile essere pronti a morire per un ideale quando si hanno venticinque anni e una vaga idea della morte. Quando, però, vi entriamo in contatto diretto, quando vediamo i corpi martoriati, le membra strappate, gli addomi lacerati di altri uomini che, come noi, avevano sostenuto con ardore i propri ideali, e che sono morti con una smorfia di terrore e di atroce sofferenza, quando nel nostro naso penetra l'odore putrefatto della morte, non vogliamo morire. Un grido esplode nel nostro petto! Non vogliamo morire! ".
Una testimonianza corale in forma romanzata che può aggiungersi alle letture concernenti questo tema che deve sempre esser vivo nella memoria di tutti.




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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz