mercoledì 8 aprile 2026

Recensione: IL CUSTODE di Niccolò Ammaniti



Un breve romanzo di formazione che punta su atmosfere oscure, cupe, da favola contemporanea nera, con un pizzico di mitologia ed elementi surreali.


IL CUSTODE
di Niccolò Ammaniti



Einaudi
176 pp
Nilo Vasciaveo ha tredici anni e vive in uno sperduto borgo della Sicilia, insieme a sua madre Agata e alla zia Rosaria. 
Il padre non l'ha mai conosciuto né sa che fine abbia fatto di preciso. Sua madre non ne vuol parlare e a nulla servono le insistenti domande del figlio.

I Vasciaveo sono noti in paese perché lavorano e rivendono marmo, ma è solo una copertura. 
Ciò che accade nella loro casa va ben oltre l'immaginabile.

In particolare c'è una stanza - il "bagno" - in cui avvengono cose terribili, pericolose, che lasciano - letteralmente!! - di sasso...

I Vasciaveo, infatti, sono da tempo immemore i custodi di un segreto indicibile e spaventoso, di cui lo stesso Nilo è all'oscuro. 

Sa solo che deve fare attenzione a quello che c'è e succede oltre la porta del bagno, che è anche il luogo in cui è nascosta lei, la protagonista indiscussa, la regina della loro famiglia: Medusa.
Medusa è una figura oscura e misteriosa, va assecondata, accudita, lavata, rispettata, è come una divinità da omaggiare e tener buona.

Nilo è un ragazzino intelligente, curioso, riflessivo, vivace e fondamentalmente ubbidiente, anche perché sua madre è molto severa, rigida, pretende obbedienza assoluta e non ammette ribellioni, pena punizioni.

E soprattutto, pretende da suo figlio il silenzio sulle attività di famiglia.
Di tutto ciò che accade tra le mura domestiche, Nilo non deve far parola a nessuno.
Lui è il custode di Medusa e dei loro segreti e il silenzio dev'essere la sua dote principale.

È per non rischiare di parlare troppo e di dire cose che non deve e che mettano in pericolo la famiglia, che Nilo deve uscire il meno possibile e non avere troppo amici...

Infatti, Nilo ha poche amicizie ed è per questo che quando conosce Arianna e sua figlia Saskia, tante cose iniziano pian piano a cambiare dentro di lui perché li aprono le porte di un mondo a lui sconosciuto.

Arianna è una donna poco più che trentenne ed è bella, sfacciata e sbandata (Agata la chiama con disprezzo tossica);  è arrivata in Sicilia insieme alla figlia Saskia per incontrare suo marito e i Vasciaveo le affittano un loro appartamentino.

Nilo è immediatamente attratto da mamma e figlia; benché sia anagraficamente più vicino a Saskia, ad agitarlo internamente e a metterlo in subbuglio, a confonderlo e ad imbarazzarlo è Arianna. 

Contravvenendo agli ordini materni, il ragazzo le cerca, le frequenta e finisce anche per conoscere alcuni dinamiche particolari della vita privata di Arianna, il suo modo di rapportarsi agli uomini, alcuni suoi comportamenti discutibili.

Un incontro, quindi, che rompe gli equilibri che tengono in piedi la sua esistenza di custode della cosa che vive nel bagno e che gli fa scoprire sensazioni, desideri ed emozioni che non conosceva.

Nilo capisce che il modo in cui è abituato a vivere è una prigione di cui sua madre è l'ingiusta e cattiva  carceriera che gode a vedere suo figlio solo e senza amici.
Arianna è l'opposto di Agata e agli occhi di Nino assume i contorni della dea dell'amore e della bellezza, della sirena che lo vuol sedurre col suo canto ammaliatore; lei è sinonimo di amore, libertà, passione, vita..., tutto il contrario di ciò che da sempre respira dentro casa.

Più tempo passa fuori casa con Arianna e Saskia, meno voglia ha di stare a casa e di adempiere al proprio ruolo di custode.
E venire meno al compito affidatogli dalla madre potrebbe portare a conseguenze disgraziate dalle quali è impossibile tornare indietro.

Ho cominciato a leggere questo libro perché ne sentivo parlare molto, anche se non sempre in termini entusiastici; le prime pagine le ho lette con interesse: mi attirava l'atmosfera enigmatica, nera, con sfumature quasi horror (prendete questo accostamento un po' alla larga).
Mi incuriosiva quest'attività legata al marmo perché si percepiva come dietro ci fosse altro e che questo altro fosse ovviamente cupo, legato alla morte e non alla vita.

Solitamente seguo volentieri l'evoluzione psicologica ed emotiva di protagonisti molto giovani ma qui essa si intreccia a fatti e dinamiche che via via, lungi dall'acquisire senso e scopo, mi son parse sempre più confuse, un mix di elementi reali e surreali poco legati tra loro, e il finale è coerente con questa sensazione di confusione e incompletezza.

Insomma, i presupposti non bastano a rendere questo libro (più lungo di un racconto, troppo breve per essere definito un romanzo) un' opera memorabile. Troppe cose senza senso e lasciate sospese, incompiute. Un mega boh.

In conclusione: sembra partire abbastanza bene per poi perdersi strada facendo con una trama che si fa ricordare perché... manca qualcosa. Troppo.
 
Non mi ha convinta, purtroppo, ma sicuramente leggerò altro di questo scrittore.
Cosa mi consigliate di suo?

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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