giovedì 4 giugno 2026

Recensione: IO CHE TI HO VOLUTO COSÌ BENE di Roberta Recchia



Luca è solo un ragazzino quando la sua vita viene stravolta per sempre a causa di un'azione atroce commessa da una persona che ama e che non avrebbe mai creduto capace di far del male a qualcuno.
Reagire con coraggio per non lasciarsi annichilire dalla tragedia, e ricostruire sulle macerie da essa create, è una sfida che Luca dovrà raccogliere per andare avanti nel suo percorso, imparando cosa voglia dire rinascere e saper perdonare.
                                               


IO CHE TI HO VOLUTO COSÌ BENE 
di Roberta Recchia



Rizzoli
352 pp
Luca Nardulli vive nella bella località di Torre Domizia, che d'estate si riempie di gente che viene in vacanza, assieme al padre Tommaso (maresciallo dei carabinieri), la madre Lilia e il fratello maggiore Maurizio detto Mizio, con cui ha un ottimo rapporto, fatto di scherzi affettuosi e complicità.

Luca è un bambino quando si invaghisce di Betta, una ragazzina un po' più grande di lui, bella, solare, espansiva e inarrivabile per un bimbetto qual è Luca, che si sente agitare dentro un miscuglio di sensazioni ogni volta che la vede.
Quando ha dodici anni, trova il coraggio di farsi avanti regalandole un braccialetto della fortuna e quello sarà l'unico regalo che potrà mai farle perché l'anno successivo Luca non rivedrà più  "la sua Betta".

La ragazza, infatti, viene ritrovata cadavere e questo tragico ritrovamento turba enormemente gli abitanti di Torre Domizia: sapere che tra loro ci sono degli esseri capaci di fare ciò che è stato fatto alla povera Betta... è dura da accettare.
Ma purtroppo è così: Elisabetta Ansaldo è stata vittima di una brutale aggressione fisica e sessuale ed è stata lasciata morire su una spiaggia.

Chi ha commesso questo crimine infame?

Per diverso tempo la domanda resta senza risposta e col passare dei mesi lo stesso Luca si abitua a pensare alla sua Betta con malinconia e amara tenerezza per quella giovanissima vita terribilmente stroncata da dei mostri,

"Luca, che l’aveva amata con tutto l’ardore della sua pubertà, ora, quando la pensava, immaginava solo di farle una carezza per consolarla della paura che doveva aver provato a morire al buio, mentre i mostri le ferivano il corpo, davanti al mare che ululava insieme al vento."

Il mondo dei Nardulli inizia a franare quando Luca ha quindici anni: tre carabinieri bussano alla loro porta e l'esistenza di tutti e quattro non sarà più la stessa. 

Qualcosa di drammatico e funesto si abbatte su di loro e ha a che fare con la cara, dolce Betta.

Per sottrarre il figlio minore a un uragano che sta per schiantarsi impietoso su ciascuno di essi, mamma Lilia prende una decisione: riempie in fretta una valigia e lo mette su un treno con un biglietto di sola andata per Milano, dove lo aspettano lo zio Umberto Nardulli, professore al liceo, la zia Mara e le cugine Carò, Caterina e la piccola Emilia. 

Lontano da casa, dai luoghi in cui è cresciuto e dai propri cari, lontano anche dalla fidanzatina (Flavia), Luca si ritrova a dover abituarsi a una nuova vita, a una nuova città, a una nuova famiglia, a una nuova scuola.

Zio Umberto è il fratello di suo padre ed è in stazione ad attenderlo, ad abbracciarlo con la disperata tenerezza dello zio consapevole di come quel nipote adolescente avrà bisogno di affetto, incoraggiamento, protezione, amore.

Tutto mentre giù, a Torre Domizia, i suoi genitori passano l'inferno; il dolore, la vergogna, il marchio dell'infamia, i sospetti, i giudizi spietati... creano un fardello davvero difficile da sopportare per Tommaso e Lilia, che porteranno a vita le conseguenze dolorosissime di un peccato di cui non sono loro ad essersi macchiati.

Roberta Recchia ci lascia entrare proprio in questa famiglia straziata e ci fa vedere in che modo genitori, fratello, zii, cugini... "sopravvivono" a un evento sconvolgente, feroce, inaspettato che ha portato (e porterà ancora) tanta sofferenza, separazioni, tormenti interiori, paure, dubbi di ogni tipo e, nel caso della famiglia di Luca, anche distruzione di legami e di ogni felicità e riunione futura.

Luca capisce da subito che né Tommaso né Lilia lo vogliono a casa, né nell'immediato futuro né in quello più lontano: il ragazzo deve star lontano da quel posto in cui egli verrebbe visto e additato come il fratello del mostro, deve studiare e farsi una vita a Milano, sotto lo sguardo vigile e amorevole di Umberto, professore colto, intelligente, uomo empatico e comprensivo.

Che lo voglia o meno, Luca deve costruirsi un presente fatto di esperienze, amicizie, progetti nuovi; ed è ciò che fa, provando a impegnarsi nello studio, mettendo nuove radici, cercando di restituire un senso a parole come fiducia e appartenenza. 

Certo, gli mancano mamma e papà, vorrebbe ricevere da loro più di qualche telefonata triste e stanca, e poi gli manca Flavia, anche se la ragazza è determinata a non lasciare andare il suo Luca e con pervicacia, attraverso il suo amore innocente e sincero, cercherà di fargli ritrovare la speranza nel futuro. 

Fuggire da Torre Domizia non vuol dire ovviamente zero problemi a Milano, né per Luca né per lo stesso zio Umberto e la sua famiglia; il soggiorno di Luca in casa dello zio creerà comprensibilmente dei contrasti, piccole incomprensioni tra il professore e sua moglie (che vivranno più di una preoccupazione per ragioni di coppia e come genitori), ma nonostante le difficoltà, la lontananza dai suoi, il peso della colpa, la paura di perdere Flavia, il giovane Luca va avanti per la propria strada, maturando una personalità equilibrata, sobria, investendo nelle proprie capacità, seguendo le proprie aspirazioni e piano piano il pensiero di Betta e di chi le fece del male va ad alleggerirsi, benché resti il momento spartiacque tra la vita di prima e tutto ciò che ne è tristemente seguito.

Ho seguito con moltissimo pathos le vicende di Luca perché attorno ad esse c'è tanto "materiale umano": dolore, delusione, desiderio di cancellare dal cuore chi amavi e ti ha fatto soffrire, solitudine, voglia e paura di ricominciare, malinconia, risentimento, lo sforzo di odiare l'origine della sofferenza senza però riuscirci davvero.

C'è quindi molto dolore in questo romanzo, che offre al lettore un'altra faccia di un'unica triste medaglia e mostra quante lacrime, quanta angoscia e quali infelici conseguenze nascano attorno a un evento feroce e disumano; ma c'è anche amore, dolcezza, la forza dei legami famigliari, desiderio di protezione.


Osserviamo Luca negli anni, lo vediamo diventare uomo e non perdiamo mai di vista neppure le persone importanti per la sua vita, le cui vicissitudini tengono stretto il lettore lungo tutta la lettura di questo romanzo profondo e intimo, delicato senza mai essere melodrammatico, capace di trasmettere una forte componente drammatica con molta sensibilità; è un libro ricco di relazioni intense, dialoghi vibranti, con al centro una storia che commuove e conquista dalla prima all'ultima pagina e che, attraverso il protagonista, ci ricorda che è possibile rinascere e ricostruire anche dalle ceneri di famiglie disgregate dalla vergogna e dalle pene, e che si può trovare in sé stessi la forza anche di perdonare.

Ho amato moltissimo questo romanzo per tutto: scrittura, personaggi, storia, epilogo..., per me è uno dei più belli letti negli ultimi tempi e lo consiglio vivamente.
Purtroppo ho "scoperto" solo dopo averlo terminato che è collegato a "Tutta la vita che resta", che probabilmente sarebbe meglio leggere prima di "Io che ti ho voluto così bene".
Quindi non mi resta che recuperare l'altro. 


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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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