sabato 9 marzo 2019

Recensione: LA CASA DI VETRO di Simon Mawer



Un edificio all'avanguardia, moderno e innovatore, simbolo di razionalità e perfezione, diviene specchio dell'imperfezione e delle fragilità presenti nelle persone che lo abitano, travolte non solo dalle proprie passioni, dai propri segreti, ma ancor più da eventi esterni più grandi di loro e non difficilmente gestibili.




LA CASA DI VETRO
di Simon Mawer


Ed. Neri Pozza
trad. M. Ortelio
464 pp
18 euro
Viktor e Liesel Landauer sono una giovane coppia di sposi in viaggio di nozze. 
Lui è un imprenditore, co-proprietario della Landauer, l’azienda di famiglia, un vero e proprio impero industriale che produce automobili e motociclette.
Viktor ha origini ebraiche, ma non è praticante; non solo, ma è un uomo estremamente realista, pratico, nel suo approccio alla vita c'è decisamente poco spazio per lo spirituale e i ragionamenti astratti, a differenza della sua neo-moglie, Liesel (appartenente a una famiglia dell’alta borghesia tedesca), una ragazza riflessiva e dalle tendenze più romantiche e artistiche.

Dopo aver attraversato la Carinzia, i Landauer si dirigono a Venezia, dove soggiornano al Royal Danieli. In occasione di una festa in un antico palazzo sul Canal Grande, incontrano Rainer Von Abt, celebre architetto, raffinato, creativo, innovativo.
Von Abt è galante con Liesel, in certi momenti sembra farle sfacciatamente la corte, apprezzando questa giovane donna attraente, sofisticata, visibilmente ammaliata da lui e dai suoi discorsi da "poeta dello spazio e della forma. Un poeta della luce"; l'uomo si dimostra loquace anche con Viktor, con cui si impegna in appassionate conversazioni sull’architettura moderna.

Quando illustra la sua idea di costruzione con materiali non convenzionali come il vetro e l’acciaio, Viktor si entusiasma a tal punto da proporgli di disegnare una casa per loro a Město, in Cecoslovacchia. Von Abt accetta e nel 1929 iniziano i lavori della casa di vetro (Glasraum), un magnifico edificio modernista fondato su una radicale concezione dello spazio aperto, trasparente.

"L'essenza della stanza di vetro è l'idea di ragione. Almeno questo è ciò che ha sempre pensato Viktor. Per lui il Glasraum incarna la pura razionalità dei templi greci, l'austera bellezza di un'opera perfetta, la grazia e l'equilibrio di un dipinto di Mondrian. Nessuna curva viene a disturbare il rigore rettilineo di quello spazio. Non vi è nulla di convoluto o involuto, nulla di goffo o complicato. Ogni cosa al suo interno ha una logica, rispetta i criteri della proporzione."

Una volta terminata, la villa diviene il centro dell’esistenza dei Landauer.

Il lettore diviene un inevitabile spettatore che sbircia nelle stanze in cui vivono i due novelli sposi, che si amano di un amore giovane e ardente, fatto forse di poche parole ma sicuramente di complicità e passione nonostante le diversità caratteriali (e magari, proprio grazie a queste), entrando nella loro intimità, cominciando a carpirne i veri pensieri, sentimenti, aspettative, delusioni.

E se la vita matrimoniale scorre abbastanza piatta, a darle colore e vivacità ci pensa l'amica del cuore di Liesel, Hana, giovane, spregiudicata, con molti amanti oltre a un marito (molto più anziano di lei), diretta, sfacciata, senza peli sulla lingua, che stabilisce subito un morboso, intimo e ambiguo rapporto con la signora Landauer, a suo modo divertita dall'intraprendenza dell'amica, che non si fa alcun problema a trattare argomenti scabrosi e che poco si addicono ad una signora.

Liesel sa di essere una donna "attraente ma non troppo", di essere un tipo fin troppo tranquillo, abitudinario, forse a motivo dell'educazione ricevuta, e a volte non può fare a meno di chiedersi se suo marito non sia in fondo più attratto da donne spavalde come Hana, nonostante Viktor ostenti tutta la propria antipatia per quest'ultima e la giudichi male proprio per la sua esuberanza.

Il matrimonio viene rallegrato dalla nascita di due figli, Ottilie e Martìn; la seconda gravidanza, però, si rivela complicata e rischiosa per la povera Liesel, che passerà un periodo post-partum molto difficile, che porterà il marito, già di suo poco affettuoso, ad allontanarsi da lei.

Sarà proprio questo periodo a gettare le basi del tradimento da parte di Viktor?
Nella vita dell'uomo entra, infatti, Kata, una donna che vende il proprio corpo per racimolare con facilità qualche soldo in più per mantenere se stessa e la figlioletta; Kata è giovanissima e molto bella, che con i suoi chiari occhi celesti irretisce il razionale e rigoroso Viktor, il quale perde letteralmente la testa per lei, cominciando pian piano a nutrire un sentimento forte, unito alla passione fisica che lo attrae come una calamita. Kata pian piano si trasforma in un'ossessione, ne diventa geloso, arriva a pagarla con un cifra notevole purché lei gli prometta che non si concederà ad altri uomini.

E mentre Liesel si riprende, soprattutto grazie alla vicinanza e all'affetto (o forse è più corretto dire: all'amore) di Hana, mentre suo marito trova conforto e un senso di rinascita tra le braccia della seducente Kata, il mondo si prepara alla guerra, che porta con sè molti stravolgimenti le cui conseguenze anche un individuo sicuro di sè, metodico e pianificatore come Mr Landauer non riuscirà ad affrontare come vorrebbe.

"Il futuro, benigno o avverso che sia, è in mano alla sorte. Per Viktor il domani è sempre stato un materiale da plasmare, qualcosa da piegare ai propri desideri, ma ora capisce che si trattava di una visione fallace. Il futuro avviene e basta. Come la tragedia che incombe sul paese e ciò che sta per accadere fra loro in quella stanza."

Viktor può essere ricco e snob quanto gli pare... ma è pur sempre un ebreo, e agli ebrei ben presto vengono tolti diritti di ogni genere; Landauer non può permettersi di avere un'azienda a suo nome e prima che la situazione precipiti in maniera irrimediabile (cominciano a girare voci sul triste destino degli ebrei...) l'uomo prende la decisione di fuggire dalla Cecoslovacchia, insieme alla sua famiglia (e non solo con essa...), e di abbandonare la maestosa casa di vetro, lasciandola nelle mani del domestico Lanik.

Tra amori proibiti, tradimenti e segreti inconfessabili, la vita dorata dei Landauer nella lussuosa e moderna Glasraum viene mandata in frantumi dall’avvento del nazionalsocialismo, che si abbatte come una scure sulla loro esistenza e sulla loro magnifica dimora.

I Landauer fuggono prima in Svizzera e poi in America, e intanto la casa di vetro diviene un laboratorio per gli esperimenti genetici dei nazisti.

Gli anni passano e se il presente con il marito sembra aver perso irrimediabilmente vigore, motivazione, se l'amore s'è dileguato lasciando dietro sè un affetto blando e fatto di consuetudini, a Liesel non resta che continuare a guardare con nostalgia a quella vita lontana ormai chilometri e chilometri, a quel passato che sembra appartenere a qualcun altro e in cui le era parso di poter essere felice con la propria famiglia, con gli amici di sempre, organizzando festicciole e recital nella loro splendida e ammirata casa... Quella casa in cui sembrava non potessero esserci segreti ma che anzi tutto fosse chiaro, visibile, evidente:

«Se vivessimo tutti in case di vetro non ci sarebbero più segreti, né inganni. Sarebbe il trionfo della lealtà, della franchezza».
Ma la vita l'ha smentita bellamente - suo marito aveva una vita segreta, un amore segreto, un'amante bellissima con cui s'incontrava regolarmente di nascosto, dicendole un sacco di bugie - e ormai l'unico collegamento con quel mondo passato è la sua cara Hana. Hana l'impavida, l'impertinente, che non si fa problemi a concedersi a un uomo se questi può rivelarsi utile ai suoi scopi...
Ma la guerra, con le sue orribili e disumane ideologie, è capace di rendere gli uomini crudeli, cinici, insensibili, portandoli a commettere azioni vergognose e prive di carità, e la stessa Hana ne pagherà il caro prezzo.

Mentre i Landauer sono lontani dal proprio paese, le vicende di altri personaggi si intrecciano e ruotano sempre attorno alla "casa di vetro", che negli anni verrà confiscata dal governo e diventerà prima un laboratorio per studi antropologici ed eugenetici (durante il conflitto) e più tardi una palestra in cui i bambini disabili vanno a fare fisioterapia.

E così seguiremo Hana, che per sua sfortuna avrà a che fare con il freddo e sprezzante scienziato che si occupa di studi di eugenetica a nome del Terzo Reich (ansioso di ricevere conferma che sì, le razze umane esistono, che ci sono tratti specifici per ognuna di esse e che è giusto preservare la purezza di quelle superiori...), e successivamente conosceremo Zdenka, un'ex-ballerina che lavora con bambini poliomielitici nella Glasraum ormai divenuta palestra (dopo la guerra).

I personaggi di questo romanzo sono costretti dai grandi eventi storici a separarsi, a soffrire, a provare sulla propria pelle solitudine, impotenza, angoscia, smarrimento, incertezza circa il futuro..., ma il destino sa essere bizzarro e alla fine il cerchio si chiuderà definitivamente (come per mettere "le cose a posto") e ciò accadrà proprio tra le mura della casa di vetro.

La storia ruota dunque attorno a questa magnifica costruzione che guarda al domani e che rappresenta un’epoca di splendore e magnificenza, bruscamente travolta dalla prima guerra mondiale e definitivamente annientata dalla seconda, con gli orrori del nazismo prima e dello stalinismo poi.

E' un romanzo piacevole, l'ho letto con sufficiente interesse (non ho mai avuto voglia di mollarlo e la lettura non è mai rallentata), in particolare quando i riflettori erano fermi sulla coppia protagonista, sul loro microcosmo, la loro intimità e sulla loro vita agiata nella stanza di vetro, su ciò che accadeva tra quelle mura trasparenti che non ammettono segreti, dove tutto è esposto alla luce del sole, allo sguardo dei curiosi:

"La stanza di vetro non ammette segreti. È un luogo dove regnano trasparenza e apertura mentale, un luogo dove non si può mentire."

Nel complesso mi è piaciuto però personalmente ho trovato la prosa un tantino "distaccata", poco emozionale (e questo per me è un aspetto che conta, e non poco), come se volesse ricalcare le orme della freddezza e del raziocinio che caratterizzano la vera protagonista della storia - sempre lei, la casa -; eppure non mancano i momenti drammatici, eh! 
Non so, sarà lo stile dell'Autore (che resta un ottimo narratore, ci mancherebbe) ma non sono riuscita ad empatizzare con i vari personaggi (parlo soprattutto di quelli femminili), e credo che questo potrebbe essere stato causato in particolare dal fatto di dislocare la storia su un arco di tempo troppo vasto (arriviamo addirittura al 1990, per quanto sia alla fine) e di coinvolgere e rendere protagonisti troppi personaggi, distraendoci dai principali e dalle loro vicissitudini.

Un po' dispersivo, ecco, inoltre ci sono troppe casualità e coincidenze che risultano un po' forzate, come se - l'ho anticipato più su - l'Autore avesse voluto sistemare ogni cosa per forza in modo lineare, logico, ogni tessera al posto giusto, e regalarci un finale "sensato", ragionevole, una sorta di soluzione a tutto il caos portato dalla guerra.

Comunque, ripeto, è un buon libro, tra l'altro è basato sulla storia vera di casa Tugendhat (il celebre edificio di vetro e acciaio costruito da Mies van der Rohe a Brno per una ricca -famiglia ebrea), e questo è un elemento che incuriosisce; inoltre, affronta dei macro-temi importanti, dal nazismo all'antisemitismo, dalla follia dell'ideologia razzista ai presunti studi per giustificarla, e un micro-tema principale, quale il contrasto tra la trasparenza dell'architettura e il suo opposto, cioè la mancanza di trasparenza nelle vite umane, così dense di contraddizioni ed imperfezioni, in cui la linearità e la logicità non sempre fanno da padrone e in cui tutto è delicato e frangibile, proprio come il vetro.

2 commenti:

  1. Ciao! Questo libro mi ispira da matti! La copertina poi è bella da matti

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    Risposte
    1. Si, è un libro interessante :)
      Cover molto adatta al periodo in cui è ambientato

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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