domenica 6 dicembre 2020

Recensione: LA VITA STRAORDINARIA DI SAM HELL di Robert Dugoni



Sam Hill è un bambino di sei anni, figlio di un farmacista e di una casalinga, cattolica devotissima, in procinto di essere iscritto in una famosa scuola privata di una cittadina della California.
Educato, simpatico, dolce e tranquillo: non c'è nulla che non vada in lui, se non per un dettaglio fisico.
Il suo "segno particolare", infatti, è l'avere gli occhi rossi, causati dall'albinismo oculare.
Se è vero che ognuno di noi è un individuo con caratteristiche proprie, uniche e irripetibili e questa unicità ci rende speciali, per Sam avere questa peculiarità è fonte, sin da piccolo, di tantissimi problemi, soprattutto nelle relazioni interpersonali.
Dovrà imparare ad accettare se stesso e quella particolarità che per gli altri è un'anomalia di cui vergognarsi, e a trasformare la propria vita, con la forza di volontà e grazie ai preziosi insegnamenti materni,  in qualcosa di straordinario.



LA VITA STRAORDINARIA DI SAM HELL 
di Robert Dugoni

Amazon Crossing
trad. R. Marasco
493 pp

"Crediamo di avere il controllo della nostra esistenza, soprattutto quando siamo giovani e apparentemente invulnerabili. Ci ripetono che possiamo ottenere tutto quello che ci mettiamo in testa, che il mondo è la nostra ostrica e non dobbiamo fare altro che aprire la conchiglia e staccare la carne saporita e nutriente all'interno. Adesso so che la conchiglia è molto più dura di quanto credessi e che non avrei mai potuto controllare o anche solo prevedere quello che mi sarebbe successo. Siamo convinti di poter decidere la strada che prenderemo davanti ai tanti bivi della vita (...). Ma non è così. La vita è una collisione gli eventi fortuiti con tante palle da biliardo che sbandano e si scontrano; o, se preferite, è un destino già scritto, quello che a mia madre piaceva  definire la volontà di Dio. E io desideravo con tutto me stesso che avesse ragione."


Il piccolo Samuel Hill ha sempre guardato il mondo con occhi diversi, perché in effetti essi sono diversi dagli occhi delle persone che lo circondano.
Sam è nato con le pupille rosse e inevitabilmente tutti - grandi e piccini - lo guardano con stupore e un pizzico di diffidenza.
Fin quando resta a casa con mamma e papà. l'esistenza del piccolo è beata e felice: i suoi genitori sono premurosi, attenti, ed amano il loro bambino immensamente.
Sua madre, in particolare, trasmette il proprio amore per il figlio soprattutto dandogli un'educazione cristiana, fatta di precetti e regole: dire le preghiere, avere un linguaggio e una condotta sempre appropriati e decorosi, andare a messa, rispettare i genitori, dire sempre la verità ecc...

L'educazione impartita dalla bella mamma Maddy è sì un po' severa e rigida, ma è attraversata anche dalla giusta dose di tenerezza e dall'acuto senso di protezione provato nei confronti di questo figlio diverso dagli altri, ma che ha il diritto di non essere trattato come se fosse un appestato o un "mostro".

Quando arriva il momento di iniziare le elementari, la donna va dritta alla scuola "Nostra Signora della Misericordia", un istituto privato gestito dalle suore, ma purtroppo le premesse, già dal primo incontro con la direttrice, suor Beatrice, sono pessime.
La suora, infatti, è assolutamente decisa a non accettare il bimbo dagli occhi rossi, adducendo come motivazione la concreta eventualità che la presenza di Samuel - con il suo "difetto" agli occhi - possa sconvolgere e turbare gli altri bimbi della scuola e, di conseguenza, danneggiare anche lui, favorendo episodi di emarginazione e isolamento.

Insomma, suor Beatrice  non vuole Sam Hill nella propria scuola, ma non ha fatto i conti con Maddy, che è una donna determinata, testarda e convinta di come suo figlio abbia tutti i diritti di frequentare qualsiasi scuola senza subire alcun tipo di discriminazione, tanto più se si tratta di una scuola cattolica, dove i principi evangelici dovrebbero essere alla  base di tutto!
Per evitare scandali e pettegolezzi, suor Beatrice accetta che Sam sia un alunno della scuola ma la vita del bimbo sarà molto difficile, all'interno dell'istituto.
Dal primo momento egli proverà sulla propria pelle cosa significhi essere volutamente ignorato, scacciato, essere oggetto di occhiatacce e commenti sprezzanti da parte dei bambini, che lo lasciano da solo e non accennano il minimo approccio di amicizia.
Se qualcuno gli dà retta, è per fargli i dispetti, cosa che fa un ragazzo grande, David Bateman, un bullo prepotente e molto violento che non si limita a prendere in giro Sam o a rifilargli qualche spintone, ma andrà molto oltre aggredendolo in maniera davvero grave.

Purtroppo Sam non trova molta solidarietà nè tra gli insegnanti (e la stessa suor Beatrice sarà, in un certo senso, la prima "nemica") né tra i compagni, che perfidamente lo chiamano “il bambino diabolico” o Sam “Hell”, come l’inferno. 

Sam cerca di convincersi che è tutto ok, e di non far trapelare davanti ai genitori quanto ogni giorno in quella scuola sia motivo di sofferenza; come spiegare a sua madre che quegli occhi rossi - che per lei sono straordinari, unici, e indicano come Dio abbia un piano speciale per il suo bambino -, lungi dall'essere un segno positivo siano anzi il motivo per cui tutti lo scansano, lo scherniscono o lo maltrattano?

Eppure, proprio la granitica e sincera fede materna (nonché la solida saggezza del padre) sarà il perno attorno a cui ruoterà tutta la vita di Sam Hill, la roccia alla quale si aggrapperà sempre, nei momenti più difficili e sin dall'infanzia, quando, con un'ingenuità semplice e tenera, farà di tutto per tenere duro e non soccombere davanti alle cattiverie gratuite degli stupidi.

Fortunatamente non è completamente solo a scuola: proprio la condizione di emarginazione e l'essere ritenuti diversi dalla massa, fa sì che Sam intrecci una solida amicizia con due compagni, che resteranno amici per la pelle anche negli anni a venire: Ernie Cantwell, l’unico afroamericano della scuola, che se da una parte è oggetto di scherno per il colore della pelle, dall'altra è apprezzato per il suo talento nello sport, e  Mickie Kennedy, una ragazzina con modi di fare da maschiaccio, sincera, tagliente, leale, che irrompe nelle giornate di Sam come un tornado.

Il racconto delle giornate movimentate di Sam a scuola (il rapporto complicato con i compagni e suor Beatrice, la prima cotta, la scoperta di avere un grande talento come cronista sportivo, le piccole gioie e le tante delusioni...) è intervallato da quello del presente (1989), in cui il protagonista ha quarant’anni ed è diventato un bravo oftalmologo.

Sam è un uomo, ormai, non è più il bimbetto sprovveduto, ingenuo e fragile di un tempo; e soprattutto, ha smesso da anni di credere che la sua vita sia straordinaria e che quegli "occhi diabolici" (che sono stata la sua "croce") siano un chiaro segno della imperscrutabile volontà di Dio...

È andato avanti con la sua vita, si è imbarcato in una relazione sentimentale poco gratificante, continua ad avere accanto il fedele e vivace Ernie e la sincera e caustica Mickie, e ancora sente forte la presenza rassicurante dei suoi genitori, in particolare della mamma, sempre così pia e devota.
Eppure, se dovesse fare un onesto bilancio della propria esistenza fino a quel momento, Sam dovrebbe ammettere che non solo non l'ha resa speciale né vissuta in modo straordinario, ma anzi, si è trasformato in un uomo apatico, senza grossi obiettivi e ambizioni, con poca personalità... e che si vergogna dei propri occhi rossi, tanto da indossare lenti a contatto marroni!

A cambiare tutto ci pensano una tragedia personale e la comparsa di una giovanissima paziente che rischia di perdere l'uso di un occhio a causa delle botte del padre, un uomo che sbuca prepotentemente dal passato di Sam e che comincerà a smuovere qualcosa in lui.
Ma non basterà: Sam continuerà a scappare, a voltare le spalle al dolore e ai sensi di colpa, ma proprio viaggiando per il mondo, imparerà a distinguere con chiarezza ciò che l’ha tanto spaventato, che l’ha cambiato e plasmato, e finalmente riuscirà a mettere a fuoco quel che conta davvero.

Sam è un ragazzo dalla personalità placida, remissiva, che tende più ad alzare le spalle e ad accettare il corso degli eventi e le decisioni altrui, che a dire la propria e a prendere decisioni.
Non ha una spiccata personalità, forse perché crede poco in se stesso pur riconoscendo di avere delle qualità; ma per fortuna, i suoi amici e la sua famiglia credono in lui e saranno per Sam una continua fonte di fiducia e stima.
Ad essere sempre presente - in prima linea durante l'infanzia, per poi restare sullo sfondo, ma senza mai perdere importanza ed influenza sul ragazzo - è lei, la madre, questa donna che, oltre a pregare tanto e con fervore per il figlio, è disposta a combattere con le unghie e con i denti pur di vederlo accettato dagli altri, perché convinta che quegli occhi rossi gli siano stati donati dal Cielo per un motivo ed uno scopo precisi: il suo cuore di mamma le dice che Sam è destinato a qualcosa di bello, di giusto, e non c'è nulla che possa farle cambiare idea e anzi, con la coerenza e la tenacia che la contraddistingueranno sempre, la donna saprà parlare al cuore di questo figlio scettico e aiutarlo, se non a maturare una vera e propria fede in Dio, quanto meno ad aprirsi all'opportunità che nella vita possono accadere tanti piccoli miracoli, alcuni più evidenti, altri meno, ma tutti ugualmente contribuiscono a fare della nostra vita un progetto straordinario ed unico.

E straordinario non vuol dire necessariamente che Sam diventerà chissà chi o farà chissà cosa: spesso, per essere felici ed appagati, basta guardarsi attorno e rendersi conto che gli affetti veri, quelli che contano, sono accanto a noi, e ci sono sempre stati.

Un romanzo che ho amato molto, si lascia leggere con molto interesse, per i personaggi (nettamente  distinti in "buoni" e gli emarginati, e "cattivi", arroganti e infelici) e le vicende che li vedono coinvolti, per le tematiche presenti, come il bullismo, la discriminazione razziale, la difficoltà nello sradicare pregiudizi e fermare maldicenze, i problemi famigliari, il rapporto genitori-figli, la ragione che si scontra con la fede, la forza dell'insegnamento ricevuto da bambini, che per il protagonista sarà come una luce che illuminerà il suo cammino, e lo farà con discrezione pur essendo costante in tutta la sua vita; forse, arrivati verso la fine e in presenza di un certo evento - legato proprio alla devozione della mamma di Sam alla Madonna - si  potrebbe  aver la sensazione che il racconto assuma toni melensi e "moraleggianti", ma credo altresì che quando si parla della dimensione spirituale, di convinzioni personali e di fede, si dovrebbe fare lo sforzo di "sospendere il giudizio" e rispettare ciò in cui ogni persona ripone la propria sincera fiducia e che la fa star bene.

Giunta al termine del romanzo, non ho potuto fare a meno di associare una stupenda poesia alla mamma di Sam; è di Giuseppe Ungaretti e credo la conosciate in tanti.


E il cuore quando d'un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d'ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

4 commenti:

  1. Sun libro importante per la tematica che tratta, la triste realtà legata alla diffidenza sulle differenze, diffidenza che non dovrebbe riguardare le suore ma che invece, ci fa riflettere l'autore, può riguardare proprio tutti anche chi dovrebbe essendo vicino a Dio essere immune da queste viltà umane.

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    1. Eh già, e questo fa ancora più rabbia perché chi professa di credere in certi principi di fede, poi non può calpestarli impunemente :/

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  2. Uno dei migliori libri letti . Le tematiche affrontate sono spunto di profonda riflessione soprattutto ai tempi di oggi dove si scavalcano i sani principi che sono alla base di una società civile.

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    1. Condivido il tuo pensiero,marina,è una bella lettura anche per questo, per i valori espressi :-)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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