Retelling della storia di Rut la Moabita, dove gli elementi del racconto biblico vengono arricchiti da altri frutto dell'immaginazione dell'autrice, senza mai alterarne lo spirito originario.
LA STRANIERA di Katy Morgan
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| 197 pp |
Rut è solo una ragazzina di dodici anni che vive nel paese di Moab quando incontra per la prima volta la donna alla quale legherà per sempre la propria esistenza.
La donna è un'israelita di nome Naomi ed è appena giunta in quei luoghi in compagnia del marito Elimelec e dei figli Malon e Chilion, che hanno lasciato il loro paese d'origine, Betlemme, per fuggire a una grave carestia.
Sono affamati, stanchi, scoraggiati, lontani dal loro popolo, dalla loro casa, e cercano rifugio in una terra straniera, in cui vive un popolo con le proprie usanze e i propri dèi.
Elimelec e la sua famiglia sono degli ebrei che adorano l'unico vero Dio e per loro è difficile abituarsi a una nuova realtà, ma pur di sopravvivere ci provano e riescono a stanziarsi, vivendo una vita sufficientemente tranquilla.
La giovanissima Ruth conosce questa famiglia per caso e ne è attratta, soprattutto da Naomi, una donna fiera, dignitosa, pronta al sacrificio, ma che purtroppo viene colpita da un lutto che le porta non poco dolore: Elimelec, suo marito, muore.
Le restano i due figli, che sono dei bravi e volenterosi ragazzi e che sposano Ruth e la sua migliore amica Orpa.
Entrando nella famiglia di questi giudei, Ruth - che è sempre stata una ragazza sveglia, curiosa, sensibile - si interessa molto alle storie che Naomi racconta circa il Dio d'Abramo, di Isacco e di Giacobbe, imparando a conoscere il Signore sempre di più.
Naomi non fa che ripeterle che Dio è buono, pronto ad accogliere tutti.
Anche una straniera come me?, si chiede Ruth, sperando nel proprio cuore che sia proprio così!
Purtroppo, dopo pochi anni di matrimonio, Malon e Chilion muoiono e la povera Naomi decide che lì nelle terre straniere di Moab - che non ha mai sentito come casa propria - il suo tempo è finito; forse è il caso di ritornare nella terra natìa, in Betlemme di Efrata, anche perché ormai la carestia è un lontano ricordo.
Le due nuore - che si sono affezionate alla suocera - vogliono accompagnarla, ma l'anziana cerca di convincerle a restare tra la loro gente, con l'augurio di incontrare due bravi uomini con cui rifarsi una famiglia e magari avere la gioia di diventare madri.
Orpa si persuade in fretta a dire addio alla suocera, mentre Rut è decisa e determinata:
«Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch'io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch'io e là sarò sepolta. Il SIGNORE mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te!»
Le due si recano a Betlemme, con il cuore pieno di sentimenti differenti e contrastanti: Naomi è profondamente addolorata e amareggiata perché l'Eterno l'ha riempita d'amarezza e resa infelice (Rut 1:20-21), è scoraggiata circa la possibilità di poter vivere decorosamente perché sono due vedove in cerca di un lavoro umile per potersi sfamare, di un tetto sotto cui ripararsi, ma al contempo vuol continuare ad avere fede nel suo Dio, la cui bontà non cessa e sicuramente si prenderà cura di loro.
Dal canto suo, Rut è più positiva, sebbene realista: lo vede come gli israeliti le guardano con un un po' di disapprovazione e compassione, e si rende conto di essere una straniera, una ex-adoratrice di divinità, ma è altresì consapevole che ormai ha abbandonato la sua vecchia vita.
Lei ha sposato un ebreo e ha scelto di dimorare tra questa gente e di trovare rifugio presso il Dio d'Israele.
È fiduciosa che Egli qualcosa farà per prendersi cura di loro e infatti è ciò che accadrà attraverso un uomo dal cuore buono e timorato di Dio: Boaz, che diventerà per le due donne colui che le riscatterà, garantendo loro protezione e sostegno.
Questo romanzo è una riscrittura della storia di Rut narrata nelle Sacre Scritture, nell'omonimo libro; è fedele agli eventi raccontati nel testo biblico ma ovviamente contiene elementi fittizi, che vanno a riempire quelle parti della storia di cui non ci è giunta alcuna informazione, come ad es. l'infanzia di Rut, il contesto in cui viveva prima di entrare nella famiglia di Naomi.
La prosa è molto scorrevole, adatta a lettori anche molto giovani; mi piace che i fatti vengano visti dalla prospettiva di Rut, così da permettere di vedere le cose con i suoi occhi di ragazza e poi di giovane donna che è divenuta un esempio per il coraggio e l'amore verso la sua nuova famiglia e per il suo sincero slancio di fede nei confronti di un Dio che in fondo non conosceva ma del Quale si è fidata e sotto le cui ali ha scelto di rifugiarsi.
Un romanzo breve ma con molti insegnamenti, ideale in particolare per i lettori più giovani cui si vuol far conoscere questo personaggio biblico.





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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz