mercoledì 15 luglio 2026

Recensione: ARTHUR RIMBAUD. UN POETA MALEDETTO di Francesco Guadalupi



In questa biografia, dal taglio scorrevole come un romanzo, l'autore racconta la vita turbolenta, geniale e purtroppo breve del poeta maledetto per antonomasia, Arthur Rimbaud, enfant prodige, simbolo di genio e sregolatezza. 



ARTHUR RIMBAUD. UN POETA MALEDETTO
di Francesco Guadalupi


110 pp
È la mattina del 20 ottobre 1854 quando nella città di Charleville, in Francia, nasce Arthur Rimbaud.

Secondo di cinque figli, Arthur viene cresciuto ed educato dalla madre, Madame Rimbaud, sottoposto ad "una severa educazione a base di ceffoni, digiuno e punizioni corporali, e la domenica erano costretti a leggere la Bibbia".

Sin da ragazzino la personalità sovversiva, turbolenta e ribelle, il carattere anticonformista e l’aperto disprezzo per il lavoro e la società, non tardano ad emergere, accompagnati da una "strabiliante precocità (...), fervida immaginazione".

Già tra i banchi di scuola Arthur rivela la propria anima agitata e contraria a ogni regola e convenzione sociale, scrivendo temi che lasciano sbigottiti gli insegnanti, uno dei quali dirà:

«Definitelo intelligente quanto volete, ma farà una brutta fine. C’è qualcosa che non mi piace nei suoi occhi, nel suo sorriso… vi dico che finirà male».

Scrisse poesie dai 15 ai 19 anni anni, denigrando il perbenismo del suo paese natale, sfidando le istituzioni, attaccando la religione e la morale, scappò più volte di casa e intrecciò una relazione scandalosa col poeta Verlaine; ha scardinato i canoni formali della poesia e ha viaggiato - il più delle volte vagabondato - per mezza Europa (Verlaine lo definì "l'uomo dalle suole di vento"), ha lavorato come operaio, scaricatore di porto, insegnante di francese, si è arruolato nell'esercito per poi disertare, è stato responsabile in una ditta di costruzione, commerciante, contrabbandiere, mendicante...

Insomma, un uomo che ha vissuto mille vite, fatto le più disparate esperienze, si è messo nei guai più di una volta, ha commesso azioni deplorevoli quand'era molto giovane, si è alcolizzato e drogato..., insomma non si è fatto mancare nulla, ma su tutto, ciò che lascia un po' sconcertati è la decisione piuttosto precoce di abbandonare la poesia per cambiare vita.

Eppure, nonostante abbia smesso di scrivere troppo presto a dispetto del proprio grande talento, è stato e resta una Leggenda, un emblema e un punto di riferimento per intellettuali ed artisti ribelli. 

Nei suoi scritti ci sono "l’insofferenza, la pena, l’angoscia, lo spasimo dell’impossibile", la ricerca sfrenata della libertà assoluta; egli è stato il "poeta maledetto che non ebbe paura di scendere giù per tutti i gironi dell’inferno psicologico moderno per pescarvi il segreto di una bellezza inusitata e folgorante".

Questa biografia è stata davvero molto interessante perché caratterizzata da una piacevole fluidità, una prosa rapida e incalzante, una narrazione che non perde mai slancio ma che si sviluppa come un romanzo, restando tutto il tempo avvincente e raccontandoci a tutto tondo la vita di questo "poeta veggente", esponente rivoluzionario del Simbolismo.
Io conoscevo pochissimo Rimbaud e sono contenta di aver colmato, anche solo un po', questa lacuna.


Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,
Pizzicato dal grano, a calpestare l'erba minuta:
Sognatore, ne sentirò la freschezza ai piedi.
Lascerò che il vento mi bagni la testa nuda.

Non parlerò, non penserò a niente:
Ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
E andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
Nella Natura, – felice come con una donna.

(Sensazione)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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