domenica 19 luglio 2020

Segnalazione Fantasy: “Il lungo inverno invincibile” di Silvia Tufano



Il 22 giugno è uscito il nuovo libro fantasy di Silvia Tufano, “Il lungo inverno invincibile”, edito da Scatole Parlanti-Edizioni Alterego.
Il libro è ora in vendita su tutti i bookshop online (Amazon, Feltrinelli, Ibs, Libreria Universitaria,
Unilibro, etc.) e ordinabile in tutte le librerie d’Italia.


114 pp
14 euro
Giugno 2020
Il romanzo parte dal primo incontro tra i due protagonisti che non avviene in uno scenario idilliaco; malgrado ciò Bob capisce subito di trovarsi di fronte a un bambino speciale, Robert.
Il legame tra i due risulta subito palpabile e indissolubile, ma un lungo inverno – metaforico e non solo climatico – spinge il loro cammino su due percorsi paralleli. 
Le loro unicità e le loro storie si fondono in un vortice di affetto, amicizia e surrealismo, in una dimensione spazio-temporale senza limiti e oltre il tempo. Quanto di quello che avranno vissuto insieme, però, sarà realmente accaduto e quanto, invece, soltanto immaginato?

Un romanzo fantasy che affronta la precaria condizione umana nella lotta costante per l’emersione dalla condizione di  "trasparenza” umana e sociale dei protagonisti di una narrazione avvincente, ricca di colpi di scena. 
L’assenza di percezione dell’altro, infatti, rimanda a un tema molto caro all’autrice: l’invisibilità. Possiamo dire che tutti i suoi scritti rimandano a questo minimo comun denominatore che è il “passare inosservati” non tanto in quanto persone fisiche, ma in quanto portatori di idee ed in particolare di affettività, vicinanza, cura.


L'autrice.
Silvia Tufano, pedagogista specializzata nel recupero del disagio sociale, è già nota al mondo
letterario per i suoi precedenti lavori come la raccolta di racconti brevi Il sole sorge a est (Aletti
Editore, 2014) e il romanzo La pioggia si può bere. Si è aggiudicata quattordici premi letterari in Italia e all’estero. Artista poliedrica, è conosciuta anche negli Stati Uniti, con cui intrattiene rapporti lavorativi costanti dal 2016.

sabato 18 luglio 2020

Recensione: IL KILLER DELLE TOMBE di Alexander Hartung



Berlino, 2013. C'è un assassino cui dar la caccia, tanto pericoloso quanto molto intelligente, che individua le proprie vittime secondo precise ragioni e la cui morte è anticipata da lapidi in cui vi è scritta la data del decesso di ciascuna, che avviene puntualmente e con caratteristiche molto simili tra loro. L'ispettore Jan Tommen, reduce da un'esperienza che definire traumatica vuol dire usare un eufemismo, è di nuovo al lavoro e deve arrestare la serie di morti che sta spaventando la città tedesca.



IL KILLER DELLE TOMBE
di Alexander Hartung



Amazon Crossing
trad. C. Acher Marinelli
355 pp
Come vi sentireste se un giorno, recandovi al cimitero, scopriste che è pronta la vostra lapide e che su di essa c'è pure annotato il giorno della vostra morte? 

Io ne sarei a dir poco turbata, e il turbamento si tramuterebbe ben presto in brividi di inquietudine e paura nel notare come il giorno della presunta morte sia fissato per... il giorno dopo!

Ecco, questa è la stramba situazione davanti alla quale si trova uno pneumologo di una certa notorietà, il dottor Valburg, che - nel portare fiori sulla tomba della moglie deceduta qualche anno prima - sbianca nel leggere che la visita della "vecchia signora" è prevista anche per lui per il giorno dopo.

Uno scherzo di cattivo gusto da parte di qualcuno che si vuol divertire in modo macabro?

La centralinista, che risponde alla concitata e un po' bizzarra telefonata dell'uomo, non sa cosa consigliargli, se non che di allontanarsi dal cimitero e di rivolgersi al più vicino posto di polizia. Ma Valburg non arriverà mai in centrale e il suo corpo verrà rinvenuto cadavere l'indomani, nella fossa scavata proprio per lui, con il cranio fracassato e gli occhi cavati.

E' solo il primo di altri decessi che si succederanno nel giro di breve tempo e a Jan non resta che rimboccarsi le maniche e cercare di avviare un'indagine certosina con la quale scandagliare nell'esistenza delle vittime.

Tanto per iniziare, il dottor Valburg era davvero il professionale e sobrio pneumologo a cui tanti pazienti si rivolgevano? Apparentemente sembra si tratti di un uomo avanti negli anni e con una vita tranquilla, vedovo inconsolabile, forse con una piccola debolezza ma non tanto rilevante da renderlo una possibile vittima di un folle killer, che tra l'altro ha pure mutilato il corpo...

Tommen non sa che pesci prendere, anche se fortunatamente ad aiutarli ci sono i suoi amici e collaboratori fidati: c'è Chandu l'esattore (che per ottenere ciò che vuole dai propri loschi informatori non esita ad alzare le mani, e lui è un omone dal fisico possente e dai modi poco gentili e poco ortodossi), Max (un giovanotto esperto in hackeraggi informatici) e Zoe, medico legale dai modi scorbutici e dalla lingua pungente come i bisturi di cui si serve abitualmente per sezionare cadaveri.

La squadra - per quanto anticonvenzionale - c'è e lavora sodo, e ogni membro mette in campo le proprie abilità, competenze, con annessi  mezzucci non proprio legali, e soprattutto a far da collante è l'amicizia e lo slancio nel dare il proprio contributo in un'indagine che sin dalla prima lapide si rivela complessa.

I morti non si fermano, nuove tombe affiorano e su di esse campeggiano altre sinistre promesse di morte.

Ogni volta Tommen fa di tutto per organizzare i controlli nel modo più serrato possibile attorno ai cimiteri o alle case delle potenziali vittime, ma ogni volta, e spesso per un soffio, il killer delle tombe la fa franca.
La polizia berlinese è frustrata, impotente perché sembra quasi impossibile proteggere le vittime da un progetto criminale architettato con scaltrezza e, in un certo senso, con razionalità e secondo una certa logica.

Il killer che stanno cercando non è uno sprovveduto, che ammazza gente a caso con una furia cieca e in preda a raptus: tutt'altro, l'uomo sceglie ogni vittima e l'uccide e la mutila secondo una ragione ed un criterio ben precisi.

Cosa unisce i defunti? Cosa ha a che fare un assicuratore di polizze sanitarie con un piccolo criminale ed entrambi con uno pneumologo?

Scoprire il filo rosso che lega queste persone e il killer che le ha prese di mira, è l'obiettivo principale di Jan e compagni.

Quando nella ricerca dell'assassino viene coinvolto anche un ambasciatore politico, il gomitolo sembra aggrovigliarsi per poi srotolarsi e far luce su tutti gli intrecci necessari per individuare il killer delle tombe, prevederne le azioni e, più di tutto, fermarlo.

A rendere il suo arresto ancora più urgente si aggiunge il rapimento di un membro del team di Tommen, il quale farà di tutto, in una vera e propria corsa contro il tempo, per impedire che una persona a lui cara sia uccisa dal pluriassassino.

"Il killer delle tombe" è un thriller-poliziesco dal ritmo costantemente incalzante, dall'andamento cinematografico (ce lo vedrei come film tv) e con un susseguirsi degli eventi avvincente; l'idea di base (la morte annunciata dalla presenza della lapide) è intrigante; il protagonista è un poliziotto che si sta ancora riprendendo dalla difficile esperienza vissuta non molto tempo prima (non la svelo nel caso aveste voglia di saperne di più, in quanto essa è oggetto del primo libro della serie su Jan Tommen, "Un debito è per sempre") e che infatti lo condiziona nello svolgimento del proprio lavoro, rendendolo non poco insicuro, pieno di sensi di colpa e con troppi incubi a togliergli il sonno.

Ma poichè nel proprio lavoro è bravo e determinato, il suo superiore, Bergman, lo sa e fa di tutto perché Tommen la smetta di affliggersi e piangersi addosso e si decida a riprendere in mano la propria vita, anche perché la polizia di Berlino ha bisogno di lui.


Attraverso indagini e ricerche, grazie ai preziosi contributi di Chandu -habituè di ambienti frequentati da individui poco raccomandabili -, della burbera Zoe - che sa cosa cercare sui corpi martoriati dei morti -, e del piccolo genio informatico che sa come scovare informazioni preziose e localizzare celle telefoniche, Tommen riuscirà progressivamente a non brancolare nel buio e a capire il movente: una volta individuata l'identità del killer, resta da comprendere il perchè di tutta questa macabra e sanguinosa messinscena.

Perché ha ammazzato quelle persone? Cosa li univa ad esse? Da quali motivazioni e sentimenti è mosso?

Bello, mi è piaciuto e lo consiglio, in particolare a chi si appassiona nel seguire indagini complesse.

venerdì 17 luglio 2020

Dal 23 luglio in edicola i romanzi di Lucinda Riley - in uscita con Donna Moderna


Care lettrici che amate e leggete i romanzi della bravissima scrittrice irlandese Lucinda Riley: sappiate che vi aspetta in edicola un'imperdibile collezione, che comprende i primi 5 episodi dell'appassionante saga "Le Sette Sorelle" (che diventerà una serie tv!)  con l'aggiunta di altri 3 titoli autoconclusivi altrettanto belli.

Vi piace questa iniziativa?
Sì?? Allora segnatevi le date di uscita delle copie, a partire dal 23 luglio.



In edicola insieme alla rivista Donna Moderna troverete la prima uscita ( Libro + rivista a 7,90€).


23 Luglio: Le Sette Sorelle
20 Agosto: La Ragazza della Luna 
27 Agosto: La Lettera D'amore
3 Settembre: La Luce alla Finestra
10 Settembre: Il Profumo della Rosa di Mezzanotte


Per quanto concerne la saga, personalmente sono interessata ad Ally nella tempesta perché lo lessi in formato digitale e ci terrei ad avere la copia, e poi La ragazza della Luna che ancora né leggo né posseggo; degli ultimi tre, ho una copia del Profumo della rosa...., e mi mancano gli altri due..., per cui ci faccio un pensierino ^_-

mercoledì 15 luglio 2020

Recensione: GLI SCOMPARSI di Alessia Tripaldi


Un cadavere orribilmente mutilato, rinvenuto nel bosco; un ragazzo smarrito e magro, l'unico che potrebbe dare informazioni utili per l'inspiegabile omicidio; una giovane donna, commissario di polizia, alla ricerca di risposte racchiuse tra i fitti percorsi di boschi impenetrabili tanto quanto la mente del ragazzo; un giovane uomo appassionato di Criminologia con un cognome attorno al quale pesano pregiudizi e diffidenza.



GLI SCOMPARSI
di Alessia Tripaldi



Rizzoli Ed.
398 pp
19 euro
Luglio 2020
Lucia Pacinotti è un commissario di polizia che una mattina si trova davanti al cadavere di un uomo ucciso a coltellate, il cui volto è stato preso a sassate con foga e i cui occhi sono stati cancellati con due incisioni a forma di croce; quel corpo così malridotto è irriconoscibile, non ci sono documenti grazie ai quali risalire alla sua identità e l'unica persona che potrebbe fare chiarezza in questo senso pare non essere in grado di dare tutte le risposte.

Risposte che sono invece urgenti, per avere una prima pista dalla quale partire, per capire chi abbia ucciso con tale ferocia lo sconosciuto rinvenuto in un tumulo di sterpaglie.
Il giovanotto trovato nel bosco accanto al cadavere dichiara di chiamarsi Leone e di essere il figlio dell'uomo, di aver sempre vissuto nei boschi da solo con il padre e senza altre persone attorno.

E' evidente come si tratti di un ragazzo fragile, spaventato, e l'eccessiva magrezza, il mutismo nel quale si chiude dopo aver dato poche e vaghe risposte, lo sguardo inquieto e perplesso proprio di chi non capisce certe domande, fanno pensare che ci sia qualcosa di strano dietro i suoi brevissimi racconti.
Lucia non capisce se Leone sia un po' tardo o se sia stato il tipo di vita - dura, priva di agi, solitaria e selvaggia - a renderlo così, "sulle sue", chiuso, diffidente e con una luce ferina negli occhi, solitamente abbassati per non incrociare quelli altrui.

Chi è Leone? Si chiama davvero così e il morto è realmente il padre?
Quale segreto si nasconde tra le montagne impenetrabili del Centro Italia? 

Le domande cui il bel commissario deve tentare di dare risposta sono più d'una e lei e l'ispettore Fabrizio Mori non sanno da dove partire.
Ed è la consapevolezza del buio, in cui ha appena cominciato a brancolare, ad accendere una lampadina nella sua testa: e se provasse a chiamare il suo vecchio compagno di università, Marco Lombroso?

I due hanno frequentato insieme Criminologia (anche se Marco non ha mai completato gli studi), e durante gli anni universitari avevano stretto una bella ed intima amicizia, fatta di ore trascorse a parlare di delitti e crimini misteriosi e complessi, cercando di fare ipotesi per individuare moventi ed assassini.
Eppure qualcosa a un certo punto si era spezzato e, dopo un singolo attimo di intimità in cui i due ragazzi si erano lasciati andare alla passione, Marco è fuggito senza dare più segni di vita, e lasciando amareggiata e delusa la sua amica Lucia.

Marco, un vero e proprio orso solitario, taciturno, introverso, incapace di stabilire delle vere e ricche relazioni umane (pur essendo lui molto interessato all'essere umano, o meglio ai suoi processi mentali), negli anni passati si era completamente perso tra le foto di criminali e le annotazioni del suo trisavolo, il celebre e discusso Cesare Lombroso -, contenute in un baule tenuto intenzionalmente nascosto.
Marco aveva capito che - pur sbagliando nel credere che fosse possibile individuare un potenziale criminale sulla base di specifiche caratteristiche fisiche - il suo trisnonno aveva fatto qualcosa che prima di lui a nessuno era venuto in mente: ascoltare i criminali, entrare in empatia con loro, per penetrare nei meandri della loro mente.

Ed è quest'ultimo importante aspetto che rende Marco vicino a Cesare Lombroso: il desiderio (o l'ossessione?) di trovare la chiave d'accesso alle zone d'ombra della mente umana.

Quando Lucia lo chiama in causa perché l'aiuti a dipanare il mistero del “ragazzo dei boschi”, Marco è  costretto a riaprire il vecchio baule e, nei pattern che collegano i crimini più efferati della Storia, cercare di vedere la verità che spiega i come e i perché; ma per trovarla è necessario addentrarsi nei fitti boschi delle montagne e in quelli ancora più intricati dell’ossessione per il male.

Lucia e Marco cominciano a lavorare di nuovo fianco a fianco, come una squadra, e trovando l'affiatamento di un tempo; gli ostacoli non mancano sin da subito, eppure Marco riesce ad entrare in contatto con un soggetto complesso come Leone e a parlargli in modo da dissuaderlo a fornirgli informazioni utili.

Ciò che apprendono è una verità dolorosa, che li sgomenta e li getta in un profondo turbamento: Leone è stato un bambino che ha avuto la sfortuna di incontrare un "orco cattivo", un mostro che lo ha sottratto alla propria vita, alla propria famiglia, per portarlo con sè in una tana nascosta nei boschi di montagna, crescendolo con estrema durezza, secondo la propria visione della vita, del mondo, i propri "princìpi di fede", facendo di Leone un suo piccolo discepolo, completamente asservito a lui, manipolato, trattato come un animaletto selvatico da addestrare, da preservare - secondo la mente malata di questo rapitore - rispetto a un mondo che vive nel peccato.

Nel proseguire le ricerche, facendo domande alle persone del posto, ricostruendo il possibile profilo e dell'uomo ucciso e dello stesso Leone, grazie in particolare agli archetipi di Jung*, Marco e Lucia riescono ad ottenere risultati che via via rendono il quadro della situazione più nitido: scoprono l'identità del rapitore e tante informazioni che permettono loro di capire perchè e come abbia agito negli anni, e ad emergere chiaramente è che gli scomparsi per mano di questo invasato sono tanti...

Quanti bambini innocenti sono stati strappati ai loro cari, alla loro infanzia... per essere catapultati in un vero e proprio inferno, fatto di botte, fame, sete, abusi fisici ed emotivi, ore intere trascorse nel buio di una prigione  fredda e fetida?
E soprattutto, che ne è stato di queste creature? Sarà possibile ritrovarle vive e salvarle?

E' l'obiettivo più importante che si è prefissa Lucia: arrivare in tempo e salvare le vittime, e per far questo devono ricorrere a ciò che è disposto a raccontare e ricordare Leone, spinto dalle domande insistenti e pertinenti di un sempre più coinvolto Marco.

Marco Lombroso è un protagonista affascinante proprio perché, pur avendo tutte le carte in regola per essere un buon criminologo - di quelli bravi, che aiutano la polizia ad acciuffare un serial killer -, cova dentro di sè qualcosa di vagamente inquietante, di oscuro, di respingente, e la parentela con uno scienziato che ha fatto tanto parlare per le proprie idee e i propri studi su chi commette crimini, contribuisce a conferirgli questi tratti: nel suo approccio ai criminali, a guidarlo è unicamente la ricerca della verità e della giustizia, o c'è un interesse più morboso verso i meccanismi psicologici che stanno alla base di un comportamento delittuoso? 

"..mi porto dentro anche la sua malattia! (...) Sono ossessionato come lui dagli psicopatici, dai criminali, e sai perché? Perché siamo come loro, le nostre menti sono deviate come le loro! Vogliamo capirli, riusciamo a capirli, perché abbiamo lo stesso buco nero nel cervello!" 


Lavorare a questo caso fa venire a galla i lati più oscuri della sua mente e della sua anima, quelle zone buie che lui per primo vorrebbe non avere e non mostrare, cosciente di come esse lo gettino in uno stato ossessivo in cui si lascia completamente fagocitare dalla ricerca di connessioni e schemi utili a conoscere le personalità degli psicopatici, a comprenderne e prevederne azioni e comportamenti.


Al suo esordio, Alessia Tripaldi ha scritto un thriller davvero appassionante, creando alla perfezione un'atmosfera ricca di pathos, in un saliscendi di tensione narrativa che ti risucchia nel medesimo vortice dei protagonisti.

Di questo romanzo mi è piaciuto tutto: l'ambientazione del delitto e dei rapimenti (il bosco, un luogo difficile da penetrare, conoscere, e in cui smarrirsi è fin troppo facile, il che lo rende angosciante); i riferimenti a casi di minori scomparsi, reali e tristemente famosi; la centralità di Jung (e dei suoi archetipi), e del defunto Lombroso, la cui presenza aleggia in tutto il libro e influenza suo malgrado Marco, che da una parte vorrebbe potersi liberare del peso di questo cognome e da ciò che esso comporta, dall'altra ne è inevitabilmente soggiogato, e noi lettori lo siamo insieme a lui; tutta la parte (triste e dolorosa) relativa alle povere creature rapite e al loro rapitore; il lavoro investigativo condotto per scandagliare nelle vite delle persone coinvolte nel caso e per poter comporre un puzzle tutt'altro che semplice; il rapporto complicato tra Lucia e Marco, la cui comune passione per la criminologia è un aspetto che li accomuna e, al tempo stesso, potrebbe finire per dividerli. 
Mi ha rapita, in generale, la bravura dell'Autrice nel prendermi per mano e condurmi in un viaggio dove la ragione cede il posto alla pazzia, al fanatismo pericoloso, a vizi segreti e patologici; tra le maglie di un'ampia e intricata indagine su minori scomparsi/rapiti vengono fuori le ombre inquietanti che accompagnano ciascun uomo e, come non di rado accade, ad essere colpevole è colui che dall'esterno sembra essere una brava persona, magari anche molto religiosa e pia, e che invece nasconde dentro di sè un buco nero di follia, di sadismo, che le fa compiere cose orribili.

Non riesco a trovare nessuna pecca in questo libro, se non che a un certo punto è terminato, ahimé; è uno di quei libri che, quando inizi a leggerli, non accetti distrazioni e vorresti andar dritto come un treno fino all'ultima pagina per non perdere una virgola e risolvere ogni singolo nodo, rispondere a tutti i perché.

Ringrazio di cuore l'Ufficio Stampa della Rizzoli per la copia omaggio e non mi resta che consigliare caldamente questo romanzo, in special modo a quanti sono appassionati di questo genere. 



*un archetipo è una struttura, una configurazione della psiche, che può in modo del tutto autonomo e orientativo dare forma a contenuti del pensiero, emozioni e comportamenti finalizzati negli esseri umani (fonte).

martedì 14 luglio 2020

"È l’essenziale che fa valer la pena di vivere" - Mario de Andrade



Queste parole molto intense e significative sono citate in uno degli ultimi libri che ho terminato di leggere (Un momento fa, forse, G. Ardemagni); l'Autore è Mario de Andrade, (San Paolo, 9 ottobre 1893 – San Paolo, 25 febbraio 1945), poeta, musicologo, critico letterario e narratore brasiliano, uno dei fondatori del modernismo brasiliano. Fece parte negli anni venti del gruppo dei giovani modernisti, e fu uno degli animatori della Semana de Arte Moderna (settimana di arte moderna) a San Paolo nel 1922. Ha scritto anche saggi di musicologia, incentrati sul folclore (fonte).


Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.

Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.
Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.


Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.

Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta. Non ho più molti dolci nel pacchetto.

Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità. Così si difende la dignità umana e si vive nella verità e nell’onestà.

È l’essenziale che fa valer la pena di vivere.

Voglio circondarmi di persone che sanno come toccare i cuori, di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.

Sì, sono di fretta, ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.
Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti. Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora.

Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.

Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una.

domenica 12 luglio 2020

Recensione: RITORNO A BLUE RIVER di Grazia Caputo



Quanto può essere difficile ritornare nel luogo in cui hai trascorso parte della tua vita e al quale sono legati ricordi di esperienze umilianti e dolorose?
Per Grace Jones, giovane scrittrice di successo, è un vero e proprio atto di coraggio tornare a Blue River, sapendo che c'è il rischio di ritrovare quelle persone che in passato le hanno fatto versare molte lacrime.
Ma solo affrontando i propri demoni è possibile sconfiggerli, e lei non è più l'adolescente insicura di un tempo.


RITORNO A BLUE RIVER
di Grazia Caputo



Officina Milena
94 pp
Blue River è un paese nei cui pressi scorre un fiume, attorno al quale si narra una leggenda che ricorda come la vita scorra proprio come un corso d'acqua, portando via con sé il bello e il brutto vissuto da ogni essere umano.

Dopo essere fuggita dal proprio piccolo paese pur di realizzare i propri sogni, passati sei anni, la giovane protagonista di questo libro torna là dove risiede il proprio passato e, con esso, incubi e paure che l'avevano resa insicura e fragile.
Ma la sua tenacia e determinazione nel mettere a frutto il proprio talento di narratrice, l'hanno resa una donna più sicura di sè, tanto da spingerla a tornare "a casa".

E in una notte, tetra come quella di Halloween sa essere, tra zucche inquietanti e strani segni che tentano di spaventarla, forse è davvero arrivato per lei il momento della resa dei conti con coloro che l'hanno perseguitata approfittando della sua ingenuità.

Grace rivede colei che, negli anni della scuola, è stata la sua migliore amica, Nora, con cui però - una volta lasciata Blue River - aveva allentato i rapporti.
Tra le due c'è imbarazzo e l'amica non nasconde un atteggiamento ostile, proprio di chi sente di essere stato deluso dall'altro.

Grace è tornata per cercare di scrivere il suo romanzo in tranquillità, ma durante la settimana di Halloween  avvengono è vittima di fatti inquietanti, sinistri ed inspiegabili, che le provocano comprensibilmente più di un brivido e la fanno sentire continuamente in allarme: telefonate anonime, appostamenti, rumori strani...
C'è forse qualcuno che vuol farle uno scherzo mettendole paura?
E se non fosse semplicemente un burlone a darle fastidio ma qualcuno male intenzionato?

Lo scoprirà presto, e proprio nel corso della notte del 31 ottobre, che forse sarà la notte più terrificante e lunga della sua vita.

Attraverso brevi flashback conosciamo alcuni episodi accaduti a una giovanissima ed inesperta Grace, la quale ha sofferto per essere stata il continuo bersaglio delle angherie e delle cattiverie di quattro ragazzi del paese: quattro bulli che si sentivano i padroni del mondo, arroganti e sadici, pronti a prendere in giro con cattiveria e ad umiliare chi, come Grace e Nora, era timido e insicuro.

Tra questi quattro giovanotti spavaldi - Gary e Jack Rider (fratelli), Alan e Nickolas -, il più perfido è stato sicuramente Jack, il quale in certi momenti - quando si ritrovava solo con Grace - perdeva l'aria cinica a e strafottente e quasi sembrava preso dalla ragazza, per poi fare il bullo quand'era con gli amici.

Ebbene, i quattro vengono a sapere del ritorno di Grace e organizzano una trappola per lei, qualcosa di veramente orribile che potrebbe rivelarsi per la povera ragazza - sola in casa - un  inferno senza via d'uscita.
Eppure non sarà totalmente sola ad affrontarlo, e una presenza amica le sarà di grande aiuto.

Grazia Caputo ha scritto un racconto che, in un numero limitato di pagine, riesce ad essere interessante e completo, regalando attimi di suspense nel lettore, e a ciò contribuisce lo sfondo costituito da questa cittadina americana fittizia, la leggenda riguardante il suo fiume, il periodo in cui la storia è ambientata, ossia Halloween, con tutti i dettagli relativi a questa oscura festa, le minacce che la protagonista non sa spiegarsi e, in particolare, ciò che le accade in quella maledetta notte.

Il racconto di ciò che vive Grace a causa della trappola tesa da Jack e compagni - alternato, come dicevo, a piccole ma necessarie incursioni a sei anni prima - unisce elementi thriller e horror, è narrato con un ritmo concitato e tiene il lettore in tensione, in quanto è difficile non farsi coinvolgere dai fatti raccontati e dagli stati d'animo della protagonista, la quale si ritrova a fare scelte audaci e necessarie, se vuol uscire viva da una situazione che si fa via via sempre più pericolosa.

Tra queste pagine, di cui ho apprezzato lo stile, i personaggi, l'ambientazione, si affrontano temi quali l'amicizia, i primi acerbi sentimenti verso l'altro sesso, l'incapacità di saper esprimere i propri sentimenti e farne piuttosto un'ossessione, la mancanza di rispetto per la donna, il bullismo - con tutto ciò che esso significa nella vita di chi lo subisce, in termini di sfiducia, paura, insicurezza - ma anche la voglia di non lasciarsi schiacciare da chi crede di poterti far sentire una nullità.
Grace non ci sta, alza la testa e va dritta per la sua strada e quando torna a Blue River, pur non immaginando ciò che l'attende, potrà finalmente guardare l'acqua del fiume e vedere chi è stata e chi è adesso, e chiudere finalmente col passato, lasciando che esso scivoli via, mostrando il suo riflesso, che le restituisce l'immagine di una persona che ce l'ha fatta.

Un racconto bello, intenso, scritto molto bene, appassionante, con un finale che - specifica l'Autrice - lascia spazio a diverse interpretazioni.
Assolutamente consigliato se vi piacciono le storie ricche di pathos e suspense.
Ringrazio Officina Milena per la copia omaggio.

sabato 11 luglio 2020

Recensione: UN MOMENTO FA, FORSE di Giovanni Ardemagni



Perdere il lavoro è sempre un evento difficile da affrontare; se hai più di cinquant'anni, forse, lo è anche un po' di più, perché sei cosciente di come il tempo passi inesorabile, e confrontarsi all'improvviso con la necessità di reinventarsi, di rimettersi in gioco cercando, dopo venti-trent'anni di carriera, un nuovo lavoro, può essere davvero traumatico.
Tra queste pagine, con la delicatezza di una poesia e la forza di chi riflette sulla vita e sui suoi significati, l'Autore ci narra una storia sì di perdita, dolore e amarezze, ma altresì di amicizia e voglia di fermarsi: fermarsi a riflettere, ad assaporare i momenti, a dimenticare il ticchettio costante dell'orologio che ci ricorda quanto siamo soggetti al tempo che ci scorre tra le dita come sabbia, a ritrovare noi stessi, sempre noi eppure diversi da come eravamo un momento fa. Forse




UN MOMENTO FA, FORSE
di Giovanni Ardemagni



Pegasus Edition
154 pp
Zurigo, ai giorni nostri.
Giovanni (indicato semplicemente con G. nel libro) e Marcello (un suo collega), sono due uomini ultracinquantenni, differenti sotto diversi aspetti, a cominciare da quello fisico: G. è piccolino, Marcello è un omone ed è gentile, sempre sorridente anche se solitario; i due, dopo tanti anni di relazione professionale, coglieranno al volo l'opportunità di conoscersi davvero trascorrendo qualche ora insieme, assaporando così una inaspettata ma incredibile complicità, una condivisione infinita, che li renderà speciali l'uno per l'altro.

Durante un pomeriggio passato insieme raggiungendo Milano, Marcello e G. parlano tantissimo, ridono, si parlano a cuore aperto, e il primo - che G. chiama affettuosamente "orso bernese" - aiuterà l'altro a concedersi attimi di preziosa e "sana follia".

«Follia. È la follia che ci fa vivere oltre i nostri stupidi e assurdi limiti, amico mio!»

Non solo, ma grazie alle riflessioni profonde che emergono con spontaneità dalle chiacchierate con l'amico e collega, G. realizza alcune verità fondamentali, di per sè semplici, da sempre vicine a lui, alla sua portata, eppure ignorate fino a quel momento.

"...noi tutti cerchiamo di fare il possibile per allungarci la vita; Marcello, oggi, mi ha fatto capire come allargarla."

L'amico, con la sua dolcezza, schiettezza e profondità d'animo, gli permette di capire come non sempre serva riempire il tempo e lo spazio di parole, azioni frenetiche...: spesso è necessario e sufficiente il silenzio, non quello sterile e vuoto, bensì un silenzio "pieno di risposte pronte a essere catturate", un silenzio che induca a confrontarsi con i propri limiti e a "guardare oltre l'ovvio".


Come sarebbe bello se potessimo fermare le ore, i minuti, eliminare le lancette dagli orologi e tutto ciò che implica lo scorrere inesorabile del tempo!
Forse impareremmo ad essere meno ansiosi, a gustarci ogni attimo, ogni sorriso, ogni abbraccio, le relazioni con chi ci è accanto. Semplicemente l'oggi.

"Un orologio senza lancette ti fa vivere il presente perché nella parola “futuro” non vi è verità."


Viviamo giorni frenetici in una società digitalizzata e dai ritmi sempre più veloci, bombardati da mille stimoli e inevitabilmente ci ritroviamo spesso a considerare che il tempo per far tutto ciò che vorremmo è sempre troppo poco: potersi fermare per guardarci dentro, attorno e oltre dovrebbe essere un diritto ma anche un dovere verso noi stessi, per donarci l'opportunità di essere liberi - almeno per qualche momento - dalla schiavitù dei minuti che volano via e non tornano più, di questo tempo che ci ingabbia, quando invece basterebbe 

"...prestare un poco più di attenzione verso il mondo che ci circonda, per iniziare a notare il flusso costante delle stagioni e del tempo che passa e che passerà, invitandoci ad accorgerci che stiamo vivendo ora."

Ma a dispetto delle belle considerazioni e dei significativi discorsi che i due amici condividono in un'atmosfera serena e intima, la realtà non manca di provocare scossoni nelle loro esistenze.

Entrambi vengono licenziati in tronco dal direttore dell'azienda per la quale lavorano da anni; il loro superiore non mostra alcuna empatia nel comunicare la dolorosa notizia, che è una doccia gelata tanto per G. quanto per Marcello, i quali reagiranno in modi differenti alla perdita del lavoro.

Il tema del licenziamento - centrale nel libro - che sopraggiunge a un'età matura è sicuramente quanto mai attuale, oltre che delicato; ogni persona ha il proprio vissuto, temperamento, problematiche personali e famigliari, e sicuramente ciascuno può reagire in modo differente a un evento di questo tipo: passato lo sgomento, lo scoraggiamento e l'amarezza iniziali, c'è chi può coglierlo come un'opportunità per ricominciare, per incamminarsi verso nuovi percorsi, magari altrettanto se non più stimolanti.
E poi c'è chi non ce la fa ad uscire indenne da un "trauma" di questo tipo, e la delusione, la paura di un "nuovo" che è sinonimo di ignoto, hanno il predominio, finendo per innescare reazioni e meccanismi dolorosi e dagli esiti irrimediabili.

L'Autore trasporta il lettore in un'atmosfera in cui il sogno e la realtà si fondono e confondono, in cui il protagonista è messo davanti all'opportunità di riflettere su stesso, su ciò che è e vuol essere, su ciò che davvero conta e dà valore a ogni singolo giorno come ad una vita intera.

Pur non amando particolarmente un registro linguistico ed uno stile narrativo troppo intrisi di pensieri e considerazioni esistenzialistiche e filosofiche (che conferiscono un tono molto poetico ai dialoghi tra i personaggi), trovo che essi siano comunque coerenti con la linea che lo scrittore ha intenzionalmente scelto per affrontare tematiche importanti quali l'amicizia, la morte, la perdita del lavoro (e tutto ciò che ad esso segue), la solitudine, il valore di tutti quegli istanti che compongono le nostre giornate, delle azioni, delle parole, dei silenzi e delle relazioni umane che intrecciamo; la materia narrativa è sostanziosa, significativa e si riflette nelle scelte stilistiche dell'Autore.
I personaggi sono ben strutturati, la loro amicizia è bella e profonda, e tutto il romanzo è pervaso da una vena malinconica e triste, che ha il suo culmine in un fatto tragico che segnerà il rapporto tra i due uomini; nonostante questo evento, però, il finale, lungi dall'essere melodrammatico, custodisce un germe di speranza, testimone dell'evoluzione che il protagonista ha vissuto, in virtù e delle vicende vissute e del legame con l'amico.

Consigliato in particolare a chi desidera accostarsi a un genere narrativo che non mira semplicemente al racconto di una storia, quanto alla trattazione di temi rilevanti ed attuali, che possono riguardare da vicino tanti di noi.


"Scrivere ti permette di chiederti se sei pronto. Scrivere sei tu. Tu sei tu, non la tua ombra. “L’ombra sta sempre davanti a te e non dietro di te” è solo una questione di punti di vista. Scrivere è non avere paura dell’ombra, perché l’ombra significa che c’è qualcosa o qualcuno che vuole illuminare o illuminarti".

"Continuiamo a dirci di non avere tempo mentre dovremmo essere più leali con noi stessi e dirci che non abbiamo voglia di guardare gli eventi perché ci fanno paura. Caro mio, sei stato qui ogni giorno di questa settimana. Sai, siamo noi che non siamo capaci di fermarci e guardarci dentro e attorno, e guardare oltre. Ma pretendiamo di avere visto, se non tutto, almeno tantissimo."



giovedì 9 luglio 2020

Recensione: "IL FANTASMA DELL'ABATE. La tentazione di Maurice Treherne" di Louisa May Alcott



Amore, passioni, segreti, intrighi e tradimenti popolano le stanze di un'antica dimora, sorta lì dove anni prima c'era stata un'abbazia; ma a rendere l'atmosfera misteriosa ci pensa un'oscura e indefinibile presenza, che non sembra avere fattezze umane...


IL FANTASMA DELL'ABATE. La tentazione di Maurice Treherne.
di Louisa May Alcott



self-publishing
trad. I. Nanni
70 pp ca.
2.99 euro
Siamo nell'Inghilterra della seconda metà del XIX secolo.

Maurice è un giovanotto appartenente alla nobile famiglia inglese dei Treherne. 
Una volta rimasto orfano, viene accolto in casa dagli zii e stringe un vincolo particolarmente profondo con il cugino Jasper, suo coetaneo, con cui condivide piaceri e avventure tipiche dei giovani delle classi agiate.

Ma nel corso delle loro goliardiche avventure, è accaduto qualcosa di poco piacevole, anzi di decisamente tragico per il povero Maurice: durante il viaggio di ritorno da un soggiorno a Parigi (terminato prima del previsto a causa di uno scandalo....), la nave su cui si sono imbarcati per far ritorno a casa, naufraga.
Coraggiosamente, Maurice salva la vita al cugino rischiando la propria e resta paralizzato alle gambe, inchiodato ad una sedia a rotelle. 

A peggiorare la già deprimente e triste condizione del povero Treherne si aggiunge l'inspiegabile scoperta che il vecchio zio che l'aveva accolto... l'ha diseredato e il giovanotto, povero e "storpio" , non può che affidarsi al buon cuore dello scapestrato cugino.

Ad essere sempre la stessa nei confronti di Maurice è Octavia, la sorella di Jasper, dolce amica che si prende cura del cugino invalido, mostrandogli affetto e vicinanza sinceri nel corso dell'anno successivo all'incidente. 

A muovere i gesti teneri di Octavia non è mai stata la pietà e neppure il semplice legame di  parentela: nel suo cuore nutre per Maurice un amore puro, che vorrebbe vedere ricambiato... e così sarebbe se non fosse che Maurice si rende conto di dover rinunciare alla bella cugina per non rovinarle la vita...
Lei così cara e dolce... come viverebbe accanto ad un uomo non solo confinato su una carrozzina ma per di più senza il becco di un quattrino? Che futuro potrebbe garantirle?

La stessa Lady Treherne, mamma di Jasper ed Octavia, per quanto voglia bene al nipote, cerca di fargli comprendere la necessità di non dichiararsi alla ragazza, ma di lasciarla libera di frequentare, conoscere e forse fidanzarsi con qualcun altro, che potrebbe amarla e donarle un'esistenza felice e sicura.

Ed infatti, in quei giorni che anticipano la fine dell'anno, in casa di Jasper, c'è un giovanotto - Annon - che stravede per Octavia e che volentieri conquisterebbe il suo cuore.
Ma lo spasimante non è il solo ospite della casa: ci sono anche due amiche di Octavia e una coppia, il generale Snowdon e sua moglie Edith.
Quest'ultima è una donna giovane e affascinante e col marito compongono in realtà una coppia, a un primo sguardo, male assortita, visto che lei è ancora nel fiore degli anni mentre lui è anziano...

Sarà proprio la presenza di Edith a far tornare il passato - lei, Maurice e Jasper si sono conosciuti l'anno prima a Parigi - più minaccioso che mai, col rischio di rovinare irrimediabilmente i progetti di Maurice (circa una possibile unione con Octavia) e tentandolo in merito al mistero che circonda gli eventi di Parigi e che vedono coinvolta la stessa signora Snowdon.

Maurice è un uomo d'onore: le sue gambe saranno pure senza forza e lui un invalido, ma la sua coscienza è più che desta e sana, e gli impone di non venir meno alla parola data e di tenere per sè la verità, la stessa che, quando fu celata, indusse il defunto zio a levargli l'eredità ingiustamente...

Tutti gli ospiti della dimora trascorrono le mattine e le sere chiacchierando e ognuno coltivando un sogno d'amore dentro di sè: Annon si arrovella il cervello su come far innamorare di sé Octavia, la quale ama Maurice ma, per compiacere la madre, deve soffocare questo sentimento.
Jasper sta combinando qualcosa di losco con Edith, la quale ha occhi solo per Maurice e potrebbe essere disposta a commettere anche azioni scorrette pur di contrastare l'amore tra lui e la dolce Octavia...
E intanto, in alcuni angoli bui della villa, pare ci sia una presenza spettrale che si diverte ad apparire all'improvviso e a spaventare i poveri malcapitati che se la trovano davanti.

Effettivamente, spiega Jasper, c'è un'inquietante leggenda che grava sulla bella dimora dei Treherne e ha a che fare con un abate amareggiato e infuriato e di una sua sinistra maledizione...

Tutte sciocche superstizioni, adatte a donnicciuole impressionabili, e utili solo a rendere eccitanti le serate d'inverno davanti al camino, raccontandosi a bassa voce "storie di fantasmi"?

Può essere, eppure... a volte accadono degli eventi che, se anche la ragione ci spinge a non attribuirli a cause "sovrannaturali", hanno però elementi inspiegabili, coincidenze strane che un po', vuoi o non vuoi, turbano gli spiriti.

La Alcott ha scritto una novella che si inserisce nel filone del genere gotico, pur essendo la presenza del paranormale piuttosto marginale rispetto alle dinamiche relazionali, ai sentimenti e alle ambizioni dei personaggi che interagiscono in questa storia breve ma molto gradevole: ci sono amore (quello sincero e puro ma anche quello egoista), gelosia, tormenti interiori, sogni infranti, il desiderio di restare leali nonostante ciò costi sacrificio, il non arrendersi davanti alle difficoltà, perdono e tradimento: in una parola, ci sono le passioni, belle e brutte, che agitano il cuore dell'essere umano.

In certi momenti sembra essere in un romanzo di Jane Austen, ad es. quando le amiche di Octavia ciarlano con un pizzico di leggera malizia sull'eventualità di trovare un fidanzato in casa Treherne; l'elemento paranormal e gothic raggiunge sempre l'effetto di stuzzicare e dare sale alla storia, che verso il finale aggiunge - alla sensazione che tutto si stia volgendo verso il "bene" e che ogni problema abbia trovato soluzione - un fatto tragico ed ineluttabile.

Ringrazio Isabella Nanni per avermi dato l'opportunità di leggere e conoscere questo racconto lungo della  "mamma" delle indimenticabili sorelle March; mi è piaciuto molto e ho apprezzato anche la sua traduzione, molto accurata e scorrevole.

mercoledì 8 luglio 2020

Summer Tag 2020



Oggi niente recensioni e segnalazioni, piuttosto un personalissimo tag estivo!






UN LIBRO IN CUI IL MARE E' UN ELEMENTO PRINCIPALE


Pensavo ad ALLY NELLA TEMPESTA, il secondo volume della serie di Lucinda Riley, "Le Sette Sorelle".

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Ally ha 30 anni, è una velista professionista, affermata, spesso vincitrice nella gare di vela; proprio nel corso del suo lavoro conosce “il re del mare”, l’esperto velista Theo Falys-Kings.
La vita in mare si addice al suo carattere forte, determinato, che ama l’avventura, il vento nei capelli, l’odore forte del mare sulla pelle.
Ma sarà proprio il mare, con le sue tempeste e i suoi rischi imprevedibili, a portare dolore su dolore ad Ally, e a toglierle la possibilità di un futuro sereno proprio in un momento in cui sembrava non ci fossero nuvole nere all’orizzonte.





UN LIBRO CHE INCLUDE UN VIAGGIO/UNA  VACANZA IN ESTATE

Me ne vengono in mente due, in particolare!


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Il primo riguarda un viaggio intrapreso dopo la scuola da quattro amici, freschi di diploma: un viaggio 
in Europa che sarà un punto di svolta per le loro amicizie e i loro amori, costringendoli a interrogarsi su se stessi e su ciò che davvero vogliono essere e fare.

Eh sì, mi riferisco all'ultimo romanzo recensito, 
UNA VALIGIA PIENA DI SOGNI della Simons!









Il secondo al quale ho pensato e che riguarda anch'esso la stagione estiva, è L'ESTATE DELL'INCANTO di Carofiglio: l'anziana protagonista rammenta quella che per lei è stata la più bella estate della sua vita, tantissimi anni prima, nell'antica villa del nonno sui colli pistoiesi, a pochi mesi dallo scoppio della seconda guerra mondiale.










UN FILM CHE CHE TI RICORDA L'ESTATE


Lo confesso subito così mi tolgo il pensiero: i primi che mi sono balzati in testa sono stati STAN BY
ME - RICORDO DI UN'ESTATE e I GOONIES; ma poichè temo di averli citati più di una volta, evito di essere ripetitiva, e mi butto su  LO SQUALO di Steven Spielberg (1975), un film cult che non so quante volte e guardato e riguardato!




I CIBI CHE PREFERISCI MANGIARE IN ESTATE


Pasta fredda, insalata di riso, oppure a pranzo solo un secondo con contorno.
Ammetto di non voler rinunciare alla pizza e il sabato sera, che sia comprata in pizzeria o fatta in casa, sulla nostra tavola non può mancare, ci fossero pure 40° all'ombra ^_^ 

E poi frutta a volontà (cocomero e melone in special modo), granite e... gelati gelati gelati!
Mi piace preparare anche semifreddi e cheesecake!






LA/E BEVANDA/E CHE PREFERISCI IN ESTATE


Il the freddo sicuramente, e poi limonate, bevande con la menta, e anche il caffè lo gradisco freddo piuttosto che caldo ^_^
E poi concedetemi una birra gelata ogni tanto :-D



UNA CANZONE CHE TI RICORDA LE ESTATI DELLA TUA INFANZIA


Sicuramente TI PRETENDO  di Raf e LIKE A PRAYER (anche se non mi piace il videoclip), che mi ricordano l'estate del 1989 a Campomarino dai miei zii. 





UNA POESIA A TEMA ESTATE



SENSAZIONE
(A. Rimbaud)


Le sere blu d’estate, andrò per i sentieri
graffiato dagli steli, sfiorando l’erba nuova:
ne sentirò freschezza, assorto nel mistero.
Farò che sulla testa scoperta il vento piova.
Io non avrò pensieri, tacendo nel profondo:
ma l’infinito amore l’anima mia avrà colmato,
e me ne andrò lontano, lontano e vagabondo,
guardando la Natura, come un innamorato.

martedì 7 luglio 2020

Frammenti di UNA VALIGIA PIENA DI SOGNI di Paullina Simons



Alcuni passaggi tratti da UNA VALIGIA PIENA DI SOGNI di Paullina Simons.






"Perché nei libri l'amore è l'unico filo a tenere insieme la trama, mentre nella vita reale è solo parte del disegno? Nella realtà ci sono fame e irritazione, Allegria. Rabbia, il desiderio di leggere, dormire, cantare, la voglia di vendetta, gli acciacchi fisici, molti disagi. (....) Terrore reale e immaginario, e un prato pieno di spettri spaventosi. (...) E c'è anche l'amore, come un paladino attraverso il rame paludoso di un fiume. C'è l'amore."


"É questo che si prova quando ci si innamora? Allora perchè somiglia così tanto alla paura? Solo fame e terrore. Equivale a essere abbandonati da Dio o a essere invasi da Dio? (...) É così che ci si sente, conferma Johnny. L'amore entra e cambia la disposizione dei mobili. L'amore entra, Chloe."


-Un giorno dovrai scegliere davvero tra ciò che credi di desiderare e ciò che desideri sul serio. Allora capirai cos'è l'amore.
- E noi due, Johnny? 
- Esiste un noi due?
- Che cosa stai dicendo? Che non siamo reali?
- Niente affatto. Non è questo che intendo. Siamo l'unica cosa  reale. 
Abbiamo già avuto tanto.
- Non abbastanza. Siamo sotto di una vita intera.
- (...) Ma se questa fosse tutta la vita che ti è stata concessa, sarebbe abbastanza, no? Un giorno per vivere tutte le cose che dobbiamo vivere, per addolcire i nostri cuori, per donarci la gioia. (...) Un giorno per baciare la persona che ami


"La mia anima non ha la minima imperfezione quando sono con te (...).
 Apriti al tuo splendore".

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