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sabato 13 febbraio 2016

"Io non mi arrendo": la storia di Roberto Mancini, il poliziotto "morto per dovere"



Lunedì 15 e martedì 16 febbraio andranno in onda su Rai Uno due puntate della nuova fiction Rai con protagonista Beppe Fiorello: "Io non mi arrendo". 

giuseppe fiorello
E' la straordinaria vicenda, ispirata a una storia vera, del poliziotto Roberto Mancini (nel film: Marco Giordano) che ha combattuto l'ecomafia.
Con le sue indagini ha anticipato di quasi vent'anni il disastro della Terra dei Fuochi, ma nessuno gli aveva creduto.
Roberto è morto a 52 anni per un tumore contratto proprio nel corso delle sue indagini.

La sua storia è narrata nel libro "Io morto per dovere"  di Lucia Ferrari e Nello Trocchia, scritto con la collaborazione della moglie di Roberto, Monika, e ci restituisce un ritratto commovente ed esemplare.

Ed. chiarelettere
15 euro
11.02,2016
Sinossi

Un uomo sapeva già tutto del disastro ambientale nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Vent'anni fa conosceva nomi e trame di un sistema criminale composto da una cricca affaristica in rapporto con gli immancabili colletti bianchi, giudici, imprenditori e avvocati in combutta con la feccia peggiore della malavita organizzata e con le eminenze grigie della massoneria.
Quest'uomo è Roberto Mancini, riconosciuto come "vittima del dovere" dal Ministero dell'Interno.


lunedì 25 gennaio 2016

Le mie letture in corso (gennaio 2016)



Buongiorno e buon inizio di settimana, lettori!
Quali letture hanno allietato il vostro week end?

Queste sono le mie e, come sempre, se avete letto/conoscete questi due libri e vi va di lasciarmi un parere, lo leggerò molto volentieri! ;)

Il primo è la testimonianza straziante di una sopravvissuta all'orrore di uno dei più terribili regimi dittatoriali del XX sec.
L'altro è un romanzo di un autore con cui non ho mai stabilito un grosso feeling, ma provo comunque a rileggerlo.

Entrambe le letture saranno due obiettivi della Reading Challenge.

TORNATA DALL'INFERNO.
La vicenda sconvolgente di una donna 
sopravvissuta all'orrore dei Khmer rossi
di Claire Ly


Ed. Paoline
trad. A. Venuta
168 pp
11 euro
2006
Sinossi

L'autrice racconta la sua agghiacciante esperienza durante uno dei regimi dittatoriali più feroci del ventesimo secolo, quello di Pol Pot, capo dei Khmer rossi, responsabile dello sterminio di quasi due milioni di cambogiani, su una popolazione di sette milioni. I quattro anni di «detenzione» nel campo di lavoro costituiscono l'«inferno», contraddistinto da condizioni disumane: fame, povertà, malattie, privazione di qualsiasi proprietà, sfruttamento del lavoro, indottrinamento dei bambini e loro reclutamento come sorveglianti o soldati, persecuzione dei borghesi e degli intellettuali, esecuzioni sommarie, violenze, vendette, corruzione, delazioni. 
Grazie alla sua tempra, all'amore per i figli, al senso di ribellione e odio, a qualche favore ottenuto da conoscenti del padre defunto, al colloquio interiore con il Dio degli occidentali (che diventa capro espiatorio e testimone-interlocutore segreto), l'autrice riesce a sopravvivere e a «tornare» da questo inferno, proprio lei appartenente a quella classe sociale che il regime voleva eliminare o «rieducare» con ogni tipo di privazioni. 

Una testimonianza toccante e sconvolgente, che non intende tanto denunciare o indugiare sulle atrocità commesse dal regime comunista, quanto sottolineare il percorso interiore dell'autrice, che gradualmente passa da un odio sconfinato a una visione illuminata dalla fede in Gesù. Quindi accanto e oltre l'aspetto di attualità storica, c'è l'aspetto spirituale: il percorso di conversione lento e graduale dal buddismo al cattolicesimo, con frequenti paralleli tra filosofia buddista e spiritualità cristiana, tra la figura di Buddha e quella di Gesù. 



IL CASTELLO
di Franz Kafka

Ed. Eiandui
trad. P. Capriolo
356 pp
11.50 euro
Trama

L'agrimensore K. contempla il simbolo del potere.
 Ogni sua azione e ogni suo pensiero sono rivolti a quell'incombente castello: la sua unica aspirazione è mettersi al servizio del Conte che vi dimora. Ma le difficoltà sono insormontabili. 
Quando tutti gli sforzi di K. si saranno rivelati vani, il caso gli offrirà l'occasione, tuttavia egli sarà troppo stanco per continuare la sua lotta.
La solitudine, l'incapacità di trovare nella trama dei gesti quotidiani un senso plausibile, la consapevolezza che a dominare è una finalità insensata perché senza un fine: Il castello - uguale e contrario del Processo - denuda i punti cardine del pensiero di Kafka, incastonandoli in una tensione narrativa che ci costringe a riflettere sul senso del nostro esistere.

lunedì 11 gennaio 2016

Recensione: LA TREGUA di Primo Levi



Appena terminato un libro intenso che, in particolare nelle ultime pagine, mi ha messo su un magone di tristezza e commozione.

Giornata della Memoria

LA TREGUA
di Primo Levi


Ed. Einaudi
10 euro
272 pp
2005
Nel gennaio 1945 i cancelli di Auschwitz furono aperti; spinti dall'avanzata dell'Armata Russa, i tedeschi si diedero precipitosamente alla fuga, nonostante l'ordine "dall'alto" fosse quello di non lasciare sopravvissuti e di "recuperare ogni uomo abile al lavoro".

Da quel momento inizia l'odissea di Primo Levi - e del resto dei sopravvissuti al Lager - verso la libertà, in vista del ritorno a casa.

In questo suo secondo romanzo - col quale vinse nel 1963 la prima edizione del premio Campiello e da cui è stato tratto, nel 1997, un film per la regia di Francesco Rosi, con protagonista John Turturro -, che è il seguito di Se questo è un uomo (1947), Levi narra proprio di questo suo rocambolesco viaggio che, partendo dalla terribile e dolorosa Auschwitz, lo porterà a Torino, ma soltanto dopo aver attraversato ben sette Paesi: Polonia, Unione Sovietica (Bielorussia e Ucraina), Romania, Ungheria, Cecoslovacchia, Austria (due volte), Germania. 

È un viaggio incredibile, popolato da personaggi  multiformi e pittoreschi, tutti a modo loro segnati da una guerra non ancora davvero finita, e forse, come dice il Greco - uno degli uomini con cui Primo si ritroverà a legare i primi tempi - "la guerra non finisce mai".
Il lungo periodo che precederà il sospirato ritorno nella sua Torino va da gennaio ad ottobre, e vede il nostro Autore stremato da fatiche, digiuni, umiliazioni, malattie, ma sempre mosso da una buona dose di determinazione per cercare di continuare a sopravvivere, nonostante il tortuoso viaggio che lo aspetta e la sosta in diversi campi russi non sempre super puliti o organizzati.

Il viaggio di Levi, come dicevo, si popola man mano di persone, fatti, aneddoti, valutazioni e riflessioni personali, in cui emergono le difficili condizioni di vita dei sopravvissuti, che in fondo non sempre ricevono quella pietosa accoglienza che si sarebbero aspettati, dopo l'orrore visto e subito nei campi di concentramento.
Un orrore incancellabile e per sempre racchiuso negli occhi e nella mente di chi ne è stato vittima:

"Poichè, ed è questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio popolo, nessuno ha mai potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell'offesa, che dilaga come un contagio. E' stolto pensare che la giustizia umana la estingua. Essa è una inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l'anima dei sommersi, li spegne e li rende abietti; risale come infamia sugli oppressori, si perpetua come odio nei superstiti, e pullula in mille modi, contro la stessa volontà di tutti, come sete di vendetta, come cedimento morale, come negazione, come stanchezza, come rinuncia"

Ma siamo ancora all'inizio e non tutti sanno bene - o vogliono sapere? - quello che è successo in quei posti tremendi per mano dei vigliacchi nazisti tedeschi, e spesso Levi e compagni dovranno fare i conti con atteggiamenti di diffidenza, sospetto, misti a una indefinita pietà, da parte dei popoli presso cui troveranno temporaneamente rifugio.

Levi ci descrive il trascorrere dei giorni, dei mesi, all'interno dei campi russi, in attesa di poter mangiare, di potersi lavare, di conoscere il proprio destino; ed intanto, al pari di una commedia umana, ci passano davanti episodi di vita quotidiana che spesso fanno sorridere, altre volte fanno tristezza, in cui Levi ricorda con e per noi le diverse persone incontrate: dall'efficiente infermiera Marja alla segretaria giovane e prorompente Galina, dal burbero e cinico Mordo Nahum - chiamato il Greco - all'esuberante romanaccio Cesare.

Il Nostro passa le giornate, che scorrono spesso noiose e lente, con compagni di viaggio più esuberanti e creativi di lui, e tra essi spiccano in particolare i già citati il Greco e Cesare, accomunati da un alto senso pratico e una spiccata propensione per gli affari, pur essendo diametralmente opposti di carattere (scontroso e taciturno il primo, solare e spensierato il secondo); e lui segue i due compari come un segugio, occupando il tempo in negoziazioni per le quali non è molto portato, ma che quantomeno gli permettono di metter qualcosa nello stomaco e di riempire le giornate...:

"...allo scopo di non aver tempo, perchè di fronte alla libertà ci sentivamo smarriti, svuotati, atrofizzati, disadattati alla nostra parte"

E così le settimane passano, mentre il sogno ad occhi aperti di tornare in patria resta, accompagnato da altri piccoli deliri giornalieri, altri sogni più confusi, insensati, perchè

"E' questo il frutto più immediato dell'esilio, dello sradicamento: il prevalere dell'irreale sul reale. Tutti sognavano sogni passati e futuri, di schiavitù e di redenzione, di paradisi inverosimili, di altrettanto mitici e inverosimili nemici cosmici, perversi e sottili, che tutto pervadono come l'aria".

Storie di singole persone che sono passate - anche se brevemente - nella vita dell'Autore, lasciando ciascuna un loro segno, un ricordo degno di essere trascritto e "immortalato"; storie di una vita che ricomincia con timore, paura, speranza, con addosso 

"la sensazione greve, incombente, di un male irreparabile e definitivo, presente ovunque, annidato come una cancrena nei visceri dell'Europa e del mondo, seme di danno futuro".

Ho letto questo libro sempre col pensiero di quel è stata la morte di Primo Levi, e sono giunta alle ultime righe, come vi anticipavo, con un senso enorme di tristezza.

Quanta è stata immane e inumana l'esperienza dei Lager per chi c'è stato, per ogni singola persona che l'ha vissuta e che è riuscita a sopravviverne?

Il ritratto che del viaggio - e, con esso, delle persone incontrate, dei fatti accaduti... - verso casa ci ha dato l'Autore è struggente ed intenso, perchè incredibilmente lucido e vero, scritto con una penna ora ironica e leggera, ora greve e nostalgica, di certo sempre essenziale e diretta, di chi sta riportando qualcosa che ricorda bene, che mai dimenticherà, e lo è ancor di più - ed è questo che mi commuove e tocca profondamente - se si pensa al fatto che arrivare a casa, ritrovarsi in compagnia di familiari ed amici, in un clima finalmente disteso e sereno, non ha significato automaticamente uscire dall'incubo del Lager anche con la mente e col cuore.

Eh no, la memoria di un sopravvissuto, ci dice Levi, torna là, in quel campo, e sembra quasi che quella sia la realtà e la propria casa sia il sogno.
Il numero tatuato a ricordargli cosa ha vissuto, e nelle orecchie quella voce perentoria e tragicamente nota che, crudelmente, continua a chiamarti all'appello, come a ricordargli che una parte di lui non sarà mai libera.

Non posso che consigliare la lettura di questo romanzo autobiografico.


libro sull'Olocausto

giovedì 5 novembre 2015

In libreria “La profezia delle triglie” il romanzo di Michele Caccamo e Luisella Pescatori



In libreria è disponibile “La profezia delle triglie” il romanzo di Michele Caccamo e Luisella Pescatori che affronta il tema della clandestinità.

LA PROFEZIA DELLE TRIGLIE
di Michele Caccamo e Luisella Pescatori

David and Matthaus
Prezzo: 15,90 euro
ISBN: 978-88-6984-056-2
Pagine: 166
“Le triglie, nel Mar Mediterraneo, hanno nell’occhio spento una riga di sangue. Era un dettaglio insignificante per i pescatori della Sobek, su quell’imbarcazione non facevano caso ad altro che alla quantità di pesca portata a bordo.”
Un successo notevole che ha superato ogni aspettativa per il libro La profezia delle triglie già dalla prevendita, che ha ricevuto un boom di prenotazioni, tanto che la prima tiratura è andata esaurita e ne è già stata mandata in stampa una seconda per soddisfare le numerose richieste. 
Una conferma per l'apprezzato poeta Michele Caccamo che, in questo suo lavoro in cui si avvale della collaborazione della valente penna di Luisella Pescatori, parla di immigrazione, profughi, barconi come nessuno aveva mai fatto prima.

Il romanzo nasce dalla testimonianza vera di un ragazzo egiziano che ha dovuto affrontare la giustizia italiana, accusato di essere uno scafista e che ancora oggi è rinchiuso in carcere. 
La sua storia si mescola quindi, in una prosa delicata e poetica, mai scontata, che alterna la drammaticità degli eventi della migrazione alle incantevoli leggende della sua terra e alla sacra poesia delle Sure del Corano, a quella di tante speranze, di sofferenze indicibili per le quali la partenza sul motopesca è già l'approdo di un lungo e terribile viaggio attraverso il deserto, la sua atmosfera di morte e le sue insidie.

“La profezia delle triglie” è quindi un testo che concede al lettore di vivere storie individuali, intense e crude; ne disegna una triplice esistenza. Ispira metafore, così come il Corano. Offre, nella vita di ogni clandestino e del suo massacrante viaggio, la possibilità di una rinascita. Un testo illuminante, spirituale, con un finale inaspettato. Un sano riconoscimento alla dignità della cultura araba che affronta argomenti di grande attualità, ma con lo stile di una delicata e struggente poesia.

Gli autori
Michele Caccamo è Poeta drammaturgo e scrittore. È pubblicato e tradotto all’estero e conosciuto nel mondo arabo come il Poeta della fratellanza: per la sua attenzione all’integrazione e il suo impegno letterario nell’incontro tra popoli e religioni. Firma per un magazine on line estero articoli di critica musicale. È anche autore di testi di canzoni.

Luisella Pescatori è attrice di teatro al suo debutto letterario. Si avvicina a vari generi di scrittura creativa, dapprima con un adattamento teatrale, su drammaturgia di Michele Caccamo, poi come web editor, e come contributor per un magazine on line, sul quale cura una rubrica personale di poesia e tendenza.

giovedì 15 ottobre 2015

Il libri che hanno ispirato il film "Everest", con Jake Gyllenhall e Josh Brolin



Buongiorno, cari lettori e amici!

Vi piace andare al cinema?
Io non ci vado molto spesso (non quanto vorrei!), ma quando vado è perchè ho le idee abbastanza chiare su cosa voglio guardare (tipo, settimana prossima non si scappa con Io che amo solo te).
E uno dei "criteri" che mi guidano nella scelta del film, è sicuramente il fatto che siano tratti o ispirati a dei libri.

Se vi piacciono, non solo i libri, ma anche i film avventurosi, approfittatene, perché al cinema credo sia ancora in programmazione (DOVE) un film basato su fatti realmente accaduti:

EVEREST

TRAILER


Film d'apertura del Festival di Venezia 2015, presentato Fuori Concorso.

REGIA: Baltasar Kormákur
SCENEGGIATURA: Mark Medoff, Simon Beaufoy
ATTORI: Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, John Hawkes, Jason Clarke, Robin Wright, Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson

Ispirato da una serie di incredibili eventi accaduti durante una pericolosa spedizione volta a raggiungere la vetta della montagna più alta del mondo, EVEREST documenta le avversità del viaggio di due diverse spedizioni sfidate oltre i loro limiti da una delle più feroci tempeste di neve mai affrontate dall'uomo. Il loro coraggio sarà messo a dura prova dal più crudele dei quattro elementi, gli scalatori dovranno fronteggiare ostacoli al limite dell'impossibile come l'ossessione di una vita intera che si trasforma in una lotta mozzafiato per la sopravvivenza.

La pellicola narra la disastrosa spedizione sull'Everest avvenuta nel 1996, raccontata nel saggio Aria sottile (Into Thin Air), scritto nel 1997 da Jon Krakauer; si ispira anche a "A un soffio dalla fine" di Beck Weather.



A UN SOFFIO DALLA FINE
di Beck Weather, 
S.G. Michaud


Ed. Corbaccio
252 pp
18 euro

Nel maggio 1996 Beck Weathers si trova con altri alpinisti sotto la vetta dell’Everest, quando sulla montagna si scatena una terribile tormenta di neve. 
Nove sono le vittime di questa immane tragedia raccontata da Jon Krakauer in Aria sottile, ma a una di esse, Beck Weathers, viene data una seconda chance. 
Arrivato in condizioni disperate al campo base, cieco, ricoperto interamente di ghiaccio, viene abbandonato dai suoi compagni che a loro volta tentano di mettersi in salvo. 
Solo la moglie non si arrende a quello che appare un destino segnato, e organizza una rischiosissima missione di salvataggio… 
A un soffio dalla fine, ripubblicato con una nuova prefazione dell’autore a quindici anni dalla prima edizione, non è solo la storia incredibile di una spedizione drammatica, in cui morirono otto uomini, ma è anche la testimonianza emozionante e commovente di un sopravvissuto che ha saputo vedere la realtà che lo circonda, la famiglia, gli amici, la vita di tutti i giorni, con occhi nuovi.




ARIA SOTTILE
di Jon Krauser


Ed. Corbaccio
tra. L. Perria
352 pp
19.90 euro
Dall'autore di «Nelle terre estreme» un bestseller che è un classico indiscusso della letteratura di montagna.

Quando nel maggio del 1996 Krakauer fu inviato dalla prestigiosa rivista Outside a partecipare a una spedizione sull’Everest per scrivere un articolo sulla proliferazione delle scalate a pagamento condotte da guide professioniste, sembrò il logico coronamento di una carriera che era riuscita a combinare le sue due passioni: l’alpinismo e la scrittura. 
Il 10 maggio, però, una tempesta colse di sorpresa le quattro spedizioni che si trovavano sulla cima. 
Alla fine della giornata nove alpinisti erano morti, incluse due delle migliori guide. 
Krakauer è tra i fortunati che sono riusciti a ridiscendere «la Montagna». 
Aria sottile è molto più che la cronaca di quella tragedia; oltre ad offrire un punto di vista privilegiato – quello della prima persona – su una vicenda che a distanza di quasi vent’anni fa ancora discutere, offre soprattutto un esame provocatorio delle motivazioni che stanno dietro alle ascensioni ad alta quota e una drammatica testimonianza del perché quella tragedia si poteva evitare.
Krakauer descrive in modo indimenticabile la fatica di esistere e ancor più di muoversi a 8000 metri. 
È un acuto esaminatore dell’ascetismo masochistico che spinge gli alpinisti; sa che per voler salire sull’Everest bisogna avere una buona dose di follia. 
La sua storia contiene quella che deve essere l’essenza dell’inferno: l’infinita capacità delle cose di divenire peggiori di quello che temi. Grazie alla sua straordinaria capacità narrativa che rende vivido il racconto di ogni passo sulla montagna e alla feroce critica delle decisioni prese lassù quel 10 maggio, Krakauer ha scritto un bestseller che è diventato ormai il classico indiscusso della letteratura di montagna.

L'autore.
Jon Krakauer è nato nel 1954 ed è cresciuto nell’Oregon, dove suo padre e i suoi amici, tutti famosi alpinisti, fecero sorgere in lui la passione per la montagna. Poco più che ventenne ha compiuto imprese degne di nota nell’ambito dell’alpinismo nordamericano e ha scalato la parete est del Cerro Torre sulle Ande della Patagonia. Dal 1983 si dedica alla scrittura a tempo pieno. Oltre ad «Aria sottile», bestseller internazionale tradotto in moltissime lingue, Corbaccio ha pubblicato «Il silenzio del vento», «In nome del cielo», «Dove gli uomini diventano eroi» (anche in edizione TEA) e «Nelle terre estreme» da cui è stato tratto il film Into the Wild scritto e diretto da Sean Penn.

venerdì 9 ottobre 2015

Anteprima Giunti. CI VEDIAMO A VENEZIA di Suzanne Ma (una storia vera)



L'Italia negli occhi di una ragazzina cinese.
Uno sguardo inedito. Una storia dura, piena di forza e di speranza.

CI VEDIAMO A VENEZIA
di Suzanne Ma


Ed. Giunti
trad. L. Melosi
288 pp
14.90 euro
in libreria:
21 OTTOBRE 2015
Il sogno di Pei, dalla Cina all'Italia in cerca di un futuro - Una storia vera

Titolo originale: ''Meet me in Venice. A Chinese Immigrant's Journey from the Far East to the Faraway West'' (2015).

Trama

Suzanne, canadese, e Ye Pei, cinese, hanno appuntamento in un paesino della provincia di Padova, alla fermata dell'autobus. Pei ha diciassette anni, è in Italia da poco e ha già capito che quello che l'affascinava quando era nel Qingtian - Venezia, i ponti, la laguna scintillante - è molto lontano dalla sua realtà. Suzanne, che ha origini cinesi, gira il mondo per conoscere e raccontare le storie dei migranti.
Tappa per tappa, Suzanne seguirà l'avventura italiana di Pei, una tra le migliaia di immigrati cinesi nel nostro paese. Pei che in Cina aveva una cotta per un compagno di classe e un blog: una vita da adolescente normale, lasciata per un lavoro in nero a Solesino come sguattera nel bar di una conoscente.
Ma la ragazza è brillante e capisce presto che per riuscire in questo strano paese bisogna ingegnarsi. 
Impara a celebrare il sacro rito italiano del cappuccino, studia la lingua, prende la patente... 
Da Padova a Rimini ad Ancona e oltre, il suo sogno cresce e matura, fino alla decisione di rimanere in Italia e costruire qui la sua vita.

L'autrice.
Suzanne Ma ha girato il mondo raccogliendo storie sulla moderna diaspora cinese in Europa, Canada, Stati Uniti e Cina; dopo la laurea in giornalismo, ha vinto il Premio Pulitzer Travelling Fellowship che le ha permesso di finanziare il lavoro sul campo per scrivere questo libro. i suoi genitori l'hanno spinta ad imparare il cinese, incoraggiandola a scoprire il valore della sua identità e della sua cultura. L'Autrice vive in Canada con il marito.

martedì 19 maggio 2015

Recensione: IL DIARIO DI ANNA FRANK



Un libro che ho amato e continuo ad amare, e finalmente lo condivido con voi, lettori ed amici.


IL DIARIO DI ANNA FRANK


,
Quando la giovanissima Anne comincia a scrivere il suo diario, nel giugno del 1942, è una 13enne allegra, intelligente, con un grande spirito di osservazione, capace di inquadrare immediatamente gli altri – coetanei e adulti – e di descriverli in poche parole.

Mi ha sempre fatto tenerezza il pensiero che una ragazzina così spiritosa, giocherellona e socievole potesse essere altrettanto sensibile, acuta e matura da realizzare come, nonostante attorno a lei ci fossero tante persone – tutte potenziali confidenti -, in realtà a nessuna di esse ella sentiva di poter confidare tutto quel che provava e pensava, e proprio per questo vide in Kitty (il nome dato al diario segreto) la sua unica confidente.
Nonostante la vita di Anne, all’inizio del diario, ci appaia come sufficientemente tranquilla, l’ombra cupa e terribile delle leggi antisemite aleggia sulla vita della sua famiglia, e soltanto un mese dopo, la famiglia Frank, con l’aiuto di Miep Gies e di altri pochi amici, dovrà nascondersi negli uffici in cui lavorava Otto Frank, in Prinsengracht 263, ad Amsterdam.

Le giornate della giovane Anne cambiano radicalmente: avere 13 anni ed essere costretta a restartene chiusa in casa, facendo sempre attenzione a non fare troppo rumore, consapevole ogni giorno e ogni notte del pericolo di essere scoperti ed arrestati, non è una cosa semplice da vivere e gestire.

Ma fa sorridere e commuovere la forza e la voglia di vivere di quest’adolescente, nelle cui pagine - in cui racconta le giornate nel nascondiglio, delle litigate con la mamma e con i coinquilini, Van Daan e il dentista Dussell -, mostra sempre e fino alla fine una gran fiducia nella vita e nel futuro.

Quando, col passare di mesi, le notizie sull’andamento della guerra continuano a peggiorare e le poche positive non sembrano far ben sperare, la fiducia di riuscire a sopravvivere alla guerra si scontra con la paura, legittima, che questo non accadrà…

Anne ha una personalità determinata, forte, ma è ancora in formazione e, anche se le prove della vita l’hanno necessariamente resa più matura per l’età che ha, resta un’adolescente con i suoi bisogni, con i turbamenti derivanti dai cambiamenti psico-fisici che sta vivendo, con le sue pulsioni, i suoi desideri.

E non sono poche le pagine di diario in cui Anne si sfoga parlando degli adulti che la circondano, lamentandone l’ottusità, il loro non voler capire le esigenze e le vedute dei giovani: mamma Edith è tanto “moderna”, coraggiosa e pacata ma quanto riesce a far innervosire la figlia minore trattandola come una bimbetta?! E verso di lei Anne non ha certo parole di lode, anzi arriva a dire – con la foga propria dell’adolescente, che tende ad enfatizzare le emozioni – di non volerle bene e di ritenerla antipatica.

E vogliamo parlare della stupidità, della saccenteria e della superficialità della signora Van Daan? E della semplicioneria del marito?

Nonostante si parli spesso bene dei rapporti tra sorelle, Anne dichiara di non sentirsi molto affine e vicina alla maggiore, Margot, da tutti ritenuta più bella, più giudiziosa, insomma più tenuta in considerazione rispetto alla sorellina sciocca e chiacchierona. Non nascondo che avrei voluto che ci fosse pervenuto anche il diario di Margot, per leggere e conoscere anche i suoi sentimenti, le sue paure, i turbamenti, i desideri non rivelati…, la sua solitudine.

Il papà, chiamato affettuosamente Pim, è l’unico adulto in cui Anne trova comprensione, conforto…, eppure anche Pim a volte non la capisce del tutto, non la difende come lei vorrebbe, e questo finisce per deludere la nostra Anne, che si sente sempre più sola.

E poi c’è lui, il maschietto di casa, Peter Van Daan, con cui Anne non lega da subito, ritenendolo
peter van pels
pigro, troppo timido e sciocco, ma che un anno e mezzo dopo (dall’entrata nel rifugio) diventerà per lei una figura importante, che le regalerà tante emozioni e piccole gioie.

Gli ultimi mesi del diario sono quelli che, ogni volta, mi commuovono tanto, forse perché so che si avvicina l’ultima pagina, oppure perché la stessa Anne - che nel rifugio, in due anni, è senza dubbio cresciuta, maturata - ci ha lasciato in eredità delle frasi e dei passaggi molto belli, che ci aprono uno spiraglio sulla sua anima, sui suoi sentimenti, sulle aspettative nutrite verso un domani che non si prefigurava poi tanto roseo.

L’Anne del nascondiglio ha, nonostante le condizioni non siano a lei favorevoli, modo di crescere, di diventare una piccola donna, capace di autoesaminarsi, di riconoscere pregi e difetti suoi e altrui; se c’è un aspetto di Anna che emerge prepotente, nel corso del diario, è la voglia (il bisogno) di essere considerata, rispettata per quella che è, di ricevere coccole, attenzioni, conforto.

Anne, onesta com’è, non si vergogna certo di scriverlo:


 “Spesso ho bisogno di essere consolata, di frequente non sono abbastanza forte e le volte che sbaglio sono di più di quelle in cui riesco a comportarmi come vorrei.”

Emerge ancora un’Anne sensibile di fronte alla bellezza della natura, la sola che resta oltre tutto, oltre noi, oltre l’infelicità e la tristezza personali, alla quale possiamo guadare con gioia perché da essa prendiamo la serenità di cui abbiamo bisogno ogni giorno per ricordare a noi stessi che finchè abbiamo il cielo sopra di noi... non avremo mai una vera e propria ragione per essere infelici.

“Per tutti quelli che hanno paura, si sentono soli o infelici, il sistema migliore è certamente uscire, andare in un posto in cui si è completamente soli, soli col cielo, con la natura e con Dio. Perchè soltanto allora, solo allora si avverte che tutto è come deve essere e che Dio vuole che gli uomini siano felici nella natura semplice, ma bella. Finchè esiste questo, ed esisterà sempre, so che in qualsiasi circostanza può esserci consolazione. E sono fermamente convinta che la natura può cancellare molte miserie.

E tocca profondamente leggere la fiducia che una ragazzina di 15 anni, costretta dalla follia dell’uomo a nascondersi per evitare l’arresto o una fine ben peggiore, custodisce dentro sè, continuando a credere, ancora e nonostante tutto, nella bontà dell’uomo.

“Nonostante tutto, continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità."

Quando lessi il diario di Anne per la prima volta non avevo ancora 13 anni, ma ricordo con quanta partecipazione ne lessi le emozioni, i pensieri, i desideri, le vicende vissute da lei e da chi le era accanto. Ricordo bene quanto la sentissi vicina a me in tanti lati del carattere e come questo me la rese, nel mio immaginario, una sorta di “amica”, che avrei voluto incontrare, con cui avrei desiderato parlare, o anche semplicemente ascoltarla, visto che Anne era un tipetto molto espansivo ma, allo stesso tempo, una ragazzina arguta e sensibile.

,
Un'adolescente che sognava di diventare una giornalista e una scrittrice e con questo diario (sarebbe più corretto dire “i diari”) è riuscita sicuramente a lasciare qualcosa di importante, un documento storico ed umano, che si aggiunge agli altri, circa le sofferenze subite dalle vittime di un terribile conflitto mondiale.

Rileggo, dopo tanti anni, questo diario e ritrovo, non senza commozione, la "mia" amica Anne, e dalla sua voce mi arriva, intatta, la sua allegria, la sua schiettezza, il coraggio che l’hanno accompagnata sempre ed in particolare in quei due anni nel rifugio e oltre, quando avrebbe avuto tutte le ragioni per disperarsi.

Ogni volta che penso ad Anna – anche in quanto “simbolo” dei 6 milioni di ebrei sterminati – rivivo dentro di me dei sentimenti contrastanti, anzi per dirla con le sue parole, mi sento, davanti al suo ricordo, “un fastello di contraddizioni” (o “contraddizione ambulante”, se preferite): da una parte, la tristezza per quello che è stato il suo destino…, il profondo senso di ingiustizia che provo nel pensare che una ragazza con dei sogni sul proprio futuro, con una tale voglia di vivere ed essere felice, sia dovuta soccombere a motivo della malvagità dell’Uomo; dall’altra, la certezza che la voce di Anne non ha smesso di parlare, di farsi sentire, di travalicare i fili spinati dei lager o gli anni trascorsi, per giungere a noi, ancora oggi, nel 2015, più vivida e forte che mai, per ricordarci quanta forza, voglia di vivere, fiducia nel prossimo... può essere racchiusa in un solo piccolo cuore, la cui vita è stata spezzata troppo presto e troppo barbaramente.

Non saprei dirvi quante volte, da quando avevo 11 anni, ho letto e riletto (e sottolineato e ricopiato) il diario di Anne Frank, ma una cosa posso dirla con certezza: ne ho sempre ricevuto una grande emozione e giunta all’ultima pagina, a quel 1° agosto 1944, ogni volta non avrei voluto chiudere il libro e avrei desiderato che per lei ci fosse stata un’altra conclusione, ma anche se così non è stato, ciò che ci resta è una testimonianza viva, il ritratto di una ragazza che, 
attraverso le parole che ci ha lasciato, continua di certo a vivere nella memoria di chi la sente vicina


Nota.: Come dicevo su, il Diario di Anna Frank è uno di quei libri “dell’infanzia” che, pur avendo riletto un sacco di volte e pur amandolo moltissimo, non ho mai recensito. Ringrazio Sofia Domino (autrice di "Quando dal cielo cadevano le stelle") per avermi coinvolta nel progetto “Cara Kitty", dandomi così l’occasione giusta per condividere con voi questo mio “libro del cuore” qui sul blog.

domenica 4 gennaio 2015

Leggere... aspettando la Giornata della Memoria



Buona domenica, amici e lettori!!

In occasione della Giornata della Memoria, che si sta avvicinando, anche quest'anno mi son ripromessa di leggere dei "libri a tema".


Per adesso, e senza voler strafare ponendomi troppi obiettivi che poi sarei costretta a disattendere (per mancanza di tempo o altri "inconvenienti"), mi propongo di leggere questi 4 libri, ma magari se ne aggiungerà qualche altro, chissà! ;)

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LA BANALITA' DEL BENE
di Enrico Deaglio

La banalità del bene
Ed. Feltrinelli
6,50 euro
136 pp
1993

Sinossi

Una storia vera, appassionante come un romanzo di avventure: l'incredibile vicenda del commerciante padovano Giorgio Perlasca (1910-1992) che, nell'inverno 1944 a Budapest, riuscì a salvare dallo sterminio migliaia di ebrei, spacciandosi per il console spagnolo.
Era stato un fascista entusiasta e aveva combattutto in Spagna come volontario per Franco. l'8 settembre 1943 lo trovò lontano da casa, ricercato dalle SS. Avrebbe potuto mettersi in salvo, decise di rischiare la vita. 
Dal suo 'Diario', che costituisce uno dei capitoli del libro, emerge l'azione straordinaria di un solo uomo, aiutato da uno sparuto gruppo di persone, che sforna documenti falsi, organizza e difende otto "case rifugio", trova cibo. 
Insieme a Raul Wallenberg strappa ragazzi dai "treni della morte" di adolf Eichmann, inganna nazisti tedeschi e ungheresi. Un organizzatore geniale e un magnifico impostore. 
Poi, il ritorno a casa e un silenzio durato quasi mezzo secolo, fino alla sua scoperta, merito di un gruppo di donne ebree ungheresi, ragazzine all'epoca della guerra, che gli devono la vita. E' stato onorato come eroe e "uomo giusto" in Ungheria, Israele, Stati Uniti, Spagna e infine, grazie a questo libro, anche in Italia.

martedì 21 ottobre 2014

Recensione IO, CHRISTIANE F. La mia seconda vita di V. Christiane Felscherinow, S.Vukovic



Eccomi qui, a dirvi la mia su un libro-testimonianza che ho letto nel week end appena trascorso.


IO, CHRISTIANE F.
La mia seconda vita
di V. Christiane Felscherinow,
Sonja Vukovic

Ed. Rizzoli
17 euro
300 pp

USCITA 26 FEBBRAIO
2014


Ho letto “Noi ragazzi dello zoo di Berlino” diversi anni fa e, come probabilmente è accaduto a tanti altri lettori (in particolare, quelli giovani d’età), ne rimasi turbata, per il modo assolutamente crudo e realistico con cui è raccontata l’adolescenza della protagonista, Christiane, e il suo “rapporto col mondo della droga”.

L’attuale libro inizia facendo una sorta di riassunto per fare il punto della situazione, fermandosi al “dove eravamo rimasti”.

E chi ha letto il precedente, sa che avevamo lasciato Christiane adolescente, con alle spalle già una serie di brutte esperienze, legate all’assunzione di diverse droghe (eroina in primis) e alla prostituzione per poter comperare gli stupefacenti; una Christiane che sta cercando di lasciarsi dietro questo bagaglio pesante e negativo, abitando in campagna, dalla nonna, cercando di frequentare ragazzi non legati al mondo della droga.

Chiudiamo l’ultima pagina di “Noi ragazzi…” con la domanda e la speranza che questa giovane berlinese, che ne ha vissute di tutti i colori, possa davvero disintossicarsi e liberarsi dall’incubo di una vita vissuta all’ombra della tossicodipendenza.

Parlare di un personaggio noto come Christiane Vera Felscherinow non sarebbe necessario, perché se cercate il suo nome su Google trovate tutte le informazioni che vi interessano, sulla sua vita passata e presente, sui personaggi descritti nel libro ecc…

Quello che quindi vorrei condividere sono le emozioni e le riflessioni che la lettura della “seconda vita” di Christiane mi ha dato.

Apprendiamo in che modo una vita trascorsa a drogarsi non potesse inevitabilmente non avere sul suo fisico delle conseguenze disastrose; tra le tante, l’insorgere dell’epatite C, con tutti i sintomi annessi, che non permettono alla ormai ultra 50enne Christiane di vivere serenamente.

Con la donna ripercorriamo il “dopo” Amburgo, ciò che le è successo dopo aver lasciato la casa della nonna, e con lei viviamo anni turbolenti, contrassegnati da numerosi viaggi (dalla Germania alla Svizzera, agli USA, alla Grecia…), dalla presenza di diversi fidanzati, la maggior parte dei quali più piccoli di lei, le continue ricadute nella tossicodipendenza (ma n’è mai uscita?), gli aborti fino alla decisione di tenere quello che è poi l’unico figlio, “Phillip”, il vero amore della sua vita.

Leggiamo queste pagine non con semplice e sterile curiosità, ma quasi con “l’apprensione” di sapere che ha fatto della propria esistenza Christiane.

Ha provato davvero a uscire dal giro dell’eroina o in realtà non ha mai smesso di “farsi”?

Certo, non ha mai smesso di frequentare la gente “giusta” (cioè sbagliata….) e la sua mente (come il suo corpo) non ha mai saputo staccarsi dal bisogno di iniettarsi l’ero nelle vene e questo per tante ragioni, di ordine emotivo, psicologico, non solo di dipendenza fisica.

Christiane è una ragazza fondamentalmente sola, dai cui genitori non ha mai ricevuto attenzioni, amore, ma solo umiliazioni e indifferenza; ha cercato sicurezza, stabilità… attraverso legami amorosi, più o meno duraturi, con uomini che però a un certo punto si son stancati di lei, per ragioni legate all’assunzione di droga, o perché intenzionati solo a sfruttare la notorietà (in seguito all’uscita del libro, nel 1978) e i soldi della donna.


Vediamo una Christiane insoddisfatta, inizialmente desiderosa di trovare una propria collocazione nel mondo, che sia nella musica come nella recitazione, ma soprattutto una ragazza che vorrebbe non essere etichettata come “la ragazza dello zoo di Berlino”, ma il tempo le dimostrerà che questa etichetta, questo fardello, questa nomea della “ex tossica” (e neanche tanto ex), della ragazza che faceva le marchette, che si fa d’eroina, che non costituisce una buona compagnia per le persone perbene…, la perseguiterà praticamente per sempre…


Ma lei non è solo un’eroinomane, ci mancherebbe: è, prima ancora, una ragazza con dei sogni, delle insicurezze, delle paure, dei complessi, dei bisogni…. Come tutti noi li abbiamo.

È una ragazza che vive la propria esistenza portando su di sé il peso di un’infanzia scarsa d’amore, con una madre severa, assente, e un padre violento eppure protettivo, che la figlia ha continuato ad amare nonostante tutto.

E forse è proprio la ricerca inconscia della figura paterna, aggressiva e instabile, a guidare le sue storie d’amore incasinate?

E forse la tendenza a farsi del male, a ricercare il dolore (attraverso la droga) fisico e psicologico è il mezzo attraverso il quale lei riesce a sentirsi, paradossalmente, “viva”, a dare un senso alle sue giornate?


Cristiane è una donna che ha fatto molti errori, pagandoli, col carcere come con la solitudine o sofferenze di vario genere, ma è e resta al di sopra di questo una mamma dolce e apprensiva, che cerca di fare il meglio per il proprio bambino…, ma alla quale non sarà concesso in toto di adempiere al proprio ruolo genitoriale, sempre in virtù di quella benedetta etichetta - “TOSSICA” -, che si porta dietro…

Leggo una pagina dopo l’altra con un misto di sentimenti: malinconia, tenerezza, dispiacere, solidarietà, stupore… davanti alla spontaneità, alla sincerità con cui la protagonista/autrice racconta di sé, della propria vita turbolenta, costellata da esperienze forti, che a volte mi strappavano la domanda “Ma tutte lei, le ha passate?”.

Christiane è una donna sensibile, intelligente, intuitiva, osservatrice, capace di andare oltre le apparenze nei suoi rapporti con le persone, che spera soltanto che chi le si avvicina non lo faccia per mero interesse verso “la famosa drogata dello zoo di Berlino”, ma che la guardi e la tratti come una persona che ha qualcosa da dire, da condividere, forse anche da insegnare, magari alle nuove generazioni o ai genitori.

christiane e sonja

Si potrebbe dire tanto altro perché le testimonianze vere di persone la cui vita non è stata (e non è) facile non lasciano mai indifferenti, perché ad ogni rigo ne senti il dolore, la speranza, la forza come le debolezze, la voglia di vivere e, allo stesso tempo, la paura di continuare a girare per le strade di questo mondo trascinandosi dietro gli incubi di sempre.

Asciutta, essenziale, la narrazione procede senza seguire un ordine temporale-cronologico, a volte con un tono più distaccato e disincantato, altre volte triste o tenero, ma ciò che ho avvertito costantemente è la forza di questa donna nel ricominciare sempre e comunque, nel non arrendersi e nel fare questo per amore del figlio, che è la sua unica ragione di vita.

Ovviamente ne consiglio la lettura a chi ha letto il precedente libro-testimonianza di Christiane e a chi predilige le storie vere.



Recensioni correlate:

- 3096 di N. Kampusch

- Mi si è fermato il cuore di Chamed

- Denny (l'urlo degli dei) di B Garbagnati

giovedì 2 ottobre 2014

Anteprime Piemme (7/10 ottobre)



Interessanti le prossime uscite Piemme!
Che ne pensate?

L'ARCHIVISTA
di Luca Crippa,
Maurizio Onnis



Ed. Piemme
280 pp
14.90 euro
USCITA 7 OTTOBRE
2014
Una vittima di Auschwtiz al processo dei medici nazisti

Trama

Hedy Epstein è una ragazzina come tante. Ha 14 anni, una vita tranquilla in un piccolo paese tedesco, una famiglia affettuosa. 
Poi, un mattino, un professore le punta la pistola alla tempia davanti ai suoi compagni: la colpa di Hedy è di essere ebrea. 
È il 10 novembre 1938, la mattina dopo la Notte dei Cristalli. I genitori riescono per un soffio a farla fuggire in Inghilterra, appena prima che la catastrofe della Guerra mondiale li travolga.

Otto anni dopo, si apre in Germania la stagione dei processi ai criminali nazisti. 
In quei giorni una bella ragazza arriva a Berlino. 
Anche se indossa una divisa americana, il suo è un ritorno. A riportarla in patria è una missione precisa: lavorerà al processo di Norimberga contro i medici accusati di aver condotto esperimenti disumani sui prigionieri dei campi di sterminio
Si calerà nell’orrore dei lager, tra i documenti in cui la lucida follia burocratica del Reich ha archiviato i propri delitti, per ricercare le prove della ferocia nazista oltre i volti imperturbabili dei ventitré accusati. 
E poi, chissà che in quei fogli non si nasconda un indizio capace di rivelarle il destino dei suoi genitori, le cui tracce si perdono di fronte ai cancelli di Auschwitz.
Hedy scoprirà presto che il suo compito è ancor più arduo e doloroso di quanto potesse immaginare. Di notte vede in sogno la madre torturata dagli aguzzini nazisti, e comincia a sospettare che qualcuno stia sabotando il processo.
Per lei, la battaglia è sempre più cruciale: solo incastrando i criminali, potrà sperare di liberarsi dai fantasmi che la assalgono. Ma per salvarsi, sa che dovrà lottare senza arrendersi, senza fermarsi.
Fino alla fine.

Gli autori.

Luca Crippa
Dopo aver compiuto studi di filosofia e teologia, ha lavorato come editor e oggi è consulente editoriale.

Maurizio Onnis

È un consulente editoriale, ha viaggiato nei paesi in via di sviluppo e studiato antropologia e storia delle culture.
Insieme hanno pubblicato con successo Il fotografo di Auschwitz, tradotto in diversi paesi.
Scritto con la collaborazione della stessa Hedy Epstein, L’Archivista è frutto di incontri, ricerche, documenti, testimonianze.

Hedy Epstein
È nata nel 1924 a Friburgo, in Germania, e vive a St. Louis, in Missouri. Newsweekl’ha recentemente definita «probabilmente la più famosa attivista al mondo per i diritti civili». Negli anni ha partecipato alle manifestazioni per i diritti delle donne, per la casa, per Haiti, come delegata per la pace è stata in Guatemala, Nicaragua, Cambogia ed è una sostenitrice del Movimento per Gaza Libera. Il 15 agosto del 2014, poco dopo aver salutato amici e parenti venuti a festeggiarla per il suo novantesimo compleanno, si è recata a Ferguson a manifestare per Michael Brown, l’adolescente afroamericano ucciso una settimana prima dalla polizia. È stata ammanettata insieme ad altri dimostranti per essersi rifiutata di sciogliere l’assembramento. Non ha mai smesso di lottare.

RESPIRO DOPO RESPIRO
di Caterina Simonsen


Ed. Piemme
238 pp
15 euro
USCITA 7 OTTOBRE
2014
Trama

Per ironia della sorte, era il periodo natalizio, il trionfo della bontà, quando sulla rete si è scatenata la rabbia degli animalisti contro Caterina: insulti, parolacce e minacce di morte. 
Lei, Caterina, è finita su tutti i giornali, Gramellini le ha dedicato un Buongiorno sulla Stampa, ne ha parlato Daria Bignardi, Renzi ha affermato “Io sto con Caterina”. 
Chi è Caterina? 
E’ una ragazza affetta da quattro malattie rare che la costringono a restare attaccata a un respiratore per venti ore al giorno e ad assumere quotidianamente un mix di 30 medicine. 
Non doveva arrivare ai 9 anni, invece grazie alla ricerca e a un coraggio da guerriera, oggi ne ha 25. 
A dicembre è intervenuta sul web per dire sì alla vera ricerca, quella che si basa anche sulla sperimentazione animale, quella che le ha regalato anni di vita. 
Il giorno delle minacce di morte era a casa da sola e, spaventata, ha chiamato i carabinieri tanto erano violente le parole che l’hanno investita. 
Ma Cate non vuole farsi spaventare, vuole dare il suo contributo, sostenere la ricerca sulle malattie rare, sensibilizzare l’opinione pubblica, far riflettere. 
E lo fa raccontando la sua storia, la sua vita strappata respiro dopo respiro, il suo entusiasmo, le sue speranze. 
Il suo amore infinito per gli animali, che l’ha spinta a studiare veterinaria. 
Una lezione di comprensione e tolleranza per tutti quelli del bianco o nero, del muro contro muro, della parola urlata. E una lezione di coraggio per tutti. Caterina continua a far parlare di sé: si è impegnata per la Giornata delle malattie rare, il 28 febbraio, per sensibilizzare la ricerca e le istituzioni sui problemi dei malati affetti da patologie poco diffuse e intende continuare a farlo.

L'autrice.
Caterina, 25 anni, si divide tra Padova, dove vive con la famiglia, e Bologna, dove studia veterinaria all’università. In Respiro dopo respiro racconta per la prima volta la sua storia
.


COORDINATE D'ORIENTE
di Alessandro Perissinotto


Ed. Piemme
308 pp
18 euro
USCITA 10 OTTOBRE
2014
Trama

La ragazza dell’albergo di Malpensa guarda partire e non parte. Il suo mondo è fatto di minuscoli brandelli di vite vissute altrove, vite che non sono la sua. 
Dell'esistenza di Pietro Fogliatti, la ragazza coglie due momenti: la fine di un matrimonio consumato, e un nuovo inizio, la partenza per Shanghai. 
È lì che il grande progetto imprenditoriale di Pietro vedrà finalmente la luce.
Andare a Oriente, per sottrarsi al passato, ma anche per misurarsi con un paese dove i contrasti sono infiniti e i conflitti non esplodono mai. 
Nel suo bagaglio di imprenditore, Pietro porta con sé il ricordo del padre, morto di tumore alla vescica per i veleni respirati sul lavoro. 
Nella sua fabbrica cinese, si dice Pietro, tutto questo non accadrà: niente morti bianche, niente sfruttamento, molti diritti. Ha in mente delle splendide utopie Pietro, e dimentica che le utopie sono un modo raffinato per suicidarsi. 
A ricordarglielo ci penseranno i soci americani e ci penserà il destino. 
Ma il destino gli farà anche incontrare Jin, la donna misteriosa che appende fiori a un semaforo, che appare e svanisce, e che, come Pietro, aspetta segretamente la morte di chi le ha strappato la serenità. 
Pietro e Jin: due naufraghi, stretti l’uno all’altro per non affondare nel mare d’odio che hanno lasciato crescere intorno.
Ma poi, rapidamente, tutto cambia, tutto si perde: Jin, la fabbrica, il sogno… 
E si perde anche Pietro, scompare dai radar del mondo civile.
E io comincio a cercarlo.

L'autore.
Perissinotto insegna Teorie e tecniche delle scritture all’Università di Torino. Ha esordito come narratore nel 1997 ed è autore di undici romanzi. Le sue opere sono state tradotte in numerosi paesi europei e in Giappone. Con Piemme ha pubblicato nel 2011 Semina il vento e, nel 2013, Le colpe dei padri, secondo classificato al Premio Strega
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STORMBIRD. La guerra delle due rose
di Conn Iggulden


Ed. Piemme
532 pp
12.90 euro
USCITA 10 OTTOBRE
2014
Trama

Le nubi si addensano nei cieli inglesi: è il 1437, il regno è in mano ai Lancaster, e il “leone d’Inghilterra” Enrico V non è più sul trono. 
A lui succede il figlio, giovane e benevolo Enrico VI, un uomo debole e malato, le cui azioni sono pilotate dalla schiera dei suoi avidi consiglieri, tra cui il potentissimo duca di Suffolk. 
Ma c’è chi non ha rinunciato a volere l’Inghilterra nelle mani di un re forte. 
Ad esempio Riccardo, duca di York, stirpe rivale dei Lancaster, e i suoi sodali. Tanto più che i territori inglesi in terra di Francia sono sempre più insicuri e minati dalle rivolte. 
E quando comincia a correre voce che Enrico VI sia stato promesso in sposo a una nobildonna francese, Margherita d’Angiò, la minaccia diventa fin troppo reale. 
Per i Lancaster comincia un assedio, una guerra da combattere in patria e nei territori francesi, il cui bottino è il destino stesso dell’Inghilterra.

L'autore.
Nato a Londra nel 1971, Conn Iggulden ha insegnato per anni letteratura prima di dedicarsi alla scrittura, diventando uno dei maggiori autori di romanzi storici degli ultimi anni. I suoi romanzi sono tutti grandissimi bestseller internazionali. La prima, fortunata serie era dedicata alle imprese di Giulio Cesare (Le porte di Roma, Il soldato di Roma, Cesare padrone di Roma, La caduta dell’aquila), seguita dall’altrettanto amata saga di Gengis Khan (Il figlio della steppa, Il volo dell’aquila, Il popolo d’argento, La città bianca e Il signore delle pianure). La nuovissima serie dedicata alla Guerra delle Due Rose, appena inaugurata, ha ottenuto subito un successo straordinario
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venerdì 9 maggio 2014

Storie vere: IL MOTIVO PER CUI SALTO di Naoki Higashida



leggendOrientale

IL MOTIVO PER CUI SALTO
di Naoki Higashida


Ed. Sperling&Kupfer
200 pp
14 euro
Aprile 2014

Trama

La voce di un ragazzo dal silenzio dell'autismo

Il motivo per cui salto, bestseller nel Regno Unito e negli Stati Uniti, fornisce alcune preziose risposte.
Autistico grave, Naoki ha imparato a comunicare indicando le lettere su una «tastiera di cartone»: il suo libro, scritto quando aveva appena tredici anni, ci offre l'eccezionale e unica opportunità di guardare all'interno della mente di un ragazzo autistico. 
Ci spiega il comportamento – spesso spiazzante – di chi, come lui, è affetto da tale disturbo, ci invita a condividere la sua percezione del tempo, della vita, della bellezza e della natura, e ci regala un indimenticabile racconto breve. 
Naoki dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che le persone come lui non mancano di immaginazione, di senso dell'umorismo e di empatia, e al tempo stesso ci rivolge una supplica sincera, chiedendoci di avere pazienza e compassione. 
Per lo scrittore David Mitchell, Il motivo per cui salto è stato un dono di inestimabile valore, perché gli ha concesso di entrare nella testa del fi glio, anch'egli affetto da autismo. 
Con la collaborazione della moglie KA Yoshida, ha tradotto in inglese questo libro con la speranza che possa aiutare altre persone, vincendo una volta per tutte alcuni dei miti più diffusi riguardo a questo disturbo.
Per Franco Antonello, autore con il figlio Andrea del volume Sono graditi visi sorridenti e protagonista del bestseller Se ti abbraccio non aver paura, questo libro è una gemma preziosa, in grado di «guidarci a comprendere una maniera di ragionare completamente diversa, di tradurre nel nostro linguaggio un mondo che ci è del tutto estraneo». 
A chiunque vorrà leggerlo, Naoki offre la rara opportunità di vedere il mondo da una prospettiva nuova e affascinante.

L'autore.
NAOKI HIGASHIDA è nato nel 1992, e nel 1998 gli sono state diagnosticate «tendenze autistiche». Successivamente ha frequentato scuole per studenti con necessità speciali, e nel 2011 si è diplomato. Ha pubblicato diverse opere di narrativa e non, ottenendo premi per la sua scrittura. Tiene conferenze sull'autismo e scrive per un blog. Vive a Kimitsu, in Giappone.

lunedì 27 gennaio 2014

Storie di chi è sopravvissuto



In tv stanno dando un film documentario su una donna piena di talento che ha vissuto il dramma dei campi di sterminio....

LA PIANISTA BAMBINA
di Greg Dawson


La pianista bambina
Ed. Piemme
Trad. L. Rosaschino
272 pp
10 euro
2011
Trama

Per cinquant’anni della sua vita, il 25 dicembre Greg ha festeggiato con la famiglia il Natale e il compleanno di sua madre. 
E neppure un giorno, per mezzo secolo, ha sospettato quale enorme segreto potesse nascondersi dietro le candeline soffiate, i regali e gli addobbi. 
Un segreto che sua madre, a più di ottant’anni, decide di svelare.
Ed è così, all’improvviso, che la storia, la Grande Storia, entra nella vita di Greg, con un consunto spartito di Chopin che la donna, musicista di talento, conserva religiosamente.
Il racconto inizia molto tempo prima, in Ucraina, dove la piccola Zhanna, sostenuta dal padre, un pasticciere di Minsk, studia pianoforte rivelando da subito un talento non comune. 
Ma quando, nel 1941, i tedeschi invadono l’Ucraina e moltissimi ebrei, compresa la sua famiglia, vengono deportati verso i campi di sterminio, il suo sogno di bambina si trasforma in incubo. 

«Ci hanno messi in colonna, diretti a nord. Sapevamo che ci avrebbero uccisi, perché a nord non c’era niente. Mio padre allora mi diede la sua giacca e mi disse: “Non m’importa come, ma vivi”.»

Da quel giorno, Zhanna non sarà più Zhanna. Si chiamerà Anna, invece. 
Avrà un nuovo atto di nascita, un nuovo compleanno, una nuova religione. 
Solo quello spartito di Chopin nascosto sotto i vestiti a proteggerla dalla follia e dall’orrore del mondo, unico brandello di infanzia che le è rimasto.
Poco alla volta, la storia di Zhanna rivive agli occhi di Greg, che scoprirà che quelle note che nelle sue notti di bambino lo accompagnavano nel sonno, erano il modo dolce di sua madre di renderlo partecipe del suo segreto. 
Come una confessione sussurrata a mezza voce.

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L'autore.
Greg Dawson lavora come giornalista per "The Orlando Sentinel". La pianista bambina, il libro che racconta l’incredibile storia di sua madre Zhanna, è un bestseller in corso di pubblicazione in sette paesi
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zhanna in alto a sinistra


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a sinistra

Shoah: Schindler, tra il film e la testimonianza dei sopravvissuti



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Ieri sera su LA7 davano "La chiave di Sarah", film che possiedo in dvd e che ho visto non molto tempo fa (la recensione sul romanzo la trovate sul blog!!); ho scelto quindi di metter su "Schindler's List" di Spielberg, che riesce sempre a toccarmi profondamente.

locandina
Il film si basa sul romanzo La lista di Schindler di Thomas Keneally basato sulla vera storia di Oskar Schindler.

L'industriale tedesco Oskar Schindler, in affari coi nazisti, usa gli ebrei come forza-lavoro a buon mercato. Gradatamente, pur continuando a sfruttare i suoi intrallazzi, diventa il loro salvatore, strappando più di 1100 persone dalla camera a gas

Il film è stato girato in bianco e nero tranne alcuni inserti come la bambina con il cappottino rosso e la sequenza nel finale del film, interamente a colori, quando, ai giorni nostri, vengono rispettosamente deposti i sassi sulla tomba del vero Oskar Schindler presso il cimitero di Gerusalemme.
La bambina vestita di rosso in realtà si chiamava Roma Ligocka e contrariamente a quello che succede nel film, sopravvisse alla Guerra.
Steven Spielberg ha deciso di usare parte degli incassi per creare la Survivors of the Shoah Visual History Foundation, organizzazione no-profit per una collezione audio-video delle testimonianze di circa 52.000 sopravvissuti.
7 Oscar: film, regia, fotografia di Janusz Kaminski (in bianconero, tranne prologo ed epilogo), musica di John Williams, montaggio, scenografia e sceneggiatura.


In merito a questo film,  segnalo un libro-testimonianza che racconta proprio l'esperienza di Schlinder, vista attraverso gli occhi del ragazzino più giovanepresente tra gli oltre 1000 ebrei da lui salvati: Leib Leizon (Leon Leison).

(in inglese)

IL BAMBINO DI SCHINDLER
di Leon Leyson


Il bambino di Schindler
Ed. Mondadori
Gennaio 2014
196 pp
14 euro
Trad. E. Costantino
ill. S.M.L.Possentini
Sinossi

Un piccolo villaggio, i fratelli, gli amici, le corse nei campi, il bagno in un fiume limpido: questa è la storia vera di Leon, quella di un mondo spazzato via all'improvviso dall'invasione dei nazisti. 
Quando nel 1939 l'esercito tedesco occupa la Polonia, Leon infatti ha soltanto dieci anni. 
Ben presto lui e la sua famiglia vengono confinati nel ghetto di Cracovia insieme a migliaia di ebrei. 
Con coraggio e un pizzico di fortuna Leon riesce a sopravvivere in quello che ormai sembra l'inferno in terra e viene assunto nella fabbrica di Oskar Schindler, il famoso imprenditore che riuscì a salvare e sottrarre ai campi di concentramento oltre milleduecento ebrei.
In questa testimonianza rimasta a lungo inedita, Leon Leyson racconta la propria storia straordinaria, in cui grazie alla forza di un bambino l'impossibile diventa possibile.

Leon ha incontrato Oskar  una sola volta dopo la guerra, nel 1972, quando un gruppo di sopravvissuti lo invitò a Los Angeles; Leon era tra coloro che gli diedero il benvenuto in aeroporto; Leon non era sicuro che Oskar potesse riconoscerlo, ma lui disse: 

"Io so chi sei! Il piccolo Leyson!"

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L'autore.
Leon Leyson è stato il membro più giovane della lista di Schindler. Convinto che nessuno sarebbe stato interessato alla sua storia, ha evitato di parlarne fino a quando il film Schindler's List non ha catturato l'attenzione di tutto il mondo.
Ha insegnato per trentacinque anni nel liceo di Huntington Park, in California. Per il suo impegno come educatore e testimone dell'Olocausto ha ricevuto una laurea ad honorem in Lettere dalla Chapman University. È scomparso nel gennaio 2013
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