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sabato 23 maggio 2026

Recensione: SPARE. IL MINORE di Prince Harry

 

Il Principe Harry - il minore, la Riserva, quinto in linea di successione al trono del Regno Unito - si racconta senza riserve ai suoi lettori, partendo dai ricordi dell'infanzia, ripercorrendo la tragica morte della madre, lady Diana, e tutto ciò che essa ha implicato per lui (e non solo), passando per le sue esperienze come militare, le relazioni sentimentali, il rapporto con i membri della famiglia reale, i conflitti con essi e quello molto burrascoso con la stampa inglese.
Fino all'incontro con la donna che ha dato una svolta decisiva alla sua esistenza.



SPARE. IL MINORE
di Prince Harry



Mondadori
trad. S. Crimi,
L. Tasso, M.Faimali
540 pp
Onesta, lucida, minuziosa: il principe Harry, secondogenito di (re) Carlo e Diana Spencer, è il protagonista di un'autobiografia fitta di aneddoti di vita, di rivelazioni, di riflessioni personali, attraverso la quale racconta ai suoi lettori quale sia stato il tortuoso percorso che l'ha portato alla conquista della consapevolezza della propria identità di uomo, prima ancora che di un membro della famiglia reale inglese.

Composto da tre sezioni, questo memoir ci fa conoscere da vicino la vita del principe Harry a partire dall'episodio tristemente famoso della morte di Lady Diana, avvenuta il 30 agosto 1997 in seguito al mortale incidente all'interno del tunnel del Pont de l'Alma a Parigi.

Altrettanto famoso e seguitissimo fu il funerale in tv della principessa e l'immagine dei due fratelli, William ed Harry, mentre seguono il feretro della madre sotto gli occhi addolorati e inorriditi del mondo intero. 

Ebbene, in questo libro c'è tanto di Diana, o meglio, dell'amore di Harry per la sua mamma, di cui è rimasto orfano a 13 anni.
La perdita della madre ha influenzato fortemente la sua esistenza, creando un vuoto emotivo incolmabile.

Harry ci parla dei suoi legami con i famigliari, di suo padre così schivo e restio a manifestare affetto (affetto di cui Harry non ha mai dubitato), di suo fratello maggiore, con cui nell'infanzia era legatissimo, anche se poi crescendo hanno cominciato a frequentare compagnie diverse, a dedicarsi ad attività diverse... finendo per allontanarsi un po'.

Mi ha colpita leggere come la sofferenza per l'assenza dell'amata mamma abbia prodotto in lui una sorta di amnesia: Harry dice che per anni non ha ricordato granché della madre e soprattutto del giorno del funerale. Ci vorranno anni di psicoterapia (e il cambio di diversi psicoterapeuti) per recuperare tanti bellissimi ricordi d'infanzia.
Non potevo immaginare, inoltre, che per anni, durante l'adolescenza, il giovane principe sia stato intimamente convinto che sua madre non fosse davvero deceduta, bensì che fosse scappata per sfuggire ai paparazzi, a quella celebrità che non le lasciava spazio e la soffocava, e che quindi si nascondesse da qualche parte... e che prima o poi sarebbe sbucata fuori a riabbracciare forte i suoi bambini ormai cresciuti.
È una cosa che mi ha intenerita e rattristata insieme.

"Immagino di aver sempre saputo la verità nel profondo del mio cuore. L'illusione di mamma che si nasconde, si prepara a tornare, non è mai stata tanto autentica da cancellare del tutto la realtà. Ma era sufficiente a permettere di rimandare gran parte del dolore. Non avevo ancora elaborato il lutto, non avevo ancora pianto (...), non avevo ancora metabolizzato i fatti nudi e crudi. Una parte della mia mente sapeva, ma un'altra era completamente isolata, e quella divisione riusciva a separare le voci della mia coscienza, a polarizzarle, a bloccarle, esattamente come volevo."

Circa William, apprendiamo come sia cambiato negli anni il rapporto tra fratelli, come si siano inacerbiti spesso i contrasti, i dissidi, frutto di temperamenti e caratteri opposti, di scelte di vita differenti, del ruolo dell'uno e dell'altro all'interno della famiglia, essendo William il primogenito e quindi l'Erede, ed Harry la "ruota di scorta", la Riserva appunto.

"L'Erede e la Riserva: quella definizione non era un giudizio, ma era anche priva di ambiguità. Io ero l'ombra, il sostegno, il piano B. (...) ero stato convocato come rinforzo, distrazione, diversione e, se necessario, pezzo di ricambio. (...) Essere un Windsor significava capire quali erano le verità immutabili e bandirle dalla mente. Significava assorbire i tratta fondamentali della propria identità, sapere per istinto chi eri, il che si riduceva in sostanza a essere per sempre il sottoprodotto di chi non eri".

Un aspetto purtroppo noto della vita pubblica di Harry - perché evidentemente considerato "ghiotto" dai giornali di gossip - è il suo essere stato un ribelle, un villain sempre pronto a divertirsi alzando il gomito, facendo baldoria con gli amici, a passare da un flirt all'altro, fino all'uso di sostanze e ai comportamenti giudicati indecorosi per un membro della monarchia (ce la ricordiamo in tanti la celebre foto di lui con in dosso una divisa nazista, in occasione di una festa in maschera).

Il problema della stampa e dell'interesse ossessivo dei paparazzi e dei vari tabloid britannici per i membri della famiglia reale perseguita Harry sin da ragazzino, già da quando era viva lady D., ma la cosa raggiungerà livelli insopportabili negli anni successivi.
Certo, magari l'Harry giovanotto ha fornito egli stesso - non volendo - del materiale succoso su cui sparlare, ma la stampa - denuncia Harry - ha sempre ricamato su di lui, inventando spesso di sana pianta pettegolezzi inesistenti, fraintendendo e presentando le situazioni che lo vedevano protagonista peggio di quanto fossero nella realtà.

Per sfuggire alle innumerevoli cause di disagio emotivo e psicologico e alla costante e sgradevole pressione mediatica, il principe si rifugia nell'esercito.

Nella seconda parte del memoir, seguiamo Harry negli anni dell'età adulta, quando si ritrova a dover decidere cosa fare della propria vita, che indirizzo darle, a cosa potrebbe dedicarsi per darle uno scopo.

Uno dei pilastri della sua vita è sicuramente l'impegno umanitario, la beneficenza; molti dei suoi progetti nascono per proseguire ciò che aveva iniziato lady D. e altri hanno a che fare con le proprie  esperienze personali, sia nell'ambito militare che in quello relativo alla salute mentale.

Harry si arruola e resta a servizio della sua regina e del suo Paese per dieci anni, compiendo due missioni in Afghanistan (la prima nel 2007-2008 come controllore dell'aria avanzato e la seconda nel 2012-2013 come copilota/artigliere di elicotteri Apache) ed egli li ha vissuti con molta consapevolezza, con impegno, professionalità, con la voglia autentica di essere utile al proprio Paese e, non ultimo, di dimostrare chi è lui: un uomo, un soldato, il Capitano Wales...

"Ero un soldato britannico, su un campo di battaglia, finalmente, un ruolo per cui mi preparavo da tutta la vita. Era anche Widow Six Seven (...). Potevo nascondermici dietro per davvero. Ero solo un nome, un nome a caso, e un numero a caso. Niente titoli. E niente guardie del corpo".


Quando sarà costretto, per cause di forza maggiore, a ritirarsi dall'esercito, la vivrà molto male, provando tanta rabbia e frustrazione perché gli veniva tolto qualcosa di importante che stava dando senso alla sua esistenza.

Insomma, Harry non ci nasconde nulla, tanto meno le cadute, i periodi bui in cui ha consumato alcol e droghe, gli attacchi di panico che lo paralizzavano, le litigate con il fratello, i legami sentimentali naufragati... e nella terza parte si arriva a lei, a Meghan Markle, la donna della sua vita.

"In questo mondo folle, in questa vita piena di dolore, ce l'avevamo fatta. Eravamo riusciti a trovarci".

Quella con la sua Meg è una bella storia d'amore che purtroppo ha subito dolorosi colpi a causa sempre della stampa che non ha mai smesso di "perseguitarli", di cercarli e scovarli in tutti i modi, e soprattutto che sin da subito ha imbastito storie fake su Meghan e famiglia.

Harry ci parla diffusamente anche di come sia stata accolta la fidanzata (e poi moglie) dalla nonna, dal padre e da William e Kate..., con tutti i conflitti e i silenzi che ne sono scaturiti, delle difficoltà legate alla gestione delle notizie sui giornali, dai disagi da questi causati e di come la coppia sia giunta a decidere di allontanarsi dalla monarchia pur di vivere serenamente.


Concludendo: mi è piaciuto molto leggere questo memoir, che è scritto in modo dettagliato e maturo (pregio per il quale possiamo ringraziare lo scrittore Moehringer), con uno stile che sa essere attento e lucido ma anche viscerale ed empatico, dando molto spazio alla sfera psicologica ed emotiva del narratore e protagonista, del quale vengono esposte le vulnerabilità e i traumi, i pregi e le virtù, le luci e le ombre, sia personali che famigliari, ma non in modo morboso o scandalistico né con l'atteggiamento di chi non vuol lavare i panni sporchi in famiglia e preferisce sbandierarli per alzare polveroni e polemiche, quanto piuttosto con quello di un uomo che nella parola, nella narrazione, trova un modo per affrancarsi dal ruolo istituzionale cui era destinato, dalle rigide etichette e dai protocolli propri della monarchia, affermando così la propria unicità e individualità, rivendicando il diritto di dare la direzione che desidera alla propria vita, di fare ciò che lo appaga, di sposare chi ama e di vivere lì dove si sente al sicuro.

Io l'ho apprezzato molto, è un libro non breve ma scorre; le parti che "scorrono un po' meno" sono forse quelle relative alle missioni militari, ma nel complesso è un'autobiografia che si lascia leggere con interesse.


giovedì 12 febbraio 2026

Recensione: NASCOSTA TRA I FIORI di Jun'chi Watanabe



Ad essere stata per anni “nascosta tra i fiori” è, in questo romanzo biografico di Jun'chi Watanabe, la prima donna medico giapponese, Ginko Ogino, nata e cresciuta in una famiglia benestante, sposatasi a sedici anni, divorziata pochi anni dopo. Motivata da ragioni personali ed intime, Ginko matura il forte desiderio di diventare medico e questa nobile e legittima aspirazione guiderà la sua esistenza, la  porrà dinanzi a molti momenti di scoraggiamento e ad umiliazioni, ma non la faranno desistere dai suoi obiettivi.



NASCOSTA TRA I FIORI 
di Jun'chi Watanabe 



Giunti ed.
trad. G.Borriello
336 pp
Gin  non ha neppure venti anni quando, nel 1870, decide di abbandonare la casa del marito (appartenente ad una famiglia in vista e che ha stretti contatti con quella di Gin, per ragioni di lavoro) e tornare a casa da sua madre Kayo, a Tawarase.

Come mai una donna sposata lascia improvvisamente il marito e dice di volere il divorzio?

La gente mormora, la famiglia è perplessa ma nulla fa cambiare idea alla ragazza, la quale ha preso questa decisione per un motivo grave: suo marito è un donnaiolo che le ha trasmesso la gonorrea.

Curare questa malattia si rivela un vero e proprio calvario per la giovane, sotto molti punti di vista: deve far fronte alla disapprovazione della famiglia (che non vede di buon occhio il suo comportamento ribelle), ai mormorii dei pettegoli intorno che sussurrano pettegolezzi e la guardano in tralice, alla consapevolezza di sentirsi sola e, soprattutto, deve affrontare una malattia dolorosa per il corpo e lo spirito, debilitante e oltremodo... imbarazzante.

Quando Gin si rivolge ai dottori (non a quelli che praticano l'antica medicina orientale, bensì a quelli che hanno abbracciato la medicina occidentale), deve fare i conti con una realtà tutta al maschile.
I sentimenti che prova nell'atto della visita medica, in cui è costretta ad assumere determinate posizioni, a farsi toccare da uomini spesso dai modi bruschi e scarsamente empatici... è qualcosa che la terrorizza e la disgusta insieme, le getta addosso un tale senso di vergogna da farle scendere calde lacrime ogni volta.

Perché non è possibile che in certi rami della medicina non ci siano delle donne? Farsi visitare da una ginecologa sarebbe sicuramente meno imbarazzante che sottostare a sguardi e commenti di uomini di qualsiasi età che trattano il suo corpo malato come un oggetto.

Ed è così che un'esperienza negativa - la malattia, la cura, la convalescenza - diventa la molla che fa scattare in Gin un pensiero: voglio diventare medico, affinché altre donne come me non debbano provare il disagio che sto provando io.

Una volta raggiunto uno stato di salute migliore e aver riacquistato le forze, con l'aiuto della madre e della sorella Tomoko, Gin pensa a come organizzarsi per studiare in vista del suo ingresso nella scuola di Medicina.

Divorziata e desiderosa di studiare: tutto il contrario di quello che ci si aspetterebbe da una rispettabile donna nel Giappone di fine Ottocento. 

Ma Gin (che inizia a farsi chiamare Ginko) non desidera più essere rispettabile,  zitta e buona, sottomessa al volere degli uomini, e non nutre più alcun interesse per le rigide convenzioni che per anni l'hanno ingabbiata e avvilita. 

Ora, ciò che vuole è essere libera e, con orgoglio e autodeterminazione, dà il via ad una nuova fase della propria vita.

Va via dalla città natale e dalla famiglia (che la rinnega per questa sua drastica e assurda scelta di vita) e si trasferisce a Tokyo per riprendere e completare la sua istruzione di base; diplomatasi col massimo dei voti, riesce ad entrare (non senza mille difficoltà) nella facoltà di medicina di Kojuin e, dopo anni di sacrifici, di ingiurie e umiliazioni subite dai colleghi del corso (che non mancavano ogni giorno di gettarle addosso il loro disprezzo), di fatiche e ore di studio ininterrotto, Ginko raggiunge il suo obiettivo e nel 1882 si laurea in Medicina (prima donna in Giappone), ottenendo - sempre dopo innumerevoli ostacoli - la licenza medica nel 1885.

Una volta laureata e pronta ad esercitare l'amata professione, i problemi non sono mica finiti: la gente è diffidente verso questa giovane dottoressa, soprattutto i maschi, tanti dei quali rifiutano anche solo di lasciarsi sfiorare da lei.

Ginko incontra davvero una quantità incredibile di complicazioni e le occasioni di scoramento non mancheranno negli anni ma a sostenerla ci saranno la sua immensa forza di volontà, la convinzione di fare ciò che è giusto e di essere utile alle persone (in special modo alle donne come lei) e più tardi, a una personalità già volitiva e decisa, si aggiungerà la fede.

La consapevolezza delle limitazioni della medicina e della frustrazione nei confronti delle donne (l'idea dominante all’epoca era che gli uomini dovessero essere ammirati e le donne disprezzate, sminuite, trattate con sufficienza o indifferenza), la spingono a interessarsi al Cristianesimo: inizia così a frequentare una chiesa a Hongo, il cui pastore è Ebina Danjo.

Frequentando i cristiani, Ginko si convince di come il Cristianesimo sia "l’unica religione che riconosce lo status delle donne e la sua diffusione aiuterebbe a migliorare la sorte delle stesse", così vi aderisce con sempre maggiore entusiasmo, divenendo un'esponente di spicco.

Entrerà a far parte dell'Organizzazione delle donne cristiane giapponesi, abbracciandone la mission: “Pace, abolizione dell’alcol e sradicamento della prostituzione”.

Insomma, la professione medica - per la quale ha resistito a qualunque vessazione e tentativi di scoraggiamento - si unisce al suo interesse sociale per le donne e questo renderà la protagonista una professionista qualificata tra le più note all'interno dele classi intellettuali del suo tempo.

L'unica esperienza sentimentale avuta (che di sentimentale, in realtà, non aveva nulla, essendo stato un matrimonio combinato dalle famiglie) l'aveva allontanata dall'universo maschile, ma attraverso la frequentazione degli ambienti cristiani conoscerà una persona con la quale decidere di condividere la propria vita.
Nel bene e nel male, in salute e in malattia.


Nascosta tra i fiori è il racconto incredibile ed emozionante di una donna realmente esistita, di una dottoressa, di un'educatrice, di una fervente e sincera cristiana che è diventata un simbolo di libertà, riscatto e tenacia, una persona con le idee chiare che non si è lasciata abbattere da pregiudizi, norme sociali, limitazioni imposte da una cultura patriarcale e maschilista, dalla disapprovazione dei famigliari, dagli sguardi sprezzanti dei colleghi uomini, dalla solitudine che il proprio percorso di studi, di lavoro e di vita portava con sé.

È quindi una storia appassionante, scritta (e tradotta) bene, che sa coinvolgere il lettore nelle vicende umane della protagonista, suscitando ammirazione e rispetto per una persona così.

Non conoscevo questa donna e sono felice di averla "incontrata"; mi ha colpito molto apprendere la sua vita e la forza che ha saputo tirar fuori in quei momenti in cui tornare indietro e sottomettersi alle convenzioni dell'epoca sarebbe stato più semplice.





sabato 12 luglio 2025

SEGNALAZIONI EDITORIALI LUGLIO 2025

 

Lettori, oggi vi presento tre pubblicazioni appartenenti a diversi generi letterari: un'opera narrativa con protagonista una donna molto fragile e che la vita ha messo alla prova, un'autobiografia e un thriller.



Disponibile in tutte le librerie e store digitali "La Stanza Illuminata" (Il Viandante Edizioni, 240 pp.), emozionante romanzo d'esordio di Marianna Meles, scrittrice originaria di Scano di Montiferro e residente a Cagliari. 
Un'opera profonda e toccante, destinata a conquistare i lettori con la sua intensa narrazione.

Il libro ci immerge nella vita di Nella, la cui esistenza, inizialmente serena, viene sconvolta dal padre dispotico e dalla debole opposizione della madre. 
La vita della protagonista si dipana tra sfide e successi professionali, culminati nell'affermazione della sua sartoria. 
Tuttavia, la scomparsa del padre riaccende un passato irrisolto, minando le conquiste raggiunte. 
Intrappolata nelle proprie paure, Nella scivola in una spirale di fragilità mentale. 
Di fronte alla gravità del suo stato, Maria Luisa - amica e socia dell'atelier, con cui ha condiviso gli orrori dei bombardamenti su Cagliari del 1943, si vede costretta a farla ricoverare nel manicomio di Villa Clara. 

"Il titolo è una metafora con la quale ho inteso denominare una qualsiasi passione che porta a motivare la vita di un individuo”, spiega la Meles. “Ognuno di noi ha una sua stanza illuminata che ogni giorno gli dà la forza e l'entusiasmo per affrontare la quotidianità".


L'autrice.
Marianna Meles, laureata in Scienze dell'Educazione presso l'Università degli Studi di Cagliari, dove vive con il marito, ha sempre nutrito una profonda passione per i libri, affinata attraverso corsi di scrittura creativa all'Accademia di Giorgio Binnella. Già nel 2017, due suoi racconti sono apparsi nell'antologia "Giochi, giocattoli e giorni lontani". "La Stanza Illuminata" segna il suo debutto nel mondo del romanzo.



Tutto merito di un Grizzly di Veronica H. Wipflinger è una storia vera. Un viaggio intimo. Una scoperta spirituale.


Cosa succede quando una vita normale si intreccia con avventure straordinarie, paesaggi selvaggi e un
cammino interiore profondo? 

Nasce Tutto merito di un Grizzly, un racconto autobiografico capace di parlare al cuore di tutti,  pubblicato da Red[a]ction – Editrice Roma.

Veronica nasce nel 1970 a Bassano del Grappa, in una famiglia legata alla tradizione locale: il primo birrificio cittadino lo aveva fondato proprio un suo antenato. 
Ma è altrove che si dirige il suo sguardo: verso le bellezze del mondo naturale e verso le domande più profonde dell’anima. 
Nel libro, il locale di famiglia fa da cornice ai ricordi, ma è la natura — e in particolare l’incontro simbolico con un grizzly — ad accendere in Veronica quella scintilla che la porterà lontano, fisicamente e spiritualmente. 
Viaggi, fotografie, relazioni, dubbi e fede si intrecciano nel suo percorso, che la conduce a una profonda
esperienza del divino nella quotidianità. 
Con una scrittura sincera, delicata e riflessiva, l’autrice ci accompagna in un percorso fatto di piccole epifanie, scoperte inattese e domande universali. Una narrazione che è insieme personale e aperta, che parla della vita, della fragilità, della meraviglia... e di un amore che, silenziosamente, sostiene ogni passo. 

Tutto merito di un Grizzly non è solo il racconto di una vita, ma un invito: a fermarsi, ad ascoltare, a guardare il mondo con occhi nuovi. Un libro per chi è in cerca, per chi ama la natura, per chi ha fede o anche solo curiosità.
Per chi, semplicemente, ha voglia di ascoltare una storia vera.




L’ombra del coccodrillo di Paola Beatrice Rossini (Ed. Il Seme Bianco, 335 pp.) è un thriller storico che attraversa i secoli, tra misteri egizi, omicidi contemporanei e legami invisibili.


Cosa unisce un giovane sacerdote dell’Antico Egitto a una serie di omicidi nella Firenze di oggi? Cos'hanno in comune una brillante laureanda in Storia e il Libro dei Morti? 
Nel nuovo romanzo di Paola Beatrice Rossini, il tempo non è una barriera, ma un filo sottile che unisce destini lontani e memorie sepolte. 
L'autrice ci guida in un’avventura sospesa tra passato e presente, dove l’archeologia si fa indagine e la verità è nascosta dietro antichi simboli e segreti custoditi da secoli. Antico Egitto: un giovane sacerdote, ignaro pedone in un intricato gioco di potere e vendetta. 2023: una catena di delitti inspiegabili scuote il
cuore di Firenze. 
Al centro, antichi reperti archeologici, inquietanti rituali e una verità che sfida il tempo. 
A indagare, il vice ispettore Mangani, affiancato da una giovane studiosa, l’unica capace di ricostruire i tasselli sparsi di un enigma millenario. 

L'autrice.
Paola Beatrice Rossini, già autrice di romanzi e racconti apprezzati dal pubblico, costruisce una storia densa di atmosfera e colpi di scena, fondendo sapientemente suspense contemporanea e suggestioni storiche. Con la sua scrittura visionaria, porta il lettore dentro i meandri della mente umana e tra le ombre di una civiltà affascinante, tra papiri, misteri sepolti e frammenti di eternità.“Non Omnis Moriar” – Non tutti moriranno. Così recita il titolo del Libro dei Morti egizio. E così sembra sussurrare ogni pagina di questo romanzo.

martedì 3 giugno 2025

Recensione || LIBERTÀ A CARO PREZZO. Gioacchino Gesmundo e le Fosse Ardeatine, di Giovanni Capurso




Il presente saggio storico-biografico di Giovanni Capurso ruota attorno alla vita del partigiano terlizzese Gioacchino Gesmundo, collocandola all'interno di una delle pagine più dolorose della Resistenza e della storia italiana: l’eccidio delle Fosse Ardeatine.


LIBERTÀ A CARO PREZZO. 
Gioacchino Gesmundo e le Fosse Ardeatine
di Giovanni Capurso


Edizioni Radici Future
126 pp
16 euro
"...con la fermezza degli Eroi affrontò la morte alle Fosse Ardeatine tramandando ai posteri fulgida prova di fede nella dura lotta per la conquista della libertà."

Gioacchino Gesmundo è sicuramente una delle figure più importanti della Resistenza romana, un uomo che si oppose convintamente e fieramente al fascismo e che pagò il prezzo delle proprie idee e dei propri valori antifascisti.

La storia di Gesmundo parte da un paese del Sud italia, nel barese, inserendosi a  cavallo tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del nuovo secolo.

La sua è una famiglia di umili origini, di gente abituata a lavorare la terra con fatica e scarsi guadagni, a servizio di proprietari terrieri per nulla intenzionati ad andare incontro alle esigenze delle persone che lavoravano per loro.


Venuto al mondo nel 1908, rimase orfano molto presto di entrambi i genitori, venendo cresciuto da fratelli e sorelle maggiori, a loro volta supportati da vicini generosi.

L'autore usa un registro linguistico accurato ma allo stesso tempo chiaro e semplice, di immediata fruibilità e quindi scorrevole, nel condividere le notizie biografiche salienti riguardanti Gesmundo, partendo dalla sua infanzia e inserendole nella cornice storica, socio-economica e politica del periodo di riferimento, vale a dire gli anni che precedono l'ascesa del fascismo.

Abbiamo modo di farci un'idea della personalità e del carattere di Gioacchino: taciturno, schivo e con un animo gentile, frequenta con profitto il Regio Magistrale e quelli sono gli anni in cui va maturando una coscienza morale e politica che comincia a prendere forma grazie a insegnanti per lui fondamentali e fonte di ispirazione; leggiamo di come, sin da adolescente, abbia sentito una forte passione per l’umanità che soffriva a causa di un regime oppressivo, colpevole di soffocare le libertà individuali e di  impedire, di conseguenza, ogni possibilità di giustizia sociale.

Negli anni universitari emergono le sue già forti "inclinazioni socialiste, vissute sulla pelle attraverso le vicissitudini familiari e che si stavano rafforzando da un punto di vista filosofico."


Apprendiamo del suo lavoro come insegnante di Storia e filosofia, professione che lo vide sinceramente interessato ai propri studenti, lontano dall'essere un docente freddo che svolgeva il proprio lavoro in modo meccanico o per pura formalità burocratica, ma al contrario - come testimoniavano i suoi stessi studenti - intenzionato a calare ogni conoscenza, insegnata ed appresa, nel contesto delle vicende reali, per insegnare ai propri ragazzi  "... quello che era indispensabile fare per costruire un domani diverso per noi stessi e per gli altri".

Un uomo con una mente così vivace e riflessiva e con un animo sensibile all'essere umano e al rispetto per i suoi diritti fondamentali, non può - negli anni che precedono e che poi portano alla seconda guerra mondiale - non prendere apertamente posizione contro il fascismo, fino ad aderire al partito Comunista nel 1943, convinto che i comunisti dovessero essere "la guida, l’avanguardia organizzata dei lavoratori" e cavalcare l'onda del malcontento delle folle nei confronti del fascismo (la cui politica oscurantista aveva impedito al singolo individuo di ragionare col proprio cervello), guidandole verso la libertà ("nell’emancipazione il popolo è arbitro del proprio destino ") e infondendo loro la fiducia in un avvenire migliore.

Con l’occupazione nazista di Roma, Gioacchino si unì alla Resistenza, ospitando nella propria casa
Gesmundo e don Pietro Pappagallo
(Wikipedia)
  prima la redazione clandestina de “L’Unità” e poi l’arsenale dei GAP romani; il suo appartamento divenne il luogo dell’organizzazione della lotta armata, fu capo locale del controspionaggio e teneva corsi di formazione ideologica per i suoi compagni di lotta.
Attività, questa, che ovviamente lo rese nemico del fascismo, e che portò al suo arresto (e con lui altri compagni, tra cui il sacerdote terlizzese don Pietro Pappagallo), il 29 gennaio 1944.

Attraverso diverse testimonianze, l'autore ricostruisce gli ultimi drammatici giorni della terribile e disumana prigionia, fino al triste racconto di ciò che accadde alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, quando 335 persone furono uccise dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per l'attentato partigiano di via Rasella.

Il professor Capurso ha attinto a fonti bibliografiche utili per ricostruire ed esporre tanto la vita e gli eventi personali che riguardano il personaggio centrale del libro, quanto il contesto storico in cui Gesmundo è vissuto e ha operato; ne emerge un ritratto profondamente umano, profondo, che guida il lettore verso una maggiore e più approfondita conoscenza di quest'uomo del Meridione proveniente da una famiglia umile ma che intraprese un percorso di formazione culturale, intellettuale e politica tale da renderlo promotore attivo nell'ambito delle dinamiche della Resistenza, fino al sacrificio della propria vita.

Un testo molto interessante, che si lascia leggere a prezzare per la chiarezza di linguaggio e per il soggetto affrontato.

L'autore.
Giovanni Capurso è saggista e storico meridionalista; tra le sue pubblicazioni ricordiamo "La ghianda e la spiga. Giuseppe di Vagno e le origini del fascismo", "La passione e le idee. La Puglia antifascista da Giuseppe di Vagno a Giacomo Matteotti". È stato co-curatore del volume storiografico "La fatica dello Storico. Antonio Lucarelli. Carteggi: 1902-1952". Collabora con fondazioni e istituti di ricerca storica.

giovedì 22 settembre 2022

|| RECENSIONE || STORIA PROIBITA DI UNA GEISHA di Mineko Iwasaki, Rande Brown

 

La storia di una delle geishe più famose raccontata dalla sua stessa voce, autentica e sincera, che ci trasporta in una società e in una cultura distanti da noi ma di cui avvertiamo il fascino irresistibile.


STORIA PROIBITA DI UNA GEISHA
di Mineko Iwasaki, Rande Brown



Ed. Newton Compton
trad. A.Mulas
318 pp

Masako Tanaka è solo una bambina di cinque anni quando la sua vita prende un corso particolare, tanto faticoso quanto affascinante.
È una figlia amata dai suoi genitori, che stravedono per lei e mai si sognerebbero di lasciarla andare lontana dalla famiglia.
Ma è ciò che accadrà, loro malgrado. 
I figli sono tanti e non è semplice mantenerli e tirarli su tutti e bene, così alcune delle figlie femmine più grandi vengono mandate a studiare per diventare delle geiko ("donna d'arte") presso la casa per geishe, nel quartiere di Gion Kobu di Kyoto.
Per una serie di circostanze, l'anziana Madame Oima (direttrice della casa per geishe) si ritrova a "corteggiare" i genitori della piccola Masako, insistendo perché lascino che la piccola intraprenda il cammino per diventare anch'ella una geisha: è così bellina, sveglia, anche se un po' schiva e solitaria, ma sicuramente ha tutte le caratteristiche per diventare una magnifica danzatrice, Madame ne è convinta.
E poi per lei gli anni passano e deve assolutamente trovare una futura geiko che erediti la okiya, la casa per geishe che dirige con successo.

Inizialmente la piccola non accetta l'idea di lasciare mamma e papà per andare a vivere da questa signora anziana, che pure è tanto gentile e affabile; quando la vede arrivare, va a nascondersi nell'armadio, impaurita.
Ma è solo questione di tempo e la bimba, a furia di frequentare la casa per geishe, finisce per sentirsi a proprio agio in quel mondo, fatto sì di infinite regole, orari, studio, disciplina..., ma anche di balli meravigliosi, raffinati ed eleganti. 
Mineko ieri e oggi

E poiché a lei piace tanto ballare ed è portata, non può che accettare la proposta di "zietta Oima" e restare a vivere nell'okiya, lasciando (con gran dolore) la casa paterna.
Viene quindi adottata e diventa Mineko Iwasaki.

Inizia per lei una lunga e impegnativa formazione, fatta di quotidiane ed estenuanti lezioni per apprendere antichi passi di danza, per imparare a suonare gli strumenti della tradizione e per acquisire tutti i segreti di quel cerimoniale rigido e severo che rende le geishe maestre di etichetta, eleganza e cultura.
Il suo caratterino determinato, testardo e schietto, viene fuori da subito e questo fa sì che spesso venga ripresa dagli insegnanti, che però vedono in lei molto potenziale.
Ed infatti la bambina cresce impegnandosi tantissimo nello studio, non si concede distrazioni, dedica ore alla danza e alle altre discipline essenziali per divenire la migliore danzatrice del Giappone.

E ci riesce: Mineko Iwasaki diventa infatti la geisha più brava, ricercata e corteggiata di tutto il Paese.

Le sue qualità, la caparbietà, l'impegno costante, la serietà nell'affrontare ogni compito ed esibizione, il suo essere forte e fiera, faranno sì che si immerga completamente in quel mondo in cui si respira arte, compostezza, austerità; un microcosmo tutto al femminile in cui le donne - giovani e meno giovani - sono tenute a interagire rispettando ruoli e responsabilità, aiutandosi a vicenda, cercando di allacciare amicizie, complicità, ma questo non toglie che - come in tutti gli ambienti professionali e in cui si condivide una quotidianità - nascano anche attriti, litigi, invidie e dispetti.

Per diventare una geisha ci sono degli step, ognuno dei quali è caratterizzato dalle proprie specificità circa kimono, acconciature, trucchi, tipi di danze da imparare, cerimonie e riti cui partecipare, compiti più o meno "umili" o importanti, insomma è un universo complicatissimo e ricco di tanti dettagli, tradizioni, parole, gesti, rituali, abiti ecc.

Io ne ero a digiuno e devo dire che è stato interessante entrare nella vita della protagonista e leggere non soltanto la sua personale esperienza di artista e danzatrice, che l'ha coinvolta dai cinque ai ventinove anni (il debutto come danzatrice maiko avvenne a quindici anni), ma proprio tutto ciò che contrassegna quest'antica tradizione, che è molto articolata e mossa da tante regole.

Diventare una geiko non richiede solo l'apprendimento di passi di danza o di gesti per la cerimonia del té, ma anche una vocazione di tipo "morale", nel senso che è un percorso anche interiore, di crescita personale; una donna che aspira a diventare geisha ("artista") deve lavorare molto su sé stessa, sul proprio carattere, sugli istinti e i desideri personali per modellarli su quelli propri del ruolo della geisha, che oltre a intrattenere con i balli tipici della tradizione giapponese, deve anche saper fare conversazione, giochi e quant'altro serva per far star bene i clienti, la cui privacy dev'essere sempre garantita e difesa.
Mineko e Charles

Questi ultimi sono generalmente uomini, ma in realtà può trattarsi anche di coppie (marito e moglie) e, seppur meno frequentemente, di famiglie.
Si tratta per lo più di persone altolocate, benestanti, dagli imprenditori ai politici, agli uomini d'affari; la nostra bella e talentuosa Mineko ha avuto l'opportunità di incontrare personalità politiche importanti, come Kissinger, principe Carlo (oggi re Carlo III) e la stessa regina Elisabetta.

Se vi chiedete se tra geishe e clienti si instaurassero relazioni "intime", la risposta è semplice: la geisha
non è una prostituta, ma un'artista, una danzatrice tenuta a seguire rigidi protocolli; non viene pagata per assecondare le "voglie particolari" dei clienti, il che però non esclude né che un cliente possa provarci né  che possa sinceramente "affezionarsi" in modo particolare ad una geisha, che richieda sempre lei e che tra i due, prima o poi, nasca una relazione sentimentale, e magari si arrivi anche al matrimonio.
Solitamente, se ci si sposa, è difficile che si prosegua la carriera da geisha, ed è ciò che succede a Mineko.

Ella ha avuto una relazione importante con un attore famoso in quegli anni (anni '60-'70), che però era sposato e - come spesso accade - prometteva di lasciare la moglie ma erano solo chiacchiere; più tardi, la giovane donna incontra un uomo che diventa suo marito e la relazione con lui coinciderà anche con la decisione di abbandonare la propria sfolgorante carriera di geisha di successo per vivere - finalmente! - come una "semplice" donna, forse non più famosa e super corteggiata ed impegnata... ma libera.

Seguiamo di anno in anno Mineko e il suo percorso umano e artistico, la vediamo crescere, smussare lati spigolosi del proprio carattere, ingoiare rospi, trattenere le lacrime, ne ammiriamo la forza di volontà, i sacrifici, la bravura e, non ultimo, il suo provare a cambiare qualcosa di quel mondo chiuso e severo, provare a "svecchiarlo" per preservarlo, per evitarne, o anche solo rimandarne, la fine.
Purtroppo i suoi sforzi non otterranno risultati e Mineko uscirà da quella realtà comunque tanto amata.

È un'autobiografia molto dettagliata, che immerge il lettore in questa cultura millenaria, nelle
tradizioni giapponesi legate alla figura della geisha dandogli un sacco di informazioni, chiarendo i significati delle parole, le innumerevoli regole di comportamento, i vari ruoli e gerarchie all'interno dell'okiya, le fasi del percorso di studi per avanzare nella carriera, insomma non gli viene nascosto nulla, anzi, la protagonista/narratrice racconta tutto con calma, meticolosità, senza essere pedante, anzi con eleganza, ironia e leggerezza, raccontando la sua vera storia, in risposta a quella narrata - non proprio fedelmente - da Arthur Golden in "Memorie di una geisha".

Lettura adatta a chi ama la cultura giapponese e vuol saperne di più (e meglio) sulla figura affascinante ed esotica della geisha attraverso la storia di Mineko Iwasaki.

martedì 20 settembre 2022

I MIEI ULTIMI ACQUISTI IN LIBRERIA

 

Ultimi ingressi nella mia libreria :))

I primi due sono un regalo di compleanno ^_^



LE VERITÀ SEPOLTE
di Angela Marsons


Ed. Newton Compton
trad. N. Giugliano
384 pp
Quando, durante uno scavo archeologico, vengono rinvenute alcune ossa umane, uno sperduto campo della black country si trasforma improvvisamente nella complessa scena di un crimine per la detective Kim Stone. 
Non appena le ossa vengono esaminate diventa chiaro che i resti appartengono a più di una vittima. 
E testimoniano un orrore inimmaginabile: ci sono tracce di fori di proiettile e persino di tagliole da caccia. 
Costretta a lavorare fianco a fianco con il detective Travis, con il quale condivide un passato che preferirebbe dimenticare, Kim comincia a investigare sulle famiglie proprietarie e affittuarie dei terreni del ritrovamento. 
E così, mentre si immerge in una delle indagini più complicate mai condotte, la sua squadra deve fare i conti con un'ondata di odio e violenza improvvisa. 
Kim intende scoprire la verità, ma quando la vita di una sua agente viene messa a rischio, dovrà capire come chiudere al più presto il caso, prima che sia troppo tardi.




STORIA PROIBITA DI UNA GEISHA
di Mineko Iwasaki, Rande Brown


Ed. Newton Compton
trad. A.Mulas
318 pp
Mineko è una bambina schiva e solitaria quando alla tenera età di cinque anni viene allontanata dalla sua famiglia: l'anziana Madame Oima, direttrice di un' okiya, una casa per geishe di Kyoto, ha infatti deciso di farne la propria erede. 
Così per Mineko comincia una lunga e impegnativa formazione: estenuanti lezioni per apprendere antichi passi di danza, per imparare a suonare gli strumenti della tradizione e per acquisire tutti i segreti di quel cerimoniale rigido e severo che rende le geishe maestre di etichetta, eleganza e cultura. 
La ragazza s'immerge nello studio e non si concede alcuna distrazione, pur di realizzare il suo unico grande sogno: essere la migliore danzatrice del Giappone. 
E gli sforzi non saranno vani: Mineko Iwasaki diventa infatti la geisha più brava, ricercata e corteggiata di tutto il Paese. 
Testarda e fiera, si muove a proprio agio in un mondo che non ammette ribellioni, fino a quando, un giorno, decide di infrangere le regole austere sulle quali è fondata tutta la sua esistenza. 
Coraggiosa e intraprendente, abbandona le convenzioni che non le hanno permesso di vivere in maniera autentica e sceglie di tornare a essere semplicemente una donna. 

Con eleganza, ironia e leggerezza, Mineko ci accompagna attraverso le trame e i segreti di una cultura millenaria, restia a svelarsi, osando strappare il velo di pudore che da sempre avvolge un universo frainteso. La vera storia di "Memorie di una geisha" raccontata dalla voce autentica della protagonista.

LA PSICOLOGA
di B.A. Paris


Editrice Nord
trad. M.O. Crosio
384 pp
Alice ha appena acquistato una casa a un prezzo vantaggioso; dopo essersi trasferita scopre che la precedente proprietaria è stata uccisa due anni fa, proprio in quella casa. 
Dapprima turbata da quella rivelazione, a poco a poco Alice inizia a interessarsi sempre di più alla storia della donna, una psicologa sua coetanea, e non perde occasione di chiedere informazioni ai vicini. Con suo grande sconcerto, però, tutte le persone che fino a quel momento l’avevano accolta con calore e gentilezza si chiudono in un silenzio ostinato. 
Come se ciò non bastasse, Alice comincia a notare delle stranezze – finestre aperte che era sicura di aver chiuso, oggetti spostati di pochi centimetri – e in lei si fa sempre più forte la sensazione di essere osservata.
E si rende conto che c’è qualcosa di oscuro nascosto tra le pieghe di quella comunità apparentemente perfetta e che frugare nei segreti degli altri potrebbe rivelarsi fatale...

 


venerdì 28 maggio 2021

** Segnalazione: "Persian Arabesques di Ivan J Korostovetz (1862-1933)" di Carlo Gaatone

 


Dopo aver pubblicato i ricordi di sua nonna "Memoires" Olga I Korostovetz (1895-1993)-Diario di un'epoca-, di cui ho parlato in questa segnalazione sulla figura di Ivan Jacovlevich Korostovetz,  passo a proporvi Persian Arabesques di suo padre Ivan.

"Persian Arabesques" pubblicato dalla


Pathos Edizioni é un'opera di 340 pagine suddivisa in 26 capitoli che riporta le attività diplomatiche di un suo brillante protagonista. È un trascorso inedito della storia politica della diplomazia russa raccontata da Ivan J. Korostovetz (1862-1933) uno dei suoi più brillanti protagonisti così come viene testualmente definito dal noto ricercatore universitario russo Pavel N. Dudin ("one of its brightest representatives").


Il diplomatico, a seguito dei principali successi ottenuti nel 1905 con il Trattato di Portsmouth e nel 1912 in Mongolia con la firma dell'Accordo di Amicizia Russo-Mongolo, narra dettagliatamente, nelle sue memorie politiche, gli ultimi eventi della sua carriera diplomatica 1913-1918 prima di dover andare in esilio per non essere imprigionato. Egli si riferisce in particolare  al periodo di permanenza in Persia quale Ministro Plenipotenziario (1913-1915) ma non solo.

Il testo, oltre ad essere considerato un importante documento storico in quanto classificato quale fonte primaria d'informazione dell'epoca, é di gradevole e interessante lettura perché descrive non solamente gli eventi politici ma anche i costumi e le usanze locali di varia natura. Egli spazia dalla storia alla geografia persiana includendo delle penellate sulle religioni dei territori e sulla letteratura bizantino-persiana.

  "In "Persian Arabesques" l'autore rivela pienamente i meccanismi della politica estera della Russia Imperiale in Persia, così come il quadro delle contraddizioni anglo-russe in quel paese. Confrontando la politica dello zarismo con quella della Russia sovietica in Persia, l'autore giunge alla conclusione che la politica sovietica, in sostanza, era una continuazione della politica della Russia monarchica solo sotto un nuovo schermo ideologico." (Professor Ph.D.Nugzar K. Ter-Oganov, specialista delle Relazioni Russo-Iraniane).


L'autore.
Carlo Gastone nasce nell’agosto del 1950 a Johannesburg, Repubblica del Sud Africa.
Di origini italiane, proviene da una famiglia internazionale, sia per origine che per ambiente.
Le vicende della vita lo portano a viaggiare moltissimo ed a risiedere in differenti paesi e città: dall’Avana (Cuba) dove ha vissuto prima, durante e dopo la rivoluzione, a New York (Usa), a Lagos (Nigeria) e a Słupsk (Polonia) dove ha lavorato con diversi incarichi manageriali.
Oggi risiede a Torino e si dedica a sviluppare svariati interessi tra cui quello di ricostruire la storia e la genealogia della propria famiglia, andata dispersa a causa degli eventi bellici e rivoluzionari.
L’amore e la passione per sua nonna Olga lo hanno spinto a riportare alla luce le affascinanti “Memoires”, che includono importanti eventi storici a cavallo del 900.

domenica 9 maggio 2021

Il 9 maggio 1860 nasceva Sir James Matthew Barrie, il creatore di Peter Pan


Il 9 maggio 1860, a Kirriemuir, Angus, Scozia, nasceva Sir James Matthew Barrie, 1 ° Baronetto, drammaturgo e romanziere scozzese, meglio conosciuto come il creatore di Peter Pan, il ragazzino che non voleva crescere, protagonista di una storia fantastica dove questo ragazzo senza età e una ragazza normale di nome Wendy vivono incredibili avventure nell'Isola che non c'è.

Figlio di un tessitore, ultimo di dieci figli, Barrie ha vissuto, a soli sei anni, un grave lutto, da cui non s'è mai totalmente ripreso: la morte del fratello maggiore, annegato mentre pattinava sul ghiaccio. Per consolare la madre addolorata, il bambino prese a vestirsi come lui e lo imitava nei comportamenti e nei gesti.
Questa tragedia famigliare ha avuto di certo il suo peso sulla formazione della sua personalità e per tutta la vita Barrie ha voluto riconquistare, nelle sue opere come nella vita reale, gli anni felici di prima della perdita del fratello (e, in un certo senso, della madre) mantenendo una forte componente infantile anche da adulto.

Barrie studiò all'Università di Edimburgo per poi trasferirsi a Londra come scrittore freelance nel 1885. Il suo primo libro di successo, Auld Licht Idylls (1888), conteneva frammenti di vita a Kirriemuir; Il piccolo ministro (1891), è un romanzo molto sentimentale che divenne un best seller e, dopo la sua drammatizzazione nel 1897, Barrie cominciò a scrivere principalmente per il teatro. 

Si sposa nel 1894 con l'attrice Mary Ansell, da cui non ebbe figli, anche perché pare che il matrimonio non sia stato proprio consumato!

A un cenone di Capodanno del 1897, incontrò Sylvia Llewellyn Davies, la figlia dello scrittore e caricaturista George du Maurier, uno dei suoi autori preferiti; in quell'occasione, nel chiacchierare, la donna scopre che lo scrittore scozzese era già amico di tre dei suoi figli, conosciuti durante le sue visite regolari ai giardini di Kensington, dove lo scrittore era solito recarsi per portare a spasso il suo cane San Bernardo.
Sylvia Llewelyn Davies,
fotografata da J.M. Barrie 
nel 1898
Proprio la conoscenza e la frequentazione dei fratelli Davies ispirò James nella creazione dei personaggi di fantasia che gli diedero tanta celebrità.

Trascorse diverso tempo in loro compagnia, tanto da diventare un famigliare per loro, arrivando ad ospitarli nel proprio cottage e inventare giochi e storie per divertirli. 

Purtroppo, l'autore fu accusato di pedofilia, mai provata, e anzi le voci furono completamente smentite in seguito dal più piccolo dei Davies, ormai adulto, Nicholas.

È il 1904 quando Peter Pan debutta nei teatri londinesi, nello spettacolo Peter Pan, o il ragazzo che non voleva crescere e ad interpretare il protagonista è un'attrice; il successo fu immediato.
Nel 1906 esce la prima versione del romanzo, ovvero Peter Pan nei giardini di Kensington, e nel 1911 la seconda versione Peter e Wendy.

James non smise mai di ritoccare il testo, che vide la versione definitiva nel 1928. 

Intanto Sylvia Davies si ammalò e morì nel 1910,  lasciando come disposizione che fosse Barrie ad avere la custodia, con la madre di lei, dei suoi figli. 

Purtroppo, dei quattro ragazzi, due morirono giovani: uno di essi (George) morì in guerra, mentre Michael annegò, forse suicida, a 20 anni; Peter si tolse la vita nel 1960, un anno dopo la morte del fratello Jack. Ad avere una vita più longeva è stato Nicholas, morto nel 1980.

James Matthew Barrie muore il 19 giugno 1937, a Londra, cedendo i diritti delle opere di Peter Pan al Great Ormond Street Hospital for Children di Londra.


Pillole di curiosità:

Barrie ha avuto il privilegio di raccontare le sue storie alle giovani figlie del duca di York, alla futura regina Elisabetta II e alla principessa Margaret.

Anticipando Conan Doyle, Barrie "uccise" il famoso investigatore Sherlock Holmes nel racconto parodia "The Final Problem" (1893).

Il Nostro era senz'altro un tipo eccentrico: ad es., ordinava cavoletti di Bruxelles ogni giorno a pranzo solo perché gli piaceva pronunciare quelle parole.

Creò una squadra di cricket composta da celebrità, come G.K. Chesterton, Arthur Conan Doyle, Jerome K. Jerome, A.A. Milne e H.G. Wells. si facevano chiamare gli Allahakbarry nell'errata convinzione che la frase araba "Allah akbar" significasse "il cielo ci aiuti", quando in realtà significa "Dio è grande".

Oltre al classico Disney del 1953, tra le altre versioni cinematografiche di Peter Pan c'è quella di Spielberg, Hook (1991), con Robin Williams nei panni del protagonista, Dustin Hoffman in quelli di Capitan Uncino e Julia Roberts, Campanellino; la versione del 2003, Peter Pan, in occasione del centenario dell'esordio della stessa sulle scene teatrali.

Pan - Viaggio sull'isola che non c'è è del 2015 e vede nel cast Hugh Jackman e Rooney Mara.

Neverland - Un sogno per la vita (Finding Neverland) è del 2004 diretto da Marc Forster ed interpretato da Johnny Depp, Kate Winslet e Dustin Hoffman, e narra in maniera sufficientemente fedele un periodo della vita dello scrittore.



Fonti consultate:

https://www.britannica.com/
https://www.famigliacristiana.it/
https://interestingliterature.com/
Wikipedia 

lunedì 31 agosto 2020

Il 31 agosto 1870 nasceva Maria Montessori



“Se vogliamo costruire un mondo nuovo dobbiamo ricominciare dal bambino.”


Nasceva a Chiaravalle il 31 agosto 1870 Maria Montessori, la scienziata e pedagogista che ha rivoluzionato il mondo dell'infanzia e dell'educazione.
Sin dalla giovane età manifestò interesse verso le materie scientifiche; superando pregiudizi ed ostacoli legati ai suoi tempi e alla mentalità dell'epoca, si iscrive alla Facoltà di Medicina a Roma, laureandosi nel 1896: fu una delle prime donne a laurearsi in medicina!

Nel corso della sua formazione accademica, Maria è attratta da Igiene e Pediatria, che poi saranno alla base delle sue teorie e delle impostazioni pedagogiche negli anni successivi. 
L'esperienza da assistente in una clinica psichiatrica è importante per lo sviluppo del suo lavoro perché la porta a traferire le abilità e le conoscenza dall'ambito psichiatrico a quello pedagogico; nei confronti di bambini affetti da disabilità mentali e fisiche il suo non è uno sterile approccio assistenzialistico, bensì educativo: come educare la loro personalità attraverso interventi di tipo pedagogico.
All'idea tradizionale del bambino, Montessori accosta il concetto del bambino laborioso e per lui crea una scuola nuova, che rompe ogni ponte con l'asilo tradizionale quale luogo di custodia. Nasce così nel 1907 a Roma la prima Casa dei Bambini, costruita nel quartiere (tra i più poveri e svantaggiati della capitale) di San Lorenzo, in maniera che i piccoli ospiti potessero manifestare la loro personalità in modo spontaneo all'interno di un luogo pensato su misura per loro.
Il suo metodo comincia a dimostrarsi più efficace rispetto a quello classico, tradizionale, e riceve i primi importanti riconoscimenti dalla comunità scientifica all'estero, grazie anche alle numerose conferenze tenute in Europa e non solo.
Negli anni '20 comincia a entrare in contrasto col regime fascista, così si trasferisce in India e torna in Europa  solo dopo la fine della guerra. Muore a Noordwijk (Paesi Bassi) il 6 maggio 1952. 

Non voglio tediarvi con una lezione sul metodo montessoriano, mi basta ricordare con voi che lei è la prima ricercatrice a dare importanza ai primi sei anni di vita quali fondamentali per lo sviluppo dell'essere umano; non solo, la Montessori rivendicava la centralità dei bambini e dell'educazione nella creazione di una società migliore.

In occasione dei 150 anni dalla nascita di questa donna straordinaria, scienziata ed educatrice, la cui innovativa proposta pedagogica ha cambiato per sempre il mondo dell’educazione. e il cui metodo è stato sperimentato in tutto il mondo, vi propongo questi libri di recente pubblicazione: una graphic novel, un romanzo per ragazzi e una biografia.



I RAGAZZI MONTESSORI è un romanzo firmato da Teresa Porcella per la collana I Geniali, dedicato a questa donna straordinaria.

Gruppo Editoriale Raffaello
144 pp
Un giallo avventuroso alla scoperta del rivoluzionario metodo educativo di una delle donne più influenti del XX secolo. 

A Pilarcito c’è una Farm, una scuola-fattoria, dove governano i ragazzi. Michael, dodici anni, è costretto dalla madre a passare lì le sue vacanze, insieme alla sorellina Magda e alla loro gatta Molly. Si prospetta l’estate peggiore della sua vita se non fosse che, appena arrivato, Michael scopre un piano misterioso che minaccia
tutti gli abitanti della Farm e intuisce che la salvezza può arrivare da un videogioco nascosto in un garage segreto.
L’avventura ha inizio. Certo, incontrerà anche Lola, ma questa è un’altra storia...

Un romanzo ricco di colpi di scena, che nasconde nelle pieghe della narrazione i principi ispiratori del metodo Montessori, apprezzato e diffuso in tutto il mondo.



MARIA MONTESSORI. IL METODO IMPROPRIO di Alessio Surian, Diego Di Masi, Silvio Boselli è una biografia a fumetti che ripercorre le tappe fondamentali nello sviluppo delle pratiche educative montessoriane.
Ed. Becco Giallo
225 pp
Febbraio 2020


Quando nel 1909 Maria Montessori pubblica Il metodo della pedagogia scientifica, è già nota in Italia per essere stata una delle prime donne laureate in medicina e per le sue lotte femministe. 
Il volume, nell’educazione delle bambine e dei bambini, non privilegia lo stimolo, ma presta attenzione all’interesse e alla motivazione di chi apprende. 
L’entusiasmo con cui viene accolto porterà Maria Montessori a condividere il suo sguardo pedagogico intorno al mondo per seguire la nascita delle sue scuole e preparare una nuova generazione di insegnanti.




Il bambino è il maestro. Vita di Maria Montessori di Cristina De Stefano

Ed. Rizzoli
384 pp
Giugno 2020
Chi era davvero Maria Montessori? 
Al suo nome si lega il metodo che ha rivoluzionato la pedagogia, mettendo il bambino al centro del processo educativo e rispettando il suo io e i tempi con cui si costruisce. 
Una rivoluzione che poteva compiere soltanto una donna capace di decisioni controcorrente in ogni momento della sua esistenza. 
Cristina De Stefano, attraverso testimonianze dirette e carteggi inediti, ci mostra una Montessori sorprendente e poco conosciuta. 
Allieva in lotta contro l'istituzione scolastica, laureata in Medicina quando una donna all'università era una rarità, da giovane si divide tra la militanza femminista, il volontariato sociale e il lavoro in corsia. Poi un giorno, davanti ai bambini abbandonati in manicomio perché troppo difficili per la scuola, ha l'intuizione che il modo di guardare alla intelligenza dei piccoli vada ripensato dalle fondamenta. Il suo metodo pedagogico, applicato all'inizio in una piccola scuola nel quartiere più povero di Roma, fa in pochi anni il giro del mondo e la trasforma in una celebrità. 
Da allora Maria Montessori dedica tutta la sua vita alla missione di cambiare il mondo. Scienziata che illumina ogni cosa di una luce spirituale, grande sperimentatrice che crede nell'intuito, idealista eppure attenta a registrare il suo materiale con dei brevetti internazionali, idolatrata dai suoi seguaci e attaccata dai critici. 
Per alcuni è una profetessa di una nuova idea di umanità. Per altri un despota e un'opportunista in politica.
Maria Montessori è, come tutti i geni, un personaggio difficile. Ma nessuno potrà mai negare la sua forza di carattere, l'emancipazione assoluta per i suoi tempi, la capacità di visione quasi medianica. 

Nell'anno che commemora i centocinquant'anni della sua nascita, "Il bambino è il maestro" dimostra che la grandezza spesso nasce anche da profonde contraddizioni.

domenica 17 marzo 2019

Segnalazione Ferrari Editore: "DIO E IL CINEMA. Una vita maledetta tra cielo e terra" di Donato Placido, Antonio G. D’Errico



E' uscito a fine febbraio per Ferrari Editore il memoir Dio e il cinema. Una vita maledetta tra cielo e terra, un libro nato dal sodalizio umano e creativo tra Antonio G. D’Errico e Donato Placido.
La loro amicizia, che li ha visti firmare insieme molti progetti editoriali, ha dato vita a un profondo e sorprendente autoritratto di Donato Placido che, per la prima volta, racconta la sua parabola esistenziale.


DIO E IL CINEMA. Una vita maledetta tra cielo e terra
di Donato Placido, Antonio G. D’Errico 



Ferrari Editore
158 pp
16.50 euro
ISBN 9788899971748
L’attore e poeta Donato Placido (fratello del noto Michele) racconta la sua parabola esistenziale, fatta di celluloide, inchiostro e spiritualità, in un libro nato dal sodalizio creativo con l’amico scrittore Antonio G. D’Errico. 

Il racconto si dipana sulla scia di toccanti ricordi e riflessioni: dagli anni trascorsi in famiglia, in Puglia, a quelli della formazione attoriale a Milano, per arrivare all’incontro con il mondo del piccolo e grande schermo. 
E poi, il legame umano e artistico con il fratello Michele, con attori e registi come Tinto Brass, Marco Bellocchio, Riccardo Scamarcio, i retroscena inattesi sui set. 
E ancora, la passione per la poesia, le scelte anticonvenzionali, le contraddizioni apparentemente discordanti, i momenti bui, impressi nella memoria, trasformati in luci della coscienza. 
Gli eventi privati si compenetrano così con quelli pubblici, in un lucido amarcord, tra passato e presente, che a tratti ricorda un romanzo intimista, a tratti un pamphlet di denuncia contro le ingiustizie, a tratti, infine, Dio e il cinema si fanno rifugio taumaturgico di una vita maledetta tra cielo e terra. 

Il volume è accompagnato dai testi introduttivi di Michela Zanarella e Antonio Pascotto. In copertina Donato Placido (dx) sul set di Io, Caligola, di Tinto Brass, con Malcolm McDowell.

Gli Autori.
Donato Placido, attore, scrittore e drammaturgo. Fratello del noto Michele, ha lavorato in fiction televisive di successo come Il “fauno di marmo”, “L’ultimo padrino”, “Romanzo criminale”. Nel mondo del cinema ha recitato in diversi film, tra cui “Io, Caligola” di Tinto Brass, “L’ora di religione” di Marco Bellocchio, “Il mattino ha l'oro in bocca” di Francesco Patierno, “Tre giorni dopo” di Daniele Grassetti, “Ovunque sei” diretto dal fratello Michele. Ha scritto e interpretato raccolte di poesie, romanzi e testi per il teatro.

Antonio G. D’Errico, scrittore, poeta e sceneggiatore, nasce a Monteverde e vive a Milano. Autore di romanzi, come “Montalto. Fino all’ultimo respiro” (G. Laterza) e “Morte a Milano” (Macchione Editore), ha vinto, tra gli altri, il Premio Pavese per ben due volte. Nel 2011 lavora, con Eugenio Finardi, al libro “Spostare l’orizzonte. Come sopravvivere a quarant’anni di vita rock” (Rizzoli), seguito nel 2012 da “Segnali di distensione, incontri con Marco Pannella” (A nordest). Nel 2015 scrive “Je sto vicino a te”, biografia di Pino Daniele, scritta con Nello Daniele, fratello del cantautore partenopeo (Mondadori)
.

venerdì 15 giugno 2018

Flower-ed: le novità di giugno, tra appuntamenti letterari e anteprime



Lettori, con questo post desidero aggiornarvi sulle novità di giugno in casa flower-ed!

Per prima cosa, vi informo che le conversazioni letterarie - momenti preziosi per dialogare con curiosità e passione dei temi e delle scrittrici più amate - di questo mese sono dedicate alla brillante Jean Webster, autrice del celebre Papà Gambalunga
Sara Staffolani sarà presente per parlare di lei, delle sue opere, del suo impegno per i diritti delle donne, dell’insieme luminoso delle sue esperienze e risponderà alle vostre domande.

La redazione vi aspetta su Facebook domenica 17 giugno alle ore 15.


Proseguo con due anteprime.

La prima personalmente mi interessa perchè è una biografia su Emily Brontë, poetessa e scrittrice tra le mie preferite in assoluto,  la più libera e indomita delle sorelle. 
In occasione del Bicentenario della nascita di Emily Brontë, la C.E. ha realizzato, grazie alla penna e alla sensibilità di Sara Staffolani, una biografia dedicata a lei. Completa e aggiornata, ci permette di seguire ogni passo della sua vita, vedere quel che vedeva, sentire quel che sentiva, fra i ramoscelli di erica e gli amati animali, nelle stanze di casa e nella natura selvatica. 
Insomma un tributo, un ringraziamento, una rassicurazione: perché Emily, nella sua solitudine e nella sua introspezione creativa, ha raggiunto i cuori di tutti noi che continuiamo a leggere i suoi versi e le sue Cime tempestose, e che a distanza di duecento anni sentiamo ancora vicina come una cara amica.

È questo il tempo di sognare. Vita e opere di Emily Brontë di Sara Staffolani (flower-ed 2018, ebook e cartaceo), è in uscita il 25 giugno.



La seconda anteprima è un graditissimo ritorno: Sandro Consolato, che ha già pubblicato flower-ed il saggioDell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma (flower-ed 2012), in occasione dell’anno conclusivo del Centenario della Grande Guerra, offre ai lettori la raccolta di tutti i suoi scritti relativi al 1915-1918. Le sue due opere compongono insieme il quadro completo di tutta la storia italiana vista secondo l’ottica del “tradizionalismo romano”, corrente che si propone di far sentire come perennemente vivi e operanti gli archetipi spirituali italico-romani.
Quindici-Diciotto. Tra Storia e Metastoria di Sandro Consolato (flower-ed 2018, ebook e cartaceo è in uscita il 28 giugno.

sabato 5 novembre 2016

(anteprima libri) PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA (novembre 2016)




Libri che ho adocchiato e che vorrei leggere (chiaramente si tratta di una parte infinitesimale dei libri in wishlist)!!
Sono tre generi decisamente diversi ^_^

Dalla biografia di un attore che mi piace molto e che, come tanti, ho "conosciuto" ed imparato ad apprezzare grazie alla serie Gomorra, a un libro dalla trama intrigante, a un romanzo storico che ci sta sempre bene.

Che ne pensate?



NON VOLEVO DIVENTARE UN BOSS.
di Salvatore Esposito


Ed. Rizzoli
18 euro
USCITA
10 NOVEMBRE 2016
Salvatore Esposito è diventato famoso con il volto di Genny Savastano nella serie tv Gomorra
Ma chi si nasconde dietro quegli sguardi gelidi e spietati? 
Forse qualcuno che ha conosciuto direttamente il contesto del degrado e della criminalità e che, magari anche per questo, si rivela così convincente nel ruolo? 
In questo libro Esposito ha deciso di raccontarsi perché trova che la sua storia personale abbia un che di particolare e possa ispirare un po' tutti, specialmente i giovani. Salvatore è un figlio della Napoli popolare: cresciuto senza vizi, ha dovuto presto cominciare a darsi da fare. 
Tuttavia, diversamente da tanti coetanei che nella speranza di guadagni facili si sono lasciati tentare dalla sirena pericolosa della Camorra, ha sempre creduto, come i suoi genitori, nello studio e nel lavoro. 
Ma in questa vita, onesta e normale, a un tratto ha fatto irruzione una passione incontenibile, assoluta: quella per la recitazione. 
All'epoca Salvatore, per mantenersi, lavorava da McDonald's: diventare un attore sembrava impossibile. 
Eppure, con determinazione, umiltà, spirito di sacrificio, ci è riuscito... "Non volevo diventare un boss" racchiude un messaggio importantissimo e positivo per i ragazzi: non cercate facili scorciatoie, ma inseguite le vostre passioni perché così i vostri sogni potranno diventare realtà. Allo stesso tempo, questo libro rappresenta un omaggio di Salvatore a Napoli, la sua città che gli ha dato tanto.


IL SEGRETO DI RIVERVIEW COLLEGE
di Susanne Goga


Ed. Giunti
320 pp
12.90 euro
USCITA:
16 NOVEMBRE 2016
Londra, 1900: dopo la morte prematura dei genitori, Matilda Gray ha promesso a se stessa di diventare una donna forte e indipendente, e finalmente ha realizzato il suo sogno: lavorare come insegnante di letteratura in un istituto femminile, il prestigioso Riverview College. Tra le sue allieve, spicca per bravura e determinazione la diciassettenne Laura Ancroft, che prima delle vacanze ha confessato a Matilda di essersi innamorata di lei.
Matilda è turbata all'idea di rivedere la sua alunna dopo le ferie, ma inaspettatamente Laura non si ripresenta a scuola e nemmeno Anne, la sua compagna di stanza, ha più avuto sue notizie. 
Matilda inizia a fare domande tra le compagne di Laura, ma la preside dell'istituto le intima di mettere tutto a tacere, finché, una mattina di ottobre, Matilda riceve una cartolina da Pompei e scopre sotto i francobolli uno strano messaggio cifrato, che la conduce nella stanza di Laura: lì, in una fessura nel parquet, trova un vecchio diario e un medaglione con uno strano simbolo. 
Chi è l'autrice di quel diario che data addirittura 1600? E cosa c'entra tutto questo con la scomparsa di Laura?



IL MARCHIO DELL'INQUISITORE
di Marcello Simoni


Ed. Einaudi
350 pp
16.50 ero
USCITA
15 NOVEMBRE 2016
Nella Roma del secolo di ferro, a pochi giorni dall'inizio del tredicesimo giubileo, la danza macabra incisa su un opuscolo di contenuto libertino sembra aver ispirato l'omicidio di un membro della Congregazione dell'Indice. 
Viene chiamato a investigare l'inquisitore foraneo Girolamo Svampa, nominato commissarius dagli alti seggi della curia capitolina. 
II movente del delitto nasce forse da intrighi politico-religiosi, forse da un complotto della Compagnia di Gesù o di oscuri agenti del Meridione spagnole, o forse affonda le radici nell'instabile rapporto tra la tradizionalista capitale della Chiesa e il Nord Europa progressista. Svampa segue la pista orientandosi tra una scia di libelli anonimi e gli avvistamenti di un uomo mascherato che si fa chiamare Capitan Spavento. 
Lo aiuteranno nell'indagine padre Francesco Capiferro, segretario della Congregazione dell'Indice con il vezzo dei loci memoriae, e il fedele Cagnolo Alfieri. 
en presto, tuttavia, salterà all'occhio che il segrete più grande si nasconde proprio nel passato travagliato dell'inquisitore.

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