mercoledì 6 febbraio 2013

Recensione "Se nessuno parla di cose meravigliose" di Jon McGregor



Buongiorno
Iniziamo con una recensione, che ne dite?

SE NESSUNO PARLA DI COSE MERAVIGLIOSE
  di Jon McGregor


Se nessuno parla di cose meravigliose
Ed. Neri Pozza
Tascabili
Trad. di M. Ortelio
255 pp
8.50 euro
2006
Trama

È un pomeriggio tiepido dell'ultimo giorno d'estate e, nella sua stanza al numero diciotto, un ragazzo sta riponendo con cura in una scatola le sue cose. Qualche porta più in là, una giovane donna sta impacchettando i suoi averi. All'altro lato della strada, un padre e una madre stanno sgattaiolando nella loro camera da letto; al numero venticinque, un uomo, in cima a una scala, sta dipingendo con maniacale attenzione le sue finestre di un bellissimo celeste, delicato come la luce dell'aurora; una donna, affacciata a un balcone, sta sbattendo una coperta; più in là ancora, voci, suoni, odori, barbecue...
Sembra un pomeriggio qualunque in una strada qualunque. Ma tra un po' tutta la strada apparirà come un quadro vivente fatto di bocche spalancate: la coperta della donna affacciata al balcone penzolerà immobile come un gonfalone, il pennello dell'uomo al numero venticinque lascerà per terra una lunga scia celeste, il ragazzo al numero diciotto scatterà come uno sprinter dopato... 
Poiché questo è un giorno eccezionale, un giorno in cui un tragico istante svelerà le cose meravigliose di cui nessuno parla... 
Come su polaroid dai colori tenui e magici, così Jon McGregor ritrae in questo romanzo l'esistenza della gente comune.


IL MIO PENSIERO

Esordisco col dire che si tratta sicuramente di un romanzo particolare e per moltissimi versi originale, a cominciare dallo stile dell'Autore, che alterna la narrazione in prima persona, affidata ad una ragazza di cui seguiremo più specificatamente le vicende esistenziali in un momento particolare per la sua vita, e la narrazione impersonale, in terza persona, con la quale il lettore è guidato a guardare ai fatti narrati dall'esterno, il che gli permette di formarsi il proprio punto di vista, la propria prospettiva.

Ma quali sono i fatti narrati?
Il romanzo ci mette davanti a tanti spaccati di situazioni e storie individuali che apparentemente sono banali; l'Autore ci fa soffermare lo sguardo su particolari, parole, respiri, gesti, sguardi e ci dice che, almeno per una volta, forse è il caso che ci fermiamo e stiamo in silenzio....

"Chi l'ascolta lo sa.
La città canta.
Se stai in silenzio ai piedi di un giardino,
in mezzo alla strada, sul tetto d'una casa.
(...)
E dunque ascolta.
Ascolta e scoprirai che nuovi suoni s'aggiungono via via.
(...)
in quel momento sospeso, raro e misterioso, schiacciato fra il rincasare
degli ultimi nottambuli e il risveglio dei più mattinieri: il miracolo del silenzio.
Tutto tace.
A notte fonda scende il silenzio sulla città, ma è il più effimero dei silenzi, appena un attimo d'esitazione fra sistole e diastole, il buio fra un battito di ciglia Torna sempre questo momento segreto, la pausa inattesa, come un istante di esitazione, mentre il giorno vecchio muore e ne sorge uno nuovo.
(...)
Ci sono sempre momenti così, ma è raro che qualcuno se ne accorga, perchè di solito non durano che il tempo di un pensiero.
E ora ci troviamo in uno di quei momenti, nel silenzio della città, per una volta immobile."

Ed è di questo momento, in cui tutti si fermano, che l'Autore ci vuol parlare: di momenti che non torneranno più e che meritano la nostra attenzione; ma per arrivare ad essi la strada da percorrere è una sola: fermarsi ed ascoltare, osservare.
Con una capacità ed una sensibilità singolari nell'osservare e descrivere i piccoli, numerosi istanti che popolano la vita di alcuni personaggi anonimi (ci sono davvero pochissimi nomi in questo romanzo, come se non fosse importante identificare tizio o caio, perché ognuno di noi è, in fondo, una persona come tante...), di cui non sappiamo un granchè ma che ci vengono presentati come attraverso tanti scatti fotografici, immortalati in un gesto, in una parola.
Sin dall'inizio il lettore comprende che l'Autore vuol parlare di un evento in particolare, che è rimasto impresso nella mente dei personaggi da lui "fotografati" nelle loro attività quotidiane, evento che ha fatto sì che finalmente si potessero fermare per considerare ciò che avviene attorno a loro.

C'è da dire che le pagine iniziali del romanzo son difficili da comprendere appieno, anche perchè bisogna prendere familiarità con lo stile dell'Autore, che potrebbe apparire troppo vago a confusionario, soprattutto quando si privilegiano narrazioni  chiare, con una voce narrante ben specificata e fatti narrati secondo una logica, che sia tematica o cronologica ecc...
Bene, questo tipo di "chiarezza" l'Autore ce la nega e ci immerge in questo ambiente sfaccettato senza darci grosse direttive nè sui luoghi nè su chi siano i protagonisti.

Solo continuando nella lettura si comprendono diverse cose della vita dei soggetti che compaiono, e si apprezza la tranquilla esistenza, fatta di amore e sacrificio, di una coppia di anziani ancora innamorati; le giornate di una mamma con i suoi tre figli; i giochi dei bambini per strada; i gesti semplici di ogni giorno di giovani che vivono soli, o di altri che hanno un compagno o una compagna; storie di ragazze con piccoli e dolci segreti difficili da confessare a un'amica lontana come a dei genitori fin troppo discreti e freddi....


Fino ad arrivare all'episodio in cui il miracolo della vita emerge, ma non in maniera eclatante, esplosiva, bensì sempre in modo silenzioso, come un sussurro; del resto, l'evento che fa da fulcro e da punto in comune tra i diversi personaggi (che, pur essendo vicini di casa, si scambiano solo timidi ciao, senza conoscersi davvero), accennato vagamente all'inizio e durante la narrazione, e solo alla fine esplicitato, non è qualcosa di stupefacente o insolito, anzi, di per sè è un qualcosa che purtroppo accade frequentemente.

Ciò non toglie che si verificano tante cose meravigliose attorno a noi ed esse vanno raccontate.

Emblematica - e riassuntiva dello scopo del racconto di McGregor - è la bellissima riflessione che un giovane padre condivide con la propria bambina - che nella sua semplicità di bimba, sente di parlare con gli angeli... -

"Figlia mia, cerca sempre di guardare con tutti e due gli occhi, 
ascolta sempre con tutte e due le 
orecchie. Questo è un grande mondo e ci sono molte, 
molte cose che potrebbero sfuggirti
se non vi presti attenzione.
In ogni momento succedono cose meravigliose 
proprio davanti a noi, ma i nostri occhi assomigliano
al sole quando è velato dalle nuvole, 
e allora le nostre vite diventano scialbe e desolate, 
perchè non riusciamo a vedere la realtà per quello che è davvero. 
Se nessuno parla mai di cose meravigliose come queste cose meravigliose 
possono accadere?".


Cosa dire di questo romanzo, in conclusione?
Ammetto che le prime pagine sono state "difficili" da mandar giù: mi chiedevo che cosa fosse accaduto di così incredibile o tragico da meritare che il mondo quasi si fermasse...; mi chiedevo "Dove andrà a parare il caro Jon?".
E in fondo è per cercare la risposta a questa domanda che si va avanti con la lettura, perchè se dovessimo "innamorarci" di un particolare della trama o di uno dei suoi personaggi... beh forse molti lettori lascerebbero la lettura a metà!

C'è da leggere un po' prima di arrivare a capire il senso.
Devo dire che lo stile non mi ha entusiasmato...; come ho detto all'inizio, è senza dubbio singolare, particolare, minuzioso nel cogliere particolare irrilevanti e trasmetterceli "in moviola", così che possiamo guardarli meglio, quasi come se avessimo una lente di ingrandimento.

Certo, di solito non apprezzo molto una costruzione narrativa in cui i personaggi si mescolano troppo, in cui a malapena ne predomina uno; forse è un mio limite, ma ho bisogno di avere dei punti di riferimento meno mobili, meno cambi di prospettiva e di "narratore"; desidero "eleggere" un personaggio e immedesimarmi in esso, per prenderne le emozioni.

Ecco, l'assenza di questo elemento un po' mi ha reso la lettura meno scorrevole del previsto.
Nonostante tutto, lo consiglio, anzitutto, perché è una lettura che può far sognare il lettore, lasciandolo entrare in un'atmosfera quasi onirica, in cui si è "tempestati" da mille luci stroboscopiche, circondati da persone singolari, alcune un po' bizzarre, altre tenere, che non vivono nulla degno di essere registrato, ma che alla fine ci lasciano nella testa e nel cuore il pensiero che troppo spesso, durante la nostra vita e nelle singole giornate, tante persone, tanti eventi... ci passano accanto e noi non ci facciamo caso, non ci diamo importanza, se non quando forse è troppo tardi.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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