Visionario, strano, surreale, grottesco: "Un gatto a tre teste" non è semplicemente un romanzo, ma un viaggio tumultuoso e trascinante in una dimensione che va oltre la percezione razionale della realtà, coinvolgendo la parte più profonda dell'essere umano, la più inquieta e vulnerabile.
UN GATTO A TRE TESTEdi Vincenzo Zonno
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| Tracce e Ombre 196 pp |
Ci sono libri di cui sai perfettamente, già mentre li stai ancora leggendo, cosa dirai/scriverai quando ne condividerai il contenuto; libri con trame di immediata comprensione, con personaggi rientranti in tipologie ben precise, luoghi e tempi definiti, e che appartengono a specifici generi letterari.
E poi ci sono i libri come questo di Vincenzo Zonno.
"Un gatto a tre teste" sfugge alle etichette da marmellata, agli schemi precostituiti in cui è possibile incasellare comodamente un qualsiasi romanzo contemporaneo, e sin dal primo momento promette di trascinare il lettore in una dimensione alternativa alla realtà comunemente percepita con i sensi e interpretata razionalmente, e che, nel suo sembrare assurda e folle, contiene in sé qualcosa di profondamente umano, di intimo, perché sbatte in faccia - a volte senza delicatezza, altre quasi con poesia - la frammentarietà e la complessità dell'essere umano, il peso che spesso costituisce vivere e farlo portandosi dietro ricordi, di frequente dolorosi, che restano indelebili nella coscienza (o al di sotto di essa) e che possono influenzare il corso della vita.
Conosciamo il protagonista senza nome di questo romanzo mentre vive una condizione di incoscienza, uno stato di confusione, in cui, nonostante il disorientamento, percepisce comunque di trovarsi in una situazione straniante... causata da cosa, da quale evento?
Rispondere a questa domanda è fondamentale e il protagonista decide di ripercorrere il proprio passato, che non lo lascia in pace, per andare all'origine del proprio malessere interiore e da questo momento inizia un viaggio simile a un sogno, reso frenetico, variopinto ma anche inquietante da tutta una gamma di personaggi bizzarri e vicende altrettanto surreali.
Il lettore viene scaraventato in una dimensione indeterminata e inafferrabile, dove realtà ed irrealtà si frappongono, si mescolano dando vita a paesaggi e luoghi enigmatici, a personaggi stravaganti, a scene e frammenti di vita che paiono caotici pur avendo il loro senso e perché.
Incontriamo il caro amico Beppe, che va a recuperarlo quando si smarrisce, o il malavitoso Aimal, crudele e per questo affascinante, un vecchio che pela patate, una ragazza (Petra) presa da un delirio artistico che la induce a mettere in atto una performance folle e mistica insieme, ricca di simbolismo, c'è Anastasija, "un minuscolo brandello di felicità, (...) perché la felicità è sempre qualcuno"..., e in ogni personaggio incrociato, in ogni stranezza percepita come vera, il protagonista è narratore e spettatore insieme, perché vive ma allo stesso tempo si osserva vivere, come se uscisse da sé stesso e guardasse ogni cosa e l'umanità gravitargli intorno.
Osservarsi come se fosse un'altra persona lo conduce verso l'atroce consapevolezza dei propri errori, del proprio dolore, delle proprie perdite, in un continuo alternarsi tra contemplazione e un travolgente vortice di emozioni e sensazioni che lasciano il protagonista - ma anche il lettore - stordito, come in trance.
"Stavo transitando all'inferno, tutto il male che un uomo può custodire è poca cosa di fronte al dolore che può provocare il nulla".
Questo romanzo, quindi, procede di capitolo in capitolo in un susseguirsi di continue rievocazioni visionarie, dove gli uomini, le donne, gli animali, i luoghi, gli eventi... fanno da teatro al malessere dell'attore-protagonista, che sente di custodire in sé qualcosa di sbagliato, di incerto, che fa paura, per sconfiggere la quale egli ricorre all'esperienza del dolore.
Cosa fa la nostra mente quando è di fronte all'autodistruzione della propria esistenza?
Crea un'altra storia, altre vite alternative.
"Non avevo mai vissuto davvero, ero sempre stato una comparsa nelle vicende assurde di qualcun altro.Qualche volta avevo interpretato delle parti importanti, ma non ero mai stato il protagonista. No, avevo bisogno di vivere nella mia vicenda, con il ruolo più importante. E me l'ero creata."
"Nulla è davvero importante nella vita, tranne la vita stessa e a volte è proprio la capacità di capire ogni cosa che ci impedisce di vivere, trasformandoci da uomini illuminati a imperfetti idioti."
Siamo davanti a un libro davvero particolare, per stile, linguaggio, trama (o "non trama", se vogliamo), che si sviluppa attorno a un modo di narrare che imita il flusso di coscienza, ricco di immagini e simbolismi, con passaggi volutamente ambigui, dove ogni parola suggerisce livelli di significato che vanno oltre ciò che sembra, dove tutto è amplificato o distorto, dove la logica e il raziocinio vengono sospesi per lasciare spazio al turbinio emotivo, alle sensazioni, agli stati interiori, dove non c'è una definizione di tempo o spazio ma anzi si è al di fuori di essi.
Va da sé che non ci possa essere una trama lineare ma piuttosto una sequenza di eventi che sembrano frammenti di sogni (o incubi), in cui è difficile distinguere tra visioni oniriche e realtà, in cui nulla è vero ma al contempo lo è perché lo sono le percezioni, i pensieri, le emozioni.
Predomina una sensazione di straniamento, che se da una parte fa sentire confusi, dall'altra regala occhi nuovi con cui guardare e interpretare fatti e personaggi, scorgendone i lati oscuri, le anomalie, le fragilità, la violenza e la dolcezza, l'odio e l'amore, l'illuminazione e il mistero, la luce e il buio.
Il libro di Vincenzo Zonno (che ringrazio per il dono di una copia) va letto lentamente, senza fretta e distrazioni, e io mi sento di consigliarlo in special modo a chi privilegia letture "cerebrali", complesse strutturalmente, non scontate, per certi versi misteriose, sospese, visionarie, apparentemente illogiche e che puntano più a destabilizzare e creare domande che a fornire necessariamente risposte rassicuranti.





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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz