lunedì 31 dicembre 2018

Recensione: CON LE PEGGIORI INTENZIONI di Alessandro Piperno (RC2018)



Con le peggiori intenzioni è il romanzo di esordio di Alessandro Piperno, con cui ha vinto il Premio Campiello; esso narra l'epopea generazionale della bislacca famiglia giudaico-romana Sonnino, partendo dal goliardico nonno Bepy, passando per i di lui figli e finendo con i nipoti, dei quali Daniel fa da voce narrante.


CON LE PEGGIORI INTENZIONI
di Alessandro Piperno


Ed. Mondadori
308 pp
2009
E' una ben strana famiglia, quella dei Sonnino: ricchi ebrei romani, a capo c'è lo sfrenato nonno Bepy,  che nell’immediato dopoguerra ha saputo ingegnarsi per fare soldi come imprenditore nel settore tessile, salvo poi subire un crollo finanziario di notevole portata, che ha lasciato moglie e figli sul lastrico, mentre lui, da gran farabutto che cade sempre in piedi, ha cercato riparo oltreoceano per scampare ai tanti arrabbiatissimi creditori.
Tra queste pagine conosciamo personaggi davvero strani, e dico strani per usare un termine semplice che possa lasciar intuire cosa si nasconde dietro questa strampalata famiglia:

"Una banda stonata di sbruffoni, disonesti, faciloni, egotisti, che vivevano al di sopra delle proprie possibilità."

Anzitutto, lui, Bepy Sonnino: lascivo, intraprendente, bizzarro, sfacciato, sornione, adulatore, ammaliatore, insolente, arrogante, amorale... Se avete altri aggettivi poco lusinghieri, attribuiteglieli pure, non sbagliereste!
Certo, non si può dire che non fosse anche scaltro, astuto, intelligente, che avesse uno charme da tutti, uomini e soprattutto donne, riconosciuto; e se i primi lo detestavano per questo modo di essere e di atteggiarsi da latin lover, da amicone per forza, sempre accomodante verso tutti e fin troppo galante verso il gentil sesso, le donne appunto ne erano affascinate; anche quelle che ostentavano disprezzo per questo ebreo strozzino arricchito, alla fine capitolavano, e finivano per accettarne il corteggiamento e, nella maggior parte dei casi, ci finivano a letto.

Bepy, sposato con la bella Ada, che negli anni di matrimonio s'è rassegnata a questo marito fedifrago, con la fissa del sesso, convinto di essere un seduttore, nato per lasciarsi andare ai piaceri della carne.
Bepy, padre e nonno pragmatico, all'occorrenza pronto a fare scene madri verso le generazioni successive quando questi lo deludevano.
Bepy, uomo d'affari per anni socio del "gentile" Nanni Cittadini, che poi ha avuto un colpo di fortuna
coinciso col crack di Sonnino senior.

Ma se pensate che l'unico bizzarro in casa sia lui, è perchè non avete conosciuto gli altri.

C'è Teo, il primogenito di Bepy e Ada, convinto fondamentalista, con la fissa per Israele e per i diritti della nazione, tanto da stupire tutti trasferendosi in terra israeliana.
Leggiamo la storia del suo unico figlio, Lele, gay anticonformista, l'unico membro della famiglia, forse, ad avere personalità e a ricercare la vera libertà dalle ipocrite convenzioni sociali.

C'è Luca, secondogenito e padre di Daniel: semi albino, uomo d'affari sempre in viaggio, freddo, cinico, scostante, poco affettuoso eppure a modo suo tenero, ispira soggezione nonostante il suo albinismo, peculiarità che ha trasformato in qualcosa di affascinante, non vivendolo in un handicap; ha una esagerata quanto urticante ammirazione e deferenza verso l'ex-socio di Bepy, il borioso Nanni Cittadini.
E' sposato con Fiamma, cattolica, non ebrea, "dolce principessina, maniaca di Audrey Hepburn, divenuta adulta e infelice" che il matrimonio ha reso via via una donna malinconica, frustrata, che ha riversato ogni insoddisfazione sui figli.

Lorenzo, il fratello di Daniel, anticonformista, marxista, il cocco di mamma: su di lui non si versano fiumi di inchiostro.

Ma soprattutto lui, il protagonista vero nonchè narratore: Daniel, lo sgangherato nipote, che ci illumina non solo sui segreti di famiglia - raccontandoci le avventure, gli amori, le ossessioni e i tradimenti di questi esponenti dell'alta borghesia romana (ed ebrea!) degli anni Sessanta, del modo di vivere di questi rampolli dorati e pieni di sè, dei loro pseudo successi e dei fallimenti - ma ancor più sui propri pensieri, un turbine di stati d'animo, domande, sensazioni, ricordi, pareri mai condivisi con nessuno perchè lui è un tipetto insignificante, che non ha preso nulla del fascino del nonno nè dell'autorevole compostezza del padre.

"Il mio ruolo era secondario. Facevo da testimone silenzioso. Da attore non protagonista. Il mio compito era assentire, negare, talvolta sospirare, nei casi estremi arrivavo persino a emettere monosillabi."

Daniel sin da ragazzino soffre di complessi di inferiorità, si sente inadeguato, un Sonnino uscito male; è ossessionato dal sesso, dal terrore di essere impotente e di non poter mai provare il piacere di copulare; a un certo punto, diventa cleptomane a scopo feticista: ruba scarpe, calze.., tutto ciò che è indossato dai piedi femminili, che per lui è fonte di eccitazione...

E così seguiamo le sue disavventure, le figuracce, gli scarsi successi accademici, i sogni nel cassetto mai realizzati, l'amore non corrisposto per Gaia, l'adorata nipotina di Nanni: una ragazzina tanto bellina quanto disinibita, che lo tratta come un amico e basta, senza dargli mai alcuna speranza di essere altro.

Daniel mi ha fatto un po' di tenerezza mista a irritazione, perchè si lamenta di crescere e vivere all'ombra degli uomini della famiglia ma, allo stesso tempo, ci resta in quell'ombra, quasi si crogiola come un cagnolino bastonato che si lecca le ferite.

In questo romanzo, scritto con molta ironia, senso dell'umorismo,  i personaggi sono tratteggiati fin nei minimi particolari e descritti con arguzia, in modo pittoresco, enfatizzandone certe singolari peculiarità, anche in riferimento alla classe sociale d'appartenenza, con le sue "regole", le apparenze che sono molto distanti dalla sostanza, l'importanza data al prestigio sociale, frutto della ricchezza, che traccia una netta linea di demarcazione rispetto ai "poveri".

E' evidente come ci sia un rapporto conflittuale padre-figlio, che si ripete di generazione in generazione: i padri hanno alte aspirazioni verso la prole, che puntualmente le disattende, come per ribellarsi ai voleri dei genitori egoisti e insensibili, in una sorta di "desertificazione sentimentale" che rende queste relazioni famigliari fredde.
I padri si rivelano inadeguati nel loro ruolo istituzionale, e nei loro atteggiamenti, nel look, nel modo di pensare... addirittura creano imbarazzo ai figli, che fanno di tutto per discostarsi dagli esempi paterni.

Le donne e mogli dei Sonnino (ma non solo) sono quasi sempre donne forti di carattere ma anche insoddisfatte, infelici, tristi, che accettano cose dei mariti che in realtà detestano a morte.


In questo esordio letterario, l'Autore fa mostra di una scrittura che sicuramente si caratterizza per capacità evocativa e introspettiva; la narrazione di aneddoti accaduti a padri-figli-nonni ebrei mi ha ricordato il romanzo di Israel J. Singer (LA FAMIGLIA KARNOWSKI), anche se il tenore è decisamente diverso e meno serio...


Ho trovato che lo stile sia eccessivamente verboso, prolisso, con descrizioni troppo lunghe; ci si dilunga molto, troppo, nello spiegare un concetto, un tratto caratteriale, un episodio; si narrano gli antefatti anche di personaggi secondari di cui personalmente mi interessava poco; sicuramente riconosco la grande cultura di chi scrive, però ecco.. essa è forse anche troppo ostentata, e immagino ciò sia voluto, visto l'uso di un vocabolario forbito, ricercato (e allo stesso tempo infarcito di paroline scurrili), che abbonda in espressioni, aggettivi e termini non di uso comune.

A venire in soccorso di queste peculiarità, che un po' mi stancavano nel corso della lettura è il piglio vivace, canzonatorio, la capacità di scandagliare nei recessi più profondi dei personaggi, che ripeto, son tutti anomali, strambi, troppo sopra le righe..., e forse per questo, in certi momenti, mi son sembrati quasi inverosimili.

Il mio giudizio comunque, nonostante le critiche che ho mosso, non è completamente negativo, anzi: c'è qualcosa di affascinante e trascinante nello stile narrativo così pungente, irridente, pieno di parole, di situazioni singolari e di personaggi tutt'altro che insignificanti.



Reading Challenge
obiettivo n.35
Un libro che nel titolo ha la parola
"intenzione/i"



domenica 30 dicembre 2018

Recensione: NESSUNO E' INTOCCABILE di Thomas Melis



Aspra e selvaggia come la regione in cui questa storia è ambientata, è la disamistade - che in dialetto sardo significa inimicizia/faida - che lega in modo indissolubile e fatale due famiglie, che si odiano di un odio antico e profondo. Ma in questa guerra violenta e all'ultimo piombo sparato, alla fine non resteranno che dolore e morte, vite spezzate barbaramente.



NESSUNO E' INTOCCABILE
di Thomas Melis





Butterfly Ed.
282 pp
15 euro
2018
"Non capiva che il modo in cui si sarebbe conclusa quella nuova tempesta dipendeva da loro, che era tutto già deciso, come sempre era stato e come sempre sarebbe stato. Perché gli ingranaggi dietro i  fatti degli uomini, le guerre, gli amori, la vita e la morte, erano più grandi di tutti loro, più grandi di qualsiasi volontà." 

Siamo in Sardegna, in un paesino chiamato Iliseri, in un fazzoletto di terra dove il mare cristallino e l'impervia montagna si fronteggiano, nello stesso modo in cui due famiglie malavitose sono da sempre ormai l'una di fronte all'altra, combattendo una guerra senza tempo in nome di un codice antico, e senza retrocedere di un millimetro.
Nonostante i litri di sangue versati; nonostante le lacrime sparse; nonostante le pallottole sparate.
Perchè in questa terra

"l'offesa di sangue non si dimentica mai (...). Nemmeno in cento anni".


In quest'area rurale basata da tempo immemore su un'economia agropastorale, le due famiglie criminali in lotta tra loro sono i Degortes e i Corràsi, e se questi ultimi in anni più recenti si sono immischiati con gli affari politici ed edilizi - garantendo voti a candidati facilmente corruttibili -, i primi si sono dedicati alle piantagioni di erba.
Ma l'aria sta cambiando con le nuove generazioni: al giovane Vissente Degortes tutto questo non basta più: vuole più soldi, e lui sa che ciò è possibile solo attraverso "il piombo", la guerra, e che i loro principali rivales sono quelli di sempre, con cui ci sono anche legami di sangue, vista l'antica strategia di far sposare tra loro parenti per non far disperdere le eredità (cosa che, ovviamente, ha ilo suo rovescio della medaglia).

Andando contro il volere del capo clan, Vissente s'è messo in testa di "fare rumore", di dimostrare che i Degortes non stanno dormendo ma che anzi sono pronti a dare il via ad una nuova ondata di violenza criminale, che essi sono bàlentes, uomini di valore, e per imporre il proprio dominio di sangue sulla provincia di Porto Sant'Andrea, spazzando via la fazione avversaria dei Corràsi, sono pronti a tutto; Vissente sa di avere accanto a sè uomini fidati, tra cui il Castigliano, Enrique, il burdu (bastardo), figlio di una straniera, che nel tempo ha tirato fuori gli attributi ottenendo il rispetto da parte di tutti coloro che, in passato, lo avevano disprezzato.
Enrique è fidanzato con la bella Benedetta, i due sono molto innamorati e sognano di formare una famiglia, in nome della quale la ragazza vorrebbe che l'amato si liberasse una volta per tutte del laccio che lo unisce ai Degortes, che lo mette in pericolo di vita ogni giorno e che impedisce loro di guardare al futuro con serenità, lontano dal sangue, dalle vendette e dall'ombra della morte. E da tzia Bonaria, la matriarca della famiglia Degortes, che non ha mai visto di buon occhio il burdu e che Benedetta infatti odia con tutta se stessa.

Sono diversi i personaggi che si affollano tra queste pagine e che in qualche modo ruotano attorno alle due famiglie: c'è Calaresu, imprenditore che ha fatto il passo più lungo della gamba e che si trova stretto da un cappio attorno al collo per aver sfortunatamente incrociato proprio i Degortes sul suo cammino; c'è il ligio e serio maresciallo Savelli, che ha preso molto sul serio questa guerriglia famigliare, la quale si sta rivelando molto pericolosa e che va fermata immediatamente; ci sono i politici corrotti di turno come l'assessore Frailis (in combutta con i Corràsi), Giovanni Fenu, ambizioso e fedele a un solo imperativo, quello di cogliere le occasioni che la vita regala per arricchirsi, acquisire potere..., e quale settore migliore se non quello della speculazione edilizia che, con la motivazione (o la scusa?) di più posti di lavoro, è pronta a violentare aree naturali fino ad ora incontaminate?

Tra assalti brutali a militari e furgoni portavalori, riti misteriosi tra "fratelli" di una medesima associazione segreta, ricatti, minacce, agguati..., gli uomini e le donne di questo romanzo in cui si respira sete di vendetta ad ogni capitolo, sono destinati a una discesa negli inferi che non può avere lieto fine..., perché in una terra in cui nessuno accetta di abbassare l'ascia di guerra, non c'è posto per i vincitori: chiunque diventa bersaglio e probabile vittima, perché nessuno è intoccabile.


Questo di Thomas Melis è davvero un gran bel libro: la trama e lo sviluppo delle vicende sono avvincenti, seguono un ritmo assolutamente serrato, incalzante, degno dei migliori film o serie tv a tema camorra/mafia, quelle storie forti e fin troppo vere in cui non si guarda in faccia nessuno, in cui è difficile che chi agisce venga presa da un moto di pietà quando l'obiettivo da raggiungere richiede necessariamente spargimento di sangue, in cui la propria vita è messa al servizio di una missione più alta, impossibile da tradire, pena la morte, la ritorsione su di sè e, peggio, sui propri cari.

Tutto in questo libro è ben presentato, descritto, fatto conoscere in modo chiaro  al lettore, che viene messo di fronte ad una realtà cruda, feroce, di una recrudescenza che lascia basiti e che è tipica dell'antico codice barbaricino, in cui all'uomo è ordinato di essere forte, s'àbile, su bàlente, un uomo che sa farsi valere.

L'ambientazione è caratterizzata con sapienza, che sia l'ambiente rurale o la mentalità, i codici d'onore, le regole interne ai "clan famigliari"; la scelta di mescolare l'italiano con il dialetto sardo, se in certi momenti mi ha un po' spaesata perchè non comprendevo tutte le parole/espressioni (ovviamente, sono andata a intuizione, in base al contesto della frase), nel complesso l'ho trovata azzeccatissima, perchè si viene completamente risucchiati nella macchina narrativa, vivendo tutto in modo più vero; molto ben delineati i personaggi, da quelli  principali ai secondari, e spiccano in particolare le donne, tzia Bonaria e Benedetta, due donne molto forti, determinate, che sanno ciò che vogliono dalla vita, capaci di influenzare gli uomini di casa, due diverse generazioni a confronto pronte a sfidarsi e lanciarsi maledizioni.
Lo stesso Enrique Velasco Ramos, il Castigliano, si distingue perchè, rispetto agli altri criminali, di lui ci viene svelata una sorta di "doppia anima", quella del bandito senza scrupoli, malvagio e truce, ma anche quella del figlio devoto che si intenerisce al ricordo dell'amatissima madre Pilàr, o ancora quella dell'innamorato che stravede per la sua Benedetta. Sarà disposto per amore a seguirla nel suo sogno di costruirsi un futuro lontano da quella terra sporca di sangue e vendetta?

Nerissimo questo noir di Thomas Melis, che non fa sconti a nessuno perchè ognuno ha la sua colpa da espiare, ognuno si deve caricare del peso delle proprie scelte e andare incontro al proprio destino.

Sono rimasta davvero positivamente sorpresa dalla bravura e dalla maturità di scrittura dell'autore, che mostra di conoscere la materia narrativa che occupa queste pagine, di essersi documentato e di saper, con maestria e in modo assolutamente convincente, inserire le proprie conoscenze in merito ad un contesto difficile (e in genere poco noto) in un intreccio di vicende umane complesse, in cui emerge con chiarezza la psicologia dei personaggi, tutta la loro umanità piena di contraddizioni e lati oscuri che proprio non ce la fanno ad essere rischiarati da quel barlume di luce che si trova comunque anche in gente di questo tipo.  

Felice di aver concluso quest'anno con un'ottima lettura che consiglio vivamente (ringrazio l'Autore per avermi dato la possibilità di leggere ed apprezzare il suo libro), in special modo agli amanti del genere.



venerdì 28 dicembre 2018

Recensione: La regina Vittoria di Lytton Strachey (RC2018)



In oltre sessant'anni di regno la regina Vittoria (1819-1901) ha saputo farsi amare dal popolo inglese attraverso una reggenza che segnò un'epoca importante nella storia dell'Inghilterra, tanto da dare il nome a un'era - "l'età vittoriana" - e che portò ad un'evoluzione politica, sociale, intellettuale e letteraria del territorio britannico.



La regina Vittoria
di Lytton Strachey



Ed. Castelvecchi
224 pp

"I sudditi apprezzavano la bontà sopra ogni altra virtù umana. E Vittoria, che a dodici anni aveva detto di voler essere buona, aveva mantenuto la parola: la regina aveva passato tutta la vita alla luce delle nobili fiaccole del dovere, della coscienza, della moralità. Aveva passato i suoi giorni nel lavoro e non nel piacere, sempre occupata nelle sue responsabilità pubbliche e nelle sue cure familiari."

Ha solo 18 anni la principessa Vittoria quando sale al trono divenendo regina dell'Impero britannico e contribuendone, in quegli anni di Rivoluzione Industriale e della Grande Esposizione, allo splendore e alla prosperità.
Sin dall'infanzia, Vittoria si rivela una personcina determinata, vivace, vispa, intelligente, che prende sul serio tutto ciò che intraprende, e sarà così per tutta la sua vita, quando gli oneri e le responsabilità si faranno sempre maggiori e di vitale importanza.

Siamo in un'epoca attraversata da profondi cambiamenti che però, a dispetto del progresso in diversi campi, resta contraddistinta da una morale rigida, di cui la famiglia reale inglese è il principale esempio ed emblema.

In questa accurata biografia, Lytton Strachey ricostruisce la vita della sovrana, a partire dalla nascita (e anche un po' prima) per passare attraverso gli anni dell'infanzia, della giovinezza - che la vedono a capo di un regno importante come quello inglese -, il matrimonio con il cugino Alberto di Sassonia, il triste periodo di vedovanza e i suoi ultimi giorni di vita.

Sufficientemente scorrevole come un romanzo - del resto, la vita dei sovrani appare a noi "comuni mortali" un po' come un romanzo, no? -, minuzioso nello scavare nei particolari e nei dettagli della vita e del regno di Vittoria, citando anche i suoi numerosi scritti personali, questo libro ci mostra e ci fa conoscere senza sentimentalismi e senza edulcorare la figura della protagonista, ma sempre con un tratto ironico e garbato insieme, le tante virtù e le altrettante umane debolezze di una donna, che non è stata solo una sovrana ma anche una ragazza, una moglie, una madre, una nonna.

Inevitabili i capitoli in cui si tratta dei rapporti personali e politici che la stessa intrattenne con figure a quel tempo di rilievo, veri e propri protagonisti della politica della nazione: a cominciare dal marito, l'amato principe Alberto, per continuare con lord Melbourne, William Gladstone, Benjamin Disraeli, Henry John Palmerston e John Russell. 

In particolare, per quanto concerne Alberto, emerge tra queste pagine tutto l'amore, tutta la devozione che Vittoria ebbe sempre per l'affascinante consorte; i primi tempi del matrimonio non furono semplicissimi, perchè Vittoria aveva la tendenza ad agire senza condizionamenti (fatta eccezione per i preziosi consigli di lord Melbourne), come se fosse ancora nubile: appena divenne regina, infatti, dichiarò che non si sarebbe sposata di lì a poco, perchè intendeva godersi la propria libertà..., ma quando rivide il cugino dopo diversi anni, se ne innamorò perdutamente e quel sentimento forte non si affievolì mai, neppure quando ci furono screzi, dissidi, piccole baruffe (ci sono sempre, anche nelle migliori famiglie :-D ).

Vero è che il dubbio legittimo che questo immenso amore con gli occhi a cuoricino e le farfalle nello stomaco fosse unilaterale, un po' viene, nel corso della lettura: non che Alberto non amasse la real consorte, assolutamente, però di certo il suo sentimento era "più razionale" e soprattutto, c'è da dirlo, era frenato da un altro amore, ahimè più robusto...: quello per il potere.

Eh sì, perchè Alberto un po' geloso della moglie secondo me lo era!
vittoria, alberto... e figli!
 (fonte)

Lui marito - e quindi mai re ma solo "principe consorte" - di una regina che governa sul potente impero britannico, che sbriga faccende diplomatiche, burocratiche, che incontra politici che devono parlare o tacere ad un suo cenno...: cose che vorrebbe fare lui, diciamocelo, piuttosto che lasciare certi fondamentali impegni - da cui dipendono le sorti di una grande nazione - ad una donna, perchè si sa come sono 'ste donne: volubili, emotive, capricciose, debolucce...

Alberto fu un buon marito (purtroppo per poco, nel senso che morì a soli 42 anni, ma dopo la sua morte la moglie continuò a far sì che la sua memoria non fosse mai dimenticata), per carità, non mancarono effusioni e tenerezze tra i due sposi, e il talamo nuziale non risulta fu mai "contaminato" da infedeltà; però la fissa di co-governare insieme a Vittoria non passò mai al principe consorte, che dovette altresì fare i conti - in particolare nei primi anni di matrimonio - con la spiacevole consapevolezza di essere considerato, a corte come dal popolo, sempre "lo straniero tedesco"; ciò non toglie che, con gli anni, fu apprezzato e amato, anche perchè era davvero un personaggio stimabile, intelligente, molto colto, garbato...., forse un tantino serioso e freddo, ma ok, la perfezione è di un altro mondo e anche i reali ne sono esenti.

Scritto nel 1921, La regina Vittoria ha fatto "guadagnare" a Strachey il premio letterario James Tait Black Memorial.

Ho apprezzato questa biografia perchè mi ha fatto conoscere la regina Vittoria - su cui non mi ero mai soffermata -, che nell'immaginario popolare inglese occupa "un posto distinto e memorabile"; fatta eccezione per il mio personalissimo poco interesse per i riferimenti a fatti e personaggi prettamente politici, nel complesso è un libro che ho letto con interesse, non noioso e sicuramente adatto a quanti amano leggere le vite di uomini e donne importanti, famiglie reali in special modo.




obiettivo n.24
Un libro su za, re, regine, principi del passato

martedì 25 dicembre 2018

ANTEPRIME NOIR/THRILLER - Dal 10 gennaio: RIEN NE VA PLUS di Antonio Manzini || Dal 22 gennaio: L’UOMO DELLE CASTAGNE di Soren Sveistrup




Un nuovo capitolo del grande Romanzo di Rocco Schiavone, un uomo duro, ruvido, cinico ma con una umanità insospettabile.


RIEN NE VA PLUS
di Antonio Manzini


Sellerio Ed.
320 pp
14  euro
IN LIBRERIA
10 GENNAIO 2019
Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina.
Ma nell’intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c’è qualcosa – lui la chiama «odore» – che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro.
«Doveva ricominciare daccapo, l’omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c’era un dettaglio, un odore che non aveva percepito».
Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un’inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti.
Il suo metodo è molto oltre l’ortodossia di un funzionario ben pettinato, e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti.

Sembra che in questo romanzo molti nodi vengano al pettine, i segreti e i misteri; ed in effetti, intrecciate al filone principale, varie storie si svolgono. Così come si articolano le vicende personali (amori, vizi, sogni) che sfaccettano tutti gli sgarrupati collaboratori in questura di Rocco.
Una complessità e una ricchezza che danno la prova che Antonio Manzini si proietta oltre il romanzo poliziesco, verso una più universale rappresentazione della vita sociale e soprattutto di quella psicologica e morale. Ed è così che il personaggio Rocco Schiavone, con il suo modo contorto di essere appassionato, con il suo modo di soffrire, di chiedere affetto, è destinato a restare impresso nella memoria dei suoi lettori.

L'autore.
Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato i romanzi Sangue marcio e La giostra dei criceti, quest'ultimo pubblicato da Sellerio nel 2017. La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione(2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L'anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018) e Rien ne va plus (2019). Nel 2015 ha pubblicato Sull’orlo del precipizio in altra collana di questa casa editrice.



80mila copie vendute in Danimarca nei primi tre mesi di uscita, in corso di pubblicazione in 26 paesi,  arriva in Italia l’attesissimo debutto internazionale dell’autore di The killing, la serie tv che ha cambiato il modo di fare thriller.



L’UOMO DELLE CASTAGNE
di Soren Sveistrup



Rizzoli Ed.
Trad. di B. Berni
576 pp
20 euro
IN LIBRERIA
22 GENNAIO 2019
Un navigato agente di polizia, a una settimana dalla pensione, si ferma davanti alla fattoria di un vecchio conoscente, nei dintorni di Copenaghen. 
Qualcosa non va. 
Un maiale morto è lasciato lì. Non si fa così, in campagna. 
Apre la porta d’ingresso, socchiusa, con due dita, come nei film. Per vedere una cosa che non avrebbe mai voluto vedere: sangue, un cadavere mutilato, altri corpi da scavalcare. 
Cammina fino all’ultima stanza, dove centinaia di omini fatti di castagne e fiammiferi – infantili, incompleti, deformi – lo guardano ciechi. 
Stravolto, si chiude la porta alle spalle, senza sapere che l’assassino lo sta fissando. 

Così si annuncia, spaventosa, la storia dell’Uomo delle castagne, un thriller di grande livello, il primo romanzo di Søren Sveistrup, autore della serie tv The Killing – il cult mondiale che ha appassionato milioni di spettatori – e sceneggiatore dell’Uomo di Neve, il film tratto dal romanzo di Jo Nesbø. Un’invenzione narrativa complessa, un assassino disumano che si muove nel fondo di questo libro con una cupezza senza eguali, un’indagine condotta con angosciata bravura da due detective – uomo e donna, lui e lei – costretti a scendere mille gradini per comprendere come un’ossessione perfetta può deviare la mente di un individuo. 
Nemmeno Hitchcock. Perché poi un grande thriller nasce soltanto da un magnete, un chiavistello del male che attira, che vi attira inesorabilmente là, nella stanza degli omini che dondolano. 
Un capitolo vi lascerà il gusto di essere su una pista possibile e il seguente vi dirà di cambiare strada. Perché l’Uomo delle castagne ha pensato a tutto e ricorda ogni cosa. Gli altri, finti innocenti, hanno dimenticato.


L'autore.
SØREN SVEISTRUP è nato a Copenaghen nel 1968. Adottato quando era ancora molto piccolo, ha trascorso l’infanzia sull’isola remota di Thurø, a sud della Danimarca. Ha scelto la strada della sceneggiatura perché “puoi usare tutto quello che sei, che ti porti dietro, tutti i sentimenti, e farci qualcosa. Capirlo è stata una grande liberazione”. L’uomo delle castagne è il suo primo romanzo, un grande successo in patria tradotto in 25 paesi.




lunedì 24 dicembre 2018

Recensione: LEI CIOE' IO di Antonella Amato



Versi che mettono a nudo l'anima dell'Autrice, le sue contraddizioni, i suoi pensieri più profondi, le sensazioni intime, i tormenti, le sfide e le piccole vittorie, l'amore dato e non ricevuto: parole che scaturiscono da un cuore traboccante e che "parlano" di vita, di morte, di gioie e dolori, di eros e di amore, di famiglia e d'amicizia.



LEI CIOE' IO
di Antonella Amato




Kimerik Ed.
96 pp
12.60 euro
Sono oltre 60 le poesie che compongono questa raccolta in cui l'autrice esordiente Antonella Amato ha riversato tanta parte di sè e ha deciso di condividerla con i lettori, di rivelarci i suoi pensieri più intimi, spaziando tra diverse tematiche, tutte appartenenti ugualmente a ciò che rende ciascuno di noi quel che è: l'Amore, l'Amicizia, gli affetti famigliari, la sensualità, ma vi sono anche composizioni nate semplicemente soffermandosi sulla notte, sul mare, sulle stagioni, sul Mito.

Ed è così che, di pagina in pagina, leggiamo nell'anima di chi scrive, assaporando le sensazioni evocate da parole e immagini, che, in un suggestivo meccanismo di proiezione, ci riportano a situazioni e personaggi leggendari, divini e/ umani, lontani da noi eppure vicini per sentimenti, patemi, sospiri e desideri.
Lo è ad es. Sisifo, che col suo fardello eterno che non smette di cadergli addosso, diviene in un certo senso simbolo delle quotidiane fatiche cui l'uomo va incontro nella propria esistenza, fatiche che necessariamente richiedono sforzi immani e che a volte sembrano inutili..., ma - ci ricorda l'Autrice -


"la vita è proprio il sudore di questa eterna fatica non la conquista della vetta ambita ma la fiera, dignitosa lotta per raggiungerla".

Ma non è solo il Mito a stuzzicare l'immaginazione: a volte basta guardare la Notte, con le sue ombre scure che invitano a lasciarsi cullare dalle dolci braccia di Morfeo o a restar desti per abbandonarsi al flusso di pensieri, lievi o tormentati, o alle speranze che il nuovo giorno tanto atteso porterà con sè.

A uno sguardo sensibile basta indugiare su come la Natura cambi vestito con l'alternarsi delle Stagioni per sentirsi parte di queste mutazioni, che siano le foglie morte che si staccano dai rami e che rassomigliano alla vita stessa, nella sua natura mutevole:

"sono anch'io parte di questa natura,anch'io muoio e rinascerò... forse..."


...o la Primavera, con il carico di speranza che si porta dietro e che contiene in sè un'attesa di rinascita capace di spazzar via il gelo e la solitudine dell'Inverno.

Emerge in questi versi - in cui chi scrive scava non solo dentro di sè ma anche in ciò che le è intorno per ritrovarvi un senso, un valore personali - l'amore per la propria terra, per le proprie radici, che non si possono recidere perché determinano non poco ciò che siamo.

E non possono mancare poesie dedicate alle figure più importanti, che siano i genitori, una sorella, le amiche più care: parole vere, che scaturiscono da un cuore che si denuda e che non nega le delusioni o le piccole grandi mancanze sofferte ma che, allo stesso tempo, riconosce tutto l'amore presente in questi affetti fondamentali; mi ha toccato molto la poesia "Madre", in cui il lettore ritrova tutta la bellezza di quell'amore meraviglioso e unico nella sua imperfezione, perchè non ci sono altre braccia se non quelle materne capaci di rammentarci chi siamo, da dove veniamo.

Ma c'è anche l'Amore sensuale, erotico, impregnato di sensazioni vivide, struggenti, che accendono i sensi, consumano il cuore, regalano dolore e piacere e di essi abbiamo bisogno in egual misura,  anche quando l'amore tanto agognato è negato e ciò che resta è solo il ricordo dei brividi provati nei momenti ardenti di passione.

A me piace leggere poesie e ho molto apprezzato queste perchè credo rispecchino pensieri, stati d'animo, emozioni, lacrime, ricordi, desideri... di ciascuno di noi; sono espressi con eleganza, passione, sentimento, sincerità, perchè l'Autrice si mette a nudo senza riserve e questo si avverte, rendendo questi versi intensi, capaci di evocare immagini vivide nel lettore.

Ringrazio la C.E. Kimerik Edizioni per questa gradita copia omaggio e ne consiglio la lettura a quanti hanno voglia di lasciarsi scaldare il cuore dal pathos che attraversa questo piccolo libro, e in cui, in un'alternanza tra buio e luce, tra gioie e tormenti, assaporiamo e riviviamo tutta la splendida complessità della psiche umana, della vita stessa, e in essa possiamo ritrovare qualcosa di noi.

domenica 23 dicembre 2018

Segnalazioni Editoriali (narrativa, fantasy, storico)



Cari lettori, torno con alcune segnalazioni da proporvi.



È in libreria il romanzo "Rugiada, la voce di Roma" di Mara Bruno, edito da AG Book Publishing.


RUGIADA, LA VOCE DI ROMA
di Mara Bruno



AG Book Publishing
204 pp
18 euro
È il 20 settembre del 1870. Una giornata importante per la storia di Roma, che sta per essere annessa al Regno d’Italia, e anche per Rugiada, giovane trasteverina dalla bellezza eterea e dalle grandi doti vocali. 
Mentre i bersaglieri entrano attraverso la Breccia di Porta Pia, segnando la fine del potere temporale dei Papi, lei scopre qualcosa che le cambia la vita e la spinge a perdersi per poi rinascere, a conoscere se stessa, a comprendere i rapporti con i suoi familiari e a scoprire l’amore. 
Un turbinio di avvenimenti scuote la Città Eterna, stravolta e ferita anche da una delle più devastanti alluvioni provocate dall’esondazione del Tevere, nel dicembre dello stesso anno. 
Con il suo canto, Rugiada esprimerà i sentimenti di una città travagliata, in procinto di cambiare volto, e abbandonerà le vesti di ingenua ragazza per diventare una donna consapevole e determinata. Sarà la voce di Roma.

L'autrice.Mara Bruno nasce a Roma nel 1977. Si laurea in Scienze dell’Educazione e inizia a lavorare come Educatrice Professionale negli asili nido e nelle scuole materne, per poi perfezionarsi come Assistente Educativa Specialistica e occuparsi degli adolescenti diversamente abili negli istituti superiori. La sua professionalità si estende anche al mondo degli anziani, con i quali lavora in diverse case di riposo. Realizza un importante progetto di “narrazione creativa”, attraverso il quale sono invitati a raccontare di sé e a inventare fiabe e poesie da trasmettere ai più giovani. Di recente, ha conseguito il titolo di Tutor DSA per dedicarsi ai bambini e ragazzi con disturbi dell’apprendimento, proponendo un metodo di studio basato sulla creatività, l’aspetto motivazionale e il lavoro manuale. Per AG Book Publishing ha pubblicato le favole La strega Dora e Titina e la paura del buio, nella collana “La Biblioteca delle Fate”, e il raccontoUn’estate a Villa Pamphilj.



Novemila Chilometri è un romanzo di formazione con toni ora riflessivi ora ironici, che vede al centro Greta, una giovane donna alla ricerca del proprio equilibrio, circondata da una famiglia 'strampalata'. Il viaggio interiore della protagonista culminerà con un viaggio vero e proprio al largo del Madagascar. La storia di svolge ai giorni nostri in una città di mare imprecisata.



NOVEMILA CHILOMETRI
di Raffaella Zinelli


Intrecci Edizioni
128 pp
12 euro

Greta sta cercando di metabolizzare la fine di una relazione ed intraprenderà un percorso interiore che culminerà con un viaggio fuori dai soliti schemi. 
La meta è un'isola al largo del Madagascar, a novemila chilometri da casa. 
A far da contorno una famiglia strampalata: la sorella Metusa, cocainomane amante dell'arte e sconquassata da disturbi alimentari, il padre Agasi, anaffettivo e devoto solo alla gatta Matiuzza, la madre Tanda, un avvocato agguerrito e fagocitato dal lavoro ed una figura misteriosa, l'uomo con il cane. 

Un racconto ironico e amaro allo stesso tempo alla ricerca del vero significato della vita.







LA GRANDE CASA BIANCA 
di Maurizio Gramolini



 Cavinato Editore International.
204 pp
18 euro
Ottobre 2018
Il romanzo, ambientato in un lasso di tempo che va dall'epoca etrusca ai giorni nostri, racconta la storia di un luogo leggendario, in Toscana, che consente il passaggio delle anime dei morti. 
Il flusso si blocca e la famiglia residente sul colle in questione rischia di subirne le conseguenze. 
Sarà necessario un viaggio in un'altra dimensione, coadiuvato dall'intervento di un potente medium e un estremo sacrificio per tentare di chiudere il varco tra la terra dei morti e quella dei vivi.

Una grande casa sulla sommità di un colle a picco sul mar Tirreno, teatro dell’epopea di una famiglia, custode inconsapevole dei segreti di un’antica leggenda, attraverso anni e generazioni, in una Toscana misteriosa e incantata.
Dall’Era degli Etruschi, un varco aperto per il passaggio delle anime dei morti...

Un potente medium che catalizzerà le forze nel tentativo di chiudere il varco.
Una lotta epica tra il Bene e il Male, al termine di un terribile viaggio in una dimensione parallela.


L'autore.
Nasce a Milano nel 1958, razza mista tosco-marchigian-piemontese bordata di svizzero.
Da sempre grande lettore, afferma che scrivere lo ha sempre divertito, infatti, dalle
elementari alle medie, i suoi temi venivano regolarmente pubblicati sui vari giornalini
scolastici. Al Liceo no, pare fosse antipatico all’insegnante d’italiano.
Ha tentato le prime pubblicazioni incoraggiato dalla moglie e, dopo che alcuni suoi racconti
erano stati selezionati in qualche concorso letterario, ha ritenuto giusto fargliela pagare
scrivendo un romanzo di cui lei è coprotagonista/ così impara.
Lavora in un’azienda televisiva occupandosi di tutt’altro che scrivere romanzi o qualsivoglia
altro afflato artistico. Appassionato e rumoroso strimpellatore di chitarra, ama l’hard rock e il rock blues anni ’70 al punto tale da aver costretto uno dei figli a imparare a suonare la batteria per mettere insieme una band ancora oggi in attività.



LA RAGAZZA DEL TRIANGOLO BIANCO
di Massimo Taras



Bertoni Ed.
15 euro
Dicembre 2018

La ragazza del Triangolo Bianco è un romanzo storico che, attraverso l'espediente di un'intervista, trasporta il lettore all’epoca della Seconda guerra mondiale, all’interno di un campo di transito Tedesco del Nord Italia realmente esistito, presentando una vicenda d’amore, amicizia e violenza.

Una storia in cui il sentimento riesce a prevalere sulle condizioni proibitive di un lager tedesco, cercando di far capire ancora una volta cosa significò quell’inferno, ma soprattutto raccontando la capacità di chi, invece, era pronto a vivere un sentimento d’amore in mezzo a tanto odio.





Altro romanzo storico: un libro che ripercorre la vita e le imprese, politiche e militari, dell’imperatore che portò l’impero romano alla sua massima estensione, contribuendo alla rinascita economica, sociale e culturale dell’Urbe e delle province, tanto da fare di Marco Ulpio Traianoil princeps fra i più amati dal popolo e consentire alla sua immagine, a diciannove secoli dalla sua morte, di continuare a risplendere.



TRAIANO. Il sogno immortale di Roma
di Gianluca D'Aquino


Epika ed.

Discendente di uno dei soldati romani insediati in Spagna, a Italica, città fondata da Scipione l'Africano, Marco Ulpio Traiano compie una inesorabile ascesa al potere: senatore, generale e poi imperatore di Roma e di tutto l'impero.
La grande storia di un uomo che non perse mai la capacità di sognare e nonostante le conquiste continuò a bramare l'eternità, sognando di emulare e superare le imprese di Alessandro Magno, non dimenticandosi mai di operare per instaurare il principato migliore che il suo popolo potesse desiderare.
A diciannove secoli dalla sua morte, la figura di Marco Ulpio
Traiano non ha smesso di risplendere.





sabato 22 dicembre 2018

Recensione: QUEL CHE RESTA DEL PECCATO di Matthias Graziani



Tra le innevate montagne attorno a Bolzano è acquattato un serial killer, che ha cominciato a mietere vittime e a lasciare pochi e enigmatici indizi dietro di sè; a battere ogni pista possibile per cercare di prenderlo c'è l'ex-poliziotto Kurt, con un passato ingombrante alle spalle e fantasmi che non accennano a lasciarlo in pace.  E se proprio in essi ci fosse la chiave giusta per risolvere l'enigma dell'assassino?



QUEL CHE RESTA DEL PECCATO
di Matthias Graziani



Ed. La corte Editore
269 pp
16.90 euro
Ottobre 2018
"Compresi che dare un nome a un assassino era utile, perchè chiamarlo mostro lo rendeva intangibile, superiore. Un nome lo rende reale, e se qualcuno esiste può essere sconfitto".

Kurt Vinciguerra è un poliziotto in congedo, mezzo italiano e mezzo tedesco, da sempre noto nell'ambiente professionale come uno senza regole, che fa un po' come gli pare: frequenta luoghi poco raccomandabili, beve decisamente troppo, agisce facendo saltare ogni schema e reagisce senza pensare, con conseguenze non sempre favorevoli.

E' sposato ma ancora per poco; sua moglie Laura infatti l'ha lasciato e, nel corso della lettura, comprendiamo che è successa una cosa tra loro drammatica e pesante da gestire, che ha finito per logorare il loro rapporto fino a condurli alla separazione.
Adesso ognuno si fa la sua vita, anche se ogni tanto Kurt - che ha amato molto l'ex - sente il bisogno di sentirla per sapere se almeno lei sta riprendendo in mano la propria esistenza, se è più serena senza di lui.

Quando ritorna da Ferrara a Bolzano ad attenderlo c'è l'amico di sempre, il commissario Battista, che gli fa sapere di aver fatto il suo nominativo alla Squadra mobile della Polizia affinchè gli sia assegnato un caso che si prospetta di difficile soluzione: durante la notte del Sacro Cuore, nei boschi fuori città, un uomo e una donna vengono trovati morti. Sono stati assassinati in modo brutale: lei strangolata, con i vestiti addosso; lui colpito con ferocia inaudita con una sprangata in volto; è completamente nudo e il volto è praticamente irriconoscibile; aspetto ulteriormente inquietante: attorno al collo di lui sono stati appesi due teste di cuccioli di pastore tedesco...

"C'è sempre qualcosa di stregato e di malvagio in una scena del crimine. E' come un'epidemia: tutto quello che ti sta attorno, lentamente, viene contagiato. Un perimetro in cui la malvagità sfuma dissolvendosi nella normalità. Ed è su quel confine che si trova la memoria del killer, la fonte del suo piacere. Io dovevo trovare quel confine."

Con l'occhio "clinico" che gli appartiene, il sangue freddo e la lucidità con la quale ha sempre risolto i casi, Kurt da subito analizza gli aspetti peculiari della scena del delitto, i particolari che suscitano domande, dubbi, e insieme alla nuova partner Vanessa, una ragazza tanto bella quanto sfacciata, comincia a mettersi sulle tracce del killer. 
La stampa ha già provveduto a soprannominarlo Schäferhund: il Pastore Tedesco, per via delle teste appese ai lati di una delle vittime; grazie all'attenzione a dettagli non irrilevanti, Kurt e Vanessa iniziano a percorrere le prime possibili piste, e una di questa li conduce dritti dritti nel mondo dei bikers, composto da motociclisti rozzi, violenti, dediti all'uso di stupefacenti, alcool a fiumi, che si trastullano con giovani prostitute e vanno in giro a creare casini; ma soprattutto, Kurt deve confrontarsi con le faide tra bande nemiche di bikers, pronte a scannarsi a vicenda alla prima occasione.

Viene quindi travolto da una guerra tra bandidos, tra gruppi di motociclisti arrabbiati, alcolizzati, criminali armati fino ai denti; gente che ti fa accapponare la pelle solo a guardarla da lontano e dalla quale normalmente ti tieni alla larga; ma non Kurt, che ha le sue ottime ragioni per non farsi impaurire da nulla, e che ha intuito come ci sia un collegamento tra almeno una delle vittime e il mondo dei bikers.
Non solo, ma proprio mentre se ne va in giro a far domande scomode e a mettersi nei primi guai, assiste a scene poco edificanti: il tentativo di uccidere un neonato, una giovane prostituta (che somiglia tanto alla vittima del bosco...) nelle mani di un manipolo di bestie che la trattano come un oggetto privo di alcun valore, e in seguito un biker sottoposto per ritorsione a efferate torture e lasciato a bruciare tra le fiamme come una torcia umana.

Intanto, lo Schäferhund non si ferma e un altro luogo (sempre boscoso) diviene teatro di una orribile scena delittuosa...; ma cosa ancor più misteriosa ed angosciante è che lo stesso Kurt si trova ad essere vittima in prima persona del progetto folle e lucido insieme dell'omicida: una notte, infatti, mentre è nella stanza dell'alberghetto nel quale alloggia, viene aggredito e si risveglia in una vasca da bagno con una ferita chirurgica alla schiena... e un "corpo estraneo" conficcato dentro di sè...

Svegliatosi dopo un coma di sei mesi, la missione di trovare il serial killer diventa un fatto anche personale: che messaggio ha voluto lasciargli il "Pastore tedesco" coinvolgendolo in modo così diretto e violento, arrivando a colpirlo fisicamente ma lasciandolo in vita? Sta forse sfidando apertamente il nostro investigatore a trovarlo?

Kurt è un poliziotto particolare: intuitivo, dotato di grande acume, sa come mettersi dalla parte dell'assassino per coglierne i modi di pensare, prevederne le azioni, intuire le motivazioni dei suoi comportamenti attraversati da una lucidità malvagia.
Ma questa volta, anche uno come lui - che pare non scomporsi davanti a nulla, abituato com'è al peggio che c'è nell'essere umano, a prendere la vita a muso duro, di petto, e a ironizzarci su, quando è possibile - dovrà accettare che la verità si cela lì dove mai avrebbe immaginato potesse annidarsi, e che lui è personalmente coinvolto nella serie di macabri omicidi più di quanto riesca a ipotizzare...

Kurt è un ragazzo sveglio, con un grande senso dell'umorismo, capace di sdrammatizzare anche le situazioni più difficili, ma non lo fa per superficialità: è un suo modo (secondo me, ovvio) di affrontare cose più grandi di lui, per non lasciarsene sopraffare; il suo passato, come dicevo più su, è un fardello pesante che rischia davvero di schiacciarlo, e anzi già lo ha reso più cinico verso la vita, i rapporti umani (con le donne, in primis), ma allo stesso tempo egli non ha smesso di andare avanti nonostante una parte di sè sia morta quel giorno e a causa di quella cosa accaduta a lui e a Laura (di cosa si tratti lo sapremo verso la fine del libro).

Saranno proprio i suoi demoni interiori, gli incubi di cui non si libererà mai definitivamente a fornirgli la chiave per risolvere tutto, e forse proprio in questo modo riuscirà ad attraversare l'orrore inimmaginabile che una mente contorta ha costruito per colpire proprio lui.
Per Kurt si avvicina inesorabile il momento di fare i conti con ciò che è ancora sospeso nella sua vita.

Tra queste pagine il lettore viene immerso in un contesto suggestivo, come sanno esserlo i monti innevati, i boschi desolati, le notti gelide rischiarate da falò, ma anche crudo, violento, terribilmente realistico, qual è quello dei locali malfamati, delle bande di centauri che, a cavallo delle loro Harley, scorrazzano tronfi e incattiviti, pronti ad azzuffarsi, a sballarsi, a sparare e commettere azioni criminali, colpendo anche donne o bambini.
E in questo clima duro e feroce, il protagonista conquista il lettore con il suo carattere determinato e insicuro insieme, serio all'occorrenza ma anche molto ironico e scherzoso; egli si presenta come una sorta di eroe sui generis: Kurt non è il poliziotto senza macchia, l'investigatore serioso e ligio al dovere; non è propriamente un'anima candida ed è disposto a infilarsi in situazioni discutibili pur di raggiungere uno scopo che ritiene giusto, andando fino in fondo e sfidando il pericolo, ma proprio queste sue "imperfezioni" ce lo rendono più umano e sicuramente anche più simpatico!

Ad uno scanzonato come lui non poteva che affiancarsi una donna come Vanessa, procace ma molto pratica, poco incline ai sentimentalismi e con un modo di ragionare e parlare molto mascolini, che stuzzicano Kurt e divertono il lettore.

Un thriller ben costruito, con un protagonista particolare e interessante, dal ritmo incalzante e che alla fine riserva un bel colpo di scena.

Ringrazio la C.E. La Corte Editore per l'opportunità di leggere questo romanzo, che consiglio, in special modo agli amanti del genere!

venerdì 21 dicembre 2018

Novità Kimerik Edizioni (dicembre 2018)




Buongiorno!!
Eccomi con un paio di segnalazioni di dicembre Kimerik Edizioni.


SC E LA MALEDIZIONE DEL TERZO OCCHIO
di Emanuela Molaschi



Kimerik Ed.
444 pp
15.90 euro
Lei potrà vivere come non magica senza sapere che in un altro luogo vivrà come maga.
Avrà la vita che voleva e l’avrà dopo un grave episodio doloroso della sua precedente esistenza da normale. 
Dopo quel momento, le parti divise saranno una, i ricordi della vita non magica si cancelleranno e resterà strega, così la sua famiglia, che da sempre è la prescelta, crederà di aver avuto per figlia una maga. 
Questa è la profezia su colei che presto conoscerete, una ragazza dai capelli schiariti da grande e scuri da piccola, che scordando molto della sua vita passata imparerà tanto altro sul mondo magico. 
Fino a un’età ha vissuto due vite, di cui una segreta anche a lei stessa, ma dopo un evento di grande dolore a noi non noto, ella diverrà soltanto la custode. 


L'autrice.
Nata il 28 febbraio 1993, Emanuela Molaschi inizia a scrivere fin da bambina per lavori e progetti vari organizzati dalle scuole elementari. Nel 2008 pubblica nell’antologia Spazio a chi sa scrivere Spiragli 68 (ed. Nuovi Autori) un racconto breve. Nel 2009, per lo stesso editore, pubblica un libro tutto suo intitolato Salvate la Scuola. Infine, nel 2011 dà alle stampe La scuola del falco. Dal 27 ottobre 2014 è presidentessa di un’associazione per non vedenti e ipovedenti.



IN EQUILIBRIO SUI BORDI DELL'ANIMA
di Silvia De Lorenzis

Ed. Kimerik
100 pp
13.60 euro
Attraverso la scrittura, Silvia De Lorenzis ha fatto un viaggio nella sua anima, un percorso impegnativo che le ha insegnato a osservare la vita con occhi diversi, gli occhi del cuore, gli unici in grado di guardare oltre le apparenze e capaci di rivelare l’essenza di ogni cosa. 
In questo lungo viaggio interiore ha imparato a conoscersi, ad ascoltarsi, ad accettarsi e soprattutto ad amarsi. Consapevole di avere diritto a un’unica preziosa vita, Silvia ha scelto di viverla tra le braccia dell’amore, prima per se stessa e poi per chi, ogni giorno, sceglie di camminare a un passo dal suo cuore. 



L'autrice.
Silvia De Lorenzis è un'assistente sociale, una persona estremamente sensibile e sempre pronta ad aiutare gli altri, passionale, affettuosa, sognatrice, amante della musica e appassionata di libri e letteratura. Ha iniziato a scrivere quando era una bambina. È cresciuta dipingendo i suoi pensieri e le sue emozioni sulle pagine segrete di un diario, fedele compagno del suo viaggio senza fine tra gli infiniti paesaggi dell’anima.


giovedì 20 dicembre 2018

Recensione: RESPIRA CON ME di Gabriele Morandi



Una storia misteriosa e angosciante ambientata nella Firenze dei nostri giorni, ricca tanto di fascino quanto di oscure e antiche leggende su cui grava la sgradevole e spaventosa presenza della Morte, della nera signora con la falce che miete vittime senza pietà.



RESPIRA CON ME
di Gabriele Morandi 



Intrecci Ed.
185 pp
12 euro
Nessuno di loro, al momento in cui si ritrovò proiettato in quella storia, aveva creduto fino in fondo che quella stramba leggenda fosse vera. Tutti avevano dato per scontato che gli eventi fossero frutto del caso, avevano detto che potevano capitare, ma non a loro".
È l’11 novembre (l’anno non è indicato), siamo a Firenze e la prima scena davanti alla quale viene messo il lettore è quella di un ragazzo, di cui conosciamo solo il nome e la nazionalità (l’americano Edward), che sta cercando di fuggire a quel che sembra essere un destino scritto in modo irreversibile e che “puzza di morte”; ma, ahilui, a ricordargli di come non sempre l’uomo sia libero di decidere né come vivere e neanche come morire, ci pensano tre losche e malefiche figure, che lo accerchiano, pronte a fare del suo corpo un mucchio di brandelli irriconoscibili…

Pochi mesi dopo, siamo ancora nel capoluogo toscano e il protagonista è un giovanotto italo-americano, 
Thomas, laureato in Storia dell’Arte e in procinto di tornarsene negli States, quando qualcosa di inaspettato gli fa cambiare idea: senza che lui sappia come e perché, riceve un’allettante offerta di lavoro da parte di una bizzarra agenzia della città, la Betelgeuse, situata nell’imponente Palazzo della Medusa.

Sin dall’ingresso nella struttura - che al suo interno rivela una ricchezza artistica affascinante ma anche mai vista prima e sicuramente inquietante - e dai primi contatti con chi vi lavora (dipendenti e superiori), capisce di essere capitato in una... gabbia di matti!

Custodi strambi e strafottenti, segretari enigmatici e di poche parole, superiori che alternano atteggiamenti cortesi ad altri decisamente ruvidi e maleducati…: insomma, la prima impressione non è proprio ottima, ma Thomas decide ugualmente di darsi un’opportunità all’interno della ditta.

Di cosa si occuperà? Quella che dovrebbe essere una domanda ovvia e di facile risposta, si rivela invece un quesito inutile, che ottiene indicazioni assolutamente vaghe e, per molti versi, ridicole: Thomas intuisce a grandi linee che la Betelgeuse dichiara di valutare progetti, ipotesi, idee… alternative, creative e talvolta assurde, per capire se siano innovative e meritevoli di essere sostenute o meno. Thomas sarà un verificatore di questi possibili progetti pseudoscientifici.

Il tipo di mansione, quindi, non pare particolarmente difficile e la paga è buona: perché non provarci? Al massimo, se si stufa, può sempre andarsene, no…?

Una vocina sussurra insistentemente nelle orecchie di Thomas di scapparsene a gambe levate: quello che sembra un buon lavoro potrebbe rivelarsi un vero e proprio incubo! 

A insinuargli dubbi contribuiscono svariati fattori: non solo i comportamenti strani (al limite del bipolarismo) di tutti, a partire dai superiori (come il sussiegoso Coverdali, o l’arroganza e maleducazione della “dottoressa” Colleoli), ma lo stesso palazzo è come se avesse una vita propria, un’anima: tra le sue mura sembrano prendere vita immagini terribili, di gente che soffre e che è a un passo dalla morte, salvo poi sparire un attimo dopo e fargli credere di avere avuto un’allucinazione.

Come se non bastasse, alle sensazioni sgradevoli avute si aggiunge anche un biglietto anonimo che lo mette in guardia da un pericolo non meglio specificato e che dovrebbe avvenire in una data specifica: “Guardati dall’11 novembre!”. 

Cosa vuol dire? Chi potrebbe minacciare la sua vita? E perché poi proprio in quel giorno di novembre? 

Thomas è solo a Firenze; a dire il vero, è solo in generale, non ha famigliari stretti ma riesce a fare amicizia con una collega, la bella Elvira; inizialmente, anche lei sembra un po’ “matta” e sopra le righe come gli altri dipendenti, però poi i due cominciano a frequentarsi fuori e il ragazzo si convince di potersi fidare della ragazza, con la quale condivide dubbi, pensieri, stati d’animo e sensazioni in merito al palazzo in cui si trova questa anomala ditta per la quale entrambi lavorano.

Tanto l’azienda quanto il palazzo (apparentemente, visto da fuori, è un condominio come tanti) sembrano non esistere ufficialmente…, e cosa ancor più allarmante, cominciando a indagare sui due nomi riportati nel biglietto-avvertimento, Thomas si ritrova davanti a casi di scomparse inspiegabili, di giovani dipendenti come lui, che hanno lavorato lì e che a un certo punto… pouf!, spariti, senza che di loro si sia mai saputo alcunché.

A dire il vero, grazie ad Elvira, il ragazzo apprende la storia di una certa Fedra e, leggendo le pagine del suo diario, inizia a capire che dietro gli strani fenomeni avvenuti in quel palazzo fiorentino, si celano segreti orribili, verità agghiaccianti che affondano le radici in leggende, vecchie credenze, culti pagani antichi che gli mostreranno come la bellissima città d’arte che è Firenze, nasconda in sé, tra le sue “viscere”, un’anima cupa, violenta, e che dietro la sua splendente bellezza artistica ci sia un lato oscuro, spaventoso, che una volta scoperto potrebbe ingoiare il povero Thomas e mettere seriamente alla prova la sua lucidità e la sua stessa esistenza.

Il percorso di Thomas verso la scoperta di ciò che si nasconde dietro il Palazzo della Medusa, tra le cui mura egli rabbrividisce di paura, arrivando ad avere visioni raccapriccianti alle quali non sa dare una spiegazione razionale, lo porta in realtà a conoscere la parte tetra e funesta di Firenze, fatta di storie poco conosciute ma che pure continuano a serpeggiare tra le sue strade e le sue piazze, e che mette l’uno contro l’altro il Bene e il Male, la Vita e la Morte.
A tornare come un ritornello ossessivo e pauroso è sempre la stessa data: 11/11, l’11 novembre. È sempre in questo giorno che è accaduto o si presume che accadrà qualcosa di fatale, di tragico, e proprio la sua attesa dà allo sviluppo delle vicende un ritmo concitato: il lettore vive insieme a Thomas l’ansia di sapere cosa potrebbe succedere al protagonista in quella data, e tutto quel che accade tra marzo e novembre è una sorta di corsa contro il tempo, un susseguirsi di pericolose indagini e terrificanti scoperte che convergono tutte allo scoccare della mezzanotte che segna il passaggio dall’11 al 12 novembre. 

Forse c’è una maledizione che, come una mannaia, incalza e grava sulle teste dei giovani ed ignari dipendenti della Betelgeuse, Elvira e Thomas compresi? C’è un modo per sfuggirle e liberarsi dalle grinfie di un destino impenetrabile e fosco, tagliare i ponti col palazzo maledetto e proiettarsi verso un futuro decisamente più sereno? 


“Respira con me” è un romanzo dalle tinte cupe e dalla atmosfere intrise di mistero, che parte da una situazione che, pur sembrando indefinita, lascia intuire immediatamente la sua pericolosità, che non si basa su qualcosa di razionale e spiegabile, bensì di surreale, "paranormale", mescolando arte e storia con leggende e credenze popolari, citando anche personaggi storici che in vita hanno coltivato pratiche osteggiate dai contemporanei,   guidando il lettore per le vie e le piazze di una Firenze "nera", suggestiva sì ma anche molto cupa, terrificante, segreta; un'ambientazione che ho trovato molto intrigante perché riesce a far crescere il livello di curiosità nel corso della narrazione, in riferimento sia ad una lettura diversa della bellissima città rinascimentale sia alle vicende vissute da Thomas e gli altri personaggi.

Una lettura che mi ha piacevolmente stupita e catturata per questo essere attraversata dalla presenza di eventi ed elementi arcani e indecifrabili che sfidano la ragione umana.


VI RICORDO CHE, IN OCCASIONE DEL REVIEWS PARTY 
AL QUALE PARTECIPO CON LA PRESENTE RECENSIONE, 
PER TUTTI VOI LETTORI E' PREVISTO
SOLO OGGI GIOVEDI’ 20,
UNO SCONTO DEL 25% SUL SITO INTRECCI EDIZIONI 
PER L'ACQUISTO DEL LIBRO DI GABRIELE MORANDI; 
PER AVERE LO SCONTO VI BASTERA' 
USARE IL CODICE "respiraconme".


martedì 18 dicembre 2018

Recensione: VENTUNO GIORNI PER RINASCERE di F. Berrino, D. Lumera, D. Mariani (RC2018)



Libro adatto a chi accoglie e condivide i princìpi de La Grande Via, associazione senza scopi di lucro che insegna a divenire consapevoli di se stessi e di come ridurre la possibilità di sviluppare patologie croniche, giungendo ad età avanzata senza malattie, e questo attraverso pratiche utili per coltivare la mente e nutrire il corpo con cibo sano, esercizio fisico e meditazione.



VENTUNO GIORNI PER RINASCERE
di F. Berrino, D. Lumera, D. Mariani



Ed. Mondadori
358 pp
Il titolo dice tutto: tra queste pagine si suggerisce un percorso che permetta di ringiovanire ed essere più sani in 21 giorni, quindi tre settimane.
Si tratta di un percorso pratico e quotidiano fatto di ricette, esercizi fisici e spirituali, ma non solo: al centro vi è la filosofia del mens sana in corpore sano, e infatti il percorso è fatto anche di conoscenza, illuminazione, consapevolezza secondo un approccio integrato, un programma che sviluppa attenzione verso la nostra identità, i nostri reali bisogni e il nostro benessere profondo. 
Le proposte sono pratiche e coinvolgono le sfere del nutrimento, dell’azione e del riposo, ovvero tutto l’ambito della vita; affinchè esse riescano nello scopo prefissato, la persona che decide di iniziare il cammino deve accogliere nella propria vita abitudini diverse da quelle fino a questo momento adottate.
21 giorni perchè sono il tempo necessario per prendere, appunto,  un'abitudine, cambiare stile di vita e garantirci una longevità in salute. 

Nel libro si esorta ad avere uno stile alimentare salutare, a dare spazio con costanza e impegno all'esercizio fisico (movimento aerobico e anaerobico), alla meditazione e agli esercizi di respirazione quotidiani, nella convinzione che l’uso consapevole del respiro possa trasformare lo stato emotivo o una condizione fisica spiacevole, purificare la mente, rigenerare l’energia vitale e aumentare la capacità di recupero dell’organismo. 

Alimentazione sana non vuol dire iniziare una dieta triste e stretta fatta di privazioni, bensì ritornare ad un modo di considerare il cibo tipico dei popoli antichi, quindi un mangiar sano, semplice, basato sugli ingredienti fondamentali della dieta mediterranea ma anche sulla filosofia dell'energia del cibo tramandata dalla macrobiotica.

Cosa implica mangiare sano? Beh, ad es. ridurre drasticamente (per non dire eliminare del tutto) il consumo di proteine animali, dando spazio al consumo quotidiano di cereali integrali, legumi, verdura e frutta, dire basta ai prodotti industriali, compresi lo zucchero o la farina raffinati, per non parlare di dolciumi, cibi grassi e derivati del latte; del resto, lo stesso Codice europeo contro il cancro sostiene questa strategia alimentare in quanto è la più efficace anche per la prevenzione delle malattie cardiocircolatorie e delle altre principali malattie croniche.

Ma non basta mangiar sano: ci vuole movimento, e l’attività fisica può sostenere la persona a prevenire la maggior parte delle malattie moderne, o a contrastarle efficacemente.

Cambiare significa agire su stessi per acquisire maggiore consapevolezza delle esigenze del proprio corpo (è importante imparare ad ascoltare con attenzione i messaggi dell'organismo), della propria mente, del proprio spirito, sforzandosi di puntare a tutto ciò che è propositivo, proattivo, che aiuta a migliorarsi e a migliorare i nostri rapporti con la realtà circostante e con le persone.

Altro aspetto al quale si dedica molto spazio è la pratica del silenzio interiore, di fondamentale importanza per la salute e il funzionamento dell’intelligenza mentale. Da esso infatti dipende la capacità 

"di operare scelte e decisioni, di orientarsi costruttivamente, di avere una visione distaccata e complessiva di ciò che avviene all’esterno e all’interno di noi stessi e, soprattutto, la capacità di discernere. Il silenzio mentale è alla base di ogni processo creativo e rappresenta una forma di digiuno per la mente."


Importante ancora è la volontà di purificare la mente eliminando pensieri, sentimenti, emozioni... negativi, e aprirsi a ciò che ci può rendere più sereni, gioiosi, empatici, grati, creativi, e la meditazione, ad es., aiuta a divenire maggiormente consapevoli di ciò che si è e di ciò che si vuol diventare, di quelle zavorre che ci bloccano, non ci fanno crescere ma anzi, ci rendono pessimisti, frustrati, insoddisfatti...; non solo, ma se vogliamo dare una spinta positiva alle relazioni interpersonali, dobbiamo imparare a sviluppare maggiore empatia e soprattutto dare spazio nella nostra vita alla pratica del perdono, perchè solo così butteremo dietro di noi le cose distruttive, i pensieri cattivi che ci tolgono serenità e deteriorano i rapporti, per aprirci a una visione di noi stessi e degli altri "pulita", purificata, positiva, che vede nelle diversità e nei problemi un'opportunità di crescita e non degli ostacoli che ci deprimono e dividono.


L'ho letto molto velocemente sia in quanto molto scorrevole e semplice nel linguaggio, ma anche perchè i concetti sono sempre gli stessi, e tutto ruota attorno alle stesse parole chiave (per intenderci, sono quelle che vi ho scritto in grassetto con un carattere più grande).
Molte indicazioni relative all'alimentazione sana rientrano nell'ambito del vegetarianesimo, del veganesimo, come le pratiche meditative, della respirazione, del silenzio convergono nello yoga.
Si cita tanto la medicina ufficiale (si portano anche dati statistici in merito a patologie, i benefici dell'aerobica ecc...) quanto quella tradizionale, degli antichi, come l'ayurveda; si parla di ying e yang, di concetti propri dell'induismo e del buddismo, come si cita anche l' Antico Testamento, ad es. in merito all'alimentazione.
Nel complesso, ci sono suggerimenti, spunti di riflessione, concetti di immediata comprensione e anche condivisibili, e mi riferisco alle indicazioni generali sul mangiar sano (io consumo carne, latticini e derivati, ma son convinta che effettivamente assumere più verdura e frutta e prodotti naturali rispetto a cibi di derivazione animale e lavorati industrialmente, sia una buona abitudine), o sull'esercizio fisico e i suoi benefici, come ho condiviso le riflessioni sul lavorare su stessi per eliminare ciò che ci limita e ci intristisce o ci rende cupi per far posto a pensieri positivi e a tutto ciò che fa bene allo spirito e che migliora le relazioni con il prossimo (tipo il perdono, una pratica davvero molto, molto importante).

Certo, ammetto di sentirmi poco adatta a questo tipo di percorso, perchè difficilmente praticherei yoga, difficilmente mi metterei seduta a ripetere in silenzio o ad alta voce dei mantra con la convinzione che mi facciano star meglio, non faccio dei princìpi della filosofia zen e simili dei punti di riferimento... e non ho neppure la costanza per fissarmi un appuntamento di 21 giorni perchè darmi dei limiti temporali è il modo migliore per avviarmi verso il "fallimento" di un dato progetto.

Concludendo, credo sia uno scritto utile a chi già ha un'infarinatura (o è orientato ad averne) di yoga, zen e affini, ed è attratto da queste filosofie e pratiche orientali.



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