martedì 12 febbraio 2019

"Leggere mi aiuta"



Quanto può essere terapeutico leggere !



La lettura dà più piacere
quando ci si riconosce nelle storie
e se ne può trarre qualcosa per sé.
(...)
"I libri sono le medicine che mi somministro.
Quando viaggio con la fantasia sono libera,
non ci sono limitazioni e doveri,
posso fare e non fare
quello che voglio,
non deludo nessuno.
Mi fa bene.
Io credo che il corpo stia
bene quando l’anima è sana, e viceversa.
Leggere mi aiuta."

(Christiane F., La mia seconda vita)



lunedì 11 febbraio 2019

Recensione: LA PIETRA DI LUNA di Wilkie Collins (RC2019)



Un diamante meraviglioso su cui aleggia l'eco di una maledizione per chi ne diventa indegno possessore. Un poliziesco tinto di noir scritto con una penna magistrale, una narrazione fluente pur essendo minuziosa; il ritratto di un'Inghilterra in Età Vittoriana che si muove tra l'ironico e il melanconico.


LA PIETRA DI LUNA
di Wilkie Collins



Ed. Mondadori
trad. E. Capriolo
525 pp
Il titolo non dà spazio ad equivoci: al centro di questo lungo e piacevolissimo romanzo c'è una gemma gialla, preziosa, originaria dell’India: la pietra di luna, appunto.

Nell'antefatto l'Autore ci racconta in che modo questo diamante sia passato, dopo una serie di avventurose vicissitudini avvenute nel corso dei secoli, dalla fronte della statua di una divinità indiana alle mani di un certo John Herncastle, uomo dai discutibili costumi e poco amato anche dai propri familiari; cinquant'anni dopo (nel 1848), questo ex-colonnello fa dono del gioiello (ancora in suo possesso) a una nipote, Rachel Verinder, figlia di sua sorella (con cui non ha alcun rapporto da molti anni).
Di questo mirabile ornamento si dice che sia stato trafugato da ladri sacrileghi (per questo porta con sè maledizioni) e che ne seguano le sorti sotto mentite spoglie tre sacerdoti, pronti a uccidere per riportarlo in India.
Si tratta di mere leggende, di sciocche superstizioni... o di qualcosa da non prendere alla leggera?

Fatto sta che la signorina sta per compiere 18 anni e il giorno del compleanno riceve in eredità dall'ormai defunto zio il diamante; a recapitarglielo è un giovanotto, suo parente (e spasimante), Franklin Blake, un tipo sveglio, colto, simpatico, dal carattere esuberante.

Alla cena di compleanno sono presenti diverse persone, tutte affascinate dal monile, il cui valore è inestimabile e che facilmente irretisce chiunque vi posi lo sguardo:

"Che diamante, buon Dio! Grande, o quasi, come un uovo di piviere! La luce che ne sgorgava era come quella della luna di settembre. Quando abbassavi gli occhi sulla pietra, ti trovavi davanti un giallo abisso che li attirava a sè sino a impedirgli di vedere qualsiasi altra cosa. Sembrava insondabile; quel gioiello, che potevi tenere tra il pollice e l'indice, sembrava insondabile come i cieli".

C'è che un che di magico, una potenza ammaliatrice che scaturisce dalla pietra di luna e che pare avere il potere di soggiogare chi la possiede, che sviluppa nei suoi confronti un sentimento "possessivo" (un po' come accade a  quanti si ritrovano tra le mani l'anello al centro della trilogia tolkeniana) e per certi versi irrazionale.

Quale enorme e tragica sorpresa quando, al mattino successivo, la festeggiata dà l'allarme dicendo che il suo meraviglioso regalo, da lei riposto in un cassetto in camera propria prima di coricarsi, è... scomparso!!

Cosa è successo durante la notte? Un ladro si è introdotto furtivamente in casa e, col favore delle tenebre, ha rubato la pietra di luna?
E soprattutto... chi è stato?

Per fare chiarezza sul mistero, un famoso investigatore, il sergente Cuff, viene incaricato di fare indagini e ritrovare il gioiello. 
L’indagine, per quanto accurata, non porta ad alcun risultato e causa, anzi, sgomento e confusione sia tra i membri della famiglia Verinder che nella servitù. 

Il sergente, infatti, deve inevitabilmente sottoporre a interrogatori e perquisizioni tutti i presenti; l'unica persona che si rifiuterà caparbiamente di rispondere alle insistenti domande di Cuff e di lasciarsi perquisire bauli e cassetti è proprio la derubata, Rachel, che mostrerà sin da subito un quanto mai enigmatico (e sospetto?) atteggiamento di aperta ostilità verso chiunque si ostini a volerle parlare del monile scomparso e di cosa potrebbe essere successo quella notte.
Perchè la ragazza rifiuta di dare il proprio contributo alle ricerche? E come mai a un certo punto rivelerà la propria avversione nei confronti di Franklin, che fino a poche ore prima del fattaccio era il primo nella lista dei suoi possibili fidanzati?

Tutti i personaggi sono apparentemente innocenti ma allo stesso tempo possibili colpevoli, e in particolare ci si sofferma su alcuni di essi; oltre allo strano comportamento isterico e chiuso di Rachel, a destare qualche sospetto è una cameriera, Rosanna Spearman, tanto bruttina quanto povera e disgraziata, eppure il suo passato, unito a certi suoi modi di fare sibillini e incomprensibili, fanno sì che Cuff diriga la propria attenzione sulla ragazza. Rosanna, infatti, ha un passato difficile: quando la buona signora Verinder l'ha conosciuta, la giovane era in riformatorio per aver commesso dei furti; per misericordia cristiana, la signora l'ha tirata fuori di lì dandole un lavoro, un tetto, del cibo, insomma se n'è fatta carico e non ha dubbi che la sua cameriera sia estranea ai fatti.

Ma è davvero così?
Eppure, se sul destino del diamante si è incerti e ci si può lasciar andare soltanto a speculazioni, ad essere incontrovertibile è questo dato di fatto: la pietra di luna era in casa, in camera di Rachel... e da lì qualcuno l'ha presa e, presumibilmente, l'ha portata via.

Quindi - come in un classico giallo alla Christie (successiva al nostro Wilkie) -  il colpevole è necessariamente qualcuno che quella notte era dentro la casa.
Scoprire di chi si tratti, cosa davvero sia accaduto e come si siano sviluppate le sorti della pietra di Luna, è il cuore dell'intreccio, che si dipana in un groviglio di eventi drammatici raccontati, di volta in volta, dai diversi protagonisti.

Il romanzo di Collins, infatti, è corale, e a narrarci il succedersi degli eventi sono diverse persone, tutte chiamate a trascrivere il proprio punto di vista su invito di Franklin Blake con lo scopo di mettere i fatti, concernenti la sparizione della pietra, nero su bianco e in modo ordinato; la decisione di usare questa tecnica si rivelerà necessaria per il povero Blake, che nel corso dei mesi non si darà pace circa il destino della gemma, soprattutto quando si sentirà coinvolto, suo malgrado, in prima persona e alcuni eventi rischieranno di far naufragare la propria storia d'amore con la bella Rachel.

Il primo punto di vista - e anche il più "corposo" - è quello del maestro di casa, il capo dei domestici, lo stimato e buon Gabriel Betteredge. Il suo racconto di cosa accadde in quella fatidica notte e nei tempi successivi è dettagliato (caratteristica che appartiene a tutta la narrazione in generale) e attendibile, perchè l'uomo è sicuramente una persona onesta, molto attaccata e devota alla famiglia Verinder, affezionata a Franklin, che ha visto crescere. La sua prospettiva è narrata in modo spigliato, ironico, e anche se ci dà l'impressione del classico "pettegolo", sempre informatissimo su tutto quello che accade in casa (tanto ai padroni quanto ai domestici), risulta inevitabilmente simpatico, anche quando divaga e racconta di fatti e persone che poco hanno a che fare con lo scopo della sua trascrizione; ci fanno sorridere le sue riflessioni sulle persone a lui vicine, in particolare sul genere femminile (che non gode di molta stima da parte del domestico), e la sua fissa per Robinson Crusoe, classico da lui letto, riletto e studiato, che nei momenti difficili e cruciali si è rivelato sempre profetico ed illuminante per il suo fan n.1.

Altra narratrice interpellata è la signorina Drusilla Clack, una cugina di Rachel presente alla cena di compleanno; ammetto che, personalmente, il suo racconto l'ho trovato spassoso: la donna è nubile (zitella, se volete ^_-), squattrinata, sola al mondo se non fosse per le varie associazioni di carità di cui è fervente membro; dal suo resoconto emerge vivido il ritratto di una donna che ha fatto dell'adesione religiosa il cardine della propria vita; giudica tutti col metro della religione, finendo per mostrarcene però il lato più farisaico ed ipocrita, che cela - dietro parole in apparenza misericordiose e pie - un atteggiamento di condanna e giudizio; divertenti i suoi tentativi di far proseliti e convertire tutti attraverso opuscoli e libretti di edificazione che le vengono debitamente restituiti.

Altre voci narranti sono: il dottor Candy (che avrà una sua parte non irrilevante nella catena degli eventi, ma si scopre molto in là), l'avvocato Bruff (realista e razionale), il sergente Cuff (acuto e intuitivo), lo stesso Franklin e un certo dottor Ezra Jennings, che avrà anch'egli un ruolo determinante per la soluzione e comprensione del caso.

Sì perchè il caso si risolverà; Collins non ci lascia a bocca asciutta, ma anzi ci conduce passo passo verso la fine, intrecciando persone, fatti, ipotesi, fino a rivelarci la verità, che costituisce un colpo di scena.

"Sentiamo spesso dire (ma quasi sempre da osservatori superficiali) che la colpa ha lo stesso aspetto dell'innocenza. Io credo che sia infinitamente più veritiero affermare che l'innocenza può avere lo stesso aspetto della colpa".

Una  cosa è fuor di dubbio: il diamante sarà pure splendido e desiderabile..., ma quanti problemi e divisioni porterà in casa Verinder!! Non sarà davvero maledetto?

"Quando sono arrivato qui da Londra con quell'orribile diamante (...) non credo che esistesse in Inghilterra una casa più felice di questa. E guarda com'è adesso! Dispersa, disunita..., persino l'aria è avvelenata dal mistero e dal sospetto! (...) La pietra lunare ha attuato la vendetta del colonnello e in un modo che nemmeno lui avrebbe mai immaginato!".

Wilkie Collins ha saputo dar vita ad un poliziesco magistralmente costruito, che ha tutti gli elementi per tener vive la suspense e la curiosità del lettore, che resta inchiodato al libro dalla prima all’ultima pagina..., nonostante le pagine non siano poche! Il ritmo narrativo non è incalzante perchè si avanza con gradualità verso i nodi da sciogliere e per aver chiaro tutto ciò che ha dato vita al mistero bisogna avere la pazienza di giungere alla fine, ma lo stile è così piacevole e scorrevole che si procede senza pesantezza alcuna.
Collins ci offre uno spaccato della società del suo tempo, tanto dei "ricchi" - con i loro vezzi, le loro ipocrisie, il loro perbenismo - quanto dei "poveri" - con i loro cicalecci, le antipatie verso chi è "diverso", nei confronti del quale è sempre fin troppo facile puntare il dito.
Le azioni dei personaggi diventano, in un certo senso, più importanti delle vicissitudini che li vedono attori, e anzi sono le loro scelte a determinare le circostanze e le relative evoluzioni.

La pietra di luna (The Moonstone) rappresenta il modello che ha anticipato tutta la futura letteratura poliziesca; non ho potuto non apprezzare la complessità della trama, la raffinata descrizione degli ambienti, l'attenzione posta ai personaggi, la presenza di un interessante punto di vista su uno specifico argomento medico (l'oppio e i suoi effetti) che in quel determinato momento storico era attuale e che rimanda all'esperienza personale dell'Autore stesso.

Sono quei classici che a me piacciono da morire, quei libri da leggere avidamente con una buona tazza di the in mano; mi delizio di fronte alla bravura di certi grandi romanzieri; a buon diritto, il nome di Wilkie Collins può essere accostato a Dickens o Thackeray.

Assolutamente consigliato, tanto più a chi ama i classici, i polizieschi e si vuol godere un libro corposo ma accattivante e scritto magnificamente.

Leggerò altro di Collins, ormai è amore *_*


domenica 10 febbraio 2019

Anteprima NeroRizzoli: DI PUNTO IN BIANCO di Cristina Rava



Prossimo arrivo in libreria, ideale per gli amanti del genere detective stories... al femminile ^_-

L’atteso ritorno di due detective che fanno scintille. Una commedia nera che mischia squisito cinismo e humor impeccabile.
Niente è come sembra per il commissario Rebaudengo.



DI PUNTO IN BIANCO
di Cristina Rava

Ed. Rizzoli
368 pp
18 euro
USCITA
19 FEBBRAIO 2019
In autunno le colline piemontesi sono uno stato dell’anima: nebbia azzurrina che cinge i crinali, tenue malinconia a invadere i cuori. Lo sa bene il commissario Bartolomeo Rebaudengo che ha deciso di darci un taglio con omicidi, scene del crimine, tecniche delprofiling, e di ritirarsi in Langa. 
Per quelli come lui, però, non c’è pensione che tenga. 
E così il poliziotto si ritrova a indagare sulla morte del giovane Dario, scomparso dopo un festino a base di alcol e droghe, e ritrovato cadavere a distanza di alcuni giorni. 
Ma il delitto è anche l’occasione per rivedere Ardelia Spinola, il medico legale dall’intuito infallibile, che ha il vizio di cacciarsi nei guai e che nasconde la sua fragilità dietro una tagliente ironia. La passione di un tempo ha lasciato spazio al gioco delle schermaglie e al tarlo dei rimpianti, nonostante i due – diversi come il giorno e la notte – continuino a fare scintille. 
Intanto c’è il diavolo sulle colline, e ci mette pure la coda dettando un’impressionante sequenza di tragiche casualità e colpevoli omissioni, inestricabili equivoci e gesti rovinosi. 
La caccia sospingerà Ardelia e Bartolomeo nelle ombre di una terra ancora selvaggia e nelle tenebre di una mente ossessionata dalla vendetta. 

Cristina Rava si conferma una delle voci più acute del noir al femminile, componendo con leggerezza pensosa e impeccabile humor una commedia nerissima sulle miserie di chi arranca nella malora, insieme alla sincera confessione di quello che le donne non dicono.


L'autrice.
CRISTINA RAVA (Albenga 1958) è autrice della serie del commissario Rebaudengo e delle inchieste del medico legale Ardelia Spinola
.

sabato 9 febbraio 2019

Segnalazione del saggio musicale "CLAUDIO BAGLIONI. UN CANTAUTORE DEI GIORNI NOSTRI 1967-2018" di Paolo Jachia



Carissimi lettori, in occasione del 69° Festival di Sanremo, di cui stasera andrà in onda l'ultima puntata, ripropongo alla vostra attenzione il saggio musicale “CLAUDIO BAGLIONI. UN CANTAUTORE DEI GIORNI NOSTRI 1967-2018” dello scrittore Paolo Jachia (Fratelli Frilli Editori).
Un volume che ripercorre in maniera cronologia la carriera non solo musicale di Claudio Baglioni; si parte dalla prima canzone scritta nel 1967 sino ad arrivare alla sua designazione come direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo 2018. 
Non si tratta di una semplice biografia ma di una puntuale analisi di tutti i suoi dischi e di quasi tutte le sue canzoni. L'autore mette in risalto la capacità comunicativa e lo spessore artistico di Baglioni evidenziandone il grande percorso cinquantennale.




CLAUDIO BAGLIONI. UN CANTAUTORE DEI GIORNI NOSTRI 1967-2018
di Paolo Jachia



Ed. Frilli Editore
176 pp
12.90 euro
Questo libro, che presenta un ritratto cronologico di Claudio Baglioni dalla prima canzone scritta nel lontano 1967 ai giorni nostri, che lo vedono direttore artistico e presentatore del Festival di Sanremo 2018. 
Il principio è quello della comprensione di ciò che vuole dire un testo e questo non per un esercizio fine a se stesso ma per designare la poetica, la strategia comunicativa propria di Baglioni. 
Possiamo così dire che, se è vero che Baglioni ha avuto due differenti momenti creativi e artistici, va anche detto che, dopo una trentina di album, qualche migliaia di concerti e qualche milione di dischi venduti, le due strade - quella delle canzoni d’amore e quella dei racconti più impegnati e a tratti persino sperimentali - sono diventate una sola. 
Non solo, ma crediamo che un suo merito complessivo sia quello di aver ridotto la presunta distanza tra cosiddetta “canzone d’autore” e cosiddetta “canzone pop”. 
Distinzione che appare (e questo anche il senso del nostro libro) posticcia, mentre invece il punto vero è una non pregiudiziale valutazione estetica dell’intenzione artistica di una canzone. 
Alla luce di tutto questo crediamo sia lecito affermare che Claudio Baglioni è, ed è stato, un grande artista di canzone e che sarebbe bello che, per questo suo cinquantennale percorso artistico, gli venisse assegnato, spezzando vetusti steccati, il Premio Tenco alla carriera.


L'autore.
Paolo Jachia ha conseguito l’abilitazione a Professore associato in “Letteratura Italiana, Critica Letteraria e Letterature Comparate” e in “Letteratura italiana contemporanea” e dal 2000 insegna a contratto “Semiotica della letteratura” e “Semiotica delle arti” presso l’Università degli Studi di Pavia e il Collegio Nuovo di Pavia. Il suo primo libro è Non solo oggi del 1991 con Franco Fortini cui ha dedicato una monografia nel 2007 per Zona. Altri suoi libri: De Sanctis e Bachtin (entrambi presso Laterza), Pirandello e il suo Cristo. Segni e indizi dal Fu Mattia Pascal, Ancora 2007, Apocalypse Now di F. F. Coppola, Bulzoni 2010. Con Manni ha pubblicato Eco 1955-2005: arte semiotica letteratura (2006) Dal segno al testo. Breve manuale di semiotica della letteratura e delle arti contemporanee (2011) Pirandello, Dostoevskij e la polifonia (2016). In ambito musicale ha scritto La canzone d’autore italiana 1958-1997 (Feltrinelli 1998), Francesco Guccini (Ed. Riuniti 2002), Giorgio Gaber (Ed. Riuniti 2003), Ivano Fossati (Zona 2004), Franco Battiato (Ancora 2005), Nonostante Sanremo. Arte e canzone al Festival: 1958 2008 (Coniglio 2009: con F. Paracchini), Francesco De Gregori (Ancora 2009), Lucio Dalla (Ancora 2013), I Baustelle (Ancora 2014: con D. Pilla), Baglioni e Morandi Capitani coraggiosi (Azzurra 2015: con F. Paracchini), Battiato 27 canzoni commentate (D’Ambrosio 2017: con A. Pareyson).

giovedì 7 febbraio 2019

Recensione: BUIO E LUCE. Alzate gli occhi al cielo di Fabio Salvatore



La testimonianza serena, consapevole e toccante di un uomo che ha trovato nella fede la via per affrontare il cancro che da anni ha colpito il suo corpo ma non è riuscito ad abbattere il suo spirito.



BUIO E LUCE. Alzate gli occhi al cielo
di Fabio Salvatore



Ed. Paoline
176 pp
2018
"“Caro” Scarafaggio, sono vent’anni che ci conosciamo; di più: vent’anni che conviviamo."

Con queste parole inizia la testimonianza personale dell'Autore, Fabio Salvatore, che si rivolge direttamente al "suo" cancro denominandolo con l'appellativo "scarafaggio": sì perchè il cancro è una "brutta bestia", il solo pronunciare la parola basta a farci venire brividi di paura, di angoscia, perchè ad essa associamo, inevitabilmente, il dolore, la disperazione, la morte..., insomma cose negative.

E' il 2008 quando Fabio pubblica il suo primo libro, "Cancro, non mi fai paura", e da allora ha ricevuto migliaia di lettere da parte di tantissimi suoi lettori che hanno condiviso con lui le proprie esperienze, i propri dolori, i propri inferni intimi e personali.

Tra queste pagine Fabio condivide, a sua volta, con noi alcune di queste lettere, e da esse prende spunto per parlarci di sè, per rivelarci i suoi pensieri, le paure, le piccole conquiste, i momenti di sconforto e quelli in cui ha raggiunto la consapevolezza di sè, della propria esperienza dolorosa - dovuta alla malattia e poi alla improvvisa e tragica perdita del padre - e di come essa l'abbia cambiato, dandogli modo di diventare una persona nuova, un credente convinto che la propria vita, i propri giorni, siano custoditi in mani sicure: quelle divine.

"Ognuno ha il suo inferno qui sulla terra. Peccato che il paradiso scegliamo di non viverlo. Ogni giorno, ogni istante è paradiso, ma noi ci perdiamo nell’odio, nel rancore, nei giudizi, invece di apprezzare l’angolo di cielo sulla terra che ciascuno di noi potrebbe trovare."

Non c'è persona al mondo che non abbia le proprie personali battaglie quotidiane da portare avanti, piccole o grandi che siano: può essere una malattia incurabile, invalidante e dalle conseguenze drammatiche (la difficoltà ad avere un figlio, a continuare la propria vita com'era prima della malattia, che sia nel lavoro, negli studi...), un trauma subito nell'infanzia, arduo da superare, il senso di impotenza e il dolore di fronte alla malattia dei propri cari, la depressione...: l'elenco delle afflizioni cui l'essere umano si imbatte nel corso dell'esistenza è, purtroppo, infinito.

Ma in ogni lettera riletta in una notte in cui Fabio si ritrova a guardare ancora una volta dentro di sè, nel proprio cuore, ci sono non solo tanta sofferenza, timore, angoscia, dubbi... ma anche tanto coraggio, desiderio di rinascita, di non lasciarsi risucchiare dal vortice del dolore, di non fare del proprio "problema" l'etichetta che identifica colui che soffre.
Noi non siamo i nostri problemi, non siamo la nostra malattia; i nostri limiti fanno sì parte di noi, del nostro vivere quotidiano, ma siamo più di questo: siamo persone aventi ciascuna una propria storia, un vissuto, una personalità, dei sogni, delle paure, e ciò che siamo non è soltanto frutto di quel che viviamo ma ancor più di come decidiamo di viverlo, affrontarlo.

"A volte le paure ci mangiano, ci divorano, ci risputano a pezzi. Io ho imparato a conviverci, a esorcizzarle; mi sono convinto che la paura non esiste: è un limite della nostra mente, ma serve l’aiuto di una Forza superiore a quella umana per superarlo. Di tante paure ho fatto i miei punti forza, uno stimolo al coraggio, un incentivo all’amore."

Fabio è consapevole di quanto male, di quale profondo inferno, di quale acuto tormento, di quali e quanti angoscianti demoni si agitino nell'animo umano, perchè ha imparato - e ogni giorno continua ad impararlo - sulla propria pelle cosa significa sentirsi fragile e inutile al cospetto di cose più grandi di sé (quale, appunto, un cancro); sa cosa voglia dire attraversare il buio dello sconforto, della disperazione, dello scoraggiamento; sa cosa voglia dire avere la forza di non domandarsi "Perché proprio a me?"; sa cosa voglia dire intravedere una flebile luce proprio mentre sei nella parte più interna e buia del tunnel... e aggrapparsi ad essa, correre verso quella luce e lasciarsi abbagliare dalla speranza, dall'amore, dalla fede.


"Non voglio più essere vittima delle mie fragilità, voglio fare leva su tutte le mie debolezze, farne una nuova partenza. Le fragilità sono la nostra bellezza. Non permettiamo alla vita di scorrere senza che ce ne accorgiamo, non lasciamo che le difficoltà gettino ombre su tutto ciò che di bello c’è in noie nella vita, nei volti che incrociamo, nelle persone che sfioriamo. Guardiamo questo mondo e tutto ciò che di meraviglioso contiene, ogni piccolo miracolo (...). Ma soprattutto guardiamo noi stessi e godiamo dell’opportunità di essere vivi, ringraziamo Dio per il prodigio della vita".

Le riflessioni di Fabio sono intrise di una fede sincera e questa fede egli desidera condividerla, perchè sa per esperienza personale che solo in Dio è riuscito a trovare riposo, pace, forza, ritrovando la voglia di vivere e di essere uno strumento per portare l'Amore di Gesù a chi vive momenti ed esperienze di profonda afflizione e di comprensibile scoramento.

E di fronte alla malattia e alle diverse traversie che tutti gli esseri umani - seppure in modi e tempi differenti - vivono, ci si sente tutti uguali, nessuno è migliore di un altro, nessuno è più forte, più o meno fortunato...; le fragilità e i timori davanti all'ignoto sono gli stessi, come anche la speranza, quella scintilla presente in ciascuno che ci ricorda come in noi esistano risorse incredibili che si attivano in mezzo alle tempeste e che fanno di noi dei guerrieri; e nelle nostre battaglie non siamo soli, perchè tante persone combattono ogni giorno, e Dio stesso non ci abbandona nelle difficoltà.

"la malattia ha questo, di positivo: ci avvicina come persone, uomini e donne che si raccontano per darsi coraggio.".


Un libro che si legge tutto d'un fiato, tocca davvero le corde più profonde dell'anima perchè parla al cuore, alla nostra sensibilità, a quella parte di noi più intima, quella spirituale, empatica, che si pone in contatto con l'anima dei nostri simili, che cerca di comprenderne e accoglierne le emozioni, i vissuti personali, con se stessi (la conoscenza di sè, la consapevolezza di chi siamo e vogliamo diventare è un requisito imprescindibile per accogliere l'altro) e con Dio.

Un viaggio nell'animo umano, parole che fanno bene al cuore e alla mente, che fanno riflettere, che possono dare coraggio, conforto, speranza, Amore.

mercoledì 6 febbraio 2019

Una citazione, una canzone (Il conforto)



Un breve ma intenso passaggio tratto da BUIO E LUCE di Fabio Salvatore, un libro-testimonianza molto bello di cui presto vi parlerò meglio.


"A prendere il cuore tra le mani ci vuole tanto, troppo coraggio. Pesarlo. Conoscerlo: il proprio e l'altrui. Sarà colpa di tutto il buio di mesi di rabbia, crolli, vite spezzate, dolore, ma sento la fatica di molti, di troppi ad amare. E non capiscono che ci vuole conforto, che molte volte tarda ad arrivare, ma che è un balsamo per il cuore. Non meritiamo frasi fatte, parole di circostanza. Molte volte nella malattia si resta soli, anche per scelta. Si fugge dal caos attorno, si desidera la quiete, il silenzio. 
Ma bisogna almeno essere in due, avere la carezza che dà conforto e calore."

Leggendolo, mi è venuta spontanea l'associazione con la canzone IL CONFORTO, cantata da Tiziano Ferro e Carmen Consoli.




martedì 5 febbraio 2019

Aspettando Sanremo '19



C'è qualcuno che non sa che stasera inizia Sanremo? 🙂
Checché se ne dica, per me è un appuntamento fisso ed ogni anno mi riscopro sempre curiosa di guardarlo; poi quest'anno lo (ri)presenta Baglioni e la motivazione a sintonizzarmi su Rai Uno è doppia, ma in generale è una kermesse musicale che mi attira.

Ovviamente, per me al centro di tutto dev'esserci la musica!
Stavo dando un'occhiata ai testi delle canzoni in gara, e quello di Cristicchi mi ha molto colpito.

Lo trovo profondo e significativo.


ABBI CURA DI ME

Adesso chiudi dolcemente gli occhi e stammi ad ascoltare
Sono solo quattro accordi ed un pugno di parole
Più che perle di saggezza sono sassi di miniera
Che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera
Non cercare un senso a tutto perché tutto ha senso
Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo
Perché la natura è un libro di parole misteriose
Dove niente è più grande delle piccole cose
È il fiore tra l’asfalto lo spettacolo del firmamento
È l’orchestra delle foglie che vibrano al vento
È la legna che brucia che scalda e torna cenere
La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere
Perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi
E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri
Tu allora vivilo adesso come se fosse l’ultimo
E dai valore ad ogni singolo attimo
Ti immagini se cominciassimo a volare
Tra le montagne e il mare
Dimmi dove vorresti andare
Abbracciami se avrò paura di cadere
Che siamo in equilibrio
Sulla parola insieme
Abbi cura di me
Abbi cura di me
Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro
Basta mettersi al fianco invece di stare al centro
L’amore è l’unica strada, è l’unico motore
È la scintilla divina che custodisci nel cuore
Tu non cercare la felicità semmai proteggila
È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima
È una manciata di semi che lasci alle spalle
Come crisalidi che diventeranno farfalle
Ognuno combatte la propria battaglia
Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia
Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso
Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso
Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo
Anche se sarà pesante come sollevare il mondo
E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte
E ti basta solo un passo per andare oltre
Ti immagini se cominciassimo a volare
Tra le montagne e il mare
Dimmi dove vorresti andare
Abbracciami se avrai paura di cadere
Che nonostante tutto
Noi siamo ancora insieme
Abbi cura di me qualunque strada sceglierai, amore
Abbi cura di me
Abbi cura di me
Che tutto è così fragile
Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino
Perché mi trema la voce come se fossi un bambino
Ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare
Tu stringimi forte e non lasciarmi andare.
Abbi cura di me.

lunedì 4 febbraio 2019

Recensione: ELLIE ALL'IMPROVVISO di Lisa Jewell (RC2019)



Un'adolescente scomparsa in circostanze misteriose; una madre distrutta che, da quella tragica sparizione, non s'è mai ripresa davvero. Un passato che torna prepotentemente a bussare e, finalmente, tante domande troveranno, dopo dieci anni, risposta.


ELLIE ALL'IMPROVVISO
di Lisa Jewell



Ed. Neri Pozza
trad. V. Guani, A. Biavasco
300 pp
18 euro
Laurel Mack è una mamma che ha passato i 50 e, da dieci anni ormai, ha perso ogni gioia di vivere, ogni buon motivo per stare al mondo.
Com'è stata la sua vita fino a dieci anni prima, fino a quel giorno di maggio 2005, quando la sua bellissima figlia Ellie è uscita di casa per non farvi più ritorno?

"Com’era la vita di Laurel dieci anni prima, quando aveva tre figli e non due? Si svegliava la mattina pervasa da una profonda gioia esistenziale? No. (...)Poi una mattina sua figlia, la figlia prediletta, la più piccola, la sua bambina, quella con cui andava maggiormente d’accordo, di cui era orgogliosa, che le dava più soddisfazioni, era uscita di casa e non era più tornata. Come si era sentita Laurel durante quelle prime ore di angoscia? Che cosa aveva riempito la sua testa e il suo cuore, scacciando i crucci quotidiani? Panico. Disperazione. Dolore. Orrore. Paura. Sconvolgimento assoluto. Una pena infinita. Terrore. Parole melodrammatiche e tuttavia insufficienti a descrivere le emozioni che provava."

Non c'è una parola che indichi lo stato di un genitore che perde un figlio; la cosa tragica di un caro che scompare senza che di lui si sappia più nulla, è l'incertezza, quell'eterna sospensione su di un filo sottilissimo, fragile, pronto a spezzarsi per un nonnulla, il non sapere se lo scomparso è vivo o morto, se sta bene o se vaga per il mondo smarrito e infelice: il pensiero di non sapere è straziante, doloroso.

Cosa può essere mai accaduto alla bella e intelligente Ellie Mack in quell'infausto giorno in cui, uscita di casa per andare in biblioteca, non è più tornata e di lei si son perse le tracce?

Nessuno lo sa; si è indagato nei mesi immediatamente successivi al dramma dei Mack, ma non è emerso nulla e Laurel sa che, in fondo, la polizia era convinta si trattasse di un allontanamento volontario.

Ma lei sa che non può essere così. Semplicemente perchè non c'erano i presupposti perchè Ellie potesse desiderare di andar via di casa, di scappare. Da cosa, poi?
Ellie era un'adolescente felice, serena, coccolata e amata dai genitori (dalla mamma, in particolare, che stravedeva per la terzogenita), un tipo dalla mente brillante, ottima studentessa e da poco fidanzata con Theo, un suo coetaneo carino e bravo.

Insomma, i Mack conducevano una vita assolutamente perfetta e la scomparsa di Ellie arriva come una doccia fredda; nel corso degli anni, c'è stato qualche piccolo "aggiornamento" (un furto singolare: qualcuno si è intrufolato, senza forzare le serrature, in casa Mack per rubare alcuni oggetti di Ellie), ma sostanzialmente nessuno sviluppo rilevante...

Felpa nera con il cappuccio, jeans sbiaditi e scarpe da ginnastica bianche, Ellie era una qualsiasi adolescente con uno zainetto in spalla quando è stata avvistata l'ultima volta in Stroud Green Road, alle dieci e quarantatré del mattino; un'occhiata allo specchietto di una macchina, dopo di chè... il nulla.

Dieci anni dopo, Laurel sta ancora facendo i conti con questa incomprensibile verità, e intanto la sua famiglia si è disgregata.
Paul, il suo ex marito, ha una nuova compagna e i suoi due figli, Hanna e Jake, sono andati a vivere altrove; Jake ha una compagna un po' bizzarra con cui Laurel non va d'accordo e dalla quale il figlio sembra dipendere; Hanna è quella con cui ha il rapporto peggiore, perchè la figlia non fa che mostrarle un atteggiamento ostile, come se non le avesse perdonato qualcosa di grave...
Forse ce l'ha con lei per aver trascurato il resto della famiglia dopo la tragedia di Ellie?

Ma come avrebbe potuto Laurel continuare a vivere come prima, come se nulla fosse successo?
E' stato inevitabile, purtroppo, perdere la voglia di vivere, sentirsi distrutta, impotente..., morta dentro..., e questa "morte sociale" si è estesa a chi le era intorno, togliendo calore ad ogni rapporto.

Dieci anni dopo, Laurel si rende conto che ormai tutti sembrano essersi fatti una ragione della scomparsa di Ellie, andando avanti con la propria vita...; tutti tranne lei.

Finché un giorno, in un bar, la sua attenzione viene catturata da un affascinante sconosciuto: occhi grigi, capelli brizzolati e scarpe eleganti, l'uomo ordina una fetta di torta, prende posto nel tavolo accanto al suo e le rivolge un ammaliante sorriso.
E lei, l'elegante e distante Laurel, sente che qualcosa dentro le si scioglie: forse è il primo vero barlume di speranza per riaprirsi alla vita?
Che questo incontro rappresenti una seconda occasione di felicità?

L'uomo si chiama Floyd Dunn, è affascinante, sicuro di sè, spiritoso e non ci pensa due volte a chiederle appuntamenti fino ad invitarla a cena e a presentarle le sue due figlie, avute da due diverse relazioni.
E se la maggiore, Sara-Jade, è un'adolescente cupa, insicura e problematica, è Poppy, la minore di nove anni, a colpirla in modo incredibile; nel trovarsela di fronte, Laurel resta senza fiato: la bambina è infatti il ritratto spiccicato di Ellie; certo, ci sono piccole differenze, ma la fronte spaziosa, le palpebre pesanti, la fossetta sulla guancia sinistra quando sorride..., sono le stesse.

Poppy è l'opposto di Sara-Jade: è carina, vispa, chiacchierona, acuta, intelligentissima, veste e parla come se fosse più grande dell'età che ha, insomma è una bambina speciale, e suo padre visibilmente l'adora, ne è fiero e cerca di essere premuroso e attento.

Laurel, per la prima volta dopo tanto tempo, sente che le cose stanno prendendo una piega giusta... Floyd è un uomo meraviglioso, Poppy le si affeziona velocemente, insomma va tutto alla grande.
Certo, lo spettro di quella figlia scomparsa continua ad affacciarsi nel suo cuore, e il ritrovamento di alcuni oggetti appartenenti alla figlia sembreranno portare le indagini verso la loro risoluzione, ma in realtà c'è tanto da capire ancora e tutte le domande rimaste senza risposta che per anni hanno tormentato Laurel tornano a galla.

Perché Poppy le ricorda in maniera impressionante la sua adorata Ellie? Cosa è successo veramente alla sua bellissima bambina? È davvero scappata di casa, oppure c'è una ragione più sinistra e terribile per la sua scomparsa? Ma soprattutto, chi è Floyd davvero? 

Con suo grande stupore, Laurel comincerà a scoprire gradualmente che c'è un filo che lega Floyd e Poppy con Ellie, e questo filo è costituito da una persona che ha frequentato casa Mack dieci anni fa, nel periodo che ha preceduto la scomparsa misteriosa della povera ragazzina....

Il racconto procede su due piani temporali - passato e presente - e vede come narratori i personaggi principali, che narrano quindi i fatti secondo il loro punto di vista, rivelando di volta in volta tanti dettagli che andranno poi a comporre tutto il puzzle.
La voce principale è quella di Laurel, ma "ascolteremo" anche quella della stessa Ellie, di Floyd e di quel personaggio che fa da collante tra l'uomo ed Ellie.

La storia è intrisa di mistero, è ricca di suspense, benchè abbastanza presto il lettore possa  farsi una prima (vaga?) idea di ciò che può essere successo ad Ellie, provando a fare una "ricostruzione" dei fatti, anche se la verità dettagliata emergerà solo verso la fine; l'enigma che avvolge questa sedicenne felice e dall'esistenza dorata è molto ben strutturato, l'Autrice è bravissima nel tener desta la curiosità del lettore.

«La cosa peggiore è non sapere, non poter chiudere con il passato una volta per tutte. Non riesco ad andare avanti, se non so che fine ha fatto mia figlia. È come camminare nelle sabbie mobili. Il futuro c’è, lo intravedo all’orizzonte, ma resta fuori dalla mia portata. Sono viva, ma è come se fossi morta».

Empatizziamo con la povera mamma, che comprensibilmente è morta dentro dopo aver perso la figlia, e allo stesso tempo non possiamo non sperare che la soluzione del mistero le conceda un briciolo di legittima serenità e che riesca a ritrovare la forza di tornare a vivere nonostante il dolore, che comunque l'accompagnerà per sempre ma che è giusto non rovini ulteriormente i legami con chi è ancora vivo.

Questo thriller mi è piaciuto molto, l'ho letteralmente divorato, a un certo punto non sono riuscita a smettere e ho continuato a leggerlo tutto d'un fiato, avida di sapere i particolari e di arrivare a chiudere il cerchio.
Lo consiglio, storia accattivante, ben congegnata, in grado di tenere il lettore incollato alle pagine.

domenica 3 febbraio 2019

Recensione: UNA NOTA NEL CUORE di Ilaria Mossa



Una storia d'amore dolce e romantica nata tra le note della musica e all'ombra del "magico" suo potere di risvegliare emozioni e sentimenti.


UNA NOTA NEL CUORE
di Ilaria Mossa




autopubblicazione
282 pp
“Quando si ama col cuore, anche la mente può dimenticare?”

Rosemary vive a Somerville ed è una ragazza introversa, sincera, un'amica leale, una figlia ubbidiente e una buona studentessa; studia in una scuola di musica (la Moz-Art) e sogna di vivere di questa magnifica passione (suona pianoforte), nella quale riesce ad essere davvero se stessa, a sentirsi libera senza alcuna costrizione e condizionamento.
Anche suo padre è stato un musicista ma, per ragioni che lei non ha mai saputo, a un certo punto ha lasciato questa strada per intraprendere ben altro.
Ultimamente il clima in casa non è dei più sereni: la ragazza sente che l'atmosfera tra i genitori è elettrica, che le cose tra loro non sono più quelle di prima: sua madre è cupa, triste, distante, per quanto resti sempre una mamma apprensiva; suo padre, invece, sembra sempre più freddo e indifferente verso moglie e figlia, passa il tempo lavorando fuori casa, e quando c'è è come se fosse da un'altra parte con la testa (e col cuore).

A rallegrare le giornate della giovane non c'è solo l'amato pianoforte, ma anche le due amiche più care, l'esuberante e frizzante Georgie e la più saggia e pacata Sam, che la incoraggiano a non chiudersi ulteriormente in se stessa ma ad aprirsi alla possibilità di incontrare qualcuno di cui innamorarsi.

Per Rosemary, infatti, l’amore è solo un’utopia, un sentimento destinato a finire, e questa pessimista convinzione è maturata in seguito all'ultima delusione sentimentale, che ha portato la ragazza a stare alla larga dalle relazioni e a concentrarsi soltanto sulla musica.
Perchè la musica non tradisce, è rassicurante, dà conforto, gioia, e non chiede null'altro in cambio se non dedizione, impegno.

Ma nel giro di poco tempo la vita di Rosemary viene rivoluzionata.
Quando incontra Robert, un bel ragazzo che lavora nel bar della Moz-Art, le sue convinzioni cominciano a vacillare. 

Robert non è soltanto bello e sexy, con un sorriso affascinante e un fisico da urlo, ma è anche spiritoso, gentile, e intuisce sin dal primo istante che Rosemary (che per lui è semplicemente Mary) è una ragazza speciale: timida e ingenua, è una di quelle ragazze - rare, oggi come oggi - che ancora arrossiscono per un complimento e che quasi sono inconsapevoli della propria bellezza; e infine - aspetto da non trascurare - lo stesso Robert ha studiato musica e ha ottime potenzialità in questo senso, anche se per ragioni personali ha dovuto momentaneamente abbandonare la propria passione artistica.

Tra i due il colpo di fulmine è immediato, e se Robert mostra immediatamente di voler approfondire la conoscenza di Mary, frequentandola e proponendole appuntamenti, lei è più titubante: il ricordo della cocente delusione amorosa di qualche tempo fa brucia ancora e la rende diffidente e cauta.
Mary non è come la sua sfacciata amica Georgie, che si butta a capofitto in storie anche di una sera con il primo che le piace; per Mary l'amore è una cosa seria e lasciarsi andare non è semplice per una come lei, che tende ad essere chiusa, poco espansiva e timorosa di soffrire ancora.

Ma Robert, per quanto corteggiatissimo dal genere femminile, è intenzionato a dimostrarle le proprie serissime intenzioni e a farle capire che il sentimento che pian piano si sta facendo spazio in lui è sincero.

Il racconto è narrato alternativamente da Rosemary e da Robert, quindi abbiamo modo di vedere le cose da entrambi i punti di vista, di conoscere i pensieri intimi e i sentimenti dei due protagonisti, le proprie vicende personali ed anche famigliari.

E se Rosemary ha i propri grattacapi con i genitori e con lo zio (fratello del padre), apparso all'improvviso e pronto a raccontare alcuni particolari relativi al papà della ragazza (che lei ignora), Robert ha una situazione ancor più complessa da gestire.

In seguito alla tragica ed improvvisa morte dei genitori, il giovanotto è dovuto crescere in fretta e assumersi responsabilità troppo grandi per le sue giovani spalle, come quella di prendersi cura del fratellino minore, Alex, che attualmente ha 14 anni ed è un adolescente inquieto, che dà non poche grane al fratello maggiore, il quale sta cercando di non fargli mancar nulla dedicandosi al lavoro notte e giorno, scelta che però ha il suo rovescio della medaglia, in quanto lo porta a star sempre fuori casa e a non controllare come dovrebbe Alex, che infatti si mette nei guai...
Quando se ne rende conto, Robert si vede costretto a chiedere aiuto ai nonni e a mandare il fratellino combinaguai a Seattle affinchè possa "riabilitarsi" lontano dalle cattive compagnie; questa decisione, però, gli costerà molto perchè la nonna lo ritiene inaffidabile e farà di tutto per tenere Alex definitivamente lontano dall'incosciente fratello maggiore...

Robert, quindi, ha i suoi problemi famigliari ad appesantirgli il cuore, ma l'incontro con la bella e dolce Mary darà luce e nuovo vigore alla sua quotidianità.

Tra piccoli battibecchi e ostacoli posti da chi dovrebbe invece sostenerti, il sentimento tra i due sboccia e cresce gradualmente, fino a diventare un amore grande, fonte di gioia e sicurezza per entrambi.
I due si aiutano reciprocamente ad avere fiducia nell'amore, a credere nel loro legame speciale, a non avere paura di lasciarsi trasportare dalle emozioni travolgenti che li fanno star bene, a rischiare per la propria felicità, perchè se la vita ti regala una cosa tanto bella, tu non puoi lasciartela sfuggire!

Però si sa, il destino a volte è beffardo e ama mischiare le carte proprio quando tutto pareva andare bene, troppo bene.
Accadranno degli "incidenti" che rischieranno di allontanare i due innamorati, proprio quando sono al culmine della loro felicità, e il loro amore verrà messo alla prova.
Saprà resistere alle tempeste che, improvvise e violente, si stanno abbattendo sui due ragazzi, rischiando di oscurare quella felicità conquistata a piccoli passi?

"Una nota nel cuore" racconta la storia d'amore tra Robert e Rosemary, due ragazzi con alcune ferite sul cuore che finora solo la musica ha saputo alleviare; ma l'amore si affaccia nelle loro esistenze, travolgendoli con forza e divenendo qualcosa di necessario più dell'aria, qualcosa che li fa star bene e alla quale non possono e non vogliono rinunciare.

Vi dico cosa ho apprezzato: lo stile di scrittura, che ho trovato molto scorrevole, piacevole, semplice; la ricchezza di dialoghi per me è positiva perchè contribuisce a creare movimento e a dare vivacità alla narrazione, anche se l'Autrice non lesina le sequenze riflessive, dandoci modo (come ho scritto in precedenza) di conoscere bene ciò che passa nella mente e nel cuore dei due protagonisti; la storia, in generale, è carina, si legge con sufficiente attenzione, anche se in alcuni passaggi (in particolare nella prima parte del romanzo) il ritmo che regola lo sviluppo delle vicende è più lento.

La domanda forse, a questo punto, vi sorgerà spontanea: cosa non ti è piaciuto?

Ecco, nel corso della lettura ho trovato che certe situazioni, la scelta di far prendere alla storia una determinata piega, difettasse di originalità e che fosse, anzi, un po' troppo prevedibile, con qualche clichè di troppo; non mi sento di elencarveli perchè rischierei lo spoiler, e non voglio assolutamente fare questo errore, ma ad es., accadono un paio di eventi importantissimi, cruciali, a Rose e Robert, che però, a mio avviso, vengono descritti e "risolti" con poca attenzione, con troppa "velocità".
Inoltre, ok l'amore ostacolato, ma anche le difficoltà che la giovane autrice immagina per i suoi amanti per me sono qualcosa di già visto e letto, e spesso gli stessi dialoghi li ho trovati molto semplici, scontati...

Detto questo (odio dire cose negative, ma l'onestà lo impone), credo sia giusto tener conto di alcune cose per valutare complessivamente questo romanzo; anzitutto, è l'esordio di una giovane autrice che desidera seguire la propria passione per la scrittura; inoltre, a mio modesto avviso, trovo che Ilaria abbia ottime potenzialità; la sua narrazione, come dicevo più su, è chiara, semplice, fluida, delicata, introspettiva; lo sfondo della musica è bello perchè è un campo di esperienza che riguarda tutti noi, ci accomuna, ci emoziona, dà colore alle nostre giornate, seppur in modi e in misura differenti; la caratterizzazione dei personaggi è sufficientemente adeguata, anche se, ripeto, segue stereotipi tipici della narrativa sentimentale (tipo: lei bella man non consapevole di esserlo, molto insicura, ingenua, delusa dall'amore, vergine, lui figo da paura, con esperienza alle spalle, circondato da donne che lo desiderano tra le quali sceglie proprio la ragazza semplice e schiva), ma vabbè, questo può essere un mio gusto personale.
Altro punto a favore: il finale, chiaramente aperto e che lascia il lettore curioso di sapere cosa accadrà nel secondo volume.

Adatto a chi ricerca una storia d'amore romantica in senso classico, dolce, godibile, scritta sufficientemente bene e con un linguaggio semplice e immediato.

sabato 2 febbraio 2019

Anteprima: LE FREAK di Runny Magma || Segnalazione: IL VIAGGIO di Francesca Riscaio



Cari lettori, vi auguro un sereno sabato pomeriggio, accompagnato da un paio di segnalazioni ^_-



L'ultimo libro di Runny Magma, come in “Small Town Boys” (MIA RECENSIONE), va a ritroso nel tempo ma, invece che attraverso il pop anni ’80, con la discomusic dei ’70. Riguardo il genere, in "Le Freak" ci sarà un pizzico di sentimento, tuttavia con il fil rouge nella trama mystery.


LE FREAK
di Runny Magma


self-publishing
221 pp
2,99 euro (ebook)
 9,90 euro (cartaceo)
USCITA
8 FEBBRAIO 2019
Una ragazza scomparsa. Un baracchino da radioamatore. E la disco che li faceva ballare...

Sergio sta per arrendersi a un futuro da operaio, mentre gli amici fricchettoni andranno all’università. 
Gli anni ’70 sono alla fine, la discomusic incalza, forse i tempi sono maturi per una rivalsa, e lui è intenzionato a trovare il ragazzo dei suoi sogni. 
Attraverso una trasmissione radioamatoriale, scopre che alla sorella potrebbe essere successo qualcosa di brutto, così comincia a frequentare la comunità di sbandati dove potrebbe essersi consumato il fatto; la bizzarra dimora è persa in un bosco dove i sogni si materializzano come un’allucinazione, e dove la verità può svelarsi come un indovinello senza senso...


L'autore.
RUNNY MAGMA – Fra il 2015 e il 2016 ha pubblicato i titoli “Mascarado”, “Perfect Strangers”, “Porcahontas & (S)mascarado” e “A qualcuno piace tiepido”, e ha curato la rubrica “Drag Stories - Storie di strascichi” sul blog “Refusi Etc.”, dove ha dato voce alle drag queen italiane. Nel 2017 è uscito “Small Town Boys.”



La seconda è una ri-segnalazione, nel senso che di questo romanzo parlai in passato qui sul blog; ve lo ripropongo perchè è stato ripubblicato con un'altra C.E.



IL VIAGGIO. Vol. 1
di  Francesca Riscaio


 Antonio Tombolini Editore
461 pp ca.
4.99 euro (ebook)
21.49 euro (cart.)
Luglio 2018



Alla fine della Quarta Era di Nael, un gruppo di cavalieri di Sar, ultimi discendenti del popolo degli Astani, si imbatte in un antico manufatto dal sorprendente potere, fuso con il braccio di una donna senza memoria. 
L’evento origina una serie di avvenimenti che sconvolgeranno le esistenze di tutti, minando la stabilità dei popoli e dei regni delle Terre Continentali. 
Il destino dei mortali sarà ancora influenzato dal fato, dal volere di esseri e razze le cui tracce sono perse nella notte dei tempi.
Così inizia il viaggio degli ignari protagonisti di un disegno generatosi dal più improbabile degli incontri: un Aran Gan Har che sfugge le sue stesse genti, un condottiero traditore di Sar e un Selnita reietto dell’Esercito della Notte Perenne si muoveranno alla ricerca della Portatrice, nel tentativo di salvarla dal potere della reliquia di cui è prigioniera e di sottrarla alle trame dell’Imperatore della Luce.
Tutto mentre il Dio dimenticato della Tenebra e del Fuoco compie la sua vendetta.


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