mercoledì 6 settembre 2017

Recensioni film: GENERAZIONE PERDUTA // IL PADRE D'ITALIA // PAROLA DI DIO




Qualche film visto di recente da condividere con voi lettori?
Eccoli qui: tre generi che più lontani non potrebbero essere, dall'epico e drammatico "Generazione perduta" al discusso "Parola di Dio" passando per il più intimistico "Il padre d'Italia".


GENERAZIONE PERDUTA


2014
E' un film di genere biografico del 2014, tratto dal best-seller "Testament of Youth" e diretto da James Kent, con Alicia Vikander nei panni della protagonista Vera Brittain.

Siamo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Vera è una ragazza dalla personalità incontenibile, dalla grande vivacità intellettuale e con una grande passione per la scrittura; è appassionata ed anticonformista, pronta a sfidare i pregiudizi della famiglia e della città natale per ottenere una borsa di studio a Oxford, cosa inusuale per i suoi tempi, in cui ci aspetta che le signorine di buona famiglia pensino ad accalappiare un bravo ragazzo e a contrarre un buon matrimonio.
Ma Vera non ci pensa proprio! Lei ama studiare, scrivere poesie ed infatti ambisce a diventare scrittrice, studiando nella prestigiosa Oxford insieme all'amato fratello Edward, il quale, intanto che l'anno accademico ancora non inizia, si diverte a trascorrere il tempo con la sorellina e gli amici di sempre, tra cui Viktor e successivamente Roland.
I due giovanotti provano un certo interesse per Vera, ma sarà Roland - anch'egli appassionato di poesia e letteratura - a conquistarla.
Purtroppo i bei sogni letterari e d'amore di Vera e Roland sono costretti a subire un arresto con l'avvicinarsi della guerra, che inevitabilmente cambia ogni cosa e scombina la quotidianità di milioni di persone. 

E mentre i ragazzi decidono di arruolarsi e partire per il fronte, Vera si rende conto di non poter rimanere a guardare e decide di dare il proprio contributo alla causa come infermiera volontaria. 
Sarà un periodo davvero difficilissimo - per lei come per tutti, in quegli anni terribili -, in cui Vera affronterà la drammaticità e la crudeltà di un conflitto che genera sofferenze, ferite, traumi, morte, desolazione, odio... e dovrà fare i conti anche con perdite personali che segneranno il suo cuore, arrecandole molto dolore, cosa che però non le impedirà di continuare a lavorare instancabilmente, prestando aiuto anche ai feriti "nemici" quando ne avrà modo.

A guerra finita, con tutti i sogni infranti, suoi e della generazione perduta cui appartiene, Vera tornerà di nuovo ad Oxford profondamente cambiata e determinata a lottare per  un mondo in cui una tale guerra non potrà mai più verificarsi.
Un mondo in cui non ci sono nemici da ammazzare, ma una pace da perseguire per il bene di tutti.

Come già ho avuto modo di precisare nella recensione del libro (QUI), la biografia di Vera, per quanto interessante e ricca di dettagli, in alcuni passaggi (e non pochi) mi aveva coinvolta poco emotivamente, pur narrando di fatti assolutamente drammatici e reali.

Devo dire che il film ha saputo rendere in modo efficace tutto il dramma personale e umano di Vera, che diventa un po' il simbolo di una generazione intera, le cui esistenze - insieme alle ambizioni, ai sogni, ai desideri individuali... - sono state spezzate dal conflitto mondiale.
La Vikander conferisce alla protagonista la vivacità e la determinazione che le sono proprie: nella prima parte del film ce ne restituisce l'ardore, l'atteggiamento anche un po' ribelle verso la famiglia (che sembra non voler accettare le sue inclinazioni), la freschezza e le giovanili titubanze di fronte ai sentimenti che sente affiorare per il bel Roland.
Via via, però, Vera è costretta a fare i conti con la realtà della guerra e il suo carattere forte e caparbio le saranno di grande aiuto per superare lutti e tragedie; anche in questa seconda parte Alicia ci rapisce con la sua interpretazione, misurata ma allo stesso tempo efficace e sentita, di una Vera sempre più matura, che accetta, con dignitoso dolore, ciò che purtroppo la guerra le toglie senza però venir meno ai propri doveri, che le saranno ancora più chiari quando tutto sarà finito e lei capirà di dover combattere per i valori in cui crede.

Molto bello, intenso, lungo sì, ma io non mi sono stancata nel guardarlo, pur sapendo già cosa mi aspettasse. E' uno di quei casi in cui il film può essere più piacevole del libro, che comunque merita in quanto è la testimonianza vera e dolorosa di una giovane che ha vissuto un periodo storico difficile.



Secondo film, che affronta con delicatezza tematiche attualissime, come la genitorialità, l'omosessualità, la precarietà della vita, il sentimento profondo e speciale che unisce due persone diverse eppure tanto affini:



IL PADRE D'ITALIA


Cast: Isabella Ragonese, Luca Marinelli, Federica de Cola, Anna Ferruzzo, Miriam Karlkvist.

"Ogni miracolo, per definizione, è contronatura. E la natura fa ogni giorno dei miracoli".


Lui si chiama Paolo (L. Marinelli), ha 30 anni e lavora come commesso in un mobilificio a Torino; conduce una vita solitaria, ha appena chiuso dolorosamente la sua lunga storia con Mario, il quale s'è stufato di aspettare che il compagno si decidesse a concretizzare il loro legame, prendendosi responsabilità ed impegni reciproci.
Una sera, in un locale, Paolo incontra  lei, che si chiama Mia (I. Ragonese) ed è una pazza scatenata incinta al sesto mese di gravidanza.

Mia è l'opposto di Paolo e forse è proprio questo che li lega da subito: lì dove lui ha un passato di orfanello, lei ha alle spalle la classica famiglia del Sud numerosa; lui è decisamente di poche parole, lei è un fiume in piena; lui si accontenta della propria vita un po' grigia ma a modo suo rassicurante, lei non sa proprio che ne sarà di se stessa e della creatura che porta in grembo, e vive davvero alla giornata.
Lui sa di non poter mai diventare padre perchè gay in un paese che non guarda di buon occhio le coppie omosessuali che vogliono adottare bambini; lei sta per dare alla luce una bambina e non sempre sembra consapevole di ciò che questo significhi.

Quando lui capisce che lei è una squinternata senza freni e punti di riferimento, la prende con sè, si lascia incasinare dai suoi problemi, dalla sua assenza di obiettivi e insieme intraprendono un viaggio per accompagnare Mia in Calabria, dalla sua famiglia.

E' un film in cui a contare sono loro due, i personaggi principali, Paolo e Mia, diversi eppure uguali nelle loro personali solitudini, nella precarietà che connota la vita di ciascuno; Paolo ha bisogno di sentirsi vivo, di uscire dalla tristezza in cui si era rinchiuso e di credere che un miracolo possa esserci anche per lui, e lei è un'anima fragile senza punti fermi, una rokkettara che canta nei locali e indossa giubbini anni '80 con la stampa della madonna sulla schiena, e che deve capire "cosa farne" della propria maternità. 

Il loro viaggio da nord a sud diventa un viaggio per capire se stessi, per trovare un senso alla propria esistenza, soprattutto per lo spaesato Paolo, che scoprirà un rinnovato amore per la vita e verrà travolto da un'esperienza che forse non avrebbe mai pensato potesse riguardarlo.
Quello di Mollo è sicuramente un film che merita, è delicato, fa leva sulle emozioni grazie ai suoi protagonisti, le cui personalità, i problemi..., sono al centro della storia, che forse nella prima mezz'oretta scorre un po' troppo silenziosa, con pochi dialoghi, e ci si perde negli occhi azzurro chiaro e un po' smarriti di Luca, che interpreta benissimo questo trentenne spento, frustrato, che ha bisogno di una scossa. Brava come sempre la Ragonese, che dà la giusta complessità alla sua Mia, la quale è sì matta ed esuberante, ma anche dolcemente malinconica e tanto fragile.

"Il padre d'Italia" (titolo che "viene spiegato" praticamente a fine film) è il bel cinema italiano che va guardato, apprezzato e sostenuto.



Ultimo film: eh... qui entriamo in un campo delicatissimo, ancor più dell'omosessualità e della genitorialità: quello del fanatismo religioso.


PAROLA DI DIO



Diretto da Kirill Serebrennikov, con Viktoriya Isakova e Yuliya Aug. "Parola di Dio" ci narra di un giovanotto che sta facendo un grossissimo errore: prendere LETTERALMENTE la Bibbia, decontestualizzando versetti e interi passi, dando ad essi significati che, non filtrati dal buon senso e dalla ragionevolezza, finiscono per provocare solo un sacco di problemi...


Il giovane Veniamin è uno studente che ultimamente sta dando qualche pensiero alla propria mamma, una donna sola e separata: si rifiuta di prendere parte alle lezioni di nuoto e se ne sta sempre solo, si chiude in camera e sembra disinteressato a tutte le cose che fanno di solito i ragazzi della sua età.

La donna è preoccupata: non sarà che questo suo figliolo stia facendo uso di droghe? Oppure è solo la fase della pubertà..., si sa, l'adolescenza è un periodo complicato, i ragazzi crescono e devono imparare i gestire il proprio corpo che cambia e tutte le conseguenze emotive e psicologiche che ne derivano.

Ma si sbaglia: il problema di Veniamin è di altra natura e non ha a che fare con l'adolescenza.
Il giovanotto ha la fissa per la Bibbia; ce l'ha sempre a portata di mano e la legge di continuo; dall'alto della propria conoscenza biblica (!?!?!?) pensa di sapere tutto sulle norme morali, su quelle che si devono rispettare e su cosa è bene e cosa è male. 
Non c'è risposta che le Sacre Scritture non diano su qualsivoglia argomento, e se gli adulti si inventano bugie colossali, Veniamin sa che solo Dio ha la verità e che essa è contenuta nella Bibbia.

L'uomo deriva dalla scimmia? Per carità, l'evoluzionismo è una teoria non provata e dovrebbe essere sostituita dal creazionismo. 
Alle ragazze non dovrebbe essere concesso di partecipare alle lezioni di nuoto in bikini perchè è immorale; insegnare educazione sessuale a scuola è sbagliato e via discorrendo.

Ma il punto non è tanto che lui abbia queste convinzioni - che in fin dei conti possono essere etichettate come "opinioni" e, di per sè, non dar fastidio a nessuno - ma che pretenda che tutti la pensino come lui, altrimenti dà di matto e si comporta come un folle fanatico...!

Ed infatti, il protagonista da spettacolo durante le lezioni scolastiche, comportandosi in maniera assurda e irrispettosa, e verso i compagni e verso i docenti, denudandosi e lasciandosi prendere da atteggiamenti da profeta pazzo mentre cita - SENZA ALCUN CRITERIO!! -  decine di passi tratti dalla Bibbia.

L'unica voce che gli si contrappone è quella di Elena, giovane professoressa di biologia, atea, cresciuta alla scuola della scienza e del razionalismo. 
Ma come si può rispondere con la sola Ragione a chi nutre una Fede cieca?
Ma soprattutto, quando non sei supportata da colleghi e preside e genitori..., come fai ad opporti ad uno studente impazzito, che vuol imporre la propria rigida e irrazionale ortodossia a tutti?

Ci sarebbero un sacco di cose da dire su questo film, ma per non tediarvi mi limiterò a quelle che ritengo più pressanti da chiarire.

Il film presenta l'istituzione scolastica russa con toni decisamente ironici, volutamente esagerati, tant'è che i professori - a parte Elena - ci sembrano dei mezzi deficienti che ridacchiano mentre si riuniscono a parlare di fatti seri (la condotta dello studente folle e i risvolti pratici sulla classe), senza giungere a conclusioni intelligenti e sensate, anzi prendendo sottogamba il problema e bacchettando l'unica normale, la prof di Biologia, che ha capito benissimo il pericolo costituito da Veniamin.

Certo, c'è da dire che pure Elena ha un che di eccessivo, di estremo: ha metodi di insegnamento fin troppo all'avanguardia, non condivisi dalla preside (una scioccona che si sforza di sembrare bigotta, ma in realtà è solo un soggetto manipolabile e senza carattere), risponde alle follie di Veniamin con una veemenza che si fa via via smisurata, e in fondo anche lei nasconde fragilità che, di fronte al modo di essere del ragazzo, così mostruosamente controllato, sicuro di sè e pericoloso, verranno fuori in tutta la loro drammaticità.

Veniamin è un ragazzo ossessionato da un'ubbidienza ai principi biblici assolutamente irrazionale, cieca, insensata e quindi errata.
Mi spiego. Io sono cristiana e credo fermamente che la Sacra Scrittura sia divinamente ispirata e che essa sia tutta Parola di Dio; per me è un punto di riferimento, al quale io attingo per conoscere ciò che Dio vuole da me in quanto Sua figlia, e sono convinta che la cosa giusta per me è seguire i Suoi principi e comandamenti.
Ma... grazie al cielo non sono pazza e credo di saper distinguere i passi della Bibbia tra loro, contestualizzandoli, non prendendoli a caso, non interpretandoli in modo scriteriato e non pretendendo di mettere in atto ciò che leggo senza riflettere e recando anche il minimo danno al mio prossimo.
Il problema dell'atteggiamento di Veniamin qual è, allora? Il fondamentalismo, quel modo di leggere la Bibbia (e per gli islamici potrei dire il Corano, in quanto testo sacro per loro) integralista, senza filtri, senza applicare la ragione, senza distinguere cosa è detto e chi, quando, perchè.. e pretendendo, tra l'altro, di ergersi a giudice degli altri, condannandoli e punendoli per le loro presunte trasgressioni.

Per concludere... Non nego che la visione mi abbia più volte irritata, per gli organi genitali maschili messi in mostra di frequente ad es., ma in particolare perchè in molti momenti mi è sembrato che la Bibbia venisse ridicolizzata; però provo ad essere obiettiva e ritengo che, se lo scopo del film è quello di mostrare come ogni tipo di atteggiamento integralista e fondamentalista sia dannoso.., ok, allora credo che esso sia raggiunto e che quindi il film possa far scaturire riflessioni e considerazioni serie e attualissime.

Se anche voi avete visto questo e/o gli altri due film, lasciatemi pure la vostra opinione, mi farà piacere conoscerla ^_-

2 commenti:

  1. L'ultimo mi manca, ma ho adorato i primi due.
    Vikander, al solito, struggente.
    E, nell'altro, che Marinelli: sa fare tutto.

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    Risposte
    1. Assolutamente, a marinelli puoi affidare qualsiasi ruolo!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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