sabato 9 maggio 2020

Recensione: IL CASALE di Francesco Formaggi



Spesso si dice che certe sciagure piovano all'improvviso senza che fosse possibile prevederle. 
Ma è davvero sempre così? O piuttosto siamo noi a non aver fatto caso ai piccoli segnali che le anticipavano, a non aver dato il giusto peso a certi dettagli?
Il protagonista di questo interessante e originale romanzo, attento osservatore, verrà coinvolto in una catena di avvenimenti bizzarri e minacciosi, e riuscire a non farsi inghiottire potrebbe rivelarsi davvero un'impresa difficile...



IL CASALE 
di Francesco Formaggi



Neri Pozza
"E poi pensai al caos, e all’ordine, e al fatto che ognuno, anche senza accorgersene, tende sempre a realizzare la propria felicità, nonostante tutto e tutti, e prima o poi trova sempre ciò che vuole, magari nei posti piú improbabili, nelle persone piú insospettabili, dopo anni, oppure in un attimo, dove immaginava non ci fosse niente per sé; e pensai agli inizi, e alle fini, e mi chiesi se fosse vero che tutto comincia sempre da un fatto minimo e apparentemente insignificante, soprattutto nelle storie piú sventurate".

Cosa c'è di meglio che staccare la spina dal tran tran della vita quotidiana trascorrendo qualche giorno di riposo in campagna?
E' ciò che pensano di fare Francesco e Giulia, una giovane coppia che si sta recando, in auto, al casale di una zia di lei per una breve vacanza.

Fa caldo - un'afa asfissiante - e Francesco si sente scocciato, irritabile e pigro: altro che campagna, lui vorrebbe restare in città, nonostante le temperature di fuoco, ma Giulia non ha voluto sentire ragioni e lo ha costretto a partire per questa tranquilla settimana di vacanza al casale di zia Ester. 

I due stanno insieme (e convivono) solo da qualche mese e il loro rapporto è ancora pieno di slancio e passione, fino al fatidico momento in cui Francesco si accorge di un particolare fisico della sua ragazza che mai gli era balzato agli occhi, prima di allora.

A Giulia basta allungare i piedi nudi sul cruscotto perché Francesco si accorga che ha gli alluci orribili, quasi deformi: qualcosa di inguardabile, che suscita un'immediata repulsione:

"È un alluce enorme, gonfio, tozzo, quasi brutale, sormontato da un alone giallastro che è senza dubbio l’abbozzo di un callo."

E vabbè, che sarà mai un difettuccio all'alluce?, penserete voi, e io non potrei che darvi ragione.

Ma per il nostro Francesco è come se il mondo gli crollasse addosso: prova una tale nausea che perfino il pensiero di far sesso con lei gli diventa impossibile. 

E la cosa più assurda, e che mai lui avrebbe potuto mettere in conto, è che la scoperta di quel "coso deforme" sarà solo il primo di una catena di eventi che si susseguiranno da quel momento in poi e che contribuiranno ora a stupirlo ora a generare in lui vaghe inquietudini.

E' come se fosse in presenza di un sassolino che rotola a valle fino a diventare una valanga, ed infatti tutto ciò che a Francesco accadrà nel casale sembrerà la conseguenza disastrosa di quella innocua deformità di Giulia.
Bizzarro eh?
Eppure è così: le stranezze sono solo iniziate.

Anzitutto, il ragazzo deve fare e conti con l'accoglienza riservatagli dagli zii di Giulia: tanto zia Ester è affettuosa e calorosa con la nipote, quanto è distante e contrariata nei confronti del fidanzato, che va immediatamente in confusione e non sa come comportarsi.
E si sa che più cerchi di piacere a qualcuno, più si moltiplicano le probabilità di commettere gaffes che compromettono ancora di più la situazione!

La conoscenza di zio Franco, marito di Ester, è anche peggio, perchè l'omone - un tipo goffo, grasso, chiacchierone, dai modi sgradevoli e gretti - ha pure lui un difetto fisico evidente e Francesco è imbarazzato e in difficoltà: ma c'è uno normale in questo casale?

Evidentemente tutto ciò che è normale non appartiene al casale, visto che cominciano ad accadere fatti stranissimi, come ad esempio la morte delle povere galline della zia: non una morte naturale, bensì c'è qualcuno che si diverte a sterminarle barbaramente.

E vogliamo parlare della ossuta e severa zia Ester, che fa tanto la puritana e poi nasconde una vita notturna segreta?
E la maltrattata cameriera, Clara, che manda poesie di nascosto a Francesco, il quale si sente attratto da lei e dal gusto del proibito e della trasgressione che ella rappresenta?
E che dire del custode dal dito mozzato, il cupo e poco rassicurante Mario, di cui si racconta che abbia commesso in passato un'azione orribile? In effetti, solo a guardarlo, qualche brivido Francesco se lo sente scorrere lungo la spina dorsale...

Ma non è finita qui: a vivacizzare le giornate ci pensa l'arrivo di tre persone: le prime due sono Carlo e Marta (nipote di Ester e cugina di Giulia), freschi sposi col desiderio di avere un bambino e, chissà, di crescerlo in un posto tranquillo come la campagna.
Terzo ospite improvviso: Marco, un dottorino dall'aria sicura di sè, che ostenta modi gentili e raffinati, ma in realtà è solo un saccente arrogante, che vuol fare bella figura con zia Ester e forse pure con Giulia.
E sì perchè il signorino so tutto io pare sia stato una specie di "primo fidanzatino" per Giulia, e Francesco comincia a sentire ben presto i sintomi di una gelosia che si insinua nella sua mente e contribuisce a rendere quella vacanza sempre più bislacca e poco piacevole.

C'è davvero un clima indefinibile nel casale, e dietro gli atteggiamenti perbenisti e i comportamenti rigorosi e aristocratici, Francesco vede oltre e sente che  il destino sta tessendo una trama funesta.

Si ritrova solo in quell'enorme casale: Carlo è un parassita che vuol solo farsi bello agli occhi di Marco ed Ester; Giulia non calcola il fidanzato neanche di striscio e passa fin troppo tempo con Marco ricordando i vecchi tempi della loro infanzia bucolica all'ombra del ciliegio spettatore del loro primo casto bacio; Marta è ambigua, inafferrabile, inquieta.

Mario si aggira attorno a tutti loro come una presenza minacciosa, al quale si contrappone Clara, l'unica persona con cui Francesco riesce ad interagire, e che in un certo senso gli aprirà gli occhi su ciò che accade davvero tra le mura del casale, un luogo meno idilliaco di quanto appaia.

"...pensai che al casale in quei giorni stesse accadendo la stessa cosa, il caos si stava moltiplicando sotto i miei occhi: prima gli alluci, poi l’incidente della pecora, poi la gallina, poi il cinghiale. Era cosí? Il problema era trovare il modo di fermarlo, e per fermarlo si doveva rintracciare l’origine di tutto, il foro da cui si stava aprendo la crepa."

Spesso si dice che certe sciagure piovano all'improvviso senza che fosse possibile prevederle. 
Ma è davvero sempre così? O piuttosto siamo noi a non aver fatto caso ai piccoli segnali che le anticipavano, a non aver dato il giusto peso a certi dettagli?

E già, sempre loro: i dettagli, le piccole anomalie, quelle che sembrano innocenti e inoffensive ma che più di tutte sono "il segno evidente di una crepa nell’impalcatura di rigore e compostezza che imbozzolava il casale."

Francesco è solo in un "contesto famigliare" che, invece di essere rassicurante, è ostile: è circondato da gente ipocritamente gentile e cortesemente distante che  nasconde sentimenti ben più malevoli, e lui guarda ciascuno con diffidenza, sentendo montare dentro di sè risentimenti, dubbi atroci, pensieri cattivi.
Forse è semplicemente un tantino paranoico?
In fondo, tutta questa ossessione per le minuzie e i particolari irrilevanti qualcosa vorrà dire!

E in effetti, l'attenzione meticolosa che lo guida nell'osservare e valutare certe piccolezze è il suo tratto distintivo, che in molti passaggi ha dato un tocco umoristico alla narrazione: in diversi momenti critici (ad es. quando zia Ester sviene e le si alza la gonna fino a svelare gli slip, o quando l'aria di ridicola compostezza a cena viene intaccata da un tortellino in brodo mangiato con un rumoroso risucchio) Francesco si perde nelle proprie fantasie, e se da una parte egli non può farne a meno, dall'altra il suo guardare troppo attentamente gli altri crea in lui un senso di angoscia; non c'è un particolare che, per quanto banale, Francesco non ingigantisca, tanto da far assumere ad ognuno l'aspetto di vere e proprie anomalie deformanti, terrificanti, che rendono le persone quasi dei mostri.

Francesco è un protagonista dal temperamento indolente, è uno spettatore passivo di eventi ineluttabili e, pur subodorando che qualcosa di tragico sta per accadere, non sapendo/potendo definirlo o prevederlo, è come se decidesse inconsapevolmente di lasciarsi andare, di non prendere decisioni ma di aspettare che gli altri facciano qualcosa, nel bene o nel male.

"la mia vita era cosí – la mia vita, la mia persona tutta – una sagoma, un calco. Nient’altro che il calco vuoto di ciò che avrei potuto essere ma non ero mai diventato, di gesti e parole che avrei potuto fare e dire ma non avevo mai fatto e detto perché ero sempre stato in attesa di trasformazioni mai compiute; un calco vuoto dentro cui tutti, come metallo fuso, continuavano a colare i propri gesti e parole e desideri che io usavo di volta in volta per simulare una pienezza qualunque."

Si rende conto che se solo lo volesse potrebbe dare un indirizzo diverso al proprio destino, ma non lo fa.
E' come se una forza misteriosa e più grande di lui lo possedesse e lo obbligasse a vedersi scorrere davanti agli occhi un film la cui trame e il cui finale sono stati decisi da altri.
E non ci sono i presupposti per immaginare che sia un bel film, anzi...

Francesco, il membro più ignorato all'interno del casale, col passare delle ore realizza di essere coinvolto suo malgrado in eventi misteriosi che pian piano lo coinvolgeranno senza via d'uscita.

"non sarei piú riuscito a liberarmi; rotolando nel bitume, tutte le cose con le quali sarei venuto in contatto mi sarebbero rimaste appiccicate addosso, e avrei perso pezzi, uno alla volta: una mano, un orecchio, un piede, frantumandomi".

Riconoscere le deformità che si celano dietro le apparenze, affondare nel fango delle proprie paure e passioni, lo aiuterà a non esserne divorato? 

La narrazione degli eventi parte da subito in modo da presentarci dei contrasti che stuzzicano il lettore, a partire dall'ambientazione: un casale di campagna solitamente lo si associa alla quiete e alla pace, invece in questo romanzo esso è solo esteriormente un contesto bucolico: in realtà è luogo di eventi sinistri, ineluttabili, inspiegabili.

Laddove le donne (Ester, Marta) sono magre, ossute, dinoccolate, gli uomini (Franco, Enzo) sono corpulenti, "gonfi", grossi.

Coloro che abitano nel casale - la zia e i dipendenti Clara e Mario - nascondono tutti qualcosa e proprio questi loro segreti potrebbero essere portatori di sciagura per il povero Francesco.


"Il casale" è un romanzo originale, con una trama davvero intrigante, che, mescolando con scioltezza vari generi, parte come una storia tranquilla, ci regala inizialmente, come dicevo più su, anche momenti contrassegnati da un certo umorismo - grazie alle "morbose radiografie" che il protagonista fa di qualsiasi dettaglio (che appartenga a luoghi, eventi, alla fisicità delle persone) e che inevitabilmente fanno sorridere perchè rendono certe situazioni assurde - per poi man mano virare verso sfumature più misteriose, drammatiche e noir, in cui sentiamo crescere gradualmente la tensione narrativa ad ogni capitolo, immaginando che qualcosa di irreversibile e oscuro accadrà per forza, e insieme a Francesco realizziamo che davvero non c'è inezia che non possa tramutarsi in tragedia, così come non ci sono nuvoloni che non anticipino un temporale.
Si arriva ad un finale decisamente amaro ma assolutamente coerente con tutta l'architettura narrativa creata dall'autore, il cui esordio letterario ho davvero molto apprezzato.

Consigliato, tanto più se vi piacciono le storie in cui il confine tra "normale" e assurdo è molto sottile, dove dietro il banale si può occultare qualcosa di deforme e pericoloso; storie in cui emerge ciò che risiede nel profondo dell'essere umano, con tutte le sue ambiguità, i suoi peccati inconfessabili, le ipocrisie, gli egoismi e le sue bassezze.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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