NASCOSTA TRA I FIORI di Jun'chi Watanabe
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| Giunti ed. trad. G.Borriello 336 pp |
Come mai una donna sposata lascia improvvisamente il marito e dice di volere il divorzio?
La gente mormora, la famiglia è perplessa ma nulla fa cambiare idea alla ragazza, la quale ha preso questa decisione per un motivo grave: suoqmarito è un donnaiolo che le ha trasmesso la gonorrea.
Curare questa malattia si rivela un vero e proprio calvario per la giovane, da molti punti di vista: deve far fronte alla disapprovazione della famiglia (che non vede di buon occhio il suo comportamento ribelle), ai mormorii dei pettegoli intorno che sussurrano e guardano in tralice, alla consapevolezza di sentirsi sola e, soprattutto, deve affrontare una malattia dolorosa per il corpo e lo spirito, debilitante e oltremodo... imbarazzante.
Quando Gin si rivolge ai dottori (e non quelli che praticano l'antica medicina orientale, bensì a quelli che hanno abbracciato la medicina occidentale), deve fare i conti con una realtà tutta al maschile.
I sentimenti che prova nell'atto della visita medica, in cui è costretta ad assumere determinate posizioni, a farsi toccare da uomini... è qualcosa che la terrorizza e la disgusta insieme, le getta addosso un tale senso di vergogna da farle scendere calde lacrime ogni volta.
Perché non è possibile che in certi rami della medicina non ci siano delle donne? Farsi visitare da una ginecologa sarebbe sicuramente meno imbarazzante che sottostare a sguardi e commenti di uomini di qualsiasi età.
Ed è così che un'esperienza negativa - qual è la malattia, la cura, la convalescenza - diventa la molla che fa scattare in Gin un pensiero: voglio diventare medico, affinché altre donne come me non debbano provare il disagio che sto provando io.
Una volta raggiunto uno stato di salute migliore e aver riacquistato le forze, con l'aiuto della madre e della sorella Tomoko, Gin pensa a come organizzarsi per studiare in vista del suo ingresso alla scuola di Medicina.
Divorziata e desiderosa di studiare: tutto il contrario di quello che ci si aspetterebbe da una rispettabile donna nel Giappone di fine Ottocento.
Ma Gin (che inizia a farsi chiamare Ginko) non desidera più essere rispettabile, sottomessa, zitta e buona al volere degli uomini, e non nutre più alcun interesse per le rigide convenzioni che per anni l'hanno ingabbiata e avvilita.
Ora, ciò che vuole è essere libera e, con orgoglio e autodeterminazione, dà il via ad una nuova fase della propria vita.
Va via dalla città natale e dalla famiglia (che la rinnega per questa sua drastica e assurda scelta di vita) e si trasferisce a Tokyo per riprendere e completare la sua istruzione di base; diplomatasi col massimo dei voti, riesce ad entrare (non senza mille difficoltà) nella facoltà di medicina di Kojuin e, dopo anni di sacrifici, di ingiurie e umiliazioni subite dai colleghi del corso (che non mancavano ogni giorno di gettarle addosso il loro disprezzo), di fatiche e ore di studio ininterrotto, Ginko raggiunge il suo obiettivo e nel 1882 si laurea in Medicina (prima donna in Giappone), ottenendo - sempre dopo innumerevoli ostacoli - la licenza medica nel 1885.
Una volta laureata e pronta ad esercitare l'amata professione, i problemi non sono mica finiti: la gente è diffidente verso questa giovane dottoressa, soprattutto i maschi, tanti dei quali rifiutano anche solo di lasciarsi sfiorare da lei.
Ginko incontra davvero una quantità incredibile di complicazioni e le occasioni di scoramento non mancheranno negli anni ma a sostenerla ci saranno la sua immensa forza di volontà, la convinzione di fare ciò che è giusto e di essere utile alle persone (in special modo alle donne come lei) e più tardi, a una personalità già volitiva e decisa, si aggiungerà la fede.
Frequentando i cristiani, Ginlo si convince di come il Cristianesimo sia "l’unica religione che riconosce lo status delle donne e la sua diffusione aiuterebbe a migliorare la sorte delle stesse". così vi aderisce con sempre maggiore entusiasmo, divenendo un'esponente di spicco.
Entrerà a far parte dell'Organizzazione delle donne cristiane giapponesi, abbracciandone la mission: “Pace, abolizione dell’alcol e sradicamento della prostituzione”.
Insomma, la professione medica - per la quale ha resistito a qualunque vessazione e tentativi di scoraggiamento - si unisce al suo interesse sociale per le donne e questo renderà la protagonista una professionista qualificata tra le più note all'interno dele classi intellettuali.
L'unica esperienza sentimentale avuta (che di sentimentale, in realtà, non aveva nulla, essendo stato un matrimonio combinato dalle famiglie) l'aveva allontanata dall'universo maschile, ma attraverso la frequentazione degli ambienti cristiani conoscerà una persona con la quale decidere di condividere la propria vita.
L'unica esperienza sentimentale avuta (che di sentimentale, in realtà, non aveva nulla, essendo stato un matrimonio combinato dalle famiglie) l'aveva allontanata dall'universo maschile, ma attraverso la frequentazione degli ambienti cristiani conoscerà una persona con la quale decidere di condividere la propria vita.
Nel bene e nel male, in salute e in malattia.
Nascosta tra i fiori è il racconto incredibile ed emozionante di una donna realmente esistita, di una dottoressa, di un'educatrice, di una fervente e sincera cristiana che è diventata un simbolo di libertà, riscatto e tenacia, una persona con le idee chiare che non si è lasciata abbattere da pregiudizi, norme sociali, limitazioni imposte da una cultura patriarcale e maschilista, dalla disapprovazione dei famigliari, dagli sguardi sprezzanti dei colleghi uomini, dalla solitudine che il proprio percorso di studi, di lavoro e di vita portava con sé.
E' quindi una storia appassionante, scritta (e tradotta) bene, che sa coinvolgere il lettore nelle vicende umane della protagonista, suscitando ammirazione e rispetto per una persona così.
Non conoscevo questa donna e sono felice di averla "incontrata"; mi ha colpito molto apprendere la sua vita e la forza che ha saputo tirar fuori in quei momenti in cui tornare indietro e sottomettersi alle convenzioni dell'epoca sarebbe stato più semplice.






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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz