mercoledì 11 marzo 2020

L'11 marzo 1818 fu pubblicato per la prima volta "Frankenstein" di Mary Shelley



Mary Wollstonecraft Godwin (1797-1851) era la figlia di Mary Wollstonecraft, una delle prime femministe a battersi per i diritti delle donne nella società inglese (e autrice del libro A Vindication of the Rights of Woman in cui chiedeva che alle donne fosse data la possibilità di un'istruzione equa perchè potessero avere un proprio ruolo nella società), e del filosofo William Godwin.
Non è difficile immaginare come l'essere cresciuta in una famiglia di intellettuali che non avevano paura di denunciare i limiti della società del loro tempo, possa averla positivamente influenzata a scrivere Frankenstein in un momento in cui le donne venivano giudicate male per aver scritto sui lati più oscuri della vita.

Tutti la conosciamo in quanto autrice di uno dei più classici tra i romanzi horror - Frankenstein - che
in effetti ha fatto di lei un'icona del genere gotico. 
La Shelley ha scritto degli orrori del genere umano, sullo sfondo delle più povere ambientazioni e lei stessa visse una vita piena di mistero e tragedia.

Il libro che l'ha resa celebre in tutto il mondo è stato scritto all'età di soli 18 anni e pubblicato l'11 marzo del 1818, quando lei nei aveva solo 21.

Quando uscì per la prima volta, le prime recensioni non furono proprio positive, e ci fu chi affermò che quest'opera non trasmettesse nessuna lezione di buona condotta o di moralità, che non era in grado di divertire nessuno, a meno che non si avessero gusti deplorevoli...

Frankenstein è nato in seguito ad una sfida a scrivere una storia di fantasmi: accadde durante l'estate del 1816, i coniugi Percey e Mary Shelley  erano in viaggio e si fermarono a Ginevra, dove si imbatterono in Lord Bryon, che all'epoca stava viaggiando con John Polidori, il suo medico. Secondo la British Library, a causa di lunghe giornate piovose, trascorsero insieme molte giornate chiusi in casa, a discutere di filosofia e se fosse possibile ricreare la vita da una materia morta.
Finché un giorno, Lord Bryon suggerì che tutti scrivessero paurose storie di fantasmi da condividere tra loro. e Mary Shelley si impegnò a pensare ad una storia che parlasse delle misteriose paure della nostra natura umana e risvegliasse un orrore elettrizzante, di quelli che fanno temere al lettore di guardarsi attorno, che fanno gelare il sangue e accelerare i battiti del cuore.

Ad ispirarla è stato un incubo, del resto, bloccata in casa (non si sa mai che da questo #iorestoacasa possano nascere opere d'arte pure ai nostri giorni eh ^_-), con nient'altro da fare se non leggere poesie e meditare nella loro villa estiva, Mary Shelley ebbe un brutto incubo durante una notte nel quale sognò quello che sarebbe diventato Victor Frankenstein.
Al risveglio, Mary Shelley si sentì in dovere di scrivere di più su questa storia dicendo ai suoi lettori: “L'ho trovata! Ciò che mi terrorizza terrorizzerà anche gli altri" e fu così che si affrettò a descrivere lo spettro che l'aveva tormentata.

Frankenstein può essere annoverato anche tra le opere di fantascienza, in quanto è incentrato su uno scienziato che crea una nuova vita attraverso l'uso del galvanismo.

Inizialmente l'Autrice pubblicò l'opera in forma anonima, per questa ragione in diversi avevano iniziato a chiedersi se dietro non ci fosse Percy Shelley, il quale ne aveva scritto l'introduzione.
Fu con la ripubblicazione del 1823 che il romanzo fu attribuito a Mary.

Uno dei fatti più macabri che riguardano la mamma di Frankenstein è che, quando suo marito morì prematuramente (annegò durante un viaggio in nave)  nel 1822, il suo corpo fu cremato, ma la moglie tenne con sè il cuore e lo fece calcificare.

La Shelley ha scritto altre opere letterarie durante la sua carriera: nel 1823 Mary Shelley pubblicò Valperga, un romanzo di narrativa storica in cui il protagonista Castruccio Castracani, che amò appassionatamente la contessa Eutanasia (tanto per restare in allegria). Nel corso della storia, Castruccio chiede a Eutanasia di scegliere tra il suo amore per lui e il suo amore per la sua terra, Valperga.

Ha anche scritto The Last Man nel 1826, un romanzo fantascientifico-apocalittico in cui si immagina un mondo condannato da una pestilenza in grado di spazzare la popolazione: anche in questo caso i critici dissero che la scrittrice possedeva un'immaginazione malata.
Un altro romanzo fu Lodore nel 1835, un romanzo incentrato sui ruoli delle donne nella società e nelle famiglie. 

4 commenti:

  1. Un libro superbo, una donna incredibile ed eccezionale.

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    1. Vero. lo lessi molti anni fa, prima o poi vorrei rileggerlo!

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  2. Meravigliosa, lei. Bello anche il film con Elle Fanning!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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