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domenica 4 gennaio 2026

Recensione: IL CAFFÈ DEL LUNEDÌ di Alfredo Nepi



L'incontro di due anime sospese, ciascuna a modo suo delusa, insoddisfatta del proprio presente e alla ricerca di qualcosa che ridoni colore e vita, scacciando via malesseri e insicurezze.


IL CAFFÈ DEL LUNEDÌ
di Alfredo Nepi


Giovane Holden Ed.
160 pp
14 euro
Settembre 2025
"Il caffè del lunedì era il giorno in cui poteva concedersi la libertà di essere esattamente chi voleva, senza maschere, senza dover compiacere nessuno. (...) un appuntamento con quella che considerava la sua essenza più autentica: un uomo incapace di rassegnarsi alla monotonia della quotidianità."

Flavio, padre di due figlie ormai adulte, è un uomo con un divorzio alle spalle ed attualmente ha una vita densa di relazioni affettive fugaci.

Quando conosce di persona una donna con cui ha avuto un approccio online, ha l'abitudine di invitarla a prendere un caffè.
Non in un giorno qualsiasi bensì ogni quarto lunedì del mese: un caffè per sentirsi vivo, per ritrovare un contatto autentico in un’esistenza resa sempre uguale dal dovere e dalle apparenze. 

Nelle numerose relazioni che imbastisce, egli cerca un riflesso perduto di sé e, vuoi per l'aspetto fisico attraente, vuoi per il modo di fare galante, educato, discreto, affascinante, Flavio ha molto successo con l'altro sesso.

Egli sa come corteggiare e far sentire unica e speciale la donna con cui trascorre del tempo (che sia una o diverse notti) perché sa ascoltarla, sedurla con eleganza e rispetto. 

E le donne si lasciano andare alle sue carezze, alle sue parole gentili, ai suoi abbracci sinceri, al suo modo di amare appassionato ma anche tenero.
E ogni donna con cui egli si interfaccia sa che Flavio non offre amore né futuro; lui non inganna promettendo una relazione duratura, un amore eterno, una convivenza... Egli offre ciò che è e che ha: il presente "crudo e intenso, un rifugio momentaneo  all’insostenibile pesantezza della vita."

"Non c’era nulla di torbido nelle sue intenzioni. Con la delicatezza di un esperto dell’anima, sapeva restituire la voglia di vivere a chi l’aveva dimenticata. Con quella sua aria da bambino curioso, le faceva sentire speciali, uniche."


Flavio può sembrare l'uomo perfetto, privo di sbavature e difetti, ma in realtà questa maschera di perfezione nasconde un vuoto che nessun incontro riesce a colmare davvero. 

Fino al giorno in cui incontra Elena.
Anche con lei tutto parte da un incontro online: un messaggio, poche parole e scatta qualcosa: una scintilla diversa da tutte le altre.

Cos'ha Elena di diverso rispetto alle tante donne conosciute brevemente finora?

Lei è non solo molto bella ma ha un’intelligenza sottile, non è una che si accontenta di sorrisi vuoti e conversazioni banali; è sensibile, "un’anima tormentata e luminosa al tempo stesso."

A Flavio piace il loro scambio di messaggi perché essi sono degli stimolanti duelli verbali in cui entrambi si mettono a nudo senza paura di mostrare le proprie fragilità.

L'attrazione mentale ben presto li porta a desiderare di vedersi, di incontrarsi di persona e dare forma al pensiero e all'immaginazione che l'uno ha maturato sull'altra, e viceversa.

Certo, non sono due adolescenti in cerca di una semplice avventura, ma due adulti consapevoli, maturi, ciascuno con un proprio vissuto, delle cicatrici, delle insicurezze, delle aspettative deluse.

Se Flavio è un uomo libero (che infatti va di fiore in fiore), Elena è mamma di un ragazzino ed è sposata con un uomo palesemente distratto, superficiale,  distante, poco interessato a ciò che sua moglie pensa, desidera, ama o odia, vuole e vorrebbe dal marito stesso.

Elena va all'appuntamento con Flavio piena di domande, paure, dubbi; cosa deve aspettarsi da quest'incontro con un uomo che l'affascina e la getta in un vortice di emozioni inattese, che da tempo sembravano addormentate dentro di lei?

E Flavio che intenzioni ha con Elena, la donna che sta riempiendo i suoi pensieri, di cui desidera sentire la voce, leggere i messaggi, perdersi nei suoi occhi e forse anche nei suoi baci?

Abbattuta la barriera che divide il virtuale dal reale, queste due anime sospese, entrambe non soddisfatte al cento per cento del loro presente e delle persone e dei rapporti che lo riempiono, cercano l'una nell'altra quel qualcosa che manca nella loro vita.

Flavio è consapevole di come il suo passare da una donna all'altra sia sintomo di una mancanza interiore: cosa cerca nei tanti momenti di intimità vissuti con donne con cui poi non instaura alcun rapporto duraturo?
Non che egli sia un superficiale in cerca di piacere fisico e basta, anzi: egli sa come fa star bene la propria partner del momento, sa donarle ascolto, empatia, attenzioni, sensazioni e brividi... ma a questo non segue mai la decisione di costruire un legame.

E anche Elena è alla ricerca di un brivido, di sentirsi desiderata, cercata, corteggiata e Flavio sembra essere spuntato dal nulla per donarle quel turbinio di emozioni che suo marito non è più interessato a risvegliare in lei. 

L'incanto che c'è tra loro li spinge l'una verso l'altra.
Troveranno ciò che cercano? Riusciranno a placare la loro fame d'amore, di attenzioni, di sensazioni travolgenti di cui hanno bisogno per riscoprire sé stessi, per recuperare l'essenza della propria identità che sembra essersi persa tra le esperienze effimere, le delusioni accumulate, le rinunce fatte in nome di una tranquillità che altro non è che una gabbia di solitudine e monotonia in cui ci si è rinchiusi per paura di spiccare il volo verso nuove opportunità?

"Il caffè del lunedì" è un romanzo dal ritmo e dai tempi molto dilatati, volutamente lenti,  che con estrema profondità e delicatezza esplora lo sfaccettato ambito delle relazioni umane, della ricerca dell'identità, delle relazioni sentimentali, della voglia vs la difficoltà (e la paura?) di impegnarsi in un amore duraturo, della solitudine e del vuoto interiore, del senso di insoddisfazione, della capacità di rinascere dalle proprie fragilità sfidando paure e dubbi e lasciandosi andare alle emozioni e ai propri desideri più autentici, del coraggio di guardare dentro sé stessi e di riconoscere quelle zone d'ombra, quei limiti personali che impediscono di crescere, di spiccare il volo.

È un romanzo denso di introspezione, il protagonista è un individuo riflessivo e sicuramente complesso in quanto, a dispetto di come sarebbe facile giudicarlo in virtù della sua smania di sedurre una donna dietro l'altra per poi chiudere ogni inizio di frequentazione, egli non è un superficiale, ma anzi è incline a rimuginare, meditare, valutare, osservare con attenzione le persone, i legami con esse, le loro più intime motivazioni, i tratti caratteriali, i lati nascosti.

Se siete alla ricerca di una lettura che punti sul racconto del vissuto emotivo dei suoi personaggi (più che su una trama particolarmente articolata e dal ritmo incalzante), consiglio questa pubblicazione, che colpisce positivamente per la scrittura elegante, lo stile descrittivo, poetico, i toni malinconici e meditativi. 


(Libro terminato nel 2025)


venerdì 2 gennaio 2026

Recensione: IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC di Giacomo Papi



Pungente, sarcastico, attraversato da un umorismo nero e arguto, questo breve romanzo sancisce la mia ultima lettura del 2025 e mi ha permesso di chiudere l'anno in modo assolutamente positivo: in un'Italia diversa ma neppure troppo lontana da noi, regna l'ignoranza, si brama la semplificazione eccessiva del linguaggio e si dà la caccia agli intellettuali e ai sapientoni.



IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC 
di Giacomo Papi


Feltrinelli
144 pp
In un’Italia distopica, futura ma neanche tanto, qualcosa sta andando decisamente storto.

Il romanzo si apre con la notizia di un assassinio:

"Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show. In effetti da parte del professor Giovanni Prospero era stata un’imprudenza aggravata dal fatto che si era presentato in studio indossando un golfino di cachemire color aragosta."

Quest'omicidio è tanto più cruento se si pensa alle motivazioni che hanno spinto il branco di barbari omicidi a uccidere a suon di botte l'esimio professore, la cui colpa era di essere erudito, di citare stimati pensatori e di vestire - a detta dell'ormai comune sentire - come un radical chic.
Come un damerino presuntuoso e saccente che crede di meritare rispetto o di essere superiore al prossimo per il gran numero e per lo sfoggio arrogante di paroloni e concetti complessi, il cui scopo è, a ben guardare, solo ingannare i semplici.

Eh, ma ormai il tempo dei radical chic è finito: adesso è l'era della semplificazione della Lingua Italiana e per gli intellettuali iniziano i guai.

I professoroni vengono ancora invitati nei talk show ad esporre le proprie opinioni (siamo o no una democrazia?) ma i buuuu e gli insulti (da parte dei conduttori, del pubblico in studio, della gente a casa, per strada e in ogni dove) fioccano alla prima parola difficile, così da rendere chiara la situazione: i colti non sono più ben accetti.

Quando dunque il buon professor Prospero viene trovato cadavere davanti a casa propria, in molti fanno spallucce e pensano che se la sia cercata ed in pochi se ne dispiacciono.

Tra questi c'è la sua unica figlia, Olivia, che vive a Londra, dove lavora come pasticciera, e che è costretta a rimettere piedi a Milano in seguito all'omicidio del povero padre.

Olivia non riconosce più il proprio Paese, che sembra impazzito e inferocito; la caccia alle streghe ha solo allargato il bacino delle proprie vittime:, dai clandestini ai rom, dai raccomandati agli omosessuali. Adesso tocca agli intellettuali.

"Questi qui hanno bisogno di un nemico al giorno, se no non esistono."

Come si è potuti arrivare a tanto? Che male aveva commesso suo padre per finire ucciso di botte sul pianerottolo di casa?
Da quando citare Spinoza in tv è diventato un reato, dileggiato e rimproverato addirittura dal Primo ministro degli Interni (la semplificazione ha colpito anche le cariche istituzionali), che sta cercando di dare il proprio autorevole contributo affinché si ponga fine al dilagare di troppa cultura?

Ed è così che il governo decide di istituire il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic per censire coloro che “si ostinano a credersi più intelligenti degli altri”

La scusa è proteggerli (così da ridurre o evitare che accadono episodi violenti come quello occorso a Prospero) ma molti non ci cascano e, per non essere schedati, si affrettano a svuotare le librerie e far sparire dagli armadi i prediletti maglioni di cachemire…

Intanto Olivia Prospero prova a indagare e a cercare le cause che hanno portato all’assassinio del padre e attraverso di lei noi lettori veniamo portati a spasso tra questi nostri connazionali che stanno rischiando seriamente di ritrovarsi a vivere in una società dominata dalla grettezza mentale, dalla povertà linguistica, dall'ignoranza e dalla manipolazione da parte di chi è in una posizione di potere.

Accanto al famigerato Registro in cui segnare i nomi dei pericolosissimi radical chic, nasce ben presto un nuovo dizionario della lingua italiana, ovviamente composto da un numero ridotto di parole e nel quale sono state eliminati i termini e le espressioni linguistiche ritenuti troppo difficili, astrusi e quindi di difficile comprensione per la gente semplice e che non ha titoli di studio importanti.

Insomma, parrebbe un modo per andare incontro a chi non ha avuto l'opportunità di studiare e che quindi possiede un vocabolario meno dotto.
Una buona azione, in pratica, no? Un modo per non far sentire la massa inferiore rispetto alla cerchia ristretta dei pensatori eruditi.

Ma è davvero un intervento pensato per fini nobili?

La verità è che "la bellezza del mondo è complicata e che per esprimerla occorrono conoscenze e parole complesse."

Ma il timore di vendette, ritorsioni, punizioni di vario genere oramai serpeggia tra la gente e frena anche quelli che sembravano più coraggiosi e convinti della bontà delle proprie posizioni a favore della cultura, dell'erudizione del linguaggio. 

"Il cambiamento più impressionante, però, riguardava il silenzio. All’aperto nessuno parlava più e quando accadeva la lingua sembrava regredita a uno stadio gutturale. L’intelligenza esisteva ancora, ma si nascondeva per paura dell’ignoranza."

Si vorrebbe far credere che troppa conoscenza (e la sua stessa esternazione attraverso il linguaggio, ad esempio) allontani dalla realtà, che abbia un effetto alienante, quando invece 

“La cultura non è una cosa fumosa (...). La cultura sono le strade su cui camminiamo, le case dove abitiamo, le parole che ci girano in bocca e che qualche altro umano, decine di migliaia di anni fa, chissà perché, ha inventato. (...) “La cultura è una scommessa sul fatto che alla fine ci si possa capire. Per questo può dare fastidio."

Olivia è perplessa: la società italiana a lei contemporanea sta finendo (o v'è già finita?) preda di una retorica dell'ignoranza che vuol rendere giustificata la repressione della cultura e dell'intelligenza, creando un clima di paura e di sospetto verso gli intellettuali e gli artisti, additati sfacciatamente non più come risorse per la società e per la sua elevazione, ma come minacce.

Come fare per convincere il popolo, le masse, che i cattivi sono i radical chic, i letterati con la loro mania di parlare in modo complicato per non farsi capire?
Semplice: attraverso la violenza (solo apparentemente e blandamente condannata dalle istituzioni) e la manipolazione.


È un libro breve di cui vi consiglio la lettura in quanto esilarante, originale, contrassegnato da un linguaggio semplice e immediato pur contenendo molto rimandi culturali, da uno stile ricco di un'ironia acuta e intelligente, spietato e grottesco, surreale e divertente, capace di suscitare sorrisi ma, allo stesso tempo, di far riflettere il lettore su quanto sia importante difendere la cultura, il sapere, la complessità opposta alla semplicioneria e all'ignoranza, e a riconoscere e combattere ogni forma di manipolazione da parte di chi detiene il potere.
Divertenti anche le note presenti in ogni capitolo e che assecondano con una vena comica i contenuti della storia narrata.

Consigliato!!



Alcune citazioni

"... c’entrava anche questo con l’odio verso gli intellettuali: la cultura non può essere consumata, mentre oggi quello che ha valore deve essere divorato fino alla distruzione, fino a farlo sparire".

"Si può andare via dal proprio Paese, si può scappare dalle proprie radici, ma non si può sfuggire ai tempi in cui si nasce e si vive".


“Ci ho pensato molto, sai. Non è vero che gli intellettuali non servono a niente.”
“Ah no? E a che cosa servirebbero?”
“A sentirsi meno soli.” 
(...) 
“Le cose dentro i libri dimostrano che le cose dentro le persone si assomigliano.”
“Davvero? È tanto che non leggo un libro.”
“È perché vuoi stare sola.”


"...le persone leggono i libri e ascoltano chi li legge (....) per sapere che dalla vita qualcuno ci è già passato, per sapere che gli altri non sono estranei, marziani, anche se spesso lo sembrano."



(Libro terminato nel 2025)

martedì 30 dicembre 2025

LA FAMIGLIA GRANDE di Camille Kouchner [ recensione ]



Il racconto doloroso ma altresì liberatorio di un logorante segreto di famiglia, taciuto per anni per paura, vergogna, senso di colpa, diventa non solo un modo per togliersi un peso dalla coscienza e cercare giustizia, ma anche un atto di denuncia di una società e di un’epoca che hanno permesso che determinati comportamenti riprovevoli nei confronti dei minori fossero ritenuti leciti.


LA FAMIGLIA GRANDE
di Camille Kouchner


La Nave di Teseo
trad. S. Arecco
192 pp
L'esordio in letteratura dell'avvocata francese Camille Kouchner è un memoir di forte impatto, potente nei contenuti e nelle conseguenze che ha avuto, in seguito alla sua pubblicazione.

In queste pagine, la donna racconta la propria infanzia, i rapporti con i membri della propria "famiglia grande", che comprendeva non solo la madre Évelyne Pisier (nota femminista, politologa,  una delle prime donne docenti di Scienze sociali e Diritto pubblico), i fratelli (tra cui il gemello, qui chiamato Victòr), il patrigno Olivier Duhamel, politologo di fama mondiale, membro dell’élite accademica e politica progressista, ma pure tutta l'ampia ed eterogenea cerchia di amicizie dei due adulti, fieri appartenenti a una generazione di intellettuali rivoluzionari che poi si sono imborghesiti. 

In questa famiglia allargata ed atipica si consumano gioie e sofferenze, vacanze al mare, conversazioni (pseudo)intellettuali e... indicibili segreti.

Camille e Victor crescono in un ambiente che definire libero è un eufemismo e la loro infanzia (descritta con leggerezza nella prima metà del libro) ci sembra apparentemente incantata, spensierata, quasi invidiabile.

Se non fosse che dietro quei luccichii c'è del marcio, che tutti sanno, nessuno ferma e tanto meno denuncia.

Nell'infanzia di Camille ci sono vari eventi già di per sè molto forti per una ragazzina: suo padre Bernard* è praticamente assente e lascia i tre figli nelle mani dell'ex-moglie; i nonni materni, a distanza di non molti anni di distanza, si suicidano e questi fatti drammatici turbano Camille e mettono alla prova l'equilibrio emotivo della madre, Évelyne, che comincia a bere...

Eppure, non sono questi - seppur già angosciosi - eventi a costituire il cuore del libro-confessione: ad esserlo sono gli abusi sessuali che per diverso tempo, durante i primi anni dell'adolescenza, subì Victòr ad opera dell'illustre e stimato patrigno Olivier Duhamel.

La seconda parte del libro si concentra su come Camille sia arrivata a maturare l'urgenza di far venir fuori questo segreto di famiglia, non per rovinare Olivier (che lei amava come un padre, e proprio questo sentimento ha reso Olivier ancora più colpevole, perché i suoi abusi verso il gemello sono stati un tradimento anche verso di lei, che lo vedeva come un punto di riferimento) ma per dare giustizia a Victòr.

Leggiamo (nel mio caso "ascoltiamo") di come ella abbia ricordato di quelle notti in cui Olivier si intrufolava nella sua stanza (senza però mai violarla) e in quella del gemello, facendo a lui e con lui cose che nessun padre o patrigno dovrebbe fare con il figlio/figliastro.

Negli anni, il peso di questo segreto ha incominciato a logorarla, a scavare dentro i suoi sensi di colpa, a reclamare che lei facesse ciò che non ha avuto il coraggio di fare "a quel tempo" perché si sentiva vulnerabile, ancora una ragazzina incapace di alzare la voce contro un adulto: denunciare, difendere suo fratello, porsi dalla sua parte e dirgli: "Non sei tu ad aver commesso un'azione terribile, ma il nostro patrigno: lui ha commesso un incesto e tu ne sei la vittima".

Non sarà facile convincere il fratello a denunciare ora, dopo anni di silenzio, ma pian piano anch'egli (supportato dalla moglie) deciderà di parlare, di mostrare a tutti che dietro l'immagine pubblica dorata ed elogiata di Duhamel si nasconde un orco.

Emerge, quindi, come attorno a sé l'uomo avesse una rete di amicizie che sicuramente aveva idea di ciò che avveniva nelle mura di casa ma che taceva, girava la testa dall'altra parte.
Questa famiglia grande che allietava le giornate, le vacanze, le estati di Évelyne e Oliver a Sanary-sur-Mer (località turistica sulla Costa Azzurra) non faceva che trastullarsi bevendo, fumando, insegnando ai figli a giocare a poker e a sfilare nudi intorno alla piscina. 

E tutto in nome di una presunta libertà in cui nulla doveva essere proibito, in cui la madre incoraggiava la sua Camille dodicenne a fare le sue prima esperienze sessuali e la ragazzina si sentiva divisa tra l'eccitazione di essere trattata come una grande e il terrore di avere tra le proprie mani una totale libertà...

Sebbene tardiva, la confessione avrà un effetto dirompente e scatenerà inevitabilmente delle conseguenze tanto private quanto pubbliche, ma una su tutte la ferirà, la farà star male  e peserà come un macigno sul suo cuore per sempre: la reazione di sua madre.

Vi invito a leggere questo libro perché io l'ho trovato davvero forte, coraggioso, vero; mi ha suscitato  emozioni discordanti (rabbia, indignazione, commozione...) ascoltare ciò che l'autrice ha vissuto, ciò che ha provato per la propria adolescenza sporcata dall'incesto del patrigno sul fratello e dalle manipolazioni psicologiche su di lei sempre da parte di quell'uomo che avrebbe dovuto farle da padre e che invece le ha chiesto di tacere sulle nefandezze da lui commesse.

Vent'anni di silenzio sono tanti e durante questo lungo periodo il senso di colpa, come un'idra, non ha mai smesso di rigenerarsi e farsi sentire per indurla a  star male e per chiederle di rompere il muro di omertà e liberare sé stessa e Victòr.

"Il senso di colpa è come un serpente. Prestiamo attenzione a quel che produce in rapporto a determinati stimoli ma non sempre sappiamo quando produrrà in noi la paralisi, percorre la sua strada, traccia i suoi percorsi; il senso di colpa si è mischiato in me come un veleno e ben presto ha invaso l'intero spazio del mio cervello e del mio cuore. (...) Il mio senso di colpa è il mio gemello. È come avere un altro gemello."

Assolutamente consigliato.



* il padre naturale di Camille Kouchner è stato un noto politico e medico francese, oltre che uno dei fondatori dell'organizzazione Medici senza frontiere.

domenica 28 dicembre 2025

L'EREDITÀ DELLA VILLA DELLE STOFFE di Anne Jacobs [ RECENSIONE ]

 

Giunti al terzo capitolo della saga famigliare La villa delle stoffe, ritroviamo i Melzer, la loro servitù e tutte le movimentate vicende che rendono l'esistenza di ciascuno sempre piene di sorprese e decisioni da prendere, in una società post-bellica che sta cercando di rialzarsi dalle macerie lasciate da un conflitto sanguinoso.



L'EREDITÀ DELLA VILLA DELLE STOFFE
di Anne Jacobs



Giunti
trad. L. Ferrantini
544 pp
La villa delle stoffe #3
È il 1923 e l'incubo della Grande Guerra, con le sue devastazioni, i suoi innumerevoli feriti e morti, la povertà e le privazioni di ogni genere, è ormai alle spalle e tutti possono guardare al futuro con un crescente ottimismo.

Ad Augusta, in casa Melzer, le cose non procedono male, anzi: Paul è tornato dal fronte sano e salvo e tutto intero ed è pronto a riprendere le redini della grande fabbrica di tessuti, diretta in sua assenza dalla moglie Marie, abile artista e sarta. 

Dopo tanti mesi di separazione, il loro amore è più forte che mai, i due sono tanto uniti e felici assieme ai loro vivacissimi gemelli (Leo e Dodo), anche se Marie non può fare a meno di notare quanto Paul sia all'antica in certi modi di pensare: ad esempio, guarda con sospetto i nuovi modelli disegnati da Marie - quei tailleur così moderni, stretti e sfrontati -, come anche la moda dei capelli corti, che ha già contagiato sua sorella Kitty. 

Per Paul queste mode sono troppo sfacciate e gli rimandano l'idea di una donna eccessivamente indipendente, libera da vincoli e obblighi, quando lui invece vorrebbe che l'adorata moglie continuasse ad essere tutta dedita a lui, ai figli e al portare avanti al Villa delle Stoffe, piuttosto che mettersi in testa strane idee...

Ma nelle vene di Marie scorre il sangue di sua madre, la geniale e anticonvenzionale artista Louise Hofgartner, e quell'anima forte e intraprendente le mostra quanto possa essere opprimente un'esistenza privata del piacere che dà il seguire le proprie attitudini e inclinazioni.

Il ritorno alla ristretta vita familiare comincia quindi a opprimere Marie, tanto più che non è neppure libera di prendere davvero e autonomamente delle decisioni fondamentali, comprese quelle che concernono l'educazione dei propri figli.
Per dirne una: una vecchia amica di Lisa (sorella di Paul e Kitty, attualmente in Pomerania assieme al marito Klaus) è stata assunta quale bambinaia di Dodo e Leo ma i bambini la detestano perché la donna è arcigna e tirannica, eccessivamente severa e non tiene conto dei sentimenti e delle esigenze dei gemelli.
Marie vorrebbe che Paul la mandasse via ma, siccome la mamma e suocera, Alicia Melzer, non vuole, l'opinione della giovane signora non viene assolutamente presa in considerazione.

Possibile che Paul tenga più al parere materno che a quello della consorte?

Per dimostrare a quest'ultima di essere dalla sua parte, decide di aiutarla a realizzare un sogno: aprire un atelier di moda tutto suo. 

Marie è brava e professionale in ciò che fa e ben presto i suoi modelli riscuoto uno straordinario successo: le signore non parlano che di lei, tutta la buona società si contende i suoi capi. 

Quando gli impegni cominciano a tenerla lontana da casa e dai bambini, Paul ne è irritato: ok il lavoro e  la passione per ciò che le piace fare... ma Marie resta prima di tutto una moglie e una madre ,e il primo luogo in cui deve passare più tempo è la villa non l'atelier, che evidentemente per Paul dovrebbe essere più un passatempo che un vero e proprio lavoro.

Sente che sua moglie sta prendendo la strada dell'indipendenza già calcata dalla sorella Kitty, che ormai vedova e con una figlioletta da accudire (Henny), non fa che trascorrere le giornate facendo esattamente tutto ciò che la rende felice, senza darsi troppe regole o freni.

Per evitare che Marie creda di potergli mettere i piedi in testa, l'uomo le dà un ultimatum, dalle conseguenze inaspettate e che getteranno tutti - padroni e domestici - nella confusione più totale.

Marie, pur essendo sempre molto innamorata di Paul, si mantiene ferma nelle proprie posizioni: non ha alcuna intenzione di chiudere l'atelier e di rientrare in casa con la coda tra le gambe (con somma soddisfazione della suocera, che ha sempre disapprovato che lei lavorasse), relegando se stessa al semplice ruolo di signora Melzer.
Il suo negozio sta andando così bene, lei ama realizzare abiti, sperimentare con modelli sempre muovi e "alla moda"...: perché dovrebbe rinunciarvi? 

Per non parlare del fatto che la mentalità maschilista di Paul lo induce a sbagliare pure con i figli: Leo ha un grande talento per la musica (il pianoforte è il suo strumento preferito) e nessun interesse per le macchine industriali, le auto e quant'altro di tecnico, ambito che invece appassiona Dodo, indifferente a bambole, pizze e merletti e desiderosa, semmai, di pilotare un aereo, da grande. Paul è totalmente cieco di fronte ai temperamenti e alle attitudini dei figli, ai quali impone i propri modi di pensare e i propri antiquati schemi mentali.

A questo subentrerà un'altra questione, che riguarderà Louise, la defunta madre pittrice, che resta per i Melzer un punto dolente, una "pietra di scandalo" alla quale essi preferirebbero non essere associati.

Ma disprezzare Louise significa disprezzare sua figlia, le cui origini sono necessariamente legate alla madre, della quale non solo Marie non si vergogna ma del cui estro artistico vuol essere testimone orgogliosa.

Nella coppia si apre una crepa non indifferente, con conseguenze sui bambini e sulla gestione della villa delle stoffe.
L'amore che li ha sempre legati vincerà sui litigi, sulle divergenze d'opinione, portandoli a trovare un punto d'incontro?
Entrambi sono innamorati ma altresì orgogliosi: chi farà il primo passo per chiedere scusa all'altro?

Paul si lacera dentro, convinto che "Le ombre cattive bisognava seppellirle nella cantina dell’oblio, chiudere la porta con settantasette lucchetti e non sfiorarla mai più. Solo così si poteva continuare a vivere, costruire un futuro." ma non basta chiudere un problema nel cassetto perché esso scompaia; Paul è un uomo riflessivo (per quanto facile agli scoppi d'ira, esattamente come il padre Johann) e sa che sua moglie merita rispetto e considerazione e che il suo atteggiamento da marito/padre padrone in perfetto stile Melzer non aiuta a risolvere conflitti, anzi...

Intanto, attorno a loro, i domestici guardano, sghignazzano o sospirano, mentre sono presi dalle proprie umili incombenze.

Hanna è sempre accanto a Marie, pronta a servirla anche con mansioni che non la entusiasmano più di tanto. A portarle una rinnovata gioia ci pensa un piacevole ritorno di un ex domestico.
Auguste va e viene dalla villa per racimolare qualcosa da mangiare per sé e per i propri figli, visto che l'attività del marito (buon uomo e gran lavoratore) non sta andando come avevano sperato, cosa che la spinge a rivolgersi ad una vecchia conoscenza della villa da cui farebbe bene a star lontana...

Lisa, dal canto suo, è in Pomerania ma il suo matrimonio è ormai irrecuperabile, tanto che la donna è pronta a buttarsi tra le braccia di un altro uomo che, pur sembrando attratto da lei, non si decide a farsi avanti.

Insomma, alla Villa delle Stoffe c'è sempre un gran movimento, accadono tanti piccoli avvenimenti che creano molta dinamicità e imprevedibilità, ci sono coloro che tramano alle spalle di altri e che non aspettano altro che la loro caduta, ci sono fraintendimenti, vecchi e nuovi rancori, a un certo punto c'è pure una piccola "nota gialla" in quanto un personaggio verrà ucciso e un innocente incolpato...
E poi, proprio nelle ultime battute, si registra un ritorno e si intuisce come nel prossimo romanzo della serie questi potrebbe avere un proprio peso nel creare nuovi sviluppi.

Anche questo volume è stato interessante: le vicende che coinvolgono Paul e Marie mi sono piaciute perché le personalità di entrambi spiccano nel bene e nel male e in loro ci sarà comunque una maturazione, una crescita, che li porterà ad affinare tanto il proprio carattere quanto la loro relazione di coppia.
Mi sono piaciuti anche i capitoli dedicati a Lisa, che è sempre stata la sorella più bistrattata ma che in realtà, rispetto a Kitty, ha modo di evolvere, prendere decisioni importanti per dare una svolta alla propria esistenza, mentre Kitty in questo romanzo, pur proseguendo con la propria vita di donna libera che ride davanti alle convenzioni sociali, non vive grossi cambiamenti; per contro, continua a sostenere con forza la cognata contro la testardaggine di Paul.

Curiosa di proseguire, non posso che consigliare la saga a chi ama immergersi in storie di gente sia ricca che umile, alle prese ognuna con sfide e difficoltà quotidiane, in stile Downton Abbey.


I libri della serie:

4. Ritorno alla villa delle stoffe
5. Tempesta sulla villa delle stoffe
6. Incontro alla villa delle stoffe

martedì 23 dicembre 2025

Recensione: LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI di Andrea Barzini



Tra le pagine di questo romanzo ci immergiamo nei burrascosi anni che hanno portato all'unità d'Italia, respirando, assieme ai protagonisti, tutto il fervore di un meridione ricco di tragedie e violenze, ma anche di sprazzi di compassione e solidarietà.



LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI
di Andrea Barzini



Ed. Piemme
400 pp
Ottobre 2025
In una notte del 1885, a Donnici, Cosenza, la tenuta dei Carini viene sconvolta da una brutta notizia: Severino Carini, botanico illuminista e difensore dei contadini dai soprusi dei latifondisti, è stato assassinato. 
Poco dopo, l'uomo accusato dell'omicidio viene avvelenato in carcere e questo getta un'ulteriore ombra sulla tragica morte di Severino: chi ha ordinato davvero l'agguato e perché? Forse per  mettere a tacere le idee progressiste del nobile?
Sostene, figlio di Severino e gemello di Alba, decide di vendicare l'assassinio del genitore e questo darà il via ad una serie di eventi imprevisti che coinvolgeranno e travolgeranno tanto lui quanto la sorella.

Siamo in una terra in cui convivono soprusi e credenze arcaiche, in cui tra vessazioni e ribellioni, soffiano i venti della libertà, in opposizione al regime borbonico.

I due gemelli Alba e Sostene sono inseparabili, si vogliono bene e si sostengono, ma le loro vite prenderanno strade diverse e, ognuno a modo suo, turbolente, in cui rischieranno di perdere molto più di ciò che potrebbero "guadagnare".

Alba sarà costretta a sposare Alfonso, un uomo del foggiano, benestante, proprietario terriero, con cui inizialmente faticherà ad instaurare un rapporto intimo; Sostene sarà più vagabondo (arriverà sino a Parigi) e incontrerà il fervore rivoluzionario e repubblicano, passando per  esperienze spericolate, esaltanti ma anche pericolose.

Alba, intanto, cercando di abituarsi alla sua nuova vita di moglie, porterà le proprie idee progressiste in mezzo alle povere donne con cui avrà a che fare, in particolare diventerà guida e rifugio per le più fragili ed emarginate. 

È un romanzo storico avventuroso, con toni non di rado ironici e vivaci che rendono la narrazione davvero molto piacevole (da ascoltare, nel mio caso), popolato da personaggi molto ben caratterizzati e ambientato in una Calabria antica e opprimente (e, in generale, nel Regno delle Due Sicilie, visto che si va dalla Calabria a Napoli, passando per le campagne di Foggia-San Severo*), dominata da rigide gerarchie sociali.

Mi è piaciuta moltissimo la protagonista femminile, Alba Carini, una ragazza dalla forte personalità, indomita, indipendente nell'animo, illuminata e al contempo "spirituale" (possiede capacità di premonizione), colta, intelligente, che riesce a non farsi ingabbiare da nessuno ma che impara a trasformare il proprio dolore in forza e cercando di portare avanti l'eredità morale del padre.

Sono anni ricchi di agitazioni sociali e politiche e i due fratelli (e non solo loro....) si ritrovano a dover decidere cosa essere e dove collocarsi, se sentirsi ancora parte di quella nobiltà che sta per crollare o se abbracciare il sogno di un'Italia nuova e unita.
Un sogno che costerà molto a tanti e, come spesso accade, a pagare il prezzo più alto saranno gli umili, i poveri, gli oppressi, in una parola: gli innocenti.

A me piacciono molto le saghe famigliari e drammatiche collocate in precisi periodi storici, e sicuramente gli anni preunitari mi affascinano molto; questo romanzo mi ha conquistata dal primo momento in quanto Barzini ha uno stile cinematografico, sa ben descrivere scene e personaggi in modo vivido e "visivo", il modo in cui è strutturata la trama è appassionante e l'avvicendarsi dei numerosi eventi accompagnano il lettore, curioso e sempre più immerso nella narrazione, fino all'ultimo, tragico, colpo di scena.

La congiura degli innocenti è davvero un bel romanzo storico che racconta una storia di coraggio, vendetta e rinascita, che conquista il lettore attraverso dei personaggi indimenticabili che ci ricordano come un processo grande come quello che ha portato alla nascita dell'Italia non sia passato soltanto attraverso le grandi gesta dei personaggi famosi - Garibaldi, Cavour, i Borbone... - o gli intrighi dell'aristocrazia, ma anche, per non dire soprattutto, attraverso la sofferenza, il sangue, le lotte e la miseria della povera gente.

* Curiosità personale: sono stata attratta dal libro, inizialmente, proprio perché avevo letto che era ambientato anche nella "mia" zona 😃

mercoledì 17 dicembre 2025

Recensione: ANIME PREDESTINATE. L'unicorno nero di Ilaria Vecchietti [ Review Party ]




Primo volume di una saga fantasy,  Anime predestinate - L'unicorno nero è una storia di amore e odio, magia e incantesimi, bene e male, umani e... vampiri.

La protagonista è la giovane Ileana, una creatura dalle origini antiche che sta cercando di lasciarsi alle spalle le azioni commesse nel passato e di provare a vivere come un normale essere umano nell'affascinante "città dell'amore", Verona.
Nonostante i suoi sforzi per condurre un'esistenza tranquilla, il verificarsi di eventi sanguinosi e inspiegabili, la inducono a credere che sia finito il tempo di fuggire da ciò che è stata e da ciò che effettivamente è ancora, perché ad attenderla c'è una nuova sfida, forse tra le più dure e pericolose che abbia mai affrontato.


Review Party
dal 15 al 17 dicembre



La presente recensione è l'ultima tappa del Review Party dedicato al romanzo di Ilaria Vecchietti.

ANIME PREDESTINATE. L'unicorno nero
di Ilaria Vecchietti



                    Self publishing
                       23,00€ cart.
                      4,99€ ebook
                         627 pp
             LINK D’ACQUISTO 

"Siamo Anime Predestinate, figlie dello stesso oblio, della stessa maledizione che ci incatena uno all’altra."

Ileana frequenta l'università assieme alla sua migliore amica Laura, ha due amorevoli genitori adottivi (Elisa e Claudio) e un'altra particolare e numerosa famiglia (i Greenhorn), cui appartiene intimamente perché loro sono come lei.

Ileana non è una ragazza come tante: è una vampira, ha alle spalle secoli di esistenza, ha attraversato periodi storici e luoghi di ogni tipo e nella sua memoria sono scolpiti innumerevoli eventi, volti, vicende... tante delle quali sono dolorose e strazianti da ricordare.

Perché Ileana, pur avendo un volto delicato e angelico, è stata una vampira spietata, che per secoli ha terrorizzato la terra e i suoi abitanti compiendo azioni che vorrebbe dimenticare.

Tutto ciò che ha vissuto, visto, sentito e provato l'accompagna giorno dopo giorno da sempre, è un fardello impossibile da eliminare ma lei cerca di trovare una strada per restare lucida attraverso la scrittura di un diario, all'interno del quale riversa tutto quello che sente.


"Quando scrivo sono sola e posso realmente essere me stessa, la vera Ileana e non quella che finge nella realtà. Nella vita di tutti i giorni porto una maschera fatta di trucco e sorrisi falsi, basata su verità nascoste e bugie.
(...) La vera Ileana è un frammento oscuro. Una sopravvissuta. Una maschera logora che si sgretola un po’ di più ogni giorno."

Pur mantenendo le straordinarie caratteristiche soprannaturali tipiche dei vampiri, Ileana si sforza di vivere un'esistenza il più vicina possibile a quella umana.

In compagnia di Laura, una ragazza dolce e allegra che colora le sue giornate con la propria schiettezza e genuinità, è solita frequentare non soltanto l'università ma, di sera, anche un locale notturno gestito e frequentato da creature di ogni tipo... non solo umane!

Quando nella bella Verona cominciano a verificarsi efferati e misteriosi omicidi, l'aria in città si fa pesante, resa tesa dalla paura che in giro ci sia un serial killer (o forse anche più di uno).

La realtà è però più drammatica e i vampiri di Verona intuiscono che la situazione peggiorerà se qualcuno non fermerà coloro che stanno preparando un attacco all'umanità dalle conseguenze apocalittiche.

I Primi sono tornati. E con loro, l’oscurità che da secoli attendeva di essere liberata.

L'obiettivo di queste ataviche e malvagie creature è spezzare il sigillo della cripta segreta, là dove giacciono i Grandi Anziani, dormienti e affamati di vendetta e di potere.

Otto lune è il tempo concesso per fermarli e Ileana sa che non può perdere neppure un minuto perché l'aspetta un'aspra battaglia con le forze del male.

Allo stesso tempo, però, qualcos'altro interviene nella sua vita, dandole sia gioia e sospiri che tanti dubbi e timori.

Questa novità ha un nome, un volto che nuovo non è (anzi, è straordinariamente somigliante a un altro uomo, un vecchio amore..., che si perde nella notte dei tempi), un profumo di menta che la inebria e rischia di farle abbassare le difese: lui è Mirko ed è un ragazzo bello e gentile, con la quale sente un'affinità incredibile, viscerale, antica, come se si conoscessero da sempre.
Come se l'uno fosse da sempre alla ricerca dell'altra, e viceversa.

E anche Mirko prova le stesse misteriose sensazioni, il che è singolare perché egli è un umano!
Chi è davvero questo ragazzo per il quale Ileana prova emozioni che credeva di non poter più riprovare, che la rendono vulnerabile e che la scuotono nel profondo? 

"Siamo Anime Predestinate, quindi ci cercheremo sempre, volenti o nolenti, perché siamo legati da fili d’argento invisibili. Sentiremo sempre la mancanza di una parte di noi. (...)
Forse la nostra storia d’amore è scritta fra le stelle dell’Universo ed è per questo che non possiamo sottrarci, è incisa tra le costellazioni di un cielo senza tempo."

Ma come ogni storia d'amore che si rispetti - tanto più in una location come Verona -, anche questa non può non essere travagliata e ostacolata, soprattutto se in mezzo ci sono creature leggendarie e inquietanti, come vampiri, streghe, licantropi, angeli neri e decaduti.

Insomma, quella che potrebbe sembrare una normalissima città del Nord Italia, in realtà nasconde molto altro.


Oltre ciò che si vede e si percepisce con i sensi umani, si nasconde un mondo segreto dominato dalla magia, da legami suggellati con il sangue, da promesse infrante, da nefaste profezie che tornano a risvegliarsi, da esseri malvagi il cui intento è portare sulla terra le tenebre più complete.
È un mondo in cui tante e insospettabili creature sovrannaturali camminano accanto agli uomini, ed essi ne sono ignari, spesso per tutto il tempo in cui vivono.


La guerra ultraterrena, ma dagli esiti fin troppo concreti, che Ileana e i suoi "parenti" vampiri devono combattere è feroce, vede contrapporsi esseri potenti, dalle capacità incredibili, dotati di una forza inesorabile e implacabile che può essere usata tanto per distruggere quanto per difendere e sconfiggere il Male più abietto.

Ma questo romanzo urban fantasy non narra solo della millenaria lotta tra il bene e il male, di angeli caduti e maligni che vogliono spadroneggiare sulla terra, ma anche di un amore puro, di amicizia, di legami ed alleanze famigliari che sfidano il tempo e che si fondano sull'affetto sincero, sulla lealtà, la devozione, la fedeltà a dei princìpi e a uno stile di vita che si è scelto a dispetto della propria natura sanguinaria.


Purtroppo l'arrivo di un essere oscuro, pericoloso, potente, sgradevole, manipolatore, infido e perverso chiamato Samonio, rischia di stravolgere completamente l'esistenza di tutti: di Ileana, di Verona e del mondo intero.
La battaglia per fermarlo sarà accompagnata da incantesimi, divinazioni e visioni, combattimenti all'ultimo sangue, e coinvolgeranno anche gli altri vampiri, "fratelli e sorelle" di Ileana.

Il prezzo da pagare per rispedire nelle tenebre Samonio, l'Unicorno Nero e tutte le altre creature infernali, potrebbe essere davvero molto alto anche per chi come lei, "la vampira dal viso angelico", è stata abituata, nel corso della sua lunga esistenza, a uccidere senza pietà, a perdere i propri cari, ad attraversare gli anni e i secoli restando sempre esteriormente la stessa, ma accumulando infinite esperienze che ne hanno forgiato la personalità.


Anime Predestinate è un romanzo ricco e sostanzioso, che ha sullo sfondo una città reale, la quale mantiene il suo fascino ma accresce il suo mistero, rivestendosi di tinte cupe e nere come l'anima perduta delle creature ultraterrene che l'abitano, del rosso del sangue versato, e divenendo la cornice in cui magia, sangue e morte si intrecciano, dove l'amore, l'amicizia e l'odio sono tre volti della stessa condanna, dove la verità e le menzogne si fondono in una danza di ombre, e dove due Anime Predestinate si rincontreranno sfidando, con il loro sentimento, la dannazione e il destino.

Il primo approccio al libro ha un che di introspettivo in quanto la narrazione è affidata alla protagonista, la quale racconta in prima persona pensieri, paure, tormenti, lasciando entrare da subito il lettore nella propria sfera emotiva e dimensione interiore.

Ileana è tormentata da forti e indefinibili sensazioni di inquietudine; nelle sue vene, sulla sua pelle, nella mente e nel cuore, scorre una sensazione di terrore al pensiero che di lì a poco accadrà qualcosa di fuori dall'ordinario e questa sua angoscia è sempre con lei e non l'abbandona mai perché è consapevole di essere un vampiro-leader, di avere delle precise e importanti responsabilità, e nei confronti dei propri simili e nei confronti dell'umanità.

La narrazione procede a un ritmo molto sostenuto e vivace, e ben presto il flusso di pensieri trova spazio nell'azione: i molteplici momenti in cui accadono eventi e vicissitudini avventurose arricchiscono lo sviluppo della trama, rendendola movimentata e imprevedibile.

Sia la protagonista che il resto dei personaggi sono ben delineati e il lettore ha modo di conoscerli bene attraverso descrizioni (fisiche, caratteriali, comportamentali), parole e azioni; i dialoghi sono abbondanti e contribuiscono alla caratterizzazione dei personaggi e a sostenere il ritmo narrativo. 

L'autrice ha dato vita a una storia molto articolata che credo possa piacevolmente intrattenere in special modo gli amanti del genere e quanti sono appassionati a storie ruotanti attorno a creature fantastiche e a tutto quell'universo misterioso, cupo e arcano che comprende oscure profezie, creature leggendarie e visioni sovrannaturali.


venerdì 12 dicembre 2025

[ Recensione ] FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury

 

"Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi!"
In questo celebre classico della letteratura distopica, un uomo viene spinto ad interrogarsi su ciò che è giusto e sbagliato all'interno della società in cui vive: è davvero una persona libera? Non è piuttosto schiavo di un modo di vivere che lo vede passivo e privo di stimoli e interessi?
Esiste una strada che può condurre verso la libertà da un'esistenza che è in realtà una prigione?


FAHRENHEIT 451 
di Ray Bradbury



Mondadori
trad. G. Monicelli
180 pp
Guy Montag è sposato con Mildred e fa il pompiere, ma il mondo in cui vive non prevede che si spengano incendi bensì che li si appicchino per bruciare... libri! 
E così Montag, armato di lunghi lanciafiamme, irrompe nelle case dei ribelli che si ostinano a tenere ancora libri in casa (e addirittura a leggerli!) e li bruciano.
Può capitare che non brucino solo "la carta", se il sovversivo si intestardisce a non voler uscire fuori dalla propria abitazione in fiamme...

È questo che dice la legge ed è così che Montag fa, anche se sente di non essere per nulla felice della propria esistenza, compreso il proprio matrimonio.

Qualcosa dentro di lui avverte che la sua è una vita da alienato e che è simile ad una marionetta mossa da fili che sono altri a gestire, intontito da giornate sempre uguali, immerso in inutili e sterili chiacchiere provenienti dai giganteschi schermi televisivi e dalle voci meccaniche e noiose che ripetono sempre gli stessi slogan pubblicitari.

Per non parlare di sua moglie: una donna indifferente e passiva, che sembra prendere vita solo quando incontra le proprie sciocche amiche e insieme ciarlano di frivolezze senza senso.

Ma un giorno qualcosa accade e sarà l'inizio di una rivoluzione interiore per Montag, qualcosa che egli non potrà fermare in alcun modo, anzi non vorrà fermarla.
Un giorno incontra una vicina di casa, una ragazza di nome Clarisse McLellan, che da subito dimostra di essere diversa da chiunque altro: lei è vivace, piena di vita, intelligente, dotata di quello spirito critico tipico delle persone che riflettono, pensano... e leggono!
Clarisse appartiene a una famiglia che ama e ricerca l'istruzione, la conoscenza, la lettura di libri ormai censurati dal governo perché ritenuti "pericolosi" per la quiete e la pace della società.
Guy incontrerà ancora Clarisse, restando affascinato dalla sua parlantina e dal coraggio che ella ha di "sfidare" le direttive del governo, mettendo la propria sete di conoscenza e il valore dei libri anche davanti alla propria incolumità.

Purtroppo, non molti giorni dopo, la ragazza sparirà all'improvviso, così com'era apparsa.

Che n'è stato di lei? Forse qualche spia l'ha denunciata al governo perché si è scoperto che possedeva e leggeva libri?

Guy non sa che pensare e cosa fare, ma una cosa è certa: dentro di lui, anche in virtù di alcune operazioni compiute nel corso del proprio lavoro (che lo turbano non poco), cominciano a germogliare dei semini, dubbi e domande sul tipo di esistenza in cui è immerso e che lo sta rendendo un essere morto dentro, grigio, privo di interessi, di motivazioni. Montag sente accendersi una forte curiosità per i libri, che evidentemente devono essere davvero importanti se il governo si affatica per scovarli e bruciarli.

Perché? Cosa c'è scritto nei tanti volumi che ancora si trovano in alcune abitazioni di uomini e donne impavidi?

«come potrò io lasciare in pace me stesso? A noi occorre non essere lasciati in pace! Abbiamo bisogno d'essere veramente tormentati una volta ogni tanto! Da quanto tempo non c'è più nulla che ti tormenti? che ti tormenti sul serio, per qualcosa che conti realmente?»

Pian piano egli comincia a leggere qua e là, a conservare e nascondere libri in casa, spaventando Mildred, che capisce che quella nuova passione del marito non potrà che portare guai.

E se il capo dei vigili del fuoco, Beatty, scoprisse che hanno dei libri in casa? Che ne sarebbe di loro?

Ma Montag, ormai, non lo ferma più nessuno e all'inizio proverà a far ragionare Mildred, a parlare addirittura con l'arrogante Beatty..., finché capirà che non sono gli interlocutori ideali per incoraggiare la sua sete di sapere.

Di sapere come si è arrivati a quel punto, ad odiare ed eliminare la cultura, bollandola come una minaccia per la serenità dell'umanità, resa - a causa della censura, dell'ignoranza, del consumismo, della negazione di ogni libertà d'espressione... - cieca, sorda, muta, inattiva, senza vita né tanto meno spirito critico.

"Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici"

A fare da mentore a un sempre più curioso, anche se timoroso, Montag, sarà un uomo anziano, un ex docente universitario, anch'egli amante della cultura, della conoscenza, e che ha deciso di resistere al regime totalitario.
Grazie a lui, Montag si apre ad una nuova dimensione, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica e si impianta nel suo cuore la speranza che ci sia ancora una via d'uscita per l'umanità, per ricostruire una società in cui ogni persona sia libera di essere sé stessa, di affermare la propria identità e di non vedersi oppressa da un regime che vuol soffocare ogni critica, domanda, contestazione, ragionamento personale a favore di una piatta omologazione e di un modo di vivere pieno di cose inutili e banali.


Che futuro ha un mondo in cui non c'è cultura, istruzione, in cui i libri vengono visti come un pericolo?
Il fuoco che li brucia è qui simbolo di un'empia purificazione che pretende di spazzar via ogni controversia, tutto ciò che crea conflitto e frustrazione, che non contribuisce alla felicità e alla pace.
La salvezza risiede in uomini come Montag, che cominciano a far girare le rotelline del cervello, a farsi domande, a mettere in discussione, ad aprire la mente alla conoscenza e a lasciarsi illuminare da essa.


«Sapete» proseguì, «che i libri hanno un po' l'odore della noce moscata o di certe spezie d'origine esotica? Amavo annusarli, da ragazzo. Signore, quanti bei libri c'erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!»


Fahrenheit 451 è un romanzo molto bello, pubblicato per la prima volta nel 1953, e mi spiace di aver tardato tanto a leggerlo perché è davvero un classico contemporaneo da leggere assolutamente, e forse non una sola volta nella vita.
Denso di spunti di riflessione, di passaggi memorabili, attualissimo e profondo, oltre che incredibilmente scorrevole, questo libro va consigliato e letto ancora oggi perché ci ricorda come solo se la nostra mente è alimentata dalla conoscenza, dalla lettura, possiamo sviluppare la capacità di osservare il mondo, di valutare ciò che accade attorno a noi con intelligenza, di rifiutare tutto quello che addormenta e anestetizza le coscienze e che porta verso la censura e la repressione.

Bello; se non lo avete letto... LEGGETELO.



"I libri erano soltanto una specie di veicolo, di ricettacolo in cui riponevamo tutte le cose che temevamo di poter dimenticare. Non c'è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell'Universo per mettere insieme così un mantello onde rivestirci.
Sapete perché libri come questo siano tanto importanti? Perché hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso "sostanza"? Per me significa struttura, tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c'è della vita sotto il vetrino, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità della vita per centimetro quadrato avrete su di un foglio di carta, e più sarete "letterario". Questa è la mia definizione, ad ogni modo. Scoprire le particolarità. Particolarità nuove! I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole.  Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, 
facce senza pori, senza peli, inespressive."




martedì 9 dicembre 2025

Recensione 🪡 COME VENTO CUCITO ALLA TERRA di Ilaria Tuti



Durante la Prima Guerra Mondiale un gruppo di donne inglesi, laureate in Medicina, decide di mettere a servizio del Paese le proprie competenze in ambito medico, e di allestire - a tale scopo - degli ospedali in cui curare i soldati feriti provenienti dal fronte.
Tra loro c'è Cate, una ginecologa di origini italiane. Una madre amorevole e desiderosa di garantire il necessario alla propria figlioletta; una dottoressa capace, abile nel ricucire corpi straziati, pelli lacerate. Una donna libera e coraggiosa, proprio come le sue colleghe.


COME VENTO CUCITO ALLA TERRA 
di Ilaria Tuti 


Longanesi
383 pp
2022
È una sera d'agosto del 1914 e in un quartiere londinese una donna tiene in mano ago e filo per ricucire meglio che può il viso di una giovane prostituta, ferita barbaramente da un cliente violento munito di coltello.
La dottoressa è Caterina (Cate) Hill, per metà italiana ,che vive a Londra e che cerca di sbarcare il lunario facendo questi piccoli "interventi".

La sua vita sta per cambiare radicalmente e la svolta ha la determinazione e la tenacia di due donne che conoscono l'abilità di Cate con ago e filo e che hanno una proposta per lei: Flora e Louisa sono due medici che, sfidando le convenzioni e i pregiudizi del loro tempo, la diffidenza e il disprezzo, gli insulti e gli scherni di chi non crede in loro, hanno il coraggio e l’immaginazione necessari per spingere il sogno di emancipazione femminile e di uguaglianza oltre ogni confine, attraverso un progetto importante ed essenziale: aprire a Parigi il primo ospedale di guerra interamente gestito da donne.

Un progetto ambizioso, giudicato da tutti (uomini in primis) sfacciato, pretenzioso: cosa pensano di fare queste donne? Il loro posto è in casa, ad accudire i figli, i mariti, a dedicarsi ad attività adatte a loro e la medicina di certo non lo è. Che speranze ci sono per i poveri feriti di essere curati efficacemente da mani femminili che non si avvicinano neanche lontanamente, per esperienza e abilità, a quelle degli uomini?

Ma Flora e Louisa sono come due leonesse, agguerrite e caparbie, pronte a difendere a tutti i costi quest'impresa folle ma necessaria; accanto a loro, altre donne medico convinte della bontà e della giustezza di questa missione. 
Tra esse c'è appunto Cate, che ha accettato di affiancare le colleghe nonostante le iniziali ritrosie, dovute più che altro al pensiero della figlia Anna (che ha solo cinque anni), che sarebbe costretta a lasciare a Londra, presso una coppia di cari amici che le stanno dando una mano a tirare avanti. Cate, infatti, ha avuto Anna senza essere sposata e il padre della bambina non si è mai preoccupato di sostenerle.

La proposta delle due donne potrebbe rivelarsi un salto nel buio... oppure essere l'inizio di un primo passo verso un'autentica trasformazione, una rivoluzione che finalmente vedrebbe le donne medico accedere alla pratica in sala operatoria, abbattendo così sospetti e diffidenze da parte di chi vede le vede come essere inferiori e meno capaci rispetto all'uomo.

Cate parte con loro e non sarà dura solo durante i primi tempi... ma tanto più col passare delle settimane, dei mesi, quando il numero di feriti, anche molto gravi, continuerà a salire, chiedendo alle dottoresse sacrificio, abnegazione, il dispiegamento di numerose risorse materiali ed emotive.

Gli attacchi alla reputazione dell'ospedale non mancheranno: in tanti cercheranno di screditare il lavoro di queste donne impavide e competenti, ma il risultato del loro encomiabile operato è sotto gli occhi di tutti e, pian piano, gli stessi pazienti - inizialmente ostili, pieni di dubbi verso queste donne che, senza vergona né timore, mettono loro "le mani addosso" e si prendono cura delle loro ferite, amputano arti, fasciano, fermano emorragie, ricuciono lembi di pelle martoriata - cominceranno a rivedere le proprie opinioni su questi "dottori in gonnella".

La narrazione non segue soltanto le vicende di Cate ma anche quelle del capitano Alexander Seymour, impegnato, con i suoi uomini, a combattere sul Fronte Occidentale, al confine con la Francia, per contenere, assieme alle forze britanniche, l'avanzata tedesca verso Parigi.

Il lettore passa da un'ambientazione all'altra, tenendo d'occhio lo sviluppo delle vicende relative all'ospedale e all'operato delle Lady Doctors, e quelle più crude e cupe che si svolgono nelle trincee, sui campi di battaglie, tra bombe e spari, tra l'odore del sangue, del fumo, della carne maciullata, e le urla dei soldati.

Leggere e immaginare l'orrore della guerra è sempre un colpo allo stomaco: è inevitabile, credo, sentirsi davvero piccoli davanti alla tragedia della guerra, che ha mietuto e miete ancora oggi innumerevoli vittime, recidendo sogni e speranze e spezzando giovani vite.

Mi è piaciuto molto conoscere questo spaccato della storia del Novecento, leggere di Louisa Garrett Anderson e Flora Murray (figure storiche) che aprirono la prima unità chirurgica gestita esclusivamente da donne (dottoresse, infermiere...) per curare i soldati feriti al fronte e lo fecero nonostante i non pochi ostacoli incontrati. 

Un'altra cosa che ho appreso è che l'arte del ricamo fu di grande aiuto ai soldati ricoverati negli ospedali di guerra, e l'accostamento tra il cucito/ricamo e l'abilità di donne come Cate nel "ricucire" i feriti è davvero appropriato perché è proprio ciò che succede tra le mura dell'ospedale: reinventarsi, ricostruirsi, ricucirsi pezzo pezzo dopo aver attraversato lo smembramento, la perdita di sé, cucire per riparare, ricamare per rendere sopportabili le cicatrici.


"La sutura è come il ricamo, è un atto d'amore. (...) Unisce e risana".

"Non c'era poi molta differenza tra cucire un corpo e ricamare per salvare ciò che di umano era sopravvissuto dentro. L'intento era fissare la vita quando sembrava sottrarsi".


In quei padiglioni. dove mani di donna si prendono cura di corpi maschili martoriati, pieni di cicatrici, di squarci, mutilati, in cui ad essere offesi sono anche l'anima, la mente, avvengono piccoli grandi miracoli di rinascita, e non è scontato se si pensa che quanti sopravvivevano alla guerra si ritrovavano in condizioni fisiche difficili, di menomazione, il che spesso li rendeva dei "mezzi uomini" agli occhi dei famigliari e della società.


Il romanzo della Tuti è stata una bella lettura, mi ha coinvolta molto e mi ha fatto conoscere persone e fatti storici che non conoscevo; si legge con scorrevolezza, i personaggi principali sono adeguatamente tratteggiati e così pure il periodo storico.

Consigliato.  

Alcune citazioni

"...quel dolore l'ho ben presente (...) È quello di tutte le anime libere che si scontrano con chi vorrebbe rendere la loro vita una parodia. (...) È veramente tragico che così poche persone riescono a possedere la propria anima prima di morire. Ci vuole coraggio per fare delle esistenza un'esperienza piena, bisogna essere disposti a pagarne il prezzo".

"Se la forza e la caparbietà avevano una consistenza e un sapore, allora dovevano essere quelli dell'acqua e del sale, e se c'era una parola a cui si erano accompagnate, lungo tutta la sua vita, era speranza".

"Cate a volte si sentiva vento, sfuggente persino a se stessa, ai desideri più incarniti. (...) In passato era riuscita a demolire tutto ciò che aveva per dare alla luce una figlia. Ora, quel vento aveva ripreso a soffiare forte in lei, ma la vita, ancora una volta, le metteva davanti un ostacolo.".

"La gratitudine faceva miracoli, ma ciò che più di tutto poteva compierli era l'incontro quotidiano di due mondi, e pazienza se di tanto in tanto sfociava in uno scontro. A Endell Street donne e uomini condividevano sforzi e destini, e il più delle volte gli uni dovevano andare a braccetto per scongiurare il peggio".

"Ci vuole coraggio, ci vuole un cuore forte nel petto, per vivere in un mondo che ti rifiuta".





martedì 2 dicembre 2025

LETTURE DI NOVEMBRE 2025

   

Quasi non ci credo che il 2025 sia agli sgoccioli... ma è proprio così!

Eccomi al penultimo recap di questo anno che, tra ventotto giorni, saluteremo.

 

LETTURE DI NOVEMBRE

 

COME VENTO CUCITO ALLA TERRA di I. Tuti: narrativa storica - durante la Grande Guerra, un folto gruppo di donne coraggiose e avanguardiste decide di sfidare la limitata concezione del ruolo della donna del proprio tempo e rende un ammirevole servizio al proprio Paese in guerra (4/4). PER CHI CERCA UN ROMANZO AMBIENTATO DURANTE LA GUERRA E CON AL CENTRO DONNE LIBERE FORTI E INTRAPRENDENTI.
L'IMMENSA DISTRAZIONE di M. Fois: saga famigliare - il protagonista, appena morto, ripercorre con lucidità la storia della propria famiglia, tra successi, cadute, menzogne e inganni (4/5). SCORREVOLE. PER CHI AMA LA NARRATIVA ITALIANA E LE STORIE DI FAMIGLIA.
LA CASA SULLA SCOGLIERA di R. Sager: thriller - una giovane caregiver si ritrova a lavorare con un'anziana la cui vita è fitta di segreti e bugie (4/5). BELLA ATMOSFERA, TESA, RICCA DI SUSPENSE.  TROPPI COLPI DI SCENA.
KALA di C. Walshmix di romanzo di formazione e thriller - una 15enne scompare nel nulla, dopo 15 anni delle ossa vengono ritrovate nel bosco dove viveva. È lei? Verranno fuori segreti, abusi, corruzione in una cittadina apparentemente tranquilla (3,5/5). RITMO LENTO MA TRAMA MOLTO RICCA, ARTICOLATA, INTROSPETTIVA
LA LETTERA NASCOSTA di R. Saberton: narrativa storica - una giovane vedova in cerca di solitudine viene a conoscenza di una storia di amore e perdita, in cui rivede sé stessa, il proprio presente e soprattutto una prospettiva futura (4.5/5). APPASSIONANTE, DELICATO.


READING CHALLENGE


Gli obiettivi di novembre erano:


- un libro scelto per la copertina
- un libro in cui la cucina è protagonista
- un classico della letteratura francese
- Il fuoco che porti dentro di A. Franchini


Io ho scelto un obiettivo di settembre: LIBRO CHE AFFRONTI UNA LOTTA PERSONALE.


IL VELO STRAPPATO. Tormenti di una monaca napoletana di B. Schisa
: biografia romanzata di Enrichetta Caracciolo, costretta a monacarsi contro la propria volontà e che non ha mai rinunciato a cercare di strappare quel velo dal proprio capo (4.5/5). SE TI PIACCIONO LE STORIE DI INGIUSTIZIA, INCENTRATE SU PERSONAGGI REALMENTE ESISTITI.




Circa le serie tv, nel mese di novembre, ho iniziato la visione di DOWNTON ABBEY e di BREAKING BAD; sono inoltre arrivata alla fine della quinta stagione di THE CROWN.


Se avete qualcosa di interessante e imperdibile da suggerirmi, sono tutta occhi!








venerdì 21 novembre 2025

Recensione: L'IMMENSA DISTRAZIONE di Marcello Fois



Una saga famigliare che attraversa il Novecento e che ci viene narrata dalla voce asciutta di un uomo che «nonostante fosse appena morto, la mattina del 21 febbraio 2017 ebbe la netta sensazione di svegliarsi».
Il protagonista si lascia andare a un racconto della sua lunga esistenza soffermandosi sulla sorte di ciascuno dei suoi famigliari.



L'IMMENSA DISTRAZIONE
di Marcello Fois




Einaudi
288 pp

"Vivere è un’immensa distrazione dal morire. E perciò un sacco di tempo lo si spende a fare, pensare, agire, cose indifferenti. 
Così può accadere che non si ami abbastanza, né si odi abbastanza. Può capitare persino di investire un’immensità di energie a trovare soluzioni inutili per problemi inutili."


Ettore Manfredini è il protagonista e narratore onnisciente di questo romanzo familiare ambientato in una Emilia semplice, fatta di pianure, campi, allevamenti e industrie. 

Lo conosciamo che è già morto ma a quanto pare, se vivere per lui è stata una distrazione, ora che è deceduto può finalmente dichiararsi desto e lucido.

Ed è con grandissima lucidità e senza perdersi in inutili sentimentalismi che il Manfredini ripercorre i momenti decisivi della propria lunga vita, nonché quelli, con annessi gioie e dolori, nascite e lutti, dei componenti della propria stirpe. 

Ettore è stato un imprenditore, il proprietario di un grande mattatoio che è stato il cardine attorno cui hanno ruotato la sua esistenza e le sue energie; il mattatoio Manfredini rappresenta il successo e il riscatto di Ettore che ha trascorso un'infanzia di miseria e privazioni, è la prova visibile e concreta dei suoi sacrifici ma anche della sua scaltrezza, della sua infida astuzia con la quale ha sottratto pian piano l'attività a quelli che erano i suoi legittimi proprietari: i Teglio. 

Da bambino intelligente e predisposto per lo studio, ma privo dei mezzi economici per proseguire con il percorso scolastico, Ettore diventa un ragazzo che lavora sodo nel mattatoio kosher di una famiglia ebrea, i Teglio; a motivo dell'introduzione delle leggi razziali, i Teglio sono costretti a fuggire per cercare di evitare l'oscuro e triste destino cui andavano incontro gli ebrei in quegli anni terribili.

Attraverso inganni e menzogne, Ettore riesce a divenire unico proprietario dell'attività dei Teglio (che avrebbero dovuto riprendersela quando "le cose si fossero sistemate") e a imporsi come uno dei più grandi imprenditori dell’Emilia in bilico tra grande industria e tradizioni contadine. 

Adesso che è morto, è anche in grado di guardare i giorni vissuti con quel distacco necessario per raccontarli, e dalla sua voce impariamo a conoscere non soltanto lui ma anche il resto della famiglia, dai genitori Vittorio e Elda alla moglie Marida Teglio (la figlia di quel Teglio cui apparteneva il mattatoio...), per continuare con i loro figli Carlo (e sua moglie Lucia), Enrica, Edvige ed Ester, fino ad arrivare ai nipoti.

Di ciascuno di essi ci vengono raccontati i momenti salienti, ci avviciniamo alle loro personalità, alle aspirazioni, agli errori, alle mancanze, al rapporto che ognuno ha avuto con i genitori e con gli altri famigliari.

"... il destino dei Manfredini era legato all’abitare estremi. La straordinaria indolenza di Carlo, la vigilanza perenne di Enrica, la febbrile noncuranza di Edvige e, infine, la cieca determinazione di Ester."

Leggiamo di come Carlo, il primogenito, sia stato il più vivo rammarico di Ettore perché tra i due non si è mai stabilita alcuna sintonia, nessun vero e genuino affetto: un legame padre-figlio fatto solo di obblighi reciproci, di silenzi più che di parole, di un'immensa incomprensione che li ha accompagnati e allontanati negli anni.
Carlo l'apatico, l'intellettuale alla ricerca di una storia da scrivere, il figlio maschio che avrebbe dovuto prendere le redini del mattatoio Manfredini, ma in lui la voglia di lavorare (e di fare quel lavoro in particolare) era praticamente assente.
Carlo che si infila in un matrimonio quando è ancora molto giovane.
Carlo che diventa padre e finisce per ricalcare, rispetto al figlio Elio, le orme di quel padre presente col corpo ma assente dal punto di vista affettivo.

E non mancano le parti dedicate alla pragmatica ed efficiente Enrica (lei sì che ha sempre avuto occhio e fiuto per gli affari, e a lei, in pratica, si dovrà, negli anni, il perdurare dell'attività di famiglia), alla spirituale Edvige (che prende il velo) e alla testarda, ribelle, intelligentissima Ester, che rimane invischiata nella lotta armata.

L'autore, tramite Ettore, non dimentica altri personaggi, tra cui l'infelice moglie dell'egoista Carlo e il loro figlio Elio, il prediletto di nonno Ettore.

Insomma, il romanzo di questa famiglia particolare scorre di pagina in pagina con molta scorrevolezza, la lettura procede davvero senza intoppi, leggera e profonda insieme, tenendo avvinto a sé il lettore e svelando, di questi Manfredini, i piccoli segreti, le bugie tutt'altro che innocenti, l'inesausto gioco di sentimenti, alleanze, silenzi e potere, l'inganno principale da cui la fortuna e l'impero di questa stirpe sono derivate...

E i Manfredini ci appaiono per ciò che sono: spietati, umanissimi; le stagioni della vita si susseguono mentre essi si sforzano di custodire privilegi e mantenere la loro integrità con la modalità preferita, in cui sono maestri: "finta di niente", allontanare il fantasma del rimorso, del pentimento, delle troppe domande che mettono in discussione tutto.


"Di una cosa Ettore si rammaricava veramente: di non essere riuscito a ragionare prima sulla propria morte. Perché, pensava in quell’istante infinito che aveva a disposizione, riflettere su se stessi è come riflettere sull’umanità. Pensò che era sbagliato non ritenersi all’altezza del compito di rappresentare, attraverso la propria esperienza, ogni possibile esperienza. Lo diceva anche Tolstoj, avere tempo di morire significava dare un senso alla propria vita. Lui questo tempo non l’aveva avuto. Lui non era riuscito a pentirsi di nulla"


Il lettore si inoltra nel corridoio dei ricordi di Ettore Manfredini e si sente presto parte di questa famiglia, delle sue vorticose vicende, costellate da più ombre che luci, segue le singole storie che si inseriscono nella grande cornice della Storia italiana e legge di come determinati avvenimenti del nostro passato abbiano influenzato i Manfredini: penso ad es. ai riferimenti alle Brigate Rosse e ad alcune azioni da esse rivendicate, o all'Olocausto e alle deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento.


L'immensa distrazione è un romanzo che sa come prendere il lettore per diverse ragioni: lo stile elegante, la narrazione fluida che scivola lieve pur essendo densa dal punto di vista dei contenuti; le storie di famiglia sono interessanti e vivaci, i personaggi spiccano ciascuno per la propria personalità e l'affresco di questa stirpe di gente semplice che s'è arricchita con la carne e con la menzogna, piace perché i suoi problemi, i conflitti relazionali, le frustrazioni, i tradimenti, l'amore provato e la grande difficoltà di esprimerlo e manifestarlo apertamente, coinvolgono il lettore, che si ritrova spettatore di vicende umane che riguardano uomini e donne ricchi non solo di denaro e immobili, ma anche di contraddizioni, cadute e fragilità

Consigliato in particolare a chi ama la narrativa italiana e le saghe famigliari che si sviluppano lungo decenni e attraversano più generazioni.



Alcune citazioni


"Leggere aveva significato dare una forma al panetto di creta che era stata la sua vita."

"Le vicende umane acquistano un senso non tanto nella capacità di fare le giuste scelte, quanto in quella di reagire adeguatamente alle scelte sbagliate."

" Guai ai propri ricordi, pensava. Guai, guai a sottovalutare i momenti ininfluenti: i discorsi a tavola, gli sguardi fugaci, gli appuntamenti mancati, i sorrisi risparmiati, gli abbracci negati, perché è chiaro che hanno conseguenze, anche distanti nel tempo.".


«Ho sempre pensato che una biblioteca rappresenti l’esatto opposto di un cimitero. La biblioteca è il luogo dei viventi, dei pensanti, dove l’umanità perde il diritto di trasecolare, o sorprendersi o fingere di non sapere. Dove il debole diventa invincibile. Dove l’aggressivo è messo di fronte alla sua pochezza. Dove il diseredato e il disterrato trovano patrimonio e podere».





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