Pungente, sarcastico, attraversato da un umorismo nero e arguto, questo breve romanzo sancisce la mia ultima lettura del 2025 e mi ha permesso di chiudere l'anno in modo assolutamente positivo: in un'Italia diversa ma neppure troppo lontana da noi, regna l'ignoranza, si brama la semplificazione eccessiva del linguaggio e si dà la caccia agli intellettuali e ai sapientoni.
IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC di Giacomo Papi
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| Feltrinelli 144 pp |
Il romanzo si apre con la notizia di un assassinio:
"Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show. In effetti da parte del professor Giovanni Prospero era stata un’imprudenza aggravata dal fatto che si era presentato in studio indossando un golfino di cachemire color aragosta."
Quest'omicidio è tanto più cruento se si pensa alle motivazioni che hanno spinto il branco di barbari omicidi a uccidere a suon di botte l'esimio professore, la cui colpa era di essere erudito, di citare stimati pensatori e di vestire - a detta dell'ormai comune sentire - come un radical chic.
Come un damerino presuntuoso e saccente che crede di meritare rispetto o di essere superiore al prossimo per il gran numero e per lo sfoggio arrogante di paroloni e concetti complessi, il cui scopo è, a ben guardare, solo ingannare i semplici.
Eh, ma ormai il tempo dei radical chic è finito: adesso è l'era della semplificazione della Lingua Italiana e per gli intellettuali iniziano i guai.
I professoroni vengono ancora invitati nei talk show ad esporre le proprie opinioni (siamo o no una democrazia?) ma i buuuu e gli insulti (da parte dei conduttori, del pubblico in studio, della gente a casa, per strada e in ogni dove) fioccano alla prima parola difficile, così da rendere chiara la situazione: i colti non sono più ben accetti.
Quando dunque il buon professor Prospero viene trovato cadavere davanti a casa propria, in molti fanno spallucce e pensano che se la sia cercata ed in pochi se ne dispiacciono.
Tra questi c'è la sua unica figlia, Olivia, che vive a Londra, dove lavora come pasticciera, e che è costretta a rimettere piedi a Milano in seguito all'omicidio del povero padre.
Olivia non riconosce più il proprio Paese, che sembra impazzito e inferocito; la caccia alle streghe ha solo allargato il bacino delle proprie vittime:, dai clandestini ai rom, dai raccomandati agli omosessuali. Adesso tocca agli intellettuali.
"Questi qui hanno bisogno di un nemico al giorno, se no non esistono."
Come si è potuti arrivare a tanto? Che male aveva commesso suo padre per finire ucciso di botte sul pianerottolo di casa?
Da quando citare Spinoza in tv è diventato un reato, dileggiato e rimproverato addirittura dal Primo ministro degli Interni (la semplificazione ha colpito anche le cariche istituzionali), che sta cercando di dare il proprio autorevole contributo affinché si ponga fine al dilagare di troppa cultura?
Ed è così che il governo decide di istituire il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic per censire coloro che “si ostinano a credersi più intelligenti degli altri”.
La scusa è proteggerli (così da ridurre o evitare che accadono episodi violenti come quello occorso a Prospero) ma molti non ci cascano e, per non essere schedati, si affrettano a svuotare le librerie e far sparire dagli armadi i prediletti maglioni di cachemire…
Intanto Olivia Prospero prova a indagare e a cercare le cause che hanno portato all’assassinio del padre e attraverso di lei noi lettori veniamo portati a spasso tra questi nostri connazionali che stanno rischiando seriamente di ritrovarsi a vivere in una società dominata dalla grettezza mentale, dalla povertà linguistica, dall'ignoranza e dalla manipolazione da parte di chi è in una posizione di potere.
Intanto Olivia Prospero prova a indagare e a cercare le cause che hanno portato all’assassinio del padre e attraverso di lei noi lettori veniamo portati a spasso tra questi nostri connazionali che stanno rischiando seriamente di ritrovarsi a vivere in una società dominata dalla grettezza mentale, dalla povertà linguistica, dall'ignoranza e dalla manipolazione da parte di chi è in una posizione di potere.
Accanto al famigerato Registro in cui segnare i nomi dei pericolosissimi radical chic, nasce ben presto un nuovo dizionario della lingua italiana, ovviamente composto da un numero ridotto di parole e nel quale sono state eliminati i termini e le espressioni linguistiche ritenuti troppo difficili, astrusi e quindi di difficile comprensione per la gente semplice e che non ha titoli di studio importanti.
Insomma, parrebbe un modo per andare incontro a chi non ha avuto l'opportunità di studiare e che quindi possiede un vocabolario meno dotto.
Una buona azione, in pratica, no? Un modo per non far sentire la massa inferiore rispetto alla cerchia ristretta dei pensatori eruditi.
Ma è davvero un intervento pensato per fini nobili?
La verità è che "la bellezza del mondo è complicata e che per esprimerla occorrono conoscenze e parole complesse."
Ma il timore di vendette, ritorsioni, punizioni di vario genere oramai serpeggia tra la gente e frena anche quelli che sembravano più coraggiosi e convinti della bontà delle proprie posizioni a favore della cultura, dell'erudizione del linguaggio.
"Il cambiamento più impressionante, però, riguardava il silenzio. All’aperto nessuno parlava più e quando accadeva la lingua sembrava regredita a uno stadio gutturale. L’intelligenza esisteva ancora, ma si nascondeva per paura dell’ignoranza."
Si vorrebbe far credere che troppa conoscenza (e la sua stessa esternazione attraverso il linguaggio, ad esempio) allontani dalla realtà, che abbia un effetto alienante, quando invece
“La cultura non è una cosa fumosa (...). La cultura sono le strade su cui camminiamo, le case dove abitiamo, le parole che ci girano in bocca e che qualche altro umano, decine di migliaia di anni fa, chissà perché, ha inventato. (...) “La cultura è una scommessa sul fatto che alla fine ci si possa capire. Per questo può dare fastidio."
Olivia è perplessa: la società italiana a lei contemporanea sta finendo (o v'è già finita?) preda di una retorica dell'ignoranza che vuol rendere giustificata la repressione della cultura e dell'intelligenza, creando un clima di paura e di sospetto verso gli intellettuali e gli artisti, additati sfacciatamente non più come risorse per la società e per la sua elevazione, ma come minacce.
Come fare per convincere il popolo, le masse, che i cattivi sono i radical chic, i letterati con la loro mania di parlare in modo complicato per non farsi capire?
Semplice: attraverso la violenza (solo apparentemente e blandamente condannata dalle istituzioni) e la manipolazione.
È un libro breve di cui vi consiglio la lettura in quanto esilarante, originale, contrassegnato da un linguaggio semplice e immediato pur contenendo molto rimandi culturali, da uno stile ricco di un'ironia acuta e intelligente, spietato e grottesco, surreale e divertente, capace di suscitare sorrisi ma, allo stesso tempo, di far riflettere il lettore su quanto sia importante difendere la cultura, il sapere, la complessità opposta alla semplicioneria e all'ignoranza, e a riconoscere e combattere ogni forma di manipolazione da parte di chi detiene il potere.
Divertenti anche le note presenti in ogni capitolo e che assecondano con una vena comica i contenuti della storia narrata.
Consigliato!!
"... c’entrava anche questo con l’odio verso gli intellettuali: la cultura non può essere consumata, mentre oggi quello che ha valore deve essere divorato fino alla distruzione, fino a farlo sparire".
"Si può andare via dal proprio Paese, si può scappare dalle proprie radici, ma non si può sfuggire ai tempi in cui si nasce e si vive".
“Ci ho pensato molto, sai. Non è vero che gli intellettuali non servono a niente.”
“Ah no? E a che cosa servirebbero?”
“A sentirsi meno soli.” “È perché vuoi stare sola.”
"Si può andare via dal proprio Paese, si può scappare dalle proprie radici, ma non si può sfuggire ai tempi in cui si nasce e si vive".
“Ci ho pensato molto, sai. Non è vero che gli intellettuali non servono a niente.”
“Ah no? E a che cosa servirebbero?”
“A sentirsi meno soli.”
(...)
“Le cose dentro i libri dimostrano che le cose dentro le persone si assomigliano.”
“Davvero? È tanto che non leggo un libro.”
“Davvero? È tanto che non leggo un libro.”
"...le persone leggono i libri e ascoltano chi li legge (....) per sapere che dalla vita qualcuno ci è già passato, per sapere che gli altri non sono estranei, marziani, anche se spesso lo sembrano."



